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Fb 31 gennaio 21

p. ERMES RONCHI

Mc 1, 21-28

Le ali guarite

C’è nella sinagoga un uomo prigioniero di qualcosa che è più forte di lui. Gesù interviene, e non pronuncia discorsi su Dio o sul male, ma si immerge nella vita ferita e, come Dio, combatte contro ciò che imprigiona ogni persona.

Cosa vuoi da me? So che Cristo vuole le mie mani, i miei occhi, i miei sentimenti, il mio andare e venire. Ma io tentenno, non voglio brecce aperte sulle mura del mio mondo. Una fede senza sapore di pane, di vino buono, di lavoro, di carezze, di scelte concrete. Fede di sole parole.

Gesù parlava e si stupivano del suo insegnamento. Ecco lo stupore da difendere sempre, perché la nostra capacità di gioire è proporzionale alla capacità di incantarci ogni volta che incontriamo parole di sapienza, nate dal silenzio, dal dolore, dal profondo, dalla vicinanza al Roveto di fuoco.

L’autorità di Gesù stava nelle parole di chi è credibile, di chi dice ciò che è ed è ciò che dice. Se messaggio e messaggero coincidono, ciò non significa “dire” il Vangelo, ma diventare tutt’uno con l’annuncio. Così per noi, se non vogliamo essere scribi inascoltati. Coltiviamo il coraggio del seme silente che nasce senza che tu sappia come! Spesso i testimoni silenziosi sono i più efficaci. “Sono sempre i pensieri che avanzano con passo di colomba quelli che cambiano il mondo” (Albert Camus).

L’autorevole Gesù è Dio che si oppone al laccio, e i demoni se ne accorgono: che c’è fra noi e te? Sei qui per rovinarci?

L’uomo di Cafarnao frequenta il luogo sacro, recita le benedizioni e lo Shemà Israel, eppure in lui vive un demone che vuole la fede del sabato, quella limitata al sacro e alle devozioni. Il Dio vero, no! Quello che spazia come libera brezza nella vita, nella polvere di casa e della strada.

Sì, Gesù è venuto a rovinare la fede del dèmone che sente Dio come un predatore della mia libertà, che lo immagina come colui che toglie, non come colui che dona; un Moloch avido e rovente cui sono tenuto a immolare la parte migliore di me stesso. E’ venuto per demolire ogni prigione che divora le nostre ali; è qui con il fuoco per bruciare ciò che inganna, per rovinare il regno di chi si genuflette davanti a idoli bugiardi: potere, denaro, successo, paure, depressioni, egoismi.

È a questi desideri che Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui!

Tace e se ne va questo mondo illuso, dal cuore sbagliato. Va in rovina, come aveva sognato Isaia. E le spade diventano falci, si spezzano conchiglie ed ecco le perle.

Nel conflitto eterno tra il mio cuore d’ombra e luce, Cristo entra come lievito che solleva l’inerzia, colpo d’ala, respiro che dilata, vento che sospinge, tarlo o bruco che rode la mia falsa pace, e fa volare la farfalla sul mondo.

Perla della creazione è l’uomo libero, uomo dalla vita grande. Lo sarò anch’io, se il Vangelo diventerà mio patimento e mio parto, mio incanto e mia dolcezza.

 

La gente si stupiva del suo insegnamento, come quando nel deserto del sempre uguale ci si imbatte nell’inaudito. Si stupiva, e l’ascolto si faceva disarmato.

E il motivo: perché insegnava con autorità. Gesù è autorevole perché credibile, in lui messaggio e messaggero coincidono: dice ciò che è, ed è ciò che dice. Non recita un ruolo. Autorevole, alla lettera significa “che fa crescere”. Lui è accrescimento di vita, respiro grande, libero orizzonte.

Non insegnava come gli scribi… Gli scribi sono intelligenti, hanno studiato, conoscono bene le Scritture, ma le ascoltano solo con la testa, in una lettura che non muove il cuore, non lo accende, non diventa pane e gesto.

Molte volte anche noi siamo come degli scribi con noi stessi, ci basta accostare il vangelo con la ragione, ci pare anche di averlo capito, spesso ci piace, ma l’esistenza non cambia. La fede non è sapere delle cose, ma farle diventare sangue e vita.

Gesù insegnava come chi ha autorità. Il mondo ha un disperato bisogno di maestri autorevoli. Ma noi chi ascoltiamo? Scegliamoli con cura i nostri maestri e con umiltà, camminando al passo di chi è andato più avanti. Da chi imparare? Da chi ci aiuta a crescere in sapienza e grazia, cioè nella capacità di stupore infinito.  Dobbiamo scegliere chi dona ali. I maestri veri non sono quelli che metteranno ulteriori lacci alla mia vita o nuovi paletti, ma quelli che mi daranno ulteriori ali, che mi permetteranno di trasformarle, le pettineranno, le allungheranno, le faranno forti. Mi daranno la capacità di volare (A. Potente).

Nella sinagoga di Cafarnao ha luogo poi il primo miracolo. Un indemoniato sta pregando nella comunità, è un habituè del sabato. Ne aveva ascoltate di prediche…

Si può passare tutta una vita andando ogni sabato in sinagoga, ogni domenica in chiesa, pregare e ascoltare la Parola, eppure mantenere dentro uno spirito malato, un’anima lontana che non si lascia raggiungere. Si può vivere tutta una vita come cristiani della domenica senza farsi mai toccare dalla Parola di Dio (G. Piccolo), senza che entri davvero a fare nuova la vita.

Belle e coinvolgenti le due domande che seguono: Che c’entri con noi, Gesù, con la nostra vita quotidiana? Tu sei nel rito della domenica, stai in chiesa, o nell’alto dei cieli; ma cosa c’entri tu con la nostra vita di tutti i giorni? Vuoi sapere se credi? Se questo ti cambia la vita.

Sei venuto a rovinarci? La risposta è ‘sì!’: è venuto a rovinare le spade che diventano falci; è la rovina delle lance che diventano aratri, delle dure conchiglie che imprigionava la perla. “Mia dolce rovina” (D. M. Turoldo), che rovini maschere e paure, e tutto ciò che rovina l’umano.

Lui ci aiuta a liberare la fede, a sdemonizzarla.

Ieri un’amica diceva: la gente non si interessa più delle cose della fede, solo se tu come persona porti una testimonianza diretta, allora ti guardano e attraverso di te si aprono a una attenzione e poi chissà…la nostra generazione ha bisogno di testimoni…

Sdemonizzare la fede.

L’indemoniato sa chi è Gesù, non lo ignora. Ma la fede non è sapere delle cose. Ma la fede è vieni e vedi, prova, sperimenta.

Sta chiuso nel tabernacolo, guai se esce di lì.

Alle volte è proprio chi sa meglio chi è Gesù che se ne sta alla larga, non vuole essere toccato, colpito. Abbiamo messo una barriera. Il vangelo può non essere indolore, può mettere in discussione, e allora preferiamo tenerlo lontano,

Sei venuto a rovinarci? abbiamo l’idea che è forzato una fregatura essere cristiani che Dio sia venuto per rovinarci. uomini e donne pienamente realizzati.

Sì, a far cadere in rovina il nostro mondo di maschere e bugie, a rovinare la vita sdraiata; a portare spada e fuoco per tagliare e bruciare tutto ciò che si oppone all’amore.

 

Ascolto disarmato  Noi pensiamo che non centri niente con la nostra vita

QUARTA DOMENICA  B

Mc 1, 21-28

Abbiamo messo una barriera, per paura che il vangelo provochi un cambiamento…andare

Come loro, anche noi ci siamo incantati quando abbiamo avuto la fortuna di incontrare una persona che consegnava non parole spente o per sentito dire, ma autorevoli, nuove, accese. Quelle che trasmettono una sapienza del vivere, una sapienza sulla vita e sulla morte, sull’amore e sulla paura. Che sanno toccare il centro della vita, perché nascono dal silenzio, dal dolore, dal profondo, dall’abbraccio.

E la gente allora si apre al nuovo.

Le nozze nuove con la vita avvengono perché abbiamo lasciato entrare qualcos’altro o qualcun altro, forse nella notte del dolore o nell’alba dell’innamoramento.

I quattro pescatori che chiamerà di lì a poco, non sono preparati alla novità, non hanno fatto corsi di teologia, non sono pronti, come non lo siamo noi. Ma rispetto a noi hanno qualcosa in più: sono stupiti, affascinati dal giovane rabbi, sono sorpresi come per un innamoramento improvviso, per un’estasi che sopraggiunge.

Sentono di essere davanti ad una fessura d’infinito.

La gente si stupiva, e allora teneva le porte aperte.

Amo le porte aperte che fanno entrare notti e tempeste, polline e spighe. Libere porte che rischiano l’errore e l’amore.

Amo le porte aperte: Buchi nella rete, brecce nei muri, presagio e profezia di una umanità in rivolta per diritto di tenerezza.

Amo le porte aperte dei pericolosi visionari, dei testardi amanti, di chi ha fatto voto di libertà. Che diventano strade per tutti noi.

Amo Gesù quando dice io sono la porta: per me entreranno ed usciranno e troveranno pascolo. Amo le porte aperte di Dio.

E allora svitare e togliere e buttare giù chiusure, serrature, chiavistelli, catenacci, sbarre, paletti. Buttar giù muri. E fare voto di meraviglia e di apertura.

“Che c’entri con noi, Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci?”

Due grandi domande. La prima dice: Cosa c’entra con la mia vita quest’uomo di Galilea di duemila anni fa? Mi importa, mi sfiora, mi scontro? Cosa c’entra Cristo con il mio agire, con la mia professione, con la famiglia, con il divertimento?

L’umanità ha avuto migliaia di dei. Che cosa c’entra con noi Iside, dea dell’Egitto, o Astarte dei Fenici, o Zeus dei greci?

E Gesù? E’ forse uno di questi innumerevoli dei, passati come meteore nel cielo dell’umanità, oppure c’entra ancora con la mia vita?

Lui venuto a mostrare che è possibile vivere meglio, per tutti.

Che un altro mondo è possibile, dove il violento non abbia ragione per sempre del costruttore di pace:

dove chi è falso non inganni i puri di cuore e i bambini;

dove il corrotto non detti leggi sporche alle nazioni;

dove il ricco non venda il povero per un paio di sandali, come dice Amos.

Dove diventare tutti piccoli profeti di un altro mondo possibile; persone nuove che osano immaginare il futuro diverso. Con una lunga, grande, profonda immaginazione che serva ad aiutare tutti a contribuire in qualche modo alla pace e all’armonia di questo universo.

E la seconda domanda: Sei venuto a rovinarci? Non è solo il grido di un indemoniato, è la sintesi di tanti nostri conflitti. Lo dice con un verso bellissimo padre Turoldo: Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Impossibile amarti impunemente, Impossibile amarti e poi accontentarsi; impossibile amarti e poi vivere di cose, di potere, di maschere e di paure.   

  E sentiamo dentro di noi il conflitto tra la nostra parte d’ombra e la nostra parte di luce: ‘Signore, per favore lasciami tranquillo nel mio angolo, con le mie piccole cose, con i miei piccoli amori e divertimenti. Perché mi vuoi mandare al largo, controcorrente, in un mondo che non ne vuol sapere di te?

Tempo fa un giovane prete mi raccontava il suo esame di pastorale, alla fine il professore gli fa l’ultima domanda: dimmi come spiegheresti a un bambino di sei anni perché tu credi in Cristo e vai dietro a Lui. E il pretino si lancia in ragionamenti e citazioni, parla di senso del vivere, della verità profonda delle cose… ma mentre parla capisce che non va, e che si sta incartando “o Dio, adesso mi boccia…”

Allora il professore interviene e fa: digli così “lo faccio per essere felice!” Grande docente, di vangelo e di vita.

La vera religione è quella che fa bene, che reca piacere, che fa fiorire. Se la mia fame di bene non è saziata, la fede non mi interessa.

Mi giro verso Cristo, perché è la strada per stare bene.

Con me stesso, con gli altri, con il creato.

Lui tira fuori dal bruco che credevo di essere, la farfalla che sono.

Mi obbliga a diventare il meglio di ciò che posso diventare.

Amplia la vita

Perché io sono frate? perché incontrare Cristo è stato l’affare migliore della mia vita!

Allora la scelta ultima è tra l’appassire dietro piccoli desideri, in una vita sdraiata, oppure l’incamminarci dietro l’appello di un cuore grande: ti darò cento fratelli e sorelle; dietro l’appello di Colui che ti dà il mondo intero come casa e l’eternità come futuro.

 

Preghiera alla comunione (da Fondi)

 

Signore, donami di amare le porte aperte

che fanno entrare notti e tempeste,

polline e spighe. Volti e desideri.

Libere porte che rischiano l’errore e l’amore.

Signore, io amo le porte aperte:

Buchi nella rete, brecce nei muri,

presagio e profezia di una umanità

in rivolta per diritto di libertà.

Amo le porte aperte

dei pericolosi visionari,

dei testardi amanti,

di chi ha fatto voto di tenerezza.

Saranno le mie strade.

Amo Gesù quando dice:

io sono la porta, e non il recinto:

per me entreranno ed usciranno, liberamente,

e troveranno pascolo.

Amo le porte aperte di Dio.

Ed erano stupiti del suo insegnamento. Lo stupore, quella esperienza felice che ci sorprende e scardina gli schemi, che si inserisce come una lama di libertà in tutto ciò che ci saturava: rumori, parole, schemi mentali, abitudini, che ci fa entrare nella dimensione della passione, quella che smuove anche le montagne.

Salviamo lo stupore, la capacità di incantarci ogni volta che incontriamo qualcuno che ha parole che trasmettono la sapienza del vivere, che toccano il centro della vita perché nate dal silenzio, dal dolore, dal profondo, dalla vicinanza al Roveto di fuoco.

La nostra capacità di provare gioia è direttamente proporzionale alla nostra capacità di meravigliarci.

Gesù insegnava come uno che ha autorità. Autorevoli sono soltanto le parole che nutrono la vita e la fanno fiorire; Gesù ha autorità perché non è mai contro l’uomo ma sempre in favore dell’uomo, e qualcosa dentro chi lo ascolta lo sa.

Autorevoli e vere sono soltanto le parole diventate carne e sangue, come in Gesù: la sua persona è il messaggio, l’intera sua persona.

Come emerge dal seguito del brano: C’era là un uomo posseduto da uno spirito impuro. Il primo sguardo di Gesù si posa sempre sulle fragilità dell’uomo e la prima di tutte le povertà è l’assenza di libertà, come per un uomo “posseduto”, prigioniero di uno più forte di lui.

E vediamo come Gesù interviene: non fa discorsi su Dio, non cerca spiegazioni sul male, Gesù mostra Dio che si immerge nelle ferite dell’uomo; è Lui stesso il Dio che si immerge, come guarigione, nella vita ferita, e mostra che “il vangelo non è un sistema di pensiero, non è una morale, ma una sconvolgente liberazione” (G. Vannucci).

Lui è il Dio il cui nome è libertà e che si oppone a tutto ciò che imprigiona l’uomo. I demoni se ne accorgono: che c’è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci? Sì, Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l’uomo, a demolire prigioni; a portare spada e fuoco per tagliare e bruciare tutto ciò che non è amore. A rovinare il regno dei desideri sbagliati che si impossessano e divorano l’uomo: denaro, successo, potere, egoismi.

Ad essi, padroni del cuore, Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui.

Tace e se ne va questo mondo sbagliato.

Va in rovina, come aveva sognato Isaia,

vanno in rovina le spade e diventano falci,

si spezza la conchiglia e appare la perla.

Perla della creazione è l’uomo libero e amante. Posso diventarlo anch’io, se il vangelo diventa per me passione e incanto. Patimento e parto. Allora scopro “Cristo, mia dolce rovina” (Turoldo), che rovina in me tutto ciò che non è amore, che libera le mie braccia da tutte le cose vuote, e che dilata gli orizzonti che respiro.

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Persecuzione «marchio» di garanzia dei profeti

IV Domenica – Tempo ordinario – Anno C – 2019

Vangelo – Lc 4, 21-30
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Commento di Padre Ermes Ronchi

La sinagoga è rimasta incantata davanti al sogno di un mondo nuovo che Gesù ha evocato: tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati! Poi, quasi senza spiegazione: pieni di sdegno, lo condussero sul ciglio del monte per gettarlo giù. Dalla meraviglia alla furia. Nazaret passa in fretta dalla fierezza e dalla festa per questo figlio che torna circondato di fama, potente in parole ed opere, ad una sorta di furore omicida. Come la folla di Gerusalemme quando, negli ultimi giorni, passa rapidamente dall’entusiasmo all’odio: crocifiggilo!

Perché? Difficile dirlo. In ogni caso, tutta la storia biblica mostra che la persecuzione è la prova dell’autenticità del profeta. Fai anche da noi i miracoli di Cafarnao! Non cercano Dio, cercano un taumaturgo a disposizione, pronto ad intervenire nei loro piccoli o grandi naufragi: uno che ci stupisca con effetti speciali, che risolva i problemi e non uno che ci cambi il cuore. Vorrebbero dirottare la forza di Dio fra i vicoli del loro paese. Ma questo non è il Dio dei profeti.

Gesù, che aveva parlato di una bella notizia per i poveri, di sguardo profondo per i ciechi, di libertà, viene dai compaesani ricondotto dalla misura del mondo al piccolo recinto di Nazaret, dalla storia profonda a ciò che è solo spettacolare. E quante volte accadrà! Assicuraci pane e miracoli e saremo dalla tua parte! Moltiplica il pane e ti faremo re (Gv 6,15). Ma Gesù sa che con il pane e i miracoli non si liberano le persone, piuttosto ci si impossessa di loro e Dio non si impossessa, Dio non invade.

E risponde quasi provocando i suoi compaesani, collocandosi nella scia della più grande profezia biblica, raccontando di un Dio che ha come casa ogni terra straniera, protettore a Zarepta di Sidone di vedove forestiere, guaritore di generali nemici d’Israele. Un Dio di sconfinamenti, la cui patria è il mondo intero, la cui casa è il dolore e il bisogno di ogni uomo. Gesù rivela il loro errore più drammatico: si sono sbagliati su Dio. «Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare. Perché poi ti sbagli su tutto, sulla storia e sul mondo, sul bene e sul male, sulla vita e sulla morte» (D.M. Turoldo).

Allora lo condussero sul ciglio del monte per gettarlo giù. Ma come sempre negli interventi di Dio, improvvisamente si verifica uno strappo nel racconto, un buco bianco, un ma. Ma Gesù passando in mezzo a loro si mise in cammino. Un finale a sorpresa. Non fugge, non si nasconde, passa in mezzo a loro, aprendosi un solco come di seminatore, mostrando che si può ostacolare la profezia, ma non bloccarla. «Non puoi fermare il vento, gli fai solo perdere tempo» (G. Gaber). Non puoi fermare il vento di Dio.

(Letture: Geremia 1,4-5.17-19; Salmo 70; 1 Corinzi 12,31-13,13; Vangelo – Lc 4, 21-30)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/persecuzione-marchio-di-garanzia-dei-profeti

 

 

III domenica C

Giornata della memoria, oggi, perché il passato non diventi presente.

Giornata della gioventù a Panama: della speranza.

Attentato nelle Filippine, in chiesa. Decine di Morti in Brasile per una diga di rifiuti minerari che ha ceduto.

I pochi migranti della Sea Wacth che 27 tra i paesi più ricchi e potenti del mondo non sanno, non vogliono accogliere.

Si popola questa chiesa come la sinagoga di Nazaret nel vangelo di oggi, di poveri, oppressi…

Siamo venuti davanti a te che abbracci ogni creatura,

davanti a te, Dio amante della vita, per dirti grazie.

Nonostante tutto, grazie: per la vita, per l’amore, per gli amici,

per la bontà e la bellezza di tante persone, grazie.

Per il vangelo che ci aiuta a “scollinare gli orizzonti del nostro io”.

Guardando questo Cristo dall’abbraccio infinito, preghiamo:

Signore, come il figlio che torna cerco il tuo conforto, per questo ti prego: donami il tuo abbraccio

Signore, come le donne amiche che ti accoglievano, ti prego: donami il tuo abbraccio

Come il naufrago che ha attraversato mari e respingimenti, dopo tanti rifiuti, almeno tu ti prego: donami il tuo abbraccio

 

Omelia

Luca ci racconta una scena da stampare nel cuore. Lo fa quasi al rallentatore, per farci comprendere l’estrema importanza di questo momento. Gesù si alza, prende, cerca, legge. Poi arrotola il volume, lo riconsegna, si siede. Tutti gli occhi sono fissi su di lui.

E nel grande silenzio le prime parole ufficiali di Gesù: “oggi la parola di Isaia si realizza”. Ed è così bella questa affermazione: il vangelo non è una chiacchiera, la parola non è teoria è pratica. È efficace. Cambia le cose. Ognuno di noi è vangelo, una parola di Dio, una decisione di Dio, che diventa, può diventare una storia provvidenziale.

Lo abbiamo sperimentato. Ci sono parole mal dette che feriscono e parole belle, di affetto, di accoglienza, che segnano nel bene il cuore delle persone.

Gesù cerca un brano nel rotolo. Conosce bene le Scritture, ci sono mille passi che parlano di Dio, ma lui sceglie questo, dove l’umanità è definita con quattro aggettivi: povera, prigioniera, cieca, oppressa.

E ne fa il programma della sua vita: portare gioia, libertà, occhi nuovi, liberazione, un rabbi che non impone pesi, ma li toglie, un messia che non porta precetti, ma libertà.

Testo fondamentale e bellissimo, che non racconta più, come nei primi capitoli, ‘come’ Gesù è nato, ma ‘perché’ è nato.

Che ridà forza per lottare, apre il cielo alle vie della speranza.

Poveri, ciechi, oppressi, prigionieri: questi sono i nomi dell’uomo. Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo.

 

E poi spalanca il cielo, delinea uno dei tratti più belli del volto di Dio: “Sono venuto a predicare un anno di grazia del Signore”, un anno, un secolo, mille anni, una storia intera fatta solo di benevolenza, a mostrare che Dio non solo è buono, ma esclusivamente buono, incondizionatamente buono.

Gesù censura il profeta Isaia e non legge il versetto successivo che dice: a predicare la vendetta del Signore. No, Dio non sprecherà l’eternità in vendette. E neppure un minuto.

Tutti gli occhi erano fissi su di lui. Sembrano più attenti alla persona che legge che non alla parola proclamata. Sono curiosi, lo conoscono bene quel giovane, sparito per un po’, e appena ritornato a casa, nel villaggio “dov’era cresciuto” nutrito appunto, come pane buono, dalle parole di Isaia. Quelle che ora si è alzato a leggere: ‘parole così antiche e così amate, così pregate e così desiderate, così vicine e così lontane.

Gesù davanti a quella piccolissima comunità presenta il suo sogno di un mondo nuovo. E sono solo parole di speranza per chi è stanco, o è vittima, o non ce la fa più: sono venuto a incoraggiare, a portare buone notizie, a liberare, a ridare vista. Annuncio di un anno di grazia, di cui Gesù soffia le note negli inferi dell’umanità’ (R. Virgili).

E mi domando: è un tempo di grazia questo che viviamo? Sentite annunci di grazia? Vi mette gioia sapere quello che accade ai poveri oggi? Ai disperati? Ai migranti? Dove è finita la bella notizia di Gesù per i poveri: è finito il mondo dell’accumulo, inizia quello della condivisione?

Solo un poco / Di paura in meno /Già basterebbe./ E domani con queste mani/ Servire il mondo/ O difenderlo.

Alle parole di Gesù, la sinagoga di Nazaret si riempiva di volti di poveri. Allo stesso modo ogni chiesa, ogni casa, ogni cuore, sa da dove cominciare, dalla periferia del mondo, dagli sbalzati a terra dal convoglio del progresso, dagli affamati di tenerezza, dagli uomini dal pane amaro, ricacciati in mare dalle coste ricche dell’Occidente.

Sono loro i principi del Regno. E Dio sta alla loro ombra.

 

Una cosa mi commuove: Dio non mette come scopo della storia se stesso, ma l’umanità; non è un Dio che vuole essere servito, lodato, ubbidito, da questi figli distratti, meschini e splendidi che noi siamo, che riporta all’ubbidienza una umanità ribelle, ma il suo sogno è fatto di uomini e donne dal cuore libero e forte. E guariti, e con occhi nuovi che vedono lontano e nel profondo. E che la nostra storia non produca più poveri e prigionieri.

Un sublime capovolgimento. Dio dimentica se stesso, mette noi più importanti di lui; e non offre liberazione in cambio di qualcosa, sarebbe anche lui il grande narcisista, bisognoso di gratificazioni,

lui ama per primo, ama in perdita, ama senza condizioni.

La buona notizia è che Dio mette l’uomo al centro di tutto, e schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne. Il lieto annuncio è che Dio sarà sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo.

Gesù non si interroga se quel prigioniero sia buono o cattivo; a lui non importa se il povero o il cieco sia onesto o peccatore, se il lebbroso meriti o no la guarigione. C’è buio e dolore e tanto basta per far piaga nel cuore di Dio.

  1. Delbrêl : Forse Dio è stanco di solenni e austeri devoti, di eroi dell’etica, di eremiti pii e pensosi, forse vuole dei giullari felici, alla san Francesco di vivere. Prigionieri usciti dalle segrete che danzano nel sole.

Impensabili sulla bocca di Gesù frasi come: “ se è colpevole, deve marcire in galera”. E questo perché la grazia sia grazia e non calcolo o merito.

 

Il programma di Nazaret ci mette di fronte ad uno dei paradossi del Vangelo. Il catechismo che abbiamo mandato a memoria diceva: “siamo stati creati per conoscere, amare, servire Dio in questa vita e poi goderlo nell’altra in paradiso”. Ma nel suo primo annuncio Gesù dice altro: non è l’uomo che esiste per Dio ma è Dio che esiste per l’uomo. C’è una commozione da brividi nel poter pensare: Dio esiste per me, io sono lo scopo della sua esistenza. Il nostro è un Dio che ama di amore unilaterale. Il nostro Dio è differente:

considera ogni povero più importante di se stesso.

Io sono quel povero. Un povero felice e fiero di avere un Dio così.

Preghiera dei fedeli

 

 

Invece della preghiera dei fedeli, leggo i versi che un poeta di 95 anni dedica a un ragazzo di 14 anni del Mali, annegato nel Mediterraneo, con la pagella cucita alla giacca. Come facevano i pellegrini medievali con pagine della Bibbia cucite al loro mantello.

 

PAGELLA DI SCOLARO IN FONDO AL MARE

La portavi cucita sul petto

Medaglia al tuo valore

Risorsa estrema per avere almeno un poco di rispetto

L’orgogliosa pagella di scolaro

Tu, solitario ragazzino,

perso nell’immensa incertezza del migrare…

non t’è servita a salvarti la vita

ma t’è rimasta stretta sopra il cuore

fedele come il cane di famiglia

a custodir del tuo abbandono l’onta

e finalmente sbatterne l’orrore

in faccia all’impunita indifferenza

della presente umanità

di automi.

(Aldo Masullo) 18 gennaio 2019

 

 

 

ALLA COMUNIONE

Solo un poco

Di paura in meno

Già basterebbe.

E domani con queste mani

Servire il mondo

O difenderlo.

I prossimi anni

Le prossime ore

Siano così

Senza barriere.

Con qualche minuto almeno

In cui l’anima è comoda

Dietro la nuca

Dentro le costole

E voi con me e io con voi

Senza veleno

E il libro e il buio e le mani aperte.

Quello che vi accade

Sia benedetto.

(Franco Arminio)

 

 

 

 

 

 

Il Vangelo – A cura di Ermes Ronchi

III Domenica – Tempo Ordinario – Anno C – 2019

A Nazaret il sogno di un mondo nuovo
Vangelo – Luca 1,1-4; 4,14-21

(…) In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Commento di p.Ermes Ronchi

Tutti gli occhi erano fissi su di lui. Sembrano più attenti alla persona che legge che non alla parola proclamata. Sono curiosi, lo conoscono bene quel giovane, appena ritornato a casa, nel villaggio dov’era cresciuto nutrito, come pane buono, dalle parole di Isaia che ora proclama: «Parole così antiche e così amate, così pregate e così agognate, così vicine e così lontane. Annuncio di un anno di grazia, di cui Gesù soffia le note negli inferi dell’umanità» (R. Virgili).

Gesù davanti a quella piccolissima comunità presenta il suo sogno di un mondo nuovo. E sono solo parole di speranza per chi è stanco, o è vittima, o non ce la fa più: sono venuto a incoraggiare, a portare buone notizie, a liberare, a ridare vista. Testo fondamentale e bellissimo, che non racconta più “come” Gesù è nato, ma “perché” è nato. Che ridà forza per lottare, apre il cielo alle vie della speranza. Poveri, ciechi, oppressi, prigionieri: questi sono i nomi dell’uomo.

Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo. E lo scopo che persegue non è quello di essere finalmente adorato e obbedito da questi figli distratti, meschini e splendidi che noi siamo. Dio non pone come fine della storia se stesso o i propri diritti, ma uomini e donne dal cuore libero e forte. E guariti, e con occhi nuovi che vedono lontano e nel profondo. E che la nostra storia non produca più poveri e prigionieri. Gesù non si interroga se quel prigioniero sia buono o cattivo; a lui non importa se il cieco sia onesto o peccatore, se il lebbroso meriti o no la guarigione. C’è buio e dolore e tanto basta per far piaga nel cuore di Dio. Solo così la grazia è grazia e non calcolo o merito.

Impensabili nel suo Regno frasi come: «È colpevole, deve marcire in galera». Il programma di Nazaret ci mette di fronte a uno dei paradossi del Vangelo. Il catechismo che abbiamo mandato a memoria diceva: «Siamo stati creati per conoscere, amare, servire Dio in questa vita e poi goderlo nell’eternità». Ma nel suo primo annuncio Gesù dice altro: non è l’uomo che esiste per Dio ma è Dio che esiste per l’uomo. C’è una commozione da brividi nel poter pensare: Dio esiste per me, io sono lo scopo della sua esistenza.

Il nostro è un Dio che ama per primo, ama in perdita, ama senza contare, di amore unilaterale. La buona notizia di Gesù è un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo, che lo mette al centro, che dimentica se stesso per me, e schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi totalmente “altra” da quello che è. E ogni uomo sia finalmente promosso a uomo e la vita fiorisca in tutte le sue forme.

(Letture: Neemia 8,2-4.5-6.8-10; Salmo 18; 1 Corinzi 12,12-30; Luca 1,1-4; 4,14-21)

Commento al Vangelo domenica 27 gennaio – p.Ermes – a Nazaret il sogno di un mondo nuovo

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/a-nazaretil-sogno-di-un-mondo-nuovo

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron