Sito creato da un privato (persona fisica) a solo scopo amatoriale, con esclusione di attività professionale e senza scopo di lucro.
Il sito è stato affidato a Maria e benedetto dal parroco.

scrivimi

MONDOCREA: finalità (10.000 visite giornaliere circa)


Per chi desiderasse iscriversi al mio canale YouTube (piaipier):
http://www.youtube.com/user/piaipier

 

Dio svela alcune cose ai piccoli, ai semplici, agli umili.
Chi si riconosce creatura limitata e piccola davanti al Creatore viene colmato del sapere che Dio gli svela.
Bisogna spogliarsi dell’ossessione dell’io e mettere Dio al centro della nostra vita.

San Michele Arcangelo a Petralia disse “Molti di voi fingono di essere felici, ma in realtà sono tristi perché cercano la felicità nelle cose terrene e non la trovano: la vera felicità, la vera gioia, la vera pace la troverete soltanto quando vi abbandonerete totalmente a Gesù; dovete vivere sapendo che siete di passaggio e l’altra vita è quella eterna”.

San Francesco d’Assisi si è spogliato dell’io e si e riempito di Dio, e così ha trovato la vera felicità che dona pace e gioia al nostro cuore, ha capito che ciò di cui abbiamo veramente bisogno per essere felici è Dio nella nostra vita, e per avere Dio nella nostra vita bisogna vivere il Vangelo con amore.

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (quasi 4000) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri).

Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: https://www.youtube.com/channel/UCEvG… a cura di https://www.mondocrea.it

Fb 19 settembre 2021

Solo essi danno ordini al futuro

Mc 9, 30-37

Gesù oggi ci offre tre definizioni di sé, una più contromano dell’altra, valide per ogni epoca; ultimo, servitore, piccolo, mettendo al centro non se stesso ma colui che è il più inerme e il più amato: un bambino.

Mette i dodici, e noi, di fronte a un limpidissimo e stravolgente pensiero: chi vuol essere il primo sia l’ultimo, il servo di tutti. Così Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco.

Proporre il bambino come modello di fede è far entrare nella religione l’inedito.

Cosa sperimenta un bambino? La tenerezza degli abbracci, l’emozione delle corse, il vento sul viso… Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida.

Un bambino non basta a se stesso, e riceve tutto restituendo così poco; improduttivo eppure in pace davanti al futuro, sicuro non di sé, ma dei genitori; forte non della propria forza, ma di quella con cui lo sollevano le braccia del padre. Un bambino porta festa nel quotidiano! Lui sa aprire la bocca in un sorriso quando ancora non ha smesso di asciugarsi le lacrime.

Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino.

Averlo come riferimento, per il cammino del credente, significa entrare in un mondo grande appena quanto lo spazio del grido con cui egli chiama la madre. Ma “se non diventerete come loro”, se non ritroverete lo stupore di essere figli piccolini che sanno piangere imparando a ridere, non entrerete mai nel Regno, perché non sapete cos’è la gioia!

Parole mai dette prima, scandalo per i giudei, follia per i greci, ma parole finalmente liberate come uccelli, come angeli sui confini infiniti dell’anima e del tempo. Solo i bambini danno ordini al futuro.

«Chi accoglie un bambino, accoglie il Padre». Mi commuove l’ottimismo di Dio: non tanto l’uomo è sua immagine, ma lo è il bambino, l’eterno che si abbrevia nel frammento. Per Gesù, Dio è il padre buono che scorge il figlio da lontano e gli si butta al collo, è il pastore che trova la pecorella e se la pone sulle spalle.

Dio abbraccia il più piccolo perché nessuno sia perduto; non la briciola di pane, non l’agnellino in fondo al gregge, non due spiccioli di un tesoro. «Neppure un capello del vostro capo, neppure un passero che cade a terra». E come potrebbe mai andare perduto un bambino?

Accogliere, verbo che plasma il mondo come Dio lo sogna. Ci sarà futuro se l’accoglienza, tema bruciante oggi più che mai sui confini d’Europa, sarà il nuovo nome della civiltà. Un invito per tutti a farsi madri di Dio, con Maria; che nella vita non ha fatto nient’altro di speciale che accogliere Dio nel suo bambino, e con questo ha fatto tutto. E a noi non resta che farci prendere in braccio.

La Chiesa, o è madre accogliente per tutti, o non è, perché accogliere l’ultimo è accogliere Dio, e non si può abbandonare Dio sulla strada.

 

Avvenire 25° Marco 9,30

Un’alternanza di strade e di case: i tre anni di Galilea sono raccontati così da Marco. Sulla strada si cammina al ritmo del cuore; si avanza in gruppo; qualcuno resta un po’ indietro, qualcun’altro condivide chiacchiere leggere con un amico, lasciando fiorire parole autentiche e senza maschere. Gesù ha lasciato liberi i discepoli di stare tra loro, per tutto il tempo che vogliono, con i pensieri che hanno, con le parole che sanno, senza stare loro addosso, controllare tutto, come un genitore ansioso.

Poi il vangelo cambia ambientazione: giungono in casa, e allora cambia anche la modalità di comunicazione di Gesù: “sedutosi, chiamò i dodici e disse loro (sedette, chiamò, disse sono tre verbi tecnici che indicano un insegnamento importante): di cosa stavate parlando? Di chi è il più grande. Questione infinita, che inseguiamo da millenni, su tutta la terra. Questa fame di potere, questa furia di comandare è da sempre un principio di distruzione nella famiglia, nella società, nella convivenza tra i popoli. Gesù si colloca a una distanza abissale da tutto questo:  se uno vuol essere il primo sia il servo.

Ma non basta, c’è un secondo passaggio: “Servo di tutti”, senza limiti di gruppo, di famiglia, di etnìa, di bontà o di cattiveria. Non basta ancora: “Ecco io metto al centro un bambino”, il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole e il più amato!

Proporre un bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inaudito Cosa sa un bambino? Il gioco, il vento delle corse, la dolcezza degli abbracci. Non sa di filosofia, di teologia, di morale. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida. Gesù ci propone un bambino come padre nella fede. ‘Il bambino è il padre dell’uomo’ (Wordsworth). I bambini danno ordini al futuro, danno gioia al quotidiano.

La casa ha offerto il suo tesoro, un cucciolo d’uomo, parabola vivente, piccola storia di vita che Gesù fa diventare storia di Dio: Chi lo abbraccia, abbraccia me! Gesù offre il suo tesoro: il volto di un Dio che è non onnipotenza ma abbraccio: ci si abbraccia per tornare interi (A. Merini), neanche Dio può stare solo, non è “intero” senza noi, senza i suoi amati.

Chi accoglie un bambino accoglie Dio! Parole mai dette prima, mai pensate prima. I discepoli ne saranno rimasti sconcertati: Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. L’Altissimo e l’Eterno in un bambino? Se Dio è come un bambino significa che devi prendertene cura, va accudito, nutrito, aiutato, accolto, gli devi dare tempo e cuore (E. Hillesum). Non puoi abbandonare Dio sulla strada. Perché Dio non sta dappertutto, sta soltanto là dove lo si lascia entrare (M. Buber).

fb 5 luglio 2020

INCANTO

 

Padre, ti rendo lode! Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli a Cafarnao e Betsaida non servono, eppure Gesù benedice il Padre.

Attorno, il vuoto. Via i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, e al loro posto ecco malati, vedove, bambini, piccoli. I preferiti di Dio: l’uomo senza qualità accolto nelle qualità di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli. Viene come figlio di povera gente, in una stalla. Senza potere, la sua rivoluzione è su una croce.

Grazie perché loro ti hanno capito! Gesù coglie la logica di Dio che parte dagli ultimi della fila, dai bastonati dalla vita, dalle mani che sanno accarezzare.

Non è difficile Dio. Sta al loro fianco in ogni epoca, su tutta la terra. Dio è vicino a ciò che è piccolo e spezzato. Quando noi diciamo perduto, lui dice trovato; se diciamo condannato, lui dice salvato; quando diciamo abbietto, Dio esclama beato! (Bonhoeffer).

Gesù che si stupisce di Dio. Mi incanta la meraviglia che felicemente lo invade mentre le sue parole passano dal lamento alla danza.

Ma non basta: venite, e vi darò ristoro. E’ il conforto del vivere, non una morale migliore. Se le nostre messe, prediche, incontri, non diventano racconti d’amore che consolano fatiche, si riducono a tomba della domanda dell’uomo, a tomba della risposta di Dio.

Gesù parla di “cose rivelate”, che non si possono recintare in una dottrina, che non sono un sistema di pensiero: le cose rivelate sono il segreto del vivere, preceduto dal silenzio, seguito dall’incanto.

E incalza chi gli è vicino: imparate da me mite e umile, così ci sarà riposo per le vostre anime. Casa della vita è l’amore anche piccolo, quello che fa un passo indietro, dove il cuore abita nella pace di chi si fida.

E ancora: prendete il mio giogo dolce, il carico leggero di Dio. Come può il giogo essere per noi, che nell’ultimo secolo abbiamo lottato proprio per eliminarli tutti? Nella Bibbia il giogo è la legge di Mosè, che Gesù riassumerà nel nuovo invito: amatevi, l’antica novità.

L’amore è ossigeno del mondo. Un re leggero, un tiranno amabile che mai ferisce e mai smette di generare, partorire, curare, dare gioia pura. Prendetevi cura di voi stessi e del creato iniziando dai piccoli, le colonne segrete nella storia, le colonne nascoste nel mondo.

Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce. Uomo regale dallo stupore improvviso, figlio mite che nessuno ha mai comprato, fratello umile di libere vite.

La pace si impara. La mitezza si impara. Da lui. La vita si impara dal cuore stupito di Gesù, puro silenzio incantato.

 

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto?

Il vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia.

Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

 

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

 

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

 

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

 

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

 

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

 

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

 

 

 

Mt.18,1-5.10

 

«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.

E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Commento al Vangelo – di Ermes Ronchi – pubblicato su Avvenire
Quella porta «stretta» per aprirci all’essenziale

XXI Dom. T. O. – Anno C – agosto 2019

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. […]» (Luca 13,22-30)

Gesù è in cammino verso la città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi chiede. E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà facile. E ricorre all’immagine della porta stretta. Un aggettivo che ci inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà. Ma tutto il Vangelo è portatore non di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono i piccoli e i bambini e i poveri che saranno i principi del Regno di Dio; è stretta ma a misura d’uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta.

L’insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande. Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali. Quelli che si accalcano per entrare si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti. Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).

Abbiamo mangiato in tua presenza… Non basta mangiare il pane che è Gesù, spezzato per noi, bisogna farsi pane, spezzato per la fame d’altri. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia. Non vi conosco. Il riconoscimento sta nella giustizia fattiva. Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, ma perché hai mani di giustizia. Ti riconosce non perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per i piccoli e i poveri.

Non so di dove siete: il vostro modo di vedere è lontanissimo dal mio, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un altro pianeta. Infatti, quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessun gesto di giustizia per i fratelli.

La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: la sala è piena, oltre quella porta Gesù immagina una festa multicolore: verranno da oriente e occidente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa. Viene sfatata l’idea della porta stretta come porta per pochi, solo per i più bravi. Tutti possono passare, per la misericordia di Dio. Il suo sogno è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.
(Letture: Isaia 66,18-21; Salmo 116; Ebrei 12,5-7.11-13; Luca 13,22-30)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quella-porta-stretta-per-aprirciall-essenziale

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Cosa resterà di noi alla fine? L’amore dato e ricevuto

Solennità di Cristo, Re dell’ Universo – 2017

XXXIV Domenica – tempo ordinario – Anno A

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. […]

Il Vangelo dipinge una scena potente, drammatica che noi siamo soliti chiamare il giudizio universale. Ma che sarebbe più esatto definire invece “la rivelazione della verità ultima, sull’uomo e sulla vita”. Che cosa resta della nostra persona quando non rimane più niente? Resta l’amore, dato e ricevuto.

Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei passi di un percorso, dove la sostanza della vita ha nome amore, forma dell’uomo, forma di Dio, forma del vivere. Sei passi per incamminarci verso il Regno, la terra come Dio la sogna. E per intuire tratti nuovi del volto di Dio, così belli da incantarmi ogni volta di nuovo.

Prima di tutto Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini da arrivare fino a identificarsi con loro: l’avete fatto a me. Il povero è come Dio! Corpo di Dio, carne di Dio sono i piccoli. Quando tocchi un povero è Lui che tocchi.

Poi emerge l’argomento attorno al quale si tesse l’ultima rivelazione: il bene, fatto o non fatto. Nella memoria di Dio non c’è spazio per i nostri peccati, ma solo per i gesti di bontà e per le lacrime. Perché il male non è rivelatore, mai, né di Dio né dell’uomo. È solo il bene che dice la verità di una persona.

Per Dio il buon grano è più importante e più vero della zizzania, la luce vale più del buio, il bene pesa più del male.
Dio non spreca né la nostra storia né tantomeno la sua eternità facendo il guardiano dei peccati o delle ombre. Al contrario, per lui non va perduto uno solo dei più piccoli gesti buoni, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza, ma tutto questo circola nelle vene del mondo come una energia di vita, adesso e per l’eternità.

Poi dirà agli altri: Via, lontano da me… tutto quello che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l’avete fatto a me.
Gli allontanati da Dio che male hanno commesso? Non quello di aggiungere male a male, il loro peccato è il più grave, è l’omissione: non hanno fatto il bene, non hanno dato nulla alla vita.

Non basta giustificarsi dicendo: io non ho mai fatto del male a nessuno. Perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, restando a guardare, è già farsi complici del male comune, della corruzione, delle mafie, è la “globalizzazione dell’indifferenza” (papa Francesco).

Ciò che accade nell’ultimo giorno mostra che la vera alternativa non è tra chi frequenta le chiese e chi non ci va, ma tra chi si ferma accanto all’uomo bastonato e a terra, e chi invece tira dritto; tra chi spezza il pane e chi si gira dall’altra parte, e passa oltre. Ma oltre l’uomo non c’è nulla, tantomeno il Regno di Dio.

(Letture: Ezechiele 34,11-12.15-17; Salmo 22; 1 Corinzi 15,20-26.28; Matteo 25,31-46)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/cosa-restera-di-noi-alla-fine-l-amore-dato-e-ricevuto

 

 

Che cosa resta della nostra persona
quando non rimane più niente?
Resta l’amore, dato e ricevuto.

Avevo fame, avevo sete,
ero straniero, nudo,
malato, in carcere:
e tu mi hai aiutato.

Sei passi di un percorso,
dove la sostanza della vita ha nome amore,
forma dell’uomo,
forma di Dio,
forma del vivere.
Sei passi per incamminarci verso il Regno,
la terra come Dio la sogna.
E per intuire tratti nuovi del volto di Dio,
così belli da incantarmi ogni volta di nuovo.

… l’argomento attorno al quale si tesse l’ultima rivelazione: il bene, fatto o non fatto.
Nella memoria di Dio non c’è spazio per i nostri peccati, ma solo per i gesti di bontà e per le lacrime. Perché il male non è rivelatore, mai, né di Dio né dell’uomo.
È solo il bene che dice la verità di una persona.

(Ermes Ronchi – Solennità di Cristo, Re dell’ Universo – Anno A )

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/cosa-restera-di-noi-alla-fine-l-amore-dato-e-ricevuto

 

p. Ermes Ronchi

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce di Dio.

È una cosa bellissima questo Gesù che si lascia sorprendere da un Dio sempre fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo figlio.

È Luca che racconta così quel momento: In quella stessa ora Gesù esultò di gioia, pieno di Spirito Santo e disse: ti rendo lode Padre: hai rivelato queste cose ai piccoli e le hai nascoste ai grandi.

Che cosa era successo? Gesù vive un brutto momento: aveva sperato che tutti, ma soprattutto i più attenti alla Sacra Scrittura, scribi e sacerdoti, rabbini e farisei, i migliori di Israele, avrebbero compreso il suo messaggio e l’avrebbero seguito… Invece è successo esattamente il contrario.

È un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli si sono allontanati (ed ha appena levato il suo lamento: guai a te, Corazim, guai a te Betsaida…), è rifiutato da una generazione che non esista a definire “di bambini”(Mt 11, 16): è venuto Giovanni che non mangia e non beve e dicono: è un indemoniato; è venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve e dicono: ecco un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori.

Siete come bambini che non sanno a che gioco giocare.

Ed ecco che in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che riempie Gesù di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio.

Attorno a Gesù il posto sembrava rimasto vuoto, si erano allontanati i grandi, i sapienti, la gente per bene, ed ecco che il posto lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio.

Ti ringrazio, Padre, perché hai parlato a loro, e loro ti hanno capito.

Ho capito anch’io che tu scommetti su coloro sui quali la storia non scommette, sui deboli sbalzati a terra dal convoglio troppo rapido, e indifferente, e crudele della storia.

Beati voi, poveri! I piccoli sono le colonne segrete della storia; i poveri, e non i potenti, sono le colonne nascoste, le pietre vive del mondo nuovo.

Gesù che non se l’aspettava, si stupisce di Dio; è bellissima questa meraviglia che lo invade e lo senti felice, e non si lamenta più, e non c’è più aria di fallimento.

Adesso anche Gesù cambia visione del suo ministero, cambia modo di vedere le cose, è felice per questa nuova logica che è controcorrente, contromano, e molto più bella.

Mi piace tanto questo Gesù, che non si esalta per i successi, che non si deprime per qualche sconfitta: lui si apre al nuovo, a una nuova strada.

La teologa Dorothee Soelle dice di Gesù che è l’uomo più felice perché è dotato di un’immaginazione fuori dal comune. Grazie alla sua immaginazione, scopre l’agire di Dio, scopre nel fondo dell’altro angosce e speranze, e inventa come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

 

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta? Nozioni, concetti? Non sono cose per i piccoli, ma per quelli che si credono i primi della classe.

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no.

In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che in questa rivoluzione della tenerezza sta il segreto di Dio. Voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

 

Ma poi non basta, Gesù fa un ulteriore passo avanti.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Gesù ha capito la logica di Dio e si inserisce, cominciando dagli ultimi della fila, dai bastonati della vita, stanchi e oppressi.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già un catechismo, o nuove regole, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Come dice in questa pagina quella grande donna che fu sorella Maria di Campello sul Clitunno:

superiore all’affetto non c’è nulla.

Val più una goccia di affetto che un mare di spiritualità.

Tutti abbiamo debiti d’amore

e quelli dovranno passare sempre innanzi ai così detti interessi spirituali.

Di un segno di affetto ha estremo bisogno l’animo umano.

Si pensa a dare il pane. Sì.

Ma chi domanda pane può non averne bisogno estremo;

di questo pane ha invece bisogno ogni cuore stanco…

E ogni cuore è stanco”.

Gesù è il racconto della tenerezza di Dio per i cuori stanchi.

Se io che predico il vangelo, non sono di conforto a chi ascolta, non è vangelo vero quello che predico. Non è Cristo quello che io annuncio, perché nominare Cristo deve equivalere a confortare la vita.

Se non confortano sono parole e gesti che non vengono da lui, anzi sono la tomba della risposta di Dio.

Invece là dove le domande dell’uomo e la bellezza e la tenerezza di Dio si incontrano, lì esplode la vita.

 

E continua: Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore. Il maestro della vita è il cuore.

Imparate dal mio modo di amare, delicato e indomito. Se ascolti per un minuto il cuore, scrive il mistico Rumi, farai lezione ai sapienti e agli intelligenti!

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: è musica, è buona notizia.

Gesù venuto a cambiarci l’immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. Venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi. Una fede liberante.

Un liberatore di energie creative e perciò amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Prendete su di voi l’amore, che è un re leggero, un tiranno amabile, che non colpisce mai ciò che è al cuore dell’uomo, non vieta mai ciò che all’uomo dà gioia e vita, ma è instancabile nel prendersi cura, nel rimettere in cammino, nel dare respiro.

Cos’è l’amore? E’ ossigeno. Ossigeno puro. Alla mia vita quando manca l’aria, alla vita che è in debito di ossigeno, alla vita che si è fermata, il vangelo di Gesù è ossigeno, è respiro. Allora, se ascolti e impari il cuore del vangelo, chiunque ti incontrerà troverà respiro, troverà ristoro per la sua vita.

 

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

 

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

 

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

 

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

 

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

 

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

attende la vita là dove si è fermata e la rimette in moto.

rimettere in moto la vita, là dove si era fermata

vivificare, dare ristoro.

 

prendetevi cura, con tenerezza e serietà, di voi stessi, degli altri e del creato, diffondete la combattiva tenerezza di Dio, iniziando dai piccoli, che sono le colonne segrete della storia, le colonne nascoste del mondo. Prendersi cura di loro, come fa Dio, è prendersi cura del mondo intero.

 

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Gesù viene e porta il ristoro della vita, mostra che è possibile vivere meglio, per tutti; che il vangelo è il sogno di rendere più umana e più bella la vita.

non è venuto a portare un sistema di nozioni, quelli dal cuore semplice lo sanno bene. Dio al fianco dei piccoli,

 

 

questa geneUn brutto periodo. Ma gesù non si lamenta, cambia modo di vedere e giunge a rendere lode al padre. La sittuazione si mette male e Gesù capisce che questa è la volontà di Dio.

Gesù si stupisce di Dio, bellissimo.

Se il posto resta vuoto chi lo occupa? i piccoli, quelli che si stupiscono di Dio sono gli ultimi, i pitocchi.

Non quelli in gamba, i preparati, i dottori… ma gli ultimi.

Rende lode al padre perché la logica di Dio va in tutt’altra direzione rispetto al mondo.

Vorrei avere la capacità di non fermarmi alla sconfitta, ma aprirmi

Dopo aver sottolineato Gesù fa un ulteriore passo in avanti.

 

Quando siamo toccati dalla sconfitta alcuni si arrabbiano, lui no. Non è il clan degli sfigati che chiama.

Chiede di prendere su di se il suo giogo, cioè la logica del dono.

I bastonati dalla vita

 

Ti rendo lode, Padre…il vangelo registra uno di quegli slanci improvvisi che accendevano di esultanza e di stupore gli incontri di Gesù: i piccoli lo capiscono, capiscono il segreto del vivere. Rappresentano l’uomo senza qualità che Dio accoglie nelle sue qualità.

Perché hai rivelato queste cose ai piccoli… Le cose rivelate non si possono recintare in una dottrina, non costituiscono un sistema di pensiero. Gesù è venuto per mostrare, per raccontare la rivoluzione della tenerezza di Dio (papa Francesco), nucleo originario e freschezza perenne del suo vangelo.

Questa rivoluzione della tenerezza, Dio al fianco dei piccoli, è la vera lingua universale, l’unica lingua comune ad ogni persona, in ogni epoca, su tutta la terra.

 

l’umanizzazione è il grande segno della spiritualità autentica. Nominare Cristo, parlare di vangelo, celebrare messa deve equivalere a confortare la vita affaticata, altrimenti sono parole e gesti che non vengono da lui. Le prediche, gli incontri, le istituzioni, devono diventare racconti d’amore, altrimenti sono la tomba della domanda dell’uomo e della risposta di Dio.

Imparate da me… Andare da Gesù è andare a scuola di vita. Gesù: quest’uomo senza poteri ma regale, libero come il vento, che nessuno ha mai potuto comprare o asservire, fonte di libere vite.

Da me che sono mite e umile di cuore… Imparate dal mio modo di essere, senza imposizione e senza arroganza. Imparate dal mio modo di amare, delicato e indomito. Il maestro è il cuore. Dio stesso non è un concetto: è il cuore dolce e forte della vita.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero, dolce musica, buona notizia. Il giogo, nel linguaggio della bibbia, indica la Legge. Ora la legge di Gesù è l’amore: prendete su di voi l’amore; prendetevi cura, con tenerezza e serietà, di voi stessi, degli altri e del creato, diffondete la combattiva tenerezza di Dio, iniziando dai piccoli, che sono le colonne segrete della storia, le colonne nascoste del mondo. Prendersi cura di loro, come fa Dio, è prendersi cura del mondo intero.

 

 

Tutta la bibbia racconta il sogno di rendere più umana, più bella la vita. L’umanizzazione è il grande segno della spiritualità autentica.

Gesù: un uomo senza poteri eppure regale, libero come il vento, che nessuno ha mai potuto comprare o indurire. Un re libero dell’infinita libertà dell’amore.

L’uomo che rivela la tenerezza combattiva (papa Francesco) di Dio che sceglie gli stanchi e gli oppressi, li ama, sta dalla loro parte. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore: imparate dal mio modo di essere senza imposizione, senza arroganza. Chi è mite non si impone, non schiaccia con la sua superiorità, non ti costringe minacciando castighi. Ma ti fa risalire dai tuoi Egitti interiori.

Imparate dal mio modo di amare, delicato e indomito. Il maestro è il cuore. Se ascolti per un minuto il cuore, scrive il mistico Rumi, farai lezione ai sapienti e agli intelligenti!

Dio stesso non è un concetto: è il cuore dolce e forte e caldo della vita.

«Prendete il mio giogo sopra di voi. Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero». Il giogo nel linguaggio della bibbia è la legge. Ora la legge di Gesù è l’amore: il prendersi cura, con tenerezza e serietà, di sé, degli altri e del creato, diffondere attorno a sé la combattiva tenerezza di Dio.

Prendete su di voi l’amore, che è un re leggero, un tiranno amabile, che non colpisce mai ciò che è al cuore dell’uomo, non vieta ciò che all’uomo dà gioia e vita, ma è instancabile nel generare, curare, vivificare, dare ristoro.

Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero,

I piccoli sono le colonne segrete della storia, i poveri sono le colonne nascoste del mondo.

Imparate da me… Il mestiere di vivere si impara, imparando il cuore di Dio, come appare in Gesù.

Scrive san Gregorio Magno: Impara il cuore di Dio dalle parole di Dio.

Ermes Ronchi

 

Il vangelo a cura di Ermes Ronchi

XIV Dom. T. O. Anno A – luglio 2017

Il pane d’amore per il nostro cuore stanco

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

È un periodo di insuccessi per il ministero di Gesù: contestato dall’istituzione religiosa, rifiutato dalle città attorno al lago, da una generazione che non esita a definire «di bambini» (Mt 11,16), Gesù ha improvvisamente come un sussulto di stupore, gli si apre davanti uno squarcio inatteso, un capovolgimento: Padre, ho capito e ti rendo lode. Attorno a Gesù il posto sembrava rimasto vuoto, si erano allontanati i grandi, i sapienti, gli scribi, i sacerdoti ed ecco che il posto lo riempiono i piccoli: poveri, malati, vedove, bambini, i preferiti da Dio.

Ti ringrazio, Padre, perché hai parlato a loro, e loro ti hanno capito. I piccoli sono le colonne segrete della storia; i poveri, e non i potenti, sono le colonne nascoste del mondo. Gesù vede e capisce la logica di Dio, la sua tenerezza comincia dagli ultimi della fila, dai bastonati della vita. Non è difficile Dio: sta al fianco dei piccoli, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore stanco… E ogni cuore è stanco. Di un segno d’affetto ha estremo bisogno l’animo umano: è la vera lingua universale della Pentecoste, che ogni persona dal cuore puro capisce, in ogni epoca, su tutta la terra.

Gesù che si stupisce di Dio; mi incanta, è bellissima questa meraviglia che lo invade e lo senti felice, mentre le sue parole passano dal lamento alla danza. Ma poi non basta, Gesù fa un ulteriore passo avanti.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro, non un nuovo sistema di pensiero, non una morale migliore, ma il ristoro, il conforto del vivere. Anche per me e per te, nominare Cristo deve equivalere a confortare la vita. Le nostre prediche, i tanti incontri devono diventare racconti di speranza e di libertà. Altrimenti sono parole e gesti che non vengono da lui, sono la tomba della domanda dell’uomo e della risposta di Dio. Invece là dove le domande dell’uomo e la bellezza del Dio di Gesù si incontrano, lì esplode la vita.

Imparate da me… Andare da Gesù è andare a scuola di vita. Imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare, delicato e indomito. Il maestro è il cuore. Se ascolti per un minuto il cuore, scrive il mistico Rumi, farai lezione ai sapienti e agli intelligenti!

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: dolce musica, buona notizia. Il giogo, nella Bibbia, indica la Legge. Ora la legge di Gesù è l’amore. Prendete su di voi l’amore, che è un re leggero, un tiranno amabile, che non colpisce mai ciò che è al cuore dell’uomo, non vieta mai ciò che all’uomo dà gioia e vita, ma è instancabile nel generare, curare, rimettere in cammino. Cos’è l’amore? È ossigeno. Che se la vita si è fermata, la attende, la impregna di sé e le ridona respiro.

(Letture: Zaccaria 9,9-10; Salmo 144; Romani 8,9.11-13; Matteo 11,25-30)

http://buff.ly/2uxsMfJ

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-pane-d-amore-per-il-nostro-cuore-stanco?utm_content=bufferd71aa&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron