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Ogni uomo, si sa, è molto suggestionabile per diversi motivi.

Per questo ognuno di noi dovrebbe essere molto vigile su se stesso e cercare di diventare auto-consapevole quando si trova in uno stato alterato di suggestionabilità.

Osserviamo in modo staccato ed attento come si comporta la folla nella massa dinamica. Basta andare ad uno stadio o ad un corteo o comizio qualsiasi.

Attualmente questa suggestionabilità è potenziata dai media principali, i quali si servono anche di studiosi di psicologia della massa per condizionare milioni di coscienze in modo da far fare a loro cose che in una certa condizione di solitudine con se stessi non avrebbero mai fatto.

L’auto-consapevolezza sobria si ottiene nel ricercare la solitudine, nel non essere assidui frequentatori dei media principali, nel cercare altre fonti di informazioni più obiettive, nel comprendere a fondo come funziona la nostra mente, nel conservare lo spirito critico più lucidamente possibile.

Molti condizionamenti mediatici generano tra la massa divisioni, illusioni,distorsioni del giudizio, ignoranza, presunzione, arroganza.

In questo modo la massa manipolata presta il suo fianco debole a coloro che detengono un certo tipo di potere per condizionarla e sfruttarla il più possibile.

Impariamo, quindi, a raggiungere la vera auto-consapevolezza se vogliamo diventare più liberi.

 

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LA SOLITUDINE DEL SAGGIO

Ci sono persone ossessionate dalla solitudine. E non si accorgono che la solitudine in qualche modo se la costruiscono loro : in pratica hanno paura della libertà e il desiderio morboso della compagnia degli altri non è altro che un tentativo di offuscare questa paura.

Bisogna avere il coraggio di andare a fondo di noi stessi considerando l’intero processo del nostro pensiero. E’ importante chiederci sempre con lealtà : perché mi interessa quello o quest’altro?

Certo, non si può vivere isolati : tutti abbiamo bisogno degli altri, anche per questione di sopravvivenza. Ma quando la ricerca degli altri costituisce un profondo disagio e una vera e propria ossessione dobbiamo cercare di capire realisticamente il perché.

Probabilmente viviamo ancora alla superficie del nostro io se abbiamo bisogno di continui riscontri. 
Gli altri ci aiutano a capire molte dinamiche della vita, ma non potranno mai prendere delle decisioni al nostro posto. Non possono rimpiazzare il nostro io se non a scapito della libertà interiore.

L’ideale per ognuno di noi è vivere nel distacco più completo. Ogni giorno è diverso, se lo sappiamo vedere con occhi puri . Le persone sono volute da Dio stesso, ma ognuno ha il diritto di scegliersi la vita più libera. La nostra presenza non deve invadere le altre presenze. 


Perché dobbiamo essere invadente con i nostri desideri morbosi?

Uno è attratto dall’arte, dalla poesia, dalla musica, dai talenti. Si interessa degli altri perché vuole capire come sviluppare i propri talenti. E’ una ricerca interessata, quindi porterà delusione, dolore.
Colui che è realmente saggio sa essere anche distaccato dal desiderio di “socializzare”, come diciamo ipocritamente.

Non ha bisogno di mostrare agli altri quanto vale, generando così invidia e competizione attorno a sé. Sta bene in qualsiasi situazione: da solo o con gli altri. Non si fa problemi. Non ricerca gli altri per colmare la solitudine e non sta solo perché disprezza gli altri.

E’ in armonia con il proprio sè e questo gli basta. Contempla tutto ciò che vive e non è preoccupato di cosa pensano gli altri di lui. Vive rilassato anche nel turbinìo degli eventi perché sa che il vero centro è Dio e che Dio è il suo Centro. 


“Qualunque cosa faccia o non faccia il saggio, quando è seduto in silenzio, senza far nulla, persino in silenzio la sua presenza lavora, crea: diventa creativa” (un filosofo indiano).
Ce ne fossero di simili creativi! Il mondo sarebbe molto più in pace.

 

 

 

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Una riflessione-meditazione molto realistica del famoso monaco e scrittore americano Thomas Merton

Tratto dal libro “Semi di contemplazione”

Nel video è prevalente l’audio.

 

Ecco il pdf del libro:

Merton_Semi_ITA

 

 

 

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(tratto da “Semi di contemplazione” di Thomas Merton)

La solitudine fisica, il silenzio esteriore ed un reale raccoglimento sono tutti moralmente necessari a chi vuole condurre una vita contemplativa; ma, come ogni altra cosa del creato, questi non sono altro che mezzi per un fine, e se non comprendiamo il fine faremo un cattivo uso dei mezzi.

Non ci ritiriamo nel deserto per fuggire gli altri, ma per imparare a trovarli; non lasciamo gli altri per non aver più nulla a che fare con loro, ma per trovare il modo di far loro un bene maggiore. Ma questo è sempre e soltanto un fine secondario.
Il solo fine che comprende tutti gli altri è l’amore di Dio.

Come può la gente agire e parlare come se la solitudine fosse cosa di nessuna importanza per la vita interiore? Solo coloro che non hanno mai sperimentato la vera solitudine possono asserire con leggerezza che questa non ha importanza e che solo la solitudine del cuore ha importanza! Una solitudine deve condurre all’altra!

La vera solitudine non è qualcosa al di fuori di voi, non è l’assenza di uomini o di suoni intorno a voi: è un abisso che si apre nel centro della vostra anima.
E questo abisso di solitudine interiore è creato da una fame che non sarà mai soddisfatta da cosa creata.

Solo attraverso fame, sete, dolore, povertà e desiderio si trova la solitudine, e l’uomo che ha trovato la solitudine è vuoto, come se fosse stato vuotato dalla morte.
Egli si è spinto oltre ogni orizzonte. Non rimangono direzioni in cui incamminarsi. È questo un paese il cui centro è dovunque e la cui circonferenza non è in alcun luogo. Non lo si trova viaggiando, ma restando fermi.

Pure proprio in questa solitudine si iniziano le attività più profonde. Qui si scopre l’atto senza moto, la fatica che è profondo riposo, la visione nell’oscurità, e, al di là di ogni desiderio, un appagamento i cui limiti si estendono all’infinito.
Sebbene sia vero che la solitudine è dovunque, per trovarla esiste un meccanismo che ha qualche relazione con lo spazio reale, con la geografia, con l’isolamento fisico dalle città e dai paesi degli uomini.

Ci dev’essere almeno una stanza, o un angolo dove nessuno vi trovi, vi disturbi o vi noti. Dovete essere in grado di separarvi dal mondo, di rendervi liberi, sciogliendovi da tutti quei sottili legami e sforzi di tensione che, con la vista, con il suono, con il pensiero, vi legano alla presenza degli altri uomini.

«Ma tu quando preghi, entra nella tua camera e, chiuso l’uscio, prega il tuo Padre in segreto…».

Quando avete trovato un simile luogo, siatene contenti, e non turbatevi se una buona ragione ve ne allontana. Amatelo, ritornatevi appena potete e non siate troppo solleciti nel cambiarlo con un altro.
A volte, le chiese delle grandi città sono luoghi dì solitudine, quieti e pacifici; grotte silenziose dove un uomo può trovare rifugio dall’intollerabile arroganza del mondo degli affari.

Qualche volta si può essere più soli in una chiesa che in una stanza della propria casa. A casa vi è sempre la possibilità di essere scovati e disturbati (ma questo non deve provocare irritazione perché spesso è l’amore che lo richiede); invece in queste chiese tranquille si rimane soli, senza nome, indisturbati nell’ombra; vi si trovano solo pochi anonimi sconosciuti nella luce tremolante delle lampade votive e tra gli atteggiamenti strani, impersonali di brutte statue.

La mancanza di gusto estetico e lo squallore di alcune di queste chiese ne fanno luoghi di ancor maggiore solitudine, anche se nessuna chiesa dovrebbe mai essere brutta o di gusto volgare; se lo è, poco importa, purché vi regni l’oscurità.

Vi dovrebbero sempre essere delle chiese quiete ed oscure, nelle quali gli uomini possano trovare rifugio. Luoghi dove inginocchiarsi in silenzio. Case di Dio, ripiene della Sua presenza silenziosa. Colà, anche chi non sa pregare potrà sempre rimanere tranquillo e respirare un poco. Ci sia un posto dove voi possiate respirare con calma e tranquillità, senza aver sempre il fiato mozzo.

Un luogo dove la vostra mente possa rimanere inattiva e dimenticare ogni preoccupazione, immergersi nel silenzio e adorare il Padre in segreto.

Non vi può essere contemplazione là dove non vi è segreto.
Abbiamo detto che la solitudine necessaria al contemplativo è soprattutto qualcosa di interiore e di spirituale. Abbiamo ammesso che è possibile vivere in una profonda e pacifica solitudine interiore anche in mezzo al mondo e al suo frastuono. Ma questa verità è qualche volta misconosciuta in religione.

Ci sono uomini consacrati a Dio la cui vita è piena di inquietudine, e che in realtà non hanno alcun desiderio di star soli. Ammettono, in teoria, che la solitudine esteriore è’ cosa buona, ma insistono nel dire che è molto meglio custodire la solitudine interiore pur vivendo in mezzo alla gente.

In pratica la loro vita è divorata dall’attività e soffocata dai loro molteplici attaccamenti. La solitudine interiore riesce loro impossibile. La temono, fanno tutti gli sforzi per sottrarvisi e, ciò che è peggio, cercano di attirare anche gli altri in un’attività insensata e divorante come la loro. Sono grandi promotori di imprese inutili. Amano organizzare incontri, banchetti, conversazioni e conferenze. Stampano circolari, scrivono lettere, parlano per ore al telefono per raccogliere un centinaio di persone in una sala che poi riempiono di fumo, di chiasso, di grandi battimani e di ovazioni reciproche, finché tornano a casa barcollanti, dandosi a vicenda dei colpettini sulla spalla con la ferma convinzione di aver fatto cose grandi per la diffusione del Regno di Dio.

 

 

Ognuno di noi non è mai del tutto solo, se apre il suo cuore alla Trascendenza

Il Padre Celeste che ti ha creato ti ama e ti ha sempre in mente senza dimenticarsi di te per un solo istante..

Il Figlio, Gesù Cristo, è sempre pronto a salvarti perché si è incarnato ha sofferto ed è morto sulla croce anche per te.

Lo Spirito Santo, Amore, continua a sostenerti tramite i suoi doni.

Maria, tua Madre Celeste, ti segue sempre e desidera la tua salvezza..

L’angelo custode ti assiste in ogni momento, anche quando non ti ricordi di Lui.

Il tuo santo protettore intercede continuamente per te insieme agli altri santi.

Tra il prossimo ci sono persone che pregano per te, anche se non lo sai..

Non disperare mai, ma confida sempre nel Signore, Amore Onnipotente!

 

 

Il Coronavirus ha costretto moltissimi a rimanere a casa.

Cerchiamo di cogliere anche alcuni aspetti positivi.

Questa è un’occasione per:

1) Riscoprire il valore della famiglia come frutto del Sacramento del Matrimonio: lo stare insieme, la comunicazione, l’affetto reciproco e lo spirito di collaborazione gli uni per gli  altri. Gesù è in noi ma anche nel prossimo, il quale è costituito innanzitutto dai nostri cari.

2) Usufruire di momenti di riflessione, meditazione e preghiera per le necessità corporali e spirituali del mondo intero, iniziando dal prossimo.

3) Per chi è solo: offrire la propria sofferenza per tutti, affinché ognuno diventi più sensibile per le necessità del prossimo. Nella preghiera rendersi consapevoli che Gesù è sempre presente e non ci abbandona mai.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

I seduttori e i maestri: due voci ben diverse

IV Domenica di Pasqua – Anno C – 2019

Vangelo – Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Le mie pecore ascoltano la mia voce. Non i comandi, la voce. Quella che attraversa le distanze, inconfondibile; che racconta una relazione, rivela una intimità, fa emergere una presenza in te. La voce giunge all’orecchio del cuore prima delle cose che dice. È l’esperienza con cui il bambino piccolo, quando sente la voce della madre, la riconosce, si emoziona, tende le braccia e il cuore verso di lei, ed è già felice ben prima di arrivare a comprendere il significato delle parole. La voce è il canto amoroso dell’essere: «Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline» (Ct 2,8). E prima ancora di giungere, l’amato chiede a sua volta il canto della voce dell’amata: «La tua voce fammi sentire» (Ct 2,14)…

Quando Maria, entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta, la sua voce fa danzare il grembo: «Ecco appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44).

Tra la voce del pastore buono e i suoi agnelli corre questa relazione fidente, amorevole, feconda. Infatti perché le pecore dovrebbero ascoltare la sua voce? Due generi di persone si disputano il nostro ascolto: i seduttori, quelli che promettono piaceri, e i maestri veri, quelli che danno ali e fecondità alla vita. Gesù risponde offrendo la più grande delle motivazioni: perché io do loro la vita eterna. Ascolterò la sua voce non per ossequio od obbedienza, non per seduzione o paura, ma perché come una madre, lui mi fa vivere. Io do loro la vita.

Il pastore buono mette al centro della religione non quello che io faccio per lui, ma quello che lui fa per me. Al cuore del cristianesimo non è posto il mio comportamento o la mia etica, ma l’azione di Dio. La vita cristiana non si fonda sul dovere, ma sul dono: vita autentica, vita per sempre, vita di Dio riversata dentro di me, prima ancora che io faccia niente.

Prima ancora che io dica sì, lui ha seminato germi vitali, semi di luce che possono guidare me, disorientato nella vita, al paese della vita. La mia fede cristiana è incremento, accrescimento, intensificazione d’umano e di cose che meritano di non morire. Gesù lo dice con una immagine di lotta, di combattiva tenerezza: Nessuno le strapperà dalla mia mano. Una parola assoluta: nessuno. Subito raddoppiata, come se avessimo dei dubbi: nessuno può strapparle dalla mano del Padre.

Io sono vita indissolubile dalle mani di Dio. Legame che non si strappa, nodo che non si scioglie. L’eternità è un posto fra le mani di Dio. Siamo passeri che hanno il nido nelle sue mani. E nella sua voce, che scalda il freddo della solitudine.

(Letture: Atti 13,14.43-52; Salmo 99; Apocalisse 7,9.14-17; Giovanni 10,27-30)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/i-seduttorie-i-maestri-due-voci-ben-diverse

Commento al Vangelo domenica IV di Pasqua – 12 maggio – p.Ermes – non i comandi, la Voce

 

 

 

Esiste senza esserne sufficientemente consapevole.

Vive senza stupirsi della vita.

Pensa rimanendo alla superficie di se stesso.

Socializza solo per un suo esclusivo tornaconto.

Ascolta poco se stesso e ascolta gli altri senza amore.

Vive nella paura di ogni cambiamento e teme la solitudine perché non vuole pensare.

Vede la religione come un orpello necessario per l’ordine sociale.

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Se fossimo sinceri almeno con noi stessi ci renderemmo pienamente consapevoli di quante paure bloccano la nostra avventura umana in questa vita terrena in continua evoluzione.

Prima di tutto la paura della morte, la quale è sempre in agguato in molte circostanze.

Probabilmente molti temono ciò che li aspetta nell’aldilà, il giudizio divino, o il nulla più assoluto.

Poi c’è la paura delle malattie e degli incidenti che arrecano dolore fisico e morale.

C’è anche la paura della scomparsa dei propri cari: il distacco da loro e la conseguente solitudine terrorizzano molti.

Ognuno, poi, ha delle paure personali difficilmente elencabili.

Se si potesse eliminare almeno il 50% delle nostre assurde paure cominceremmo già a vivere anticipatamente un po’ di Paradiso in terra.

Ma chi confida seriamente nel Creatore è già sulla strada buona.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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Spirito Santo, spesso smarrisco il senso dell’esistenza, illuminami!

Spirito Santo, non sempre mi è chiara la missione da compiere su questa terra, indicami Tu la via!

Spirito Santo, a volte non sopporto nemmeno me stesso, donami la gioia di vivere!

Spirito Santo, molte volte la solitudine mi arreca angoscia, sii Tu la mia dolce compagnia!

Spirito Santo, spesso non so come aiutare il prossimo, donami la prudenza e accendi il mio cuore di carità!

Spirito Santo, molte volte non so nemmeno come pregare, suggeriscimi tu la vera preghiera del cuore!

Spirito Santo, ho spesso paura della morte, aiutami a superarla nella convinzione della tua infinita Misericordia!

Spirito Santo, a volte l’orgoglio mi acceca, donami la vera umiltà!

Spirito Santo, l’egoismo pervade spesso le mie azioni, purificale Tu!

Spirito Santo donami il vero amore in ogni situazione della vita!

 

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“Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. ” (Salvatore Quasimodo)

 

PERCHÉ IN FONDO SIAMO TUTTI SOLI

 

Perché ti lamenti del fatto che non interessi a nessuno? Perché dovresti interessare?

Cambia qualcosa in te se qualcuno ti prende in considerazione come vorresti?

Comunque, anche se ti dovessi circondare di ogni specie di persone, tu rimani sempre “solo” proprio perché sei un individuo che cerca il senso dell’esistenza.

Tutt’al più potresti cercarlo insieme a pochi altri (la maggior parte degli uomini, infatti, rifugge da questo grattacapo troppo impegnativo ed angosciante), ma questi pochi non hanno il tuo stesso modo di percepire e vedere la vita perché ognuno è se stesso.

Tu hai il tuo modo di essere e la tua irripetibile visione del mondo acquisita dalla tua unica esperienza. Anche se tu volessi condividere qualcosa del tuo vissuto con qualcuno, lo puoi comunicare solo con qualche gesto o qualche parola, ma nessuno potrà vedere e percepire all’identico tuo modo l’intero tuo essere.

Questa constatazione, però, non ti deve spaventare: tu puoi farne un autentico tesoro: invece di perdere tempo a desiderare che qualcuno ti consideri, continua ad indagare nella tua mente per cercare di capire chi sei tu e chi sono gli altri.

Scoprirai con sorpresa che in ogni persona che incontri c’è qualcosa del tuo mondo interiore, per cui ciò che ti sembra intimo è meno intimo di quello che credi e che in ogni persona c’è il precipitato dell’intero universo.

La vera comunicazione si trova solo nella pura trascendenza dove tutti saranno in Uno pur rimanendo se stessi.

 

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“Noi non siamo integri. Siamo il prodotto di un’infinità di influenze, di migliaia di condizionamenti, di deformazioni psicologiche. Siamo il frutto della propaganda e della cultura. Noi non siamo integri e quindi siamo esseri di seconda mano.”  Jiddu Krishnamurti

“Tutti conosciamo quel tremendo senso di solitudine nel quale né i libri né la religione servono più a niente, quando tutto quello che rimane dentro di noi è un vuoto spaventoso. La maggior parte di noi non riesce ad affrontare quel vuoto, quella solitudine; così fuggiamo e andiamo a cercare rifugio nella dipendenza da qualcosa, perché non possiamo sopportare di rimanere soli con noi stessi. Accendiamo la radio, leggiamo, lavoriamo, chiacchieriamo incessantemente, occupandoci delle cose più diverse, dell’arte, della cultura.

Ma arriva il momento nel quale non possiamo fare a meno di imbatterci in quel senso tremendo di isolamento. Anche se abbiamo un ottimo lavoro in cui tuffarci disperatamente, anche se ci mettiamo a scrivere libri, dentro di noi c’è questo vuoto tremendo. E siccome vogliamo riempirlo, ricorriamo alla dipendenza. Ci rifugiamo nella dipendenza, nei divertimenti, nella religione; facciamo dell’assistenza, ci diamo al bere, alle donne, facciamo di tutto per riempire quel vuoto.

Ma se ci rendiamo conto che qualunque cosa facciamo per riempirlo o per nasconderlo non serve assolutamente a nulla; se ce ne rendiamo conto non a parole, vediamo l’assurdità di quello che stiamo facendo… allora ci ritroviamo ad affrontare un fatto. Non è questione di liberarsi dalla dipendenza. Il fatto non è la dipendenza; la dipendenza è solo una reazione a un fatto… Perché allora non affronto il fatto e sto a vedere che cosa succede?

A questo punto sorge il problema dell’osservatore e dell’osservato. L’osservatore dice: “Mi sento completamente vuoto; non lo sopporto” e fugge da questa sensazione. L’osservatore dice: “Io sono diverso da questo vuoto”. Mentre invece l’osservatore è proprio questo vuoto; non c’é un osservatore che stia vedendo quel vuoto. L’osservatore è l’osservato. Quando questo accade, avviene una rivoluzione tremenda nella mente e nei cuore.

Cercate, semplicemente, di rendervi conto del vostro condizionamento. Lo potete percepire solo indirettamente, collegato a qualcosa. Non potete rendervene conto in astratto, non avrebbe molto significato. Possiamo solo essere consapevoli del conflitto. Il conflitto affiora quando non c’è corrispondenza tra una sfida e la risposta che essa richiede. Il conflitto è il prodotto del nostro condizionamento. Condizionamento significa attaccamento: attaccamento al nostro lavoro, alla tradizione, a quello che possediamo, alle persone, alle idee e così via.

Se non ci fossero attaccamenti, dove andrebbe a finire il condizionamento? Certamente non potrebbe esserci. Allora perché ci attacchiamo a qualcosa? Sono legato al mio paese, perché identificandomi con la mia patria mi sento qualcuno. Mi identifico col mio lavoro, così Il lavoro diventa importante. Io sono la mia famiglia, sono quello che possiedo. Mi attacco a queste cose e quello a cui mi attacco mi offre la possibilità di fuggire da quel vuoto tremendo che sento dentro di me.

L’attaccamento è una fuga e questa fuga rafforza il condizionamento. C’è una solitudine che non ha nulla di filosofico, ma che implica uno stato interiore di rivolta contro l’intera struttura della società che, in qualunque forma si manifesti, democratica, comunista o fascista, è l’organizzazione del potere in tutta la sua brutalità. Quello stato interiore comporta una straordinaria percezione degli effetti del potere.

Avete mai osservato i soldati durante una parata militare? Non sono più esseri umani, sono macchine; sono i vostri figli, sono i miei figli che stanno impettiti sotto il sole. E questo accade dovunque, in America come in Russia. Questa situazione non riguarda soltanto i militari, ma anche tutti gli appartenenti a un ordine monastico, quelli che vivono nei monasteri o che fanno parte di gruppi in cui si concentra un immenso potere. Solo una mente che non appartiene a nulla può scoprire quella solitudine, una solitudine che nessuno potrà mai coltivare.

Capite? Rendervene conto significa mettervi fuori gioco e nessun uomo di governo, nessun presidente vi inviterà mai a pranzo. In quella solitudine affiora l’umiltà. È una solitudine che conosce l’amore, non il potere. L’uomo ambizioso, che sia religioso o no, non saprà mai che cos’è l’amore. Chi si rende conto di tutto questo possiede la capacità di vivere e di agire nella totalità. Questa qualità affiora attraverso la conoscenza di noi stessi.

Per evitare di soffrire coltiviamo il distacco. Qualcuno ci ha detto che l’attaccamento, prima o poi, ci farà soffrire e allora vorremmo essere distaccati. L’attaccamento ci dà soddisfazione, ma quando ci accorgiamo che comporta anche sofferenza, cerchiamo soddisfazione nel tentare di essere distaccati. Ma non c’è differenza tra attaccamento e distacco, perché per noi rimangono entrambi mezzi per procurarci piacere.

In realtà, quello che stiamo cercando è soltanto la nostra soddisfazione e la vogliamo a tutti i costi. Accettiamo la dipendenza e l’attaccamento perché ci danno piacere, sicurezza, potere, un senso di benessere; anche se, inevitabilmente, comportano dolore e paura. E quando cerchiamo il distacco, siamo ancora in cerca di piacere, perché non vogliamo essere offesi o feriti interiormente.

Quello che cerchiamo è il piacere, è la nostra soddisfazione. Dovremmo capire questo processo senza condannarlo, senza giustificarlo, altrimenti non avremo modo di uscire dalla confusione e dalle nostre contraddizioni. Il desiderio che ci assilla in continuazione potrà mai essere soddisfatto? O è un pozzo senza fondo?

Non importa che cosa desideriamo; quello che desideriamo può essere infimo o elevato, ma si tratta pur sempre di desiderio, un fuoco che brucia e riduce in cenere tutto quello che tocca. il desiderio di soddisfazione sempre arde in continuazione, ci brucia dentro è non ha fine. Tanto l’attaccamento quanto il distacco ci legano; entrambi devono essere trascesi…

Non so se vi siete mai sentiti soli: all’improvviso vi rendete conto di non essere in relazione con nessuno. Ve ne rendete conto non intellettualmente, ma effettivamente… Vi sentite completamente isolati; pensiero ed emozione si bloccano; non sapete da che parte voltarvi. Non c’è nessuno a cui possiate rivolgervi, né dei, né angeli. È come se se ne fossero andati tutti quanti oltre le nubi; e quando le nubi scompaiono vi accorgete che anche loro sono scomparsi e voi rimanete totalmente soli.

Ma c’è una solitudine completamente diversa, una solitudine ricolma di bellezza. Questa solitudine vi è necessaria. Quando l’essere umano non ha più nulla a che fare con la struttura sociale, fatta di avidità, ambizione, invidia, arroganza, quando smette di desiderare una posizione e il successo e si libera da tutto questo, allora si ritrova in quella solitudine, completamente diversa dalla solitudine che ben conosciamo. Allora c’è una grande bellezza e il senso di una straordinaria energia.

Sebbene siamo tutti esseri umani, abbiamo costruito delle barriere che ci separano gli uni dagli altri: le barriere del nazionalismo, della razza, della casta, della classe sociale, che ci condannano a vivere nell’isolamento, nella solitudine. Una mente rinchiusa nel suo isolamento, nella sua solitudine, non ha la minima possibilità di capire che cos’è la religione.

Può credere in qualcosa, può aggrapparsi a teorie, formule, concetti …

Si può capire quale sia lo stato di una mente religiosa solo quando cominciamo a comprendere la bellezza. E ci si deve accostare alla comprensione della bellezza con quello stato della mente che è solo, perché non ha confronti.

Quando la mente vive in uno stato nel quale non ha bisogno di nulla, può conoscere la bellezza; nessun altro stato può consentirle di avvicinarla. La solitudine di cui stiamo parlando non è isolamento e non è nemmeno legato ad una capacità eccezionale in qualche campo; essa, semplicemente, implica il sostegno della sensibilità, dell’intelligenza, della comprensione.

Questa solitudine richiede che la mente sia libera da qualsiasi influenza e capace di non farsi contaminare dalla società. Questa solitudine è necessaria per capire che cos’è la religione: religione significa scoprire, per conto proprio, se esiste qualcosa che è immortale, che è al di là del tempo. L’isolamento deve essere completamente superato, se vogliamo scoprire una solitudine che non ha nulla a che fare con l’isolamento.

La solitudine di cui stiamo parlando richiede una mente integra, in cui ci sia armonia fra tutte le sue funzioni. La nostra mente non è così; divide e separa tutto quello che tocca. È questo il suo modo di funzionare e quindi è condannata a vivere nell’isolamento. La solitudine di cui parliamo non separa, non è influenzata dalla frammentarietà, non è il prodotto della frammentarietà. La nostra mente è a pezzi, è piena di frammenti, è stata costruita e ridotta così attraverso i secoli e quindi non può conoscere quella interezza che è completezza.

Solo quando la mente si rende conto dell’isolamento in cui vive, quando scopre la sua frammentarietà, può consentire che l’interezza affiori. Allora può esserci qualcosa che è incommensurabile. Sfortunatamente, la maggior parte di noi si accontenta di dipendere, vuole dipendere. Vogliamo compagnia, vogliamo degli amici e continuiamo a vivere mantenendo uno stato di separazione che inevitabilmente genera conflitto.

Quella solitudine che è interezza non conoscerà mai il conflitto. La mente che vive nell’isolamento non potrà mai conoscere né capire quello stato che è senza conflitto. La maggior parte di noi non conosce quella solitudine che è interezza. Potete andare a fare gli eremiti su una montagna, ma inevitabilmente porterete con voi le vostre idee, le vostre esperienze, le vostre tradizioni, la conoscenza che avete accumulato…

Sto parlando di una solitudine nella quale la mente è del tutto libera dal passato; in questa libertà c’è innocenza, che è virtù. Forse voi direte: “È troppo chiedere una cosa simile; non si può vivere così in un mondo tanto caotico, dove bisogna andare in ufficio tutti i giorni per guadagnarsi da vivere, per mantenere i propri figli e dove bisogna sopportare le lamentele del marito o della moglie.”

Eppure io credo che quanto stiamo dicendo sia direttamente e strettamente connesso alla vita quotidiana, al nostro agire quotidiano; altrimenti non avrebbe alcun valore. Da quella solitudine, che è interezza interiore, proviene una virtù, che è forza e che porta con sé una straordinaria purezza e gentilezza. Non ha molta importanza se si commettono degli errori; non è questo che conta.

Quello che è importante è avere la sensazione di essere assolutamente soli, intatti, al di là di qualsiasi contaminazione. Solo allora la mente può conoscere, può cogliere quello che è al di là della parola, al di là del nome, al di là di ogni immaginazione. Uno dei fattori che alimentano la sofferenza degli esseri umani è il loro isolamento.

Fatevi pure tutte le amicizie che volete, venerate i vostri dei, accumulate una conoscenza straordinaria, datevi incredibilmente da fare nel campo dell’assistenza sociale, discutete all’infinito di politica – cosa che i politici fanno normalmente – ma non potrete minimamente scalfire quell’isolamento. Nel suo isolamento l’essere umano cerca di dare un significato alla vita o se ne inventa uno, ma la sua solitudine rimane.

Ora, potete osservare questo isolamento per quello che è, senza fare confronti, senza tentare di sfuggirlo, senza tentare di nasconderlo, senza cercare di allontanarvene? Allora vedrete che questa solitudine diventa qualcosa di completamente diverso. Noi non siamo integri. Siamo il prodotto di un’infinità di influenze, di migliaia di condizionamenti, di deformazioni psicologiche; siamo il frutto della propaganda e della cultura.

Noi non siamo integri e quindi siamo esseri di seconda mano. Quella solitudine che è assoluta integrità implica il non appartenere ad una famiglia, per quanto si possa avere una famiglia, il non appartenere ad una nazione, ad una cultura, il non dipendere da un’occupazione particolare. Significa avere la sensazione di essere degli estranei, estranei ad una nazione, ad una famiglia e ai loro modi di pensare e di agire. In quella solitudine che è integrità c’è innocenza, un’innocenza che libera la mente dal dolore.”

Jiddu Krishnamurti

Fonte del Post: http://lacompagniadeglierranti.blogspot.it/2017/01/la-solitudine.html

 

 

 

Provi dei momenti di sconforto per la solitudine, la malattia, la povertà e la vecchiaia? Solo il Signore è la tua felicità e se hai fiducia in Lui Egli ti conforterà.

Hai un senso di smarrimento esistenziale perché non trovi lo scopo della tua vita? È il Signore che sta sostenendo la tua esistenza con tutto ciò che esiste ed è Lui il tuo vero fine.

Senti che hai poco amore verso Dio, te stesso, i famigliari ed il prossimo? È il Signore che te lo dà in abbondanza se credi nelle sue parole: “Io sono la Via, la Verità e la vita”.

Senti di essere fragile, incostante, misero? È Lui la tua forza, la tua costanza e la tua ricchezza.

Ricordiamoci sempre le sue parole : “Senza di me non potete fare nulla”.

È Lui la nostra gioiosa Eternità!

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

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La speculazione interiore nella solitudine ricercata è utile?

Dipende. Ci sono molte persone incline a fare gli endonauti, e in questo viaggio interiore si trovano momentaneamente a loro agio.

La loro speranza è forse quella di trovare un fondo di verità ed un modus vivendi che dia un indirizzo al loro pensiero ed all’azione. Ma ognuno di noi ha una dimensione interiore spesso incontrollabile che a volte conduce alla malinconia, alla depressione od alla trasgressione di qualsiasi tipo.

Difficilmente si trova qualcuno che eserciti su se stesso il perfetto auto-controllo. L’introspezione serena, possibilmente disinteressata e neutrale potrebbe avere un ruolo importante nell’individuare le cause ed il contesto del nostro trasgredire.

Per esempio: perché si trasgredisce? Quando ci si accorge che la monotonia quotidiana è un fattore determinante che conduce alla trasgressione, allora dobbiamo prendere consapevolezza delle motivazioni più inconsce della noia.

Ci si annoia perché non sappiamo cambiare prospettiva nella nostra situazione esistenziale. Vediamo un continuo ripetersi di eventi e pensieri, ignorando che la mente umana possiede una capacità innata enorme di osservare liberamente il proprio comportamento e persino il proprio modo di pensare.

Chi si sofferma sul proprio modo di pensare, senza giudicarsi, si imbatte con universi interiori incredibilmente ricchi di novità e di spunti, per cui la noia potrebbe dissolversi. In questo caso l’introspezione potrebbe rivelarsi utile per correggere eccessi, vizi e quant’altro.

Chi sa stare bene con se stesso sa stare anche con gli altri.

 

 

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Pregare significa essere in continuo rapporto di amicizia con Dio che viene anche ringraziato o supplicato. Non è detto che la preghiera del cuore sia costituita da sole parole.

Quando si ha la consapevolezza che Dio è il nostro Creatore e che ci sostiene in ogni attimo della giornata, allora si cerca di vivere alla sua presenza. “Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” dice San Paolo in 1Cor.10: 31.

Questo atteggiamento costituisce la preghiera ininterrotta, per cui si ha fiducia in Dio Trinitario e si fa sempre riferimento a Lui in ogni occasione della nostra vita. Davanti ad una persona, ad esempio, se si è convinti che questa è immensamente amata da Dio perché sua creatura come noi ed è anche Tempio dello Spirito Santo, allora esercitiamo un certo grado di preghiera.

E così quando ci troviamo tra la folla, o sul posto di lavoro, o tra le faccende domestiche, o con un amico, con i famigliari o in viaggio, o davanti ad un panorama, o di fronte alle meraviglie della natura, o mentre leggiamo, ci divertiamo e mangiamo ecc.

Naturalmente ci sono momenti di preghiera privilegiati, come quando ci si ritira nella solitudine per pensare più direttamente al Dio trinitario o si frequenta l’Eucaristia o si prega insieme agli altri. Ognuno di noi ha davvero la possibilità di pregare ininterrottamente, persino prima di addormentarci o mentre dormiamo nella pace del Signore.

 

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1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron