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Messaggio della Regina della Pace del 25 Aprile 2021 rivolto alla Parrocchia attraverso la veggente Marija di Medjugorje.

 

“Cari figli!
Oggi vi invito a testimoniare la vostra fede nei colori della primavera, che sia la fede della speranza e del coraggio.

Figlioli, la vostra fede non venga meno in nessuna situazione e neanche in questo tempo di prova.

Camminate coraggiosamente con Cristo Risorto verso il Cielo che è la vostra meta.

Io vi accompagno in questo cammino di santità e vi metto tutti nel mio Cuore Immacolato.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

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Da molti anni si sostiene che lo studio della Sacra Sindone di Torino coinvolge tantissime discipline dello scibile umano. Tra queste potrebbe essere anche la cosmologia.

Se si studiasse seriamente questo fenomeno dell’impronta sindonica, si potrebbe intuire qualcosa dell’origine dell’universo. Infatti la lieve bruciatura superficiale sul lenzuolo che forma l’immagine dell’uomo “Gesù” causata dal lampo energetico, segnala un passaggio molto interessante: quello da questa dimensione spazio-temporale a quello del Risorto.

Probabilmente in una frazione di tempo piccolissima, ma sconosciuta, tutto il corpo di Gesù ha emanato un’energia che ha causato radiazioni simili ai VUV. Un passaggio “trans-fotonico?

Qualcuno ammette che oltre la velocità della luce (circa 300.000 km al secondo) potrebbero esistere nuove dimensioni che non seguono le leggi della nostra dimensione spazio-temporale.

La ricerca è davvero interessante…

 

da Wikipedia si legge:

“Di Lazzaro, Baldacchini, Murra, Santoni, Nichelatti e Fanti, utilizzando un laser a eccimeri, hanno ipotizzato che “un brevissimo e intenso lampo di radiazione VUV direzionale può colorare un tessuto di lino in modo da riprodurre molte delle caratteristiche dell’immagine corporea della Sindone di Torino”, e quindi, secondo la loro opinione, l’immagine della Sindone sarebbe stata generata da una radiazione emessa dal corpo umano avvolto in essa.”

 

 

DAL BIG BANG ALLA RISURREZIONE: LA SINDONE POTREBBE RIVELARCI QUALCOSA SULL’ORIGINE E SULLO SCOPO DELL’UNIVERSO

Il lampo di luce che ha lasciato l’impronta sulla Sindone ci indica il passaggio dalla dimensione terrena del Corpo di Gesù, a quella Celeste in una frazione indefinibilmente breve di tempo.

Ciò fa pensare a qualcosa di sublime:

Molti scienziati sostengono che il nostro Universo sia iniziato con uno scoppio avvenuto in un tempo brevissimo, il Big Bang.

La Sacra Scrittura afferma che tutte le cose che esistono sono state create in Cristo, per mezzo di Cristo ed in vista di Lui.

Analogamente al lampo Sindonico, il Big Bang potrebbe essere considerato come una primissima fase preparatoria all’Incarnazione.

Ecco le fasi:

Il Big Bang – l’Evoluzione Cosmica – L’Incarnazione storica di Cristo – La Risurrezione.

L’inizio del Big Bang, quindi, potrebbe costituire un prorompere di Cristo dalla Dimensione Celeste a quella spazio-temporale.

Il lampo di Luce sulla Sindone avviene con il passaggio dalla dimensione terrena di Cristo a quella Celeste.

Cose molto suggestive che potrebbero indurre gli scienziati più umili ad una seria ricerca sull’origine e sullo scopo dell’Universo.

 

Pier Angelo Piai

 

 

 

Articolo apparso su NUOVE24.com

https://www.nuove24.com/notizie-del-giorno/dal-big-bang-alla-risurrezione-la-sindone-potrebbe-rivelarci-qualcosa-sullorigine-e-sullo-scopo-delluniverso/?fbclid=IwAR3pp_umNKnvlEqj3RKSs26adm3SrTjnS7q6NWLaeCXpnPAshJ5tNRBgJBE

 

ARTICOLO RIVISTO:

DAL BIG BANG ALLA RISURREZIONE: LA SINDONE DI TORINO, SE FOSSE AUTENTICA, POTREBBE RIVELARCI QUALCOSA SULL’ORIGINE E SULLO SCOPO DELL’UNIVERSO?

Da molti anni si sostiene che lo studio della Sacra Sindone di Torino coinvolge tantissime discipline dello scibile umano. Tra queste potrebbe essere anche la cosmologia.

Se si scoprisse che la Sindone è autentica e si studiasse seriamente questo fenomeno dell’impronta sindonica, si potrebbe intuire qualcosa dell’origine dell’universo. Infatti la lieve bruciatura superficiale sul lenzuolo che forma l’immagine dell’uomo “Gesù” causata dal lampo energetico, segnala un passaggio molto interessante: quello da questa dimensione spazio-temporale a quello del Risorto.

Probabilmente in una frazione di tempo piccolissima, ma sconosciuta, tutto il corpo di Gesù ha emanato un’energia che ha causato radiazioni simili ai VUV. Un passaggio “trans-fotonico?

Qualcuno ammette che oltre la velocità della luce (circa 300.000 km al secondo) potrebbero esistere nuove dimensioni che non seguono le leggi della nostra dimensione spazio-temporale.

Il lampo di luce che ha lasciato l’impronta sulla Sindone ci potrebbe indicare il passaggio dalla dimensione terrena del Corpo di Gesù, a quella Celeste in una frazione indefinibilmente breve di tempo.

Molti scienziati sostengono che il nostro Universo sia iniziato con uno scoppio avvenuto in un tempo brevissimo, il Big Bang.

La Sacra Scrittura afferma che tutte le cose che esistono sono state create in Cristo, per mezzo di Cristo ed in vista di Lui.

Analogamente al lampo Sindonico, il Big Bang potrebbe essere considerato come una primissima fase preparatoria all’Incarnazione:

Il Big Bang – l’Evoluzione Cosmica – L’Incarnazione storica di Cristo – La Risurrezione.

L’inizio del Big Bang, quindi, potrebbe costituire un prorompere di Cristo dalla Dimensione Celeste a quella spazio-temporale.

Il lampo di Luce sulla Sindone avviene con il passaggio dalla dimensione terrena di Cristo a quella Celeste.

Cose molto suggestive che potrebbero indurre gli scienziati più umili ad una seria ricerca sull’origine e sullo scopo dell’Universo.

 

 

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“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.Quante volte la mia povera fede si riduce a credere che Cristo sia soloun fantasma! Un fantasma disincarnato e nulla di più.
Invece Egli si presenta anche da risorto in carne ed ossa. In CARNE edOSSA!!
La risurrezione di Cristo dovrà essere anche la nostra. Una risurrezione in carne ed ossa.Risorgerò dunque anche nella corporeità fisica. Ma la risurrezione nellavita non assimilerà il corpo corruttibile e mutante che possiedo ora. Saràun corpo glorioso e spirituale perchè è lo spirito il vero dominatore. Non è lo Spirito Santo la vita?
Il mio corpo avrà la vera vita nello Spirito che è il Signore di tutto e di tutti. Devo crederlo, altrimenti vana è la mia speranza! Signore aumenta la mia fede…sono sempre cosi pieno di paure!
“Chi ha paura muore più volte, chi non ha paura muore una volta sola”.
Sotto un certo aspetto è vero: la paura inibisce l’azione più efficace ecreatrice. Quando sono bloccato non vivo autenticamente perchè viene inme represso ogni slancio vitale che mi conduce nell’orbita dell ‘amore.
In questo senso è come se fossi morto. Se credo realmente che Cristo è presente nella mia vita, è amico e fratello confidente, desidera ardentemente farmi partecipare della sua vitadivina perchè mi ama di un amore infinito e unico; se credo realmente inquesto, allora Egli non è più un fantasma intoccabile, irraggiungibile.
No…io posso “toccarlo” quando c’è in me l’abbandono fiducioso nel suocuore e la convinzione che Egli è presente tra noi “in carne ed ossa”. Alloralo vedrò e lo toccherò nel prossimo da ascoltare, da soccorrere, da stimare, da amare…
(testo dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà p.103)
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Tommaso crede dopo aver toccato il corpo risorto di Gesù: la sua fede si consolida nella corporeità pur avendo visto e ascoltato il maestro nella sua vita terrena.Anche in noi c’è spesso questo tipo di coscienza: vogliamo toccare per credere…
Ma cosa significa toccare? Perchè voler credere solo dopo aver toccato?
Toccare è percepire con i sensi carnali. La materia di cui è formata il nostro corpo tocca un altro elemento materiale, ne percepisce l’intensità, la temperatura e alcune qualità. La nostra mente, poi, afferma con sicurezza: “sì, ciò che ho toccato esiste in quanto percepito dai miei sensi e constatato dalla mia mente”.
Ma se riflettiamo più a lungo e in profondità, la percezione sensoriale comincia a diventare meno probante di quello che credevamo. Ogni elemento materiale non ci rivela assolutamente la sua essenza più intrinseca quando lo percepiamo. Tutt’al più constateremo qualche sua qualità che la nostra mente non fa altro che organizzare continuamente secondo alcune leggi innate.
Sappiamo che di ogni ente i sensi colgono solo l’apparenza ma il “noumeno” rimane sempre sconosciuto perchè impenetrabile.Cosa vede Tommaso nel Cristo risorto? Tocca un corpo materiale che conserva ancora le stimmate, segno della sua sofferenza terrena. Egli ha veduto e crede….La sua fede ha bisogno di materialità.Ma Tommaso ha solo iniziato a credere: il suo cammino è ancora molto lungo. I sensi materiali sono soddisfatti, ma rimangono quelli spirituali che sono assai superiori.Gesù non disdegna di agire sui sensi materiali perchè sa di che è”plasmato l’uomo”.
Accontenta Tommaso ma poi esclama: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno”.Il cammino della fede non deve arrestarsi. L’uomo spirituale domina quello materiale come Gesù domina nello Spirito il suo corpo. Gesù entra a porte chiuse e appare in più posti perchè non è più vincolato dai determinismi materiali. Lo Spirito agisce nel Regno della libertà che solo i sensi spirituali possono cogliere.
La fede è un anticipo dei sensi spirituali. È soprattutto con essi che l’uomo spirituale si muove. Ed è con essi che effettua la vera visione della realtà che non si ferma a ciò che è solo terreno, passeggero, transeunte, mutabile, corruttibile.
In Cristo la morte è stata ingoiata dalla vittoria della risurrezione, e così sarà dell’uomo spirituale.Aiutaci, o Signore, a raffinare in noi i sensi che captano la dimensione divina e saremo a contemplarti per l’eternità.
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Dio ci ha creati per Amore. Ci ha donato il libero arbitrio e il suo stesso Figlio Gesù Cristo, il quale è nato, ha patito ed è morto per salvare tutti noi dalla corruzione del peccato, cioè dalla mancanza d’amore.

La sua Risurrezione significa che tutti coloro che credono in Lui saranno anch’essi risorti e godranno della Beatitudine eterna nel Circolo Trinitario, dove non ci saranno né la morte né la corruzione, ma solo dinamismo d’amore, pace, conoscenza,contemplazione della gloria di Dio.

Lo scopo della nostra esistenza, quindi, è la vera felicità eterna in Gesù Cristo risorto. La graduale distruzione della terra è dovuta alla carenza d’amore di tutti coloro che non vogliono credere nel messaggio salvifico di Gesù Cristo, per questo diventano sempre più egoisti e disinteressati al benessere degli altri.

Si inquina la terra e si sperperano le sue risorse per egoismo ed avidità.

Se tutti fossimo veramente altruisti, come Gesù e i suoi santi che hanno dato l’esempio, la terra intera cambierebbe nel bene…

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Domenica di PASQUA – anno C – 2019

«Non cercate tra i morti Colui che è vivo»

Vangelo – Luca 24,1-12

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e (…) ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». (…).

Commento di Padre Ermes

«Nel primo giorno della settimana, al mattino presto, le donne si recarono al sepolcro». Il loro amico e maestro, l’uomo amato che sapeva di cielo, che aveva spalancato per loro orizzonti infiniti, è chiuso in un buco nella roccia. Hanno visto la pietra rotolare. Tutto finito. Ma loro, Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo e “le altre che erano con loro” (Lc 24,10), lo amano anche da morto, per loro il tempo dell’amore è più lungo del tempo della vita. Vanno, piccolo gregge spaurito e coraggioso, a prendersi cura del corpo di Gesù, con ciò che hanno, come solo le donne sanno: hanno preparato, nel grande sabato, cerniera temporale tra la vita e la morte, gli aromi per la sepoltura.

Ma il sepolcro è aperto, come un guscio di seme; vuoto e risplendente nell’alba, e fuori è primavera. Non capiscono. Ed ecco due angeli a rimettere in moto il racconto: “perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui. È risorto”.

Che bello questo ‘non è qui’! Lui è, ma non qui; lui è, ma va cercato fuori, altrove; è in giro per le strade, è in mezzo ai viventi, è “colui che vive”, un Dio da sorprendere nella vita. È dovunque, eccetto che fra le cose morte.

Si è svegliato, si è alzato, è vivo: è dentro i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, è nei gesti di pace, nel pane spezzato, negli abbracci degli amanti, nella fame di giustizia, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell’ultimo respiro del morente. E chi vive una vita come la sua avrà in dono la sua stessa vita indistruttibile. Ma non bastano angeli. Il segno che le farà credere è un altro: “Ricordatevi come parlò quando era in Galilea”. Ed esse, con lui dalla prima ora (Luca 8,1-2), “si ricordarono delle sue parole” (v.8). E tutto esplode: le donne credono, perché ricordano. Credono per la parola di Gesù, non per quella degli angeli. Credono prima di vedere, come ogni discepolo.

Hanno custodito le sue parole, perché le amano: in noi vive solo ciò che ci sta a cuore, vive a lungo ciò che è molto amato, vive per sempre ciò che vale più della vita. La fede delle donne diventa immediatamente ‘annuncio’ (v.9) e ‘racconto’ (v. 10) agli undici e a tutti gli altri. Straordinaria doppia missione delle discepole “annunciarono tutto questo”: è la buona notizia, vangelo del vangelo, ‘kerigma’ cristiano agli apostoli increduli; e poi “raccontavano” queste cose ed è la trasmissione, la narrazione prolungata delle testimoni oculari dalle quali Luca ha attinto il suo vangelo (Lc 1,2) e ce l’ha trasmesso. Come per le donne nell’alba di Pasqua così anche per noi la memoria amorosa del Vangelo, amare molto la sua Parola, è il principio per ogni incontro con il Risorto.

(Letture obbligatorie della Veglia Pasquale: Esodo 14,15-15,1; Romani 6,3-11: Salmo 117; Luca 24, 1-12).

Commento al Vangelo domenica di Pasqua – 21 aprile 2019 – p.Ermes

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/non-cercatetra-i-morticoluiche-e-vivo

 

 

 

 

Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode:
il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d’amore e di pace
la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

 

 

Cristo, autore della vita, fu risuscitato dal Padre e farà risorgere anche noi con la potenza del suo Spirito.

 

    BUONA PASQUA!

 

 

 

 

Il vangelo a cura di Ermes Ronchi

Epifania del Signore – anno C

Vangelo – Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento di p.Ermes

Epifania, festa dei cercatori di Dio, dei lontani, che si sono messi in cammino
dietro a un loro profeta interiore, a parole come quelle di Isaia “Alza il capo e
guarda”.
Due verbi bellissimi: alza, solleva gli occhi, guarda in alto e attorno, apri le
finestre di casa al grande respiro del mondo. E guarda, cerca un pertugio, un angolo
di cielo, una stella polare, e da lassù interpreta la vita, a partire da obiettivi alti.
Il vangelo racconta la ricerca di Dio come un viaggio, al ritmo della carovana, al
passo di una piccola comunità: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno
all’altro. Fissando il cielo e insieme gli occhi di chi cammina a fianco, rallentando il
passo sulla misura dell’altro, di chi fa più fatica.
Poi il momento più sorprendente: il cammino dei magi è pieno di errori: perdono la
stella, trovano la grande città anziché il piccolo villaggio; chiedono del bambino a un
assassino di bambini; cercano una reggia e troveranno una povera casa. Ma hanno
l’infinita pazienza di ricominciare. Il nostro dramma non è cadere, ma arrenderci alle
cadute.
Ed ecco: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono
doni. Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il
dono impagabile sono i mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un
desiderio più forte di deserti e fatiche. Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.
Dio ha sete della nostra sete: il nostro regalo più grande.
Entrati, videro il Bambino e sua madre e lo adorarono. Adorano un bambino.
Lezione misteriosa: non l’uomo della Croce né il Risorto glorioso, non un uomo
saggio dalle parole di luce né un giovane nel pieno del vigore, semplicemente un
bambino. Non solo a Natale Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio
piccolo fra noi. E di lui non puoi avere paura, e da un bambino che ami non ce la fai
ad allontanarti.
Informatevi con cura del Bambino e poi fatemelo sapere perché venga anch’io
ad adorarlo! Erode è l’uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi, è quel
cinismo, quel disprezzo che distruggono sogni e speranze.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle
all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a
chiunque: hai trovato il Bambino?
Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle
cose, nel Vangelo e nelle persone; cerca ancora con cura, fissando gli abissi del cielo
e gli abissi del cuore, e poi raccontamelo come si racconta una storia d’amore, perché
venga anch’io ad adorarlo, con i miei sogni salvati da tutti gli Erodi della storia e del
cuore.

(Letture: Isaia 60,1-6; Salmo 71; Efesini 3,2-3.5-6; Matteo 2,1-12)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-dono-piu-prezioso-dei-magi-il-loro-stesso-viaggio

Commento al Vangelo domenica 6 gennaio 2019 – EPIFANIA del SIGNORE – p.Ermes

 

 

Quando consideriamo la morte di qualcuno, potrebbe essere l’occasione per riflettere sulla nostra morte corporale, perché tutti coloro che sono morti ci hanno solo preceduto. Ma non dobbiamo farlo con angoscia, perché chi si abitua a convivere con il pensiero della morte, in un certo senso, ha più probabilità di vivere meglio il presente.

Un motivo è perché egli non si illude con aspettative che spesso lo fanno fuggire dalla vera vita presente per proiettare il suo stato d’animo in un futuro incerto, arrecando così frustrazioni continue.

Un altro motivo è la speranza cristiana dell’aldilà, in una dimensione da risorto insieme ad altri risorti in Cristo, dove si potrà vivere in pienezza senza più subire il dolore e la morte.

 

(Una voce dal deserto)

 

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Testimoni del Risorto con lo stupore dei bambini

III Domenica di Pasqua – Anno B

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro (…).

Non sappiamo dove sia Emmaus, quel nome è un simbolo di tutte le nostre strade, quando qualcosa sembra finire, e si torna a casa, con le
macerie dei sogni. Due discepoli, una coppia, forse un uomo e una donna, marito e moglie, una famigliola, due come noi: «Lo riconobbero allo spezzare del pane», allo spezzare qualcosa di proprio per gli altri, perché questo è il cuore del Vangelo. Spezzare il pane o il tempo o un vaso di profumo, come a Betania, e poi condividere cammino e speranza.

È cambiato il cuore dei due e cambia la strada: «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme». L’esilio triste diventa corsa gioiosa, non c’è più notte né stanchezza né città nemica, il cuore è acceso, gli occhi vedono, la vita è fiamma. Non patiscono più la strada: la respirano, respirando Cristo. Diventano profeti.

Stanno ancora parlando e Gesù di persona apparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi. Lo incontri e subito sei chiamato alla serenità: è un Signore che bussa alla mia vita, entra nella mia casa, e il suo saluto è un dono buono, porta pace, pace con me stesso, pace con chi è vicino e chi è lontano. Gesù appare come un amico sorridente, a braccia aperte, che ti accoglie con questo regalo: c’è pace per te.

Mi colpisce il lamento di Gesù «Non sono un fantasma» umanissimo lamento, c’è dentro il suo desiderio di essere accolto come un amico che torna da lontano, da stringere con slancio, da abbracciare con gioia. Non puoi amare un fantasma. E pronuncia, per sciogliere dubbi e paure, i verbi più semplici e più familiari: «Guardate, toccate, mangiamo insieme!» gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce arrostito, al più familiare dei segni, al più umano dei bisogni.

Lo conoscevano bene, Gesù, dopo tre anni di strade, di olivi, di pesci, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. E mi consola la fatica dei discepoli a credere. È la garanzia che la Risurrezione di Gesù non è un’ipotesi consolatoria inventata da loro, ma qualcosa che li ha spiazzati.

Il ruolo dei discepoli è aprirsi, non vergognarsi della loro fede lenta, ma aprirsi con tutti i sensi ad un gesto potente, una presenza amica, uno stupore improvviso.
E conclude oggi il Vangelo: di me voi siete testimoni. Non predicatori, ma testimoni, è un’altra cosa. Con la semplicità di bambini che hanno una bella notizia da dare, e non ce la fanno a tacere, e gli fiorisce dagli occhi. La bella notizia: Gesù non è un fantasma, è potenza di vita; mi avvolge di pace, di perdono, di risurrezione. Vive in me, piange le mie lacrime e sorride come nessuno. Talvolta vive “al posto mio” e cose più grandi di me mi accadono, e tutto si fa più umano e più vivo.

(Letture: Atti 3, 13-15. 17-19; Salmo 4; 1 Giovanni 2, 1-5; Luca 24, 35-48)

https://buff.ly/2HAifaw #15aprile

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/testimoni-del-risorto-con-lo-stupore-dei-bambini

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

II Dom di Pasqua – Anno B – 2018 – «Pace a voi!»

Gesù non si scandalizza davanti ai dubbi di Tommaso

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». […]

Otto giorni dopo venne Gesù, a porte chiuse. Mi conforta pensare che, se anche trova chiuso, Lui non se ne va, ma continua il suo assedio dolce e implacabile. Otto giorni dopo è ancora lì: l’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare, il tradito ritorna da quelli che lo hanno consegnato ai nemici. Venne e stette in mezzo a loro. Le sue apparizioni non hanno mai il clamore di una imposizione. Non si preoccupa di sé, il Risorto, ma del pianto di Maddalena, delle donne che vanno, anzi corrono per profumare il suo corpo straziato, delle paure degli apostoli, delle difficoltà di Tommaso, delle reti vuote dei suoi amici quando tornano sul lago dove tutto ha avuto inizio. Ha ancora e sempre quel grembiule ai fianchi! Non viene a chiedere, viene a portare aiuto. Per questo è inconfondibile.

Pace a voi. Non si tratta di un semplice augurio, ma di una affermazione: c’è pace per voi, è pace dentro di voi, pace crescente. Shalom, ha detto, ed è parola biblica che contiene molto di più della semplice fine delle guerre o delle violenze, porta la forza dei retti di cuore dentro le persecuzioni, la serenità dei giusti dentro e contro le ingiustizie, una vita appassionata dentro vite spente, pienezza e fioritura.

Soffiò e disse: ricevete lo Spirito Santo. Su quel pugno di creature, chiuse e impaurite, scende il vento delle origini, il vento che soffiava sugli abissi, il vento sottile dell’Oreb su Elia profeta, quello che scuoterà le porte chiuse del cenacolo: ecco io vi mando! E li manda così come sono, fragili e lenti, ma con in più la sua forza, il suo Spirito, il vento forte della vita che soffierà su di loro, e gonfierà le vele, e li riempirà di Dio.

Tommaso, metti qua il dito nel foro dei chiodi, stendi la mano, tocca! Gesù risorto non porta altro che le piaghe del crocifisso, porta l’oro delle ferite che ci hanno guarito. Nelle ferite c’è l’oro dell’amore. Le ferite sono sacre, c’è Dio nelle ferite, come una goccia d’oro. Gesù non si scandalizza dei dubbi di Tommaso, non gli rimprovera la fatica di credere, ma si avvicina ancora, e tende quelle mani dove l’amore ha scritto il suo racconto d’oro. A Tommaso basta questo gesto. Chi ti tende la mano, chi non ti giudica ma ti incoraggia, e ti offre una mano dove riposare e riprendere il fiato del coraggio, è Gesù. Non ti puoi sbagliare!

Beati quelli che non hanno visto eppure credono! una beatitudine che sento mia, che è facile, è per tutti, per chi fa fatica, per chi cerca a tentoni, per chi non vede, per chi ricomincia. Per noi, che di otto giorni in otto giorni, continuiamo a radunarci nel suo nome, a distanza di millenni; beati noi che «lo amiamo pur senza averlo visto» (1Pt 1,8).

(Letture: Atti 4,32-35; Salmo 117; 1 Giovanni 5,1-6; Giovanni 20,19-31)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/gesnon-si-scandalizza-davanti-ai-dubbi-di-tommaso

 

III di Pasqua. Emmaus (Luca 24,13-35)

di p. Ermes Ronchi

Tutto comincia con la liturgia della strada. Non sappiamo dove sia Emmaus, quel nome è un simbolo di tutte le nostre strade, soprattutto di quando qualcosa sembra finire, e si torna a casa, con le macerie dei sogni. Due discepoli, una coppia, forse un uomo e una donna, marito e moglie, una famigliola (così li ha immaginati il pittore Piero Dani, qui fuori nell’atrio del santuario). Due come noi. Che camminano e parlano.

Ed ecco Gesù si avvicinò e camminava con loro. Dio che si avvicina nei luoghi della vita, lungo la strada, non in sinagoga o in chiesa, ma nei volti, nei piccoli gesti quotidiani. La strada è un luogo laico ed è di tutti.

Si avvicina e cammina: Cristo non comanda nessun passo, prende il mio. Nulla di obbligato. Ogni camminare gli va. Purché uno cammini. Gli basta il passo del momento, il tuo passo quotidiano. E rallenta il suo passo sulla misura del nostro, incerto e breve. Si fa viandante, pellegrino, fuggitivo, proprio come i due.

Cammina con loro Uno che non è presenza invadente di risposte già pronte, ma uno che pone domande, e offre due cose: disponibilità all’ascolto e il tempo della compagnia lungo la stessa strada.

Si comporta come chi è pronto a ricevere, come un povero accetterà la loro ospitalità.

Tutta da scrutare questa pedagogia di Gesù, il quale anzitutto inizia con l’ascolto, senza voler prendere lui la parola, chiarire subito, precisare tutto, spiegare tutto. Raccontatemi, dice: il cuore risorto è quello che non giudica, ma valorizza ogni frammento, e dice che la tua storia è interessante, che è degna di ascolto ogni storia, ogni amarezza, ogni delusione.

Il racconto di Emmaus è lento, senza fretta. Invece tutto è rapido oggi: tutto ad alta velocità: i treni, la TAV, i computers sempre più veloci, la maturazione delle persone… Un quadro non è ancora abbozzato, e vogliamo pronto il capolavoro; l’azione è ancora pensiero, e ne vogliamo gli effetti; non ci siamo ancora messi in strada e vogliamo essere arrivati. Anche in famiglia c’è sempre da correre, manca il tempo, siamo in apnea…

Invece il vangelo oggi propone la liturgia della strada: fatta di ascolto innanzitutto.

Poi cominciò a spiegare loro che il Cristo doveva patire. I due camminatori scoprono una verità che capovolge tutto. C’è la mano di Dio posata proprio là dove sembrava impossibile, proprio là dove sembrava assurdo: sulla croce.

Così nascosta da sembrare assente, mentre invece sta tessendo il filo d’oro della tela del mondo. Non dimentichiamolo: più la mano di Dio è nascosta più è potente.

 

E il primo miracolo è così dolce da non accorgersene subito, è così necessario da entrare in loro senza imporsi: non ci bruciava forse il cuore mentre per via ci spiegava il senso delle Scritture e della vita?

Un dono favoloso quello del cuore acceso, almeno di tanto in tanto, lo sappiamo tutti che è un dono che va e viene, “non sempre si può conservare l’incandescenza del cuore, ma una cosa sì: la memoria dell’incandescenza del cuore” (Card Martini)…

E dal cuore acceso dei due pellegrini escono parole che sono rimaste tra le più belle che sappiamo: resta con noi, Signore, perché si fa sera. Resta con noi quando la sera scende nel cuore, resta con noi alla fine della giornata, alla fine della vita. Resta con noi, e con quanti amiamo, nel tempo e nell’eternità.

Avevano seguito Gesù e lui li aveva amati! Né loro né lui sono cambiati. Non si lasceranno. I due rifiutano di vedere concludersi così di colpo questa amicizia nascente.

Un uscio stava per aprirsi, una casa li avrebbe accolti, un po’ di fuoco, un po’ di pane, volti amici. Lo invitano quindi a restare, offrendogli l’ospitalità, in una maniera così delicata che par quasi che essi la ricevano da Lui. Certi discorsi di Gesù erano improvvisamente riaffiorati, e la sua pietà si ristampava nel loro animo come nel Samaritano della strada che va da Gerusalemme a Gerico. «Avevo fame e m’avete dato da mangiare… ero Pellegrino e forestiero e mi avete ospitato…» (Mt 25,35-40). Invitando il Forestiero a rimanere, i Due sentivano di rendere un omaggio alla memoria del Maestro: era la maniera più giusta di commemorarlo, di averlo vicino ancora, di stargli ancora insieme. Il cuore ritornava ospitale. Nel calore del discorso s’erano dimenticati di chiedergli chi fosse e dove andasse: ma lui che era straniero ora si è fatto prossimo. Resta con noi: che non sia anche questo gesto, l’essere ospitali nella vita, una modalità che avvicina al riconoscimento di Gesù nel pane spezzato?

Forse questo è il segno più antico di cui dispone l’umanità: sedersi insieme e dividere il cibo. Probabilmente è così che siamo diventati esseri umani, dividendoci la preda cacciata per essere uniti, sono esperienze remotissime di solidarietà e perfino di giustizia.

Dio entra, furtivamente nel mondo attraverso i gesti del fare strada, dell’ascolto, dell’ospitalità, del convivio. Questo è il livello in cui Dio entra. Noi lo vorremmo da altre parti… Ma la via di Dio verso l’uomo rimane la fraternità nel senso ricco, profondo, il costruire un mondo fraterno già annunciato e inaugurato. Il nostro impegno nel mondo è questo: annunciare che non è vero che Pilato e Caifa possono fare in eterno il loro gioco. Non è vero!

È possibile che venga un mondo diverso, un mondo migliore: questa la speranza è santa, è benedetta, Dio è lì. Dio non è nel rumore, nel chiasso, nel comizio, ma si consegna in quei semplici rapporti in cui l’uomo scopre se stesso con l’altro, nell’altro, quando ci si scambia tempo e cuore. In questa reciprocità, tessuto altissimo dell’umano in cui si celebra l’amore, entra, con passi silenziosi, il mistero di Dio.

Lo riconobbero allo spezzare del pane”. Il segno di riconoscimento di Gesù, il suo stile unico, è il suo Corpo spezzato, vita consegnata per nutrire la vita. La vita di Gesù è stata un continuo appassionato consegnarsi. Fino alla croce. Che cosa poteva dare di più?

«Lo riconobbero allo spezzare del pane», allo spezzare qualcosa di proprio per gli altri, perché questo è il cuore del vangelo. Spezzare il pane o il tempo o un vaso di profumo, come a Betania, e poi condividere cammino e speranza e solitudine.

È cambiato il cuore dei due, i loro occhi, cambia la strada: “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”. La fuga triste diventa corsa gioiosa per i due discepoli, non c’è più notte né stanchezza, il cuore è acceso, gli occhi vedono, la vita è fiamma. Non patiscono più la strada: la respirano, respirando Cristo. Diventano profeti: Manda ancora profeti Signore/ uomini certi di Dio, /donne dal cuore in fiamme/ e tu a parlare dai loro roveti (Turoldo).

E che ascoltarli sia rimanere accesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron