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Impariamo da Santa Teresa di Lisiuex: quando comprese da un segno particolare come l’emottisi che sarebbe andata presto a raggiungere il suo Sposo, ella esultò di gioia.

Come mai gran parte di noi, invece, viviamo preoccupati ed abbiamo paura di qualsiasi cosa perché temiamo possa troncare le nostre vite terrene?

Se ci crediamo la nostra vita non si annulla ma viene trasformata nella gloria di Dio.

Chi gioisce per la venuta del Signore, vive meglio questa dimensione terrena perché si abbandona completamente in Lui. In Lui è il nostro Paradiso e siamo destinati alla vita eterna in Cristo.

Invece di dire: “vieni il più tardi possibile”, dovremmo desiderare ardentemente la venuta del nostro Signore: qui dimostreremmo la nostra vera fede, perché crediamo fermamente nell’infinita misericordia divina, viviamo distaccati da questo mondo ed attendiamo operosamente con certezza il Regno di Dio nella sua pienezza.

 

 

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Tutti coloro che sono morti ci hanno solo preceduto.

Prima o poi sicuramente la morte terrena arriverà per ognuno di noi, anche se non sappiamo quando e dove.

Il Signore conosce da sempre la durata della nostra vita perché in Lui non c’è il tempo cronologico che immaginiamo, ma tutto ciò che ha creato è a Lui presente nell’istante eterno.

Ma non dobbiamo aver paura, perché Egli sa infinitamente meglio di noi ciò che va bene per ogni sua creatura. È importante essere convinti che Egli ci ama immensamente, conosce le nostre fragilità e non desidera che perdiamo le nostre anime immortali.

All’inferno nessuno lo loda, cosa se ne fa di coloro che non vogliono più riconoscere e contraccambiare il suo amore?

Per questo noi dobbiamo camminare sempre alla sua presenza, qualsiasi cosa facciamo, non dimenticarlo mai, proprio perché Lui non si dimentica mai di noi.

 

 

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Molti di coloro che non hanno paura della morte potrebbero avere una visione più integrale dell’esistenza…
Perché non ammettere che in effetti sono convinti della vita eterna dell’altra dimensione che ci attende in Cristo risorto?

Hanno riflettuto a lungo e sono consapevoli che questa vita terrena è solo un primo e brevissimo stadio dell’esistenza che si protrarrà nell’aldilà.

Perché allora temere la morte se è solo un passaggio?

In effetti dal Creatore siamo stati tratti dal nulla e stiamo vivendo in un contesto spazio-temporale in cui il molteplice della materia tende all’unità: questo lo vediamo realizzarsi in ogni fenomeno naturale ed umano, dove è molto dinamica l’attività della legge della “complessità-coscienza”, la quale ci sospinge, attraverso l’esperienza della vita e la progressiva coscientizzazione ad armonizzarci con la nostra anima immortale per diventare sempre più simili a Dio.

Una volta liberati dalla molteplicità materiale, si raggiunge l’unità perfetta essenziale nell’altra dimensione, dove saremo trasfigurati in Cristo risorto, l’apice della pienezza umana che vibra nel dinamismo trinitario.

 

 

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(Riflessione personale sull’espressione di Zoran Milanovic, presidente della Croazia): “LA CULTURA OSSESSIVA DELLA SICUREZZA”

 

L’uomo é fragile, fragilissimo. Tutti noi possiamo ammalarci in qualsiasi momento, dal bambino all’anziano. É sempre stato cosí  perché non possiamo stare in eterno su questa terra. Il nostro destino é l’altra dimensione, quella eterna.

Per questo non dobbiamo vivere sempre preoccupati e ossessionati, privandoci della gioia dello stare insieme, del poter spostarci liberamente ovunque, del frequentare gli ambienti sani che desideriamo perché abbiamo paura di ammalarci o di essere vittima di incidenti. La vita terrena é una sola.

Una madre ossessiva che si preoccupa troppo della sicurezza del suo bambino e lo tiene chiuso in casa “ per il suo bene” non é una madre equilibrata perché il bambino crescerá con problemi psichici seri, diventerá un nevrotico e non riuscirá ad affrontare i problemi della vita con serenitá.

Non lasciamoci togliere la serenitá da chiunque sia. Viviamo con coraggio e confidiamo nel Signore, il quale é Provvidenza e ci sostiene in ogni momento.

(Una voce dal deserto)

 

 

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Ci sono persone che hanno sempre avuto paura di tutto, ma sanno nascondere bene questa pesantissima croce. Non aggiungiamo altro dolore a quello che subiscono da anni, sottovalutandole.

Piuttosto sforziamoci di comprenderle, veniamo loro incontro e sosteniamole come possiamo, anche solo ascoltandole.

É molto piú eroico non far pesare le proprie paure sugli altri, come fanno alcuni, che ostentare il proprio coraggio dovuto ad un dono della natura.

 

Dal “Diario di un pellegrino carnico” di p. Albino Candido

“Una cosa ora conosco: che in gran parte la mia vita, nelle sue decisioni fondamentali, è stata governata, assistita, determinata, soggiogata dalla paura, alla paura soggetta, della paura schiava La paura fa da sfondo al mio agire. Al punto che a volte ho paura di credere persino a finzioni, simulazioni o pretesti.

La paura ha costruito e distrutto la mia vita. Ora mi trovo in una fase di preponderante paura che è diventata patologica, come nella mia fanciullezza. Su questa paura, trasformata opportunamente in apparenza di coraggio, vedo che si è lavorato di fantasia da parte del mio prossimo, anche di persone intime e amiche.

 

 

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Tutti sappiamo che prima o poi si deve porre fine a questa vita terrena. Nessuno sfugge…

Chi ha avuto la fortuna di aver superato i 70 anni, ad esempio, ha la probabilità di essere piú vicino alla meta finale di quelli più giovani, meta che consiste nell’incontro con il Signore per rimanere con Lui in eterno.

Se questi, invece, vive continuamente nella paura di dover lasciare questo mondo, é come morto perché é sempre triste e senza speranza.

Chi invece non vede l’ora di raggiungere il Signore vive gioiosamente ogni istante, perché non ha paura della morte, é piú libero interiormente e vede la vita più in profondità.

Beato chi ha questa fede: bisogna chiederla continuamente allo Spirito Santo!

 

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LA SOLITUDINE DEL SAGGIO

Ci sono persone ossessionate dalla solitudine. E non si accorgono che la solitudine in qualche modo se la costruiscono loro : in pratica hanno paura della libertà e il desiderio morboso della compagnia degli altri non è altro che un tentativo di offuscare questa paura.

Bisogna avere il coraggio di andare a fondo di noi stessi considerando l’intero processo del nostro pensiero. E’ importante chiederci sempre con lealtà : perché mi interessa quello o quest’altro?

Certo, non si può vivere isolati : tutti abbiamo bisogno degli altri, anche per questione di sopravvivenza. Ma quando la ricerca degli altri costituisce un profondo disagio e una vera e propria ossessione dobbiamo cercare di capire realisticamente il perché.

Probabilmente viviamo ancora alla superficie del nostro io se abbiamo bisogno di continui riscontri. 
Gli altri ci aiutano a capire molte dinamiche della vita, ma non potranno mai prendere delle decisioni al nostro posto. Non possono rimpiazzare il nostro io se non a scapito della libertà interiore.

L’ideale per ognuno di noi è vivere nel distacco più completo. Ogni giorno è diverso, se lo sappiamo vedere con occhi puri . Le persone sono volute da Dio stesso, ma ognuno ha il diritto di scegliersi la vita più libera. La nostra presenza non deve invadere le altre presenze. 


Perché dobbiamo essere invadente con i nostri desideri morbosi?

Uno è attratto dall’arte, dalla poesia, dalla musica, dai talenti. Si interessa degli altri perché vuole capire come sviluppare i propri talenti. E’ una ricerca interessata, quindi porterà delusione, dolore.
Colui che è realmente saggio sa essere anche distaccato dal desiderio di “socializzare”, come diciamo ipocritamente.

Non ha bisogno di mostrare agli altri quanto vale, generando così invidia e competizione attorno a sé. Sta bene in qualsiasi situazione: da solo o con gli altri. Non si fa problemi. Non ricerca gli altri per colmare la solitudine e non sta solo perché disprezza gli altri.

E’ in armonia con il proprio sè e questo gli basta. Contempla tutto ciò che vive e non è preoccupato di cosa pensano gli altri di lui. Vive rilassato anche nel turbinìo degli eventi perché sa che il vero centro è Dio e che Dio è il suo Centro. 


“Qualunque cosa faccia o non faccia il saggio, quando è seduto in silenzio, senza far nulla, persino in silenzio la sua presenza lavora, crea: diventa creativa” (un filosofo indiano).
Ce ne fossero di simili creativi! Il mondo sarebbe molto più in pace.

 

 

 

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La vita di molte persone è spesso tormentata dalla “paura”.
Paura di esistere, paura della solitudine, paura degli altri, paura delle colpe, delle malattie, del cibo inquinato e della morte.

Forse le persone troppo paurose si chiedono interiormente: “come facciamo ad “amare” Dio ed il prossimo sinceramente nella paura? Viviamo nella consapevolezza che siamo immersi in moltissimi pericoli, anche mortali…

A costoro dico: “già il fatto di aver potuto raggiungere la vostra età è una prova che il Signore ci sorregge sempre.”
Nonostante tutto affidiamoci sempre al Signore nella convinzione che non ci abbandona mai.

Purtroppo la loro natura eccessivamente paurosa spunta sempre e continua a tormentarli, ma solo nell’abbandono fiducioso alla SS. Trinità si placa un po’.

È importante riconoscere che il nostro amore non è puro e cerchiamo di essere consapevoli che il Signore non desidera che abbiamo paura.

Ma Lui ci conosce molto più in profondità di quello che pensiamo.
Nessun pensiero gli è nascosto…e sa meglio di noi il perché delle prove che ci manda, per la nostra salvezza eterna.

 

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Il silenzio è l’humus di ogni forma di creatività.

Non solo il silenzio esteriore, ma anche e soprattutto quello interiore: bisognerebbe abituarci a mettere tra parentesi molte interferenze e pensieri che si susseguono senza connessione logica.

Quando la mente è affollata da mille preoccupazioni, emozioni, immagini ecc, non può leggere gli eventi e la vita stessa con obiettività.

Allora saremmo sempre più vicini al nostro centro di appercezione, il quale lascia passare sullo sfondo il ciarpame inutile costituito da immagini, ricordi, desideri, ansie, ecc.

Questo centro di appercezione interiore è un puro stato di osservazione e non viene intaccato dal ciarpame di idee ed immagini inutili e stressogene, se lo lasciamo tranquillamente operare senza sforzo, perché costituisce la visione più integrale del mondo reale.

 

 

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Chi é sincero con se stesso e non ha paura di scoprire la sua vera natura, osserva i contenuti della sua mente, il loro fluttuare, le proprie emozioni e la sua visuale del mondo.

Non si turba se prende consapevolezza di essere egoista, avaro, passionale, vizioso, ipocrita, vendicativo, superficiale, sciocco, ecc.

Anzi, qualsiasi cosa scopre del suo dinamismo mentale é un piccolo tassello che gli consente di ricostruire il puzzle della sua vera identitá, il quale é un incentivo per rendere piú integrale la sua intelligenza.

Gradualmente si accorgerá che i muri che si era costruito illusoriamente e che lo separavano dal suo vero ”io” interiore e dall’Universo, si sgretoleranno per svelargli ció che é davvero essenziale per la sua esistenza.

 

 

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La paura é una forma di auto-difesa importante per la stessa sopravvivenza.

Ma se essa é preponderante, inibisce l’azione e limita la nostra libertá di scelta e quella interiore.

Di questo ne sono ben consapevoli i manipolatori di masse, come ben spiegano G. Le Bon e S. Freud giá nello scorso secolo.

Solo una coraggiosa auto-consapevolezza potrebbe affrancarci dalla paura indotta dagli stessi suoi amplificatori.

L’auto-consapevolezza si ottiene nel silenzio, nella continua osservazione delle nostre reazioni mentali, nell’indagine, nella retta informazione, nello smascheramento di chi ci vuole strumentalizzare tramite essa, nell’identificazione della vera menzogna..

Pensiamo bene cosa ha provocato storicamente la paura massificata e quella personale…

Se si vuole vivere liberi dobbiamo ricercare a tutti i costi la Veritá, perché, come disse Cristo : “ La Veritá vi fará liberi”…

 

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Se siete giovani e belli, oppure ricchi e potenti, famosi o influenti, ma in voi non c’è il vero amore, allora la vostra vita è inutile.

L’amore non è generato dalla paura: è spontaneo e libero.

Non è oscurato dal velo dell’abitudine, perché il vero amore vede tutto nuovo. E non può nemmeno essere finto.

L’amore, quello vero e puro, non è inquinato dal tornaconto personale: se si ama solo perché si è contraccambiati, allora è solo l’anticamera del vero amore.

Quando si ama si superano il legame di sangue o le convenienze sociali ed economiche.

Non c’è un “perché” ben definito quando amiamo veramente.

Si ama e basta.

Si ama la vita. Si osserva un fiore senza volerlo possedere. Si guarda l’animale con tenerezza., ci si relaziona con le persone senza interesse personale ecc.

Non si ama per diversi motivi o finalità. Si ama e basta, perché esso è nella nostra interiorità, nella nostra visione del mondo e quindi diventa un continuo sentimento di benevolenza verso la vita e la stessa esistenza.

Nessuno entra in Paradiso se non ce l’ha già dentro.

Il Paradiso è il vero Amore.

 

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Per sconfiggere la paura di non essere giudicati degni del Paradiso e di sprofondare all’inferno bisogna credere fermamente che Dio ama ciascuno di noi in modo del tutto particolare e che desidera più di noi la nostra salvezza eterna. Egli non lascerà niente di intentato, pur rispettando la nostra libertà e dignità.

Non gode della rovina dell’uomo perché è infinitamente misericordioso.

Come può permettere che una sua creatura, fatta a sua immagine e somiglianza, per la quale suo Figlio ha terribilmente sofferto, possa perire per l’eternità? Si sa che ognuno di noi è debole e di vita breve, ma destinato alla gloria eterna.

Chi può realmente glorificarlo e lodarlo agli inferi? Se veramente dovesse esserci qualcuno all’Inferno, costui lo ha coscientemente voluto, non accettando la salvezza offerta gratuitamente da Gesù Cristo.

Nessuno si danna senza volerlo, come sostengono molti mistici e la stessa Scrittura. Chi si danna, pur consapevole delle numerose opportunità, ha rifiutato coscientemente la grazie, ben sapendo a cosa sarebbe andato incontro. Se crediamo nel Dio misericordioso e ci abbandoniamo fiduciosi in Lui, anche se la nostra povera anima dovesse essere piena di macchie e cicatrici, ritornerà a risplendere della gloria a cui è stata destinata, perché Dio Onnipotente ha la facoltà di trasformare anche le pietre in cuore di carne.

L’inferno è la morte di ogni speranza, è il completo indurimento interiore, è la totale chiusura alla grazia. Non disperiamo: anche se ci dovessimo ritenere i più indegni, qualora la nostra ultima speranza fosse riposta solo alla sua misericordia divina, Egli ci salverà in virtù della passione e morte di Gesù Cristo.

Ci ha fatto altri grandissimi doni: la Chiesa e i suoi sacramenti, ottimi e sicuri mezzi per ottenere la salvezza.

II metodo più sicuro per ricevere la sua misericordia è pregarlo: la preghiera ci aiuta a desiderarlo, a metterlo al primo posto e ad amarlo. Dio non respinge chi lo ama.

 

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Messaggio del 25 Marzo 2021 rivolto alla Parrocchia attraverso la veggente Marija di Medjugorje.

 

”Cari figli!
Anche oggi sono con voi per dirvi: figlioli, chi prega non ha paura del futuro e non perde la speranza.


Voi siete stati scelti per portare la gioia e la pace, perché siete miei.

Io sono venuta qui con il nome: Regina della Pace perché il diavolo vuole l’inquietudine e la guerra, vuole riempire il vostro cuore di paura per il futuro e il futuro è di Dio.


Perciò siate umili, pregate ed abbandonate tutto nelle mani dell’Altissimo che vi ha creati.


Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

 

 

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Se la Creazione che vediamo è così affascinante, cosa ci aspetterà nell’altra dimensione, dove tutto è molto più sublime e non morrà mai?

Quanto è grande l’opera del Creatore! È indescrivibile, profondamente meravigliosa!

Se smettessimo di pensare sempre ai nostri limiti ed alle nostre fragilità per confidare completamente in Dio, anche la nostra vita terrena sarebbe assai diversa!

Dio non vuole che viviamo nell’ansia o nella paura! Ci ha creati per conoscerlo e si può sempre riconoscerlo anche nella sua stupenda Creazione.

Quando ci tuffiamo in Lui, dimentichiamo noi stessi. Egli conosce bene le nostre fragilità. È sufficiente che ne siamo consapevoli, ma poi vuole che ci fidiamo di Lui e che lo adoriamo nei nostri cuori sinceramente ammirati della sua grandezza e della sua umiltà.

Ma soprattutto desidera che crediamo nel suo Amore per noi, nonostante le tempeste della vita…

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A JAKOV DEL 25.12.20

“Cari figli,
anche oggi Gesù è qui accanto a voi, anchequando pensate di essere soli e che non ci sia più luce nella vostra vita, Lui è sempre vicino a voi e non si è mai allontanato lasciandovi da soli. 


La luce della sua nascita illumina questo mondo e la vostra vita.


Il suo cuore è sempre aperto per ricevere ogni vostra sofferenza, tentazione, paura e bisogno.

Le sue mani sono protese verso di voi per abbracciarvi come un Padre e dire quanto siete importanti per Lui, quanto vi ama e quanto si prende cura dei suoi figli. 


Figli cari anche i vostri cuori sono altrettanto aperti verso Gesù? 
Avete completamente consegnato la vostra vita nelle Sue mani?
 Avete accettato Gesù come vostro Padre, al quale potete sempre rivolgervi per trovare in Lui conforto e tutto ciò di cui avete bisogno per vivere la fede veritiera?


Perciò, figli miei, abbandonate il vostro cuore a Gesù e lasciate che sia lui a governare le vostre vite, perché solo così accetterete il presente e potrete affrontare il mondo in cui vivete oggi.


Con Gesù, tutta la paura, la sofferenza e il dolore scompaiono perché il vostro cuore accetta la sua volontà e tutto ciò che entra nella vostra vita.


Gesù vi darà la fede per accettare tutto e niente potrà allontanarvi da Lui, perché vi tiene per mano e non permette che ve ne andiate o vi perdete nei momenti difficili perché è diventato il Signore della vostra vita. 


Vi benedico con la mia benedizione materna.”

 

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Se desideriamo essere cristiani attivi spesso, quando prendiamo sinceramente coscienza di quello che realmente siamo, tendiamo a scoraggiarci.

Ci sentiamo oppressi da molte povertà che ci indicano che non sappiamo realmente amare, che cadiamo in modo ripetitivo nello stesso peccato od abbiamo sentimenti inconsciamente ostili contro chi ci sembra ostacoli la nostra quiete o la nostra libertà.

Ci accorgiamo che non sappiamo perdonare come Gesù ci raccomanda.

Ci sono anche momenti in cui non si ha voglia di pregare o di operare il bene.

Più siamo consapevoli di queste miserie e più ci rattristiamo.

Chiediamoci: perché ci rattristiamo? Pensiamo forse che Dio non sappia chi realmente siamo interiormente?

Essendo Amore Onnipotente Egli ci conosce molto più in profondità di quello che pensiamo.

Il monaco Albino Candido, a tale proposito scrive sul suo Diario:
“Con Lui non fanno paura nemmeno le tue povertà, il tuo disamore, perché se ti mancano le bontà, è sufficiente domandargliele che Lui ha tutte le bontà in grado altissimo, ne ha da vendere.”

(Diario di un Pellegrino Carnico, 1979 – 31 dicembre p.169)

 

 

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Sin dall’uso di ragione avremmo dovuto vivere ogni istante nella consapevolezza della nostra estrema provvisorietà. È l’evidenza dei fatti. Ogni evento può ritorcersi contro di noi per rapirci la vita terrena in qualsiasi momento.

Chi é abituato a vivere in questa dimensione consapevolmente, non si abbatte troppo se un minuscolo virus accentua questa percezione di provvisorietà su scala globale.

La pandemia in atto, che riteniamo un evento eccezionale, ci fa inconsciamente posporre in un secondo piano tutti gli altri pericoli che abbiamo affrontato e superato sin dalla nostra nascita grazie ad una mano provvidenziale.

Si tratta di riconoscerla , ma la paura non ci rende abbastanza lucidi per questo. Tutti noi siamo sempre stati sorretti dalla Divina Provvidenza, la quale non smetterá di sorreggerci fino alla nostra ora prestabilita, tramite la quale entreremo nella dimensione dove più nulla sará provvisorio, ma Tutto avverrá nell’eterno istante…

 

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Se sei iscritto, qualora lo desiderassi, fai parte della “CONFRATERNITA della COMUNIONE DEI SANTI” beneficiando delle preghiere di tutti i membri.

 

 

 

Dio ci ama perché siamo sue creature. Appunto perché ci ama Egli è sempre accanto a noi ed in noi, conoscendoci perfettamente. Conosce anche i nostri pensieri più profondi, quindi ci pensa sempre ed esulta quando noi lo glorifichiamo nell’aver fiducia in Lui…

Attende da noi in ogni momento della nostra vita una risposta d’amore, la quale può essere una preghiera di ringraziamento, una richiesta o una buona azione verso il prossimo.

Se Dio ci ordina di amarLo con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutta la nostra mente, significa che Lui in persona lo sta facendo nei nostri confronti. Egli ci osserva benevolmente e gioisce per noi quando corrispondiamo al suo amore e ci fidiamo della sua Divina Misericordia.

Se sapessimo quanto realmente ci ama saremmo sempre gioiosi e interiormente sereni e non avremmo più tanta paura, nemmeno della morte corporale.

 

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Essere “timorati di Dio” non significa aver paura, altrimenti come facciamo a contraccambiare il suo amore?

Temere Dio non basta se ció significa aver paura dei suoi castighi o della sua Onnipotenza.

Il sacro timore di Dio é solo un aspetto del nostro amore verso il Padre… infatti esso non deve mettere in secondo piano l’ammirazione per le sue meravigliose opere e la riconoscenza per la sua misericordia nei nostri confronti.

Sacro Timore, ammirazione e gratitudine dovrebbero sfociare nella contemplazione che porta al puro Amore.

Il sacro timore di Dio richiede anche un profondo rispetto seguendo le indicazioni che ci ha dato attraverso la Sacra Scrittura e la sua Chiesa.

 

 

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Gesù a Santa Faustina:

Il Signore mi disse: «Figlia mia, scrivi.

Tutte le anime che adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il culto, esortando gli altri alla fiducia in essa, non avranno paura nell’ora della morte; la Mia misericordia sarà la loro difesa in quell’estrema lotta.

Per le anime che avranno paura, scrivi: Quando l’anima vedrà la gravità dei suoi peccati ed ai suoi occhi si svelerà tutto l’abisso della miseria in cui è caduta, non disperi, ma si getti con fiducia tra le braccia della Mia misericordia come un bambino farebbe con la madre perché sa ch’essa lo ama. Tali anime hanno un diritto di priorità sopra il Mio cuore.

Fa sapere che nessuna, dopo aver invocato la Mia misericordia, fu delusa.

La Mia predilezione va alle anime che s’affidano alla Mia bontà senza por limiti».

 

dal Diario di Suor Faustina

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La morte corporale è il più grande giorno della nostra vita terrena, dopo la venuta al mondo. Grazie alla morte corporale noi abbiamo la possibilità, se lo vogliamo, di incontrare direttamente Gesù Risorto che ci attende da sempre e che ci inserirà nel circolo d’Amore trinitario.

Allora comprenderemo meglio la sua gloria della quale ci renderà pienamente partecipi, insieme a tutti i redenti. Saranno finiti per sempre la sofferenza, il dolore, la noia ecc. Il nostro essere rinnovato godrà direttamente della visione beatifica di Dio (faccia a faccia).

Proveremo continuamente, senza mai stancarci, meraviglia e stupore immensi per tutto ciò che il Signore ci ha preparato dall’eternità.

Per questo San Francesco chiamava “sorella” la nostra morte corporale. Essa è solo un passaggio qualitativo verso una dimensione luminosa inimmaginabile.

Se fossimo tutti convinti di questo non avremmo paura della morte, ma l’aspetteremmo con gioia….

 

 

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XIX domenica anno C. 11 agosto 2019

di p. Ermes Rochi

Benvenuti. Siamo arrivati qui ciascuno con le nostre anfore vuote, per metterle sotto la fontana che è il Signore, che siano riempite di luce, di coraggio, di cuore.

 

 

Omelia

L’idea-forza, l’idea ispiratrice del mondo nuovo come Gesù lo vuole è nel verbo servire, è nel coraggio di prendersi cura. Non possiamo neppure cominciare a parlare di etica senza un sentimento di cura.

Il nome nuovo della civiltà è servizio, espresso oggi nelle parabole sui servi.

Nella notte aspettano il padrone. Restare svegli fino all’alba, con le vesti già strette ai fianchi, con le lampade sempre accese, è “un di più” che ha il potere di incantare il padrone al suo arrivo.

Non lo fanno per paura, non per dovere, la loro è come l’attesa nella notte di quei genitori insonni finché i loro ragazzi sono fuori il sabato notte, a una festa, in ansia fino a che non li sentono rientrare in casa.

Come l’attesa dell’amata nel Cantico dei Cantici: io dormo, ma il mio cuore veglia (5,2).

Se alla fine della notte lo troverà sveglioSe lo troverà…, se. La fedeltà del servo non è ovvia, un fatto dovuto. Il padrone non sa, non se l’aspetta e trovare all’alba chi lo accoglie è per Dio una sorpresa e una gioia, uno stupore. Dove mi sembra che risuoni la voce di un Signore felice: questi miei figli, capaci ancora di stupirmi! Con un di più, un eccesso, una veglia fino all’alba, un vaso di profumo, un perdono di tutto cuore, due spiccioli nel tesoro del tempio, l’abbraccio al più piccolo.

E allora scatta in lui una risposta gioiosa, eccessiva, liberante: li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E’ il capovolgimento dell’idea di padrone: il punto commovente, sublime di questo racconto, il momento straordinario, quando accade l’impensabile: il signore si mette a fare il servo! Dio viene e si pone a servizio del benessere dei suoi, e i servi sono signori. E il Signore è servo.

Gesù ribadisce, perché si imprima bene, l’atteggiamento sorprendente del padrone: si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. È l’immagine clamorosa, che solo Gesù ha osato, di Dio nostro servitore; quel Dio capovolto, che lui ha rivelato e incarnato nell’ultima sera, cingendo un asciugamano, prendendo fra le sue mani i piedi dei discepoli, facendo suo il ruolo proprio dello schiavo o della donna.

Non il padrone dei padroni, non il re dei re o il signore dei signori, non il dio degli dei, Lui è il servitore di ogni vita, di tutta la vita.

 

Le tre piccole parabole di oggi sono ambientate nella notte, immagine della fatica, della nostra cronaca aggrovigliata, di tutte le paure che escono dal buio dell’anima; simbolo dell’attesa della luce.

È nella notte che spesso capiamo che cosa è essenziale. È nel lungo silenzio che sentiamo crescere e arrampicarsi in noi le cose importanti della vita. Nella notte diventiamo credenti. Nella notte, quando le forze mancano e la fatica è troppa. Quando ci sembra di non farcela più e la disperazione fa pressione alle porte del cuore, quando Dio è lontano, allora mantenere accese le lucerne. Accese nonostante. Accese comunque.

Vale molto di più accendere una lampada nella notte che imprecare contro il buio.

Hai molte lampade, accendile tutte (S. Ambrogio). Le molte lampade non sono le idee degli opinionisti famosi, non le trovo negli articoli del mio giornale preferito, o sul TG della sera.

Lampada ai miei passi e la sua parola, sono i richiami del Signore sparpagliati nella bibbia, nell’intimo della coscienza, negli eventi della storia, nelle creature, nel gemito e nel giubilo del creato.

Gemito del mondo. La più grave malattia di oggi è la cardiosclerosi, l’indurimento del cuore, l’indifferenza. Il cuore duro è quella malattia che aveva il potere di rendere triste Gesù, di farlo perfino arrabbiare: e girando lo sguardo attorno, adirato per la durezza del loro cuore disse all’uomo: stendi la mano, guarisci!

 

Per tre volte Gesù ribadisce una beatitudine: beati, benedetti quei servi. La fortuna del servo, la sua benedizione non deriva dalla forza di volontà per restare sveglio, non è frutto della sua bravura.

La nostra fortuna, di noi servi inaffidabili, consiste nel fatto di avere un padrone come questo, pieno di fiducia in noi, che non nutre sospetti, cuore luminoso, che ti affida la casa, le chiavi, le persone. Nessuno ha un Dio come il nostro!

Il miracolo è un Dio che ha fede, fiducia nell’uomo.

La fiducia del mio Signore mi conquista, mi commuove, ad essa rispondo. Io crederò in lui, perché lui crede in me.

Sarà il Signore che io servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore.

 

Dov’è il tuo tesoro, lì c’è intero il tuo cuore. Parole consolanti. E qual è il mio tesoro se non il cumulo delle mie speranze, e le persone per cui trepido e gioisco e soffro? Vero tesoro sono sempre le persone e mai le cose. Un tesoro di persone e di speranze è il motore della vita.

Il nostro cuore vive soltanto se gli offriamo tesori da sperare, da cercare. Altrimenti non vive.

La nostra vita è viva e sveglia se abbiamo coltivato tesori di passione per il bene possibile, per un sorriso possibile, per l’amore possibile, per un mondo migliore possibile.

La nostra vita è viva quando sappiamo prenderci cura di qualcuno, dei piccoli e dei loro sogni, di me e del mondo.

Della vita, di tutta la vita, contro la morte, ogni tipo di morte.

Tu ti incarichi della gioia di altri e Dio si incarica della tua gioia.

 

Preghiera alla comunione

Donaci un cuore attento che sa cogliere la tua fiducia in noi.

E alla fine della notte, vieni, Signore,

pastore delle costellazioni e pastore del cuore,

vieni con lo splendore dell’incontro vero.

Vieni con quella forza d’amore che ti fa essere servo.

Vieni, come esultanza di ogni figlio.

E sarai Tu il tesoro dove è posto il nostro cuore,

tesoro che nulla consuma,

oro che brilla anche nel luogo più oscuro,

come una colonna di fuoco, come una lucerna accesa,

come un cuore amante. Amen.

 

 

Camminiamo verso Colui che ha nome Amore, pastore di costellazioni e pastore dei cuori, che ci metterà a tavola e passerà a servirci, con tutta la gioia di un Padre sorpreso dall’amore di questi suoi figli, questo piccolo gregge, coraggioso e mai arreso piccolo gregge, che veglia sui tesori di Dio, che veglia fino alle porte della luce.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prendiamoci del tempo per osservare come funziona la nostra mente.

Credetemi: é molto più interessante di quello che immaginiamo.

Osserviamo COME pensiamo prima di osservare CIÒ che pensiamo e troveremo davvero elementi molto interessanti sulla nostra identitá.

Non dobbiamo aver paura di scoprire superficialitá, forme di narcisismo, pregiudizi, odio, sete di potere, avidità ecc.

In noi c’é il precipitato dell’Universo intero e la consapevolezza della nostra miseria ci prepara a scoprire la grandezza interiore che si cela nella nostra umanitá.

Si tratta di procedere con coraggio e distacco. É questa l’avventura piú interessante: scoprire gradualmente chi realmente siamo per lasciarci divinizzare da Colui che ci ha voluto esistenti donandoci la sua scintilla divina..

 

 

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È una cosa naturale e spontanea temere la morte, ma ci si può esercitare anche a superare quella tremenda paura. Innanzittutto è giusto riflettere a fondo su cosa essa è realmente.

È un distacco. Tutta la vita, dalla nostra nascita, è un continuo distacco.

Ci si distacca dalla dimensione corporea precedente, nel senso che il nostro corpo non è più esattamente quello di qualche istante fa: il sangue scorre, nutre nuove cellule e porta via quelle morte, le quali sono in gran numero.

Ogni sette anni non abbiamo neanche una cellula precedente.

E così la nostra mente: in base alle esperienze noi non ragioniamo più esattamente come prima, anche se non ce ne accorgiamo. Quindi ci distacchiamo anche con lo stato di coscienza.

Quando piombiamo nel sonno ci si distacca dalla realtà quotidiana e si vive sognando come in un’altra dimensione. Ci distacchiamo anche dal tempo: l’istante precedente è già passato, è morto, vive solo nei nostri ricordi.

La morte che temiamo tanto non è altro che l’ultimo distacco da questa dimensione.

Se si ha fede e fiducia nella Misericordia divina noi entreremo nella pienezza prestabilita in Gesù Cristo, dove, con Lui ed in Lui, saremo immortali ed incorruttibili, a somiglianza di Dio.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

 

 

Spirito Santo, spesso smarrisco il senso dell’esistenza, illuminami!

Spirito Santo, non sempre mi è chiara la missione da compiere su questa terra, indicami Tu la via!

Spirito Santo, a volte non sopporto nemmeno me stesso, donami la gioia di vivere!

Spirito Santo, molte volte la solitudine mi arreca angoscia, sii Tu la mia dolce compagnia!

Spirito Santo, spesso non so come aiutare il prossimo, donami la prudenza e accendi il mio cuore di carità!

Spirito Santo, molte volte non so nemmeno come pregare, suggeriscimi tu la vera preghiera del cuore!

Spirito Santo, ho spesso paura della morte, aiutami a superarla nella convinzione della tua infinita Misericordia!

Spirito Santo, a volte l’orgoglio mi acceca, donami la vera umiltà!

Spirito Santo, l’egoismo pervade spesso le mie azioni, purificale Tu!

Spirito Santo donami il vero amore in ogni situazione della vita!

 

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La troppa paura ci fa operare senza l’amore, e la troppa confidenza non ci fa considerare e temere il pericolo che dobbiamo superare. L’una deve dare la mano all’altra e andare insieme come due sorelle.

Così bisogna sempre fare, poiché se ci accorgiamo di aver paura o di temere troppo dobbiamo allora ricorrere alla confidenza, se confidiamo eccessivamente, dobbiamo invece avere un po’ di timore, perché l’amore tende all’oggetto amato, ma nell’avanzare è cieco, non vede, ma la santa paura lo illumina. (p. Pio p.112)

 

 

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Spesso molti iniziano la giornata trascinandosi sulle spalle un gravoso peso, quello della paura. Paura delle malattie, degli altri, delle responsabilità, della situazione economica, dei pericoli ecc. I più depressi, poi, temono la paura in sé, la quale si auto-genera nella loro mente in modo subdolo e per questo cercano di evitare il più possibile certe situazioni di disagio.

C’è anche la paura del non poter più riprodurre una forte sensazione di piacere di qualsiasi tipo già esperimentato. Anche questa è mentale. È evidente che un piacere non potrà mai ripetersi allo stesso modo di prima…

Queste paure impediscono di vivere autenticamente perché la mente è oscurata da pregiudizi ed illusioni, per cui difficilmente chi le alimenta riesce a liberarsene.

Per scoprire la bellezza della vita è necessario diventare dei veri osservatori dei propri processi mentali. Un paesaggio, un bel corpo, una musica, gli eventi quotidiani, gli incontri ecc. vengono interpretati dal nostro mondo interiore in base ai nostri schemi mentali ed ai desideri più inconsci.

Riuscire a liberarsi dal desiderio di ripetere lo stesso piacere e dalle varie forme di paura ci porta a riscoprire la bellezza della vita, nella sua misteriosa integrità, con i suoi alti e bassi, i piaceri e i dolori, il benessere e persino la noia.

Vivere serenamente l’istante è contemplare ciò che appare al nostro sguardo e ciò che esso genera nella nostra mente, eliminando il più possibile ogni forma di illusione.

 

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Se noi crediamo che Dio è il Creatore di tutte le cose che esistono, perché non credere che Egli può dominare come vuole anche la natura? Nei Vangeli si racconta: “si sollevò in mare una così gran burrasca, che la barca era coperta dalle onde; ma Gesù dormiva. E i suoi discepoli, avvicinatisi, lo svegliarono dicendo: «Signore, salvaci, siamo perduti!» Ed egli disse loro: «Perché avete paura, o gente di poca fede?»

Allora, alzatosi, sgridò i venti e il mare, e si fece gran bonaccia. E quegli uomini si meravigliarono e dicevano: «Che uomo è mai questo che anche i venti e il mare gli ubbidiscono?» (Matteo 8:23-27) Il Signore può far piovere sui giusti e gli ingiusti, dice il salmo. Ha il potere di allontanare le tempeste e di fermare i terremoti. Può anche volgere qualsiasi evento a fin di bene.

Egli è davvero Onnipotente perché tutte le cose in Lui sussistono. Non poniamo mai limiti all’Onnipotente Amore di Dio…

 

 

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Preghiera di p. Ermes Ronchi Signore, oggi è tempo di paure, non di fede. Siamo tutti sommersi in un mare di dubbi: Ma tu avvicina ancora un po’ quella mano che non hai mai cessato di tenderci, Signore, non ti chiedo miracoli, non ti chiedo di camminare sulle acque, ma di attraversare le valli della paura con te, col tuo bastone che mi dà sicurezza.

Non ti chiedo di camminare sul mare, ma il calore della tua mano che conforta, della tua parola che incoraggia. Tu sei con noi, Signore, fino alla fine della notte, fino alla fine del tempo. Vieni dentro la mia poca fede a salvarmi da tutti i naufragi.

E la piccola barca di canne che è il nostro cuore avanzerà verso la fine della notte, ove il nostro grido di paura diventerà un abbraccio tra l’uomo e il suo Dio. Amen.

(XIX domenica A Mt 14, 22-32)

 

LIBRI DI ERMES RONCHI: https://www.ibs.it/libri/autori/Ermes…

 

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XII Domenica del tempo durante l’anno – Anno A

Ger 20,10-13 –Rom 5, 12-15 – Mt 10,26-33

 

Non temete, non abbiate paura, non abbiate timore”. Per tre volte Gesù ci incoraggia, in un mondo, in un tempo dove la paura è sempre pronta a impadronirsi di noi, gli attentati, i venti di guerra, il crac delle banche. Siamo qui per liberarci dalle paure, con tre regole umanissime e creative: Non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura.

 

Omelia

“Voi valete più di molti passeri. Voi avete il nido nelle mani di Dio”. Ogni volta, di fronte a queste parole provo paura e commozione insieme.

La paura di non capire un Dio il cui amore assedia le più umili tra le sue creature: i passeri e perfino i capelli del capo,

ma anche la tenerezza di immagini delicate e abbraccianti, che raccontano l’impensato di Dio. che fa per te ciò che nessuno mai ha fatto, ciò che nessuno mai farà: “ti conta tutti i capelli in capo” perché tu vali, tu vali di più, vali molto di più di ciò che pensavi.

Non temete, non abbiate paura, non abbiate timore”. Nel Vangelo di oggi per tre volte Gesù rassicura i suoi.

Non temete,Neppure un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro”. Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti continuano a morire e i bambini ad essere venduti a poco più di un soldo o gettati via appena spiccato il loro breve volo.

Ma allora, è Dio che fa cadere, è Dio che abbatte, è Lui che infrange le ali, che vuole la morte? No, noi abbiamo interpretato questo passo superficialmente, forse sull’eco di certi proverbi popolari come: non si muove foglia che Dio non voglia,

ma il Vangelo non dice questo, letteralmente dice due parole sole: senza (àneu, nel greco biblico): neppure un passero cadrà a terra senza Dio, senza un Dio coinvolto nei voli dei suoi e anche nel loro cadere: Dio sarà lì, il passero non cadrà fuori dalle mani di Dio, nessuno sarà strappato dalle mani di Dio.

Nulla accade nell’assenza di Dio, all’insaputa di Dio e non già senza che Dio lo voglia perché molte, troppe cose accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza… ma nessuno muore senza che Lui non muoia un po’, nessuno è crocifisso, nessuno è cacciato via senza che non lo sia anche lui, che intreccia la sua vita con la nostra vita.

Ma noi vorremmo di più. Vorremmo non cadere mai, e voli lunghissimi

Dio, però, non è una assicurazione contro gli infortuni della vita, non è la discriminante tra la salute e la malattia.

Il suo campo d’azione non sono le cellule dell’organismo ma le fibre della paura e dell’odio, il cuore rotto dove si annida quella che Giobbe chiama la bestia del canneto: la paura.

Dio sta nel riflesso più profondo delle nostre lacrime, per farsi argine e ponte, salva non dalla sofferenza ma nella sofferenza, salva non dalla morte ma nella morte.

La paura non passa per Decreto Legge” (card. Martini). Passa per una Buona Notizia, se c’è vangelo, quel Vangelo che ci insegna come si vince: opponendo alla paura non il coraggio o una qualche forma di eroismo. Noi non siamo eroi, noi siamo credenti e l’esatto contrario della paura è la fede.

Non abbiate paura, voi siete come passeri che hanno il nido nelle mani di Dio. Se credi a questo, se credi che sei custodito nelle sue mani, allora tutto cambia.

Gesù parla di tre paure, tre momenti che mangiano la vita.

  1. Il primo: non abbiate paura di loro, loro sono quelli del versetto precedente che hanno dichiarato Gesù figlio del diavolo, che scaccia i demoni perché è come loro.

Non abbiate paura di essere giudicati dalle persone, siate liberi. La paura del giudizio vi può uccidere. Non vivere di riflesso di ciò che gli altri pensano, non seguire la corrente.

E ciò che avete sentito come un piccolo sussurro all’orecchio del cuore, gridatelo dalle terrazze. Gridalo, vuol dire abbi fiducia nel bello e nel buono, dì forte che il bene è più importante del male.

  1. Seconda paura: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo, cioè quasi niente. Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il Padre. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Il niente dei capelli: una immagine minima per dire che Qualcuno mi vuole bene frammento su frammento, fibra dopo fibra, e lo sai che niente è troppo piccolo o insignificante di una persona alla quale vuoi bene.

Sì, è vero che i capelli contati da Dio hanno da attraversare la morte, ma nulla andrà perduto.

Dio salva e salvare vuol dire conservare, e tutto sarà conservato. Ogni passero, ogni capello, ogni filo d’erba, ogni bicchiere di acqua fresca, tutto ritroveremo in Dio, nulla andrà perduto. Ci sono luoghi in cui è pericoloso essere cristiani, ma poi noi stessi ci facciamo del male, siamo i nostri nemici, quando viviamo troppo stress, fumo, il mangiare male…

E ora Gesù capovolge il registro del discorso e suggerisce una paura inattesa: abbiate paura di colui che ha il potere di far perire l’anima e il corpo.

L’anima può essere uccisa, è vulnerabile, è una fiamma che devo ravvivare. Perché l’anima può morire, muore di superficialità, muore di indifferenza, di disamore, di ipocrisia, l’anima muore quando ti vendi per denaro, quando disanimi gli altri attorno a te, togli animo e coraggio, quando ti metti a demolire, a diffondere calunnie, a deridere gli ideali, ad amare la paura.

Un verso di Péguy Charles dice: di un pagano si può fare un cristiano,/ di un peccatore si può fare un santo,/ ma di coloro che non sono niente,/ né pagani né cristiani, né santi né peccatori,/ di loro i morti-vivi che cose ne faremo? I morti-vivi, cosa ce ne facciamo?

La domanda: sono vivo dentro?

  1. La terza paura. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri. La paura di non valere, di non contare, di dover sempre dimostrare qualcosa.

Invece voi valete, che bello questo verbo: tu vali per Dio, vali di più, molto di più di molti passeri, più di tutti i fiori del campo, più di quanto osavo sperare, molto di più. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita.

Ma l’immagine dei passeri e dei capelli, mi riporta a un’altra serie di riflessioni. Penso ai più fragili tra noi: agli anziani, agli ammalati, agli handicappati, a quelli che non possono più lavorare, che non possono più produrre, che si sentono inutili. Proprio a loro Gesù ripete: “Non temere” tu vali di più. Anche se la tua vita fosse leggera come quella di un passero o fragile come un capello tu vali di più. Perché esisti, vivi, pensi, sorridi, ami, crei.

‘Signore, io ho combinato poco nella mia esistenza e adesso non riesco più a combinare niente’ e Lui risponde “Tu vali di più” ma non perché produci o ti affermi ma perché esisti, nella gratuità come i passeri, nella debolezza come i capelli.

Non abbiate paura. Dalle mani di Dio ogni giorno spicchiamo il volo, nelle sue mani il nostro volo terminerà ogni volta

perché niente accade fuori di Lui,

perché là dove tu credi di finire, proprio là inizia il Signore,

trovi il nido straordinario che sono le mani di Dio.

 

Preghiera

Non avere paura, tu vali più di molti passeri

e il Padre che nutre gli uccelli del cielo

nutrirà la tua luce e la fiamma del cuore.

Non temere, tutti i tuoi capelli sono contati,

nulla è troppo piccolo per l’infinito amore.

Non temere, tu vali di più,

molto di più di quanto speri,

molto di più

Signore donami ali

E il cuore dei piccoli,

leggeri come passeri,

fragili come capelli,

che hanno come loro forza solo la tua forza.

Fammi sentire la tua mano, il caldo della tua mano,

tu come una carezza, come un nido,

come un vento che sostenga il volo,

che porta pollini di primavera

che disperde la polvere dove appassisce l’anima.

Dalle tue mani ogni giorno spicchiamo il volo,

nelle tue mani il nostro volo terminerà ogni volta

perché niente accade fuori di Te,

perché là dove credo di finire, o morire,

proprio là inizia il Signore,

e trovo il nido straordinario che sono le mani di Dio. Amen

 

Che bello questo verbo! Per Dio, io valgo. Valgo di più, di più di molti passeri, di più di tutti i fiori del campo, di più di quanto osavo sperare. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita.

p. Ermes Ronchi

 

 

 

 

di p. Ermes Ronchi

V di Pasqua Gv 14,1-12

 

Io sono la via, la verità e la vita!” Tre parole immense, le ripetiamo come intima preghiera: “sì, Tu sei la mia vita, la mia strada, la mia verità!”

Dice il Signore: Io sono la via, ma noi abbiamo seguito altre strade, dalle vie sbagliate: liberaci, Signore.

Io sono la verità, e noi abbiamo pensato di possederla chiudendola in formule, dalle aride dottrine: liberaci, Signore.

Io sono la vita, ma noi abbiamo cercato altre sorgenti e altro pane; da ciò che non nutre: liberaci, Signore.

 

Omelia

Non abbiate paura, non sia turbato il vostro cuore, sono le parole di apertura del vangelo, oggi e sempre; le parole primarie del nostro rapporto con Dio e con il vivere, quelle che devono venirci incontro appena aperti gli occhi, ogni mattina.

Gesù ha una proposta chiara per aiutarci a non avere paura: abbiate fede, nel Padre e anche in me. Il contrario della paura non è il coraggio, è la fede. Fede nella buona notizia che Dio è amore, e non ti molla; la fiducia che Dio “non può non amarci” (Turoldo);

Ad ogni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ripete a ciascuno le due parole prime: non avere paura, abbi fiducia.

Noi tutti ci umanizziamo, diventiamo umani per relazioni di fiducia, a partire dai nostri genitori; diventiamo adulti perché costruiamo un mondo di rapporti umani edificati non sulla paura ma sulla fiducia.

La paura e la fiducia sono i due antagonisti che si disputano in eterno il cuore dell’uomo.

Noi camminiamo nella vita, mi piace tanto questa piccola parabola, con sue cagnolini al guinzaglio: uno è la paura, l’altro è la fede. Il cagnolino al quale dai da mangiare di più, diventa sempre più grande e forte e finisce che ti tira dalla sua parte, l’altro resta piccolo e debole.

Se tu alimenti, nutri, rafforzi in te le paure, se dai loro ragione, le giustifichi, le diffondi, saranno loro a guidarti; se invece rafforzi, fai crescere e difendi il cagnolino della fiducia sarà questa a diventare sempre più determinante nella vita e a tirarti con sé…

Abbiate fede anche in me, io sono la via, la verità, la vita. Tre parole immense. Inseparabili tra loro.

  1. Io sono la strada vera che porta alla vita.

La Bibbia è piena di strade, di vie, di sentieri, piena di progetti e di speranze. Felice chi ha la strada nel cuore, canta il salmo 84,6.

I primi cristiani avevano il nome di “Quelli della via” (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano. E se cadono si rialzano, e se sbagliano strada poi risalgono sulla strada giusta.

Io sono la via! Siamo nel contesto dell’ultima cena: la strada, la via che i discepoli hanno ancora negli occhi, che ha inciso e spalancato i loro occhi, è il gesto compiuto da Gesù poco prima, quando lui, il maestro, si cinge un asciugamano e lava i piedi ai suoi discepoli, è l’amore che diventa servizio. Questa la strada della civiltà nuova.

Io sono la strada che non si smarrisce, ma va verso la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la conquista – per tutti – di amore e libertà, di bellezza e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l’uomo.

  1. Io sono la verità. Gesù non dice di avere la verità, ma di essere la verità, di esserlo con tutto se stesso. Come prima non ha detto di essere la meta e il punto di arrivo, ma la strada, il punto di movimento, quello che fa alzare le vite, perché non restino a terra, non si arrendano e vedano che un passo in avanti è sempre possibile, in qualsiasi situazione.

Verità è un termine che ha la stessa radice latina di ver-veris, la primavera. La verità è la vita che germoglia, che mette gemme, la primavera che riempie di fiori e di verde l’inverno dei nostri scontenti. La verità è ciò che fa fiorire le vite.

La verità non consiste in cose da sapere, o da avere, non in libri o formule, ma nello stile di vita di Gesù, vivere come lui ha vissuto.

La verità è una persona che produce vita, che con i suoi gesti procura libertà. La verità sei tu quando asciughi una lacrima, quando ti fermi accanto all’uomo bastonato caduto in mano ai briganti. E non tiri dritto.

“La verità è ciò che arde” (Ch. Bobin), parole e azioni che hanno luce, che danno calore.

La verità è sempre coraggiosa e amabile insieme. Quando invece è arrogante, senza tenerezza, è una malattia della storia che ci fa tutti malati di violenza. Quando uno parla alzando i toni, con la presunzione di avere la verità, ripetiamogli al farse di Ezra Pound: “la tua verità, tienitela per te; la nostra, cerchiamola insieme. Accetterò la tua verità solo quando si sposi con la tenerezza”.

La verità dura, aggressiva, la verità dispotica, ‘è così e basta’, la verità gridata da parole come pietre, quella di tutti i fondamentalisti, non è la voce di Dio.

La verità imposta per legge non è da Dio. Dio è verità amabile.

  1. Io sono la vita, io faccio vivere. Parole enormi che nessuna spiegazione può esaurire. Sono la vita si oppone alla pulsione di morte, alla violenza, alla auto distruttività che nutriamo dentro di noi con le nostre paure.

Parole davanti alle quali provo una vertigine. Il mistero dell’uomo, il mio, si spiega con il mistero di Dio;

la mia vita si spiega solo con la vita di Dio.

Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi.

Nella mia vita c’è una equazione: più Dio equivale a più io.

Più vangelo in me vuol dire più vita in me, vita di una qualità indistruttibile.

Il mistero di Dio non è lontano, è nel cuore della tua vita: nei gesti di nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illudersi, osare, dare la vita…

La vita porta con sé il respiro di Dio, in ogni nostro amore è Lui che ama.

C’è della santità nella vita, la santità del vivere (Abraham Hescel).

Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre. Guardi Gesù, guardi come vive, come accoglie, come va incontro, come non manda via nessuno, come muore e capisci Dio, e si dilata la vita.

Con queste tre parole il Signore Gesù entra dentro i conflitti fondamentali dell’essere umano.

Io sono la strada entra nel conflitto fra la vita rassegnata, seduta, e quella che invece tenta di muovere un passo, comunque. Perché una meta esiste, e la vita non è una favola sciocca raccontata da un idiota e che non significa nulla (Shakespeare).

Io sono la verità: ed entra nel conflitto tra l’inverno delle vite e la loro primavera.

Io sono la vita: “hai davanti a te la vita e la morte. Scegli”. Ma scegli la vita! E se sarai caduto, io sono la risurrezione: una linfa potente e fresca che si dirama per tutto il cosmo e che non riposerà finché non abbia raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo angolo del cuore.

 

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Dove abiti Signore,

dove hai messo la tua tenda?

Tu sei in ogni anelito di pace,

in ogni forma di bellezza,

in ogni sacrificio per un più grande amore.

 

Sei nel tessuto inflessibile della roccia,

sei nel grido vittorioso del bambino che nasce,

sei nell’abbraccio di chi ama,

sei nell’ultimo respiro del morente,

sei nella luce inaccessibile,

sei nelle piaghe di ogni povero Lazzaro.

 

Tu sei là dove si rinnova la faccia della terra,

dove ogni uomo si incammina;

sei nel popolo infinito dei costruttori di pace,

sei negli occhi dei puri di cuore,

sei nel sogno di chi muore per la giustizia,

sei nel parto di un mondo finalmente fraterno.

Lontano dai troni,

tu sei nella Croce,

sei ai piedi dei tuoi fratelli più piccoli

sei in me,

e il mio cuore è a casa solo accanto al tuo.

Amen.

 

 

 

 

 

 

Il Vangelo – Ermes Ronchi

Chi segue Gesù trova la strada vera che porta alla vita

V Domenica di Pasqua – Anno A

Giovanni 14, 1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre (…)».

Non abbiate paura, non sia turbato il vostro cuore, sono le parole di apertura del Vangelo, le parole primarie del nostro rapporto con Dio e con la vita, quelle che devono venirci incontro appena aperti gli occhi, ogni mattina.
Gesù ha una proposta chiara per aiutarci a vincere la paura: abbiate fede, nel Padre e anche in me. Il contrario della paura non è il coraggio, è la fede nella buona notizia che Dio è amore, e non ti molla; la fede in Gesù che è la via, la verità, la vita. Tre parole immense. Inseparabili tra loro. Io sono la strada vera che porta alla vita.

La Bibbia è piena di strade, di vie, di sentieri, piena di progetti e di speranze. Felice chi ha la strada nel cuore, canta il salmo 84,6. I primi cristiani avevano il nome di “Quelli della via” (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano. E la strada ultima, la via che i discepoli hanno ancora negli occhi, il gesto compiuto poco prima da Gesù, è il maestro che lava i piedi ai suoi, amore diventato servizio.

Io sono la verità. Gesù non dice di avere la verità, ma di essere la verità, di esserlo con tutto se stesso. La verità non consiste in cose da sapere, o da avere, ma in un modo di vivere. La verità è una persona che produce vita, che con i suoi gesti procura libertà. «La verità è ciò che arde» (Ch. Bobin), parole e azioni che hanno luce, che danno calore.
La verità è sempre coraggiosa e amabile. Quando invece è arrogante, senza tenerezza, è una malattia della storia che ci fa tutti malati di violenza. La verità dura, aggressiva, la verità dispotica, «è così e basta», la verità gridata da parole come pietre, quella dei fondamentalisti, non è la voce di Dio. La verità imposta per legge non è da Dio. Dio è verità amabile.

Io sono la vita, io faccio vivere. Parole enormi che nessuna spiegazione può esaurire. Parole davanti alle quali provo una vertigine. Il mistero dell’uomo si spiega con il mistero di Dio, la mia vita si spiega solo con la vita di Dio. Il nostro segreto è oltre noi.
Nella mia esistenza c’è una equazione: più Dio equivale a più io. Più vangelo in me vuol dire più vita in me, vita di una qualità indistruttibile.

Il mistero di Dio non è lontano da te, è nel cuore della tua vita: nei gesti di nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illudersi, osare, dare la vita… La vita porta con sé il respiro di Dio, in ogni nostro amore è Lui che ama.

Chi crede in me anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste. Falsa religione è portare Dio nella nostra misura, vera fede è portare noi stessi nella misura di Dio.

(Letture: Atti 6, 1-7; Salmo 32; 1 Lettera di San Pietro 2,4-9; Giovanni 14, 1-12)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/chi-segue-gesu-trova-la-strada-vera-che-porta-alla-vita

 

Il Vangelo – Ermes Ronchi
23 aprile 2017

Le ferite del Signore, quel segno eterno dell’amore

II Domenica di Pasqua – Anno A

Il Vangelo – Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». […]

I discepoli erano chiusi in casa per paura. È un momento di disorientamento totale: l’amico più caro, il maestro che era sempre con loro, con cui avevano condiviso tre anni di vita, quello che camminava davanti, per cui avevano abbandonato tutto, non c’è più. L’uomo che sapeva di cielo, che aveva spalancato per loro orizzonti infiniti, è ora chiuso in un buco nella roccia. Ogni speranza finita, tutto calpestato (M. Marcolini). E in più la paura di essere riconosciuti e di fare la stessa fine del maestro.

Ma quegli uomini e quelle donne fanno una scelta sapiente, forte, buona: stanno insieme, non si separano, fanno comunità. Forse sarebbero stati più sicuri a disperdersi fra la folla e le carovane dei pellegrini. Invece, appoggiando l’una all’altra le loro fragilità, non si sbandano e fanno argine allo sgomento. Sappiamo due cose del gruppo: la paura e il desiderio di stare insieme.

Ed ecco che in quella casa succederà qualcosa che li rovescerà come un guanto: il vento e il fuoco dello Spirito. Germoglia la prima comunità cristiana in questo stringersi l’uno all’altro, per paura e per memoria di Lui, e per lo Spirito che riporta al cuore tutte le sue parole. Quella casa è la madre di tutte le chiese.

Otto giorni dopo, erano ancora lì tutti insieme. Gesù ritorna, nel più profondo rispetto: invece di imporsi, si propone; invece di rimproverarli, si espone alle loro mani: Metti, guarda; tendi la mano, tocca.

La Risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, non ha rimarginato le labbra delle ferite. Perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il vertice dell’amore, e resteranno aperte per sempre.

Il Vangelo non dice che Tommaso abbia toccato. Gli è bastato quel Gesù che si ripropone, ancora una volta, un’ennesima volta; quel Gesù che non molla i suoi, neppure se l’hanno abbandonato tutti. È il suo stile, è Lui, non ti puoi sbagliare. Allora la risposta: Mio Signore e mio Dio. Mio, come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come il cuore e, senza, non sarei.

Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Grande educatore, Gesù. Forma alla libertà, a essere liberi dai segni esteriori, e alla serietà delle scelte, come ha fatto Tommaso.

Che bello se anche nella Chiesa, come nella prima comunità, fossimo educati più alla consapevolezza che all’ubbidienza; più all’approfondimento che alla docilità.

Queste cose sono state scritte perché crediate in Gesù, e perché, credendo, abbiate la vita. Credere è l’opportunità di essere più vivi e più felici, di avere più vita: «Ecco io credo: e carezzo la vita, perché profuma di Te!» (Rumi).

(Letture: Atti 2,42-47; Salmo 117; 1 Pietro 1,3-9; Giovanni 20,19-31)

Fonte – http://buff.ly/2oYFIcd

 

L’intero libro in pdf:

LA PAURA DI ESISTERE DEF

 

Di fronte ai disagi della vita quotidiana ed  alle sofferenze fisiche e psicologiche molti reagiscono in diversi modi: chi cerca di non pensarci dandosi ad uno sfrenato attivismo, chi si lascia andare ai piaceri effimeri della vita, chi subisce passivamente gli eventi superficialmente, chi vive nel terrore esistenziale che spesso sfocia anche negli attacchi di panico.

Inconsciamente serpeggia in molti animi la paura della stessa esistenza così carica di incognite e di mistero.

Inconsciamente serpeggia in molti animi la paura della stessa esistenza così carica di incognite e di mistero.
Spesso siamo spaventati dalla morte, mentre questa vita terrena ci sfugge superficialmente e gran parte del mistero diluisce nello stagno dell’abitudine.

In effetti quando ci osserviamo ci poniamo da più punti di vista che dipendono dal nostro corredo genetico, dallo stato di salute, dall’umore, dal tipo di vita che conduciamo, dalle abitudini, dal contesto spazio-temporale in cui ci troviamo, insomma da infiniti fattori.

Se però la matrice della nostra auto-osservazione è prettamente materiale ci ritroviamo in un mondo arido, fatto di agglomerati di atomi organizzati in base a leggi bio-chimiche e fisiche. Si rischia un forte disorientamento che scuote l’intero essere gettandolo nel vertiginoso baratro dell’angoscia.

Chi ha una certa sensibilità esperimenta in questo caso una forma di alienazione da se stesso e dal proprio corpo: il linguaggio, le consuetudini, i desideri, gli stimoli, le forme, gli odori, i colori…tutto sembra disgregarsi mentre ad uno ad uno si sfilacciano inesorabilmente i legami che queste entità formavano nel loro insieme.

L’uomo e la sua storia diventano uno spaventoso enigma nel quale si ritrova a dover agire con le sole proprie ridicole forze.

Le infinite cellule, i misteriosi atomi, lo spazio immenso, il tempo e l’energia… tutto non fa altro che aumentare lo sgomento. Si sente terribilmente solo, in conflitto con lo stesso universo ed in balia delle sue segrete energie potenzialmente disgregatrici della propria realtà materiale. Solo con l’Universo che non sembra mai finire. Mille interrogativi si affacciano: perché la vita.. la morte, questo corpo che disperde ed immagazzina energia mentre invecchia e muore? Perché queste leggi che intrecciano i determinismi della fragile natura umana?

Lo stesso Pascal affermava:
“Quando considero la breve durata della mia vita, assorbita nell’eternità che la precede e la segue, il piccolo spazio che riempio e che vedo, inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che mi ignorano, io mi spavento e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là, perché non vi è motivo perché qui piuttosto che là, perché ora piuttosto che allora. Chi i ci ha messo?”

Come ritrovare un’unità logica? Come ricomporre un senso alle assurdità che ci circondano? Che relazione interporre tra i due infiniti, il Macrocosmo ed il microcosmo?
Quali sono le proposte scientifiche, ontologiche, metafisiche che possono placare concretamente questa sete di certezze che tutti ci accomuna inesorabilmente, anche tra le più svariate mentalità e visioni esistenziali?

Si tratta, allora, di scegliere il punto di vista più autentico.
E ciò richiede pazienza, costanza, indagine, consapevolezza, esperienza, umiltà.

Ma se riflettendo in profondità prendiamo serenamente consapevolezza del significato degli eventi quotidiani che ogni giorno ci coinvolgono, sia dolorosi che gioiosi, ritroviamo una misteriosa Luce che illumina i nostri passi e ci guida verso una comprensione sempre più amplia del senso ultimo della nostra esistenza, la quale non è inutile, ma ha un valore inestimabile per ognuno di noi.

 

ALCUNI CONTENUTI DEL LIBRO

Tutto ciò che ci circonda è molto più misterioso di quello che appare…

Gran
parte  degli uomini fa finta di non vivere in un mondo incredibilmente
indecifrabile. Pensa di capirne il funzionamento….ma ne sappiamo
pochissimo. Non sono solo le percezioni sensoriali a coscientizzarci, ma
anche quelle interiori e l’intuizione.

Pensiamo di conoscere la natura della materia, ma siamo solo agli inizi.

Chi può realmente definire la sua struttura più intrinseca?

Anche
la luce: non basta conoscere qualche formula matematica basandoci su
alcuni principi per individuarne la sua struttura intrinseca. La sua
vera natura ancora ci sfugge.

Per quanto riguarda la gravità,
conosciamo alcune leggi che applichiamo nelle scienze e nelle
tecnologie, ma la sua natura ci è ancora ignota.

Tempo e spazio sono ancora per noi un grande enigma.
Il passato ed il futuro sono elaborazioni della mente presente in ogni istante
di vita.

Ma
più ancora più misteriosa è la nostra coscienza ed il pensiero… Il
cervello supporta la nostra mente, ma i suoi contenuti  sono pressocché
infiniti.

La nostra fantasia può spaziare senza limiti ma ancora
non abbiamo la possibilità di esprimere adeguatamente quello che
intuiamo.
Il nostro stesso linguaggio è ancora limitatissimo, ma
sono ancora inadeguate anche le più sottili e profonde espressioni
artistiche  quali la pittura, la scultura, la musica, la danza e tutte
le altre più grandi manifestazioni dell’animo umano.

La vera
interiorità attende la liberazione dei limiti corporali per potersi
esprimere nella pienezza e questo potrà avvenire solo quando vivremo
nella perfetta fusione con il Creatore, dal quale provengono tutte le
cose.

Per informazioni ed acquisto:
http://www.mjmeditore.it/autori.html?page=shop.product_details&flypage=youbooks.tpl&product_id=228&category_id=27

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron