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Chi sogna spesso di diventare ricchissimo, pur se consapevole che ciò é solo una chimera, forse non sa che potrebbe divenire qualitativamente molto di più.

Anche se possedesse il mondo intero, ma non ha in sé l’unica cosa che conta, rimane sempre un miserabile: infatti un giorno lascerà tutto, si troverà davanti al suo Creatore per rendergli conto della sua vita.

Si vedrà così come egli é, non per quanto aveva.

Gli verrà chiesto cosa ha davvero amato e quale obiettivo spirituale si era posto…

 

 

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In genere associamo il termine “ricco” a chi possiede rendite sicure, imprese, soldi, ville, terreni ecc. ed in più gode di ottima salute ed è “temuto e rispettato”.
Ma è davvero così?
Il vero “ricco” è colui che confida nel Signore. Può abitare in una modesta casa, guadagnare onestamente per vivere ma si accontenta dell’essenziale.
È quindi il modo di vedere la vita che indica lo stato psico-fisico della persona. Una persona che non si lascia logorare dai vari desideri, come possedere sempre di più o immergersi nei piaceri più sfrenati, possiede una certa serenità interiore perché non è divorata dalle preoccupazioni. In questo caso è ricca davvero.
Si fida del Signore, lo glorifica sempre in tutte le cose, si sa stupire del creato e dell’ingegno umano, non è invidiosa ma rimane anche edificata della bontà degli altri.
È consapevole dell’infinita Misericordia divina e non intende nuocere ad alcuno, perché vede negli altri il riflesso divino, in quanto tutti siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Chiediamo sempre allo Spirito Santo lumi per vivere serenamente secondo la volontà di Dio…
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In genere associamo il termine “ricco” a chi possiede rendite sicure, imprese, soldi, ville, terreni ecc. ed in più gode di ottima salute ed è “temuto e rispettato”.

Ma è davvero così?

Il vero “ricco” è colui che confida nel Signore.

Può abitare in una modesta casa, guadagnare onestamente per vivere ma si accontenta dell’essenziale.

È quindi il modo di vedere la vita che indica lo stato psico-fisico della persona.

Una persona che non si lascia logorare dai vari desideri, come possedere sempre di più o immergersi nei piaceri più sfrenati, possiede una certa serenità interiore perché non è divorata dalle preoccupazioni. In questo caso è ricca davvero.

Si fida del Signore, lo glorifica sempre in tutte le cose, si sa stupire del creato e dell’ingegno umano, non è invidiosa ma rimane anche edificata dalla bontà degli altri. È consapevole dell’infinita Misericordia divina e non intende nuocere ad alcuno, perché vede negli altri il riflesso divino, in quanto tutti siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio.

Chiediamo sempre allo Spirito Santo lumi per vivere serenamente secondo la volontà di Dio…

XXVI – Anno C

Lc 16, 19-31

 

Basilio Magno rivolto ai cristiani di Cappadocia:

Il pane che si spreca sulla tua tavola, è pane sottratto all’affamato;

a chi è scalzo spettano le scarpe allineate nei tuoi armadi;

a chi è nudo spettano i vestiti che le tarme mangiano nei tuoi bauli;

è del povero il denaro che si svaluta nella cassaforte delle banche.

Dalla nostra indifferenza, liberaci Signore

Dal non saper più piangere, Liberaci Signore

Dal non saper condividere, liberaci Signore

 

OMELIA

Una parabola dura e dolce, con la morte a fare da spartiacque tra due scene.

Prima scena: C’era una volta un uomo ricco… e uno povero. In questo avvio, con il sapore di una favola, c’è già il messaggio: il mondo è spaccato, ci sono due mondi e in mezzo una voragine. È così che la vogliamo questa terra? Con uno avvolto di porpora, uno vestito di piaghe; uno che si rimpinza ogni giorno e spreca; uno con occhi tristi e affamati, a gara con i cani, a vedere se è caduta a terra qualche briciola. Ricordo una struggente canzone di Branduardi con due versi che dicono:

e si mangiava come due fratelli, una briciola l’uomo ed una il cane.

Morì il povero e fu portato nel seno di Abramo, morì il ricco e fu sepolto nell’inferno. Una domanda si impone con forza a questo punto: perché il ricco è condannato nell’abisso di fuoco? Per il lusso, gli abiti firmati, gli eccessi della gola? No. Il suo peccato è l’indifferenza totale verso il povero: non uno sguardo, non una briciola, non una parola.

Lazzaro è così vicino, sulla soglia di casa, che inciampa in quel fagotto e il ricco neppure lo vede; magari va e torna dal tempio tutti i sabati, canticchia i salmi e non lo vede, legge Mosè e i profeti, e non lo vede.

Manca però l’essenziale. Mancano tre verbi: vedere, fermarsi, toccare. Tre verbi umanissimi, i primi tre gesti del Buon Samaritano. Mancano, e allora tra le persone si scavano baratri, si innalzano muri.

Questo è il comportamento che san Giovanni chiama, senza giri di parole, omicidio: chi non ama è omicida.

La parabola racconta un modo iniquo di abitare la terra, un modo profondamente ateo. Un mondo così, dove uno vive da dio e uno da rifiuto, è quello sognato da Dio? E’ umano che una creatura sia ridotta in condizioni disumane per sopravvivere, come un cane, come una bestiolina?

Lo sguardo di Gesù non si posa sui comandamenti e le regole, ma sulla evidenza della realtà, che è malata, da cui sale un disagio, uno stridore, un conflitto, un orrore che avvolge tutta la scena. E che ci fa provare vergogna.

La realtà viene prima della legge, la legge è piccola cosa davanti al cuore di Dio.

Di quale peccato si è macchiato il ricco? Che male ha fatto al povero Lazzaro?

Chiaro: non lo ha fatto esistere. L’ha ridotto a un rifiuto, a un nulla, una carta per terra. Nel suo cuore l’ha ucciso. Nessuno ha il diritto di ridurre a nulla l’uomo, un’ombra fra i cani,

Quanti invisibili delle nostre città, e anche dei paesi! Attenzione agli invisibili, vi si rifugia l’eterno.

Il male è questo: “Se mi chiudo nel mio io, anche adorno di tutte le virtù, ma non partecipo all’esistenza degli altri, se non sono sensibile e non mi dischiudo agli altri, posso essere privo di peccati eppure vivo in una situazione di peccato” (Giovanni Vannucci).

È tempo di smetterla con i nostri esami di coscienza negativi a sfogliare la margheritina delle regolette, e domandarci invece nella lingua del vangelo: non che male ho fatto? Ma che bene ho fatto? Chi ho aiutato, ieri, oggi, adesso?

Prendersi cura delle creature è la sola misura dell’eternità.

 

Seconda scena. Morì il povero e fu portato in alto. Morì anche il ricco e fu sepolto nell’inferno. Lazzaro è portato sulle mani degli angeli, accolto nel grembo di un Abramo più materno che paterno,

Questa parola materna: grembo, seno, è usata per proclamare il diritto di tutti i poveri ad essere trattati come figli. Ma “figlio” è chiamato anche il ricco, anche lui con la dignità di figlio per sempre, nonostante l’inferno, figlio di un Abramo dalla dolcezza di madre.

Tra noi e voi è posto un grande abisso, dice Abramo, rimane la grande separazione già creata in vita.

Perché l’eternità inizia qui, l’inferno è già qui, nutrito dalle nostre scelte senza cuore:

L’inferno è il prolungamento delle voragini che abbiamo scavato in vita.

 

Padre, una goccia d’acqua sopra l’abisso!

Che cosa risolve una goccia d’acqua sulla punta del dito? Non spegne i fuochi, non estingue l’arsura della sete, ma… attraversa l’abisso. Forse ora il ricco comincia a capire: il senso della vita è avvicinare, sconfinare, passare porte, abbattere distanze tra le persone.

Una parola sola per i miei cinque fratelli! E invece no, perché non è un morto che converte, ma la vita. Non è la morte o la punizione che ammaestra, ma la vita reale, ascoltino quella.

Hanno Mosè e i profeti, hanno il grido dei poveri, che sono la voce e la carne di un Dio, che sono i principi del Regno. Prendete il loro punto di vista come faceva Gesù, con quel suo sguardo amoroso e forte davanti al quale ogni legge diventa piccina, e piccina è perfino quella di Mosè (R. Virgili).

Che ti costa, padre Abramo, un piccolo miracolo! Ma non sono i miracoli a cambiare la nostra storia, non sono le apparizioni a cambiare la vita, la terra è già piena di miracoli, la terra è già piena di profeti: hanno i Profeti, ascoltino quelli, hanno il Vangelo, ascoltino! Di più ancora: la terra è piena di poveri Lazzari, li ascoltino, li guardino, li tocchino. Non c’è miracolo che valga il grido dei poveri.

Il primo miracolo è accorgerci che l’altro esiste (S. Weil).

nelle loro piaghe è Dio che è piagato,

ogni volta che avete fame sono io che ne sento i morsi e l’ululato nel ventre;

ogni volta che vi trattano con dolcezza sono io che ne sento la carezza; ogni volta che avete fatto del bene a uno dei miei fratelli più piccoli è a me che l’avete fatto.

Se l’altro ha sete, e tu gli dai da bere aceto o disprezzo, invece è il Golgota, il Calvario del mondo, con te protagonista del male.

Due giorni fa leggevamo una lettera di San Vincenzo de Paoli che dice: “Se stai pregando e un povero ha bisogno di te, corri da lui. Il Dio che lasci è meno sicuro del Dio che trovi” (San Vincenzo de Paoli). Il Dio che laasci in chiesa è meno sicuro del Dio che trovi nel povero Lazzaro.

 

 

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Vuoi dare onore al corpo di Cristo?

Dopo averlo onorato in chiesa,

non disprezzarlo quando è coperto di stracci

fuori della porta della chiesa.

 

Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo»

ha detto anche: «Questa è la mia fame».

 

Che importa che la mensa del Signore

scintilli di calici d’oro mentre lui muore di fame?

Che senso ha offrirgli porpora e oro

e rifiutargli un bicchiere d’acqua?

 

Rendi bella la casa del Signore

ma non disprezzare il mendicante,

perché il tempio di carne di tuo fratello

è più prezioso del tempio di pietre!

 

(Giovanni Crisostomo)

 

 

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi (da Avvenire)
XXVI Dom. T.O. anno C – 2019

Il peccato del ricco? Non vedere i bisognosi
Vengelo (Luca 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui (…).

Una parabola dura e dolce, con la morte a fare da spartiacque tra due scene: nella prima il ricco e il povero sono contrapposti in un confronto impietoso; nella seconda, si intreccia, sopra il grande abisso, un dialogo mirabile tra il ricco e il padre Abramo. Prima scena: un personaggio avvolto di porpora, uno vestito di piaghe; il ricco banchetta a sazietà e spreca, Lazzaro guarda con occhi tristi e affamati, a gara con i cani, se sotto la tavola è caduta una briciola. Morì il povero e fu portato nel seno di Abramo, morì il ricco e fu sepolto nell’inferno. Una domanda si impone con forza a questo punto: perché il ricco è condannato nell’abisso di fuoco? Di quale peccato si è macchiato?

Gesù non denuncia una mancanza specifica o qualche trasgressione di comandamenti o precetti. Mette in evidenza il nodo di fondo: un modo iniquo di abitare la terra, un modo profondamente ateo, anche se non trasgredisce nessuna legge. Un mondo così, dove uno vive da dio e uno da rifiuto, è quello sognato da Dio? È normale che una creatura sia ridotta in condizioni disumane per sopravvivere? Prima ancora che sui comandamenti, lo sguardo di Gesù si posa su di una realtà profondamente malata, da dove sale uno stridore, un conflitto, un orrore che avvolge tutta la scena. E che ci fa provare vergogna. Di quale peccato si tratta? «Se mi chiudo nel mio io, anche adorno di tutte le virtù, ma non partecipo all’esistenza degli altri, se non sono sensibile e non mi dischiudo agli altri, posso essere privo di peccati eppure vivo in una situazione di peccato» (Giovanni Vannucci).

Doveva scavalcarlo sulla soglia ogni volta che entrava o usciva dalla sua villa, e, impassibile, neppure lo vedeva! Non gli ha fatto del male, no. Semplicemente Lazzaro non c’era, non esisteva, lo ha ridotto a un rifiuto, a nulla. Ora Lazzaro è portato in alto, accolto nel grembo di un Abramo più materno che paterno, che proclama il diritto di tutti i poveri ad essere trattati come figli. Ma “figlio” è chiamato anche il ricco, nonostante l’inferno, anche lui figlio per sempre di un Abramo dalla dolcezza di madre. Padre, una goccia d’acqua sopra l’abisso! Una parola sola per i miei cinque fratelli! E invece no, perché non è la morte che converte, ma la vita.

Hanno Mosè e i profeti, hanno il grido dei poveri, che sono la voce e la carne di un Dio che si identifica con loro (ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, è a me che l’avete fatto). Si tratta allora di prendere, come Gesù, il punto di vista dei poveri, di «scegliere sempre l’umano contro il disumano» (David Turoldo), con quel suo sguardo amoroso e forte davanti al quale ogni legge diventa piccina, perfino quella di Mosè (R. Virgili).

(Letture: Amos 6, 11-16; Salmo 145; 1 Timoteo 6,11-16; Luca 16, 19-31)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-peccatodel-ricco-non-vederei-bisognosi

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

XXV Dom. T.O. anno C – 19

Quanta vita avremo lasciato dietro di noi?

Il Vangelo – (Luca 16,1-13)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. […]».

La sorpresa: il padrone loda chi l’ha derubato. Il resto è storia di tutti i giorni e di tutti i luoghi, di furbi disonesti è pieno il mondo. Quanto devi al mio padrone? Cento? Prendi la ricevuta e scrivi cinquanta. La truffa continua, eppure sta accadendo qualcosa che cambia il colore del denaro, ne rovescia il significato: l’amministratore trasforma i beni materiali in strumento di amicizia, regala pane, olio – vita – ai debitori. Il benessere di solito chiude le case, tira su muri, inserisce allarmi, sbarra porte; ora invece il dono le apre: mi accoglieranno in casa loro. E il padrone lo loda. Non per la disonestà, ma per il capovolgimento: il denaro messo a servizio dell’amicizia. Ci sono famiglie che riceveranno cinquanta inattesi barili d’olio, venti insperate misure di farina… e il padrone vede la loro gioia, vede porte che si spalancano, e ne è contento. È bello questo padrone, non un ricco ma un signore, per il quale le persone contano più dell’olio e del grano. Gesù condensa la parabola in un detto finale: «Fatevi degli amici con la ricchezza», la più umana delle soluzioni, la più consolante. Fatevi degli amici donando ciò che potete e più di ciò che potete, ciò che è giusto e perfino ciò che non lo è! Non c’è comandamento più umano. Affinché questi amici vi accolgano nella casa del cielo. Essi apriranno le braccia, non Dio. Come se il cielo fosse casa loro, come se fossero loro a detenere le chiavi del paradiso. Come se ogni cosa fatta sulla terra degli uomini avesse la sua prosecuzione nel cielo di Dio. Perché io, amministratore poco onesto, che ho sprecato così tanti doni di Dio, dovrei essere accolto nella casa del cielo? Perché lo sguardo di Dio cerca in me non la zizzania ma la spiga di buon grano. Perché non guarderà a me, ma attorno a me: ai poveri aiutati, ai debitori perdonati, agli amici custoditi. Perché la domanda decisiva dell’ultimo giorno non sarà: vediamo quanto pulite sono le tue mani, o se la tua vita è stata senza macchie; ma sarà dettata da un altro cuore: hai lasciato dietro di te più vita di prima? Mi piace tanto questo Signore al quale la felicità dei figli importa più della loro fedeltà; che accoglierà me, fedele solo nel poco e solo di tanto in tanto, proprio con le braccia degli amici, di coloro cui avrò dato un po’ di pane, un sorriso, una rosa. Siate fedeli nel poco. Questa fedeltà nelle piccole cose è possibile a tutti, è l’insurrezione degli onesti, a partire da se stessi, dal mio lavoro, dai miei acquisti… Chi vince davvero, qui nel gioco della vita e poi nel gioco dell’eternità? Chi ha creato relazioni buone e non ricchezze, chi ha fatto di tutto ciò che possedeva un sacramento di comunione.
(Letture: Amos 8,4-7; Salmo 112; 1 Timoteo 2,1-8; Luca 16,1-13)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quanta-vita-avremo-lasciato-dietro-di-noi

 

 

di p. Ermes Ronchi

XXVIII DOMENICA (Mc 10,17-30)

 

Gesù è sulla strada, il luogo che più amava: la strada, che è di tutti, che collega i lontani, aperta a tutti gli incontri, e non sai chi o che cosa troverai alla svolta del sentiero.

Gesù, libero maestro delle strade.

Ed ecco un tale, uno senza nome ma ricco, gli corse incontro. Corre, come uno che ha fretta, fretta di vivere, di vivere davvero.

Il suo nome è stato rubato dal denaro.

L’uomo senza nome sta per correre un grande rischio: interroga Gesù per sapere la verità su se stesso.

«Maestro buono, è vita o morte la mia? Cosa devo fare per vivere?». Domanda eterna. Di tutti. Da amare, da vivere bene!

Gesù risponde elencando cinque comandamenti e un precetto (non frodare) che non riguardano Dio, ma le persone; non come hai creduto, ma come hai amato. Questi fanno vivere, della vita di Dio che è amore.

Maestro, tutto questo io l’ho già fatto, da sempre. E non mi basta.

“Beati gli insoddisfatti, perché possono diventare cercatori di tesori”.

Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò. Ora fa anche una esperienza da brivido, sente su di sé lo sguardo di Gesù, incrocia i suoi occhi amanti, può naufragarvi dentro. E se io dovessi continuare il racconto direi: adesso gli va dietro, adesso subisce l’incantamento del Signore, non resiste a quegli occhi… Invece la conclusione del racconto va nella direzione che non ti aspetti: “Una cosa ti manca, va’, vendi, dona ai poveri…”

Sarai felice se farai felice qualcuno; fai felici altri se vuoi essere felice.

 

Quando ci fa male l’anima, quando ci fa male la vita, che cosa sentiamo? Due cose.

La prima una insoddisfazione che viene dal rimorso per scelte sbagliate, errori, sciocchezze, cattiverie

La seconda viene da ciò che non abbiamo fatto, dal coraggio che è mancato, creatività rimasta sepolta. Omissione di vita.

Noi tutti viviamo due vite: una fatta di quotidiano e un’altra di richiami: come appello, come vocazione, come sogno.

Ed è ciò che dice il libro della Sapienza (7, 7 -11): da un lato, troni e denaro, gemme, oro, argento, salute e bellezza; la logica del mondo, la vita come accumulo di cose, vita esteriore.

Dall’ altro lato, una cosa semplicissima: la sapienza del cuore, cioè la vita spirituale, la sapienza sul vivere e sul morire, sull’amore e sul dolore.

La felicità è di casa solo nella vita interiore.

L’uomo ricco non lo capisce, e se ne va triste.

Triste perché non seguirà più la vita come appello, ma solo la vita come esistenza quotidiana, ostaggio delle cose.

 

«E se ne andò triste». Che strano: si possono osservare tutti i precetti e non avere la gioia.

Certo se Dio è un dovere e non uno stupore.

Se ami non da innamorato, ma da sottomesso.

Il credente, invece, è l’uomo sedotto dallo sguardo di Gesù.

Per tre volte oggi si dice che Gesù ” guardò”: con amore, con preoccupazione, con incoraggiamento.

Credere è un’ avventura che nasce da un incontro. Quando tu entri in Dio e Dio entra in te.

Per questo i beni e le ricchezze non danno vita. Dio non ne ha cura, non capitalizza, l’oro è per lui come sabbia (Sap 7, 9) .

Dio non è cosa fra le cose. L’oro non ha senso davanti a lui.

«Una cosa sola ti manca: vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi.»

Spaventato 1’uomo ricco, spaventati sono i discepoli, noi. Il verbo determinante: dare. Dallo ai poveri.

Verbo benedetto e pauroso.

Tre verbi maledetti, avere, salire, comandare. Verbi che fanno male!

Tre verbi benedetti: dare, scendere, servire.

Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo dato via; accumuliamo solo ciò che abbiamo perduto per qualcuno. Gesù non vuole impoverire quell’uomo, ma riempire la sua vita di volti e di nomi.

Nel vangelo molti altri ricchi si sono incontrati con Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, Susanna, Giovanna. Che cosa hanno di diverso questi ricchi che Gesù amava, sui quali con il suo gruppo si appoggiava? Hanno saputo creare comunione: Zaccheo e Levi riempiono le loro case di commensali; Susanna e Giovanna assistono i dodici con i loro beni (Luca 8,3). Le regole del vangelo sul denaro si possono ridurre a due soltanto: a) non accumulare, b) quello che hai, ce l’hai per condividerlo.

Non porre mai la tua sicurezza nel conto in banca, ma nella condivisione.

Quanto è difficile per i ricchi… Due volte lo ripete. I discepoli restano sbigottiti: «Allora è finita, perché anche noi abbiamo desideri di terra».

Ecco allora una delle parole più belle di Gesù: tutto è possibile presso Dio. Egli è capace di far passare un cammello per la cruna di un ago.

Dio ha la passione dell’impossibile. Dieci cammelli passeranno.

Lo disse anche don Milani sul letto di morte: adesso finalmente vedo il cammello passare per la cruna dell’ago. Era lui, lui di famiglia ricca, che passava per la cruna.

Nel suo testamento si rivolge ai suoi ragazzi di Barbiana e scrive: “Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, ho voluto più bene a
voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste
sottigliezze e abbia ascritto tutto al suo conto.
Un altro abbraccio”.

E chissà quante madri, quanti padri diranno a Dio: sai, Signore, ho amato i miei figli di più. Ho voluto più bene a loro che a te. Ma Dio ha ascritto tutto a suo conto: ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me!

Se si percorre questa strada, si aprono delle potenzialità enormi…

Infatti Pietro allora prese a dirgli: Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio? Avrai in cambio cento volte tanto, avrai cento fratelli e un cuore moltiplicato.

Non rinuncia, allora, ma liberazione dalla zavorra che impedisce il volo. Il vangelo non è una morale ma una sconvolgente liberazione (Vannucci).

 

 

Giovanna (Il paese della libertà) di Marina Marcolini

 

Come nomadi del deserto

ogni giorno leviamo le tende.

Bagaglio leggero impone il viaggio

e cuore fiducioso.

Porto con me volti e profumi e colori

e sempre più storie di uomini e donne:

ho lasciato la ricchezza del palazzo

per un arcobaleno.

 

Ora è libero il cuore,

ha smesso di cercare sicurezza

e giorno dopo giorno vado

di inizio in inizio, nomade d’amore.

 

Tu hai spalancato la mia vita

sei vento che soffia e gonfia le vele,

seguirti è cosa da gente coraggiosa

che si fida solo del vento.

 

La mia ricchezza è diventata feconda

e ho imparato da te a dare

come un povero che riceve.

I miei beni e il mio nome che apre le porte

non sono più peso che intralcia il viaggio

laccio che ostacola il passo:

sulla strada fatta insieme da tempo

con te e con i tuoi

si è cambiato l’oro in pura luce

e in fuoco che spinge la carovana.

Con gli occhi nel sole a ogni alba io so

che rinunciare per te

è uguale a fiorire.

 

 

 

 

 

Quando osservi qualsiasi cosa attorno a te constati la meravigliosa complessità del mondo in cui sei immerso. Osservi stupito le montagne, i paesaggi, i fiumi, gli animali e le persone che ti circondano.

Quando ti capita di dare uno sguardo al cielo stellato pensi all’enorme numero di corpi celesti, alla forza di gravità, al fenomeno della luce e delle varie forme di energia. La materia stessa è energia e così la nostra mente, la quale elabora tutto ciò che i sensi del tuo corpo percepiscono.

Ed è proprio nella mente che il Tutto viene raccolto per formare le immagini ed i pensieri. Il tuo mondo interiore accoglie in sé l’intero Universo, lo interpreta e ne fa oggetto delle tue fantasie che non hanno termine. La luna che vedi, senza di te, è come se non esistesse. Così il sole e le stelle e tutto quanto ti circonda è come se non esistessero se non fossi tu a percepirli.

Persino il Creatore, che esiste in sé, senza di te è come se non esistesse: Egli osserva il suo Cosmo anche con il tuo sguardo ed esercita la sua attività creatrice anche grazie alla tua. Per questo il tuo universo interiore è davvero molto più ricco e prezioso di quello esteriore!

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

 

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Gesù è il re che non ha mai assoldato mercenari, non ha mai arruolato eserciti, non è mai entrato nei palazzi dei potenti, se non da prigioniero.

“Metti via la spada” ha detto a Pietro, altrimenti avrà ragione sempre il più forte, il più violento, il più armato, il più crudele.

Di che cosa hanno bisogno quelli che uccidono il loro re? Della condanna, della pena di morte? No, di un supplemento d’amore: perdona loro, Padre, Per i regni di quaggiù, per il cuore di quaggiù, l’essenziale è vincere, nel mio Regno l’essenziale non è vincere o perdere, ma amare o no. La parola di Gesù è vera proprio perché disarmata, perché non ha altra forza che se stessa.

La potenza di Gesù è di essere privo di potenza, nudo, povero, debole. La sua regalità è di essere il più umano, il più ricco in umanità, il volto più alto e puro dell’uomo. Il vangelo ci ha portato al calvario, non distogliamo lo sguardo: “il cristianesimo nasce lì dalla contemplazione del volto del Dio crocifisso” (C.M.Martini).

 

(Ermes Ronchi – Cristo Re – 2016)

 

 

LIBRI DI ERMES RONCHI: https://www.ibs.it/libri/autori/Ermes…

 

 

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L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2200) iscrivetevi al mio canale youtube “piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

fileDBicn_boh picture
chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua