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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 25 DICEMBRE 2020

“Cari figli! Vi porto Gesù Bambino che vi porta la pace, Colui che è il passato, il presente ed il futuro del vostro vivere.

Figlioli, non permettete che si spengano la vostra fede e la vostra speranza in un futuro migliore perché voi siete stati scelti per essere i testimoni della speranza in ogni situazione.

Per questo sono qui con Gesù affinché vi benedica con la Sua pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

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OMBRA LUMINOSA ABBRACCIO INVISIBILE

dom 20 dicembre – IV di avvento

Tra un soffio di giorni è Natale. 

Un Natale speciale in cui, se vogliamo, possiamo abbandonare ogni zavorra; la liturgia allora ci prende per mano e ci accompagna, additando colei che, povera di ogni cosa, ha vissuto come nessuno l’attesa di Dio, il quale entra nel mondo dal basso, scegliendo la via spiazzante della periferia.

La storia esce da se stessa e si ricentra su un altro cardine, nella ferialità della casa. Qualcosa di colossale accade lontano dal tempio, nell’umile quotidiano. 

Come nella Messa il sublime confina con una tovaglia, un calice e un pane, così nella casa l’immenso si insinua nelle piccole e silenziose sfumature della vita.

L’angelo si rivolge a Maria con tre parole assolute: gioisci, non temere, verrà la Vita, e lei risponde come chi ha saputo creare un’oasi, allenandosi all’arte dell’ascolto e dello stupore, denso di domande.

Sii felice Maria, perché, lo sai, la felicità viene dai volti; anche Giuseppe ti fa felice, ma ora il volto dei volti ha posto in te il suo cuore, e gli altri sono solo frammenti di Lui; Dio è con te con quell’abbraccio di cui quelli sulla terra sono solo parabole, solo nostalgia. 

Sii felice Maria, perché ti ama teneramente, gratuitamente, per sempre.

In principio è lieta notizia, la seconda parola ne svela il senso: sei piena di grazia. Un termine mai risuonato prima, che turba la giovane Maria. 

Sei riempita del Dio che di te si è innamorato; si è dato a te e tu ne trabocchi. 

Dolcemente, liberamente, senza rimpianti amata; l’angelo fa eco all’antica parola: il Signore è con te.

In questa mia vita inadeguata, distratta e invasa, il Signore è con me.

Sono stato con te dovunque sei andato! 

Parole che nessuno potrà mai dirmi, per quanto mi ami; nessuno può dirmi “ero con te sempre!” Nessuno lo sarà mai, dovunque io andrò. 

Nessuno nei passi che ho perduto, nessuno in quelli che ho ritrovato. Dio solo.

Darai alla luce un Figlio, un Figlio che sarà di Dio. La risposta di Maria non è ‘sì’, ma una limpida domanda posta davanti a Lui con tutta la dignità umana, dignità di donna. 

Matura e intelligente vuole capire per quali vie si colmerà la distanza tra lei e l’affresco che l’angelo le dipinge addosso; e quindi scegliere se accettarne il mistero.

Mentre Zaccaria domandava all’angelo un segno, Maria domanda il senso.

E appare lo stile di Dio: ti coprirà, ti affiancherà con la sua ombra. 

Non troverai l’Altissimo negli abbagli delle visioni, ma nell’anfora luminosa della vita tua.

Solo la madre sapeva che era figlio di un annuncio, del seme che sta nella voce di un angelo (E. De Luca).

È necessario molto silenzio per sentire lo stupefatto silenzio di Dio. 

Solo allora il ‘sì’ è libero, creativo, potente e profetico: eccomi, sono qui.

La sua ultima parola rivela il vero nome dell’uomo: eccomi! 

E Dio vivrà per il nostro amore. Un amore che è stato scelto. 

Lc 1,26-38

P. Ermes Maria Ronchi

 

 

 

Spesso allestiamo il presepio casalingo per diversi motivi (tradizione, nostalgia ecc.), ma non sempre riflettiamo sulla profonda rappresentazione iconografica della natività di Gesù che contiene.

È un mistero profondo che coinvolge ognuno di noi.

Con la sua nascita in terra, Gesù, il quale è uomo e Dio, si è incarnato per noi ed è il modello di riferimento per ogni uomo che desidera crescere nell’Amore per raggiungere la pienezza a cui è destinato.

Col Natale noi ricordiamo che Dio si è fatto uomo per farci come Lui.

In Lui diventiamo simili a Dio…ci divinizziamo!

Ecco perché ricordiamo un evento importantissimo per la nostra stessa vita divina in noi.

 

 

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Il vero significato del Natale si è perso per strada, monopolizzato dal mercato e dal consumo….

L’uomo mercante ha fatto del Natale una festa che è il vero contrario di ciò che dovrebbe essere. Non dimentichiamo che Gesù è nato in una stalla….non è un invito al consumo e allo spreco….

Riflettiamo sul messaggio di Gesù, che è un messaggio di umiltà e di amore.

Riprendiamoci i nostri veri valori. Prepariamo un Natale vero e sincero quest’anno, lasciamo stare gli alberi e babbo Natale, pensiamo soltanto al significato vero: Gesù, la sua grotta, ancora tutta da capire…. perché la grotta, perchè la stalla con gli animali, perchè il bue mansueto e l’asinello testardo, perché l’umiltà e la povertà ?

Un Re neonato, puro e innocente, indifeso, al quale si sono inchinati i saggi dell’oriente che avevano capito tutti questi perché… avevano compreso dov’era la ricchezza vera, non quella del lusso, dell’abbondanza, dello spreco… ma quella dell’Amore puro, incondizionato, l’amore per tutti, dal primo all’ultimo, l’amore che non si offende, non si adombra….poiché non conosce ombra…

Apriamoci a questi significati profondi, lasciamo che lavorino dentro il nostro cuore, non sono parole, non sono contenuti mentali, ma sono sfumature infinite di un’unica fonte d’Amore, il sentimento che ci ha creati e che noi siamo.

Non permettiamo mai più ad un Sistema balordo di distoglierci dall’essenza della nostra stessa vita. Apriamo gli occhi dell’anima…

Avvolgiamoci nel prezioso senso del vero Natale e lasciamo che ci trasformi, che operi anche in noi i miracoli che solo Lui sa fare!

 

(Marisa Haltiner)

 

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II dopo Natale Gv 1,1-18 (p. Ermes Ronchi)

Giovanni, unico tra gli evangelisti, comincia il Vangelo non con un racconto, ma con un canto che ci chiama a volare alto, un volo d’aquila che proietta Gesù di Nazaret verso i confini del cosmo e del tempo.
In principio era il Verbo e il Verbo era Dio. In principio, bereshit, prima parola della Bibbia. Un inizio grandioso, che ci può apparire un mito. Ma poi il volo dell’aquila plana fra le tende dell’accampamento umano: e venne ad abitare, letteralmente piantò la sua tenda in mezzo a noi (14).
Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l’origine delle cose che esistono: tutto è stato fatto per mezzo di Lui (3). Nulla di nulla senza di lui. ‘In principio’, ‘tutto’, ‘nulla’, ‘Dio’, parole assolute, che ci mettono in rapporto con la totalità e con l’eternità, con Dio e con tutte le creature del cosmo, interconnessione.
Senza di di lui nulla di ciò che esiste è stato fatto. Non solo gli esseri umani, ma il filo d’erba e la pietra e il pappagallo verde, tutto è stato plasmato dalle sue mani. “ Nel cuore della pietra Dio sogna il suo sogno e di vita la pietra si riveste” (Vannucci).
Ogni cosa creata è una carezza di Dio, un messaggio di Dio per noi.
E nessuno potrà più dire: qui finisce la terra, qui comincia il cielo, perché ormai terra e cielo si sono abbracciati. E nessuno potrà dire: qui finisce l’uomo, qui comincia Dio, perché creatore e creatura si sono abbracciati e, almeno in quel bambino, uomo e Dio sono una cosa sola. Almeno a Betlemme.
“Gesù è il racconto della tenerezza del Padre” (Evangelii Gaudium), per questo penso che la traduzione, libera ma vera, dei primi versetti del Vangelo di Giovanni, dovrebbe suonare pressappoco così, cambiando Verbo, logos, parola così:
“In principio era la tenerezza,
e la tenerezza era presso Dio, e la tenerezza era Dio…
e tutto è stato fatto per mezzo della tenerezza,
e senza tenerezza nulla è stato fatto di ciò che esiste…
e la tenerezza carne si è fatta
ed ha messo la sua tenda in mezzo a noi”.
E ci assicura che un’onda affettuosa viene a battere sulle rive della nostra esistenza, che siamo da forze buone miracolosamente avvolti, che siamo raggiunti da una sorgente buona che ci alimenta, che non verrà mai meno, a cui possiamo sempre attingere, che in gioco nella nostra vita c’è una vita più grande di noi. Gesù entra nel mondo e porta la vita stessa di Dio in noi. Ecco la vertigine: la vita stessa di Dio in noi. Questa è la profondità ultima del Natale.

In Lui era la vita, nella tenerezza era la vita… Cristo non è venuto a portarci una nuova teoria religiosa, non ci ha lasciato nessun sistema di pensiero. Ci ha comunicato vita. Sono venuto perché abbiate la vita in abbondanza (Gv 10,10). Ha detto amatevi, altrimenti vi distruggerete.
Gesù non ha mai compiuto un miracolo per punire, per intimidire, per castigare qualcuno. I suoi sono sempre segni che guariscono la vita, la accrescono, la sfamano, la fanno fiorire in tutte le sue forme.

E la vita era la luce degli uomini. Una cosa enorme: La vita stessa è luce.
La vita è come una grande parabola che racconta di Dio. Il vangelo ci insegna a sorprendere parabole nella vita, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo. Ci dà la coscienza che noi stessi siamo parabole, icone di Dio. Che chi ha la sapienza del vivere, ha la sapienza di Dio. Chi ha passato anche un’ora soltanto ad ascoltare e ad addossarsi il pianto di una vita è più vicino al mistero di Dio di chi ha letto tutti i libri e sa tutte le parole.
Amare la vita perché è come una spugna imbevuta, riempita di Dio.
Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo.
Ogni uomo, ogni uomo, ogni uomo è illuminato, tutti, nessuno escluso, nessuno privo di quella luce, che è come una lampada che non si spegne, un sole nella notte.
La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno vinta! Le tenebre non hanno vinto la luce. Non la vincono mai. Le tenebre non sconfiggono la luce. Ripetiamolo a noi e agli altri, in questo mondo duro: le tenebre non vincono.

Venne fra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto.
Dio non si merita, si accoglie.
Facendogli spazio in te, come una donna fa spazio al figlio che accoglie in grembo. Dandogli cuore e tempo.
Accogliere: parola bella che sa di porte che si aprono, di mani che accettano doni, di cuori che fanno spazio alla vita, si accoglie solo ciò che da gioia.
Nel matrimonio gli sposi si dicono l’uno all’altro questa parola evangelica: io accolgo te, ti accolgo come il regalo più bello della mia vita, tu sei il dono della gioia per i miei giorni…
A quanti l’hanno accolto ha dato il potere… Figli sono quelli che devono crescere, quelli che hanno un padre accanto
Io non sono ancora e mai il Cristo
ma io sono questa infinita possibilità.
Dopo il suo Natale è ora il tempo del mio Natale: Cristo nasce perché io nasca. Nasca nuovo e diverso. La sua nascita vuole la mia nascita. Gesù Cristo può essere nato 2020 volte a Betlemme, ma se non nasce in me, è nato invano.
Sta a noi come i Magi domani camminare cercare dietro una stella. E forse ringraziare oggi chi ci ha aiutato a viaggiare verso Dio, chi è stato per noi come una stella: un libro, un prete, un amico, una mamma.
Cerchi luce? Ama la vita, prenditene cura affinché Lui venga ancora ad abitare in mezzo a noi! Amala, con i suoi turbini e le sue tempeste ma anche con il suo sole e i suoi fiori appena nati, in tutte le Betlemme del mondo. Amala! E’ la tenda del Verbo. La tenda che sta in mezzo a noi.

Mio Dio, mio Dio Bambino / povero come l’amore / piccolo come un piccolo d’uomo / umile come la paglia dove sei nato. / Mio piccolo Dio / ruvido di terra e fremente di luce / che impari a vivere questa nostra stessa vita / che domandi attenzione e protezione / mio Dio incapace di difenderti / e di aggredire e di fare del male / mio Dio che vivi soltanto se sei amato / che altro non sai fare che amare / e domandare amore, / insegnami che non c’è altro senso / altro destino che diventare come Te.

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

II Domenica dopo Natale – Anno A – 2020

Icone di Dio: c’è santità e luce in ogni vita

Vangelo – (Giovanni 1,1-18)

In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto

di ciò che esiste. […]

Vangelo immenso, un volo d’aquila che ci impedisce piccoli pensieri, che opera come uno sfondamento verso l’eterno: verso «l’in principio» (in principio era il Verbo) e il «per sempre». E ci assicura che un’onda immensa viene a battere sui promontori della nostra esistenza (e il Verbo si fece carne), che siamo raggiunti da un flusso che ci alimenta, che non verrà mai meno, a cui possiamo sempre attingere, che in gioco nella nostra vita c’è una forza più grande di noi. Che un frammento di Logos, di Verbo, ha messo la sua tenda in ogni carne, qualcosa di Dio è in ogni uomo.

C’è santità e luce in ogni vita. E nessuno potrà più dire: qui finisce la terra, qui comincia il cielo, perché ormai terra e cielo si sono abbracciati. E nessuno potrà dire: qui finisce l’uomo, qui comincia Dio, perché creatore e creatura si sono abbracciati e, almeno in quel neonato, uomo e Dio sono una cosa sola. Almeno a Betlemme. «Gesù è il racconto della tenerezza del Padre» (Evangelii gaudium), per questo penso che la traduzione, libera ma vera, dei primi versetti del Vangelo di Giovanni, possa suonare pressappoco così: «In principio era la tenerezza, e la tenerezza era presso Dio, e la tenerezza era Dio… e la tenerezza carne si è fatta e ha messo la sua tenda in mezzo a noi».

Il grande miracolo è che Dio non plasma più l’uomo con polvere del suolo, dall’esterno, come fu in principio, ma si fa lui stesso, teneramente, polvere plasmata, bambino di Betlemme e carne universale.

A quanti l’hanno accolto ha dato il potere… Notiamo la parola: il potere, non solo la possibilità o l’opportunità di diventare figli, ma un potere, una energia, una vitalità, una potenza di umanità capace di sconfinare. «Dio non considera i nostri pensieri, ma prende le nostre speranze e attese, e le porta avanti» (Giovanni Vannucci).

Nella tenerezza era la vita, e la vita era la luce degli uomini. Una cosa enorme: la vita stessa è luce. La vita vista come una grande parabola che racconta Dio; un Vangelo che ci insegna a sorprendere parabole nella vita, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della terra il riflesso del cielo. Ci dà la coscienza che noi stessi siamo parabole, icone di Dio. Che chi ha la sapienza del vivere, ha la sapienza di Dio. Chi ha passato anche un’ora soltanto ad ascoltare e ad addossarsi il pianto di una vita è più vicino al mistero di Dio di chi ha letto tutti i libri e sa tutte le parole.

Da Natale, da dove l’infinitamente grande si fa infinitamente piccolo, i cristiani cominciano a contare gli anni, a raccontare la storia. Questo è il nodo vivo del tempo, che segna un prima e un dopo. Attorno ad esso danzano i secoli e tutta la mia vita.

(Letture: Siracide 24,1-4.12-16; Salmo 147; Efesini 1,3-6.15-18; Giovanni 1,1-18)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/icone-di-dio-c-e-santitae-luce-in-ogni-vita

Il grande miracolo@SrIvanaR

Il grande miracolo è che Dio
non plasma più l’uomo
con polvere del suolo,
dall’esterno,
come fu in principio,
ma si fa lui stesso,
teneramente,
polvere plasmata,
bambino di Betlemme
e carne universale.

(Ermes Ronchi)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/icone-di-dio-c-e-santitae-luce-in-ogni-vita

 

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Epifania del Signore – anno A –
Il dono più prezioso dei Magi? Il loro stesso viaggio – Ermes Ronchi

E adorarono un Bambino@SrIvanaR

“E adorano un bambino”
C’è qui una lezione misteriosa:
non adorano l’Uomo della Croce,
non il Risorto glorioso,
non un uomo saggio dalle parole di luce,
non un giovane nel pieno del suo vigore,
semplicemente un bambino
in braccio a sua madre.
È sulla terra la cosa più vicina a Dio:
non solo Dio è come noi,
non solo è il Dio-con-noi,
ma è un Dio piccolo fra noi.
E di lui non puoi avere paura,
e da lui non ce la fai ad allontanarti,
lui che fa leva solo sulla tua bontà.

(Ermes Ronchi)
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-dono-piu-prezioso-dei-magi-il-loro-stesso-viaggio

angeli 2020

Ermes Ronchi – Natale 2019 – Preghiera
Mio Dio, mio Dio bambin@SrIvanaR
Mio Dio, mio Dio bambino,
povero come l’amore,
piccolo come un piccolo d’uomo,
umile come la paglia dove sei nato,
mio piccolo Dio che impari a vivere
questa nostra stessa vita,
che domandi affetto e protezione.
Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male,
che vivi soltanto se sei amato,
insegnami che non c’è altro senso per noi,
non c’è altro destino che diventare come Te,
carne intrisa di cielo, sillaba di Dio,
come te che cingi per sempre in un abbraccio
ogni tua creatura malata di solitudine. Amen

( Ermes Ronchi – Natale 2019 )
Dal Commento – S. Messa del giorno

Il  Vangelo  a cura di Ermes Ronchi

Santa Famiglia – Anno A – 2019

Giuseppe, un padre concreto e sognatore

 Vangelo – (Matteo 2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». […]

Il Vangelo racconta di una famiglia guidata da un sogno. Oggi noi, a distanza, vediamo che il personaggio importante di quelle notti non è Erode il Grande, non è suo figlio Archelao, ma un uomo silenzioso e coraggioso, concreto e sognatore: Giuseppe, il disarmato che è più forte di ogni Erode. E che cosa fa Giuseppe? Sogna, stringe a sé la sua famiglia, e si mette in cammino.

Tre azioni: seguire un sogno, andare e custodire. Tre verbi decisivi per ogni famiglia e per ogni individuo; di più, per le sorti del mondo. Sognare è il primo verbo. È il verbo di chi non si accontenta del mondo così com’è. Un granello di sogno, caduto dentro gli ingranaggi duri della storia, è sufficiente a modificarne il corso. Giuseppe nel suo sogno non vede immagini, ascolta parole, è un sogno di parole. È quello che è concesso a ciascuno di noi, noi tutti abbiamo il Vangelo che ci abita con il suo sogno di cieli nuovi e terra nuova.

Nel Vangelo Giuseppe sogna quattro volte (l’uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio) ma ogni volta l’angelo porta un annunzio parziale, ogni volta una profezia breve, troppo breve; eppure per partire e ripartire, Giuseppe non pretende di avere tutto l’orizzonte chiaro davanti a sé, ma solo tanta luce quanta ne basta al primo passo, tanto coraggio quanto serve alla prima notte, tanta forza quanta basta per cominciare.

Andare, è la seconda azione. Ciò che Dio indica, però, è davvero poco, indica la direzione verso cui fuggire, solo la direzione; poi devono subentrare la libertà e l’intelligenza dell’uomo, la creatività e la tenacia di Giuseppe. Tocca a noi studiare scelte, strategie, itinerari, riposi, misurare la fatica. Il Signore non offre mai un prontuario di regole per la vita sociale o individuale, lui accende obbiettivi e il cuore, poi ti affida alla tua libertà e alla tua intelligenza.

Il terzo verbo è custodire, prendere con sé, stringere a sé, proteggere. Abbiamo il racconto di un padre, una madre e un figlio: le sorti del mondo si decidono dentro una famiglia. È successo allora e succede sempre. Dentro gli affetti, dentro lo stringersi amoroso delle vite, nell’umile coraggio di una, di tante, di infinite creature innamorate e silenziose. «Compito supremo di ogni vita è custodire delle vite con la propria vita» (Elias Canetti), senza contare fatiche e senza accumulare rimpianti.

Allora vedo Vangelo di Dio quando vedo un uomo e una donna che prendono su di sé la vita dei loro piccoli; è Vangelo di Dio ogni uomo e ogni donna che camminano insieme, dietro a un sogno. Ed è Parola di Dio colui che oggi mi affianca nel cammino, è grazia di Dio che comincia e ricomincia sempre dal volto di chi mi ama.

(Letture: Siracide 3, 3-7.14-17; Salmo 127; Colossesi 3,12-21; Matteo 2,13-15.19-23)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/giuseppe-un-padre-concretoe-sognatore

“Egli si alzò, nella notte,

prese il bambino e sua madre

e si rifugiò in Egitto”  

(Matteo 2,13-15.19-23)

… vedo Vangelo di Dio quando

vedo un uomo e una donna

che prendono su di sé la vita dei loro piccoli;

è Vangelo di Dio ogni uomo e ogni donna

che camminano insieme, dietro a un sogno.

Ed è Parola di Dio colui

che oggi mi affianca nel cammino,

è grazia di Dio che

comincia e ricomincia sempre

dal volto di chi mi ama.

(Ermes Ronchi)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/giuseppe-un-padre-concretoe-sognatore

·         Per gli amici dei social

http://www.smariadelcengio.it/attivita/27891/commento-domenica-29-dicembre-2019-p-ermes-un-granello-di-sogno/

 

Nel periodo natalizio ci diamo da fare per gli addobbi.

Prepariamo l’albero di Natale e siamo affascinati dalle luci colorate ed intermittenti, dai vari gingilli scintillanti che appendiamo tra i rami.

Sotto allestiamo il presepe. Lo riempiamo di muschio, aggiungiamo le pecorelle, i pastori, gli artigiani, e molte altre rappresentazioni.

Mettiamo dentro la capanna le statuette della Madonna e di San Giuseppe che guardano il bambino appena nato.

L’atmosfera che creiamo ci riempie di nostalgia per l’infanzia, per i vari momenti della nostra vita.

Ci diamo da fare per i regali, per i vari pranzi natalizi, per i divertimenti di ogni tipo con la speranza che ci portino allegria.

Ma i nostri cuori sono davvero sereni gioiosi?

Sappiamo chi rappresenta realmente quel bimbo che mettiamo al centro del presepio?

Egli è l’Uomo- Dio Gesù, quell’Amore che dovremmo avere nei nostri cuori.

Il Signore regna davvero in noi?

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

I Dom. di Avvento – A – 2019

L’Avvento è attesa: questo mondo ne porta un altro nel suo grembo

Vangelo – Matteo 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano… e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «il vizio supremo della nostra epoca» (R. Panikkar). L’Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci. Per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento.

L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce. Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l’attesa, la conoscono dall’interno. Avvento è vita che nasce, dice che questo mondo porta un altro mondo nel grembo; tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. Tempo per guardare in alto e più lontano.

Anch’io vivo giorni come quelli di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi sfiora in casa e magari ha gli occhi gonfi, di chi mi rivolge la parola; di cento naufraghi a Lampedusa, di questo pianeta depredato, di un altro kamikaze a Bagdad. È possibile vivere senza accorgersi dei volti. Ed è questo il diluvio!

Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati nelle infinite carceri del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, senza garanzia e speranza, derubati del loro futuro; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla.

I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me, placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non so più sognare. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro… Mi ha sempre inquietato l’immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Cerco di capire meglio: perché so che Dio non è ladro di vita. Solo pensarlo mi sembra una bestemmia. Dio viene, ma non è la morte il suo momento. Verrà, già viene, nell’ora che non immagini, cioè adesso, e ti sorprende là dove non lo aspetti, nell’abbraccio di un amico, in un bimbo che nasce, in una illuminazione improvvisa, in un brivido di gioia che ti coglie e non sai perché.

È un ladro ben strano: è incremento d’umano, accrescimento di umanità, intensificazione di vita, Natale.

Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo. Tenersi pronti non per evitare, ma per non mancare l’incontro, per non sbagliare l’appuntamento con un Dio che viene non come rapina ma come dono, come Incarnazione, «tenerezza di Dio caduta sulla terra come un bacio» (Benedetto Calati).

(Letture: Isaia 2,1-5; Salmo 121; Romani 13,11-14; Matteo 24,37-44)

 

“Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate

viene il Figlio dell’Uomo.”

L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret

nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce.

Attendere, infinito del verbo amare.

Le donne, le madri, sanno nel loro corpo

che cosa è l’attesa,

la conoscono dall’interno.

Avvento è vita che nasce,

dice che questo mondo

porta un altro mondo nel grembo;

tempo per accorgerci,

come madri in attesa,

che germogli di vita

crescono e si arrampicano in noi.

Tempo per guardare in alto

e più lontano.

(Ermes Ronchi)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-avvento-e-attesa-questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-suo-grembo

 

 

 

 

Il vangelo a cura di Ermes Ronchi

Epifania del Signore – anno C

Vangelo – Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento di p.Ermes

Epifania, festa dei cercatori di Dio, dei lontani, che si sono messi in cammino
dietro a un loro profeta interiore, a parole come quelle di Isaia “Alza il capo e
guarda”.
Due verbi bellissimi: alza, solleva gli occhi, guarda in alto e attorno, apri le
finestre di casa al grande respiro del mondo. E guarda, cerca un pertugio, un angolo
di cielo, una stella polare, e da lassù interpreta la vita, a partire da obiettivi alti.
Il vangelo racconta la ricerca di Dio come un viaggio, al ritmo della carovana, al
passo di una piccola comunità: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno
all’altro. Fissando il cielo e insieme gli occhi di chi cammina a fianco, rallentando il
passo sulla misura dell’altro, di chi fa più fatica.
Poi il momento più sorprendente: il cammino dei magi è pieno di errori: perdono la
stella, trovano la grande città anziché il piccolo villaggio; chiedono del bambino a un
assassino di bambini; cercano una reggia e troveranno una povera casa. Ma hanno
l’infinita pazienza di ricominciare. Il nostro dramma non è cadere, ma arrenderci alle
cadute.
Ed ecco: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono
doni. Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il
dono impagabile sono i mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un
desiderio più forte di deserti e fatiche. Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.
Dio ha sete della nostra sete: il nostro regalo più grande.
Entrati, videro il Bambino e sua madre e lo adorarono. Adorano un bambino.
Lezione misteriosa: non l’uomo della Croce né il Risorto glorioso, non un uomo
saggio dalle parole di luce né un giovane nel pieno del vigore, semplicemente un
bambino. Non solo a Natale Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio
piccolo fra noi. E di lui non puoi avere paura, e da un bambino che ami non ce la fai
ad allontanarti.
Informatevi con cura del Bambino e poi fatemelo sapere perché venga anch’io
ad adorarlo! Erode è l’uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi, è quel
cinismo, quel disprezzo che distruggono sogni e speranze.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle
all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a
chiunque: hai trovato il Bambino?
Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle
cose, nel Vangelo e nelle persone; cerca ancora con cura, fissando gli abissi del cielo
e gli abissi del cuore, e poi raccontamelo come si racconta una storia d’amore, perché
venga anch’io ad adorarlo, con i miei sogni salvati da tutti gli Erodi della storia e del
cuore.

(Letture: Isaia 60,1-6; Salmo 71; Efesini 3,2-3.5-6; Matteo 2,1-12)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-dono-piu-prezioso-dei-magi-il-loro-stesso-viaggio

Commento al Vangelo domenica 6 gennaio 2019 – EPIFANIA del SIGNORE – p.Ermes

 

 

 

 

Dolce Natale 2018
Biscottini fatti completamente in casa (dalla pasta alla cottura)

 

 

Gesù Bambino, è l’Amore Onnipotente che si è incarnato in un fragile bimbo. Egli ci mostra la vera umiltà per cui:

Anche se ti rendi conto che gli altri ti salutano solo per formalità, tu saluta sempre tutti con amore.

Quando gli altri ti trattano con disprezzo, guardali con dolcezza e così farai capire che tutti siamo amati dallo stesso Creatore.

Se riscontri con amarezza l’ingratitudine da chi hai fatto del bene, tu continua a fare loro il bene, anche pregando. Prima o poi lo Spirito Santo li illuminerà.

Se incontri volti indifferenti o duri, dona loro un sorriso.

Se al termine della giornata lavorativa nessuno riconosce le tue fatiche, guarda Gesù Bambino nel presepe: egli ti è sempre riconoscente.

(Una voce dal deserto)

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

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GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese. Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi.

Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io. Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi.

È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. È fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani. San Giuseppe è sorprendente: nel Vangelo non parla mai e il Signore gli parla proprio nel silenzio, nel sonno. Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo.

Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista. Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Udienza Generale (19/12/2018)

 

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Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese. Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi.

Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io. Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi.

È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. È fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani. San Giuseppe è sorprendente: nel Vangelo non parla mai e il Signore gli parla proprio nel silenzio, nel sonno.

Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo. Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista.

Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale!

Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Udienza Generale (19/12/2018)

 

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25 dicembre 2008

“Cari figli, correte, lavorate, raccogliete ma senza benedizione. Voi non pregate!
Oggi vi invito a fermarvi davanti al presepe e a meditare su Gesù che anche oggi vi dò, affinché vi benedica e vi aiuti a comprendere che senza di Lui non avete futuro.
Perciò, figlioli, abbandonate le vostre vite nelle mani di Gesù affinché Lui vi guidi e vi protegga da ogni male.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

MESSAGGIO DELLA MADONNA DEL 25 DICEMBRE 2009

“Cari figli, in questo giorno di gioia vi porto tutti davanti a mio Figlio Re della pace affinché vi dia la sua pace e benedizione. Figlioli, condividete questa pace e benedizione con gli altri nell’amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Messaggio di Medjugorje 25 dicembre 2010

“Cari figli, oggi io e mio Figlio Gesù desideriamo darvi l’abbondanza della gioia e della pace affinché ciascuno di voi sia gioioso portatore e testimone della pace e della gioia nei luoghi dove vivete. Figlioli siate benedizione e siate pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Messaggio di Medjugorje del 25 Dicembre 2011

“Cari figli, anche oggi vi porto tra le mie braccia il mio figlio Gesù affinché Lui vi dia la Sua pace. Pregate figlioli e testimoniate perché in ogni cuore prevalga non la pace umana ma la pace divina che nessuno può distruggere. Questa è quella pace del cuore che Dio dà a coloro che ama. Attraverso il battesimo tutti voi siete chiamati e amati in modo particolare, perciò testimoniate e pregate per essere le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio e alla pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Martedì 25 dicembre 2012

La Madonna è venuta con Gesù bambino tra le braccia e non ha dato messaggio, ma Gesù bambino ha iniziato a parlare e ha detto: “Io sono la vostra pace, vivete i miei comandamenti”. 
La Madonna e Gesù bambino, insieme, ci hanno benedetto con il segno della croce.

 

Messaggio del 25 Dicembre 2013

“Cari figli! Vi porto il Re della pace perché Lui vi dia la Sua pace. Voi, figlioli, pregate, pregate, pregate. Il frutto della preghiera si vedrà sui volti delle persone che si sono decise per Dio e per il Suo Regno. Io con il mio figlio Gesù vi benedico tutti con la benedizione della pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

Messaggio del 25 Dicembre 2014
mercoledì 24 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio della Regina della Pace del 25.12.15

“Cari figli! Anche oggi vi porto mio figlio Gesù tra le braccia e da esse vi do la Sua pace e la nostalgia del Cielo. Prego con voi per la pace e vi invito ad essere pace. Vi benedico tutti con la mia benedizione materna della pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. “

 

Messaggio della Regina della Pace  di Medjugorje – 25 dicembre 2016

“Cari figli!
Con grande gioia oggi vi porto mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la Sua pace. Figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla. Il cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutatelo con le vostre preghiere affinché sia così. Vi benedico con mio Figlio Gesù e vi invito a non perdere la speranza e che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il cielo e verso l’eternità. Così sarete aperti a Dio ed ai Suoi piani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

Messaggio della Regina della Pace del 25 dicembre 2017

“Cari figli!

Oggi vi porto mio Figlio Gesù, affinché vi doni la Sua pace e la Sua benedizione. Figlioli, vi invito tutti a vivere e testimoniare le grazie e i doni che avete ricevuto. Non temete! Pregate affinché lo Spirito Santo vi dia la forza di essere testimoni gioiosi e uomini di pace e di speranza. Figlioli siate benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

 

2017 NATALE DEL SIGNORE

messa del giorno

 

E’ Natale: la Parola di Dio è un Bambino d’uomo che non sa neppure parlare, l’Eterno è un neonato, appena il mattino di una vita.

E’ da qui, dove l’infinitamente grande si fa infinitamente piccolo, chi cristiani cominciano a contare gli anni, a raccontare la storia. Questo è il nodo vivo del tempo. Ad esso siamo convocati, perché attorno a questo nodo danzano i secoli e il cuore può cambiare. Ma se anche Cristo fosse nato mille volte a Betlemme ma non nasce in te, allora è nato invano.

Signore Gesù, siamo qui perché vogliamo restare umani, inquieti, sensibili e visionari, per questo ti preghiamo: nasci in noi, Signore.

Signore Gesù, che continui a perdonarmi anche quando io non mi perdono, che mi corri dietro a riportarmi le chiavi di casa, che alleggerisci i miei errori con sorriso di madre, ti prego nasci in me Signore

Signore Gesù, sono venuto da te che non ti stanchi di abbracciarmi nella fatica, di ridarmi l’infinita pazienza di ricominciare, per questo ti prego: nasci in noi Signore.

 

Omelia

Dietro l’altare vedete questo mosaico di legni antichi, spezzati e dipinti: Cristo abbracciante, un grande abbraccio, un abbraccio infinito, smisurato, che sembra allargarsi ancora, dove c’è posto per tutti, per sempre.

Natale è l’abbraccio di Dio. Che non è l’onnipotente ma l’onniabbracciante, il tutto-abbracciante. Perché il mondo non sempre è comprensibile, ma è sempre abbracciabile (M. Buber).

Qui davanti all’altare vedete un grande pane che fa da culla al Bambino. Betlemme vuol dire: Casa del pane, c’è pane per l’umanità in quel luogo, Dio si è fatto pane, deposto in una mangiatoia, che è il luogo umile del cibo, per dirci: mangiate di me, io sono il pane della vita, pane spezzato per la nostra fame di vita. Qui troviamo il morso del più, energia per vivere senza paura.

E’ anche bello l’albero di Natale, bello il presepio. Ma questi legni duri che fioriscono, che mettono gemme di tenerezza, e questo pane, mi commuovono.

Il Verbo si è fatto abbraccio, pane, corpo! Ma per capire di più penso al Bambino che cerca il latte della Madre e dico: il Verbo si è fatto fame.

Non gli angeli, ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di Lui: Dio si è fatto bisogno.

Penso agli abbracci che Gesù ha ricevuto e poi ha riservato ai piccoli e agli amici e dico: il Verbo si è fatto carezza.

Penso al pianto di Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro e dico: Dio si è fatto lacrime.

Penso a quel petalo di fango che Gesù stende sugli occhi del cieco e dico: il Verbo si è fatto polvere, mano e saliva, e occhi nuovi.

Poi penso alla Croce e dico: Dio si è fatto agnello, carne che grida di dolore.

Colui che ha riempito il cielo con miliardi di galassie, l’inventore dell’universo si fa piccolo e ricomincia da Betlemme, da una mangiatoia. Ci deve essere qualcosa di vero in tutto ciò, non può trattarsi di un inganno, è troppo diverso da tutto ciò che pensiamo.

Colui che ha separato luce e tenebra, firmamento e terra si fa inchiodare su una Croce. Ci deve essere, per forza, qualcosa di vero in questo troppo disarmato amore.

E se della storia di Gesù i due vertici, i due estremi sono una mangiatoia e una croce questa nostra fede non può essere una illusione. A Betlemme non c’è nessun inganno, nessun raggiro, nessuna menzogna, lo garantiscono la mangiatoia e un gruppo di pastori, odorosi di lana e di latte.

Avvolti da una nuvola di canto: “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. Tutti, nessuno escluso, tutti amati

E loro vanno dove l’angelo aveva detto. E’ così bello che Luca prenda nota di questa unica visita.

E’ bello per tutti i poveri, gli ultimi, gli anonimi, i dimenticati. I pastori facevano un lavoro disprezzato e impuro, mai in sinagoga, sempre persi dietro i loro agnelli, e Dio li sceglie. Sceglie la via della periferia. Betlemme non si accorge di essere la culla di Dio.

Questi nostri paesi non vedono che sono la porta di Dio.

Eppure chissà quanti uomini e donne e bambini, i più veri, sanno ascoltare la buona novella: Dio come un abbraccio, come un pane.

Gli angeli a Betlemme si rivolgono agli ultimi della fila e questi diventano i primi…

La grande ruota della storia aveva sempre girato in un unico senso, dal basso verso l’alto, dal piccolo verso il grande, dal debole verso il forte. Quando Dio si fa Figlio di una donna, il movimento del meccanismo della storia si inceppa. E poi riprende a scorrere nel senso opposto, nel senso del Forte che si fa servo del debole, dell’Eterno, che cammina fra l’età dell’uomo. Il fiume di fuoco si abbrevia in una scintilla, il tutto nel frammento.

Natale è l’inizio di un capovolgimento, di un nuovo ordinamento di tutte le cose.

Natale non è ricordare un compleanno, è profezia.

Non è facile il Natale, una festa drammatica, tutta la violenza del mondo contraddice gli angeli di Betlemme, tutte le lacerazioni contraddicono il sogno della pace.

E viene un dubbio: se fosse tutto una illusione generata dal bambino che vive in noi? Se fossimo rimandati a Dio, rimbalzati fino a Lui soltanto dalla paura e dai disastri della storia? Se la fede fosse figlia della paura?

Ma a Betlemme è accaduto l’opposto, è Dio che è venuto fino a noi, è Lui che ha bisogno di noi, per questa sua passione di unirsi all’amato, in questa passione d’abbracci, di pane mangiato.

 

Ora è il tempo del nostro Natale, Cristo nasce perché io nasca in lui, che io nasca così piccolo e così libero da essere incapace di aggredire, di odiare, di minacciare, di umiliare.

Lo dico con le parole di Ambrogio: “Se Gesù Cristo fosse nato mille volte a Betlemme ma non nasce in te allora è nato invano.”

Io non conosco nessuna prova che dimostri che il Natale è vero. Avrò sempre domande dentro, e molte. Ma c’è un bambino in me che a Natale sa ascoltare ancora il brusìo degli angeli; c’è un bambino in me, tu gli parli di Dio e lui lo sente respirare, gli dici che è Natale e lui vede un volo di angeli che aprono la strada.

C’è in me, però, anche un uomo disilluso che ritiene il Natale una festa ormai pagana, che ha visto il cielo perdere le stelle e brillare di luci illusorie; gli dici ‘Betlemme’ e lui contesta che duemila anni di storia hanno portato solo al moltiplicarsi dei posti di blocco, a un muro alto sette metri che separa Betlemme dal resto del mondo e taglia in due quella che è la casa del pane.

Ma in me c’è, oltre al bambino, oltre all’uomo disilluso, in me c’è anche un uomo che crede e prega così:

Mio Dio, mio Dio Bambino / povero come l’amore / piccolo come un piccolo d’uomo / umile come la paglia dove sei deposto. / Mio piccolo Dio / che impari a vivere questa nostra stessa vita / che domandi attenzione e protezione / mio Dio incapace di difenderti / e di aggredire e di fare del male / mio Dio che vivi soltanto se sei amato / che altro non sai fare che amare / e domandare amore, / insegnami che non c’è altro senso / non c’è altro destino che diventare come Te / Colui che cinge per sempre in un abbraccio / l’amarezza di ogni sua creatura / malata di solitudine.

 

 

Preghiera alla comunione (L. Verdi)

Abita in mezzo a noi, Signore, con la tua presenza leggera.

Facci tremare davanti al tuo sguardo chiaro.

Tu hai portato poesia nel cuore dell’universo,

hai riaperto le porte, risvegliato la primavera,

Tu il presente e l’avvenire, Tu la forza e l’amore.

Il tuo tocco amoroso benedice ogni povertà.

Nato come ogni uomo

fremente di luce, ruvido di terra,

mormorante d’acqua e di vento,

nato per ricordarci

che ci vuole vita per amare la vita.

Nato in una notte di respiro su respiro

notte che si fece intima

con il dono della tua nudità.

In questo giorno aiuta il nostro sguardo

a non allontanarsi da Te,

un’ansia di luce

morda gli uomini

che non sognano più.

 

 

 

Il Vangelo  – Ermes Ronchi

Scoprire un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce

1 gennaio 2017
Maria santissima Madre di Dio

«In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo».

Otto giorni dopo Natale, lo stesso racconto di quella notte: Natale non è facile da capire, è una lenta conquista. Ci disorienta: per la nascita, quella nascita, che divenne nella notte un passare di voci che raccontavano una storia incredibile. Da stropicciarsi gli occhi. È venuto il Messia ed è nel giro di poche fasce, nella ruvida paglia di una mangiatoia. Chi va a cercarlo nei sacri palazzi non lo trova.
“Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori”. Riscoprire lo stupore della fede. Lasciarci incantare almeno da una parola del Signore, stupirci ancora della mangiatoia e della Croce, di questo mistero di un Dio che sa di stelle e di latte, di infinito e di casa.
Dimentichiamo tutta la liturgia senz’anima che presiede a questi giorni: regali, botti, auguri, sms clonati, luci, per conservare ciò che vale davvero: la capacità di sorprenderci per la speranza indomita di Dio nell’uomo e in questa nostra storia barbara e magnifica, per il suo ricominciare dagli ultimi della fila.
E impariamo da Maria, che “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”, Da lei, che salvaguarda come in uno scrigno emozioni e domande, angeli e stalla, un bambino “caduto da una stella fra le sue braccia e che cerca l’infinito perduto e lo trova nel suo petto” (M. Marcolini); da lei che medita nel cuore fatti e parole, fino a che non si dipani il filo d’oro che tutto legherà insieme, da lei impariamo a prenderci del tempo per aver cura dei nostri sogni. “Con il cuore”, con la forma più alta di intelligenza, quella che mette insieme pensiero e amore.
E impariamo il Natale anche dai pastori, che non ce la fanno a trattenere per sé la gioia e lo stupore, come non si può trattenere il respiro, ma ritornano cantando, e contagiano di sorrisi chi li incontra, dicendo a tutti: è nato l’Amore!
In questo giorno di auguri, le prime parole che la Bibbia ci rivolge sono: Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli. Per prima cosa, che lo meritino o no, voi benedirete.
Dio ci chiede di imparare a benedire: uomini e storie, il blu del cielo e il giro degli anni, il cuore dell’uomo e il volto di Dio. Se non impara a benedire, l’uomo non potrà mai essere felice.
Benedire è invocare dal cielo una forza che faccia crescere la vita, e ripartire e risorgere; significa cercare, trovare, proclamare il bene che c’è in ogni fratello. E continua: Il Signore faccia brillare per te il suo volto. Scopri che Dio è luminoso, ritrova nell’anno che viene un Dio solare, ricco non di troni, di leggi, di dichiarazioni, ma il cui più vero tabernacolo è un volto luminoso. Scopri un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce.

(Letture: Numeri 6, 22-27; Salmo 66; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/scoprire-un-dio-dalle-grandi-braccia-e-dal-cuore-di-luce

E impariamo da Maria,
che “custodiva tutte queste cose
meditandole nel suo cuore”.

… da lei che medita nel cuore fatti e parole,
fino a che non si dipani il filo d’oro che tutto legherà insieme,
da lei impariamo a prenderci del tempo
per aver cura dei nostri sogni.
“Con il cuore”,
con la forma più alta di intelligenza,
quella che mette insieme pensiero e amore.

 

 

A voi tutti, amici o sconosciuti fratelli di fede, a tutti quelli che amate e per i quali trepidate, da parte di Dio che ci dona suo Figlio: Buon Natale.

Il Signore che abita come un cuore nuovo la notte del mondo, il Signore sia con voi.

E noi, come madri amorevoli, aiuteremo il Signore ad abitare la terra, ci prendiamo cura della sua parola, dei suoi sogni, del suo vangelo fra noi.

Signore Gesù, siamo qui perché vogliamo restare umani, inquieti, sensibili e visionari, per questo ti preghiamo: nasci in noi, Signore.

Signore Gesù, che continui a perdonarmi anche quando io non mi perdono, che mi corri dietro a riportarmi le chiavi di casa, che alleggerisci i miei errori con sorriso di madre, ti preghiamo nasci in noi Signore

Signore Gesù, sono venuto da te che non ti stanchi di rilanciare la mia vita, che la liberi dal passato arido, che trovi il senso a tutto questo correre, per questo ti preghiamo: nasci in noi Signore.

 

Omelia.

Un Vangelo immenso abbiamo ascoltato, che ci impedisce piccoli pensieri, che spalanca su di noi la porta dell’infinito e dell’eterno.

In principio era il Verbo e il Verbo era Dio. E il Verbo carne si è fatto”. E mi viene da tradurre: in principio era la tenerezza e la tenerezza era Dio.

E la tenerezza di Dio si fece carne. In Gesù e in noi. Chi è Dio? Il grande monaco Benedetto Calati rispondeva: Dio è un bacio. Caduto sulla terra a Natale.

Il grande miracolo è che Dio ora ha smesso di plasmare l’uomo come fece con Adamo con la polvere della terra, ma si fa lui stesso polvere e argilla della nostra terra. E Adamo sarà diverso.

E allora io so, noi crediamo che c’è un frammento di Verbo, una particella di Tenerezza in ogni carne, qualcosa di Dio in ogni uomo, c’è santità e luce in ogni vita. La nostra umanità è un fiume che porta tutto, fango e pagliuzze d’oro. Ma in fondo Dev’essere splendida la vita se Dio accetta di diventare uno di noi!

La tenerezza di Dio si è fatta carne. Guardo il Bambino di Betlemme, lo vedo che cerca il latte della Madre e capisco: il Verbo si è fatto fame.

Non gli angeli ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di Lui: il Verbo si è fatto bisogno di tutto.

Penso agli abbracci che Gesù ha dato e ricevuto, da bambini e amici e donne con il profumo, e dico: il Verbo si è fatto carezza.

Penso al pianto di Gesù davanti alla tomba dell’amico che amava e dico: il Verbo si è fatto lacrime.

Ricordo quel petalo di fango che Gesù mette sugli occhi del cieco nato e dico: il Verbo si è fatto polvere, mano e saliva e occhi nuovi.

Poi penso alla Croce: il Verbo si è fatto agnello, carne in cui grida il dolore.

E con me che piango anche Lui imparerà a piangere, e se tu devi morire anche Lui conoscerà la morte.

Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale:tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino” (L. Boff).

La grande ruota della storia, come una macina da mulino, aveva sempre girato nella stessa direzione: dal piccolo verso il grande, chi ha meno sottomesso a chi ha più, il debole schiacciato dal forte, chi sa tante parole che imbroglia chi ne sa poche.

Quella notte a Betlemme la grande ruota della storia, la macina del mondo, per un attimo, alla nascita di Gesù si è bloccata. C’è stato un nuovo in principio e da lì qualcosa ha cominciato a girare all’incontrario e il senso della storia ha imboccato un’altra direzione: Dio verso l’uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, dai palazzi verso una stalla, i Re Magi verso un bambino, chi ha pane verso chi ha fame.

La stalla e la mangiatoia di Gesù sono un ‘no’ gridato al nostro “beh le cose vanno così, non c’è niente da fare”. Ma se fosse nato in una villa, in un palazzo con tutti i confort, pensate che saremmo qui a ricordarlo ancora? No. Uno dei tanti. I potenti sono già troppi. I palazzi sono deserti di profezia

Dio entra nel mondo dal punto più basso, da una grotta, da una stalla, inizia dalla periferia, dagli ultimi della fila, dai pastori. Perché nessuno sia escluso. Da lì tutti ripartire, perché il mondo sia nuovo.

E venne ad abitare in mezzo a noi. Che vuol dire: non solo a piantare la sua tenda fra le altre tende del nostro sterminato accampamento umano, ma ad abitare in mezzo a ciascuno di noi, nel centro di me, in mezzo al cuore. Dio ha ora un cuore di carne e in noi scorre un cromosoma divino.

È venuto e ha fatto risplendere la vita (1 Tim 1,10).

Ha dato splendore e bellezza all’esistenza, ha insegnato di nuovo a sognare, frammenti di stelle corrono per le vene del mondo.

Perché Natale? Perché Dio nasca in me e io nasca in Dio. Il Verbo si fa carne perché la carne diventi sillaba di Dio.

Non sopporto l’idea di auguri innocui, formali, di routine. Allora, cari fratelli, tanti auguri impegnativi e scomodi.

Dio che si incarna per amore dei piccoli, ci faccia star male in una vita egoista, che gira le spalle a chi chiede aiuto, che sta alla finestra del mondo. Si uccide anche stando alla finestra.

Dio che si fa bambino, ci faccia sentire dei vermi quando cerchiamo di farci grandi sopra le spalle degli altri, con bugie.

Un Dio deposto sulla paglia ci tolga il sonno, finché non procuriamo di che dormire a uno sfrattato, a un povero, a un migrante, o non aiutiamo a procurare una tenda a chi non ha più casa.

Maria che trova una culla solo nella greppia degli animali, ci costringa con i suoi occhi feriti a non aver pace per tutti i bambini non voluti, rifiutati, gettati via, violati. Per questo sacrilegio continuo.

Giuseppe che trova solo porte chiuse, ci metta in crisi davanti al dolore di tanti genitori per i figli senza fortuna, senza lavoro, senza salute, con le porte chiuse in faccia.

Gli angeli che annunciano pace portino ancora guerra alla nostra coscienza, quando non vede che a una spanna da noi si consumano ingiustizie, si fabbricano armi, si avvelena la terra e l’acqua e l’aria.

 

Natale è senza bugie. Che inganno, che imbroglio ci può essere in un bambino che si mette nelle tue mani, e puoi fare di lui quello che vuoi, che inganno ci può essere in uno che muore d’amore per te?

Il Presepio non è una favola che ci raccontiamo ogni anno, è la chiave di un mondo che non esiste ancora;

A Natale non celebriamo un ricordo, il compleanno di Gesù, ma un progetto: l’inizio di un altro modo di abitare la terra: essa non appartiene a chi è più forte e accumula più denaro, quella è una storia piena di rumore e di furore, ma che non significa nulla.

La storia appartiene alla bontà senza clamore,

all’amore senza vanto,

al servizio senza interesse.

In principio era la Tenerezza…e la tenerezza si è fatta volto, occhi di donna, sorriso di bambino. Dio tenerezza è il Dio fatto tenda, perché tutti abbiano una casa, dove essere veri e amati. Dio tenerezza è arrivato su un barcone nel mare. Da padre e madre profughi, Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù.

Nella tenerezza non c’è paura.

Dio è la dolce rivoluzione della tenerezza.

Amen

 

Preghiera alla comunione

 

Mio Dio, mio Dio bambino,

povero come l’amore,

piccolo come un piccolo d’uomo,

umile come la paglia dove sei nato,

mio piccolo Dio che impari a vivere

questa nostra stessa vita,

che domandi attenzione e protezione.

Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male,

che vivi soltanto se sei amato,

insegnami che non c’è altro senso per noi,

non c’è altro destino che diventare come Te,

carne intrisa di cielo, sillaba di Dio,

come te che cingi per sempre in un abbraccio

ogni tua creatura malata di solitudine. Amen

 

 P. ERMES RONCHI

 

 

 

Il Vangelo – Ermes Ronchi

La vertigine di Betlemme, l’Onnipotente in un neonato

Natale del Signore
Messa della notte
22 dicembre 2016

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio». (…)

Questo per voi il segno: troverete un bambino: «Tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere “dio”. Solo Dio vuole essere bambino» (Leonardo Boff).

Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale. L’uomo vuole salire, comandare, prendere. Dio invece vuole scendere, servire, dare. È il nuovo ordinamento delle cose e del cuore.
C’erano là alcuni pastori. Una nuvola di ali, di canto e di parole felici li avvolge: Non temete! Dio non deve fare paura, mai. Se fa paura non è Dio colui che bussa alla tua vita. Dio si disarma in un neonato. Natale è il corteggiamento di Dio che ci seduce con un bambino. Chi è Dio? «Dio è un bacio», caduto sulla terra a Natale (Benedetto Calati).

Vi annuncio una grande gioia: la felicità non è un miraggio, è possibile e vicina. E sarà per tutto il popolo: una gioia possibile a tutti, ma proprio tutti, anche per la persona più ferita e piena di difetti, non solo per i più bravi o i più seri. Ed ecco la chiave e la sorgente delle felicità: Oggi vi è nato un salvatore. Dio venuto a portare non tanto il perdono, ma molto di più; venuto a portare se stesso, luce nel buio, fiamma nel freddo, amore dentro il disamore. Venuto a portare il cromosoma divino nel respiro di ogni uomo e di ogni donna. La vita stessa di Dio in me. Sintesi ultima del Natale. Vertigine.

E sulla terra pace agli uomini: ci può essere pace, anzi ci sarà
di sicuro. I violenti la distruggono, ma la pace tornerà, come una primavera che non si lascia sgomentare dagli inverni della storia. Agli uomini che egli ama: tutti, così come siamo, per quello che siamo, buoni e meno buoni, amati per sempre; a uno a uno, teneramente, senza rimpianti amati (Marina Marcolini).

È così bello che Luca prenda nota di questa unica visita, un gruppo di pastori, odorosi di lana e di latte. È bello per tutti i poveri, gli ultimi, gli anonimi, i dimenticati. Dio ricomincia da loro.

Natale è anche una festa drammatica: per loro non c’era posto nell’alloggio. Dio entra nel mondo dal punto più basso, in fila con tutti gli esclusi. Come scrive padre Turoldo, Dio si è fatto uomo per imparare a piangere. Per navigare con noi in questo fiume di lacrime, fino a che la sua e nostra vita siano un fiume solo. Gesù è il pianto di Dio fatto carne. Allora prego:

Mio Dio, mio Dio bambino,
povero come l’amore,
piccolo come un piccolo d’uomo,
umile come la paglia dove sei nato,
mio piccolo Dio che impari a vivere questa nostra stessa vita.
Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male,
che vivi soltanto se sei amato,
insegnami che non c’è altro senso per noi,
non c’è altro destino che diventare come Te.

(Letture: Isaia 9,1-6; Salmo 95; Tito 2,11-14; Luca 2,1-14).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-vertigine-di-betlemme-l-onnipotente-in-un-neonato

(Lettera pubblicata dalla Vita Cattolica da Ferruccio Camilotti, ex allievo del Tomadini di Udine)

 

Collegio “Mons. Francesco Tomadini”

Ricordi

 

Egregio Direttore,

mi sia consentito condividere con tanti amici ex allievi del Tomadini, per noi sempre il “vecchio Tom”, alcuni ricordi ed emozioni, che molti possono ancor oggi testimoniare con uno spirito di sincera riconoscenza, per rivivere momenti ed episodi carichi di una gioiosa tensione.

Mi sono ritrovato, fra Natale e Capodanno, con un caro amico con il quale ho condiviso ben sette anni di collegio (1956-1963) ed il “rimembrar delle passate cose” ci ha coinvolto a tal punto che ci eravamo dimenticati del tempo che trascorreva.

Nelle tre ore in cui c’è stato un ininterrotto flusso di ricordi fra sorrisi e compiacimenti per una riscattata e soddisfacente vita, sono emerse in particolare le emozioni provate per la partenza per le vacanze natalizie ed il ricordo della commemorazione che si celebrava in collegio, in quel periodo, per l’anniversario della morte di mons. Francesco Tomadini.

Proprio come in questi giorni, all’epoca era il periodo delle vacanze scolastiche di Natale e Capodanno e per tutti noi era l’occasione per rientrare a casa per almeno 15 giorni circa. La felicità incontrollata dentro di noi nei giorni precedenti la partenza era appena descrivibile. A parole non saremmo in grado di esprimere l’intensità dei sentimenti che in quei momenti permeava ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione; eravamo tanto suggestionati dall’ansia per la partenza che spesso anche certe regole venivano trasgredite.

C’era però in noi anche un velo di tristezza causato dalla malinconica espressione di coloro che, non potendo rientrare in famiglia, dovevano rimanere in Collegio.

Sapevamo che per quei nostri compagni in quei giorni la disciplina lasciava maglie molto larghe ed anche le colazioni, i pranzi e le cene erano molto diversi. Inoltre, venivano programmati dei momenti ricreativi anche all’esterno del Collegio ma tutto ciò non attenuava l’intimo dolore per l’impossibilità di godere dei profondi sentimenti che solo una vera famiglia poteva dare.

Con i pochi ragazzi rimasti in Collegio, non era possibile commemorare nei termini corretti ed opportuni la ricorrenza della morte del Fondatore mons. Francesco Tomadini, proprio durante le vacanze natalizie, tuttavia il 30 dicembre veniva egualmente celebrata una Santa Messa con i pochi presenti.

La celebrazione “ufficiale” era sempre programmata per la fine del mese di gennaio con la presenza, appunto, di tutti gli allievi.

Oltre al doveroso rito religioso durante la Santa Messa veniva ricordata la figura del sacerdote mons. Francesco Tomadini, che si metteva al servizio dei ragazzi che, come noi, per diversi motivi, si trovavano nella condizione di dovere e potere usufruire della sua opera di assistenza.

Alla fine del nostro incontro, nello scambio dei ricordi appassionati di questo “revival”, non è mancato il pensiero che, a conclusione della giornata della commemorazione di fine gennaio, alla sera in refettorio al termine della cena, il Direttore, come sempre in piedi sulla sedia, raccontava diversi episodi della vita del Fondatore che era permeata dallo spirito di carità e di abnegazione, nonostante la pesante situazione sociale dei suoi tempi e le difficoltà in cui si dibatteva, cercando di sostenere la sua Opera.

Questa generosa e solidale iniziativa era stata resa possibile, fin dagli albori, da “qualcuno”, che, animato dallo spirito di carità cristiana e con sentimenti di profonda umanità, si prestava a svolgere, con ogni mezzo disponibile, anche personale, la preziosa missione mai interrotta e tutt’ora in essere.

Abbiamo anche ricordato i calorosi appelli che in quella sede ci venivano indirizzati, volti ad esprimere i nostri sentimenti di riconoscenza verso Mons. F. Tomadini, verso tutti i suoi successori, e verso tutti i benefattori che nel tempo hanno contribuito a sostenere quest’Opera.

Il mio amico mi faceva notare quanto importante fosse stata la valenza educativa di questi appelli e osservava come oggi sia venuto meno il sentimento della riconoscenza. Infatti, sembra che tutto sia dovuto.

A mia volta rilevavo l’importanza sociale, educativa e formativa, svolta dall’Istituzione sin dalle sue origini per i giovani futuri membri della società civile e come, nella successione degli anni e secondo le diverse esigenze sociali, l’Opera abbia saputo e potuto evolversi adeguandosi e trasformandosi nel rispetto dei principi istitutivi e mantenendo inalterato lo spirito del Fondatore.

10 gennaio 2021

Feruccio Camilotti

San Daniele del Friuli

 

 

 

 

 

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua