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Pasqua 2020 A Matteo 28,1-10

 

La Pasqua è arrivata a noi attraverso gli occhi e la fede delle donne che avevano seguito Gesù, in un alba ricca di sorprese, di corse, di paure.

Maria di Magdala e Maria di Giacomo escono di casa nell’ora tra il buio e la luce, appena possibile, con l’urgenza di chi ama. “E andarono a visitare la tomba”. A mani vuote, semplicemente a visitare, vedere, guardare, soffermarsi, toccare la pietra.

Ed ecco ci fu un gran terremoto e un angelo scese: concorso di terra e di cielo, e la pietra rotola via, non perché Gesù esca, ne è già uscito, ma per mostrarlo alle donne: “venite, guardate il posto dove giaceva”. Non è un sepolcro vuoto che rende plausibile la risurrezione, ma incontrare Lui vivente, e l’angelo prosegue: “So che cercate Gesù, non è qui!” Che bello questo: non è qui! C’è, esiste, vive, ma non qui. Va cercato fuori, altrove, diversamente, è in giro per le strade, è il vivente, un Dio da cogliere nella vita. Dovunque, eccetto che fra le cose morte. È dentro i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, dentro l’atto di generare, nei gesti di pace, negli abbracci degli amanti, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell’ultimo respiro del morente, nella tenerezza con cui si cura un malato. Alle volte ho un sogno: che al Santo Sepolcro, ci sia un diacono annunciatore a ripetere, ai cercatori, le parole dell’angelo: non è qui, vi precede. È fuori, è davanti. Cercate meglio, cercate con occhi nuovi.

Vi precede in Galilea (Mt 28,7), là dove tutto è cominciato, dove può ancora ricominciare. L’angelo incalza: ripartite, Lui si fida di voi, vi aspetta e insieme vivrete solo inizi.

Vi precede: la risurrezione di Gesù è una assoluta novità rispetto ai miracoli di risurrezione di cui parla il Vangelo. Per Lazzaro si era trattato di un ritorno alla vita di prima, quasi un cammino all’indietro. Quella di Gesù invece è un cammino in avanti, entra in una dimensione nuova, capofila della lunga migrazione dell’umanità verso la vita di Dio.

La risurrezione non è un’invenzione delle donne. Mille volte più facile, più convincente, sarebbe stato fondare il cristianesimo sulla vita di Gesù, tutta dedita al prossimo, alla guarigione, all’incoraggiamento, a togliere barriere e pregiudizi. Una vita buona, bella e felice, da imitare. Molto più facile fondarlo sulla Passione, su quel suo modo coraggioso di porsi davanti al potere religioso e politico, di morire perdonando e affidandosi.
La Risurrezione, fondamento su cui sta o cade la Chiesa (stantis vel cadentis ecclesiae) non è una scelta degli apostoli, è un fatto che si è imposto su di loro. Il più arduo e il più bello di tutta la Bibbia. E ne ha rovesciato la vita.

 

 

 

 

 

 

 

IV DOMENICA DI PASQUA

Gv 10, 27-30

 

– Per quelli che ci hanno accompagnato nella vita e non ci hanno lasciati soli, grazie. Se noi invece ci siamo isolati dagli altri, senza farci compagnia a nessuno, ti chiediamo perdono

– Per quelli che ci hanno difeso dai pericoli, dai lupi e dalle paure, grazie. Se noi non abbiamo difeso gli ultimi, gli umiliati, perdono

– Per coloro che negli anni ci guidato a sorgenti buone, grazie. Se noi non abbiamo custodito la libertà e la speranza in qualcuno, perdono.

 

Omelia

Un Vangelo così breve che si può seguirlo parola per parola.

Le mie pecore ascoltano la mia voce. Prima grande sorpresa. Una voce attraversa le distanze, un io si rivolge a un tu, sopra di me c’è uno sguardo, che si interessa di me.

La prima delle caratteristiche dei discepoli è quella di ascoltare la voce, dare attenzione, tempo e cuore, a una voce.

Non ascoltano i comandi, la voce. Non tono intimidatorio, impositivo, costrittivo, sono toccati da quella voce. Ubbidiamo alla sua bellezza Quella voce che attraversa le distanze, inconfondibile; che racconta una relazione, rivela una intimità, fa emergere una presenza in te.

La voce giunge all’orecchio del cuore prima delle cose che dice. È l’esperienza con cui il bambino piccolo, quando sente la voce della madre, la riconosce, si emoziona, tende le braccia e il cuore verso di lei, ed è già felice ben prima di arrivare a comprendere il significato delle parole.

Ma perché le pecore ascoltano? Per dovere, per obbligo? No.

Perché ci si sente conosciuti, e la voce è entrata nel cuore

Pastore e agnelli: una relazione non basata sulle regole, sui precetti, ma sulla conoscenza. Non è un obbligo, è una voce che fa sentire conosciuti.

Non perché si deve, ma perché la voce è bellissima.

Nella nostra formazione prima di tutte venivano le regole, le strutture, l’inquadramento, stare al passo con il gregge. Non funziona così. È inutile tutto se quella parola non arriva nel cuore,

 

La sua voce sa toccare, perché conosce cosa c’è nel cuore. Io conosco le mie pecore: La samaritana al pozzo aveva detto: venite, c’è uno che mi ha detto tutto di me. Una bellissima definizione del Signore, colui che dice il tutto dell’uomo, che risponde alle domande più profonde del cuore, alla sete.

Due generi di persone si disputano il nostro ascolto: i seduttori e i maestri. Come distinguere tra i due? I seduttori, sono quelli che promettono piaceri facili, vita facile; i maestri veri sono invece quelli che rendono feconda la tua vita, che ti danno ali e fecondità.

 

Poi viene la seconda caratteristica del gregge. Io do loro la vita eterna. Un dono, al presente, di adesso, non un tfr alla fine del nostro lavoro nel mondo.

Che cos’è la vita eterna? Non è la vita dalla durata indefinita, ma è la qualità della vita, vita eterna è la vita dell’Eterno in noi, quel pezzetto di Dio in te, che spesso neppure cerchiamo: bellissimo sant’Agostino, tu eri in me più intimo a me di me stesso e io fuori di me ti cercavo…

Io do loro la vita eterna! è qui, in me, senza condizioni, prima di qualsiasi risposta, senza paletti e confini; la vita di Dio è data, presente come un seme potente, seme di fuoco nella mia terra nera. Come linfa che non vedo ma che risale la vite senza stancarsi mai, giorno e notte, e si dirama per tutti i tralci, dentro tutte le mie gemme. Ogni volta che sfiori Gesù o la parola un po’ più da vicino, prende a vibrare, a muoversi questo seme vivo. Il nostro male è che non sappiamo quanto siamo ricchi. S. Basilio: o uomo considera la tua dignità regale: tu porti Dio in te!

E poi la terza caratteristica: Non andranno mai perdute. La mia fede cristiana è dilatazione, cuore grande, accrescimento d’umano e di cose che meritano di non morire. Gesù lo dice con una immagine di lotta, di combattiva tenerezza: Nessuno le strapperà dalla mia mano. Una parola assoluta: nessuno. E un’altra parola infinita: in eterno.

Una promessa subito raddoppiata, come se avessimo dei dubbi: nessuno può strapparle dalla mano del Padre.

Io sono vita indissolubile dalle mani di Dio. Legame che non si strappa, nodo che non si scioglie. L’eternità è un posto fra le mani di Dio. Siamo passeri che hanno il nido nelle sue mani. E nella sua voce, che scalda il freddo della solitudine.

Io sono vita, che nessuno strapperà. Amato che nessuno porterà via, legame non lacerabile. Come agnelli abbiamo un ovile un posto nelle sue mani, come bambini ci aggrappiamo forte a quella mano che non ci lascerà cadere, come innamorati cerchiamo quella mano che scalda la solitudine, come crocefissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.

E ad alcuni possiamo dire anche noi parole copiate da Dio: nessuno ti strapperà dalla mia mano. Coloro che amiamo, meritano queste parole divine.

Beati noi se potremo dire a qualcuno: tu sei inseparabile dalle mie mani.

l’avventura di coloro che vogliono, sulla terra, custodire e lottare, camminare e liberare, ed essere donatori di vita, inizia da qui, dalla certezza che per Dio tu sei importante. E io dovrei ripetere e rilanciare quersto, io a sua immagine, io pastore di anche solo un minimo gregge, dovrei dire parole di Dio: mi importa, ai care, diceva don Milani, del fratello dello Sri Lanka, agnelli uccisi a centinaia come pecore al macello mentre celebrano il Risorto a Pasqua; mi importa dell’annegato nel mediterraneo, dell’uomo o della donna sola, vicini di casa.

L’uomo mi importa. Altro che religione oppio dei popoli, voi capite che questa immagine del pastore, le sue parole se le mettiamo in pratica sono l’adrenalina dei popoli, e del cuore mai indifferente (don Borsato).

Le mie pecore mi seguono. Seguire Cristo vuol dire vivere una vita come la sua. Significa, in qualche modo, diventare pastori. Ciascuno voce e parola e mano di un discorso amoroso. Di più, ciascuno mano da cui il mio piccolo gregge non sarà mai rapito.

Oggi Dio mi rassicura: Nessuno mai ti strapperà dalle mie mani. Nessuno, mai.

 

Preghiera alla Comunione

 

Signore, nessuno mai ci rapirà dalle tue mani.

Nessuno mai ci separerà dall’amore.

Nessuno mai ci strapperà da quelle mani

che hanno dispiegato i cieli,

gettato le fondamenta della terra.

 

Mani di vasaio sull’argilla dell’Eden,

come una infinita carezza.

Mani di Creatore sull’Adamo addormentato

e nasce, estasi dell’uomo: Eva.

 

Mani inchiodate alla Croce

per un abbraccio senza fine,

che non rifiuterà nessuno mai, estasi della storia.

Nessuno mai ci strapperà da queste mani.

 

Come passeri abbiamo in esse il nido,

come bambini ci aggrappiamo forte

a quella mano che non ci lascerà cadere,

come innamorati cerchiamo la tua mano

che scalda la solitudine, annulla la lontananza.

 

Come crocifissi ripetiamo:

nelle tue mani, Signore, affido la mia vita.

A Te, il solo Pastore

che pei cieli ci fai camminare.

 

 

 

 

 

Sono molti quelli che ci parlano, pochi quelli che parlano al cuore.

Gesù è l’unico che parla sul cuore.

Lo ha detto il profeta Osea: Ti porterò nel deserto e là parlerò – letteralmentesul tuo cuore, a distanza annullata, come un bacio posato sulle labbra del cuore, toccandoti dentro.

 

Quante volte forse anche noi avremmo voluto dire queste parole, in casa, in comunità, sul lavoro. Il sogno di tutti è poter vivere con persone cui importiamo veramente, con dei pastori di vite.

 

Che come dice Geremia ci dia pastori secondo il suo cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode:
il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d’amore e di pace
la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

 

 

Cristo, autore della vita, fu risuscitato dal Padre e farà risorgere anche noi con la potenza del suo Spirito.

 

    BUONA PASQUA!

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il suo sangue nelle nostre vene. Così l’eucarestia ci trasforma

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

Vangelo – Marco 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Prendete, questo è il mio corpo. Il verbo è preciso e nitido come un ordine: prendete. Stringente e senza alibi. Gesù non chiede agli Apostoli di adorare, contemplare, venerare quel Pane, dice molto di più: io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita. Vi prego, prendete e dentro risuona tutto il bisogno di Dio di realizzare con noi una comunione senza ostacoli, senza paure, senza secondi fini. «Stringiti in me, stringimi in te» (G. Testori): il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola.

Lo esprime con una celebre formula Leone Magno: partecipare al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo. Che possiamo tutti diventare ciò che riceviamo: anche noi corpo di Cristo. E allora capiamo che Dio non è venuto nel mondo con il semplice obiettivo di perdonare i nostri peccati. Sarebbe una visione riduttiva, sia di Dio che dell’uomo.Il suo progetto è molto più grande, alto, potente: portare cielo nella terra, Dio nell’uomo, vita immensa in questa vita piccola. Molto più del perdono dei peccati: è venuto a portare se stesso.

Siamo abituati a pensare Dio come Padre, portatore di quell’amore che ci è necessario per venire alla vita; ma Dio è anche Madre, che nutre di sé i suoi figli, li nutre al suo petto, con il suo corpo. Ed è anche Sposo, amore esuberante che cerca risposta. Dice Gesù: i miei discepoli non digiunano finché lo sposo è con loro. E l’incontro con lui è come per gli amanti del Cantico: dono e gioia, intensità e tenerezza, fecondità e fedeltà.

Nel suo corpo Gesù ci dà tutta la sua storia, di come amava, come piangeva, come gioiva, ciò che lo univa agli altri: parola, sguardo, gesto, ascolto, cuore.Prendete questo corpo, vuol dire: fate vostro questo mio modo di stare nel mondo, il mio modo libero e regale di avere cura e passione per ogni forma di vita. Con il suo corpo Gesù ci consegna la sua storia: mangiatoia, strade, lago, volti, il duro della Croce, il sepolcro vuoto e la vita che fioriva al suo passaggio.

Con il suo sangue, ci comunica il rosso della passione, la fedeltà fino all’estremo. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio. Che si estende fino ad abbracciare tutto ciò che vive quaggiù sotto il sole, i poveri, gli scartati, e poi i nostri fratelli minori, le piccole creature, il filo d’erba, l’insetto con il suo misterioso servizio alla vita, in un rapporto non più alterato dal verbo prendere o possedere, ma illuminato dal più generoso, dal più divino dei verbi: donare.

(Letture: Esodo 24,3-8; Salmo 115; Ebrei 9,11-15; Marco 14,12-16.22-26)

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26466/commento-al-vangelo-domenica-3-giugno-p-ermes-ronchi/

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-suo-sangue-nelle-nostre-vene-cosi-l-eucarestia-ci-trasforma

 

di p. Ermes Ronchi

PASQUA NOTTE 2018

Marco 16,1-8

 

Parole d’angelo, forti e tenere: voi, non abbiate paura. Non temete la vita, voi donne, madri della vita! È guerra tra Dio e la paura.

E continua con parole struggenti: so che cercate Gesù Nazareno, il crocifisso! come l’amata del cantico lo cercate: cerco l’amore dell’anima mia, lo cerco e non lo trovo, uscirò per la città, e oltre le mura: avete visto l’amore dell’anima mia?…

L’angelo, lui sì ha visto l’amore, e sa la risposta: Non è qui.

Che bella questa parola, queste tre parole: ‘non è qui’.

L’ho ripetuta dentro di me inginocchiato al santo Sepolcro a Gerusalemme, sintesi di Pasqua.

Lui è, ma non qui.

Lui è, ma va cercato fuori, altrove, è in giro per le strade; è il vivente, è un Dio da sorprendere nella vita.

È dovunque, eccetto che fra le cose morte.

Matura come un germoglio di luce nella notte,

come un seme di fuoco nella storia.

È dentro i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, è dentro l’atto di generare degli uomini, nei gesti di pace, negli abbracci degli amanti, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell’ultimo respiro del morente, nei martiri per fede.

tutti convocati dall’angelo, perché la risurrezione di Gesù Cristo non riguarda lui solo, coinvolge me, e cattura dentro il suo risorgere tutto l’universo; queste pasque non solo umane, come canta p. Turoldo

Pasqua è una energia che si dirama per tutte le vene del mondo,

una forza che ha imbevuto di sé tutta la trama del creato.

 

Non è qui. Bisogna cercare più a fondo, cercare in altro modo, con occhi attenti, non c’è luogo che lo contenga, non chiesa, non parole, non riti. Lui è oltre, sempre oltre è il suo infinito cammino.

Vi precede in Galilea (Mt 28,7): là dove tutto è cominciato. Ripartite da quel lago, ritornate alle prime parole con cui vi ha rubato il cuore.

Il Risorto cammina davanti, ad aprire la nostra immensa migrazione verso la vita. Davanti, a ricevere in faccia il vento, l’ingiuria, la morte, il sole, senza arretrare di un passo mai. Vorrei entrare nella sua corrente ed essere trascinato in avanti e in alto.

Là lo vedrete. Noi lo vedremo. Noi, se ritorniamo alla Galilea degli inizi del vangelo, vedere Lui vuol dire vedere con occhi nuovi tutto ciò che ha fatto e detto, guarito e predicato, sanato e messo in cammino attorno a sé…

E coloro che, come lui, non accettano che il mondo si perpetui così com’è, coloro che lavorano per cieli nuovi e nuova terra, sanno che chi vive una vita come la sua, ha in dono già la sua stessa vita indistruttibile.

È risorto, dice l’angelo; lo dice con il verbo dei nostri mattini, si è svegliato, si è alzato. E continua ad alzarsi nel cuore, lui il risveglio del mondo; l’ha detto: io sono la risurrezione e la vita.

Si è alzato da dove era sceso, dalle catacombe della storia, dalle catacombe dei fuggiaschi, dai buchi dei dannati della terra, dai barconi che affondano.

È disceso nelle mie zone di durezza e di sterilità, nelle profondità della materia e della storia, nella vittima e anche nel carnefice,

ed è qui, ora, presente in me come risurrezione,

come forza di gravità celeste,

come forza di attrazione verso l’alto,

annuncio che i carnefici non avranno ragione delle loro vittime in eterno.

Eppure la morte sembra vincere. Il male del mondo mi fa dubitare, è troppo, è feroce, è pazzo: vedo Gaza e i suoi morti e dubito, la Siria mi fa dubitare; il martirio crescente dei cristiani, dubitare dell’esistenza stessa di un Padre buono;

milioni che non hanno cibo, acqua, casa, amore; il cancro, la corruzione, il cinismo, il nocciolo durissimo dell’indifferenza, mi fanno dubitare; la terra avvelenata, l’acqua avvelenata, la terra dei fuochi dove per soldi hanno avvelenato i propri figli, mi fanno dubitare.

Non è qui, dice l’angelo.

Allora guardo meglio e vedo immense energie di bene nel mondo,

vedo giovani che travasano forza in chi è debole,

donne generose fino alla follia

anziani sapienti, che amano giustizia e bellezza,

vedo gente onesta perfino nelle piccole cose,

vedo occhi pieni di luce

e sorrisi più belli di quanto la vita non lo consenta.

Il mondo è una immensa collina di croci. È vero. E tuttavia è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo.

Dove la terra è stata spianata vedo spuntare un filo d’erba testardo, e poi un fiore che si impunta, ostinato, e poi un prato irremovibile.

Vedo mucchi di macerie, eppure sulle macerie torna ad apparire un germoglio di vita, ostinata e invincibile.

Vedo che la bellezza rinasce ogni giorno nel mondo.

E questo perché?

Perché il Risorto è all’opera, in alto silenzio e con piccole cose.

è la linfa profonda che scorre nelle arterie del mondo,

Il mondo combatte per fiorire. Sono fioriti i pruni e i biancospini in questi giorni:

“è Dio che in essi fiorisce,

si espande, dilaga, e poi torna a fiorire” (Turoldo).

Il Risorto combatte per far fiorire il mondo (papa Francesco),

ad ogni mattino combatte per svegliarci dal sonno del cuore.

E potranno tagliare tutti i germogli, potranno recidere tutti i fiori,

ma non potranno impedire alla primavera di ritornare. Io lo credo.

La Pasqua non si lascia sgomentare. Io lo credo.

La Risurrezione del Signore non si ritira,

ha già penetrato la trama nascosta di questa storia. Io lo credo

Tu, semente che si disfa, entra nel profondo del cuore umano. e noi … staremo ad ascoltare la crescita del grano” (mons. Tonino Bello)

 

Inizia dalla Risurrezione

Dal sepolcro vuoto

Da Nostra Signora della Gioia

Allora perfino la croce allieterà…

Non fate di me una piagnucolona

Dice Nostra Signora

Una volta era così

Ora è diverso

Inizia dal sepolcro vuoto

Dal sole

Il vangelo si legge come le lettere ebraiche

Dalla fine.

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Se mercanteggiamo con lui, Dio ci rovescia il tavolo

III Domenica di Quaresima – Anno B

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. […]

Gesù entra nel tempio: ed è come entrare nel centro del tempo e dello spazio, nel fulcro attorno al quale tutto ruota. Ciò che ora Gesù farà e dirà nel luogo più sacro di Israele è di capitale importanza: ne va di Dio stesso. Gesù si prepara una frusta e attraversa la spianata come un torrente impetuoso, travolgendo uomini, animali, tavoli e monete. I tavoli rovesciati, le sedie capovolte, le gabbie portate via mostrano che il capovolgimento portato da Gesù è totale.

Vendono buoi per i ricchi e colombe per i sacrifici dei poveri. Gesù rovescia tutto: è finito il tempo del sangue per dare lode a Dio. Come avevano gridato invano i profeti: io non bevo il sangue degli agnelli, io non mangio la loro carne; misericordia io voglio e non sacrifici (Os 6,6). Gesù abolisce, con il suo, ogni altro sacrificio; il sacrificio di Dio all’uomo prende il posto dei tanti sacrifici dell’uomo a Dio.

Gettò a terra il denaro, il dio denaro, l’idolo mammona, vessillo innalzato sopra ogni cosa, installato nel tempio come un re sul trono, l’eterno vitello d’oro è sparso a terra, smascherata la sua illusione.
E ai venditori di colombe disse: non fate della casa del Padre, una casa di mercato. Dio è diventato oggetto di compravendita. I furbi lo usano per guadagnarci, i devoti per guadagnarselo. Dare e avere, vendere e comprare sono modi che offendono l’amore. L’amore non si compra, non si mendica, non si impone, non si finge.
Non adoperare con Dio la legge scadente del baratto dove tu dai qualcosa a Dio perché lui dia qualcosa a te. Come quando pensiamo che andando in chiesa, compiuto un rito, accesa una candela, detta quella preghiera, fatta quell’offerta, abbiamo assolto il nostro dovere, abbiamo dato e possiamo attenderci qualche favore in cambio.

Così siamo solo dei cambiamonete, e Gesù ci rovescia il tavolo. Se crediamo di coinvolgere Dio in un gioco mercantile, dobbiamo cambiare mentalità: Dio non si compra ed è di tutti. Non si compra neanche a prezzo della moneta più pura. Dio è amore, chi lo vuole pagare va contro la sua stessa natura e lo tratta da prostituta. «Quando i profeti parlavano di prostituzione nel tempio, intendevano questo culto, tanto pio quanto offensivo di Dio» (S. Fausti): io ti do preghiere e offerte, tu mi dai lunga vita, fortuna e salute.

Casa del Padre, sua tenda non è solo l’edificio del tempio: non fate mercato della religione e della fede, ma non fate mercato dell’uomo, della vita, dei poveri, di madre terra. Ogni corpo d’uomo e di donna è divino tempio: fragile, bellissimo e infinito. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita. Perché con un bacio Dio le ha trasmesso il suo respiro eterno.

(Letture: Esodo 20,1-17; Salmo 18; 1 Corinzi 1,22-25; Giovanni 2,13-25)

Commento al Vangelo domenica 4 marzo 2018 – p.Ermes Ronchi

 

DOMENICA DI PASQUA 2017

p. Ermes Ronchi

Gv 20,11-18

 

Buona Pasqua, fratelli sorelle amici, sconosciuti compagni di fede, a voi e a tutti quelli che portate nel cuore. Noi che celebriamo la Pasqua, siamo presi oggi dentro la potenza della risurrezione di Cristo Gesù, sospinti da lui, trascinati in alto da lui, forza ascensionale del cosmo, nella grande migrazione verso la vita.

Pasqua è questo: di fronte a chi decide di “amare e donare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno che non rotoli via.

 

Signore, nostra vita, donaci speranza,

Signore, nostra risurrezione, donaci cuore

Signore, nostra Pasqua, donaci vita

 

La Pasqua è tornata, Pasqua è qui, testarda e lieve come il battito del cuore, in un vangelo dove tutto si colora di urgenza e di passione.

Urgenza del seme che si apre, del masso che rotola via, e il sepolcro vuoto e risplendente nel fresco dell’alba è come un grembo che ha partorito, come il guscio di un seme aperto.

Passione fino alle lacrime. Donna perché piangi?

Prima parola del Risorto, e non per dirle: spiegami, oppure non piangere più, smettila con il pianto. Ma per piegarsi su di lei, per abbracciarla, per stringersi a lei, e condividere e coinvolgersi.

“Diglielo perché piangi, Maria. Per un motivo grande, per il più grande dei motivi: Tu piangi per amore. Piange chi ama. Piange molto chi ama molto”. Maria, la chiama Gesù. Pronunciando il suo nome come nessuno sapeva fare. E lei si volta e il vangelo riporta questa parola: Rabbunì. Ma io credo che a Maria nel giardino è uscito dal cuore: amore, sei qui.

Perché tutte quelle lacrime non sono per un maestro che viene a mancare. Si piange così perché manca una parte della propria vita.

Le lacrime di Maddalena sono il tesoro del Risorto, Lui le raccoglie ad una ad una nel suo cuore, nei suoi archivi eterni, sono dichiarazioni d’amore.

Donna, perché piangi? Umanità, perché?

Eccolo il Dio che prova dolore per il dolore dell’uomo, del mondo che è un immenso pianto, che è tutto una collina di croci.

Ma ora Cristo si è innestato nel mondo, attraverso la croce e le ferite, ogni innesto avviene per ferita, lo sa bene la sapienza contadina. Innestato sul calvario, e la sua e nostra vita ormai una vita sola.

Donna perché? E’ lo stile inconfondibile di Gesù. Il Risorto riprende a fare ciò che ha sempre fatto, l’ha fatto nell’ultima ora del venerdì, occupandosi della paura e della speranza di un ladro giustiziato accanto a lui (oggi sarai con me…) lo fa nella prima ora di Pasqua, quando si occupa delle lacrime di Maria. E trema insieme al tremante cuore della sua amica. Ma poi innesta vita.

Gesù risorge dopo essere disceso agli inferi, diciamo nel Credo. E se risorge oggi è perché oggi è sceso negli inferi della storia, nella catacombe dei fuggiaschi, nei buchi dei dannati della terra, nei barconi che affondano.

È disceso nelle profondità della materia e della persona, nella vittima e anche nel carnefice, ed è qui, adesso come forza di risurrezione, come forza di gravità celeste, come forza di attrazione verso l’alto, verso la bontà, annuncio che i carnefici non avranno ragione delle loro vittime in eterno.

Eppure la morte sembra vincere. Il male del mondo mi fa dubitare, è troppo, è feroce, è pazzo: sembra contestare l’esistenza stessa di un Padre buono e provvidente;

terrorismo, armi sempre più potenti, milioni privati di cibo, acqua, casa, amore; il cancro, la corruzione, il nocciolo duro del cinismo e dell’indifferenza, milioni di Pilati che si lavano le mani, mi fanno dubitare; la terra avvelenata per denaro e che avvelena i figli, mi fanno dubitare. La mia vita accidentata, alle volte mi fa dubitare.

Tutto questo è certo. E tuttavia è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo.

Dove la terra è stata spianata, osservo e vedo spuntare un filo d’erba testardo, e poi un fiore che si impunta a fiorire, ostinato, e poi un prato dal verde inestirpabile.

Vedo mucchi di macerie, eppure sulle macerie torna ad apparire un germoglio di vita, ostinata e invincibile. E anche in me.

Vedo che la bellezza rinasce ogni giorno nel mondo.

E questo perché?

Perché il Risorto è all’opera, in alto silenzio e con piccole cose.

Per la risurrezione di Cristo, io credo che

“non va perduta nessuna delle opere svolte con amore.

Non va perduta nessuna delle sincere preoccupazioni per gli altri. Non va perduto nessun atto d’amore,

non va perduta nessuna generosa fatica,

non va perduta nessuna dolorosa pazienza.

Tutto ciò circola attraverso il mondo,

circola come una forza di vita”(Ev Ga 278).

Una vita di una qualità indistruttibile. Questa è la linfa profonda che scorre nelle arterie del mondo, Dio si è innestato per ferita, nella ferita, e ci sospinge in avanti in una corrente di atti buoni, di parole buone, di gesti puliti, che hanno principio e futuro da Lui.

Il mondo ha molti tesori nascosti nei suoi vasi di creta (2 Cor 4,7).

Il mondo combatte per fiorire. Sono fioriti i prati, i glicini, le prime rose in questi giorni:

“è Dio che in essi fiorisce / si espande, dilaga / e poi torna a fiorire” (Turoldo).

Il Risorto combatte per far fiorire il mondo;

ad ogni mattino combatte per svegliarmi dal sonno del cuore.

E potranno tagliare tutti i germogli, potranno recidere tutti i fiori ma non potranno impedire alla primavera di ritornare. Io lo credo.

La Pasqua non si lascia sgomentare. Io lo credo.

La Risurrezione non si arrende, ha già penetrato la trama nascosta di questa storia. Io lo credo

Lo credo e sento che io sono nato davvero il mattino di Pasqua,

con lui che è innestato nel mio cuore, irrevocabile innesto

Pasqua è il tema più arduo e più bello di tutta la Bibbia.

Balbettiamo, come gli evangelisti, che per tentare di raccontarla, si fecero piccoli, non inventarono parole, ma presero in prestito i verbi delle nostre mattine: svegliarsi e alzarsi: si svegliò e si alzò il Signore.

Ed è così bello pensare che Pasqua, l’inaudito, è raccontata con i verbi semplici del mattino, di ognuno dei nostri mattini, quando anche noi ci svegliamo e ci alziamo. Nella nostra piccola risurrezione quotidiana.

Quel giorno, raccontato con i verbi di ogni giorno.

Pasqua è qui, adesso. Ogni giorno è quel giorno.

Perché la forza della Risurrezione non riposerà finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione, rovesciato la pietra dell’ultima tomba(Luzi).

Allora questo è l’annuncio di Pasqua:

Rimane, continua, è più forte la potenza dell’amore.

Anche se non ho niente, mani inchiodate dal dolore,

rimane la potenza dell’amore.

In un luogo che non conosco, sorgente delle mie sorgenti,

cielo del mio cielo, terra profonda delle mie radici,

rimane la potenza dell’amore!”

Rimane Cristo, vivo, e questo mi fa dolce e fortissima compagnia:

io appartengo a un Dio vivo.

 

Sia con noi il Signore, sia in noi la forza della risurrezione,

la compagnia del risorto sulla strada di Emmaus,

la dolcezza amica del giardiniere con la Maddalena,

sia con noi l’ansia di Pietro e di Giovanni che corrono al sepolcro.

 

 

Vangelo – Giovanni 11, 55 – 12, 11

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Commento (Ermes Ronchi)

Inizia la settimana in cui avvengono le cose supreme. Per viverla in profondità vorrei suggerire a me stesso prima, e a voi, un verbo: il verbo accompagnare.
Possiamo accompagnare il Signore nella sua passione in molti modi: leggendo il vangelo, partecipando ai riti, prendendoci il tempo di stare in silenzio davanti a un crocifisso, ma se Cristo, come dice Pascal, è in agonia fino alla fine dei tempi, se Cristo è in ogni uomo, se noi tutti insieme formiamo il suo unico corpo, allora Gesù è ancora ucciso oggi in Nigeria, bombardato in Siria, salta in aria a Bagdad, naufraga al largo di Lampedusa. Contemporanea a me è la croce. E io come le donne al calvario sarò tenacemente vicino per portare aiuto e conforto.

Oggi il vangelo racconta di Maria che prende fra le sue mani i piedi di Gesù, durante una cena, in una casa d’amici. Fra quattro giorni il vangelo racconterà di Gesù che, in un’altra cena, ripete quel gesto, prende fra le sue mani i piedi dei discepoli, quasi che avesse imparato da una donna i gesti per dire l’amore.
Una donna e Dio si incontrano, e ciò accade nei gesti inventati dall’amore. Uomo e Dio parlano la stessa lingua.

Un mondo scomposto ruota attorno a quell’evento, un mondo agitato: una gran folla, dice Giovanni, molti curiosi che vogliono vedere il miracolato. E poi i capi dei sacerdoti, i farisei, i guardiani della fede, i delatori, guardie che hanno l’ordine di arrestarlo. E poi i discepoli, Giuda tra tutti, e nessuno che abbia occhi per la tenerezza, per leggere i segreti del cuore. Un mondo che non capisce.

E poi c’è la donna, un’amica e Gesù che difende questa scena straordinaria.
Le mani di Maria sui suoi piedi. Carezze su quei piedi, la parte del nostro corpo più lontana dal cielo, più vicina alla polvere delle strade. Piedi di Gesù che hanno percorso tutte le strade di Palestina, tutti i sentieri del cuore per raggiungermi.
Una carezza come un grazie, sui piedi di Dio. Dio non è venuto con ali d’angeli, ma con piedi d’uomo per conoscere e faticare i miei stessi sentieri.
E il più duro sentiero è la morte.

Abbraccia i suoi piedi per dire: ‘Dove andrai Tu, andrò anch’io; dove Tu ti fermerai, mi fermerò anch’io; porrò i miei passi sulle orme dei tuoi passi!” Ti accompagnerò.
Poi il nardo su quei piedi, come una dichiarazione, 300 grammi di amore. Una dismisura, molto più di ciò che serve a profumare una persona.
Maria versa profumo, senza calcolare; Gesù verserà sangue senza riservare una sola goccia. Maria e Gesù si capiscono.

E poi i capelli su quei piedi! Per una donna di allora sciogliere i capelli per un uomo era un gesto di una carica affettiva veemente, gesto dell’intimità, della appartenenza, dell’incontro. Gesù è lo sposo.
Non ha bisogno di una cena, lui che va a morire, ma di gesti intensi, di gratuità e di tenerezza. Come ogni uomo, cerca queste tre cose: tenerezza, intensità e gratuità, le cose che toccano il nostro profondo e lo fecondano di vita.

“E la casa – dice Giovanni – si riempì di profumo”. Non solo il corpo, la casa intera si riempì del profumo della sposa del Cantico. Quella casa è la nostra terra e noi, come Maria, a portare il buon profumo di Cristo.
Ma a che cosa serve una casa piena di profumo? Cosa ce ne facciamo? Che cosa cambia nella storia del mondo un vaso di profumo? Eppure la liturgia lo ricorda sulla soglia dei giorni assoluti: il profumo non è il pane, non è l’abito, non è necessario per vivere, è gioia, è un dono gratuito. È un di più, come il vino di Cana, il ‘di più’ indispensabile; il superfluo, necessario alla qualità della vita! Il profumo è una dichiarazione d’amore.

Quel vaso di nardo valeva dieci volte i trenta denari che daranno a Giuda come prezzo di Gesù. Perché questa spesa senza misura e senza necessità?
Maria spende trecento denari come per dire: ‘qualcuno ti tradirà per trenta denari ma io ti amerò dieci volte tanto. Qualcuno ti venderà ma io ti riscatterò per dieci volte!’ E il cuore di Gesù esultava e riceveva forza per camminare verso i giorni supremi.

È come se Maria dicesse: “Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere. Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
L’uomo pratico che è in noi è tentato di dire che si tratta solo di un gesto bello e sentimentale, se non fosse ben più di questo: un gesto rivelatore, una piccola grande storia che rivela Dio e l’uomo.

Giuda, simbolo della mentalità concreta, che vuole dare un prezzo ad ogni cosa, anche all’amore, che conosce il prezzo delle cose ma non il loro valore, critica la tenerezza: “Questo profumo è denaro rubato ai poveri”, ma Gesù non si lascia chiudere in questa alternativa: o tu o i poveri! Gesù non mette una priorità contro l’altra. Dice a me, a noi: non rinunciare ad un amore in nome di un altro amore.
“I poveri li avrete sempre con voi”. Sono io che ve li lascio in eredità, li avrete come parte di me, membra del mio corpo da ungere di profumo e di cura.

E dice a me: non guardare come Giuda il prezzo del nardo, guarda l’amore di Maria;
non guardare come Giuda il mancato guadagno, gusta il profumo che riempie la casa;
non guardare al costo dell’unguento, impara la generosità dell’amicizia.

A me questo racconto dice: Anche tu hai un vaso di nardo ed è la tua esistenza. Giorno per giorno, ora per ora, goccia per goccia, come il profumo più caro, impara a versarlo per qualcuno: un amico o povero, Dio o un amore. Hai nardo di intelligenza, di tempo, cultura, affettività, denaro, competenze, hai più di 300 denari di nardo, rompi il vaso e versa sul figlio dell’uomo.
Impara a bruciare in uno slancio tutti i tuoi patrimoni di calcoli e di tristezze. E la tua casa si riempirà di profumo, ed esulterà il cuore di Dio. E insieme a Lui esulteranno quanti sono seduti alla tua mensa, o quanti ti incontrano.

Noi non possiamo fare grandi cose, ma piccole cose con grande amore (Madre Teresa). Come i pollini di questa primavera che riempiono il vento: non tutti arriveranno a fecondare fiori e generare frutti, ma almeno serviranno a profumare un po’ l’aria che respiriamo. Accompagniamo il Signore in questa settimana, passo passo. Non occorrono grandi cose, ma piccole cose fatte con grande amore.

PREGHIERA
O  Vita di ogni uomo

Signore, sono come Maria di Betania e come Giuda.
Conosco le piccolezze dell’anima
ma conosco anche qualche slancio del cuore;

qualche volta mi pare di volare, l’aria è profumata,
qualche volta è solo buio su tutto il cuore.

Ma oggi, mentre ti avvii alla Passione,
nel riverbero cangiante degli ulivi,
vorrei che tu fossi consolato
dai miei piccoli gesti di amicizia, come a Betania.

Cerco dentro di me una parola, un gesto, un sentimento,
da offrirti come goccia dal mio vaso di nardo.
Cerco un volto, un povero, un fratello
dove versare una goccia di bontà.

Sono povero, ho soltanto gocce,
sono un vaso vuoto,
ma tu fa’ del mio nulla
qualcosa che serva a qualcuno.

Non tener conto della mia parte di Giuda
ma di qualche segreto ardore
che Tu conosci, che Tu sai riaccendere.

E possano le nostre vite spargere profumo,
disseminare i pollini della tua vita,
o Vita di ogni uomo! Amen

( Ermes Ronchi )    http://www.sancarloalcorso.it/scc/showPage.jsp?wi_number=34287&wmenuid=

 

 

 

 

Ermes Ronchi – Il Vangelo – 9 aprile 2017

Quel centurione che vide un re morire di amore

Domenica delle Palme – Anno A

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. (…)

Si aprono, con la lettura della Passione del Signore, i giorni supremi, quelli da cui deriva e a cui conduce tutta la nostra fede. E quelli che fanno ancora innamorare.
Volete sapere qualcosa di voi e di me? – dice il Signore – Vi do un appuntamento: un uomo in croce. La croce è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso. E tuttavia domanda perennemente aperta.

«A stento il nulla» di David Maria Turoldo:
No, credere a Pasqua non è / Giusta fede: / troppo bello sei a Pasqua! / Fede vera / È al venerdì santo / Quando tu non c’eri lassù / Quando non una eco risponde / Al suo alto grido / E a stento il Nulla / Dà forma / Alla tua assenza

E prima ancora l’appuntamento di Gesù è stato un altro: uno che è posto in basso. Che cinge un asciugamano e si china a lavare i piedi ai suoi. Chi è Dio? Il mio lavapiedi. In ginocchio davanti a me. Le sue mani sui miei piedi. Davvero, come Pietro, vorrei dire: lascia, smetti, non fare così, è troppo. E Lui: sono come lo schiavo che ti aspetta, e al tuo ritorno ti lava i piedi. Ha ragione Paolo: il cristianesimo è scandalo e follia. Dio è così: è bacio a chi lo tradisce, non spezza nessuno, spezza se stesso. Non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue. Non chiede più sacrifici, sacrifica se stesso.
Ne esce capovolta ogni immagine, ogni paura di Dio. Ed è ciò che ci permette di tornare ad amarlo da innamorati e non da sottomessi.

La suprema bellezza della storia è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, dove il Figlio di Dio si lascia inchiodare, povero e nudo, a un legno per morirvi d’amore.
Pietra angolare della fede cristiana è la cosa più bella del mondo: bello è chi ama, bellissimo chi ama fino alla fine. L’ha colto per primo non un discepolo ma un estraneo, il centurione pagano: davvero costui era figlio di Dio. Non da un sepolcro che si apre, non da uno sfolgorare di luce, ma nella nudità di quel venerdì, vedendo quell’uomo sulla croce, sul patibolo, sul trono dell’infamia, un verme nel vento, un soldato esperto di morte dice: davvero costui era figlio di Dio. Ha visto qualcuno morire d’amore, ha capito che è cosa da Dio.

C’erano là molte donne che stavano ad osservare da lontano. In quello sguardo, lucente d’amore e di lacrime, in quell’aggrapparsi con gli occhi alla croce, è nata la Chiesa. E rinasce ogni giorno in chi ha verso Cristo, ancora crocifisso nei suoi fratelli, lo stesso sguardo di amore e di dolore. Che circola nelle vene del mondo come una possente energia di pasqua.

«Dalla fine» di Jan Twardowski:
Inizia dalla Risurrezione / Dal sepolcro vuoto / Da Nostra Signora della Gioia / Allora perfino la croce allieterà…/ Non fate di me una piagnucolona / Dice Nostra Signora / Una volta era così / Ora è diverso / Inizia dal sepolcro vuoto / Dal sole / Il vangelo si legge come le lettere ebraiche / Dalla fine.

(Letture: Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Matteo 26,14- 27,66)
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quel-centurione-che-vide-un-re-morire-di-amore

http://buff.ly/2nHNxAT

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

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verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua