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(Gesù a suor Maria della Trinità. Colloquio interiore n.352)

 

Vivo nelle anime come ho vissuto sulla terra.

Se vuoi sapere che cosa favorisce la mia vita in te, guarda come ho vissuto, sulla scorta dei racconti evangelici.

Silenzio e semplicità. Povertà penitente, mortificazione.

Unione con Dio; gioia; pienezza.

Passo nelle anime facendo sempre il bene; uso gli stessi mezzi, gli stessi modi di fare e giammai mi sono disdetto.

“Lasciate crescere la zizzania col buon grano…”

“Superate il male col bene”

“Amate i vostri nemici e quelli che vi vogliono male”

“Non spegnete il lucignolo che fumiga ancora..”

Che la vostra luce risplenda dinanzi agli uomini”

E le mie Beatitudini come le ho vissute, le rivivo in ciascuna anima, e così pure il mio comandamento…

Parlavo in parabole e pregavo il Padre mio.

Nelle anime parlo ancora…”

(Gesù a suor Maria della Trinità. Colloquio interiore n.352)

 

 

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Gesù diceva che dobbiamo essere sempre vigili su noi stessi e confidare in Lui.

In effetti ciò è molto vero. Quando pensiamo di essere tranquilli e serenamente interiori, allora il maligno comincia a seminare la sua zizzania in noi.

Distoglie dalla preghiera, vuole insinuare nella nostra mente che la vita spirituale è noiosa ed arida e che ci sono piaceri terreni che ci attendono e che non hanno parvenza di peccato. Inizialmente sembrano innocui, ma se distogliamo lo sguardo da Colui che ha creato tutto ciò che esiste, possono condurci sul confine della trasgressione, la quale rischia di allontanarci da Dio.

Se non si è vigili Satana ci attira nella sua trappola mortale senza nemmeno accorgerci subito. Potrebbero essere amicizie pericolose, film e programmi televisivi o in streaming, contatti particolari, forme di pigrizia, occasioni diverse.

La preghiera costante, invece, riconduce tutto all’essenziale e lascia il posto interiore allo Spirito Santo, il quale, trovando un ambiente puro, può continuare la sua attività principale: quella di farci evolvere spiritualmente.

 

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Fb 19 luglio

 

di Ermes Ronchi

La prospettiva di Dio

Questa parabola mi ha cambiato il volto di Dio, mi ha folgorato e lo amo infinitamente.

C’è un campo nel cuore dove sono avvinghiati il bene e il male: nessuno è solo zizzania, nessuno puro grano. Eppure dove i servi vedono solo erbacce, il Signore vede grano buono.

Vuoi che andiamo a togliere la zizzania? La risposta del signore del campo è perentoria: No! Rischiate di strappare via il grano.

Noi abbiamo sempre una violenta fretta di moralizzare e mettere a posto. L’uomo infantile in noi grida: strappa via da te, e soprattutto intorno a te, ciò che è puerile, fragile, difettoso. Ma il Signore dice: abbi pazienza, non avere fretta, perché tu non sei le tue debolezze, ma le tue maturazioni; non coincidi con i tuoi peccati, ma con le tue speciali potenzialità di bene.

Quanti difetti sono riuscito a sradicare in tutti questi anni? Neppure uno. Quindi la via è un’altra: agire come agisce Dio. Per vincere il buio della notte egli accende ogni giorno il suo mattino, e mi invita a saper distinguere, nel mio campo di buon grano assediato da erbacce, a vedere con coscienza chiara e sincera, ciò che di vitale e bello lui ha seminato in me.

Ciascuno di noi deve adottare su di sé questo sguardo positivo, solare, vitale. Perché il nostro spirito è capace di cose grandi solo se ha grandi passioni, grandi desideri. Addirittura la spiga futura, il bene possibile domani è più importante del peccato di ieri! Il male di una vita non revoca il bene compiuto, al contrario è il bene che revoca il male.

Preoccupiamoci quindi di avere un amore grande, un ideale forte, una dedizione profonda per ogni bontà, misericordia, accoglienza, libertà che Dio ci ha dato. Facciamo che esse erompano in tutta la loro bellezza e potenza, e vedremo le tenebre ritirarsi e la zizzania perdere terreno.

Dobbiamo davvero amare molto la nostra parte luminosa: viene da Dio!

Il nostro lavoro religioso è solo questo: far maturare il grano di cui nessuno è privo, perché la mano di Dio è viva. E liberiamoci da falsi esami di coscienza negativi! Vera introspezione è leggere la vita con sguardo divino che cerca non l’assenza di difetti, illusione inutile e spesso mortifera, ma la fecondità come ragione di vita.

Anche il giudizio finale avrà come argomento non il lato oscuro dell’esistenza, ma la parte migliore di noi, con il suo peso specifico di bene, che è superiore, che vale di più.

Ama i tuoi semi di vita, coltiva con infinita pazienza ogni tuo germoglio buono. Sii indulgente con tutte le creature, e anche con te stesso. Non nutrire il tuo peccato di ieri, lascialo andare, perché se non vedi luce dentro te, non la vedrai in nessuno.

Non siamo creati a immagine del Nemico e della sua notte, ma a immagine del Creatore e del suo giorno.

E’ questa la serena prospettiva di Dio. Che possa germogliare anche come nostra.

 

AVVENIRE XVI Matteo 13,24-30

Il bene e il male, buon seme ed erbe cattive si sono radicati nella mia zolla di terra: il mite padrone della vita e il nemico dell’uomo si disputano, in una contesa infinita, il mio cuore. E allora il Signore Gesù inventa una delle sue parabole più belle per guidarmi nel cammino interiore, con lo stile di Dio.

La mia prima reazione di fronte alle male erbe è sempre: vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania? L’istinto mi suggerisce di agire così: strappa via, sradica subito ciò che in te è puerile, sbagliato, immaturo. Strappa e starai bene e produrrai frutto.

Ma in me c’è anche uno sguardo consapevole e adulto, più sereno, seminato dal Dio dalla pazienza contadina: non strappare le erbacce, rischi di sradicare anche il buon grano. La tua maturità non dipende da grandi reazioni immediate, ma da grandi pensieri positivi, da grandi valori buoni.

Che cosa cerca in me il Signore? La presenza di quella profezia di pane che sono le spighe, e non l’assenza, irraggiungibile, di difetti o di problemi.

Ancora una volta il mite Signore delle coltivazioni abbraccia l’imperfezione del suo campo. Nel suo sguardo traspare la prospettiva serena di un Dio seminatore, che guarda non alla fragilità presente ma al buon grano futuro, anche solo possibile. Lo sguardo liberante di un Dio che ci fa coincidere non con i peccati, ma con bontà e grazia, pur se in frammenti, con generosità e bellezza, almeno in germogli. Io non sono i miei difetti, ma le mie maturazioni; non sono creato ad immagine del Nemico e della sua notte, ma a somiglianza del Padre e del suo pane buono.

Tutto il vangelo propone, come nostra atmosfera vitale, il respiro della fecondità, della fruttificazione generosa e paziente, di grappoli che maturano lentamente nel sole, di spighe che dolcemente si gonfiano di vita, e non un illusorio sistema di vita perfetta. Non siamo al mondo per essere immacolati, ma incamminati; non per essere perfetti, ma fecondi. Il bene è più importante del male, la luce conta più del buio, una spiga di buon grano vale più di tutta la zizzania del campo.

Questa la positività del vangelo. Che ci invita a liberarci dai falsi esami di coscienza negativi, dal quantificare ombre e fragilità. La nostra coscienza chiara, illuminata, sincera deve scoprire prima di tutto ciò che di vitale, bello, buono, promettente, la mano viva di Dio continua a seminare in noi, e poi curarlo e custodirlo come nostro Eden. Veneriamo le forze di bontà, di generosità, di tenerezza di accoglienza che Dio ci consegna. Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro potenza e bellezza, e vedremo la zizzania scomparire, perché non troverà più terreno.

 

 

Nessun uomo è senza peccato, eccetto Gesù – uomo e Maria Santissima.

Anche il giusto pecca sette volte al giorno, dice la Sacra Scrittura. Finché l’uomo terreno non muore non è possibile estirpare tutta la zizzania, però non dobbiamo pensare che essa sia solo inutile e completamente dannosa.

“Non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura” (Mt.13,24 – 30)

In effetti chi prende consapevolezza della propria miseria spirituale senza cadere nella disperazione si fortifica nell’umiltà.

Nel faticoso cammino spirituale il male che c’è in noi ha anche la funzione paradossale di farci progredire verso il bene se lo desideriamo.

I vizi sono spesso molto difficili da eliminare, anzi se si dovessero annullare completamente c’è il rischio di cadere nello scoraggiamento perché non siamo ancora in grado di digerire bene il pane spirituale.

 

(Una voce dal deserto)

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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XVI DOMENICA

La zizzania  (Matteo 13,24-30)

 

di p. Ermes Ronchi

 

Questa per me è una parabola speciale, perché mi ha cambiato la vita e il volto di Dio. Era il 1965, a un corso di esercizi, guidato da p. Giovanni Vannucci.

Non avevo mai sentito parlare di Dio così. E da allora ho cercato di vedere tutte le cose come con gli occhi di Dio.

Vannucci diceva che la parabola, portata sul piano della persona, racconta che il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce. Che nella nostra zolla di terra crescono insieme grano e zizzania, ombre e luci, virtù e difetti e le loro radici sono spesso intrecciate.

Vuoi che andiamo a togliere la zizzania?” domandano i servi.

La risposta è perentoria: “No, perché rischiate di strappare il buon grano!”

Noi tutti abbiamo regolarmente una fretta violenta di fare giustizia, di mettere a posto le cose. In noi, ma soprattutto negli altri. Dio no! Attende il frutto buono.

La morale del Vangelo è quella delle mani piene di vita, la morale del frutto, della fecondità, di granai pieni, di spighe gonfie di vita.

L’uomo violento che è in me dice: strappa subito tutto ciò che è immaturo, sbagliato, cattivo, puerile. Il Signore dice: ‘Abbi pazienza, non agire con violenza, perché il tuo spirito è capace di grandi cose solo se ha grandi motivazioni positive, non se ha reazioni violente.

Non siamo sulla terra per essere perfetti, ma per essere incamminati! E non so di quanta esposizione al sole di Dio avrò bisogno per maturare

Come dobbiamo agire, allora, per adottare verso noi stessi lo stile di Dio? Mettiamoci sulla strada dove Dio agisce:

per vincere la notte, accende il suo mattino,

per far fiorire la steppa sterile, getta infiniti granelli di senape,

per far lievitare la massa immobile, mette un pizzico di lievito.

Questa è la attività solare, positiva, vitale che dobbiamo avere verso noi stessi.

Dobbiamo liberarci dai falsi esami di coscienza negativi, centrati sul male, a sfogliare la margherita: questo è peccato, questo è veniale, questo è più grave. La nostra coscienza chiara, illuminata e sincera deve scoprire prima di tutto ciò che di vitale, bello, buono, promettente, Dio ha seminato in noi. E farne memoria gioiosa e ringraziare e far sì che porti frutto.

La parabola racconta due modi di guardare.

I servi vedono soprattutto le erbacce; Il Padrone fissa il suo sguardo innanzitutto sul buon grano. Dobbiamo conquistare lo sguardo di Dio, verso noi stessi e verso gli altri.

Io guardo e cerco. Cerco, come fa Dio, spighe di buon grano. Le cerco in me e in ogni creatura. E nessuno ne è privo. Io non sono le mie debolezze ma le mie maturazioni.

Non sono creato a immagine del Nemico e della sua notte, ma a immagine del Creatore e del suo giorno. Nessuna persona coincide con la sua zizzania.

Allora il nostro lavoro religioso è portare a maturazione il buon seme, che Dio immette in noi con l’ostinazione fiduciosa del buon seminatore; il nostro lavoro religioso è aiutare gli altri a maturare spighe.

Portiamo avanti le forze positive e tutto il nostro essere maturerà nel sole, la zizzania scomparirà da sé, soffocata perché non troverà terreno.

Chi è il santo secondo il Vangelo? Il santo non è colui che non ha zizzania nel cuore, che non ha difetti, il perfetto, ma è colui che ricopre il male di bene, colui che mette in minoranza il male nel suo cuore. E’ colui che pecca sette volte al giorno, ma fa il bene settanta volte sette. E il male, che pure morde sulla carne viva di ciascuno, noi tutti possiamo ricoprirlo di bene, soffocarlo di bontà, di generosità, di coraggio, di canto, di luce.

Allora non preoccupiamoci prima di tutto delle erbacce, cioè delle fragilità, delle debolezze; ma preoccupiamoci delle erbe buone, dei talenti, di avere una venerazione profonda per le forze di bontà, di bellezza, di accoglienza, di tenerezza che Dio ci consegna.

Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza, e vedremo le tenebre scomparire.

Dobbiamo amare il positivo che c’è nel mondo e in noi, amarlo con libero e forte cuore, e allora fiorirà la vita in tutte le sue forme.

E fare così perché così fa Dio.

Il centro delle nostre preoccupazioni spirituali e umane, perché reale e spirituale coincidono, sia allora non la mancanza, l’oscuro, l’erbaccia – di cui nessuno è completamente libero – ma sia il positivo, il luminoso, il buon grano.

Quando apri il vangelo che sapore senti? Un sapore di peccati, un’atmosfera di colpe, o non piuttosto di granai ricolmi e di pane che sazia?

Il Signore sogna in me una stagione di maturazioni; ha fiducia, perfino, nella canna incrinata, nello stoppino fumigante, nel campo del mio cuore dove attorcigliano le loro radici il bene e il male, qualche virtù e molti vizi. Dio avvia la primavera del cosmo, a noi spetta diventare l’estate profumata di messi.

E anche l’ultimo giudizio – perché la parabola non è una favola dove alla fine tutti vissero insieme felici e contenti per sempre, ma c’è una separazione, un giudizio – ebbene anche l’ultimo giudizio non sarà l’indagine sul male ma proprio sul bene compiuto,

sul buon grano giunto a maturazione dentro di te e attorno a te: “Avevo fame, freddo, sete, ero l’ultimo e tu mi hai consolato, hai asciugato una lacrima, mi hai dato un sorso di vita”.

Lo sguardo di Dio cercherà, anche nell’ultimo giorno, non il nostro punto debole ma i nostri punti forti. Il male non revoca il bene che tu fai, anzi, è il bene che revoca il male compiuto.

E questa deve essere anche la nostra gioiosa, positiva, solare attenzione quotidiana.

Davanti a Dio una spiga di buon grano conta più di tutta la zizzania del campo, il bene è più importante del male, la luce conta più del buio.

Conquistiamo lo sguardo di Dio, mettiamoci dalla sua parte: non ci è chiesto di giudicare la notte ma di accendere il mattino, o almeno, di essere testimoni della luce, testimoni che la luce sta sorgendo.

Questo è il messaggio: venera la vita che Dio ha posto in te, proteggila, e la zizzania avrà sempre meno terreno. Preoccupati del buon seme, ama i tuoi germi di vita, custodisci ogni germoglio, sii indulgente con tutte le creature. E sii indulgente anche con te stesso. Abbi fiducia nel bene e tutto il tuo essere fiorirà nella luce.

 

 

 

Preghiera

 

Ogni uomo è una zolla di terra

Capace di dare la vita ai tuoi germi divini, o Signore.

Ogni uomo è anche un pugno di terra

Pronto a ricevere il seme del Nemico e della notte.

E siamo così: campo dove crescono insieme buon grano e zizzania,

stesso spazio di bene e di male.

Non sono un santo, Signore,

ma tu vegli con infinita pazienza sui miei germogli

Tu indovini nei miei giorni sterili

un domani di bontà; tu vedi me oltre me ;

tu hai avviato la primavera e ora attendi la mia estate.

Tu sai che io non sono il mio peccato,

io non sono i miei giorni vuoti e sterili.

Io non sono le mie paure, ma le mie maturazioni.

Tu vedi, nel mio desiderio di vivere il Vangelo,

un seme incamminato, un albero nascente.

Dio della dolce speranza che il bene è più forte,

che il buon grano conta di più,

che l’uomo è più grande del suo peccato,

che la terra fiorirà di compiuta bellezza.

Dio della grande fiducia, Dio dell’infinita pazienza,

Mio Dio, impaziente solo di abbracciare questo pugno di terra

che io sono, perché possa dare vita ai tuoi germi divini!

Amen.

 

p. Ermes Ronchi

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron