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Questo tipo di Universo spazio-temporale nel futuro non avrà più senso perché da redenti andremo in un’altra dimensione dove saremo immersi nella pienezza della vita per tutta l’eternità, se naturalmente crediamo nelle promesse di Gesù Cristo risorto, mediante il quale tutte le cose sono state create.

Questa dimensione terrena è solo una preparazione a quella che ci attende dopo la morte corporale. L’anima immortale sussiste e si unirà al corpo risorto (e trasfigurato) alla fine dei tempi per vivere la gioia dei beati in Cielo, dove non ci saranno la morte, la sofferenza e tutte le necessità fisiche attuali.

 

 

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(p.Albino Candido, Diario di un pellegrino carnico p.201)

Tu hai pianto sulle mie indegnità.
Io ho pianto sulle Tue piaghe.
Piaghe sopra le mie indegnità.
Hai pianto.
Hai pianto, perché non potevi essere realmente miseria come me.
E ora la Tua morte, Signore.
Eri carne.
Eri incarnato.
Ma non nel peccato.
Gli effetti hai subito del peccato,
come causa come carnefice come vittima
Te lo sei addossato, come veste,
non come cuore e come anima colpa. .

(p.Albino Candido, Diario di un pellegrino carnico p.201)

 

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Ogni uomo è “condannato” a morte” dal momento in cui nasce.

Molti di coloro che arrivano all’anzianità vengono considerati in un certo senso “privilegiati” agli occhi del mondo.

Infatti non è detto che lo siano per coloro che sono già nell’altra dimensione, soprattutto agli occhi di chi morì relativamente giovane e sta già godendo per sempre la beatitudine eterna.

Alcuni anziani si scordano, però, che gradualmente il traguardo è sempre più vicino ed imprevedibile.

Pieni di acciacchi, desiderano succhiare il più possibile il nettare della vita terrena disordinatamente…

È saggio chi vive l’istante, nell’attesa del Salvatore, perché consapevole che non sappiamo né il giorno né l’ora…

 

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Credere in Dio aveva senso una volta ed ha senso anche oggi.Cristo è uguale ieri, oggi e domani.

Noi siamo stati creati per mezzo di Lui ed in vista di Lui.Egli sta continuamente sostenendo tutte le nostre esistenze, anche se non ce ne accorgiamo.

Tutta la creazione attende la liberazione dalla corruzione e dalla morte.Non dobbiamo essere gonfi della nostra scienza e pensare di essere così evoluti da fare a meno di Lui. È un grave errore.

Lui stesso disse: “Senza di me non potete fare nulla”Cristo (il quale è uomo e Dio) ha il potere di prenderci con sè quando Egli decide il momento più adatto.

Attende la nostra conversione. Ci redime se crediamo nel suo perdono e ci destina alla Vita Eterna…dove godremo nella sua gloria la felicità della SS. Trinità…incorruttibili, immortali, sempre nuovi e giovani e non ci saranno più lutti, sofferenze e lacrime.

 

 

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Chi di noi sa cosa succederà in realtà tra un’ora?

Se ci pensiamo bene ci sono per tutti grandi probabilità di morire entro un’ora od un minuto, perché nessuno conosce il proprio futuro con certezza.

Siamo sospesi in uno spazio pieno di incognite (meteoriti, raggi cosmici, esplosioni stellari, mutamenti improvvisi degli equilibri interplanetari ecc)

Viviamo su una terra con altissime probabilità di eventi catastrofici (terremoti,nubifragi,esplosioni vulcaniche, incendi ecc)

La nostra società è spesso imprevedibile (violenze, guerre di ogni tipo ecc.)

Il nostro corpo, fragilissimo, è soggetto ad incidenti, malattie fulminanti ecc..

Ecco perché dobbiamo essere sempre pronti: “Non sappiamo né il giorno, né l’ora”

 

 

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Link di riferimento sul cortometraggio “DIALOGO CON LA MORTE”:

https://www.mondocrea.it/itriflessioni-732/

 

 

SU FACEBOOK:

https://www.facebook.com/dialogoconlamorte/

 

 

L’ESISTENZA NON FINISCE CON LA MORTE TERRENA

https://www.mondocrea.it/lesistenza-non-finisce-con-la-morte-terrena/

 

E DOPO LA MORTE?

 

https://www.mondocrea.it/itriflessioni-1093/

 

LA MORTE (rap)

https://www.youtube.com/watch?v=JUaAtidDxGw

 

È GIUSTO DESIDERARE DI MORIRE?

https://www.youtube.com/watch?v=g7ZQi5nfRsY

 

MEDITAZIONE SULLA MORTE.mp4

https://www.youtube.com/watch?v=VMHM–DcYTY

 

COME VEDE LA MORTE IL CRISTIANO

https://www.youtube.com/watch?v=2zs0ub6Ey2Y

 

PREGHIERA IN PREPARAZIONE DELLA BUONA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=1PN47FwcyQY

MEDITAZIONE DI UN MONACO FRIULANO SULLA MORTE MOLTO ORIGINALE E INTERESSANTE (p. Albino Candido)

https://www.youtube.com/watch?v=eKNYSnv8pTE

 

LA VITA UMANA NON FINISCE CON LA MORTE DEL CORPO

https://www.youtube.com/watch?v=EAS82gKdF9A

 

ADDOMESTICARE LA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=owIC_Q3pwRU

 

CACCIAMO LA PAURA DELLA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=takHEezAF0Y

 

DOPO LA MORTE CORPORALE C’È LA BEATITUDINE ETERNA

https://www.youtube.com/watch?v=DuIFtwI4uFc

 

PERCHÈ TEMIAMO LA MORTE?

https://www.youtube.com/watch?v=F8E5nrDtHtI

 

PERCHÈ NON DOVREMMO TEMERE TROPPO LA MORTE CORPORALE

https://www.youtube.com/watch?v=2l6jLH6ocWc

 

MORTE E RISURREZIONE

https://www.youtube.com/watch?v=oXWggRNtQgs

 

DIO NON HA CREATO LA MORTE (Sapienza)

https://www.youtube.com/watch?v=f-c22zOvvhA

 

L’ANGELO DELLA BUONA MORTE.mov

https://www.youtube.com/watch?v=eAbDH3_4_Nw

 

IL PENSIERO DELLA PROPRIA MORTE.mp4

https://www.youtube.com/watch?v=W4yFRA1wrfs

 

L’ANGELO DELLA MORTE E DELLA VITA IN PIENEZZA

https://www.youtube.com/watch?v=3_R_YOif9uc

 

MEDJUGORJE E L’ALDILÀ

https://www.youtube.com/watch?v=clgZQVCx0C8

 

COSA CI ATTENDE NELL’ ALDILÀ? (alcune considerazioni)

https://www.youtube.com/watch?v=hjiod_lAVvU

 

COMA! DALLA MORTE AL RITORNO ALLA VITA

https://www.youtube.com/watch?v=w6Iw1jPtv28

 

NON TEMERE LA SENTENZA DELLA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=8RnntEvTn-I

 

COMA! DALLA MORTE AL RITORNO ALLA VITA

https://www.youtube.com/watch?v=w6Iw1jPtv28

 

LA MORTE MORIRÀ

https://www.youtube.com/watch?v=pOnu0cxinOk

 

LA VITA TERRENA È PROVVISORIA, MA L’ALDILÀ È STABILMENTE ETERNO

https://www.youtube.com/watch?v=UDmi2wZElpc

 

COSA RIMARRÀ DI NOI IN QUESTO MONDO DOPO LA NOSTRA SCOMPARSA (una voce dal deserto)

https://www.youtube.com/watch?v=5MXZQuESaFg

 

LA NOSTRA VITA TERRENA È UN’ATTESA DINAMICA PER L’ALDILÀ

https://www.youtube.com/watch?v=wjTXYHn8zkw

 

LA VITA TERRENA PASSA

https://www.youtube.com/watch?v=-9gRHmyvOPc

 

IL MISTERO DELL’ALDILÀ

https://www.youtube.com/watch?v=e3GBARIkzxw

 

IL DESIDERIO DI ESSERE SCIOLTI DA QUESTO CORPO MORTALE

https://www.youtube.com/watch?v=gm5CpeWU7fw

 

I DEFUNTI CI HANNO SOLO PRECEDUTO

https://www.youtube.com/watch?v=9OolpShCEOs

 

DIALOGO CON LA MORTE (video di Pier Angelo Piai)

1° parte

https://www.youtube.com/watch?v=vDqkvrKG2ho

2° parte

https://www.youtube.com/watch?v=ae1uBivjCIY

 

 

PLAYLIST SULL’ALDILÀ:

https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOa-QPfU0zdg4142sbSnCh4b

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non dovremmo meravigliarci se veniamo giudicati cattivi da qualcuno. Lo siamo tutti, chi più e chi meno.

Cosa sappiamo della qualità del nostro amore? È davvero puro? Se pensiamo che il nostro amore è puro siamo degli ipocriti perché ogni forma di amore umano ha qualche tornaconto. Pensiamoci bene. 

Si può essere innocenti rispetto a determinate colpe di cui altri ci accusano. Ma in noi ci sono molte altre colpe che forse pochi vedono e che magari solo Dio conosce.

Chi dice di essere senza peccato non dice a verità e fa di Gesù un bugiardo, perché Lui è venuto per salvare tutti gli uomini.

Certi santi esultavano interiormente quando si scoprivano imperfetti, come Santa Teresa di Lisieux.

Nella realtà della nostra vita terrena siamo tutti sicuramente “condannati” a morte (anche se ritardata nel tempo) e nessuno può dirsi innocente e privo di peccato.

Pertanto le ultime parole di ogni uomo dovrebbero essere quelle di Gesù Cristo: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito“, dopo aver riconosciuto le proprie miserie ed aver chiesto perdono a Dio.

 

 

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Signore, donaci una fede profonda che ci aiuti ad essere interiormente sereno.

Dacci la certezza di essere sostenuti e amati da Te in ogni momento della vita.

Donaci anche la meraviglia e lo stupore per tutto ciò che esiste, ma soprattutto la gratitudine…

Fa’, o Signore che i momenti cupi e gravosi non prevalgano su quelli sereni.

Con la vera fede  donaci anche la certezza che tutto ciò che accade ha un senso, anche se per ora non possiamo comprendere appieno.

Tu, o Gesù, da cui noi cristiani dovremmo prendere l’esempio, eri continuamente fiducioso del Padre nel quale vivevi serenamente abbandonato.

Anche Tu hai provato momenti tristi e deludenti come l’incomprensione, la persecuzione personale, la giusta ira, la compassione e la stessa passione e morte.

Aiutaci a superare con la fede ogni difficoltà della vita e fa’ che crediamo nel tuo immenso amore per ognuno di noi.

 

 

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La fede profonda comporta serenità interiore perché c’è la certezza di essere sostenuti e amati da Dio in ogni momento della vita.

Comporta anche la meraviglia e lo stupore per tutto ciò che esiste. Sfocia con la gratitudine…

Certo, ci sono anche momenti cupi e gravosi, ma non devono prevalere su quelli sereni.

Chi ha davvero fede ha anche fiducia che tutto ciò che accade ha un senso che per ora non possiamo comprendere appieno.

Gesù, da cui noi cristiani dovremmo prendere l’esempio, era continuamente fiducioso del Padre nel quale viveva serenamente abbandonato, ma anche Lui passava momenti tristi e deludenti come l’incomprensione, la persecuzione personale, la giusta ira, la compassione e la stessa passione e morte. (Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito! – esclamò prima di morire)

 

 

 

 

La preghiera cristiana è pienamente umana: comprende la lode e la supplica. Infatti, quando Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a pregare, lo ha fatto con il “Padre nostro”, affinché ci poniamo con Dio nella relazione di confidenza filiale e gli rivolgiamo tutte le nostre domande.

Imploriamo Dio per i doni più alti: la santificazione del suo nome tra gli uomini, l’avvento della sua signoria, la realizzazione della sua volontà di bene nei confronti del mondo.

Il Catechismo ricorda: «Nelle domande esiste una gerarchia: prima di tutto si chiede il Regno, poi ciò che è necessario per accoglierlo e per cooperare al suo avvento» (n. 2632).

Ma nel “Padre nostro” preghiamo anche per i doni più semplici e feriali, come il “pane quotidiano” – che vuol dire anche la salute, la casa, il lavoro; e pure l’Eucaristia, necessaria per la vita in Cristo –; così come il perdono dei peccati, e quindi la pace nelle nostre relazioni; e infine che ci aiuti nelle tentazioni e ci liberi dal male.

Chiedere, supplicare. Questo è molto umano. Ascoltiamo ancora il Catechismo: «Con la preghiera di domanda noi esprimiamo la coscienza della nostra relazione con Dio: in quanto creature, non siamo noi il nostro principio, né siamo padroni delle avversità, né siamo il nostro ultimo fine; anzi, per di più, essendo peccatori, noi, come cristiani, sappiamo che ci allontaniamo dal Padre. La domanda è già un ritorno a Lui» (n. 2629).

A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. Ma prima o poi questa illusione svanisce. L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto. L’anima assomiglia a una terra arida, assetata (cfr Sal 63,2).

Tutti sperimentiamo, in un momento o nell’altro della nostra esistenza, il tempo della malinconia, della solitudine. La Bibbia non si vergogna di mostrare la condizione umana segnata dalla malattia, dalle ingiustizie, dal tradimento degli amici, o dalla minaccia dei nemici.

A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. In queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita: il grido, la preghiera: «Signore, aiutami!».

La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte. Noi esseri umani condividiamo questa invocazione di aiuto con tutto il creato. Non siamo i soli a “pregare” in questo sterminato universo: ogni frammento del creato porta inscritto il desiderio di Dio.

San Paolo lo ha espresso in questo modo: «Sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente» (Rm 8,22-24).

In noi risuona il multiforme gemito delle creature: degli alberi, delle rocce, degli animali… Ogni cosa anela a un compimento.

Ha scritto Tertulliano: «Prega ogni essere creato, pregano gli animali e le fiere e piegano le ginocchia; quando escono dalle stalle o dalle tane alzano la testa al cielo e non rimangono a bocca chiusa, fan risuonare le loro grida secondo le loro abitudini. E anche gli uccelli, non appena spiccano il volo, van su verso il cielo e allargano le loro ali come se fossero mani a forma di croce, cinguettano qualcosa che pare preghiera» (De oratione, XXIX).

Dunque, non dobbiamo scandalizzarci se sentiamo il bisogno di pregare soprattutto quando siamo nella necessità.Dovremmo imparare a pregare anche nei tempi felici; ringraziare Dio per ogni cosa che ci è data, e non ritenere nulla come scontato o dovuto: tutto è grazia. Tuttavia, non soffochiamo la supplica che sorge in noi spontanea.

La preghiera di domanda va di pari passo con l’accettazione del nostro limite e della nostra creaturalità. … È difficile non credere nella preghiera: essa semplicemente esiste; si presenta a noi come un grido; e tutti quanti abbiamo a che fare con questa voce interiore che può magari tacere per lungo tempo, ma un giorno si sveglia e grida. Dio risponderà.

Non c’è orante nel Libro dei Salmi che alzi il suo lamento e resti inascoltato. La Bibbia lo ripete infinite volte: Dio ascolta il grido di chi lo invoca. Anche le nostre domande balbettate, anche quelle rimaste nel fondo del cuore.

Il Padre vuole donarci il suo Spirito, che anima ogni preghiera e trasforma ogni cosa. È questione di pazienza, di reggere l’attesa. Perfino la morte trema, quando un cristiano prega, perché sa che ogni orante ha un alleato più forte di lei: il Signore Risorto.

La morte è già stata sconfitta in Cristo, e verrà il giorno in cui tutto sarà definitivo, e lei non si farà più beffe della nostra vita e della nostra felicità.

(papa Francesco – 9 dicembre 2020)

 

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Molti credono che la vita sia tutta qui, in questa dimensione orizzontale, ed é per questo che si annoiano e si rattristano. Sono senza speranza.

Ignorano che noi percepiamo un aspetto estremamente superficiale della realtá, perché gran parte di essa sfugge ai nostri sensi.

Nell’ambito materiale ci sono dinamiche molto complesse, che solo un attento osservatore potrebbe rivelare.

Molti altri rinunciano a ricercare perché si spaventano di fronte a qualsiasi fenomeno che richiede intelligenza ed applicazione. Preferiscono vivere da mediocri adattandosi al campo dei loro piú meschini interessi personali.

In questo modo passano la vita senza interessi, stimoli o stupore lasciando scivolare dalla loro mente il mistero dell’esistenza e della Trascendenza.

Personalmente mi piace fare un’analogia: quando ci accingiamo a costruire una casa, quando è terminata togliamo i ponteggi dell’impalcatura esterna ormai inutili ed anti-estetici.

In questo senso la vita terrena è una forma di “auto-creazione”. Giorno dopo giorno, spesso senza accorgecene, noi prepariamo l’Eternità, la quale è la pienezza del nostro essere in Colui che ci ha creati.

Ogni scelta che facciamo ed ogni esperienza  sono una forma di allenamento nella palestra dello spirito. Il punto di riferimento principale, per chi crede, è il modello Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio.

Raggiunto il momento in cui il Trascendente ci ritiene pronti, con la morte terrena abbandoniamo l’impalcatura, che è il nostro corpo mortale per entrare nella nuova dimensione immortale in cui non c’è più la corruttibilità ma la gioia della nostra pienezza esistenziale.

 

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Riflessione al termine del giorno….

Siamo consapevoli di quanto siamo immersi in un oceano di fragilità? Fragilitá fisica, psicologica e spirituale.

É un vero “miracolo” se siamo ancora qui ad esprimere simili considerazioni.

Nessuno può realmente sapere con certezza quello che avverrá fra cinque minuti.

Il sonno, in fondo, é un po’ figura della morte: é come essere scagliati in un’altra dimensione, nella quale non ci possediamo e subiamo le scelte che facciamo nei sogni.

É per questo che é necessario affidarci completamente al Signore: Egli ci sostiene sempre, notte e giorno!

 

 

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Papa Francesco 9 novembre 2020

Essere saggi e prudenti significa non aspettare l’ultimo momento per corrispondere alla grazia di Dio, ma farlo attivamente da subito, cominciare da adesso.

“Io… sì, poi più avanti mi convertirò…”

– “Convertiti oggi! Cambia vita oggi!”

– “Sì, sì… domani”. E lo stesso dice domani, e così mai arriverà.

Oggi! Se vogliamo essere pronti per l’ultimo incontro con il Signore, dobbiamo sin d’ora cooperare con Lui e compiere azioni buone ispirate al suo amore.

Noi sappiamo che capita, purtroppo, di dimenticare la meta della nostra vita, cioè l’appuntamento definitivo con Dio, smarrendo così il senso dell’attesa e assolutizzando il presente.

Quando uno assolutizza il presente, guarda soltanto il presente, perde il senso dell’attesa, che è tanto bello, e tanto necessario, e anche ci butta fuori dalle contraddizioni del momento.

Questo atteggiamento – quando si perde il senso dell’attesa – preclude ogni prospettiva sull’al di là: si fa tutto come se non si dovesse mai partire per l’altra vita. E allora ci si preoccupa soltanto di possedere, di emergere, di sistemarsi… E sempre di più.

Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più attraente, da quello che mi piace, dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile; non accumuliamo alcuna riserva di olio per la nostra lampada, ed essa si spegnerà prima dell’incontro con il Signore.

Dobbiamo vivere l’oggi, ma l’oggi che va verso il domani, verso quell’incontro, l’oggi carico di speranza. Se invece siamo vigilanti e facciamo il bene corrispondendo alla grazia di Dio, possiamo attendere con serenità l’arrivo dello sposo.

Il Signore potrà venire anche mentre dormiamo: questo non ci preoccuperà, perché abbiamo la riserva di olio accumulata con le opere buone di ogni giorno, accumulata con quell’attesa del Signore, che Lui venga il più presto possibile e che venga a portarmi con Lui.

(papa Francesco)

 

 

 

 

“Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale” (1 Cor 15,42ss)

“La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!”    (Fil 3,17 – 4,1)

 

 

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È necessario soffermarsi spesso a riflettere sulla nostra vita trascorsa ed attuale.

Cosa sto facendo? Quale strada ho intrapreso? La mia anima è pronta allorché dovesse essere chiamata all’improvviso dal Signore?

Non è una cosa da poco, perché dal mio atteggiamento attuale dipende tutta l’Eternità: nello stesso istante della mia morte terrena, quando ci sarà il giudizio personale,  mi vedrò così come sono davanti al Signore.

Se ho avuto fiducia nella sua Divina Misericordia e mi sono abbandonato tra le sue braccia pentito per i miei errori, Lui mi porta in Paradiso con sè. Se, invece ho opposto resistenza sino all’ultimo, Lui non può salvarmi perché non vuole andare contro la mia volontà: il libero arbitrio è fondamentale.

La Regina della Pace, in un suo messaggio, aveva detto chiaramente che anche chi dovesse avere l’anima macchiata di molti peccati gravi, ma si pentisse sinceramente andando a confessarsi ed a ricevere la Santa Eucaristia, andrà in Paradiso. Lo stesso ladrone pentito è un chiaro esempio evangelico. Lo stesso Catechismo lo conferma.

Non aspettiamo, dunque, di convertirci, perché il Signore chiama quando meno ce l’aspettiamo. Andiamo subito a confessarci per poi partecipare all’Eucaristia. Prendiamo questa abitudine che potrà salvare la nostra anima per tutta ‘Eternità.

 

 

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a cura di https://www.mondocrea.it

Meditazione su un affresco che si trova al cimitero principale di Cividale del Friuli. (In una edicola sacra vicino al muro perimetrale in fondo) Eccoti, mio Signore Gesù, ucciso e deposto ai piedi della croce, presso tua madre distrutta dal dolore.
Tu che hai solo fatto il bene all’umanità, ecco come ti abbiamo ricompensato. S
ei stato tradito dagli amici, flagellato duramente, torturato in modo inimmaginabile, schernito ed umiliato, spogliato delle vesti, crudelmente appeso alla croce sotto lo sguardo di Maria, tua madre, delle pie donne e del tuo amato discepolo Giovanni, anche lui afflitto.
Quanto hai sofferto per noi, o Signore Gesù! Non è davvero possibile immaginare il tuo immenso dolore fisico e spirituale.
Ti guardo e mi stupisco che come Tu, il Figlio di Dio, Colui per mezzo del quale Tutto esiste nei Cieli e sulla terra, hai dovuto affrontare una simile passione, dinnanzi alla quale tutti gli angeli del Cielo così scosso da questa immane tragedia, rimangono davvero ammutoliti!
Aiutami ad essere consapevole o Signore, quanto ti sia davvero costato l’avermi amato in quel modo!
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Testo di p. Albino Candido. “Diario di un pellegrino carnico” (p.50 – 5 marzo 1974)

“La neve è alta 90 cm. Il boato e il tonfo delle slavine danno sussulti. È divertente.


Le strade sono semibloccate Sento il piacere di essere separato dal resto del mondo, anche con gli ostacoli che bloccano il traffico e perfino il passo. È un piacere infantile, fanciullesco, cosa faremmo se veramente fossimo tagliati fuori per lungo tempo dal resto del mondo?

Aspetteremmo la morte? Perché non l’attendiamo anche con le strade piene di traffico e con le comunicazioni efficientissime? Passa forse per le strade la morte? Hai ragione, passa anche per le strade, senza averne bisogno affatto. Che è il resto del mondo? Anch’io sono resto del mondo per colui che vive altrove. Ma di preciso com’è che pensiamo alla morte soltanto quando succede qualcosa nelle cose?

Non dico che ci si pensi soltanto in quei dati momenti, in quelle precise circostanze, ma ci si pensa più seriamente, come se la morte venisse con preavvisi. Mentre è qui, qui, qui, che ci porta via a bocconi.

E ne abbiamo paura sebbene sia la nostra esistenza. La fiamma della candela rischiara, illumina, riscalda nel cerchio fin dove può il suo esistenziale calore, ma mentre fa tutto questo consuma la candela, e la candela si consuma e la fiamma va verso la fine e ad un certo momento finisce con la candela consumata. Ecco qui la meditazione di questa sera senza luce a Culzei.

Quello che conta in fine è che candela e fiammella siano nelle mani del Signore e che la candela si consumi tra le Sue dita e la fiammella rifletta, all’ultimo guizzo sul Suo volto, l’amore che essa ha diffuso e suscitato intorno a Lui. La morte la portiamo dentro, viene dal di dentro, non chissà da dove e chissà quando. È una situazione di attesa della vita piena.”

 

(p. Albino Candido. Diario di un pellegrino carnico, 5 marzo 1974) Edizioni Segno
https://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1686

PER SAPERNE DI PIÙ SU p. ALBINO CANDIDO ED IL SUO DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO:

https://www.mondocrea.it/itriflessioni-906/

Su p. ALBINO CANDIDO

https://www.mondocrea.it/itartisti-174/

 

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1Gv 1,8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Chi nega l’esistenza del libero arbitrio nega il peccato, cioè la responsabilità dell’uomo incline al male.
Chi nega il peccato rende vana l’Incarnazione, la passione e la morte di Gesù Cristo, perché Lui è venuto per salvarci dal peccato.
Se non abbiamo peccato, allora, che senso avrebbe tutta l’economia della salvezza?
Stiamo molto attenti a questo tipo di eresie…
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Non possiamo aspettarci che la vittoria si ottenga attraverso un cammino continuo e diritto: la vittoria si ottiene attraverso le fatiche, attraverso le oppressioni.
Così è avvenuto quando si trattava della liberazione d’Israele, così è avvenuto quando si trattava della redenzione che Cristo avrebbe operato nel mondo: Egli avrebbe ottenuto la salvezza e liberazione attraverso la sua morte, l’apparente fallimento di tutta la Sua vita.
Così avviene nella storia della Chiesa anche oggi, così avviene nella nostra povera vita.
Non è forse vero che gli strumenti migliori dell’azione divina, della sua provvidenza, sono i nemici di Dio?
Sono essi che provocano più grande male, ma sono anche essi che, provocando il male, in qualche modo impegnano.
(dal “Diario di un pellegrino carnico” di p. Albino Candido p.177)
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Noi uomini siamo veramente immortali, perché la nostra anima immortale sopravvive alla morte terrena e, volenti o nolenti, ci attende una nuova Dimensione, se cerchiamo Dio con cuore sincero e abbiamo fiducia nella Divina Misericordia.

Questa vita terrena è solo l’inizio della nostra esistenza e noi, in virtù del libero arbitrio, siamo invitati a scegliere da che parte stare: Dio o il Male. L’ultima nostra decisione è la più importante, perché determina tutta l’Eternità.

Però essa è condizionata da come siamo vissuti, perché così come si vive, si muore.

Dovremmo vivere ogni giorno terreno come fosse l’ultimo, proiettandoci nella dimensione a cui siamo destinati e che ci attende: il Paradiso, dove tutto sarà più chiaro perché vedremo Dio “faccia a faccia” e la nostra gioia sarà piena per sempre…

 

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LA MORTE E LA VITA

DIALOGO IMMAGINARIO TRA LA MORTE E IL MORITURO

(M. = la morte, I. = Interlocutore, il morituro)

 

COPIONE TEATRALE:

https://www.mondocrea.it/dialogo-con-la-morte-copione-teatrale/

 

M. E’ l’ora. sono venuta a prenderti.

I. Chi sei? Io non vedo nulla. Queste parole non le odo con le orecchie, è un udito interiore… come mai? Chi sei?

M. Non importa la mia identità. Non sono identificabile. Mi chiamano la morte, ma nessuna sa chi o cosa realmente sono.

I. Aspetta, aspetta! ho molte cose da fare ancora.

M. Lascia stare, non hanno importanza! Io sono venuta proprio a relativizzare ogni cosa che pensi, che desideri e che fai.

I. Ma se non le faccio io, nessuno le farà.

M. Non fare questioni con me. Io devo semplicemente compiere il mio dovere.
Io sono necessaria, lo capirai dopo.

I. Perché adesso?

M. E perché dopo?

I. Perché così ho il tempo di prepararmi.

M. Prepararti in che senso?

I. Faccio l’esame di coscienza, metto a posto alcune cose irrisolte, chiedo perdono alle persone che ho ferito con il mio comportamento e le mie parole, frequento i Sacramenti.

M. E perché non l’hai fatto prima?

I. Non mi aspettavo una tua visita così repentina.

M. Ma tu lo sapevi che io sarei potuta venire all’improvviso, come un ladro…

I. Sì, ho sempre convissuto con il pensiero di una tua venuta anche improvvisa. Ma in fondo al cuore ho spesso proiettato in avanti il tuo momento. La sera, piuttosto, mi sono spesso addormentato sul tuo fianco…

M. Ecco..ti sei addormentato. Ma lo sai che tu hai quasi sempre vissuto da addormentato? Io vengo a raccogliere l’essenziale, ma in te trovo molte fronde inutili..

I. Hai ragione. Lascia che sfrondi tutto e poi vieni a prendermi.

M. Perché non hai sfrondato prima? Io ti ho lasciato tutto questo tempo per raccogliere i frutti di tutto questo sfrondamento…

I. Ma avevo tante cose a cui pensare…

M. Sii sincero. Tu sai bene chi sono… Tutti coloro che mi hanno incontrato mi hanno riconosciuta come la paladina della verità.

I. Sì, è vero, mi sono perso in mille frivolezze, a volte sono mi sono lasciato andare nei piaceri della vita, ho ricercato qualche forma di potere… Ma, alla fine ti ho pensato spesso!

M. Pensare non significa vivere in pienezza. Se il pensiero non si traduce in azione, ha poco valore. Quando arrivo verrà raccolto quello che hai operato, non ciò che hai pensato. Il tuo pensiero è come la corda tesa dell’arco, ma se non miri giusto il bersaglio, lo sforzo si disperderà nel nulla.
Ora tu hai teso la corda, abbandonala…

I. Dopo tanti anni di lotte e tribolazioni tu mi chiedi di abbandonarmi?

M. Sì, perché ritroverai te stesso proprio in quell’abbandono.

I. Ma che senso ha vivere per poi lasciarci andare nell’abbandono?

M. La vita è questa: nell’abbandono sarai un osservatore più attento. Ogni attimo dell’esistenza è una continua alternanza tra me e la vita. Tu non te ne eri mai accorto, ma io sono sempre stata presente in te, sono un po’ come il propellente della vita.

I. Ora perché mi vuoi prendere definitivamente? Perché sei così determinata?

M. Ogni istante della tua vita ha preparato questo. E’ la tua ora, non puoi sfuggire. Come non puoi fare a meno di respirare, non puoi assolutamente fare a meno di morire. Morire è solo l’ultimo atto che sintetizza le miliardi di morti che hanno sostenuto la tua vita. Questo avresti dovuto saperlo.

I. Diventi sempre più incomprensibile. Tu ora vuoi prendermi. Ma cosa prendi se il mio io si dissolve?

M. L’io che ti sei costruito in modo fittizio si dissolve. Mi porto via proprio quello. Le tue illusioni, ciò che hai accumulato materialmente e mentalmente.
Porto via da te ogni forma di orgoglio, ogni brama di successo, le tue passioni terrene, tutto ciò che non è rivestito di immortalità.

I. Cioè… tutto ciò che non ti resiste?

M. In un certo senso, sì. Ma non sono abituata a discutere…. Vengo, prendo e scompaio nel nulla per poi riapparire in altri elementi vitali. Ritorno in qualsiasi momento in cui c’è un palpito di vita. La vita non può fare a meno di me.

I. Ma quando ti sei presa tutto ciò che tu chiami illusorio, cosa rimane di me?

M. L’essenziale

I. Che cos’è l’essenziale?

M. Ciò che io non posso fagocitare.

I. Il nulla? L’essere?

M. Ciò che chiami nulla è la mia essenza. Ma anche la tua. Resta l’immortale.

I. Ti prego… essenziale…immortale… cerca di essere più chiara!

M. Ma allora non hai capito? Il nulla viene assorbito dal nulla, mentre ciò che “è” permane in eterno. In te c’è un principio immortale che io non posso confiscare. Il nulla non può agire sull’essere. Tu sei te stesso nel momento in cui emerge il principio di immortalità che ti fa simile al Dio immortale.
Se tieni desto in te questo principio io non ho alcun potere su di te, ma solo su ciò che supporta il tuo essere terreno, cioè su tutti gli elementi transeunti che sono soggetti al mutamento nel tempo e nello spazio.

I. Ma allora tu, non esisti!

M. Esiste il nulla? Ti rovescio la domanda: non esiste ciò che è? Tu concepisci il nulla come assenza di una presenza. E’ un luogo comune. La tua logica ragiona per contraddizione: è o non è. Va a fondo e ti accorgerai della tua superficialità.

I. Da quando in qua la morte genera la filosofia?

M. Da sempre. Sono proprio io che spingo gli uomini ad interrogarsi sul senso dell’esistenza. Sono io il propulsore della ricerca, del progresso, della scienza, del pensiero, della vita stessa. Persino dell’amore.

I. Dell’amore? Tutte quelle persone che anelano a te persino con il suicidio?

M. Non essere superficiale. Anche il suicidio può essere un’ultima protesta di chi reclama la vita. Il suicida mi carpisce con violenza. Spera di poter porre fine al proprio disagio. Non vivendo autenticamente vorrebbe annullarsi tramite me.
Anche questa è un’illusione. Io non sono un’anestetico, la panacea per i vostri mali. Io agisco, ma non posso essere rappresentata da una mente umana. Tu stesso mi percepisci nella coscienza, ma non puoi vedermi o toccarmi. Non ho colore o sapore. Nel momento stesso in cui agisco scatta la vita…svanisco.

I. Ma allora non ti devo temere: tu vieni, ma non ci sei. Non può agire colui che non c’è.

M. Io agisco nella vita. Come già ho cercato di farti capire la vita e la morte sono talmente intrecciate che non puoi separarle. La distinzione che la tua mente fa è puramente logica e razionale.
In realtà sono solo un intervallo, una fessura, un vuoto incolmabile tra due fasi di vita.

I. Allora sei inconsistente…

M.Sono inconsistente ma necessaria come il tuo respiro. Quando passi dall’inspirazione all’espirazione c’è un istante di cui non ti accorgi, un nulla che prepara l’atto successivo. Così tra un battito cardiaco e l’altro, oppure tra la sistole e la diastole…
Io agisco ovunque nel mondo materiale, nella dimensione spazio-temporale. I miei effetti cessano quando il tuo essere trascende questa dimensione.

I. Allora non ci sarà più il divenire?

M. Dio non è divenire, E’ e basta. L’anima immortale, a somiglianza del Creatore, non potrà divenire perchè &e
grave; quella che si unirà al corpo risuscitato, anch’esso non permeato dal divenire.

I. Quindi tu ci sei perché strettamente correlata al divenire?

M. Io sono solo un’idea, non ho consistenza, te l’ho già detto. Ora che ti parlo agisco nella tua coscienza. Sei tu che mi stai dando oggettività, ma non ho essenza perché albergo nel nulla. Per ciò che diviene sono negli intervalli tra uno stato e l’altro di ogni essenza. Ma non sono esistenza. Tu sai che le essenze sono immerse nell’esistenza, ma concettualmente esistenza ed essenza differiscono.

I. Questo è un passaggio molto oscuro che vorrei capire!

M. Vedo che la filosofia ti attira, nonostante io sia qui pronta per te. Comunque voglio farti un esempio che è molto conosciuto in oriente. Le onde non sono il mare, eppure è il mare che le genera e senza di lui non sussistono. Tu vedi, però, che ogni onda diviene, corre, spumeggia e si dissolve sulla superficie o sulla riva. L’onda non è il mare, fa parte di esso, ma non ha consistenza nel tempo essendo in continuo divenire. Una volta comparsa, muta e sparisce come tutte le altre. Le essenze sono come l’onda, l’esistenza è il mare, fondamento di ogni essenza.

I. Perché conosci tutte queste cose?

M. E’ proprio dal mio nulla che io posso osservare tutto ciò che è vita. Se fossi qualcosa il mio sguardo sarebbe molto più limitato.

I. Ciò significa, allora, che noi possiamo osservare meglio il mondo se ci avviciniamo al nulla?

M. In un certo senso… La tua coscienza è tale perché qualsiasi operazione compia deve negarsi per distinguersi dall’oggetto che prende in considerazione.
Se vuoi percepire quell’armadio non puoi essere armadio, ma devi porti sempre al di fuori. Nella tua mente qualsiasi punto di vista è fuori dall’oggetto.
Ma questi sono ragionamenti che appartengono alla logica umana che opera nella dimensione spazio-temporale. La realtà è ben diversa…

I. Quindi sei sempre stata presente nella mia coscienza?

M. La coscienza è un continuo tentativo di soggettivazione. Neghi l’oggetto per affermare il tuo punto di vista. Io centro nella negazione. Non ti accorgi che per attivare la tua coscienza devi continuamente morire? Più muori e più diventi consapevole.

I. Vuoi dire, allora, che sei necessaria per la mia vita?

M. Indispensabile. Dal momento del tuo concepimento tutto è sotto il mio potere. Tu ti evolvi dopo aver negato l’aspetto precedente. Prendi coscienza quando fai morire lo stato di coscienza precedente. Nella tua dimensione spazio temporale nulla è statico o fisso, tutto si muove e dietro questo movimento ci sono io. Termino il mio mandato quando sarai nella tua pienezza. Allora non avrà senso alcuna evoluzione come la intendi ora. La vita mi avrà completamente sconfitta. Sono un’amica ritenuta nemica.

I. Ma se le cose stanno così perché la gran parte di noi uomini ti teme ?

M. Perché riflettete poco sul vero scopo della vita presente.
Mi si teme quando c’è estrema insicurezza su tutto, quando si ha paura di perdere ciò che si è accumulato. Ma ciò che accumulate è un’illusione. Qualsiasi tipo di accumulazione è vana. Accumulate per espandere il vostro io, inconsapevoli, invece che lo restringete. Accumulate denaro per garantirvi il futuro, accumulate cultura e prestigio per sentirvi superiori agli altri, accumulate ideologie perché pensate che sostengano il vostro io e le vostre vane tradizioni. Arrivo io e vi rendete subito conto di quanto tempo avete sprecato.

I. Qual è il tempo terreno più utile?

M. Il contrario di quello che ti ho detto sull’accumulazione. Il vivere il presente in modo consapevole, senza false proiezioni, nella continua percezione che ogni cosa proviene dall’Assoluto a cui tutto devi riferire. Vivere, insomma, nella pienezza con distacco.

I. Mi sono sempre sforzato, pur nei fallimenti, di osservare me e il mondo con un certo distacco..

M. I tuoi sforzi verranno considerati. Ma chi vive nella pienezza non fa alcuno sforzo, perché esso assorbe molte energie. Accetta certe situazioni inevitabili, ma osserva il mondo con gli occhi di un bimbo. Accetta me e mi ritiene amica perché è cosciente della mia presenza attiva nella vita terrena. Agisce con vera compassione e nel suo distacco ama il prossimo come se stesso in Dio.

I. Se è così… allora non sono ancora pronto!

M. Sono venuta a prenderti in virtù del distacco che ti avevo accennato: devi accettare anche questo evento. Pochissimi sono coloro che sono pronti ad accogliermi. La maggior parte degli uomini avrebbero voluto procrastinare questo momento a causa dei loro attaccamenti terreni. Ma anche l’ultimo momento potrebbe essere determinante, per quello spesso vengo all’improvviso.

I. Vuoi dire che ognuno di noi anche all’ultimo momento potrebbe raggiungere il distacco che non è riuscito ad attuare in una vita terrena?

M. Tu muori come sei vissuto, non illuderti. Ma se Dio ti concede il totale abbandono tra le sue braccia, confidando nella sua infinita misericordia, in un solo momento puoi raggiungere il distacco perfetto, consapevole che è stata tutta un’illusione. Nella vita terrena hai spesso desiderato questo distacco, quindi l’opzione fondamentale era nella direzione giusta.
Nel momento in cui ti prendo definitivamente non ho più alcun potere su di te.

I. Mio Dio! Prendimi… ti offro tutti i miei attaccamenti, le mie fragilità, il mio nulla…

M. Non ti dico addio perché tu andrai a Dio ed io svanirò nel nulla da dove provengo. Non potremo davvero rivederci più. Ora vivrai autenticamente e non avrai più paura di nulla. Non te ne accorgerai nemmeno, è come una piccola puntura di spillo.

I. Mio Dio, perdonami… nelle tue mani rimetto il mio spirito.

 

Pier Angelo Piai

 

COMMENTO SUL TESTO

Il testo del  “Dialogo con la morte”   si presta ad essere preso in seria considerazione da interlocutori di diverse estrazioni culturali e spirituali.

La scelta dei tempi e degli spazi nell’eventuale sceneggiatura teatrale potrebbe avere una funzione simbolica molto pregnante ed attinente al messaggio di fondo.

Lo spettatore attento ha l’opportunità di ricercare un cammino interiore volto a investigare se stesso e il mondo esterno, in una forma di meditazione provocata dalla stessa consapevolezza della funzione  della morte, la quale genera molti conflitti, ma è indispensabile per la relativizzazione del proprio “io” che si forma accumulando vacuità, ma che in sé è fittizio e provoca dolore e sofferenza. La coscienza del protagonista, alla fine dell’insolita ed assurda avventura, assimila come una sorta di feconda “illuminazione”, lascia cadere le illusioni accumulate dal suo egoismo e dal suo orgoglio, abbandona ogni forma di desiderio deviante e si riappacifica con se stessa cercando di assaporare l’istante che coincide con l’eternità…

Procedendo nell’ascolto del dialogo, lo spettatore, avendo l’opportunità di prendere coscienza della propria nullità esistenziale frutto della sua angusta visione della vita, ha la possibilità di formulare mille interrogativi sul proprio modo di essere e di comportarsi, sul suo egoismo e sul proprio vano orgoglio, ma non si dispera: diventa consapevole che ogni istante potrebbe essere il momento decisivo per la propria redenzione. La coscienza della  morte è il suo pungiglione, ma con la Risurrezione essa perde il compito di stimolo esistenziale per guardare “oltre” questa dimensione spazio-temporale, dove troverà la pienezza riconciliandosi con il suo Creatore.

Anche dal punto di vista filosofico, lo spettatore, vi trova diversi spunti di interlocuzione, perché il testo pone molti interrogativi sul senso della vita e della morte, sul loro paradossale intreccio, sul senso del nulla e dell’essere.

La riflessione che la “morte” propone sul senso del divenire, richiama molte questioni suscitate dalla filosofia occidentale, da quella greca sino ai nostri giorni. La differenza ontologica tra l’essere e l’ente è un’antica questione scolastica, ma è ancora attuale quando si affrontano tematiche esistenziali importanti partendo da Cartesio, Kant, Hegel, Nietsche, Heidegger ed Emanuele Severino.

La morte, in questo contesto dialogico induce al ragionamento filosofico che a molti sembra inutile, eppure non possiamo farne a meno. Questo ragionamento che denominiamo “filosofico” ci regala l’illusione di aver raggiunto una certa profondità o altezza di pensiero. Ma esso non dovrebbe essere slegato dalla nostra situazione esistenziale, anche se in effetti nulla è davvero alieno da noi e dalla nostra percezione. Comunque il vaniloquio filosofico ha anche una funzione sociale specifica, nel senso soprattutto dell’arricchimento del linguaggio: esso puntualizza, scava, crea neologismi, analizza la parola, le idee ed i concetti. Un linguaggio arricchito è utile per la comunicazione più adeguata dei propri dinamismi interiori e degli eventi esterni. Non avremmo forse raggiunto questo tipo di progresso, anche se discutibile, senza la filosofia, la quale è il comune denominatore di ogni disciplina umanistica e scientifica.

Il testo, quindi, costituisce una riflessione molto particolare e “sui generis” sul senso della vita e della morte, sulla nostra ristretta visione del mondo, sulla possibilità che ogni uomo ha di ricercare un valido orientamento che lo induca verso la serenità interiore, anche nell’accettazione del dolore purificato dal proprio “io” appesantito dalle illusioni effimere della vita, dal proprio orgoglio, dalla propria cecità interiore.

L’eventuale rappresentazione teatrale dovrebbe contenere molti risvolti e dettagli che gradualmente svelano allo spettatore se stesso, la sua coscienza, il suo vero essere…che non finisce mai di scandagliare.

Diceva Sant’Agostino: “L’uomo è fatto per trovare, ma troverà solo la possibilità di cercare”.

 

Video e cortometraggio realizzati con il testo:

https://www.mondocrea.it/itriflessioni-732/

 

 

TESTO INTEGRALE DI PIER ANGELO PIAI:

 

 

DIALOGO IMMAGINARIO TRA LA MORTE E IL MORITURO INCOSCIENTE

(M. = la morte, I. = Interlocutore, il morituro)

 

M. E’ l’ora. sono venuta a prenderti.

I. Chi sei? Io non vedo nulla. Queste parole non le odo con le orecchie, è un udito interiore… come mai? Chi sei?

M. Non importa la mia identità. Non sono identificabile. Mi chiamano la morte, ma nessuna sa chi o cosa realmente sono.

I. Aspetta, aspetta! ho molte cose da fare ancora.

M. Lascia stare, non hanno importanza! Io sono venuta proprio a relativizzare ogni cosa che pensi, che desideri e che fai.

I. Ma se non le faccio io, nessuno le farà.

M. Non fare questioni con me. Io devo semplicemente compiere il mio dovere.
Io sono necessaria, lo capirai dopo.

I. Perché adesso?

M. E perché dopo?

I. Perché così ho il tempo di prepararmi.

M. Prepararti in che senso?

I. Faccio l’esame di coscienza, metto a posto alcune cose irrisolte, chiedo perdono alle persone che ho ferito con il mio comportamento e le mie parole, frequento i Sacramenti.

M. E perché non l’hai fatto prima?

I. Non mi aspettavo una tua visita così repentina.

M. Ma tu lo sapevi che io sarei potuta venire all’improvviso, come un ladro…

I. Sì, ho sempre convissuto con il pensiero di una tua venuta anche improvvisa. Ma in fondo al cuore ho spesso proiettato in avanti il tuo momento. La sera, piuttosto, mi sono spesso addormentato sul tuo fianco…

M. Ecco..ti sei addormentato. Ma lo sai che tu hai quasi sempre vissuto da addormentato? Io vengo a raccogliere l’essenziale, ma in te trovo molte fronde inutili..

I. Hai ragione. Lascia che sfrondi tutto e poi vieni a prendermi.

M. Perché non hai sfrondato prima? Io ti ho lasciato tutto questo tempo per raccogliere i frutti di tutto questo sfrondamento…

I. Ma avevo tante cose a cui pensare…

M. Sii sincero. Tu sai bene chi sono… Tutti coloro che mi hanno incontrato mi hanno riconosciuta come la paladina della verità.

I. Sì, è vero, mi sono perso in mille frivolezze, a volte sono mi sono lasciato andare nei piaceri della vita, ho ricercato qualche forma di potere… Ma, alla fine ti ho pensato spesso!

M. Pensare non significa vivere in pienezza. Se il pensiero non si traduce in azione, ha poco valore. Quando arrivo verrà raccolto quello che hai operato, non ciò che hai pensato. Il tuo pensiero è come la corda tesa dell’arco, ma se non miri giusto il bersaglio, lo sforzo si disperderà nel nulla.
Ora tu hai teso la corda, abbandonala…

I. Dopo tanti anni di lotte e tribolazioni tu mi chiedi di abbandonarmi?

M. Sì, perché ritroverai te stesso proprio in quell’abbandono.

I. Ma che senso ha vivere per poi lasciarci andare nell’abbandono?

M. La vita è questa: nell’abbandono sarai un osservatore più attento. Ogni attimo dell’esistenza è una continua alternanza tra me e la vita. Tu non te ne eri mai accorto, ma io sono sempre stata presente in te, sono un po’ come il propellente della vita.

I. Ora perché mi vuoi prendere definitivamente? Perché sei così determinata?

M. Ogni istante della tua vita ha preparato questo. E’ la tua ora, non puoi sfuggire. Come non puoi fare a meno di respirare, non puoi assolutamente fare a meno di morire. Morire è solo l’ultimo atto che sintetizza le miliardi di morti che hanno sostenuto la tua vita. Questo avresti dovuto saperlo.

I. Diventi sempre più incomprensibile. Tu ora vuoi prendermi. Ma cosa prendi se il mio io si dissolve?

M. L’io che ti sei costruito in modo fittizio si dissolve. Mi porto via proprio quello. Le tue illusioni, ciò che hai accumulato materialmente e mentalmente.
Porto via da te ogni forma di orgoglio, ogni brama di successo, le tue passioni terrene, tutto ciò che non è rivestito di immortalità.

I. Cioè… tutto ciò che non ti resiste?

M. In un certo senso, sì. Ma non sono abituata a discutere…. Vengo, prendo e scompaio nel nulla per poi riapparire in altri elementi vitali. Ritorno in qualsiasi momento in cui c’è un palpito di vita. La vita non può fare a meno di me.

I. Ma quando ti sei presa tutto ciò che tu chiami illusorio, cosa rimane di me?

M. L’essenziale

I. Che cos’è l’essenziale?

M. Ciò che io non posso fagocitare.

I. Il nulla? L’essere?

M. Ciò che chiami nulla è la mia essenza. Ma anche la tua. Resta l’immortale.

I. Ti prego… essenziale…immortale… cerca di essere più chiara!

M. Ma allora non hai capito? Il nulla viene assorbito dal nulla, mentre ciò che “è” permane in eterno. In te c’è un principio immortale che io non posso confiscare. Il nulla non può agire sull’essere. Tu sei te stesso nel momento in cui emerge il principio di immortalità che ti fa simile al Dio immortale.
Se tieni desto in te questo principio io non ho alcun potere su di te, ma solo su ciò che supporta il tuo essere terreno, cioè su tutti gli elementi transeunti che sono soggetti al mutamento nel tempo e nello spazio.

I. Ma allora tu, non esisti!

M. Esiste il nulla? Ti rovescio la domanda: non esiste ciò che è? Tu concepisci il nulla come assenza di una presenza. E’ un luogo comune. La tua logica ragiona per contraddizione: è o non è. Va a fondo e ti accorgerai della tua superficialità.

I. Da quando in qua la morte genera la filosofia?

M. Da sempre. Sono proprio io che spingo gli uomini ad interrogarsi sul senso dell’esistenza. Sono io il propulsore della ricerca, del progresso, della scienza, del pensiero, della vita stessa. Persino dell’amore.

I. Dell’amore? Tutte quelle persone che anelano a te persino con il suicidio?

M. Non essere superficiale. Anche il suicidio può essere un’ultima protesta di chi reclama la vita. Il suicida mi carpisce con violenza. Spera di poter porre fine al proprio disagio. Non vivendo autenticamente vorrebbe annullarsi tramite me.
Anche questa è un’illusione. Io non sono un’anestetico, la panacea per i vostri mali. Io agisco, ma non posso essere rappresentata da una mente umana. Tu stesso mi percepisci nella coscienza, ma non puoi vedermi o toccarmi. Non ho colore o sapore. Nel momento stesso in cui agisco scatta la vita…svanisco.

I. Ma allora non ti devo temere: tu vieni, ma non ci sei. Non può agire colui che non c’è.

M. Io agisco nella vita. Come già ho cercato di farti capire la vita e la morte sono talmente intrecciate che non puoi separarle. La distinzione che la tua mente fa è puramente logica e razionale.
In realtà sono solo un intervallo, una fessura, un vuoto incolmabile tra due fasi di vita.

I. Allora sei inconsistente…

M.Sono inconsistente ma necessaria come il tuo respiro. Quando passi dall’inspirazione all’espirazione c’è un istante di cui non ti accorgi, un nulla che prepara l’atto successivo. Così tra un battito cardiaco e l’altro, oppure tra la sistole e la diastole…
Io agisco ovunque nel mondo materiale, nella dimensione spazio-temporale. I miei effetti cessano quando il tuo essere trascende questa dimensione.

I. Allora non ci sarà più il divenire?

M. Dio non è divenire, E’ e basta. L’anima immortale, a somiglianza del Creatore, non potrà divenire perchè &e
grave; quella che si unirà al corpo risuscitato, anch’esso non permeato dal divenire.

I. Quindi tu ci sei perché strettamente correlata al divenire?

M. Io sono solo un’idea, non ho consistenza, te l’ho già detto. Ora che ti parlo agisco nella tua coscienza. Sei tu che mi stai dando oggettività, ma non ho essenza perché albergo nel nulla. Per ciò che diviene sono negli intervalli tra uno stato e l’altro di ogni essenza. Ma non sono esistenza. Tu sai che le essenze sono immerse nell’esistenza, ma concettualmente esistenza ed essenza differiscono.

I. Questo è un passaggio molto oscuro che vorrei capire!

M. Vedo che la filosofia ti attira, nonostante io sia qui pronta per te. Comunque voglio farti un esempio che è molto conosciuto in oriente. Le onde non sono il mare, eppure è il mare che le genera e senza di lui non sussistono. Tu vedi, però, che ogni onda diviene, corre, spumeggia e si dissolve sulla superficie o sulla riva. L’onda non è il mare, fa parte di esso, ma non ha consistenza nel tempo essendo in continuo divenire. Una volta comparsa, muta e sparisce come tutte le altre. Le essenze sono come l’onda, l’esistenza è il mare, fondamento di ogni essenza.

I. Perché conosci tutte queste cose?

M. E’ proprio dal mio nulla che io posso osservare tutto ciò che è vita. Se fossi qualcosa il mio sguardo sarebbe molto più limitato.

I. Ciò significa, allora, che noi possiamo osservare meglio il mondo se ci avviciniamo al nulla?

M. In un certo senso… La tua coscienza è tale perché qualsiasi operazione compia deve negarsi per distinguersi dall’oggetto che prende in considerazione.
Se vuoi percepire quell’armadio non puoi essere armadio, ma devi porti sempre al di fuori. Nella tua mente qualsiasi punto di vista è fuori dall’oggetto.
Ma questi sono ragionamenti che appartengono alla logica umana che opera nella dimensione spazio-temporale. La realtà è ben diversa…

I. Quindi sei sempre stata presente nella mia coscienza?

M. La coscienza è un continuo tentativo di soggettivazione. Neghi l’oggetto per affermare il tuo punto di vista. Io centro nella negazione. Non ti accorgi che per attivare la tua coscienza devi continuamente morire? Più muori e più diventi consapevole.

I. Vuoi dire, allora, che sei necessaria per la mia vita?

M. Indispensabile. Dal momento del tuo concepimento tutto è sotto il mio potere. Tu ti evolvi dopo aver negato l’aspetto precedente. Prendi coscienza quando fai morire lo stato di coscienza precedente. Nella tua dimensione spazio temporale nulla è statico o fisso, tutto si muove e dietro questo movimento ci sono io. Termino il mio mandato quando sarai nella tua pienezza. Allora non avrà senso alcuna evoluzione come la intendi ora. La vita mi avrà completamente sconfitta. Sono un’amica ritenuta nemica.

I. Ma se le cose stanno così perché la gran parte di noi uomini ti teme ?

M. Perché riflettete poco sul vero scopo della vita presente.
Mi si teme quando c’è estrema insicurezza su tutto, quando si ha paura di perdere ciò che si è accumulato. Ma ciò che accumulate è un’illusione. Qualsiasi tipo di accumulazione è vana. Accumulate per espandere il vostro io, inconsapevoli, invece che lo restringete. Accumulate denaro per garantirvi il futuro, accumulate cultura e prestigio per sentirvi superiori agli altri, accumulate ideologie perché pensate che sostengano il vostro io e le vostre vane tradizioni. Arrivo io e vi rendete subito conto di quanto tempo avete sprecato.

I. Qual è il tempo terreno più utile?

M. Il contrario di quello che ti ho detto sull’accumulazione. Il vivere il presente in modo consapevole, senza false proiezioni, nella continua percezione che ogni cosa proviene dall’Assoluto a cui tutto devi riferire. Vivere, insomma, nella pienezza con distacco.

I. Mi sono sempre sforzato, pur nei fallimenti, di osservare me e il mondo con un certo distacco..

M. I tuoi sforzi verranno considerati. Ma chi vive nella pienezza non fa alcuno sforzo, perché esso assorbe molte energie. Accetta certe situazioni inevitabili, ma osserva il mondo con gli occhi di un bimbo. Accetta me e mi ritiene amica perché è cosciente della mia presenza attiva nella vita terrena. Agisce con vera compassione e nel suo distacco ama il prossimo come se stesso in Dio.

I. Se è così… allora non sono ancora pronto!

M. Sono venuta a prenderti in virtù del distacco che ti avevo accennato: devi accettare anche questo evento. Pochissimi sono coloro che sono pronti ad accogliermi. La maggior parte degli uomini avrebbero voluto procrastinare questo momento a causa dei loro attaccamenti terreni. Ma anche l’ultimo momento potrebbe essere determinante, per quello spesso vengo all’improvviso.

I. Vuoi dire che ognuno di noi anche all’ultimo momento potrebbe raggiungere il distacco che non è riuscito ad attuare in una vita terrena?

M. Tu muori come sei vissuto, non illuderti. Ma se Dio ti concede il totale abbandono tra le sue braccia, confidando nella sua infinita misericordia, in un solo momento puoi raggiungere il distacco perfetto, consapevole che è stata tutta un’illusione. Nella vita terrena hai spesso desiderato questo distacco, quindi l’opzione fondamentale era nella direzione giusta.
Nel momento in cui ti prendo definitivamente non ho più alcun potere su di te.

I. Mio Dio! Prendimi… ti offro tutti i miei attaccamenti, le mie fragilità, il mio nulla…

M. Non ti dico addio perché tu andrai a Dio ed io svanirò nel nulla da dove provengo. Non potremo davvero rivederci più. Ora vivrai autenticamente e non avrai più paura di nulla. Non te ne accorgerai nemmeno, è come una piccola puntura di spillo.

I. Mio Dio, perdonami… nelle tue mani rimetto il mio spirito.

Pier Angelo Piai

 

 

 

 

Il testo del dialogo che forma ed anima il cortometraggio “Dialogo con la morte”   potrebbe prestarsi ad essere preso in seria considerazione da interlocutori di diverse estrazioni culturali e spirituali.

La scelta dei tempi e degli spazi nel filmato ha una funzione simbolica molto pregnante ed attinente al messaggio di fondo.

Gli attori, bravissimi, hanno saputo cogliere il messaggio di fondo con impegno e maestria.

La sceneggiatura e la regia  hanno avuto un ruolo importantissimo e molto efficace.

Ecco alcune tipologie di probabili interlocutori:

Il buddista sincero che lo affronta senza pregiudizi, ad esempio, si ritrova nella ricerca di un cammino interiore volto a investigare se stessi e il mondo esterno, in una forma di meditazione provocata dalla stessa consapevolezza della funzione  della morte, la quale genera molti conflitti, ma è indispensabile per la relativizzazione del proprio “io” che si forma accumulando vacuità, ma che in sé è fittizio e provoca dolore e sofferenza. La coscienza del protagonista, alla fine dell’insolita ed assurda avventura, assimila come una sorta di feconda “illuminazione”, lascia cadere le illusioni accumulate dal suo egoismo e dal suo orgoglio, abbandona ogni forma di desiderio deviante e si riappacifica con se stessa cercando di assaporare l’istante che coincide con l’eternità…

Il cristiano convinto, ascoltando attentamente il dialogo, avendo l’opportunità di prendere coscienza della propria nullità esistenziale frutto della sua angusta visione della vita, ha la possibilità di formulare mille interrogativi sul proprio modo di essere e di comportarsi, sul suo egoismo e sul proprio vano orgoglio, ma non si dispera: diventa consapevole che ogni istante potrebbe essere il momento decisivo per la propria redenzione. La coscienza della  morte è il suo pungiglione, ma con la Risurrezione essa perde il compito di stimolo esistenziale per guardare “oltre” questa dimensione spazio-temporale, dove troverà la pienezza riconciliandosi con il suo Creatore.

Anche molti altri credi religiosi potrebbero benissimo trovare un ottimo interlocutore in questo particolare cortometraggio per la sua robusta ossatura esistenziale, filosofica e spirituale.

Il filosofo vi trova diversi spunti di interlocuzione, perché il cortometraggio pone molti interrogativi sul senso della vita e della morte, sul loro paradossale intreccio, sul senso del nulla e dell’essere.

La riflessione che la “morte” propone sul senso del divenire, richiama molte questioni suscitate dalla filosofia occidentale, da quella greca sino ai nostri giorni. La differenza ontologica tra l’essere e l’ente è un’antica questione scolastica, ma è ancora attuale quando si affrontano tematiche esistenziali importanti partendo da Cartesio, Kant, Hegel, Nietsche, Heidegger ed Emanuele Severino.

La morte, in questo interessante ed originalissimo cortometraggio induce al ragionamento filosofico che a molti sembra inutile, eppure non possiamo farne a meno. Questo ragionamento che denominiamo “filosofico” ci regala l’illusione di aver raggiunto una certa profondità o altezza di pensiero. Ma esso non dovrebbe essere slegato dalla nostra situazione esistenziale, anche se in effetti nulla è davvero alieno da noi e dalla nostra percezione. Comunque il vaniloquio filosofico ha anche una funzione sociale specifica, nel senso soprattutto dell’arricchimento del linguaggio: esso puntualizza, scava, crea neologismi, analizza la parola, le idee ed i concetti. Un linguaggio arricchito è utile per la comunicazione più adeguata dei propri dinamismi interiori e degli eventi esterni. Non avremmo forse raggiunto questo tipo di progresso, anche se discutibile, senza la filosofia, la quale è il comune denominatore di ogni disciplina umanistica e scientifica.

Il cortometraggio, quindi, costituisce una riflessione molto particolare e “sui generis” sul senso della vita e della morte, sulla nostra ristretta visione del mondo, sulla possibilità che ogni uomo ha di ricercare un valido orientamento che lo induca verso la serenità interiore, anche nell’accettazione del dolore purificato dal proprio “io” appesantito dalle illusioni effimere della vita, dal proprio orgoglio, dalla propria cecità interiore.

Lo spettatore che ha colto il messaggio di fondo sarà sicuramente stimolato a rivederlo per cogliere le sfumature che gli sfuggivano precedentemente.

Per questo il filmato può essere ritenuto un autentico piccolo capolavoro: contiene molti risvolti e dettagli che gradualmente svelano allo spettatore se stesso, la sua coscienza, il suo vero essere…che non finisce mai di scandagliare.

Diceva Sant’Agostino: “L’uomo è fatto per trovare, ma troverà solo la possibilità di cercare”.

 

(Una voce dal deserto)

 

ARTICOLO APPARSO SU NUOVE24.com

 

https://www.nuove24.com/cultura/dialogo-con-la-morte-un-piccolo-capolavoro-con-gianluca-magni-e-angelica-loredana-anton-in-prima-visione-su-facebook-e-youtube/?fbclid=IwAR1-lNrXa1BTIvD4etcWXznQGzja3MQ0aKafTNDo9maXHuGQM5T50ntrY0o

 

Veramente noi siamo immortali, perché la nostra anima immortale sopravvive alla morte terrena e, volenti o nolenti, ci attende una nuova Dimensione, se abbiamo fiducia nella Divina Misericordia.

Questa vita terrena è solo l’inizio e noi siamo invitati a scegliere da che parte stare: Dio o il Male.

L’ultima nostra decisione è la più importante, perché determina tutta l’Eternità. Però essa è condizionata da come siamo vissuti, perché così come si vive, si muore.

Dovremmo vivere ogni giorno terreno come fosse l’ultimo, proiettandoci nella dimensione che ci attende: il Paradiso, dove tutto sarà più chiaro perché vedremo Dio “faccia a faccia” e la nostra gioia sarà piena per sempre…

 

 

 

L’uomo è stato creato da Dio con un’anima immortale, a sua immagine e somiglianza. Chi scredita l’uomo scredita Dio. Affermare che l’uomo ha una sua grande dignità non è arroganza, ma è riconoscere la grandezza del Creatore.

“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato.” (Salmo 8)

La morte terrena non annulla la nostra esistenza, ma le consente di vivere in un’altra dimensione, perché la nostra anima è immortale ed è destinata a glorificare Dio per tutta l’Eternità, se crediamo e ci abbandoniamo fiduciosi alla sua Misericordia….

Pertanto, qualsiasi cosa facciamo in questa vita terrena è importante, soprattutto se le nostre azioni derivano dall’amore più disinteressato perché ci fanno somigliare più a Dio, purissimo Amore, il quale ci ha voluti esistenti per la felicità eterna…

 

 

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Testo della dott.ssa Nicoletta Sgarbi (biologa nutrizionista)

 

Il plasma è ciò che rimane del sangue quando vengono allontanate le “cellule” (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Contiene principalmente acqua, proteine, nutrienti, ormoni, prodotti del metabolismo, sali minerali.

È quindi preziosissimo.

Lo è ancora di più quello di coloro che hanno vinto la propria guerra personale contro il Covid perché fra le proteine del loro plasma ci sono gli anticorpi specifici contro il SARS-Cov 2, cioè “le manette” che hanno bloccato l’azione del virus e ne hanno permesso l’arresto e la successiva “condanna a morte”.

Il plasma di un malato guarito è una vera e propria grazia: un dono d’amore gratuito di chi ha lottato e ha vinto la morte… anche per gli altri. La cura con il plasma è nota in medicina da oltre 100 anni. In realtà però la si pratica senza saperlo da oltre 2000 anni, da quando un certo Gesù Cristo ha dato la sua vita in sacrificio per noi e ha offerto gratuitamente il suo sangue iperimmune per guarirci da tutte le malattie.

È interessante infatti che tutti gli studi scientifici svolti sui miracoli eucaristici (a Lanciano, in Abruzzo, ce ne è uno dei più famosi), e sul telo sindonico, confermino che il sangue rinvenuto è sempre di gruppo AB. È un dettaglio di non poca importanza.

Il gruppo AB è, infatti, quello che viene detto accettore universale, cioè il sangue che può ricevere il sangue di tutti: come a confermarci anche biologicamente che Cristo si è preso su di se il sangue “infetto” di tutta l’umanità, e ha vinto la morte per tutti e ci dona il suo sangue iperimmune gratuitamente sotto forma di vino eucaristico per guarirci da ogni male, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Ma in questo mondo dove il dio denaro  la fa da padrone, tutto ciò che è gratis non è apprezzato.

 

 

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Siamo inabissati in una molteplicità enorme, tra microcosmo e macrocosmo. Una molteplicità che tende in qualche modo all’Unità.

Il nostro corpo è unico, eppure è composto da uno sterminato numero di elementi in continua evoluzione. Elementi che si interscambiano con quelli dell’ambiente. Una molecola interna, finito il suo compito, ritorna nell’ambiente esterno ed altre entrano nel nostro corpo. Un fluire incessante, massiccio, ma noi ce ne accorgiamo ben poco.

Miliardi di atomi che mutano strutturalmente  in seguito a reazioni biochimiche. Eppure continuiamo ad avere l’idea del sé nella nostra unità cosciente. Unità che diventerà perfetta solo nell’altra dimensione.

Morire significa distaccarsi dal molteplice: per questo motivo si muore in ogni istante perché ogni istante è un distacco spazio-temporale.

Non abbiamo più lo stesso corpo dell’istante precedente e nemmeno lo stato di coscienza di un istante prima.

Muta il nostro “esserci nel mondo” e muta in qualche modo la nostra percezione del mondo, in base allo stato di coscienza che accogliamo in noi…

 

 

 

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Siamo inabissati in una molteplicità enorme, tra microcosmo e macrocosmo. Una molteplicità che tende in qualche modo all’Unità.

Il nostro corpo è unico, eppure è composto da uno sterminato numero di elementi in continua evoluzione. Elementi che si interscambiano con quelli dell’ambiente.

Una molecola interna, finito il suo compito, ritorna nell’ambiente esterno ed altre entrano nel nostro corpo.

Un fluire incessante, massiccio, ma noi ce ne accorgiamo ben poco. Miliardi di atomi che mutano strutturalmente  in seguito a reazioni biochimiche.

Eppure continuiamo ad avere l’idea del sé nella nostra unità cosciente. Unità che diventerà perfetta solo nell’altra dimensione.

Morire significa distaccarsi dal molteplice: per questo motivo si muore in ogni istante perché ogni istante è un distacco spazio-temporale.

Non abbiamo più lo stesso corpo dell’istante precedente e nemmeno lo stato di coscienza di un istante prima.

Muta il nostro “esserci nel mondo” e muta in qualche modo la nostra percezione del mondo, in base allo stato di coscienza che accogliamo in noi…

 

 

 

 

 

Chi coscientemente diffonde il nulla ha una grandissima responsabilità di fronte a Dio ed al prossimo. Stiamo sempre molto attenti alle idee che diffondiamo perché la scienza non può spiegare tutto.

Anche se vivere con fede non è facile, abbiamo il compito di approfondirla. Per chi non vuole vedere, nulla è evidente. Nessuno può essere sicuro che dopo la morte terrena finisca tutto. Durante la nostra vita abbiamo tantissimi segni sull’esistenza di un Dio creatore e dell’anima immortale.

Ma molti non vogliono leggerli perché è più comodo negare un Dio a cui dobbiamo anche rendere conto di quello che facciamo.

Chi diffonde il nulla raccoglierà il nulla anche su questa terra.

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Se sei iscritto, qualora lo desiderassi, fai parte della “CONFRATERNITA della COMUNIONE DEI SANTI” beneficiando delle preghiere di tutti i membri.

 

 

Dio ci ama perché siamo sue creature. Appunto perché ci ama Egli è sempre accanto a noi ed in noi, conoscendoci perfettamente. Conosce anche i nostri pensieri più profondi, quindi ci pensa sempre ed esulta quando noi lo glorifichiamo nell’aver fiducia in Lui…

Attende da noi in ogni momento della nostra vita una risposta d’amore, la quale può essere una preghiera di ringraziamento, una richiesta o una buona azione verso il prossimo.

Se Dio ci ordina di amarLo con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutta la nostra mente, significa che Lui in persona lo sta facendo nei nostri confronti. Egli ci osserva benevolmente e gioisce per noi quando corrispondiamo al suo amore e ci fidiamo della sua Divina Misericordia.

Se sapessimo quanto realmente ci ama saremmo sempre gioiosi e interiormente sereni e non avremmo più tanta paura, nemmeno della morte corporale.

 

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I mistici sostengono che una Santa Messa ha un valore infinito agli occhi degli abitanti del Cielo.
L’Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo corpo, che è la Chiesa.
Essa contiene, quindi, la parola di Dio, le preghiere della Chiesa, il memoriale della Passione, morte e Risurrezione del Signore Gesù Cristo.
Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità.
Dove c’é Gesù è presente Maria Santissima insieme ai suoi Angeli ed ai suoi Santi e contemplano questo straordinario mistero con infinito stupore.
Tutto il Cielo è contento anche per le persone che partecipano con devozione facendo la Santa Comunione, dove ricevono Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità.

 

 

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1) Troviamo il tempo per soffermarci a riflettere sui propri rapporti con Dio Padre e Creatore: confidiamo realmente in Lui? Crediamo nella sua infinita Misericordia? Convinciamoci che finché viviamo è sempre il tempo della DIVINA MISERICORDIA. Dopo la morte corporale ci sarà quello della GIUSTIZIA DIVINA

2) Facciamo un esame di coscienza serio sulla propria vita e cerchiamo di individuare i peccati dall’ultima confessione.

3) Prendiamo coscienza della propria situazione di fragilità e delle defezioni.

4) Cerchiamo di essere consapevoli delle offese arrecate a Dio, il quale nei nostri confronti è Padre e Signore.

5) Pentiamoci seriamente dei nostri peccati e di tutte le mancanze che non ricordiamo.

6) Confessiamoci bene da un sacerdote proponendo di non offendere più il Signore, con il suo aiuto. Perdoniamo tutte le offese che abbiamo ricevuto ricordandoci che tutto ci sarà perdonato anche in base al nostro perdono.

 

 

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Se non amiamo nemmeno noi stessi, non possiamo pretendere di amare il prossimo e tantomeno Dio. É necessario prima comprendere in profondità la nostra mente, anche se questo ci costa molto, perché pochissimi si accettano come sono.

Quando abbiamo scoperto senza timore ciò che realmente pullula nei nostri piú reconditi anfratti e meandri mentali, quanta superficialità ci narcotizza, quanta invidia ed odio serpeggiano in noi, quanto egoismo blocca la nostra evoluzione interiore, allora possiamo nell’umiltà chiedere al Signore che ci doni Lui l’amore che ci manca, perché ogni nostra cattiveria ed ogni forma di insensibilità é già stata annullata dalla sua amorosa passione e morte in croce.

 

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Gesù a Santa Faustina:

Il Signore mi disse: «Figlia mia, scrivi.

Tutte le anime che adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il culto, esortando gli altri alla fiducia in essa, non avranno paura nell’ora della morte; la Mia misericordia sarà la loro difesa in quell’estrema lotta.

Per le anime che avranno paura, scrivi: Quando l’anima vedrà la gravità dei suoi peccati ed ai suoi occhi si svelerà tutto l’abisso della miseria in cui è caduta, non disperi, ma si getti con fiducia tra le braccia della Mia misericordia come un bambino farebbe con la madre perché sa ch’essa lo ama. Tali anime hanno un diritto di priorità sopra il Mio cuore.

Fa sapere che nessuna, dopo aver invocato la Mia misericordia, fu delusa.

La Mia predilezione va alle anime che s’affidano alla Mia bontà senza por limiti».

 

dal Diario di Suor Faustina

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Tendenzialmente si cerca di dialogare spontaneamente con Dio, convinti che come Padre Celeste ci ascolta sempre amorosamente.

Chiediamogli spesso perdono delle nostre mancanze e lodiamolo per le sue meraviglie e per le numerosissime grazie da Lui ricevute, iniziando dall’esistenza e dal suo concreto aiuto ogni giorno.

Cominciamo la giornata ringraziandoLo per la notte e per il nuovo giorno. Poi prima di addormentarci chiediamo sempre la Sua protezione e quella dei Santi, tra i quali prima di tutto Maria Vergine. Preghiamo spesso l’Angelo di Dio e l’Ave Maria.

È molto importante il Padre nostro che si trova anche recitando il Santo Rosario.

Durante la giornata troviamo dei momenti di adorazione spontanea: camminando, meditiamo sulle sue meraviglie. Preghiamo per tutti i nostri cari, per gli amici, per i parenti, per gli ammalati, per i defunti, per i peccatori per gli atei, per i sacerdoti e la Chiesa e per la nostra parrocchia.

Chiediamo spesso l’aiuto dello Spirito Santo affinchè ci illumini in tutte le situazioni. Il pomeriggio (verso le 15.00) chi può reciti la coroncina della Divina Misericordia insegnata da Gesù a Santa Faustina Kowalska, in modo da meditare sulla passione e morte di nostro Signore Gesù.

Con essa si ottengono grandi grazie. Ogni mattina, chi riesce, offra per tutti la Santa Messa, partecipando personalmente. È cosa buona anche recitare le Lodi attraverso il sito della liturgia delle ore. Preghiamo anche quando leggiamo la Sacra Scrittura e qualche lettura spirituale.

Quando viaggiamo o camminiamo in campagna o in città ripetiamo spesso il “Gloria” che ci aiuta a considerare la grandezza di Dio ed il suo Creato. Non perdiamo mai la fiducia in Dio-Padre perché più ci sentiamo peccatori e più dovremmo pregare, dopo aver chiesto perdono attraverso l’Atto di Dolore o qualche breve giaculatoria e proponendo di migliorare. Per questo chiediamo al Signore di aiutarci a vivere secondo la sua volontà, convinti della sua infinita Misericordia. Giova più alla serenità interiore pensare alla grandezza Misericordiosa del Padre abbandonandoci a Lui, che fissarci sulla nostra fragilità umana, perché Gesù è venuto per i peccatori e non per i giusti.

 

 

 

La morte corporale è il più grande giorno della nostra vita terrena, dopo la venuta al mondo. Grazie alla morte corporale noi abbiamo la possibilità, se lo vogliamo, di incontrare direttamente Gesù Risorto che ci attende da sempre e che ci inserirà nel circolo d’Amore trinitario.

Allora comprenderemo meglio la sua gloria della quale ci renderà pienamente partecipi, insieme a tutti i redenti. Saranno finiti per sempre la sofferenza, il dolore, la noia ecc. Il nostro essere rinnovato godrà direttamente della visione beatifica di Dio (faccia a faccia).

Proveremo continuamente, senza mai stancarci, meraviglia e stupore immensi per tutto ciò che il Signore ci ha preparato dall’eternità.

Per questo San Francesco chiamava “sorella” la nostra morte corporale. Essa è solo un passaggio qualitativo verso una dimensione luminosa inimmaginabile.

Se fossimo tutti convinti di questo non avremmo paura della morte, ma l’aspetteremmo con gioia….

 

 

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Dopo la morte corporale ci attende la Vita Eterna in Gesù Cristo Risorto, se noi gli crediamo, pentendoci dei nostri peccati e credendo nella loro remissione grazie alla passione e morte del Figlio di Dio.

Sarà una vita vissuta in pienezza, dove saremo sempre felici di adorare la SS. Trinità e condividere con tutti i redenti questa immensa gioia che non finirà mai, perché la morte, la corruzione ed il dolore saranno totalmente sconfitti.

 

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Non piangere per la mia dipartita.
Ascolta questo messaggio.

Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo;
se tu potessi vedere e sentire ciò che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine,
e in quella luce che tutto investe e penetra, non piangeresti.
Sono ormai assorbito dall’incanto di Dio, dalla sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e meschine al confronto.
Mi è rimasto l’affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto.
Ci siamo visti e amati nel tempo: ma tutto era allora fugace e limitato.
Ora vivo nella serena speranza e nella gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi.
Tu pensami così.
Nelle tue battaglie, orièntati a questa meravigliosa casa dove non esiste la morte

e dove ci disseteremo insieme, nell’anelito più puro e più intenso,

alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore.
Non piangere, se veramente mi ami.

Sant’Agostino

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Spesso le nostre preoccupazioni ed i nostri affanni sono generati da motivazioni molto contingenti. La situazione economica, la salute, la famiglia, la casa, il lavoro ecc. sono un obiettivo comune che comporta anche fatica e delusioni, ma non dobbiamo dimenticare che il fine della nostra esistenza è ben più importante: la salvezza della nostra anima.

Anche se abbiamo raggiunto il benessere economico, ciò non basta perché prima o poi dovremo lasciare tutto per presentarci davanti al Padre così come siamo nati.

Se poi viviamo in continuo stato d’ansia e preoccupazione per la paura di perdere qualcuno o qualcosa fermiamoci e chiediamoci: “perché procurarci tanta sofferenza inutilmente”?

Pensare spesso al giorno in cui la nostra vita terrena terminerà certamente, senza angosciarci, consapevoli che la nostra vera casa è il Cielo, aiuta lo spirito a purificarci dai vari attaccamenti materiali che ci impediscono l’evoluzione personale.

A questo proposito Gesù disse: “Cercate, innanzitutto, il regno e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

(Mt.6,24-34)

 

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Il MIO LIBRO : ALDILÀ – domande e risposte
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PERCHE’ HO SCRITTO IL LIBRO SULL’ALDILÀ

 

 

Il libro sull’aldilá che ho appena fatto pubblicare, nasce da una serie di riflessioni scaturite da molte fonti e dall’intuito personale (Sacra Scrittura, Tradizione, Magistero, Rivelazioni private, ecc.)

Sono convinto che meditare sull’aldilá ci aiuti a vivere meglio l’aldiqua terreno, perché in questo modo abbiamo l’opportunitá di relativizzare i nostri problemi quotidiani, pur tenendo i piedi ben saldi a terra.

Lo stesso San Paolo ci esorta a pensare alle cose di lassù perché se abbandoniamo il peccato siamo risorti con Cristo e viviamo più serenamente…

Nel libro ci sono alcune domande a cui cerco di rispondere in base alle mie conoscenze:

 

LA NOSTRA VITA TERRENA È DAVVERO UN’ATTESA DINAMICA PER L’ALDILÀ?

CI SONO MOTIVI DI CREDIBILITÀ SULL’ESISTENZA DELL’ALDILÀ?

I MESSAGGI DI MEDJUGORJE PARLANO DELL’ALDILÀ?

QUALI SONO I BENEFICI NEL VISITARE UN CIMITERO PREGANDO?

QUALI SONO LE FRASI DI GESÙ PIÙ SIGNIFICATIVE SUL PARADISO?

COS’È LA VITA ETERNA?

COM’È IL PARADISO DEI CATTOLICI?

COM’È L’ALDILÀ PER I CORPI RISORTI SECONDO SANT’AGOSTINO?

SAN PADRE PIO COSA PENSAVA DELL’ETERNITÀ?

IN PARADISO SAREMO UGUALI AGLI ANGELI?

NELL’ ALDILÀ VEDREMO DIO “FACCIA A FACCIA”?

DALL’ ALDILÀ I NOSTRI CARI DEFUNTI CI ASPETTANO CON GIOIA?

DALL’ ALDILÀ I NOSTRI CARI DEFUNTI CI VEDONO?

NELL’ ALDILÀ GLI SPOSI SARANNO ANCORA MARITO E MOGLIE ?

È VERO CHE IN CIELO COLORO CHE FECERO BENE LA COMUNIONE, BRILLERANNO COME BEI DIAMANTI?(Il Curato d’Ars)

NELL’ ALDILÀ OGNI SALVATO AVRÀ UN POSTO SPECIFICO?

LE MAMME DEFUNTE SALVATE, DAL PARADISO POTREBBERO SEGUIRE I LORO FIGLI?

I NOSTRI CARI DEFUNTI SI INTERESSANO DI NOI?

COME SARANNO I NOSTRI CORPI DOPO LA RISURREZIONE DELLA CARNE?

È VERO CHE SOLO NELLA PIENEZZA DELL’ ALDILÀ TROVEREMO LA NOSTRA VERA E COMPLETA IDENTITÀ ESISTENZIALE?

NELL’ ALDILÀ SERVE IL NOSTRO GRADO DI CULTURA?

NELL’ ALDILÀ I DEFUNTI SALVATI VIVONO IN PIENA CONSAPEVOLEZZA?

I DEFUNTI SALVATI VIVONO NELLA LUCE : COSA SIGNIFICA?

NELL’ ALDILÀ COME ESERCITEREMO I NOSTRI SENSI?

NELL’ ALDILÀ SAREMO PIÙ INTELLIGENTI?

NELL’ ALDILÀ I DEFUNTI REDENTI ESAURISCONO LA LORO CONOSCENZA DI DIO?

LE ANIME DEL PURGATORIO SONO CONSOLATE DA SAN MICHELE ARCANGELO?

LE ANIME PURGANTI DEI NOSTRI CARI DEFUNTI ANDRANNO SICURAMENTE IN PARADISO?

PERCHÈ ESISTE IL PURGATORIO?

I NOSTRI CARI DEFUNTI CI SONO ACCANTO DURANTE LA VITA TERRENA?

PERCHÉ LE ANIME DEL PURGATORIO HANNO BISOGNO DI PREGHIERE?

NELL’ ALDILÀ COME RIVEDREMO I NOSTRI CARI DEFUNTI?

COME POSSIAMO INTUIRE CHE ESISTE L’ALDILÀ?

NELL’ ALDILÀ C’È IL TEMPO CRONOLOGICO?

NELL’ ALDILÀ, IN PARADISO, POTRÀ ESSERCI ANCORA ODIO E RANCORE?

NELL’ALDILÀ COMPRENDEREMO QUANTO GRANDE È STATA LA MISERICORDIA DIVINA NELLA NOSTRA VITA TERRENA?

NELL’ALDILÀ, IN PARADISO, TUTTO SARÀ INCORRUTTIBILE?

NELL’ALDILÀ DEI REDENTI APPARENZA ED ESSENZA COINCIDERANNO?

DALL’ ALDILÀ LE ANIME DEI DEFUNTI POSSONO VEDERE IL NOSTRO COMPORTAMENTO?

NELL’ALDILÀ AVREMO UN CORPO INCORRUTTIBILE ED IMMORTALE?

NELL’ ALDILÀ DEI REDENTI POTRANNO ESSERCI NOIA E DEPRESSIONE?

NELL’ ALDILÀ I REDENTI CONTEMPLANO DIO CON QUALE SGUARDO?

NELL’ ALDILÀ CHI REALMENTE SAREMO?

NELL’ALDILÀ I REDENTI RICORDERANNO I LORO PECCATI?

L’ALDILÀ CRISTIANO ESISTE INDIPENDENTEMENTE DA QUELLO CHE SOSTIENE LA SCIENZA?

IL CORPO DEI REDENTI NELL’ ALDILÀ SARÀ ARMONIOSO?

NELL’ ALDILÀ I REDENTI SARANNO ETERNAMENTE GIOVANI?

LA PENA PEGGIORE PER I DANNATI È LA PERDITA DI DIO?

PER I REDENTI DELL’ALDILÀ LA LUCE È COME QUELLA CHE VEDIAMO SULLA TERRA?

È VERO CHE PER OGNI NOSTRO PENTIMENTO NELL’ ALDILÀ I DEFUNTI REDENTI E GLI ANGELI GIOISCONO?

NELL’ ALDILÀ DEI REDENTI RIVEDREMO LE BELLEZZE DELLA NATURA?

NELL’ALDILÀ DEI REDENTI CHE VALORE AVRANNO LE NOSTRE QUALITÀ TERRENE?

NELL’ ALDILÀ I DANNATI POSSONO CONVERTIRSI?

NELL’ ALDILÀ RITROVEREMO ANCHE GLI ANIMALI?

NELL’ALDILÀ DEI REDENTI RITROVEREMO ANCORA LE NOSTRE FORME DI SVAGO PREFERITE?

NELL’ ALDILÀ AMEREMO ANCHE I NOSTRI EX-NEMICI REDENTI?

LE ANIME DEL PURGATORIO POSSONO AIUTARSI RECIPROCAMENTE?

LE ANIME DEL PURGATORIO LODANO DIO?

PERCHÈ I DANNATI NON POSSONO VEDERE LA LUCE DIVINA?

QUALE È UNA DELLE COSE PIÙ IMPORTANTI PER PREPARARCI AD ENTRARE NELL’ALDILÀ?

 

ECCO IN UN VIDEO di 55 MINUTI  UN PICCOLO COMPENDIO:

Considerazioni sull’aldilà dei redenti, dove godono nella gioia eterna la pienezza della loro umanità in Gesù Cristo. Il riferimento principale sono le Sacre Scritture, la Tradizione, il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Magistero, alcuni teologi cattolici importanti, le rivelazioni dei mistici e quelle relative alle apparizioni mariane.

 

PER ORDINAZIONI:

 

https://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1955

 

 

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Esaltiamo Cristo Signore, che ha fatto della croce il segno della redenzione universale e, supplicandolo con fede diciamo: “Salvaci, Signore, per la tua croce.”

Figlio di Dio, che nel deserto guarivi chi guardava la figura del serpente elevata sul palo a segno di salvezza, per la tua croce curaci dai morsi velenosi dell’orgoglio e della sensualità.

Figlio dell’uomo, che fosti elevato in croce a compimento dell’antico simbolo, per la tua passione sollevaci alla tua gloria.

Figlio unigenito di Dio, che ti sei immolato per la salvezza di chi crede in te, concedi la vita eterna a coloro che sperano nella tua croce.

Signore, costituito dal Padre giudice universale, ricordati che non sei venuto e non sei morto per la condanna, ma per la salvezza del mondo.

Tu che hai detto: quando sarò elevato da terra trarrò tutto a me,
fa’ che dove sei tu siamo anche noi per contemplare la tua gloria.

 

(PREGHIERA LITURGICA IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA SANTA CROCE)

 

 

Coloro che hanno come priorità esistenziale l’accumulo dei beni terreni, ricordino spesso che non sanno a che ora il Signore verrà a prenderli. Allora dovranno lasciare tutto, perché nell’aldilà non porteranno nemmeno le scarpe.

Coloro che pensano che la vita va vissuta tra bagordi e piaceri della carne, quando morranno nell’ora stabilita dal Signore dovranno rendergli conto del dono del tempo che hanno sprecato inutilmente…

Coloro che puntano prioritariamente al successo personale ed al potere a tutti i costi, dovranno, nell’incognita dell’ora della loro morte, essere giudicati dal Signore anche per tutti coloro che hanno calpestato e sfruttato per raggiungere l’obiettivo e ben presto verranno anche dimenticati dal mondo.

Coloro che coscientemente si disinteressano completamente e volontariamente del Signore e del prossimo, quando, nell’ora del grande trapasso, si troveranno davanti al Giudice Divino, non verranno da Lui riconosciuti e sprofonderanno negli abissi infernali.

Tutti, però, abbiamo la possibilità di convertirci in ogni momento perché la Misericordia di Dio non ha limiti…

 

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Offriamo a Gesù ogni nostra sofferenza fisica, psichica e spirituale in unione con le sue, per la salvezza della nostra anima e di quella delle altre sulla via della perdizione.

Egli ha sofferto tremendamente sulla croce senza un po’ di sollievo, preso in giro da moltissimi, anche da molti suoi ex seguaci ed è stato abbandonato pure dagli apostoli, fuorché da Giovanni.

Il Signore Gesù Cristo, Colui mediante il quale tutto è stato creato, sulla croce non ha nemmeno implorato di aver pietà di Lui, ha solo perdonato e chiesto da bere.

Dolori acuti di ogni tipo, spasmi atroci, sete, angoscia e solitudine…ha provato tutto ciò che umanamente sembra impossibile. Pareva “schiacciato” dall’intero cosmo in rivolta, ma Lui con la sua dignitosa morte, ha riscattato tutto e tutti.

Come non si può amare Gesù Cristo con tutto il cuore? Un modo per ricambiare questo suo immenso amore è offrirgli le nostre sofferenze…

 

 

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Chi vive nella consapevolezza della propria provvisorietá terrena impara ad assaporare ogni momento, perché ai suoi occhi esso é sempre una nuova opportunitá.

Non teme troppo il distacco perché é conscio che la vita stessa é un continuo distacco : dal cordone ombelicale fino alla morte.

Chi invece vive sicuro pensando che davanti a sé si estenda una lunga vita terrena, non vive in pienezza l’istante, ma si proietta continuamente in un futuro che immagina di poter conoscere.

Ben presto, però, verrá deluso: essendo la vita terrena un continuo distacco, non potrá raggiungere molti obiettivi che si era prefissato.

La provvisorietà é davvero il toccasana per tutti e, paradossalmente é il volano di ogni forma di creativitá.

 

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Più rincorri il mistero e piú il mistero rincorre te.

Si intuisce bene che siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo.

Non appoggiarti alle cose che passano, ma a quelle che appartengono all’eternitá, per cui vivi l’istante in modo distaccato: sei venuto al mondo senza recare con te alcunché, lo lascerai senza trascinare dietro di te alcuna cosa.

Troverai tutto nel Creatore, da dove provieni…

 

 

 

 

 

La morte è certa, è l’ora che è incerta!

Generalmente non sappiamo il momento esatto in cui il Signore verrà a prenderci. Il fatto che Egli verrà a prenderci è la cosa più certa della nostra vita, ma non l’ora.

Il Signore ha deciso sin dall’Eternità il suo piano su di noi che non sempre conosciamo bene. È importante pregare lo Spirito Santo che ci illumini continuamente su questo. Che ci illumini su come dobbiamo comportarci durante l’attesa, perché la vita terrena, dobbiamo convincerci, è attesa della sua venuta!

La venuta dello Sposo comporta anche gioia interiore, perché allora finiremo di peccare e di soffrire se saremo redenti in Lui.

D’ora in poi facciamo tutto con distacco: mangiamo, lavoriamo, amiamo noi stessi ed il prossimo, serviamo il Signore con passione, consapevoli che passa la scena di questo mondo e che ci attende una realtà molto più luminosa ed intensa: la contemplazione diretta di Dio.

 

 

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Moltissimi nel mondo stanno soffrendo per la morte di un familiare molto caro. Il dolore della sua scomparsa ha lasciato una profonda ferita interiore, difficile da rimarginare. Ma si può anche lenire un po’ il dolore facendo queste semplici considerazioni:

 

1) Il familiare ora è nell’aldilà: ci ha solo preceduto. Anche noi dobbiamo lasciare prima o poi questa vita terrena…

2) Nell’aldilà dei redenti saremo tutti in perfetta comunione in Dio, per cui anche la comunione con chi si ha amato sulla terra non verrà a meno.

3) Il familiare defunto redento, se Dio permette, intercede per noi e desidera che percorriamo la retta via per il Cielo.

4) Impariamo a ringraziare il Signore per il periodo terreno in cui il caro estinto è stato con noi: se il Signore l’ha portato con sé ci sono ragioni che solo Dio conosce e che per ora non possiamo conoscere del tutto.

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Santissima Trinità – Anno C – giugno 2019

Trinità, il mistero che abita dentro noi

Vangelo – Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Memoria emozionante della Trinità, dove il racconto di Dio diventa racconto dell’uomo. Dio non è in se stesso solitudine: esistere è coesistere, per Dio prima, e poi anche per l’essere umano. Vivere è convivere, nei cieli prima, e poi sulla terra. I dogmi allora fioriscono in un concentrato d’indicazioni vitali, di sapienza del vivere.

Quando Gesù ha raccontato il mistero di Dio, ha scelto nomi di casa, di famiglia: abbà, padre… figlio, nomi che abbracciano, che si abbracciano. Spirito, ruhà, è un termine che avvolge e lega insieme ogni cosa come libero respiro di Dio, e mi assicura che ogni vita prende a respirare bene, allarga le sue ali, vive quando si sa accolta, presa in carico, abbracciata da altre vite. Abbà, Figlio e Spirito ci consegnano il segreto per ritornare pienamente umani: in principio a tutto c’è un legame, ed è un legame d’amore.

Allora capisco che il grande progetto della Genesi: «facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», significa «facciamolo a immagine della Trinità», a immagine di un legame d’amore, a somiglianza della comunione.

La Trinità non è una dottrina esterna, è al di qua, è dentro, non al di là di me. Allora spirituale e reale coincidono, verità ed esistenza corrispondono. E questo mi regala un senso di armoniosa pace, di radice santa che unifica e fa respirare tutto ciò che vive. In principio c’è la relazione (G. Bachelard).

«Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà… parlerà… dirà… prenderà… annunzierà». Gesù impiega tutti verbi al futuro, a indicare l’energia di una strada che si apre, orizzonti inesplorati, un trascinamento in avanti della storia. Vi guiderà alla verità tutta intera: la verità è in-finita, «interminati spazi» (Leopardi), l’interezza della vita. E allora su questo sterminato esercito umano di incompiuti, di fragili, di incompresi, di innamorati delusi, di licenziati all’improvviso, di migranti in fuga, di sognatori che siamo noi, di questa immensa carovana, incamminata verso la vita, fa parte Uno che ci guida e che conosce la strada. Conosce anche le ferite interiori, che esistono in tutti e per sempre, e insegna a costruirci sopra anziché a nasconderle, perché possono marcire o fiorire, seppellire la persona o spingerla in avanti.

La verità tutta intera di cui parla Gesù non consiste in concetti più precisi, ma in una sapienza del vivere custodita nell’umanità di Gesù, volto del Padre, respiro dello Spirito: una sapienza sulla nascita e sulla morte, sulla vita e sugli affetti, su me e sugli altri, sul dolore e sulla infinita pazienza di ricominciare, che ci viene consegnata come un presente, inciso di fessure, di feritoie di futuro.

(Letture: Proverbi 8,22-31; Salmo 8; Romani 5,1-5; Giovanni 16,12-15)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/trinita-il-misteroche-abitadentro-noi

Commenti al Vangelo Santissima Trinità – domenica 16 giugno – p.Ermes – Vita che allarga le sue ali

 

 

 

Un’anziana suora friulana ancora vivente, la quale è stata mia catechista quand’ero infante, mi dice spesso che lei non vede l’ora di andare al Padre per essere da Lui abbracciata.

È davvero convinta di quello che dice e sostiene che questa speranza le dona una grande serenità interiore e che non ha paura della morte, perché sa che l’aspetta un Padre misericordioso che le farà contemplare per sempre la SS. Trinità, che lei ama molto.

Ella dice che il Padre, essendo la BELLEZZA E LA BONTÀ, cerca le cose belle che sono in noi, e dimentica le nostre ombre, perché ama ognuno di noi di un Amore totale e talmente sorprendente, che nemmeno immaginiamo.

Ogni vero cristiano dovrebbe pensare così e cercare di vivere amando Dio ed il prossimo, senza disperare per i propri difetti.

 

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Gran parte delle nostre paure sono ingiustificate.

Ci fidiamo o no del Signore, nostro Padre Creatore, Amore Onnipotente ed Onnisciente?

Siamo convinti che proveniamo da Lui e che Egli ci sorregge in ogni istante della nostra vita, giacché in Lui ci muoviamo e respiriamo?

Crediamo che Egli è infinitamente Misericordioso e che cancella le nostre colpe appena gli chiediamo perdono sinceramente con il proposito di non commetterle più?

Speriamo davvero nel suo abbraccio finale, proprio perché Egli è il nostro Padre che ci ama moltissimo nel suo Figlio Gesù e che ci attende?

Siamo consapevoli che lo Spirito Santo ci assiste sempre, che agisce come vuole e che può anche annientare le nostre paure, compresa quella della morte?

Chi crede nella continua amorevole presenza del Signore non teme alcun male perché sa che nulla succede senza che Lui lo permetta.

 

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Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.

Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

(Rm 14, 7-9)

 

Non è raro sognare un defunto che ci è stato caro durante la vita terrena.

Ogni sogno reca con sé un’attività simbolica peculiare del solo sognatore. Questo significa che la sua eventuale interpretazione richiede una particolare intuizione in base alle caratteristiche psichiche ed emotive del soggetto che sta sognando, tenendo conto anche del contesto in cui vive ed opera e delle vicende più o meno recenti da lui vissute con un certa intensità.

Ma fra i diversi sogni provocati dall’inconscio, qualcuno potrebbe anche avere origini soprannaturali, come riporta la Bibbia in diversi casi. Si tratta di saperli discernere con molta prudenza e buon senso, senza essere ingenui creduloni o fanatici religiosi. Può succedere che sogniamo un famigliare defunto dal volto ringiovanito e sereno. O anche un amico. Ciò potrebbe essere un segnale di incoraggiamento per continuare a pregare per lui. In alcuni casi il defunto chiede al soggetto di far celebrare un numero preciso di Sante Messe. A volte il vestito con cui si presenta potrebbe indicare lo stato spirituale in cui si trova la sua anima. Anche il luogo potrebbe essere un’indicazione significativa: luminoso, oscuro, in penombra, azzurro, piacevole o triste, ecc.

San Tommaso d’Aquino sostiene che Dio permette le apparizioni di defunti per istruire i vivi sui misteri della morte e far avere ai defunti i suffragi di cui hanno bisogno.

Ad ogni modo la Chiesa non obbliga a credere ai sogni. Però offrire preghiere e sacrifici per i defunti è considerata un’ottima cosa per la loro ascesa verso la Luce.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…. VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

 

 

 

 

Messaggio della Regina della Pace del 25 marzo 2019

 

Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Come la natura si rinnova a vita nuova anche voi siete invitati alla conversione.

Decidetevi per Dio. Figlioli, voi siete vuoti e non avete gioia perché non avete Dio.

Perciò pregate affinché la preghiera sia per voi vita.

Nella natura cercate Dio che vi ha creati perché la natura parla e lotta per la vita e non per la morte.

Le guerre regnano nei cuori e nei popoli perché non avete pace e non vedete, figlioli, nel vostro prossimo il fratello.

Perciò ritornate a Dio ed alla preghiera.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

 

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In questo video espongo in sintesi alcune considerazione su ciò che ci attende dopo la morte terrena, basandomi sulle Sacre Scritture, sulla Tradizione cristiana, sul Catechismo e su alcune rivelazioni private, comprese quelle approvate dalla Chiesa.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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È una cosa naturale e spontanea temere la morte, ma ci si può esercitare anche a superare quella tremenda paura. Innanzittutto è giusto riflettere a fondo su cosa essa è realmente.

È un distacco. Tutta la vita, dalla nostra nascita, è un continuo distacco.

Ci si distacca dalla dimensione corporea precedente, nel senso che il nostro corpo non è più esattamente quello di qualche istante fa: il sangue scorre, nutre nuove cellule e porta via quelle morte, le quali sono in gran numero.

Ogni sette anni non abbiamo neanche una cellula precedente.

E così la nostra mente: in base alle esperienze noi non ragioniamo più esattamente come prima, anche se non ce ne accorgiamo. Quindi ci distacchiamo anche con lo stato di coscienza.

Quando piombiamo nel sonno ci si distacca dalla realtà quotidiana e si vive sognando come in un’altra dimensione. Ci distacchiamo anche dal tempo: l’istante precedente è già passato, è morto, vive solo nei nostri ricordi.

La morte che temiamo tanto non è altro che l’ultimo distacco da questa dimensione.

Se si ha fede e fiducia nella Misericordia divina noi entreremo nella pienezza prestabilita in Gesù Cristo, dove, con Lui ed in Lui, saremo immortali ed incorruttibili, a somiglianza di Dio.

 

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Se oggi fosse il nostro ultimo giorno di vita terrena come ci comporteremmo?

Nessuno sa il momento esatto in cui verrà preso dal Signore. In genere siamo abituati a proiettare in avanti i nostri progetti, pensando di avere una vita più lunga, come se fossimo quasi sicuri di poterli attuare.

Ma nella realtà non è così. Tanti muoiono all’improvviso in diversi modi. Cosa avevano progettato? In un momento tutto ciò che è terreno è svanito e si sono ritrovati al cospetto del Creatore per essere giudicati degni o indegni del Paradiso.

Non dobbiamo pensare che noi umani abbiamo il potere di prolungare la nostra vita terrena.

Solo il Signore ha questo potere. Egli ci ha creati e stabilisce il tempo della nostra vita terrena, senza comunicarci la vera durata.

Per questo dobbiamo tenerci sempre pronti, attenti a non cadere nel peccato, cercare di fare del bene, invocare la sua Misericordia e ringraziarlo sempre dalla mattina alla sera, perché ogni istante è una grazia che ci dona l’opportunità di meritare il Paradiso.

 

 

 

Immacolata 2018  (di p. Ermes Rochi)

 

Una festa oggi piena di ali e di fessure aperte sull’infinito.

 

Stai sulla soglia prima di entrare

Scuci tutte le paure, sciogli le vele, scendi nel cuore,

ora fatti mancare le parole,

come un fiore che si spoglia fino al frutto.

 

Il silenzio ti fa nudo e semplice, carezza di Dio su di te:

che ti fa vivere, che apre il tempo,

che colma il vuoto, che svela il senso,

che ci fa restare umani.

 

Omelia

Adamo, dove sei? Mi sono nascosto perché ho avuto paura. Ed entra nel mondo la paura, la grande nemica. Adamo ha paura di Dio: è la madre di tutte le paure.

Poi verrà un angelo, un angelo migratore, che vola via dal cuore del tempio e si posa nel cuore di una casa, a Nazaret, a portare la fine della paura di Dio: “non temere Maria”.

Dio viene come gioia, come bacio caduto sulla terra, un seme di vita nella voce di un angelo. Verrà come un bambino fra le tue braccia: non puoi avere paura di un bambino.

Ciò che vince la paura non è il coraggio, è la fame, fame di vita. Che con la paura della morte combatte una guerra infinita. Raccontata così dalle parole della Genesi: Porrò inimicizia tra il serpente e la donna, ed essa ti schiaccerà il capo.

Inimicizia tra la Donna, che porta la fame di vita, e il serpente che porta la morte. È il nome profetico dell’umanità, nome dato da Dio: la nostra stirpe è nemica del male. Adamo ed Eva lo hanno appena tradito, hanno appena ceduto al male, e Dio, in modo irragionevole, per una fiducia insensata, contro ogni evidenza, li chiama nemici e avversari del male.

Senza ingenuità, ma con totale sicurezza, la Bibbia annuncia: nonostante tutto, vincerà la stirpe dei nati da donna.

Io sarò colpito, avrò molte volte paura, qualche volta cadrò, ma non sarò mai amico del male, mai amico della violenza e della menzogna, mai amico dell’odio e della cattiveria.

Tu le insidierai il calcagno, lei ti schiaccerà la testa. Il male può ferire l’umanità, ma può solo ferirla, e non sopraffarla.

È in basso, è inferiore, non sale fino al centro dell’uomo. Il cuore delle creature è buono.

Il serpente è dietro, è un passato che talvolta ritorna e fa tanto male, ma non è davanti a te, non è il futuro che ti attende.

La donna e l’uomo hanno un anticipo, un vantaggio sul male. Questo ritardo del male, per grazia, sarà un ritardo eterno.

Essa ti schiaccerà la testa: il male non vincerà. La rabbia, la corruzione, il veleno possono aggredire la speranza, ma il disumano non vincerà sull’umano.

Adamo ed Eva escono dal paradiso terrestre portando con sé una benedizione, un annuncio di vittoria: il bene è più forte del male, più antico, più profondo, più originale del peccato originale.

In ogni persona c’è un posto dove solo Dio abita, dove il male non può arrivare, dove Dio si è riservato un posto e solo lui vi ha preso casa. In noi c’è una parte che è rimasta pura, bella, sana, divina, dove nessun male può arrivare: in cielo c’è una stella per ciascuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano mai offuscarla (Bobin).

In noi c’è un pezzetto di Dio sufficientemente luminoso perché il peccato non possa mai oscurarlo.

Quello è il luogo della Immacolata Concezione. Un punto preservato dal male, in ognuno. Ciò che è accaduto in Maria non è esclusivo, accade in ciascuno. Come lei tu hai radice santa, sei una persona cui arrivano angeli, sei gravido di Dio, incinto di luce, stai accanto alle infinite croci, sei sollevato continuamente verso l’alto…

La prima parola dell’angelo a Maria, la prima della nuova storia, è ‘rallegrati’. Non un qualsiasi saluto, ave o salve, un ciao, è invece un imperativo: kaire, gioisci, sii felice.

L’angelo non dice: prega, inginocchiati, fai questo o quello.

Ma semplicemente: apriti alla gioia, come una porta si spalanca al sole.

Sussurra l’angelo alla ragazza: vedrai, credere è una festa.

“Sii felice Maria, Dio si è chinato su di te, ti stringe in un abbraccio; si è innamorato di te, si è dato a te e ti ha riempita di luce. Ora hai un nome nuovo: amata per sempre”. Teneramente, liberamente, senza rimpianti amata. Si capisce che Maria sia senza parole.

Quel suo nome è anche il nostro nome: buoni e meno buoni, tutti amati per sempre. Piccoli o grandi, tutti riempiti di cielo.

Maria non è piena di grazia perché ha risposto ‘sì’ a Dio, ma perché Dio per primo le ha detto ‘sì’.

E dice ‘sì’ a ciascuno di noi, prima di qualsiasi risposta.

Che io sia amato dipende da Dio, non dipende da me.

Ognuno pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo. Perché la grazia sia grazia e non merito o calcolo.

Santa Maria è colmata di grazia non perché senza peccato, ma perché Dio è venuto, ha bussato e lei ha aperto. Così noi: ridiventiamo santi ogni volta che apriamo la porta a quel Dio che sta alla porta e bussa, se gli apriamo entrerà portando amore. È solo l’amore di Dio che rende santi.

L’angelo continua: il Signore è con te. Il nome bello di Dio: Io-sono-con-te: ‘dovunque tu andrai, in tutti i passi che farai, quando cadrai e ti farai male, quando ti rialzerai e sorriderai di nuovo, io sarò con te”.

È con te Colui che non manda via nessuno, Colui che mai abbandona, Colui che prova gioia a starti vicino. È con te, vicino come il cuore, vicino come il respiro. E non ti mollerà, mai. Con te, tutti i giorni fino al consumarsi del mondo.

E tu concepirai e darai alla luce. Dio cerca madri, ancora. Ha sempre da nascere, ha sempre da venire al mondo. Tocca a noi aiutare Dio a essere vivo nel nostro mondo, a incarnarsi nella nostra storia. Dio vivrà in questi paesi distratti, in queste case inospitali, solo se noi gli daremo tempo e cuore.

Rispondendo come ha fatto santa Maria: ‘eccomi, sono la serva del Signore’. La parola che cambia il mondo

‘Serva del Signore’ non significa la badante, la servetta, la sguattera, la cenerentola. Nella Bibbia, il ‘servo del re’ è il secondo dopo il re; e la regina è detta la ‘serva del re’, la più vicina al sovrano, la prima della casa.

Tu sei il Dio dell’alleanza e io sarò la tua alleata il tuo progetto sarà il mio, la tua storia la mia storia, il tuo sogno sarà il mio sogno.

Anche il nostro “eccomi!” può cambiare la storia, il mio “sì”,

vivrò secondo il mio nome vero: amato per sempre e nemico del male.

Eccomi, sarò, come tu hai detto, amico della vita e amato per sempre!

Sono la Serva del Signore, l’alleata del Dio dell’alleanza

Oggi sei tu l’alleata, Maria; ieri Mosè, oggi tu.

Ieri Abramo e Giacobbe, oggi tu

Tu lo concepirai nel grembo, e sarai più grande di Mosè,

Tu lo darai alla luce, e sarai più grande di Eva.

Come te, anch’io dico “sì”; come te, alleato del Dio dell’alleanza.

Preghiera di p. Giovanni Vannucci

A tutti i frammenti di Maria,

a tutti gli atomi di Maria

sparsi nel mondo e che hanno nome donna,

rivolgiamo oggi il saluto dell’angelo:

Ave o donna, rallegrati, sii felice

che tu sia piena di grazia,

che con te sia lo Spirito Santo,

che benedetto e benefico sia agli umani

il frutto del tuo grembo e dell’intera tua vita.

Che tu possa pacificare la terra,

conciliare i fratelli nemici,

cancellare Caino, far risorgere Abele,

ricondurre tutta la terra al Padre,

nell’amore del Figlio,

nella grazia dello Spirito. Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando consideriamo la morte di qualcuno, potrebbe essere l’occasione per riflettere sulla nostra morte corporale, perché tutti coloro che sono morti ci hanno solo preceduto. Ma non dobbiamo farlo con angoscia, perché chi si abitua a convivere con il pensiero della morte, in un certo senso, ha più probabilità di vivere meglio il presente.

Un motivo è perché egli non si illude con aspettative che spesso lo fanno fuggire dalla vera vita presente per proiettare il suo stato d’animo in un futuro incerto, arrecando così frustrazioni continue.

Un altro motivo è la speranza cristiana dell’aldilà, in una dimensione da risorto insieme ad altri risorti in Cristo, dove si potrà vivere in pienezza senza più subire il dolore e la morte.

 

(Una voce dal deserto)

 

 

Ciò che importa in ogni momento della nostra esistenza è quello che ci aspetta dopo questa vita terrena, perché si sarà più consapevoli dell’Eternità, inabissati gioiosamente in essa.

In tutto ciò che pensiamo e facciamo dobbiamo sempre tener presente che in un istante Gesù ci potrebbe prendere con sé come e quando vuole, in ogni momento.

Nulla dovrebbe turbarci se siamo serenamente convinti che tutto passa e che siamo proiettati verso l’Eternità, dove ci aspetta l’abbraccio del Padre, con il Figlio e lo Spirito Santo. Tutto davvero passa, anche i problemi o il dolore.

Nell’aldilà vedremo le cose dalla parte di Dio nella loro interezza, se crediamo.

L’importante è farci trovare pronti, armati di fede, speranza e carità. Se ci mancano queste tre virtù dobbiamo chiederle fiduciosamente alla SS. Trinità ed abbandonarci al volere di Dio.

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager
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DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO
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Se fossimo sinceri almeno con noi stessi ci renderemmo pienamente consapevoli di quante paure bloccano la nostra avventura umana in questa vita terrena in continua evoluzione.

Prima di tutto la paura della morte, la quale è sempre in agguato in molte circostanze.

Probabilmente molti temono ciò che li aspetta nell’aldilà, il giudizio divino, o il nulla più assoluto.

Poi c’è la paura delle malattie e degli incidenti che arrecano dolore fisico e morale.

C’è anche la paura della scomparsa dei propri cari: il distacco da loro e la conseguente solitudine terrorizzano molti.

Ognuno, poi, ha delle paure personali difficilmente elencabili.

Se si potesse eliminare almeno il 50% delle nostre assurde paure cominceremmo già a vivere anticipatamente un po’ di Paradiso in terra.

Ma chi confida seriamente nel Creatore è già sulla strada buona.

 

 

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Un sano modo di vivere è quello di prendere consapevolezza del rischio di morire che abbiamo in ogni momento della nostra vita terrena. Naturalmente ciò non deve indurre all’angoscia, altrimenti è controproducente. Il tutto deve essere supportato dalla fede.

Per cui è bene:

1) Riflettere sulla morte improvvisa di persone, anche più giovani di noi, di nostra conoscenza (incidenti o malori)

2) Pensare all’esistenza di migliaia di malattie pericolose e da cui, per ora, siamo immuni.

3) Considerare l’ambiente fisico in cui viviamo: ci sono agenti esterni di ogni tipo che potrebbero porre fine alla nostra vita terrena (terremoti, nubifragi, meteoriti ecc.

4) Informarsi bene sugli eventi cosmici più importanti (radiazioni di raggi dallo spazio, spostamento dell’asse terrestre, macchie solari,asteroidi ecc.)

5) Considerare bene i nostri anni di vita trascorsa consapevoli dei numerosi rischi che abbiamo superato.

Come mai siamo ancora in vita? Chi ci sta sorreggendo?

Per chi ha fede queste considerazioni potrebbero rinforzarla: noi siamo continuamente protetti dall’amore divino della SS. Trinità, senza il quale nulla potrebbe sussistere.

Ogni istante della nostra vita è davvero un miracolo.

 

 

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Dal libro della Sapienza 1,13-15; 2,23-24

 

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;

le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra.

La giustizia infatti è immortale. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura.

Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

 

 

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Gv. 5,19-27

Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa.

Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.

Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo.

 

 

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Spirito Santo, spesso smarrisco il senso dell’esistenza, illuminami!

Spirito Santo, non sempre mi è chiara la missione da compiere su questa terra, indicami Tu la via!

Spirito Santo, a volte non sopporto nemmeno me stesso, donami la gioia di vivere!

Spirito Santo, molte volte la solitudine mi arreca angoscia, sii Tu la mia dolce compagnia!

Spirito Santo, spesso non so come aiutare il prossimo, donami la prudenza e accendi il mio cuore di carità!

Spirito Santo, molte volte non so nemmeno come pregare, suggeriscimi tu la vera preghiera del cuore!

Spirito Santo, ho spesso paura della morte, aiutami a superarla nella convinzione della tua infinita Misericordia!

Spirito Santo, a volte l’orgoglio mi acceca, donami la vera umiltà!

Spirito Santo, l’egoismo pervade spesso le mie azioni, purificale Tu!

Spirito Santo donami il vero amore in ogni situazione della vita!

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

La vita come un chicco di grano

V Domenica di Quaresima – Anno B – 2018

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori […].

Vogliamo vedere Gesù. Grande domanda dei cercatori di sempre, domanda che è mia. La risposta di Gesù dona occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, sintesi umile e vitale di Gesù. Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può legittimare una visione doloristica e infelice della religione.

Un verbo balza subito in evidenza per la sua presa emotiva: se non muore, se muore. E pare oscurare tutto il resto, ma è il miraggio ingannevole di una lettura superficiale. Lo scopo verso cui la frase converge è “produrre”: il chicco produce molto frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono.

Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: sembra un guscio secco, spento e inerte, in realtà è una piccola bomba di vita. Caduto in terra, il seme non marcisce e non muore, sono metafore allusive. Nella terra non sopraggiunge la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, è il dono di sé: il chicco offre al germe (ma seme e germe non sono due cose diverse, sono la stessa cosa) il suo nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia verso il basso con le radici e poi verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline. Allora sì che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente.

La seconda immagine dell’auto-presentazione di Gesù è la croce: quando sarò innalzato attirerò tutti a me. Io sono cristiano per attrazione, dalla croce erompe una forza di attrazione universale, una forza di gravità celeste: lì è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso.
Con che cosa mi attira il Crocifisso? Con i miracoli? Con lo splendore di un corpo piagato? Mi attira con la più grande bellezza, quella dell’amore. Ogni gesto d’amore è sempre bello: bello è chi ami e ti ama, bellissimo è chi, uomo o Dio, ti ama fino all’estremo. Sulla croce l’arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica. «A un Dio umile non ci si abitua mai» (papa Francesco), a questo Dio capovolto che scompiglia le nostre immagini ancestrali, tutti i punti di riferimento con un chicco e una croce, l’umile seme e l’estremo abbassamento:

Dio ama racchiudere / il grande nel piccolo: /

l’universo nell’atomo / l’albero nel seme /

l’uomo nell’embrione / la farfalla nel bruco /

l’eternità nell’attimo / l’amore in un cuore / se stesso in noi.

(Letture: Geremia 31,31-34; Salmo 50; Ebrei 5,7-9; Giovanni 12,20-33)

Commento al Vangelo domenica 18 marzo 2018 – p.Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

In genere riteniamo “normale” abitare in un corpo che si evolve continuamente ed è sottoposto anche a fatica, dolore, malattie, incidenti e limiti di ogni genere fino alla morte.

Chi, però, comincia a prendere consapevolezza della misera situazione umana, durante alcuni sprazzi di illuminazione interiore intuisce che non è ancora la realtà definitiva quella che stiamo vivendo in questa dimensione, la quale, se fosse privata della possibilità di saltare qualitativamente in quella trascendente, appare mostruosamente assurda.

Che senso avrebbero i miliardi di miliardi di atomi uniti per formare le numerosissime cellule dei tessuti ed organi del nostro corpo? Che senso avrebbero tutti i dolori e le fragilità in cui siamo immersi in questa “valle di lacrime”?

Si continua a vivere perché in noi c’è un’inconscia speranza di arrivare un giorno all’immersione totale del nostro essere nella luce dell’Eternità. E chi potrebbe aiutarci se non Colui che ci ha già preceduti aprendoci la strada verso la Trascendenza?

Gesù Cristo è l’Uomo-Dio che attraverso l’Incarnazione, la passione, la morte e la Risurrezione ci ha dimostrato che il nostro pellegrinaggio terreno ha come meta la nostra progressiva divinizzazione, perché noi proveniamo dal Padre e ritorneremo nel suo seno per partecipare del glorioso dinamismo trinitario.

 

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Il tempo degli esseri umani non è indeterminato, ma segnato da un inizio e una fine. Per questo vi invito a chiedere la grazia del senso del tempo; altrimenti, c’è il pericolo di rimanere chiusi in se stessi.

La morte è un fatto che tocca a tutti. Bisogna tenere questo sempre ben presente affinché non si ceda alla tentazione del momento, all’ egoismo, alle illusioni.

Il fedele deve essere orientato verso il futuro e percepire la morte che verrà come un invito a testimoniare la vita nel presente.

Essendo mortale il fedele è chiamato a vivere in maniera responsabile e illuminare il presente.

Essere consapevoli della propria mortalità ci aiuta e ci fa bene. (papa Francecso)

 

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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

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Che cos’è la felicità se non il possedimento di ogni sorta di bene, che rende l’uomo del tutto pago?

Ma su questa terra si trova mai qualcuno che sia pienamente felice? No, certamente.

L’uomo sarebbe stato tale, se si fosse mantenuto fedele al suo Dio.

Ma giacché l’uomo è pieno di delitti, cioè pieno di peccati, non può mai essere pienamente felice.

Quindi solo in cielo si trova la felicità: ivi non pericoli di perdere Dio, non patimenti, non morte, ma sempiterna vita con Gesù Cristo.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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Signore, il tuo corpo senza vita giace a terra, mentre tua madre lo accarezza in un pianto composto e dignitoso. Siamo stati noi, con i nostri peccati, a ridurti in quel modo.

Ti abbiamo tradito come Giuda e rinnegato come Pietro.

Ti abbiamo accusato come la folla davanti a Pilato.

Ti abbiamo disprezzato come i soldati e come loro ti abbiamo messo la corona di spine.

Ti abbiamo flagellato con i nostri peccati dei sensi.

Ti abbiamo inchiodato alla croce per non lasciarti agire in noi.

Ti abbiamo lasciato morire a causa del nostro egoismo.

O madre misericordiosa, noi siamo tuoi figli e non tieni conto del male che abbiamo fatto a Gesù, nostro fratello, vero uomo e vero Dio. Tu piangi da innocente e noi piangiamo da colpevoli. Ma siamo sicuri del vostro perdono!

Quanto è grande il mistero della Redenzione!

 

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Se Gesù Cristo non fosse anche Dio:

1) Non avrebbe senso l’Incarnazione: Maria e Giuseppe lo avrebbero adorato inutilmente e così anche i pastori ed i Re Magi… Non si può adorare un solo uomo.

2) Gesù non avrebbe detto la Verità perché nei Vangeli per molte volte si è dichiarato Figlio di Dio ed ha detto: “Chi vede me vede il Padre” “Prima che Abramo fosse io sono” “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna”

3) La Trasfigurazione sarebbe stata un inganno, una semplice allucinazione collettiva.

4) La Risurrezione risulterebbe un’impostura, per cui non avrebbero alcun senso la Chiesa con la sua gerarchia ed i Sacramenti. Ridurre Gesù ad un semplice uomo è privare all’umanità la possibilità della salvezza eterna, ottenuta grazie alla sua passione, morte e risurrezione.

Gesù era vero uomo ma anche vero Dio e grazie a Lui noi possiamo essere divinizzati per ascendere al Padre.

 

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Il Vangelo a cura Ermes Ronchi

Il rischio di «addormentarci», anche mentre corriamo

I Domenica di Avvento – Anno B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Prima domenica di avvento: ricomincia il ciclo dell’anno liturgico come una scossa, un bagliore di futuro dentro il giro lento dei giorni sempre uguali. A ricordarci che la realtà non è solo questo che si vede, ma che il segreto della nostra vita è oltre noi. Qualcosa si muove, qualcuno è in cammino e tutt’intorno a noi «il cielo prepara oasi ai nomadi d’amore» (Ungaretti). Intanto sulla terra tutto è in attesa, «anche il grano attende, anche la pietra attende» (Turoldo), ma l’attesa non è mai egocentrica, non si attende la beatitudine del singolo, ma cieli nuovi e terra nuova, Dio tutto in tutti, la vita che fiorisce in tutte le sue forme.

Se tu squarciassi i cieli e discendessi! (Is 63,19). Attesa di Dio, di un Gesù che è Dio caduto sulla terra come un bacio (B. Calati). Come una carezza sulla terra e sul cuore.
Il tempo che inizia ci insegna cosa spetta a noi fare: andare incontro. Il Vangelo ci mostra come farlo: con due parole che aprono e chiudono il brano, come due parentesi: fate attenzione e vegliate.
Un padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, una storia che Gesù racconta spesso, narrando di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida tutte le sue creature all’intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell’uomo. Dio si fa da parte, si fida dell’uomo, gli affida il mondo. L’uomo, da parte sua, è investito di un’enorme responsabilità. Non possiamo più delegare a Dio niente, perché Dio ha delegato tutto a noi.
Fate attenzione. L’attenzione, primo atteggiamento indispensabile per una vita non superficiale, significa porsi in modo “sveglio” e al tempo stesso “sognante” di fronte alla realtà. Noi calpestiamo tesori e non ce ne accorgiamo, camminiamo su gioielli e non ce ne rendiamo conto. Vivere attenti: attenti alla Parola e al grido dei poveri, attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l’acqua, l’aria, le piante. Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.
Vegliate, con gli occhi bene aperti. Il vegliare è come un guardare avanti, uno scrutare la notte, uno spiare il lento emergere dell’alba, perché il presente non basta a nessuno. Vegliate su tutto ciò che nasce, sui primi passi della pace, sul respiro della luce, sui primi vagiti della vita e dei suoi germogli. Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio: che non giunga l’atteso trovandovi addormentati (Marco 13,36).
Rischio quotidiano è una vita dormiente, che non sa vedere l’esistenza come una madre in attesa, gravida di Dio, incinta di luce e di futuro.

(Letture: Isaia 63,16-17.19; 64,2-7; Salmo 79; 1 Corinzi 1,3-9; Marco 13, 33-37)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-rischio-di-addormentarci-anche-mentre-corriamo

 

Un padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi,
a ciascuno il suo compito (Marco 13,34).
Dio si fa da parte, si fida dell’uomo, gli affida il mondo.
L’uomo, da parte sua, è investito di un’enorme responsabilità.
Non possiamo più delegare a Dio niente, perché Dio ha delegato tutto a noi.

Vegliate, con gli occhi bene aperti.
Il vegliare è come un guardare avanti,
uno scrutare la notte, uno spiare il lento emergere dell’alba,
perché il presente non basta a nessuno.
Vegliate su tutto ciò che nasce,
sui primi passi della pace,
sul respiro della luce,
sui primi vagiti della vita e dei suoi germogli.
Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio:
che non giunga l’atteso trovandovi addormentati (Marco 13,36).
Rischio quotidiano è una vita dormiente,
che non sa vedere l’esistenza come una madre in attesa,
gravida di Dio, incinta di luce e di futuro.

(Ermes Ronchi I Dom. di Avvento – Anno B)

Innanzittutto quando ci si alza al mattino è molto efficace pensare che quello che ci attende davanti potrebbe essere l’ultimo giorno prima dell’incontro definitivo col Signore. Quindi si ringrazia il Signore per la notte trascorsa e si chiede la sua protezione, quella di Maria Vergine, quella dell’angelo custode e degli altri angeli, e quella dei santi.
La Santa Messa ogni mattina è un ottimo alimento spirituale perché predispone alla divinizzazione, sconta molti peccati ed aiuta la Chiesa e la società civile.
Gli impegni andrebbero programmati solo per quella giornata, come consiglia san Giovanni XXIII, papa: “Solo per oggi” .
Ci si dedica alle opere buone in famiglia e nel volontariato eseguendole con amore come se fossero le ultime. È importante ritagliarsi degli spazi personali di preghiera durante la giornata. Essa potrebbe essere effettuata anche durante una passeggiata o mentre si pratica una ginnastica dolce, ricordandosi di ringraziare sempre il Signore per tutto.
Il cibo dovrebbe essere sempre sobrio per non appesantire il metabolismo, evitando il più possibile l’uso di zucchero, sale, alcool e grassi ecc. È importante trovare anche spazi per la propria creatività: ognuno si esprima secondo i doni che gli sono stati elargiti senza, però, strafare. La cultura personale va coltivata con passione: lettura, riflessione, meditazione ecc.
Al termine della giornata si ringrazia il Signore, gli si chiede perdono delle mancanze e ci si predispone al sonno serenamente, come se si dovesse andare incontro al Padre definitivamente: ciò costituisce un allenamento per la buona morte che prima o poi arriverà.
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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Nella notte, la voce dello sposo che risveglia la vita
XXXII Domenica – tempo ordinario – Anno A – 2017

Vangelo – Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. (…)

 

Una parabola difficile, che si chiude con un esito duro («non vi conosco»), piena di incongruenze che sembrano voler oscurare l’atmosfera gioiosa di quella festa nuziale. Eppure è bello questo racconto, mi piace sentire che il Regno è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce. Di quasi niente.

Che il Regno è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, uno sposo, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede.

 

Ma qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti della parabola fanno brutta figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato che mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte che non hanno pensato a un po’ d’olio di riserva; le sagge che si rifiutano di condividere; e quello che chiude la porta della casa in festa, cosa che è contro l’usanza, perché tutto il paese partecipava all’evento delle nozze… Gesù usa tutte le incongruenze per provocare e rendere attento l’uditorio.

 

Il punto di svolta del racconto è un grido. Che rivela non tanto la mancata vigilanza (l’addormentarsi di tutte, sagge e stolte, tutte ugualmente stanche) ma lo spegnersi delle torce: Dateci un po’ del vostro olio perché le nostre lampade si spengono… La risposta è dura: no, perché non venga a mancare a noi e a voi. Andate a comprarlo.

 

Matteo non spiega che cosa significhi l’olio. Possiamo immaginare che abbia a che fare con la luce e col fuoco: qualcosa come una passione ardente, che ci faccia vivere accesi e luminosi. Qualcosa però che non può essere né prestato, né diviso.

Illuminante a questo proposito è una espressione di Gesù: «risplenda la vostra luce davanti agli uomini e vedano le vostre opere buone» (Mt 5,16). Forse l’olio che dà luce sono le opere buone, quelle che comunicano vita agli altri. Perché o noi portiamo calore e luce a qualcuno, o non siamo.

«Signore, Signore, aprici!».
Manca d’olio chi ha solo parole: «Signore, Signore…» (Mt 7,21),
chi dice e non fa.

Ma il perno attorno cui ruota la parabola è quella voce nel buio della mezzanotte, capace di risvegliare la vita. Io non sono la forza della mia volontà, non sono la mia resistenza al sonno, io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, anche se tarda, di certo verrà; che ridesta la vita da tutti gli sconforti, che mi consola dicendo che di me non è stanca, che disegna un mondo colmo di incontri e di luci. A me basterà avere un cuore che ascolta e ravvivarlo, come fosse una lampada, e uscire incontro a chi mi porta un abbraccio.

(Letture: Sapienza 6,12-16; Salmo 62; 1 Tessalonicesi 4,13-18; Matteo 25,1-13)

Gesù: «risplenda la vostra luce davanti agli uomini
e vedano le vostre opere buone» (Mt 5,16).
Forse l’olio che dà luce sono le opere buone,
quelle che comunicano vita agli altri.
Perché o noi portiamo calore e luce a qualcuno, o non siamo.

Ma il perno attorno cui ruota la parabola è
quella voce nel buio della mezzanotte,
capace di risvegliare la vita.
Io non sono la forza della mia volontà,
non sono la mia resistenza al sonno,
io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che,
anche se tarda, di certo verrà

… quella Voce che ridesta la vita da tutti gli sconforti, che mi consola dicendo
che di me non è stanca, che disegna un mondo colmo di incontri e di luci.
A me basterà avere un cuore che ascolta e ravvivarlo, come fosse una lampada,
e uscire incontro a chi mi porta un abbraccio.

 

 

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E credo che per ciascuno di noi il Padre buono dirà:

 

“Vieni figlio, il tuo desiderio di amore era già amore.

Vieni figlio, sognatore, devoto, vagabondo, poco importa, vieni.

E se anche hai infranto mille volte le tue promesse, vieni.

Vieni, nonostante tutto, vieni, con i tuoi tesori in vasi di argilla, con i tuoi gesti pieni di cuore, vieni!

Nulla mai ti separerà dall’amore.”

 

p.Ermes Ronchi

 

 

LIBRI DI p. ERMES RONCHI:

 

https://www.ibs.it/libri/autori/Ermes%20Ronchi

 

 

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 4,13-18)

 

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.

Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti.

Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo.

E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.

Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

 

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All’inferno nessuno loda Dio, perché là i dannati lo odiano e lo bestemmiano visceralmente. Il Signore non può impedire loro di odiarlo perché la libertà di coscienza è importantissima per ogni persona creata ad immagine e somiglianza di Dio.

Dio non vuole assolutamente che nessuno vada all’inferno. Perché dovrebbe compiacersi di condannare chi lo odierà per tutta l’eternità? Dio è Amore e farà di tutto perché ogni persona sulla terra si salvi, ma non può nulla contro la sua libertà di scelta.

Una volta effettuato il trapasso nell’altra dimensione ogni anima durante il giudizio personale è pienamente consapevole se amare od odiare Dio ed il suo stato non si esaurirà più, perché immortale.
Dio desidera ardentemente che ogni sua creatura viva per sempre nella sua vera pace.

 

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Ermes Ronchi – Il Vangelo – 9 aprile 2017

Quel centurione che vide un re morire di amore

Domenica delle Palme – Anno A

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. (…)

Si aprono, con la lettura della Passione del Signore, i giorni supremi, quelli da cui deriva e a cui conduce tutta la nostra fede. E quelli che fanno ancora innamorare.
Volete sapere qualcosa di voi e di me? – dice il Signore – Vi do un appuntamento: un uomo in croce. La croce è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso. E tuttavia domanda perennemente aperta.

«A stento il nulla» di David Maria Turoldo:
No, credere a Pasqua non è / Giusta fede: / troppo bello sei a Pasqua! / Fede vera / È al venerdì santo / Quando tu non c’eri lassù / Quando non una eco risponde / Al suo alto grido / E a stento il Nulla / Dà forma / Alla tua assenza

E prima ancora l’appuntamento di Gesù è stato un altro: uno che è posto in basso. Che cinge un asciugamano e si china a lavare i piedi ai suoi. Chi è Dio? Il mio lavapiedi. In ginocchio davanti a me. Le sue mani sui miei piedi. Davvero, come Pietro, vorrei dire: lascia, smetti, non fare così, è troppo. E Lui: sono come lo schiavo che ti aspetta, e al tuo ritorno ti lava i piedi. Ha ragione Paolo: il cristianesimo è scandalo e follia. Dio è così: è bacio a chi lo tradisce, non spezza nessuno, spezza se stesso. Non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue. Non chiede più sacrifici, sacrifica se stesso.
Ne esce capovolta ogni immagine, ogni paura di Dio. Ed è ciò che ci permette di tornare ad amarlo da innamorati e non da sottomessi.

La suprema bellezza della storia è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, dove il Figlio di Dio si lascia inchiodare, povero e nudo, a un legno per morirvi d’amore.
Pietra angolare della fede cristiana è la cosa più bella del mondo: bello è chi ama, bellissimo chi ama fino alla fine. L’ha colto per primo non un discepolo ma un estraneo, il centurione pagano: davvero costui era figlio di Dio. Non da un sepolcro che si apre, non da uno sfolgorare di luce, ma nella nudità di quel venerdì, vedendo quell’uomo sulla croce, sul patibolo, sul trono dell’infamia, un verme nel vento, un soldato esperto di morte dice: davvero costui era figlio di Dio. Ha visto qualcuno morire d’amore, ha capito che è cosa da Dio.

C’erano là molte donne che stavano ad osservare da lontano. In quello sguardo, lucente d’amore e di lacrime, in quell’aggrapparsi con gli occhi alla croce, è nata la Chiesa. E rinasce ogni giorno in chi ha verso Cristo, ancora crocifisso nei suoi fratelli, lo stesso sguardo di amore e di dolore. Che circola nelle vene del mondo come una possente energia di pasqua.

«Dalla fine» di Jan Twardowski:
Inizia dalla Risurrezione / Dal sepolcro vuoto / Da Nostra Signora della Gioia / Allora perfino la croce allieterà…/ Non fate di me una piagnucolona / Dice Nostra Signora / Una volta era così / Ora è diverso / Inizia dal sepolcro vuoto / Dal sole / Il vangelo si legge come le lettere ebraiche / Dalla fine.

(Letture: Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Matteo 26,14- 27,66)
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quel-centurione-che-vide-un-re-morire-di-amore

http://buff.ly/2nHNxAT

 

di p. Ermes Ronchi

V DI QUARESIMA – Lazzaro- 2017

Gv 11,1-53

 

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è la pagina evangelica dove Gesù appare più umano. Lo vediamo fremere, piangere, commuoversi, gridare. Un Dio umano.

Prendiamoci un momento di silenzio per metterlo al centro della nostra umanità, come lievito, sale e luce, seme e strada.

 

Omelia

Chi vince la morte non è la vita, è l’amore.

Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù: ospite, amico e fratello. Ma il suo nome più vero è quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami è malato, il nome di ognuno di noi.

Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto. Le sorelle esprimono un rimprovero, per la loro preghiera non esaudita. E quante volte, anche le nostre… Ma forse Dio non risponde perché prepara dell’altro, come a Betania.

“Vostro fratello risorgerà”. Marta la sente come una frase consolatoria, parole formali che tutti sanno dire, e risponde come delusa: “so bene che risorgerà nell’ultimo giorno. Ma quel giorno è così lontano da questo dolore”.

Mentre lei parla con verbi al futuro, Gesù parla al presente: “Io sono”, e seguono parole tra le più importanti del vangelo: “Io sono la risurrezione e la vita”. Lo sono adesso.

Notiamo la disposizione delle parole. Prima viene la Risurrezione e non, come si saremmo aspettati, la vita.

Per Gesù prima viene la liberazione e poi la vita autentica.

Vivere è il risultato di molte risurrezioni, di molte liberazioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine, dall’indifferenza. Risorgere è faccenda di adesso, di questo momento: risorgere dalle vite spente, dalle vite senza sogno e senza fuoco.

Io sono la risurrezione: una linfa potente e fresca che si dirama per tutto il cosmo e che non riposerà finché non abbia raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo angolo del cuore.

Riascoltiamo le tre parole finali di Gesù disposte come tre gradini di questa risurrezione: togliete la pietra! Rotolate via quei macigni, quelle macerie sotto cui vi siete seppelliti con le vostre stesse mani;

via i sensi di colpa, rovesciate l’incapacità di perdonare a voi stessi e agli altri;

togliete via la memoria amara del male ricevuto, che vi inchioda ai nostri ergastoli interiori, e crea legami mortificanti.

Togliete la durezza del cuore. E fate entrare la combattiva tenerezza del vangelo.

La seconda parola: Lazzaro, vieni fuori!

Fuori nel sole, fuori è primavera. E lo dice a me: Ermes, vieni fuori. Fuori dalla grotta nera dei rimpianti e delle delusioni, dal guardare solo a te stesso, dal sentirti al centro del mondo, della famiglia, del tuo ambiente. Vieni fuori, ripete alla farfalla che è in me, chiusa dentro il bruco che credo di essere.

Non è il tuo angolino o la tua tana, il luogo dove sei al sicuro: non stare al chiuso, da solo, allo stretto: vieni fuori, incontro al mondo. Incontro agli altri. Fuori c’è forza e sole.

Chiesa in uscita, tante volte invocata da papa Francesco.

Davanti al grande mare aperto capisco che posso avere paura con la mia piccola barca. Le navi sono al sicuro quando restano ormeggiate nel porto, ma non è per questo che sono state costruite. Non siamo nati per restarcene spiaggiati sulla riva, per finire arenati nei bassifondi della vita.

Vieni fuori. Non è vero ciò che scrive Bertold Brecth: “le madri tutte del mondo partoriscono a cavallo di una tomba”. Come se la vita fosse risucchiata subito dalla morte o camminasse sempre sul ciglio del sepolcro, sull’orlo dell’assurdo.

Le madri partoriscono a cavallo di una speranza, di una grande bellezza, di uno spazio aperto, di molti abbracci. A cavallo di un sogno!

Ad ogni nascituro, Cristo e il mondo gridano, a una voce: vieni! Esci, e portaci più coscienza, più libertà, più amore!

Ed ecco la terza parola: Liberatelo e lasciatelo andare! Lazzaro esce avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, ma ormai gli si apre davanti un mondo abitato da una altissima speranza: Qualcuno gli vuole bene, e questo Qualcuno è più forte della morte. La vita non finisce per sempre.

Liberatelo e lasciatelo andare. Lo ripete per ciascuno di noi: liberati come si liberano le vele al vento, come si sciolgono le catene, i nodi della paura, i grovigli del cuore. Liberati da maschere e paure.

E poi: lasciatelo andare l’uomo è un inventore di strade; dategli una stella polare per il suo viaggio, la lacrima di qualche amico, la certezza di un approdo, e sarà creativo.

Dove sta il perché ultimo della risurrezione di Lazzaro? Sta nelle lacrime di Gesù, che sono una dichiarazione d’amore fino al pianto.

Noi tutti risorgiamo per le lacrime di Dio, risorgiamo perché amati.

Dio è padre e non ha figli da buttare. La risurrezione è prima di tutto un bisogno di Dio: Dio non è padre se non ha dei figli vivi!

L’eloquenza delle lacrime, che è la più potente lente d’ingrandimento della vita: guardi attraverso una lacrima e capisci cose che non potresti mai imparare sui libri.

Io invidio Lazzaro, non perché ritorna in vita una seconda volta, ma perché è circondato da gente che gli vuole bene, pieno di amici quel suo mondo. Che sono il presagio di vita vera.

Gesù ripete anche a noi le tre parole di ogni ricominciamento: togliete le pietre, uscite fuori, e poi andate!

Che senso di futuro e di libertà emana da questo Rabbi che sa amare, piangere e gridare, e liberare senza legare a sé.

Lui è il Dio coinvolto, che ride e piange con i suoi figli.

Quante volte sono morto, quante volte mi sono addormentato, era finito l’olio nella lampada, era finita la voglia di impegnarmi e di amare, forse era finita anche la voglia di vivere. L’anima era nella tomba, mentre una voce, che era mia e non era mia, diceva: non mi interessa niente, non mi interessa nessuno, basta, è finita.

E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so da dove, non so perché. Una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole.

Qualcuno è venuto, un grido di amico ha spezzato il silenzio.

Delle lacrime hanno bagnato le mie bende.

E questo accade perché Dio continua ad essere amico, e per questo continua ad essere risurrezione e vita.

Dio in noi come un tarlo che rode le bende, ruggine che spezza le catene, forza che abbatte la grotta che ci rinchiude.

Dio in noi. È Lui che apre il passaggio, Lui che sta nel riflesso più profondo delle nostre lacrime, e si fa argine alla paura, argine alla morte; e toglie la dura pietra.

Lui è la Risurrezione, energia che non riposerà

finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione,

finché non sia spezzata la pietra dell’ultima tomba

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONRE

 

Signore, colui che ami è malato.

Sono io il tuo amico, malato e amato,

sono Lazzaro, sono Marta e Maria.

Non restare lontano, amico,

vieni vicino, così vicino

che possa contare a una a una le tue lacrime.

Per le tue lacrime io risorgerò,

per il tuo amore appassionato, io vivrò per sempre.

 

Sono io il tuo amico malato, io sono Lazzaro.

Santo solo di amicizia, santo solo perché amato.

Io sono Marta e Maria sorelle a infiniti morti,

derubato di amici, o di padre, o di figlio, o di marito,

ma io credo. I miei sono morti, ma non per sempre,

perché il tuo amore non accetta di finire.

Io morirò, ma non per sempre,

perché tu sei risurrezione che non riposerà

finché non sia spezzata la tomba dell’ultima anima

finché le tue forze non siano pervenute

sull’ultimo ramo della creazione.

Amen

 

 

 

Il Vangelo – Ermes Ronchi – 2 aprile 2017

Non è la vita che vince la morte, è l’amore

V Domenica di Quaresima – Anno A

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». (…)Giovanni 11,1-45

Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù. Il suo nome è: ospite, amico e fratello, insieme a quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami, il nome di ognuno.
A causa di Lazzaro sono giunte a noi due tra le parole più importanti del Vangelo: io sono la risurrezione e la vita. Non già: io sarò, in un lontano ultimo giorno, in un’altra vita, ma qui, adesso, io sono.
Notiamo la disposizione delle parole: prima viene la risurrezione e poi la vita. Secondo logica dovrebbe essere il contrario. Invece no: io sono risurrezione delle vite spente, sono il risvegliarsi dell’umano, il rialzarsi della vita che si è arresa.

Vivere è l’infinita pazienza di risorgere, di uscire fuori dalle nostre grotte buie, lasciare che siano sciolte le chiusure e le serrature che ci bloccano, tolte le bende dagli occhi e da vecchie ferite, e partire di nuovo nel sole: scioglietelo e lasciatelo andare. Verso cose che meritano di non morire, verso la Galilea del primo incontro.

Io invidio Lazzaro, e non perché ritorna in vita, ma perché è circondato di gente che gli vuol bene fino alle lacrime. Perché la sua risurrezione? Per le lacrime di Gesù, per il suo amore fino al pianto.
Anch’io risorgerò perché il mio nome è lo stesso: amato per sempre; perché il Signore non accetta di essere derubato dei suoi amati. Non la vita vince la morte, ma l’amore. Se Dio è amore, dire Dio e dire risurrezione sono la stessa cosa.

Lazzaro, vieni fuori! Esce, avvolto in bende come un neonato, come chi viene di nuovo alla luce. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si apre davanti un’altissima speranza: ora sa che i battenti della morte si spalancano sulla vita.

Liberatelo e lasciatelo andare! Sciogliete i morti dalla loro morte. E liberatevi dall’idea della morte come fine di una persona. Liberatelo, come si liberano le vele, si sciolgono i nodi di chi è ripiegato su se stesso.
E poi: lasciatelo andare, dategli una strada, amici, qualche lacrima e una stella polare.

Tre imperativi raccontano la risurrezione: esci, liberati e vai! Quante volte sono morto, mi ero arreso, era finito l’olio nella lampada, finita la voglia di amare e di vivere. In qualche grotta dell’anima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né vita.

E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so perché; una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole, un amico ha spezzato il silenzio, lacrime hanno bagnato le mie bende, e ciò è accaduto per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d’amore: un Dio innamorato dei suoi amici, che non lascerà in mano alla morte.

(Letture: Ezechiele 37,12-14; Salmo 129; Romani 8,8-11; Giovanni 11,1-45)

http://buff.ly/2ohoLw1

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/non-e-la-vita-che-vince-la-morte-e-l-amore

RICONOSCIMENTO LETTERARIO INTERNAZIONALE:

 

Il cortometraggio “Dialogo con la morte”, se ben seguito attentamente dallo spettatore, stimola a riflettere su molte questioni esistenziali, perché pregno di elementi filosofici, antropologici e metafisici.

Per questo esso può essere considerato davvero un piccolo capolavoro che verrà sicuramente apprezzato maggiormente con l’andar del tempo, anche perché contiene questioni esistenziali ed interrogativi che accompagnano l’uomo da sempre.

Nulla va trascurato dallo spettatore durante la sua visione perché nulla è a caso in questo bel cortometraggio.

Il contenuto del testo per la sceneggiatura è molto profondo e scorrevole, anche se non sempre di facile comprensione per la tematica filosofica ed antropologica affrontata. Ci sono dei momenti particolari che  richiedono maggior attenzione per il ragionamento metafisico sul senso del divenire e del tempo che propone. Giustamente questo testo è stato riconosciuto molto valido da una giuria internazionale nell’ambito letterario (Premio letterario “Area Cultura” – Il racconto dell’anno 2020)

La sceneggiatura di Gennaro Ruggiero è davvero unica ed esprime una originalissima creatività per un soggetto così complesso. Lo sceneggiatore, che è anche il produttore, ha saputo immedesimarsi molto bene nel racconto scritto da Pier Angelo Piai scegliendo spazi, momenti, interventi molto consoni ed armonici per esprimere concetti così complessi e profondi, relativi alla drammaticità della morte ed la fluire della coscienza.

Molto rilevante è l’ottima interpretazione del bravissimo attore Gianluca Magni (il quale è anche regista del cortometraggio, insieme a Gianluca Tommasiello – aiuto regista) soprattutto per quanto riguarda la dizione ben calibrata in base alle situazioni, le espressioni facciali significative, le pause, gli sguardi ed i momenti di esitazione che fanno ben trasparire in modo spontaneo l’emotività di fronte ad un evento così importante. Questi elementi della sua interpretazione indicano la sua bravura professionale, frutto di un’esperienza pluriennale nell’ambito della recitazione.

L’interpretazione della morte ad opera dell’attrice Angelica Loredana Anton è molto originale. Ella ha saputo immedesimarsi sapientemente in un ruolo non facile. Angelica ha saputo proporre e mantenere per tutto il tempo della durata del cortometraggio il fascino tremendo del mistero relativo alla morte. La dizione stessa è significativa: l’accento leggermente straniero indica che per tutti noi la stessa morte non è di casa ma è straniera, perché la vediamo negli altri e la teniamo ben lontana da noi.

Una lode sincera anche a tutti gli altri collaboratori che hanno contribuito in modo davvero efficace alla riuscita del cortometraggio ed hanno curato la fotografia, i costumi, la scenografia, il montaggio con grande impegno ed entusiasmo.

Un’ultima osservazione: il cortometraggio “Dialogo con la morte”, sebbene ha certi limiti spazio-temporali perché realizzato nei tempi del COVID19, invoglia lo spettatore ad una ulteriore rivisitazione successiva. Io stessa l’ho rivisto più volte ed ogni volta ho trovato nuovi spunti e sono riuscita a comprendere meglio certi concetti che prima mi sfuggivano.

Questo fatto sta ad indicare che ci troviamo davvero di fronte ad un piccolo capolavoro. Un’opera qualsiasi è spesso vista una sola volta, un capolavoro, invece va rivisto più volte e perdura nello spazio e nel tempo.

Laura Bon, pittrice

https://www.mondocrea.it/itartisti-108/

 

 

COPIONE TEATRALE:

https://www.mondocrea.it/dialogo-con-la-morte-copione-teatrale/

 

 

(DIALOGO IMMAGINARIO TRA LA MORTE E IL MORITURO INCOSCIENTE)

 

PRIMO TESTO ORIGINALE:

(M. = la morte, I. = Interlocutore, il morituro)

M. E’ l’ora. sono venuta a prenderti.

I. Chi sei? Io non vedo nulla. Queste parole non le odo con le orecchie, è un udito interiore… come mai? Chi sei?

M. Non importa la mia identità. Non sono identificabile. Mi chiamano la morte, ma nessuna sa chi o cosa realmente sono.

I. Aspetta, aspetta! ho molte cose da fare ancora.

M. Lascia stare, non hanno importanza! Io sono venuta proprio a relativizzare ogni cosa che pensi, che desideri e che fai.

I. Ma se non le faccio io, nessuno le farà.

M. Non fare questioni con me. Io devo semplicemente compiere il mio dovere.
Io sono necessaria, lo capirai dopo.

I. Perché adesso?

M. E perché dopo?

I. Perché così ho il tempo di prepararmi.

M. Prepararti in che senso?

I. Faccio l’esame di coscienza, metto a posto alcune cose irrisolte, chiedo perdono alle persone che ho ferito con il mio comportamento e le mie parole, frequento i Sacramenti.

M. E perché non l’hai fatto prima?

I. Non mi aspettavo una tua visita così repentina.

M. Ma tu lo sapevi che io sarei potuta venire all’improvviso, come un ladro…

I. Sì, ho sempre convissuto con il pensiero di una tua venuta anche improvvisa. Ma in fondo al cuore ho spesso proiettato in avanti il tuo momento. La sera, piuttosto, mi sono spesso addormentato sul tuo fianco…

M. Ecco..ti sei addormentato. Ma lo sai che tu hai quasi sempre vissuto da addormentato? Io vengo a raccogliere l’essenziale, ma in te trovo molte fronde inutili..

I. Hai ragione. Lascia che sfrondi tutto e poi vieni a prendermi.

M. Perché non hai sfrondato prima? Io ti ho lasciato tutto questo tempo per raccogliere i frutti di tutto questo sfrondamento…

I. Ma avevo tante cose a cui pensare…

M. Sii sincero. Tu sai bene chi sono… Tutti coloro che mi hanno incontrato mi hanno riconosciuta come la paladina della verità.

I. Sì, è vero, mi sono perso in mille frivolezze, a volte sono mi sono lasciato andare nei piaceri della vita, ho ricercato qualche forma di potere… Ma, alla fine ti ho pensato spesso!

M. Pensare non significa vivere in pienezza. Se il pensiero non si traduce in azione, ha poco valore. Quando arrivo verrà raccolto quello che hai operato, non ciò che hai pensato. Il tuo pensiero è come la corda tesa dell’arco, ma se non miri giusto il bersaglio, lo sforzo si disperderà nel nulla.
Ora tu hai teso la corda, abbandonala…

I. Dopo tanti anni di lotte e tribolazioni tu mi chiedi di abbandonarmi?

M. Sì, perché ritroverai te stesso proprio in quell’abbandono.

I. Ma che senso ha vivere per poi lasciarci andare nell’abbandono?

M. La vita è questa: nell’abbandono sarai un osservatore più attento. Ogni attimo dell’esistenza è una continua alternanza tra me e la vita. Tu non te ne eri mai accorto, ma io sono sempre stata presente in te, sono un po’ come il propellente della vita.

I. Ora perché mi vuoi prendere definitivamente? Perché sei così determinata?

M. Ogni istante della tua vita ha preparato questo. E’ la tua ora, non puoi sfuggire. Come non puoi fare a meno di respirare, non puoi assolutamente fare a meno di morire. Morire è solo l’ultimo atto che sintetizza le miliardi di morti che hanno sostenuto la tua vita. Questo avresti dovuto saperlo.

I. Diventi sempre più incomprensibile. Tu ora vuoi prendermi. Ma cosa prendi se il mio io si dissolve?

M. L’io che ti sei costruito in modo fittizio si dissolve. Mi porto via proprio quello. Le tue illusioni, ciò che hai accumulato materialmente e mentalmente.
Porto via da te ogni forma di orgoglio, ogni brama di successo, le tue passioni terrene, tutto ciò che non è rivestito di immortalità.

I. Cioè… tutto ciò che non ti resiste?

M. In un certo senso, sì. Ma non sono abituata a discutere…. Vengo, prendo e scompaio nel nulla per poi riapparire in altri elementi vitali. Ritorno in qualsiasi momento in cui c’è un palpito di vita. La vita non può fare a meno di me.

I. Ma quando ti sei presa tutto ciò che tu chiami illusorio, cosa rimane di me?

M. L’essenziale

I. Che cos’è l’essenziale?

M. Ciò che io non posso fagocitare.

I. Il nulla? L’essere?

M. Ciò che chiami nulla è la mia essenza. Ma anche la tua. Resta l’immortale.

I. Ti prego… essenziale…immortale… cerca di essere più chiara!

M. Ma allora non hai capito? Il nulla viene assorbito dal nulla, mentre ciò che “è” permane in eterno. In te c’è un principio immortale che io non posso confiscare. Il nulla non può agire sull’essere. Tu sei te stesso nel momento in cui emerge il principio di immortalità che ti fa simile al Dio immortale.
Se tieni desto in te questo principio io non ho alcun potere su di te, ma solo su ciò che supporta il tuo essere terreno, cioè su tutti gli elementi transeunti che sono soggetti al mutamento nel tempo e nello spazio.

I. Ma allora tu, non esisti!

M. Esiste il nulla? Ti rovescio la domanda: non esiste ciò che è? Tu concepisci il nulla come assenza di una presenza. E’ un luogo comune. La tua logica ragiona per contraddizione: è o non è. Va a fondo e ti accorgerai della tua superficialità.

I. Da quando in qua la morte genera la filosofia?

M. Da sempre. Sono proprio io che spingo gli uomini ad interrogarsi sul senso dell’esistenza. Sono io il propulsore della ricerca, del progresso, della scienza, del pensiero, della vita stessa. Persino dell’amore.

I. Dell’amore? Tutte quelle persone che anelano a te persino con il suicidio?

M. Non essere superficiale. Anche il suicidio può essere un’ultima protesta di chi reclama la vita. Il suicida mi carpisce con violenza. Spera di poter porre fine al proprio disagio. Non vivendo autenticamente vorrebbe annullarsi tramite me.
Anche questa è un’illusione. Io non sono un’anestetico, la panacea per i vostri mali. Io agisco, ma non posso essere rappresentata da una mente umana. Tu stesso mi percepisci nella coscienza, ma non puoi vedermi o toccarmi. Non ho colore o sapore. Nel momento stesso in cui agisco scatta la vita…svanisco.

I. Ma allora non ti devo temere: tu vieni, ma non ci sei. Non può agire colui che non c’è.

M. Io agisco nella vita. Come già ho cercato di farti capire la vita e la morte sono talmente intrecciate che non puoi separarle. La distinzione che la tua mente fa è puramente logica e razionale.
In realtà sono solo un intervallo, una fessura, un vuoto incolmabile tra due fasi di vita.

I. Allora sei inconsistente…

M.Sono inconsistente ma necessaria come il tuo respiro. Quando passi dall’inspirazione all’espirazione c’è un istante di cui non ti accorgi, un nulla che prepara l’atto successivo. Così tra un battito cardiaco e l’altro, oppure tra la sistole e la diastole…
Io agisco ovunque nel mondo materiale, nella dimensione spazio-temporale. I miei effetti cessano quando il tuo essere trascende questa dimensione.

I. Allora non ci sarà più il divenire?

M. Dio non è divenire, E’ e basta. L’anima immortale, a somiglianza del Creatore, non potrà divenire perchè &e
grave; quella che si unirà al corpo risuscitato, anch’esso non permeato dal divenire.

I. Quindi tu ci sei perché strettamente correlata al divenire?

M. Io sono solo un’idea, non ho consistenza, te l’ho già detto. Ora che ti parlo agisco nella tua coscienza. Sei tu che mi stai dando oggettività, ma non ho essenza perché albergo nel nulla. Per ciò che diviene sono negli intervalli tra uno stato e l’altro di ogni essenza. Ma non sono esistenza. Tu sai che le essenze sono immerse nell’esistenza, ma concettualmente esistenza ed essenza differiscono.

I. Questo è un passaggio molto oscuro che vorrei capire!

M. Vedo che la filosofia ti attira, nonostante io sia qui pronta per te. Comunque voglio farti un esempio che è molto conosciuto in oriente. Le onde non sono il mare, eppure è il mare che le genera e senza di lui non sussistono. Tu vedi, però, che ogni onda diviene, corre, spumeggia e si dissolve sulla superficie o sulla riva. L’onda non è il mare, fa parte di esso, ma non ha consistenza nel tempo essendo in continuo divenire. Una volta comparsa, muta e sparisce come tutte le altre. Le essenze sono come l’onda, l’esistenza è il mare, fondamento di ogni essenza.

I. Perché conosci tutte queste cose?

M. E’ proprio dal mio nulla che io posso osservare tutto ciò che è vita. Se fossi qualcosa il mio sguardo sarebbe molto più limitato.

I. Ciò significa, allora, che noi possiamo osservare meglio il mondo se ci avviciniamo al nulla?

M. In un certo senso… La tua coscienza è tale perché qualsiasi operazione compia deve negarsi per distinguersi dall’oggetto che prende in considerazione.
Se vuoi percepire quell’armadio non puoi essere armadio, ma devi porti sempre al di fuori. Nella tua mente qualsiasi punto di vista è fuori dall’oggetto.
Ma questi sono ragionamenti che appartengono alla logica umana che opera nella dimensione spazio-temporale. La realtà è ben diversa…

I. Quindi sei sempre stata presente nella mia coscienza?

M. La coscienza è un continuo tentativo di soggettivazione. Neghi l’oggetto per affermare il tuo punto di vista. Io centro nella negazione. Non ti accorgi che per attivare la tua coscienza devi continuamente morire? Più muori e più diventi consapevole.

I. Vuoi dire, allora, che sei necessaria per la mia vita?

M. Indispensabile. Dal momento del tuo concepimento tutto è sotto il mio potere. Tu ti evolvi dopo aver negato l’aspetto precedente. Prendi coscienza quando fai morire lo stato di coscienza precedente. Nella tua dimensione spazio temporale nulla è statico o fisso, tutto si muove e dietro questo movimento ci sono io. Termino il mio mandato quando sarai nella tua pienezza. Allora non avrà senso alcuna evoluzione come la intendi ora. La vita mi avrà completamente sconfitta. Sono un’amica ritenuta nemica.

I. Ma se le cose stanno così perché la gran parte di noi uomini ti teme ?

M. Perché riflettete poco sul vero scopo della vita presente.
Mi si teme quando c’è estrema insicurezza su tutto, quando si ha paura di perdere ciò che si è accumulato. Ma ciò che accumulate è un’illusione. Qualsiasi tipo di accumulazione è vana. Accumulate per espandere il vostro io, inconsapevoli, invece che lo restringete. Accumulate denaro per garantirvi il futuro, accumulate cultura e prestigio per sentirvi superiori agli altri, accumulate ideologie perché pensate che sostengano il vostro io e le vostre vane tradizioni. Arrivo io e vi rendete subito conto di quanto tempo avete sprecato.

I. Qual è il tempo terreno più utile?

M. Il contrario di quello che ti ho detto sull’accumulazione. Il vivere il presente in modo consapevole, senza false proiezioni, nella continua percezione che ogni cosa proviene dall’Assoluto a cui tutto devi riferire. Vivere, insomma, nella pienezza con distacco.

I. Mi sono sempre sforzato, pur nei fallimenti, di osservare me e il mondo con un certo distacco..

M. I tuoi sforzi verranno considerati. Ma chi vive nella pienezza non fa alcuno sforzo, perché esso assorbe molte energie. Accetta certe situazioni inevitabili, ma osserva il mondo con gli occhi di un bimbo. Accetta me e mi ritiene amica perché è cosciente della mia presenza attiva nella vita terrena. Agisce con vera compassione e nel suo distacco ama il prossimo come se stesso in Dio.

I. Se è così… allora non sono ancora pronto!

M. Sono venuta a prenderti in virtù del distacco che ti avevo accennato: devi accettare anche questo evento. Pochissimi sono coloro che sono pronti ad accogliermi. La maggior parte degli uomini avrebbero voluto procrastinare questo momento a causa dei loro attaccamenti terreni. Ma anche l’ultimo momento potrebbe essere determinante, per quello spesso vengo all’improvviso.

I. Vuoi dire che ognuno di noi anche all’ultimo momento potrebbe raggiungere il distacco che non è riuscito ad attuare in una vita terrena?

M. Tu muori come sei vissuto, non illuderti. Ma se Dio ti concede il totale abbandono tra le sue braccia, confidando nella sua infinita misericordia, in un solo momento puoi raggiungere il distacco perfetto, consapevole che è stata tutta un’illusione. Nella vita terrena hai spesso desiderato questo distacco, quindi l’opzione fondamentale era nella direzione giusta.
Nel momento in cui ti prendo definitivamente non ho più alcun potere su di te.

I. Mio Dio! Prendimi… ti offro tutti i miei attaccamenti, le mie fragilità, il mio nulla…

M. Non ti dico addio perché tu andrai a Dio ed io svanirò nel nulla da dove provengo. Non potremo davvero rivederci più. Ora vivrai autenticamente e non avrai più paura di nulla. Non te ne accorgerai nemmeno, è come una piccola puntura di spillo.

I. Mio Dio, perdonami… nelle tue mani rimetto il mio spirito.

Pier Angelo Piai

 

 

 

p. Albino Candido. “Diario di un pellegrino carnico”  (p.50 – 5 marzo 1974)

SCRIVE SULLA MORTE:

 

“La neve è al cm 90. Il boato e il tonfo delle slavine danno sussulti. È divertente.
Le strade sono semibloccate Sento il piacere di essere separato dal resto del mondo, anche con gli ostacoli che bloccano il traffico e perfino il passo. È un piacere infantile, fanciullesco, cosa faremmo se veramente fossimo tagliati fuori per lungo tempo dal resto del mondo? Aspetteremmo la morte? Perché non l’attendiamo anche con le strade piene di traffico e con le comunicazioni efficientissime? Passa forse per le strade la morte? Hai ragione, passa anche per le strade, senza averne bisogno affatto. Che è il resto del mondo? Anch’io sono resto del mondo per colui che vive altrove. Ma di preciso com’è che pensiamo alla morte soltanto quando succede qualcosa nelle cose? Non dico che ci si pensi soltanto in quei dati momenti, in quelle precise circostanze, ma ci si pensa più seriamente, come se la morte venisse con preavvisi. Mentre è qui, qui, qui, che ci porta via a bocconi. E ne abbiamo paura sebbene sia la nostra esistenza. La fiamma della candela rischiara, illumina, riscalda nel cerchio fin dove può il suo esistenziale calore, ma mentre fa tutto questo consuma la candela, e la candela si consuma e la fiamma va verso la fine e ad un certo momento finisce con la candela consumata. Ecco qui la meditazione di questa sera senza luce a Culzei. Quello che conta in fine è che candela e fiammella siano nelle mani del Signore e che la candela si consumi tra le Sue dita e la fiammella rifletta, all’ultimo guizzo sul Suo volto, l’amore che essa ha diffuso e suscitato intorno a Lui. La morte la portiamo dentro, viene dal di dentro, non chissà da dove e chissà quando. È una situazione di attesa della vita piena.”

(p. Albino Candido. Diario di un pellegrino carnico p.50 5 marzo 1974)

 

RICONOSCIMENTO LETTERARIO :

 

QUESTO IL CORTOMETRAGGIO REALIZZATO DALLA “RUGGIERO FILM PRODUCTION” (col sostegno della Regione Lazio):

 

 

 

 

 

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VIDEO AMATORIALE DELL’AUTORE DEL BRANO PIER ANGELO PIAI, realizzato anni fa..

 

 

 

REALIZZAZIONE DEL NUOVO CORTOMETRAGGIO SUL MIO TESTO “DIALOGO CON LA MORTE”

PRIMI CONTATTI

 

Facebook: primi contatti

21 aprile 2020

da Gennaro Ruggiero

Buongiorno, sono un piccolo produttore indipendente, “RUGGIERO FILM PRODUCTION”.

Ti volevo chiedere se posso fare un cortometraggio con mia moglie l’attrice Angelica Loredana Anton, sul  tuo “Dialogo con la morte”?

Lo gireremo a casa nostra, a causa del Covid 19 e lo mandiamo ai festival, chiaramente  scrivendo nei titoli “Scritto da Pier Angelo Piai” e, nel caso di vincite, sei partecipe con noi ai festival.

Ne daremo anche ampia risonanza mediatica su molti giornali online e agenzie di stampa. Io solo ne gestisco 6 e mia moglie 2.

Puoi sapere di me scrivendo Gennaro Ruggiero Produttore su google, e Angelica Loredana Anton semplicemente su google per sapere di Angelica. Grazie attendo tue autorizzazione.

p.s. mi è piaciuto molto il dialogo, l’ho visto su mondocrea.it

 

8 maggio 2020

Buonasera… pare che  dal 25 p.v. riusciamo a lavorare nel nostro settore e facciamo subito il corto sul dialogo con la morte.

Mia moglie attrice e scrittrice, Angelica Loredana Anton, che gestisce un paio di concorsi letterari ha detto che le piace tanto e che vorrebbe inserirlo in gara tra i mini racconti.

Le ho detto che può perché Pier Angelo mi ha dato piena disponibilità.

Io dico che vince l’attestato di merito o primo posto o gold.

Spero ti faccia piacere. Un caro saluto e a presto.

 

 

Venerdì 5 giugno 2020

da Gianluca Magni, attore e regista

Buona sera Pier Angelo, abbiamo da poco finito di girare il suo dialogo, da cui abbiamo tratto un cortometraggio.

Le debbo fare i complimenti per l’intensità che è riuscito a dare con i suoi dialoghi.

Ho curaro la regia oltre che l’attore del corto.

Con stima, Gianluca Magni

 

Si parte. DIALOGO CON LA MORTE.

 

In action sul set del cortometraggi DIALOGO CON LA MORTE, interpretato da me e Angelica Loredana Anton, diretto da me e coadiuvato da Valerio Matteu, prodotto da Ruggiero Film Production e LCTV

 

 

 

Ciak si gira. “Dialogo con la morte” con Gianluca Magni Angelica Loredana Anton. Dir. Fotografia Valerio Matteu sceneggiatura Gennaro Ruggiero regia Gianluca Magni. Tratto dall’opera omonima di Pier Angelo Piai

Angelica Più Gennaro Angelica Loredana Anton

 

 

 

                                                     RECENSIONI

Entusiastico commento del dr. ENZO SANTESE, noto critico e scrittore triestino, relativo al cortometraggio “Dialogo con la morte”

Buongiorno Pier Angelo!

Ho visto l’interessante cortometraggio e ne ho tratto questa impressione:

“Un video è sempre una modalità narrativa dove il gioco delle pause e delle accelerazioni focalizza spesso il valore dinamico della trama. La “vicenda” nel Dialogo con la morte si sviluppa lungo due coordinate, l’una orizzontale, data dall’incontro inatteso del protagonista con la morte stessa; l’altra invece, verticale, inquadra la questione della dicotomia tra corpo e anima che, a sua volta, rimanda a una proliferazione di pensieri proiettati nella dimensione metafisica. Quest’ultima è il perno ideale attorno a cui ruota la logica dell’opera, in cui emerge lo spessore speculativo del testo, dove Pier Angelo Piai imbastisce una vera e propria performance dialettica tra chi non vuol morire e la morte medesima. E allora sull’onda di riflessioni susseguenti – proposte con chiarezza quasi didascalica – l’osservatore è portato per gradi a cogliere il senso profondo dell’analisi dell’autore, sospinto a una ricerca verso il mondo spirituale nelle numerose articolazioni che lo compongono.

La disquisizione che si prospetta in forma di dialogo tra il protagonista e la morte tocca vari punti di una filosofia nutrita da numerosi apporti, dalla vena neoidealistica a un’antropologia essenziale, costruita su presupposti che lasciano emergere in ogni caso un afflato devozionale che è tipico dell’autore.

Un cortometraggio esprime la cifra della sua potenzialità d’impatto su chi guarda in un tempo ridotto, nel quale peraltro i punti di notevole seduzione e di sorpresa risiedono nei molteplici livelli della sua “leggibilità”. Nel Dialogo con la morte è possibile saggiare la consistenza del “nulla” così come viene presentato nel serrato confronto tra i due protagonisti dell’evento filmico, che danno – tra l’altro – all’opera l’illusione di qualcosa che si protende oltre l’ambito fisico della “pellicola”, così come, nello sviluppo del filmato, fa la morte sospingendo l’anima oltre la connessione con quell’involucro che l’avvolge e l’accompagna in vita.

L’opera è realizzata con un efficace concorso di partecipazioni: testo di Pier Angelo Piai, interpretazione scenica di Gianluca Magni (che è anche regista) e Angelica Loredana Anton, sceneggiatura di Gennaro Ruggiero, fotografia di Valerio Matteu, aiuto regia di Gianluca Tommasiello. Uno dei pregi più evidenti del cortometraggio è la ricchezza di spunti offerti all’osservatore che miri a crescere nella consapevolezza del suo esistere che è per natura “transeunte”; su questo – afferma a chiare lettere Pier Angelo Piai – ha potere la morte che è, comunque, punto di riferimento del pensiero filosofico e scientifico, innesco per ogni procedimento di ricerca.”

Enzo Santese

Enzo Santese è nato il 16 giugno 1946. Critico d’arte e scrittore ha partecipato a molte commissioni giudicatrici in concorsi nazionali e internazionali di pittura e scultura in Austria, Croazia, Germania, Inghilterra, Italia e Slovenia

Enzo Santese è di Trieste, dove risiede e lavora; svolge un’intensa attività di promozione culturale nell’ambito della letteratura, del teatro e delle arti figurative. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti, si interessa da anni di problemi della comunicazione radiotelevisiva; critico d’arte, poeta e scrittore, ha al suo attivo numerosi interventi su quotidiani e riviste. Organizza diversi eventi culturali e dirige alcuni Festival di poesia (Poetando di Pordenone e Trieste, Festival del pensiero in / verso di Venezia,Festival della Poesia del Mare Isola in Slovenia, Lido di Venezia e Trieste). Scrive da vari anni testi per il teatro, la radio e la televisione (Tele Capodistria e Rai); la sua bibliografia comprende oltre duecento pubblicazioni, divise fra le traduzioni degli autori classici, greci e latini, libri di poesia, narrativa e saggistica e monografie di artisti contemporanei.  Fa parte della sezione italiana dell’A.I.C.A. (Associazione Internazionale dei Critici d’Arte); ha progettato e curato numerose rassegne d’arte contemporanea, personali e collettive, in Italia e all’estero. È autore di quindici raccolte poetiche, la più recente delle quali è I luoghi e i sensi, del 2018.

https://palabraenelmundovenecia.wordpress.com/2020/05/25/enzo-santese/

https://festivalitineranteinternazionalepoesia.wordpress.com/i-poeti/enzo-santese/
RECENSIONE DELLO SCRITTORE MAURIZIO BASSO
Il cortometraggio “Dialogo con la morte”che ho seguito molto attentamente, mi ha riallacciato alla figura del regista svedese Igmar Bergman. È stato molto efficace l’attore protagonista, Gianluca Magni, che con maestria é riuscito a calarsi nel personaggio. Ottima la scenografia che rispecchia il continuo richiamo all’essenzialità della Morte. Il contesto ambientale, genialmente indovinato, è molto attinente alla complessa tematica affrontata. È geniale anche il gioco delle luci e delle ombre, che rimarca la differenza tra l’essere ed il nulla, tra ciò che è è ciò che in realtà non è.
Per quanto riguarda l’interpretazione della morte, (la quale in realtà non ha un volto, come si evince dalla scultura che la rappresenta nella Basilica di San Pietro) mi è sembrata molto significativa per la sua valenza simbolica.
Una mia osservazione: “In una frazione di tempo, come un lampo, s’accende la coscienza; in questa dimensione spazio-temporale l’ironia della morte”
“Nel silenzio tu sei libero, poiché nel silenzio c’è un modo di udire l’altra voce che da te si distacca”
“La morte è quel neo nel seno della vita; nulla più di quell’oscuro punto, spaventa l’uomo.
Maurizio Basso, scrittore
Pubblicata su Corriere della Nazione:

https://ilcorrieredellanazione.wordpress.com/2020/07/27/la-recensione-di-maurizio-basso-al-cortometraggio-della-ruggiero-film-production-dialogo-con-la-morte/?fbclid=IwAR0iMKiXgUTmp83GOCNMt5JPzBaArGBv6odAyPcVGm119oPEHhc8wA3wJ74

 

Pubblicato sul Messaggero Veneto:

 

 

PAGINA FACEBOOK DEDICATA AL CORTOMETRAGGIO “DIALOGO CON LA MORTE”

https://www.facebook.com/dialogoconlamorte/

 

Commento dello scrittore MAURIZIO BASSO

Il cortometraggio “Dialogo con la morte”che ho seguito molto attentamente, mi ha riallacciato alla figura del regista svedese Igmar Bergman. È stato molto  efficace l’attore protagonista, Gianluca Magni, che con maestria é riuscito a calarsi nel personaggio. Ottima la scenografia che rispecchia il continuo richiamo all’essenzialità della Morte. Il contesto ambientale, genialmente indovinato, è molto attinente alla complessa tematica affrontata. È geniale anche il gioco delle luci e delle ombre, che rimarca la differenza tra l’essere ed il nulla, tra ciò che è è ciò che in realtà non è.

Per quanto riguarda l’interpretazione della morte, (la quale in realtà non ha un volto, come si evince dalla scultura che la rappresenta nella Basilica di San Pietro) mi è sembrata molto significativa per la sua valenza simbolica.

Una mia osservazione: “In una frazione di tempo, come un lampo, s’accende la coscienza; in questa dimensione spazio-temporale l’ironia della morte”

“Nel silenzio tu sei libero, poiché nel silenzio c’è un modo di udire l’altra voce che da te si distacca”

“La morte è quel neo nel seno della vita; nulla più di quell’oscuro punto, spaventa l’uomo.

Maurizio Basso, scrittore

 

RECENSIONE della Pittrice Laura Bon sul cortometraggio “Dialogo con la morte”.

  

Il cortometraggio “Dialogo con la morte”, se ben seguito attentamente dallo spettatore, stimola a riflettere su molte questioni esistenziali, perché pregno di elementi filosofici, antropologici e metafisici.

Per questo esso può essere considerato davvero un piccolo capolavoro che verrà sicuramente apprezzato maggiormente con l’andar del tempo, anche perché contiene questioni esistenziali ed interrogativi che accompagnano l’uomo da sempre.

Nulla va trascurato dallo spettatore durante la sua visione perché nulla è a caso in questo bel cortometraggio.

Il contenuto del testo per la sceneggiatura è molto profondo e scorrevole, anche se non sempre di facile comprensione per la tematica filosofica ed antropologica affrontata. Ci sono dei momenti particolari che  richiedono maggior attenzione per il ragionamento metafisico sul senso del divenire e del tempo che propone. Giustamente questo testo è stato riconosciuto molto valido da una giuria internazionale nell’ambito letterario (Premio letterario “Area Cultura” – Il racconto dell’anno 2020)

La sceneggiatura di Gennaro Ruggiero è davvero unica ed esprime una originalissima creatività per un soggetto così complesso. Lo sceneggiatore, che è anche il produttore, ha saputo immedesimarsi molto bene nel racconto scritto da Pier Angelo Piai scegliendo spazi, momenti, interventi molto consoni ed armonici per esprimere concetti così complessi e profondi, relativi alla drammaticità della morte ed la fluire della coscienza.

Molto rilevante è l’ottima interpretazione del bravissimo attore Gianluca Magni (il quale è anche regista del cortometraggio, insieme a Gianluca Tommasiello – aiuto regista) soprattutto per quanto riguarda la dizione ben calibrata in base alle situazioni, le espressioni facciali significative, le pause, gli sguardi ed i momenti di esitazione che fanno ben trasparire in modo spontaneo l’emotività di fronte ad un evento così importante. Questi elementi della sua interpretazione indicano la sua bravura professionale, frutto di un’esperienza pluriennale nell’ambito della recitazione.

L’interpretazione della morte ad opera dell’attrice Angelica Loredana Anton è molto originale. Ella ha saputo immedesimarsi sapientemente in un ruolo non facile. Angelica è riuscita a proporre e mantenere per tutto il tempo della durata del cortometraggio il fascino tremendo del mistero relativo alla morte. La dizione stessa è significativa: l’accento leggermente straniero indica che per tutti noi la stessa morte non è di casa ma è straniera, perché la vediamo negli altri e la teniamo ben lontana da noi.

Una lode sincera anche a tutti gli altri collaboratori che hanno contribuito in modo davvero efficace alla riuscita del cortometraggio ed hanno curato la fotografia, i costumi, la scenografia, il montaggio con grande impegno ed entusiasmo.

Un’ultima osservazione: il cortometraggio “Dialogo con la morte”, sebbene ha certi limiti spazio-temporali perché realizzato nei tempi del COVID19, invoglia lo spettatore ad una ulteriore rivisitazione successiva. Io stessa l’ho rivisto più volte ed ogni volta ho trovato nuovi spunti e sono riuscita a comprendere meglio certi concetti che prima mi sfuggivano.

Questo fatto sta ad indicare che ci troviamo davvero di fronte ad un piccolo capolavoro. Un’opera qualsiasi è spesso vista una sola volta, un capolavoro, invece va rivisto più volte e perdura nello spazio e nel tempo.

Laura Bon, pittrice

https://www.mondocrea.it/itartisti-108/

 

DIALOGO CON LA MORTE

Commento di Beppino Lodolo, imprenditore dello spettacolo, cantante e musicista friulano.

In un recente articolo ho letto che il produttore e sceneggiatore Gennaro Ruggiero definiva Pier Angelo Piai “Un genio della coscienza”.

Siccome Pier Angelo è un mio caro amico da moltissimi anni, la cosa mi incuriosì ed andai a guardare il cortometraggio “Dialogo con la morte” realizzato dal produttore e sceneggiatore Gennaro Ruggiero con la regia di Gianluca Magni (anche attore protagonista insieme alla brava attrice Angelica Loredana Anton), utilizzando proprio un testo di Pier Angelo.

Ne rimasi alquanto colpito ed affascinato, anche  perché pochi registi avevano affrontato coraggiosamente una tematica così complessa sotto diversi punti di vista, compreso quello filosofico e metafisico.

In venti minuti lo spettatore è trasportato in una dimensione che normalmente sarebbe definita “surreale”, ma che non annoia mai colui che lo segue con attenzione ed interesse con questo tipo di tematiche.

Qui la morte dialoga con un uomo ed affronta più argomentazioni esistenziali, partendo con lo smascherare alcuni luoghi comuni sulla vita e sulla morte, mettendo a fuoco alcuni aspetti della dimensione spazio-temporale in cui siamo immersi, relativizzando molte inutili problematiche odierne, ma soprattutto rivelandoci alcuni aspetti del nostro mondo interiore e di come agisce quella che chiamiamo “coscienza”.

Diceva il filosofo E.Cioran che “un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere un pericolo”.

Un simile concetto potrebbe essere applicato ad un cortometraggio serio come questo, il quale è davvero un piccolo capolavoro e lascia un segno interiore collegato alla propria visione del mondo.

Esso si spinge ben oltre le comuni aspettative, perché scandaglia coraggiosamente ciò che realmente è la morte, annullando i pregiudizi più devianti.

Infatti, inizialmente questo cortometraggio potrebbe sconcertare per il suo impatto diretto e provocatorio attraverso una tematica che molti temono di affrontare.  A volte è piuttosto impegnativo per alcuni tratti di natura filosofica e metafisica che presenta con estrema disinvoltura. In esso i concetti di tempo e luogo, cioè la dimensione spazio-temporale, la trascendenza e la stessa coscienza assumono una valenza molto particolare, la quale induce a mantenere in sospeso ogni forma di giudizio superficiale.

Le abilità dello sceneggiatore, del regista e degli attori, comunque, sono state determinanti. Essi sono riusciti con efficacia geniale a trasmettere la vera natura della morte in sé, che tutti noi temiamo.

La naturalezza del dialogo, infatti, è una delle qualità che più colpisce per un argomento così ostico. Il cortometraggio gradualmente diventa sempre più rassicurante e la stessa finale contiene in sé una forma di riconciliazione tra l’umano ed i divino che induce alla serenità interiore.

Posso garantire che val la pena vedere quest’opera così intensa, ma ricca di spunti di riflessione e meditazione.

Un grazie di vero cuore all’amico Pier Angelo ed a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare un’opera così geniale.

Beppino Lodolo

https://www.mondocrea.it/tag/beppino-lodolo/

“Dialogo con la morte” un piccolo capolavoro con Gianluca Magni e Angelica Loredana Anton, in prima visione su Facebook e Youtube

(Alberto Calistri)

https://www.progettoitalianews.net/news/dialogo-con-la-morte-un-piccolo-capolavoro-con-gianluca-magni-e-angelica-loredana-anton-in-prima-visione-su-facebook-e-youtube/?fbclid=IwAR2lIoTn2iuUMxMgI9EVU6H2ufuAO4n6hrgraRFw_vOGp4iaXDeftLFzjXI

 

 

 

 

TEMATICHE SULLA MORTE ATTINENTI AL CORTOMETRAGGIO “DIALOGO CON LA MORTE” con relativi video (di Pier Angelo Piai):

 

L’ESISTENZA NON FINISCE CON LA MORTE TERRENA

https://www.mondocrea.it/lesistenza-non-finisce-con-la-morte-terrena/

 

E DOPO LA MORTE?

 

https://www.mondocrea.it/itriflessioni-1093/

 

LA MORTE (rap)

https://www.youtube.com/watch?v=JUaAtidDxGw

 

È GIUSTO DESIDERARE DI MORIRE?

https://www.youtube.com/watch?v=g7ZQi5nfRsY

 

MEDITAZIONE SULLA MORTE.mp4

https://www.youtube.com/watch?v=VMHM–DcYTY

 

COME VEDE LA MORTE IL CRISTIANO

https://www.youtube.com/watch?v=2zs0ub6Ey2Y

 

PREGHIERA IN PREPARAZIONE DELLA BUONA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=1PN47FwcyQY

MEDITAZIONE DI UN MONACO FRIULANO SULLA MORTE MOLTO ORIGINALE E INTERESSANTE (p. Albino Candido)

https://www.youtube.com/watch?v=eKNYSnv8pTE

 

LA VITA UMANA NON FINISCE CON LA MORTE DEL CORPO

https://www.youtube.com/watch?v=EAS82gKdF9A

 

ADDOMESTICARE LA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=owIC_Q3pwRU

 

CACCIAMO LA PAURA DELLA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=takHEezAF0Y

 

DOPO LA MORTE CORPORALE C’È LA BEATITUDINE ETERNA

https://www.youtube.com/watch?v=DuIFtwI4uFc

 

PERCHÈ TEMIAMO LA MORTE?

https://www.youtube.com/watch?v=F8E5nrDtHtI

 

PERCHÈ NON DOVREMMO TEMERE TROPPO LA MORTE CORPORALE

https://www.youtube.com/watch?v=2l6jLH6ocWc

 

MORTE E RISURREZIONE

https://www.youtube.com/watch?v=oXWggRNtQgs

 

DIO NON HA CREATO LA MORTE (Sapienza)

https://www.youtube.com/watch?v=f-c22zOvvhA

 

L’ANGELO DELLA BUONA MORTE.mov

https://www.youtube.com/watch?v=eAbDH3_4_Nw

 

IL PENSIERO DELLA PROPRIA MORTE.mp4

https://www.youtube.com/watch?v=W4yFRA1wrfs

 

L’ANGELO DELLA MORTE E DELLA VITA IN PIENEZZA

https://www.youtube.com/watch?v=3_R_YOif9uc

 

MEDJUGORJE E L’ALDILÀ

https://www.youtube.com/watch?v=clgZQVCx0C8

 

COSA CI ATTENDE NELL’ ALDILÀ? (alcune considerazioni)

https://www.youtube.com/watch?v=hjiod_lAVvU

 

COMA! DALLA MORTE AL RITORNO ALLA VITA

https://www.youtube.com/watch?v=w6Iw1jPtv28

 

NON TEMERE LA SENTENZA DELLA MORTE

https://www.youtube.com/watch?v=8RnntEvTn-I

 

COMA! DALLA MORTE AL RITORNO ALLA VITA

https://www.youtube.com/watch?v=w6Iw1jPtv28

 

LA MORTE MORIRÀ

https://www.youtube.com/watch?v=pOnu0cxinOk

 

LA VITA TERRENA È PROVVISORIA, MA L’ALDILÀ È STABILMENTE ETERNO

https://www.youtube.com/watch?v=UDmi2wZElpc

 

COSA RIMARRÀ DI NOI IN QUESTO MONDO DOPO LA NOSTRA SCOMPARSA (una voce dal deserto)

https://www.youtube.com/watch?v=5MXZQuESaFg

 

LA NOSTRA VITA TERRENA È UN’ATTESA DINAMICA PER L’ALDILÀ

https://www.youtube.com/watch?v=wjTXYHn8zkw

 

LA VITA TERRENA PASSA

https://www.youtube.com/watch?v=-9gRHmyvOPc

 

IL MISTERO DELL’ALDILÀ

https://www.youtube.com/watch?v=e3GBARIkzxw

 

IL DESIDERIO DI ESSERE SCIOLTI DA QUESTO CORPO MORTALE

https://www.youtube.com/watch?v=gm5CpeWU7fw

 

I DEFUNTI CI HANNO SOLO PRECEDUTO

https://www.youtube.com/watch?v=9OolpShCEOs

 

 

DIALOGO CON LA MORTE (video di Pier Angelo Piai)

1° parte

https://www.youtube.com/watch?v=vDqkvrKG2ho

2° parte

https://www.youtube.com/watch?v=ae1uBivjCIY

 

 

PLAYLIST SULL’ALDILÀ:

https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOa-QPfU0zdg4142sbSnCh4b

 

 

 

 

 

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron