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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE a Ivan il 22 gennaio 2021

 

“Cari figli, nel Vangelo, mio Figlio, molte volte ci dice le parole – Venite a me, voi tutti che siete oppressi e stanchi, e io vi darò riposo, vi darò forza -.

Anche oggi vi invito, cari figli, di venire a Lui, di incontrarLo.

Decidetevi per Lui e andate con Lui verso il futuro.

In questo modo sarete al sicuro e protetti, perché questo mondo non può darvi sicurezza o pace. Solo Lui può (darvi questo).

In modo speciale vi invito, cari figli, a perseverare nella preghiera.

Prego per tutti voi e intercedo davanti a mio Figlio per tutti voi.

Grazie, cari figli, per aver risposto alla mia chiamata”.

 

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Chi sogna spesso di diventare ricchissimo, pur se consapevole che ciò é solo una chimera, forse non sa che potrebbe divenire qualitativamente molto di più.

Anche se possedesse il mondo intero, ma non ha in sé l’unica cosa che conta, rimane sempre un miserabile: infatti un giorno lascerà tutto, si troverà davanti al suo Creatore per rendergli conto della sua vita.

Si vedrà così come egli é, non per quanto aveva.

Gli verrà chiesto cosa ha davvero amato e quale obiettivo spirituale si era posto…

 

 

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Ci rivolgiamo oggi alle persone sensibili e coscienti, semi del Nuovo Mondo.

Questi Esseri che hanno sofferto a dover vivere in una Società decadente del vizio e dello spreco, dai valori immorali. Loro che sono stati isolati e perseguitati persino in famiglia per il fatto di essere diversi e migliori dei parametri del Sistema al potere, condivisi da tutti.

Loro che hanno trascorso la loro vita con un senso d’inferiorità e d ‘inadeguatezza causatogli dal Sistema, insicuri e deboli fino alla depressione e a volte al suicidio.

A questi esseri preziosi ci rivolgiamo con tutto il nostro amore.

Alzatevi! È arrivato il vostro tempo! Siate sicuri, siete sempre stati nel giusto, sorridete, è il tempo della vittoria! Andate per il mondo, che adesso ha aperto gli occhi dell’anima e riesce a vedervi e ad apprezzarvi. Scrollatevi di dosso la polvere dei soprusi, degli sfottimenti, e siate fieri di voi stessi, del Bene prezioso che siete, siate l’esempio per il Nuovo Mondo che sta per nascere dalle macerie dello stolto mondo in rovina….

Improvvisamente tutta la vostra sofferenza è piena di senso, un senso che vi circonda come un’aura di Luce dovunque andiate, che vi protegge dai pericoli della stoltezza e del male.

Avete vinto! Non nascondetevi più, andate senza più paura, la vostra Luce vi protegge!

(C) Marisa Haltiner, 1/2021)

 

 

 

Non sappiamo chi erano esattamente i magi, ma molto probabilmente, se sapevano scrutare le stelle, avevano una particolare cultura che li distinguevano dal popolo più umile.

Quindi, se la stella glielo aveva indicato, si può trovare Gesù anche attraverso la ricerca, impiegando mente e cuore.

Oggi molti usano la mente ma non sono interessati a sapere chi è veramente Gesù. I credenti sanno che Egli è il Logos, il senso di tutto l’Universo e di ogni esistenza.

Ma molti uomini di cultura ritengono tutto ciò che lo riguarda una favola per gente ignorante o superficiale. Non si scompongono nemmeno di appurare se c’è della verità: danno già per scontato che non ne vale la pena.

In questo modo influenzano anche moltissimi che sono privi delle loro basi culturali. Il mondo diventa sempre più refrattario alle verità cristiane e la tendenza della massa sembra proprio quella di una progressiva scristianizzazione dell’Occidente.

Diceva Gesù: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8)

Non disperiamo: lo Spirito Santo rinnoverà la faccia della terra

 

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(dall’Imitazione di Cristo)

Quando è presente Gesù, tutto è per il bene, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non è presente, tutto è difficile.

Quando Gesù non parla nell’intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece, se Gesù dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse: “C’è qui il maestro, ti chiama?” (Gv 11,28).

Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d’altro, che non sia Gesù. Non è, questo, per te, un danno più grande che perdere il mondo intero? Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno; essere con Gesù è un dolce paradiso.

Non ci sarà nemico che possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il mondo.

Colui che vive senza Gesù è privo di tutto; colui che vive saldamente con lui è ricco di tutto.

 

“Vorrei che ciascun’anima comprendesse che l’aspetto. Che un amore immenso la aspetta al di là di questa vita, e che deve affrettarsi… purificarsi per andare incontro all’Amore e portare tutto a questo..”

(Gesù a suor Maria della Trinità – Colloquio interiore n.270 p.174)

 

 

 

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Dio viene al mondo come figlio per renderci figli di Dio. Che dono stupendo! Oggi Dio ci meraviglia e dice a ciascuno di noi: “Tu sei una meraviglia”.

Sorella, fratello, non perderti d’animo.

Hai la tentazione di sentirti sbagliato? Dio ti dice: “No, sei mio figlio!”

Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: “Coraggio, sono con te”.

Non te lo dice a parole, ma facendosi figlio come te e per te, per ricordarti il punto di partenza di ogni tua rinascita: riconoscerti figlio di Dio, figlia di Dio. Questo è il punto di partenza di qualsiasi rinascita.

È questo il cuore indistruttibile della nostra speranza, il nucleo incandescente che sorregge l’esistenza: al di sotto delle nostre qualità e dei nostri difetti, più forte delle ferite e dei fallimenti del passato, delle paure e dell’inquietudine per il futuro, c’è questa verità: siamo figli amati.

E l’amore di Dio per noi non dipende e non dipenderà mai da noi: è amore gratuito. Questa notte non trova spiegazione in altra parte: soltanto, la grazia. Tutto è grazia.

Il dono è gratuito, senza merito di ognuno di noi, pura grazia.

Stanotte, ci ha detto san Paolo, «è apparsa infatti la grazia di Dio» (Tt 2,11). Niente è più prezioso.

 

Papa Francesco  Natale 2020

 

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O san Francesco Marto, tu che fosti portato in Paradiso da bambino, per tua intercessione aiutaci a desiderare con fede l’incontro con il nostro Signore, come facesti tu che dicevi di voler morire per andare in Cielo.

Fa’ che il Signore sia da noi messo sempre al primo posto, che nulla ci turbi e che possiamo contraccambiare il suo amore con gioia, come facesti tu.

Ti preghiamo per tutti i bambini del mondo affinché per tua intercessione vengano rispettati ed amati nelle famiglie ed in ogni ambiente che frequentano.

Tu, o san Francesco Marto, che amavi la natura ed eri molto generoso, aiutaci, per tua intercessione, ad essere rispettosi verso il mondo che ci circonda ed ad amare il prossimo come conviene.

O san Francesco Marto, tu che hai affrontato con coraggio la febbre spagnola, proteggici da questa pandemia che sta affliggendo l’umanità.

Ma soprattutto chiedi al Signore che ci liberi dall’indifferenza, dall’odio e dalla violenza che stanno contaminando questo mondo.

 

 

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Genesi 1, 1-3: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: Sia la luce! E la luce fu”.

A proposito di questo testo, Sant’Ambrogio fa questa osservazione illuminante:

“Quando lo Spirito cominciò ad aleggiare su di esso, il creato non aveva ancora alcuna bellezza. Invece, quando la creazione ricevette l’operazione dello Spirito, ottenne tutto questo splendore di bellezza che la fece rifulgere come ‘mondo’.

 

(da P. Raniero Cantalamessa, ofmcap. LO SPIRITO CREATORE E LA MISERICORDIA DIVINA Novara, Cattedrale 4 Marzo 2016)

 

 

 

 

1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo:

« La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio […] e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione […]. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo » (Rm 8,19-23).

1047 Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, « affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti », partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.

1048 « Ignoriamo il tempo in cui saranno portate a compimento la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini ».

1049 « Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza ».

1050 « Infatti i beni della dignità dell’uomo, della comunione fraterna e della libertà, cioè tutti questi buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale ». Dio allora sarà « tutto in tutti » (1 Cor 15,28), nella vita eterna:

 

(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

 

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“Lavorate e costruite la pace attraverso il sacramento della confessione”

(La Regina della Pace di Medjugorje il  25.11.20)

La Regina della Pace suggerisce un metodo molto efficace per ottenere la pace interiore: riconciliarsi con Dio attraverso il sacramento della Confessione.

In effetti noi non sappiamo in modo assolutamente certo di essere in grazia di Dio.

Solo Lui lo sa ed è per questo che in noi la coscienza ci richiama e spesso la facciamo tacitare dimenticando che è proprio Dio che ci parla anche attraverso di essa.

Quando abbiamo come priorità il denaro, il potere o i piaceri della vita, queste cose non ci danno la serenità interiore perché l’uomo non è fatto per accumulare cose materiali, ma vivere con Dio per tutta l’eternità, in quanto siamo fatti a sua immagine e somiglianza.

Diceva Gesù: “a che vale conquistare il mondo intero se poi uno perde la sua anima”?

Ricordiamo che l’anima è immortale, mentre le cose di questo mondo passano presto e da un momento all’altro Dio ci può chiamare a sé per rendergli conto dei talenti spirituali che ci ha dato.

Per questo la cosa più importante è la sua grazia che si ottiene nella vera conversione e nel chiedere a Dio perdono delle nostre mancanze col proposito di migliorare col suo aiuto, perché senza di Lui non possiamo fare nulla.

Dio ama coloro che lo cercano col cuore sincero, dice la Sacra Scrittura…

 

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La propria visione del mondo é molto importante per il genere di vita che conduciamo ed il nostro universo interiore.

I ricordi, ad esempio, hanno un ruolo determinante per lo stato d’animo con cui affrontiamo la giornata.

Se riuscissimo a cogliere con stupore le ripercussioni che i luoghi che abbiamo frequentato hanno avuto nella nostra vita attuale, riusciremmo a condire ogni istante della nostra esistenza.

Tutto é concatenato in modo spesso misterioso: luoghi, persone, eventi, emozioni, affetti, ecc.

Anche certe situazioni di forte disagio fisico e psicologico che abbiamo subíto hanno preparato la persona che siamo ora.

In tutto c’é sempre un filo conduttore: lo Spirito che desidera condurci alla pienezza attraverso l’amore più impercettibile, rispettoso della nostra libertà personale, dispensatore delle ispirazioni più pure e delle varie forme dì creatività che mettiamo in opera anche quando non ne abbiamo piena consapevolezza.

 

 

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“Padre Santo, Tu sei grande grande, noi siamo piccoli piccoli, aiutaci a riconoscere la Tua grandezza immensa e la nostra sconfinata piccolezza. Capisci che cosa voglio dirti: aiutaci a non prendere sotto gamba la Tua grandezza e Tu fa di non prendere sotto gamba la nostra piccolezza.” (p. Albino Candido p.351)

 

Colui che ha creato l’Universo così grande e complesso è molto più grandioso di quello che pensiamo. Infinitamente di più. Egli potrebbe creare infiniti altri mondi a suo piacimento. Ha creato noi, comunque.

Se ci pensiamo bene ognuno di noi è un po’ un universo a più dimensioni. C’è quella corporale, quella animale e quella spirituale, tutte e tre strettamente correlate. La nostra mente riflette l’universo tramite la coscienza.

Noi abbiamo la consapevolezza dell’esistenza della terra e dei corpi celesti: per questo essi sono anche in noi mentre loro non hanno la consapevolezza della nostra esistenza.

C’è quindi un universo immenso anche in ognuno di noi, il quale è dinamico e si manifesta nei pensieri, nella fantasia, nella creatività.

Per questo siamo simili a Dio. Dio ci ama personalmente per la nostra unicità e perché, nel suo Figlio Gesù Cristo, siamo destinati a raggiungere una pienezza che indurrà a glorificarlo in eterno.

 

 

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(di p. Ermes Ronchi)

Termina qui il vagabondaggio libero e felice sulle strade e lungo le sponde del lago: all’orizzonte si staglia Gerusalemme.

Si profila la follia sconosciuta della croce. Dio non vuole assomigliare ai potenti, lui è venuto per le vittime e i torturati del mondo, e da allora la nostra storia con Lui ruota attorno allo scandalo della croce.

Accettare Gesù come Messia è ammissibile, ma che lui debba morire in modo orrendo, è inaccettabile, e Pietro si rifiuta. Gesù allora lo invita ad aprirsi al nuovo che irrompe: “Pietro, torna a metterti dietro a me. Seguimi nel modo giusto, il tuo cuore ne è capace”.

Non è solo Pietro ad opporsi, ma anche gli altri. E allora Gesù allarga a tutti lo stesso invito e ne detta le condizioni.

Se uno “vuol” venire… Ma perché dovrei volere questo? Qual è la molla? Lo rivelerà poco dopo: se vuoi salvare la tua vita.

Grande energia della sequela, istinto vitale e bello!

…rinneghi se stesso. Parole pericolose. Non significa annullarsi, diventare sbiadito o incolore. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dai pieni talenti. Non vuole uno sterminato corteo di gente con la croce addosso, ma l’immenso andare insieme verso più vita.

Significa che non sei tu la misura di tutto, e che il segreto è ben oltre te.

Sostituiamo la parola croce con la parola amore, e la frase diventa: chi vuole venire con me, prenda tutto il “suo” amore, tutto quello di cui è capace, e mi segua. Dice Gesù: vivi le mie stesse passioni e lì troverai vita.

Gesù guarda all’orizzonte dei giorni supremi, sapendo che il male si scioglierà solo portandolo, sulla croce. Croce da “prendere”, da scegliere: ricordati che non avere nessuno per cui valga la pena perdere la vita è già morire. Perdere per trovare. È la fisica dell’amore.

Tutti, io per primo, abbiamo paura del dolore; ci sia concesso però di non aver paura del dolore che viene dall’amore. Dimentica che esisti quando dici che ami ( J. Twarkowski), e troverai vita.

E quando all’orizzonte intravedo una croce io non ci sto, e con Pietro mi sento un po’ tradito. Allora mi soccorre Geremia, il profeta sedotto, che tuttavia si sente solo e incompreso, e protesta la sua amarezza. Pietro è deluso nel suo entusiasmo. Dio che seduce e poi delude? Sì, perché ti chiama a pensare come lui, a seguire le sue vie lontane dalle nostre vie, lontane dal tuo vecchio cuore.

Dove trovare l’energia per seguirlo? Ancora Geremia: “nel mio cuore c’era un fuoco ardente, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo… Anche il profeta vuole “trovare vita”. Quella cosa che tutti cerchiamo, ovunque, in tutti i giorni sotto il sole. E la vita è ciò che arde.

Senza il fuoco di Dio per me, io sarei niente. Guadagnerei il mondo ma perderei me stesso.

 

Avvenire XXII anno A Matteo 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole.  Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui “maestro degli uomini liberi”, “fonte di libere vite” (Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: “a partire da te, ma non per te”. Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

La seconda condizione: prendere la propria croce, e accompagnarlo fino alla fine. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo. La croce, questo segno semplicissimo, due sole linee, lo vedi in un uccello in volo, in un uomo a braccia aperte, nell’aratro che incide il grembo di madre terra. Immagine che abita gli occhi di tutti, che pende al collo di molti, che segna vette di monti, incroci, campanili, ambulanze, che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte. Ma il suo senso profondo è altrove. La croce è una follia. Un “suicidio per amore”, sosteneva Alain Resnais. Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte e lui sa che a quell’esito lo conduce la sua passione per Dio e per l’uomo, passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce, scegli per te qualcosa della mia vita. Di lui, il coraggioso che osa toccare i lebbrosi e sfidare i boia pronti a uccidere l’adultera; il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti; il molto tenero che si commuove per due passeri; il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto; il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; il libero che non si è fatto comprare da nessuno; senza nessun servo, eppure chiamato Signore; il mite che non ha vinto nessuna battaglia ed ha conquistato il mondo. Con la croce, con la passione, che è appassionarsi e patire insieme. Perché “dove metti il tuo cuore là troverai anche le tue ferite” (Francesco Fiorillo).

Se vuoi venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andargli  dietro?  È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo. Chi non l’ha patito? Beato però chi continua, come il profeta: nel mio cuore c’era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo. Senza questo fuoco (roveto ardente, lampada, o semplice cerino nella notte), posso anche guadagnare il mondo ma perderei me stesso.

 

 

1Gv 1,8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Chi nega l’esistenza del libero arbitrio nega il peccato, cioè la responsabilità dell’uomo incline al male.
Chi nega il peccato rende vana l’Incarnazione, la passione e la morte di Gesù Cristo, perché Lui è venuto per salvarci dal peccato.
Se non abbiamo peccato, allora, che senso avrebbe tutta l’economia della salvezza?
Stiamo molto attenti a questo tipo di eresie…
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Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2020

 

 

“Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Sono con voi e vi invito di nuovo, figlioli, ritornate a Dio ed alla preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi.

Figlioli non avrete né futuro né pace finché nella vostra vita comincerete a vivere la conversione personale ed il cambiamento nel bene.

Il male cesserà e la pace regnerà nei vostri cuori e nel mondo.

Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate. Sono con voi ed intercedo presso mio Figlio Gesù per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

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Sul Grande Pianeta i vecchi Saggi osservavano la situazione sempre più drammatica del Piccolo Pianeta.

Il male, già da eoni, era penetrato come un virus nelle menti degli abitanti e le aveva ammalate.

Le loro menti avevano rotto un equilibrio fondamentale

e si erano separate dal cuore, sede dell’anima.

Essi non erano più in grado di prendere delle decisioni sane, guidate dalla loro anima divina,

il distacco della mente dal cuore li aveva resi incoscienti

e crudeli e stavano lentamente distruggendo se stessi e il pianeta tutto.

Un piccolo gruppo di loro, il più malato, si era messo a capo della piramide del Potere

e li aveva spinti a creare uno stolto Sistema di vita

dove il valore numero uno era il denaro, accompagnato dalla disonestà, le false apparenze,

la menzogna, la violenza fisica, economica, finanziaria,

Sanitaria, lo spreco, la velocità, il rumore, il vizio…una vera prigione per le anime!

Era necessario che qualcuno andasse da loro e gli spiegasse la situazione, poiché non riuscivano

neanche a vederla a causa del loro basso livello di coscienza.

Così i vecchi Saggi scelsero con cura un gruppo di Angeli volontari da mandare in missione

sul Piccolo Pianeta.

Prima che partissero, dissero loro: Buona fortuna a voi, figli del Vero Dio di Amore e Luce!

Incarnati nella materia malata, parteciperete al suo processo di guarigione,

per aiutarla a ritornare all’Amore e alla Luce.

Nascerete in stato di amnesia riguardo il Grande Pianeta e la vostra missione,

per evitare di essere scoperti e perseguitati.

Non avrete una vita facile sul Piccolo Pianeta, dove la maggioranza

si occupa soprattutto del soddisfacimento dei bisogni fisici e materiali,

dei valori mondani e di potere.

Soffrirete la discriminazione e avrete poco interesse per le cose del mondo

poiché la vostra mente e la vostra anima saranno

attratte dalla dimensione spirituale.

A questo punto state attenti a non perdere la voglia di vivere.

Ricordatevi di cercare con tutta la vostra forza

il vostro centro interiore, dove nasce il vostro respiro.

Quello è il vero centro d’amore, di comprensione, di evoluzione e di saggezza divina

ed è connesso con noi e con l’Amore Assoluto.

Il vostro compito sarà di aumentare il livello di coscienza degli esseri umani

perché comprendano la situazione drammatica in cui si sono cacciati.

Li aiuterete a stabilire delle priorità, a non alimentarsi più di cadaveri di animali che intossicano

le loro cellule cerebrali

e rendono impossibile l’intuizione delle loro anime.

Gli mostrerete lo stato drammatico del pianeta, della fauna e della flora,

in parte distrutte dall’inquinamento, li aiuterete a liberarsi dai vizi materiali,

come le droghe, e anche psichici

come la negatività della loro mente automatica,

dei loro media che li spingono a pettegolare, lamentarsi, malignare,

distrarsi con un numero immenso di stupidi balocchi.

Non vi saranno grati per questo, poiché non sanno quello che fanno

e preferiscono non saperlo, per continuare così anziché cambiare.

Ma voi gli mostrerete che la strada giusta porta alla salvezza di tutti.

Gli insegnerete soprattutto a ricongiungere le loro menti ai loro cuori,

dove risiedono le loro anime.

Gli spiegherete che il piano divino prevedeva

che l’intelligenza fosse mossa soltanto dai valori morali dell’anima,

che sono ispirati al rispetto di ogni vita,

al raggiungimento e alla condivisione del benessere comune,

per diventare tutti dei custodi coscienti e amorevoli del pianeta

e della vita. Ora andate. Siate Amore e Luce.

 

 

Passò tanto tempo, ma improvvisamente le cose precipitarono.

Nessuno aveva previsto che i pochi malati alla cima della piramide del potere,

vedendo la crescita esponenziale della popolazione sulla terra,

potessero decidere di decimarla,

in modo nascosto e malefico, come tutta la Società dei Vizi

e del Superfluo che avevano creato.

Agli Angeli in missione fu raccomandato di continuare

i loro tentativi di risvegliare le coscienze

e i vecchi Saggi del Grande Pianeta si apprestarono

ad intervenire personalmente

per evitare le azioni di distruzione di massa.

 

(© Marisa Haltiner, 2020)

 

 

 

 

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1) Confessarsi spesso dopo il pentimento sincero per i propri peccati. La confessione è anche un’occasione per prendere coscienza dello stato della propria anima e per combattere i vizi.

2) Chiedere spesso l’aiuto allo Spirito Santo: noi siamo il suo Santo Tempio e Egli ama dimorare in noi, soprattutto quando siamo docili alla sua grazia.

3) Partecipare il più possibile alla Santa Eucaristia. Il Santo Curato d’Ars sosteneva che “Tutte le opere buone messe insieme non eguagliano il valore della Messa”

4) Trovare spesso degli spazi di preghiera personale in cui noi pensiamo solo a Dio, alla Vergine, agli angeli ed ai Santi. La preghiera più disinteressata è la migliore, pertanto è bene pregare anche per tutti gli altri.

5) Mettere sempre Dio al primo posto in tutte le scelte che facciamo

6) Essere diligenti sul posto di lavoro o a scuola cercando di andare d’accordo con tutti i colleghi, anche con quelli meno simpatici.

7) Collaborare sempre al bene della propria famiglia, ognuno in base al suo ruolo. Evitare i litigi e perdonarsi sempre dopo qualche alterco.

8) Partecipare alle attività della Chiesa, iniziando dalla propria parrocchia. Ognuno collabori come può ed in base alla propria disponibilità.

9) Scegliere le letture ed i filmati più edificanti per lo spirito, cercando di istruirsi in relazione alla propria preparazione culturale.

10) Essere sempre consapevoli che il tempo che passiamo su questa terra è fugace, pertanto comportiamoci sempre come se dovessimo lasciare questo mondo in qualsiasi momento deciso da Dio.

 

FB 1 marzo I DI QUARESIMA Matteo 4,1-11

p.Ermes Ronchi

Gesù deve scegliere che tipo di Messia diventare, è la scelta decisiva di tutta la sua vita. La prima sfida riguarda il corpo e le cose: sazia la fame, di’ che queste pietre diventino pane. Pietre o pane, piccola alternativa, che Gesù spalanca. E dice: vuoi diventare più uomo, vivere meglio? Non inaridire la vita a ricerca di beni, di roba. Sogna, ma non ridurre mai i tuoi sogni a cose e denaro. “Non di solo pane vivrà l’uomo”. C’è dentro di noi un di più, una eccedenza, una breccia, per dove entrano mondi, creature, affetti, un pezzetto di Dio.

L’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. E accende in me una fame di cielo che noi tentiamo di colmare con larghe sorsate di terra. Invece il pane è buono ma più buona è la parola di Dio; il pane è vita ma più vita viene dalla bocca di Dio.

Dalla bocca di Dio, dalla sua parola è venuta la luce, il cosmo con sua bellezza e le creature. Dalla bocca di Dio è venuto il soffio che ci fa vivi, sei venuto tu. Se l’uomo vive di ciò che viene da Dio, io vivo di te: fratello, amico, amore, di te. Parola pronunciata dalla bocca di Dio per me.

La seconda sfida tocca la relazione con Dio. Buttati giù, provoca un miracolo! fallo attraverso ciò che sembra il massimo della fede in Dio e invece ne è la caricatura, la ricerca di un Dio magico a proprio servizio. Buttati, così potremo vedere uno stuolo di angeli in volo… Mostra un miracolo, la gente ama i miracoli, e ti verranno dietro. Il diavolo è seduttivo, si presenta come un amico che vuole aiutare Gesù a fare meglio il lavoro di messia.

Gesù risponde: non metterai alla prova Dio. Ed è la mia fede: io credo che Dio è con me, ogni giorno, mia forza e mio canto. Ma io non avanzerò nella vita a forza di miracoli, bensì per il miracolo di un amore che non si arrende, di una speranza che non ammaina le sue bandiere.

La terza posta in gioco è il potere sugli altri: prostrati davanti a me e avrai il mondo ai tuoi piedi. Il diavolo fa un mercato, al contrario di Dio, che non fa mai mercato dei suoi doni. E quanti lo hanno ascoltato! Hanno fatto mercato di se stessi, in cambio di carriera, una poltrona, denaro facile.

Il Satana dice: vuoi cambiare il mondo con l’amore? Sei un illuso! Assicura agli uomini pane, miracoli e un leader, e li avrai in mano. Ma Gesù non cerca uomini da dominare, vuole figli liberi e amanti. Per Gesù ogni potere è idolatria.

Il diavolo allora si allontana e angeli si avvicinano e lo servono. Avvicinarsi e servire, le azioni da cui si riconoscono gli angeli. Se in questa quaresima ognuno si avvicina ad una persona che ha bisogno, ascoltando, accarezzando, servendo, allora vedremmo la nostra terra assomigliare ad un nido di angeli.

 

 

 

 

Il mondo è sempre corso verso un baratro. La storia ce lo ricorda continuamente. Non possiamo dire che ieri era meglio di oggi ecc.

Ogni epoca ha le sue difficoltà. Se dobbiamo fissarci solo sul “baratro”, non mettiamo al mondo più figli.

Ci sono dei movimenti che cercano di colpevolizzare chi fa figli…Forse dimentichiamo che ogni persona è unica ed irripetibile e che è destinata a lodare Dio in eterno.

L’ottica della fede ci aiuta a mettere a fuoco il motivo per cui esistiamo: CONOSCERE, AMARE E SERVIRE DIO in questa vita, per poi goderlo nell’altra.

Se il Padre Creatore fosse stanco dell’uomo, potrebbe, nella sua Onnipotenza, fare in modo che non nascano più persone. Invece la sua Creazione si perfeziona in ognuno di noi ed in quelli che vengono al mondo…

Ognuno di noi ha una croce da portare, ma i frutti sono inimmaginabili: lo sapremo solo nell’altra dimensione…

 

 

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II DOMENICA – Anno A Gv 1,29-34

 

(p. Ermes Ronchi)

 

Vieni, Signore, come una carezza di luce sugli occhi

affinché penetrino l’orizzonte scuro e ti vedano venire.

Vieni Signore

– e liberaci dal male

Vieni, Signore, come un bacio sulla fronte

che scuota i miei pensieri, dal profondo.

Vieni Signore

– e liberaci dal male

Vieni Signore, come abbraccio lungo e caldo

che consumi il freddo e la solitudine.

Vieni Signore,

– e liberaci dal male

 

 

OMELIA

Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!

Ecco l’agnellino… avete mai preso in braccio un agnellino? Che trema, appena nato? Esperienza bellissima. È commovente come si affida a te, così piccolo che ha ancora bisogno della madre e del pastore.

Ecco un Dio che non viene come il Leone o l’Aquila, ma come agnello; che non si impone, chiede di essere preso in braccio; che non può, non vuole far paura a nessuno.

Se hai paura, non è Dio.

Ecco l’agnello, uno dei piccoli del gregge, che riempivano di belati e di sangue il cortile del tempio.

Tanto sangue, e il sacerdote, coltello in mano, ne spruzzava qualche goccia su chi aveva portato l’animale, dicendo: per il perdono dei tuoi peccati.

L’agnello era il perno del sistema dei sacrifici di cui viveva, e bene, la casta sacerdotale al potere.

Chi è il mandante dell’uccisione dell’agnello di Dio, di Gesù? Chi è il mandante dell’omicidio?

Forse il Dio che sta nei cieli? Che ha deciso di non perdonare i peccati, ma di farli pagare e scontare fino all’ultimo centesimo?

Tristissima idea di Dio! Brutta immagine, immorale!

Come posso pensare che il rapporto con Dio sia baratto o mercato? L’uomo ha un debito con il Padrone del mondo, non ce la fa a pagarlo, e allora il Grande Contabile del cosmo se lo fa pagare in moneta di sangue, addirittura dal Figlio.

Per non uccidere tutti i figli, ne fa uccidere uno, come a una decimazione, di triste memoria…

Ma questo sarebbe fare strame della misericordia di Dio, fare mercimonio del suo amore.

Amore mercenario, che si paga, che si compra è negazione d’amore.

Il sommo sacerdote Caifa l’aveva detto ai suo: è meglio che uno solo muoia invece di tutto il popolo (Gv 18,14), come se fossimo in guerra, con un nemico più forte di te, poco importa che sia l’impero di Roma o il Dio del cielo. Dipingono un Dio nemico dell’uomo, da placare con sacrifici che non bastano mai. Che succhia energie preghiere riti paure, come una sorta di insaziabile sanguisuga celeste.

Tutto questo non è vangelo.

 

Gesù non è venuto a portare il perdono dei peccati, troppo poco (anche un uomo sa perdonare, non occorreva che Dio si incarnasse a Natale, non occorreva la croce per questo…);

è venuto a portare molto di più: è venuto a portare se stesso, la sua vita dentro la vita dell’uomo, il cuore dentro il cuore, respiro dentro il respiro, per sempre.

Dio ha guardato l’umanità e l’ha trovata smarrita, malata, sperduta: eravamo come agnellini in mezzo ai lupi.

E non l’ha più sopportato. E allora è venuto a cambiare la storia; invece di portare un giudizio di disgrazia, ha portato grazia e liberazione: uno che toglie il peccato: il santo tra i peccatori,

il puro tra gli impuri, il medico tra i malati, l’agnello fra i lupi,

il primo fra gli ultimi della fila, il cielo mescolato alla terra.

Nella disgrazia è possibile trovare grazia.

Ecco l’agnello, ecco l’amore di Dio mescolato a me, la grazia mischiata qui con noi, per togliere via il peccato del mondo.

Il peccato, al singolare, non i mille gesti sbagliati con cui continuamente laceriamo il tessuto di comunione del mondo, sfilacciamo la bellezza delle persone. Ma il peccato profondo,

la radice malata che inquina tutto.

In una parola: il disamore.

Che è indifferenza, violenza, menzogna, rifiuti, fratture, vite spente, amori criminali…

Gesù viene come il guaritore del disamore (cfr W. Fasser).

E lo fa non con minacce e castighi,

non da leone o da aquila, ma da agnello,

con quella che papa Francesco chiama “la rivoluzione della tenerezza”.

Ecco l’agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra.

Una sfida a viso aperto alla violenza e alla sua logica,

guerra al disamore, che è la globalizzazione dell’indifferenza.

quando l’altro non conta, non mi interessa, non c’è, non me ne importa niente

Questa è la matrice, il grembo che partorisce tutto il male del mondo.

E Gesù a portare a seminare e curare e custodire la globalizzazione dell’attenzione, della cura verso ogni più piccolo figlio della terra.

Il mondo ci prova, ma non riesce,

la terra ha tentato, ma non ce la fa a fiorire secondo il sogno di Dio,

gli uomini non ce la fanno a vivere una vita buona e bella.

Allora Gesù viene come agnello:

porta la rivoluzione della tenerezza.

E lo fa mettendosi contro una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio. Sulla quale prosperava l’istituzione religiosa al potere. Gesù tocca le radici del potere, le taglia, le strappa, le capovolge, capovolge quell’asse che metteva in cima a tutto un Dio dal potere assoluto, compreso quello di volere la tua morte; e sotto di lui uomini di potere, che applicavano a loro volta questo potere ritenuto divino su altri uomini, più deboli, in una scala infinita, giù fino all’ultimo gradino.

L’agnello è un ‘no!’ gridato al ‘così stanno le cose’;

un ‘no!’ gridato forte in faccia al nostro ‘ così va il mondo‘,

dove ha ragione sempre il più forte…

Gesù è il racconto della tenerezza di Dio, porta la rivoluzione della tenerezza, a partire dagli ultimi, dai poveri, dai bambini, dalle donne, dai miti, dai costruttori di pace, da quelli che hanno il cuore puro.

E allora il potere, il disamore diventato potere, non l’ha più sopportato. E ha tolto di mezzo la voce pura, il sogno di Dio.

 

Ecco l’agnello che toglie il disamore.

Giovanni usa il verbo al tempo presente: che toglie il peccato,

non un verbo al futuro, nell’attesa che un giorno accada;

non un verbo al passato, come per una impresa finita,

ma al presente: Ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, infaticabilmente, giorno per giorno, continua a togliere via, a raschiare via, a portare via, adesso ancora, il male dell’uomo.

Cristo è all’opera, lavora adesso in me, dentro i miei sbagli, dentro le mie ferite. E in che modo?

Nello stesso modo in cui opera nella creazione.

Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare la luce del giorno;

per vincere il gelo accende il suo sole,

per vincere la steppa semina milioni di semi;

per vincere la zizzania del campo si prende cura della spiga;

per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature. E ci chiede di passare liberi, disarmati, amorevoli fra le persone. Come lui.

Noi siamo inviati al mondo come breccia, fessura, feritoia di una rivoluzione, quella della tenerezza e della bellezza di Dio, più forte della violenza e della morte.

Il nostro compito è provarci. Il resto non ci compete.

Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi…ma non per farvi sbranare. I lupi sono più numerosi, ma non sono più forti. Non vinceranno perché con noi c’è il pastore bello, il pastore grande, che ha vinto il mondo.

 

Vorrei sottrarmi, ma il mio compito è provarci,

con tante cadute e infinite riprese.

Mi basterebbe riuscire a indicare, di tanto in tanto,

una direzione, un pertugio, una fessura

da cui traspaia un barlume della bellezza e della tenerezza di Dio,

le due sole forze cose che salveranno,

che salvano, adesso, il mondo.

 

 

 

 

 

 

Per quanto uno si dia da fare per accumulare ricchezze materiali, quando verrà preso dal Signore lascerà tutto sulla terra. Non porterà con sé nemmeno i vestiti e le scarpe.

Anche chi si preoccupa di aquisire fama e prestigio in questo mondo, quando sarà nell’altra dimensione queste non avranno alcun valore.

Chi si dà da fare per arricchire il proprio bagaglio culturale acquisendo sapere e scienza solo per se stesso, quando morirà prenderà consapevolezza che cultura e scienza non erano così importanti come pensava.

Chi dà la priorità ai cibi prelibati ed alla concupiscenza della carne, nell’aldilà sarà deluso perché comprenderà che non aveva messo Dio al primo posto.

 

“Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!”

1Gv 2,12-17

 

 

 

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Dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

53. Perché è stato creato il mondo?
Il mondo è stato creato per la gloria di Dio, che ha voluto manifestare e comunicare la sua bontà, verità e bellezza. Il fine ultimo della creazione è che Dio, in Cristo, possa essere «tutto in tutti» (1 Cor 15,28), per la sua gloria e per la nostra felicità.
«La gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio» (sant’Ireneo)

54. Come Dio ha creato l’universo?

295-301 317-320

Dio ha creato l’universo liberamente con sapienza e amore- II mondo non è il prodotto di una necessità, di un destino cieco o del caso. Dio ha creato «dal nulla» (ex nihilo: 2Mac 7,28) un mondo ordinato e buono, che egli trascende in modo infinito. Dio conserva nell’essere la sua creazione e la sorregge, dandole la capacità di agire e conducendo la al suo compimento, per mezzo del suo Figlio e dello Spirito Santo.

55. In che cosa consiste la Provvidenza divina? 302-306 321

Essa consiste nelle disposizioni, con cui Dio conduce le sue creature verso la perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate. Dio è l’autore sovrano del suo disegno. Ma per la sua realizzazione si serve anche della cooperazione delle sue creature. Allo stesso tempo, dona alle creature la dignità di agire esse stesse, di essere causa le une delle altre.

56. Come l’uomo collabora con la Provvidenza divina? 307-308 323

All’uomo Dio dona e chiede, rispettando la sua libertà, di collaborare con le sue azioni, le sue preghiere, ma anche con le sue sofferenze, suscitando in lui «il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni» (Fil 2,13).

57. Se Dio è onnipotente e provvidente, perché allora esiste il male? 309-310 324,400

A questo interrogativo, tanto doloroso quanto misterioso, può dare risposta soltanto l’insieme della fede cristiana. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male. Egli illumina il mistero del male nel suo Figlio, Gesù Cristo, che è morto e risorto per vincere quel grande male morale, che è il peccato degli uomini e che è la radice degli altri mali.

58. Perché Dio permette il male? 311-314 324

La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene. Dio questo l’ha già mirabilmente realizzato in occasione della morte e risurrezione di Cristo: infatti dal più grande male morale, l’uccisione del suo Figlio, egli ha tratto i più grandi beni, la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione.

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SIAMO STIRPE DI DIO (At 17,15.22 – 18,1)

“Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.

Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra.
Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”.

Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano.

Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

I Dom. di Avvento – A – 2019

L’Avvento è attesa: questo mondo ne porta un altro nel suo grembo

Vangelo – Matteo 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano… e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «il vizio supremo della nostra epoca» (R. Panikkar). L’Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci. Per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento.

L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce. Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l’attesa, la conoscono dall’interno. Avvento è vita che nasce, dice che questo mondo porta un altro mondo nel grembo; tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. Tempo per guardare in alto e più lontano.

Anch’io vivo giorni come quelli di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi sfiora in casa e magari ha gli occhi gonfi, di chi mi rivolge la parola; di cento naufraghi a Lampedusa, di questo pianeta depredato, di un altro kamikaze a Bagdad. È possibile vivere senza accorgersi dei volti. Ed è questo il diluvio!

Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati nelle infinite carceri del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, senza garanzia e speranza, derubati del loro futuro; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla.

I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me, placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non so più sognare. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro… Mi ha sempre inquietato l’immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Cerco di capire meglio: perché so che Dio non è ladro di vita. Solo pensarlo mi sembra una bestemmia. Dio viene, ma non è la morte il suo momento. Verrà, già viene, nell’ora che non immagini, cioè adesso, e ti sorprende là dove non lo aspetti, nell’abbraccio di un amico, in un bimbo che nasce, in una illuminazione improvvisa, in un brivido di gioia che ti coglie e non sai perché.

È un ladro ben strano: è incremento d’umano, accrescimento di umanità, intensificazione di vita, Natale.

Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo. Tenersi pronti non per evitare, ma per non mancare l’incontro, per non sbagliare l’appuntamento con un Dio che viene non come rapina ma come dono, come Incarnazione, «tenerezza di Dio caduta sulla terra come un bacio» (Benedetto Calati).

(Letture: Isaia 2,1-5; Salmo 121; Romani 13,11-14; Matteo 24,37-44)

 

“Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate

viene il Figlio dell’Uomo.”

L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret

nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce.

Attendere, infinito del verbo amare.

Le donne, le madri, sanno nel loro corpo

che cosa è l’attesa,

la conoscono dall’interno.

Avvento è vita che nasce,

dice che questo mondo

porta un altro mondo nel grembo;

tempo per accorgerci,

come madri in attesa,

che germogli di vita

crescono e si arrampicano in noi.

Tempo per guardare in alto

e più lontano.

(Ermes Ronchi)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-avvento-e-attesa-questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-suo-grembo

 

 

 

Avete gustato la bellezza di un fiore ?

Avete ammirato la bellezza di una verde vallata coronata dai monti?

Vi siete compiaciuti della bellezza del mare con i suoi splendidi riflessi?

Vi siete stupiti della bellezza di un volto dagli armonici tratti?

Vi siete inteneriti per la bellezza di un bimbo sorridente?

Siete stupefatti della bellezza di un cavallo che corre così elegantemente?

Siete estasiati per la bellezza di una sublime sinfonia?

Provate a pensare a tutta la bellezza di questo mondo, ma chiedete spesso: come sarà quella del Creatore?

Sí, perché é proprio Lui la fonte di ogni piú sublime bellezza!

 

 

 

 

 

In questa dimensione terrena pochi si stupiscono della complessità affascinante e mostruosa dell’esistenza umana.

Chi e quanti ne prendono realmente coscienza?

Pochissimi esprimono meraviglia e stupore di esistere in quel modo, in quel contesto, con quel tipo di coscienza.

Se uno scoprisse in profondità il suo vero stato esistenziale e ne prendesse consapevolezza, oltre alle apparenze ed ai luoghi comuni, sarebbe continuamente a cercare conferme negli altri..ma ne trova ben poche.

Che sia anche per questo che abbiamo perso il Paradiso primordiale?

Essere circondati ed invasi dalla nebbia più fitta e non vedere che c’è un incredibile mondo che pullula in noi e fuori di noi e che il tutto è sorretto dal Creatore.

Prenderne coscienza è un grande dono da chiedere allo Spirito Santo…

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Dio ci ha creati per Amore. Ci ha donato il libero arbitrio e il suo stesso Figlio Gesù Cristo, il quale è nato, ha patito ed è morto per salvare tutti noi dalla corruzione del peccato, cioè dalla mancanza d’amore.

La sua Risurrezione significa che tutti coloro che credono in Lui saranno anch’essi risorti e godranno della Beatitudine eterna nel Circolo Trinitario, dove non ci saranno né la morte né la corruzione, ma solo dinamismo d’amore, pace, conoscenza,contemplazione della gloria di Dio.

Lo scopo della nostra esistenza, quindi, è la vera felicità eterna in Gesù Cristo risorto. La graduale distruzione della terra è dovuta alla carenza d’amore di tutti coloro che non vogliono credere nel messaggio salvifico di Gesù Cristo, per questo diventano sempre più egoisti e disinteressati al benessere degli altri.

Si inquina la terra e si sperperano le sue risorse per egoismo ed avidità.

Se tutti fossimo veramente altruisti, come Gesù e i suoi santi che hanno dato l’esempio, la terra intera cambierebbe nel bene…

 

 

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Chi desidera diventare un altro, snatura se stesso e non sa riconoscere il dono divino che ha ricevuto di essere una persona unica ed irripetibile. L’altro potrá possedere la genialitá, il potere, il fascino,le ricchezze, l’onore, il successo.

Ma non potrá mai ragionare con la tua mente, vivere le tue stesse emozioni, vedere il mondo come lo vedi tu.

Questo perché sei l’unico dell’Universo, nessuno sarà mai esattamente quello che sei, non potrá vivere come stai vivendo o pensare ció che stai pensando, o fare le identiche cose che stai facendo.

Tu sei tu ed agli occhi di Dio sei la sua gioia creatrice.

Non voler mai essere un altro…

 

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Signore Gesù, aiutami ad accrescere la mia fede.

Tu sai che, pur avendo l’uso di ragione, sono ancora “piccolo” agli occhi degli adulti e, se non sono prudente, rischio di essere influenzato negativamente da coloro che non ti conoscono o ti disprezzano.

Aiutami ad essere convinto che Tutto è stato creato per mezzo tuo e che Tu sei la Sapienza incarnata. Fa’ che ascolti volentieri le tue sante parole contenute del Vangelo e le possa mettere in pratica.

Illumina coloro che mi educano e mi istruiscono affinché io cammini nella verità.

Vedo che il mondo, creato per mezzo tuo, è meraviglioso, ma ci sono anche tanti pericoli insidiosi.

Oggi sono pochi coloro che ti adorano in cuor loro.

Fa’ che io, i miei famigliari, gli educatori, gli amici e l’intero genere umano, riconosciamo in Te la Verità per poterti glorificare con la nostra vita e per l’eternità.

 

 

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(preghiera di un cristiano pre-adolescente)

 

Signore Gesù, aiutami ad accrescere la mia fede.

Tu sai che, pur avendo l’uso di ragione, sono ancora “piccolo” agli occhi degli adulti e, se non sono prudente, rischio di essere influenzato negativamente da coloro che non ti conoscono o ti disprezzano.

Aiutami ad essere convinto che Tutto è stato creato per mezzo tuo e che Tu sei la Sapienza incarnata.

Fa’ che ascolti volentieri le tue sante parole contenute del Vangelo e le possa mettere in pratica.

Illumina coloro che mi educano e mi istruiscono affinché io cammini nella verità.

Vedo che il mondo, creato per mezzo tuo, è meraviglioso, ma ci sono anche tanti pericoli insidiosi.

Oggi sono pochi coloro che ti adorano in cuor loro.

Fa’ che io, i miei famigliari, gli educatori, gli amici e l’intero genere umano, riconosciamo in Te la Verità per poterti glorificare con la nostra vita e per l’eternità.

 

Bisogna essere semplici come colombe, ma astuti come i serpenti. In tutti i settori della societá si trovano lupi e sciacalli che approfittano del nostro desiderio di seguire il Vangelo credendoci stupidamente ingenui.

Ma lo Spirito Santo ci suggerisce sempre come comportarci, se ci fidiamo di Lui.

Gesú ha vinto il mondo, per cui non perdiamoci d’animo e stiamo dalla sua parte, anche se tutto sembra volgere a favore del principe di questo mondo.

Non temiamo se i furbi e i perversi detengono il potere di questo mondo, perché non possono possedere le nostre anime se esse sono Tempio dello Spirito Santo…

 

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Commento al Vangelo – di Ermes Ronchi – pubblicato su Avvenire
Quella porta «stretta» per aprirci all’essenziale

XXI Dom. T. O. – Anno C – agosto 2019

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. […]» (Luca 13,22-30)

Gesù è in cammino verso la città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi chiede. E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà facile. E ricorre all’immagine della porta stretta. Un aggettivo che ci inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà. Ma tutto il Vangelo è portatore non di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono i piccoli e i bambini e i poveri che saranno i principi del Regno di Dio; è stretta ma a misura d’uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta.

L’insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande. Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali. Quelli che si accalcano per entrare si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti. Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).

Abbiamo mangiato in tua presenza… Non basta mangiare il pane che è Gesù, spezzato per noi, bisogna farsi pane, spezzato per la fame d’altri. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia. Non vi conosco. Il riconoscimento sta nella giustizia fattiva. Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, ma perché hai mani di giustizia. Ti riconosce non perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per i piccoli e i poveri.

Non so di dove siete: il vostro modo di vedere è lontanissimo dal mio, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un altro pianeta. Infatti, quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessun gesto di giustizia per i fratelli.

La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: la sala è piena, oltre quella porta Gesù immagina una festa multicolore: verranno da oriente e occidente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa. Viene sfatata l’idea della porta stretta come porta per pochi, solo per i più bravi. Tutti possono passare, per la misericordia di Dio. Il suo sogno è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.
(Letture: Isaia 66,18-21; Salmo 116; Ebrei 12,5-7.11-13; Luca 13,22-30)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quella-porta-stretta-per-aprirciall-essenziale

 

 

«Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi…

Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?

L’ anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. …ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 2,18.22s. 4,2-3).

«Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo!» (2Gv 1,7).

 

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Tu che non puoi fare a meno di andare spesso in luoghi diversi, ti illudi pensando di acquisire chissá quali nuove esperienze, di conoscere culture e modi diversi di vivere, se fuggi solo da te stesso.

Anche nei paesi più lontani e strani porti sempre te stesso, i tuoi pregiudizi ti seguiranno ovunque e così pure la tua vecchia visione del mondo sarà difficile da debellare se non riesci a staccartene dopo aver cercato di comprenderla.

Sono utili i viaggi in giro per il mondo, ma giovano molto di più quelli nel tuo “io”, perché la consapevolezza della tua vera identità ti induce a conoscere la tua intimità, la quale é meno intima di quello che credi. E più conosci te stesso, piú conosci l’umanitá…

 

(Una voce dal deserto)

 

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Più rincorri il mistero e piú il mistero rincorre te.

Si intuisce bene che siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo.

Non appoggiarti alle cose che passano, ma a quelle che appartengono all’eternitá, per cui vivi l’istante in modo distaccato: sei venuto al mondo senza recare con te alcunché, lo lascerai senza trascinare dietro di te alcuna cosa.

Troverai tutto nel Creatore, da dove provieni…

 

 

 

Da solo, con le sole tue forze, è impossibile che tu possa conoscere bene te stesso.

Siccome Dio ti conosce infinitamente meglio di come tu conosci te stesso, solo alla sua luce tu puoi vedere ciò che c’è realmente nel tuo mondo interiore. Puoi fare migliaia di esercizi di auto-conoscenza, ma se non hai il coraggio di conoscerti nella verità, non ti gioveranno molto.

Dio è la Verità, pertanto in Lui non potrai ingannarti. Se invochi lo Spirito Santo, Egli ti dona il discernimento che potrà illuminare la tua oscura interiorità. Scoprirai cose che non avresti mai sospettato, ma nello Spirito sarai contento di averle fatte emergere perché esse limano il tuo orgoglio e ti preparano ad esercitarti nelle virtù.

Prenderai consapevolezza anche delle radici del male che ti agitano interiormente, ma questo non deve affliggerti, ma considerala una grande grazia che ti spinge a chiedere a Dio il perdono per la vera conversione del cuore.

Un cuore affranto ed umiliato Tu, o Dio, non disprezzi.

 

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

XIV Domenica – Tempo ordinario – Anno C – 2019
Gesù insegna uno sguardo nuovo per muoverci nel mondo

Vangelo – Luca 10,1-12.17-20
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. […]

Commento di p. Ermes Ronchi per i social
La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano. Gesù insegna uno sguardo nuovo per muoverci nel mondo: la terra matura continuamente spighe di buonissimo grano. Insegna un modo nuovo di guardare l’umanità: la vede come un campo traboccante di un’abbondanza di frutti.

Noi abbiamo sempre interpretato questo brano come un lamento sul tanto lavoro da fare e sulla scarsità di vocazioni sacerdotali o religiose. Ma Gesù dice qualcosa di molto più importante: il mondo è buono. C’è tanto bene sulla terra. Sa che il padre suo ha seminato bene nei cuori degli uomini: molti di essi vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano solo un piccolo spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori solitari attendono una carezza per sbocciare alla fiducia.
Gesù manda discepoli, ma non a lamentarsi di un mondo lontano da Dio, ma ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio si è fatto vicino, Dio è vicino, vicino alla tua casa… Mai è stato così vicino! Viviamo oggi un momento epocale di rinascita spirituale, di rinascita alla vita. Questo mondo che a noi sembra in crisi, è un immenso laboratorio di idee nuove, progetti, esperienze di giustizia e pace, un altro mondo sta nascendo, e reca frutti di libertà, di consapevolezza, di salvaguardia del creato.

Di tutto questo lui ha gettato il seme, nessuno lo potrà sradicare dalla terra. Manca però qualcosa, manca chi lavori al buono di oggi. Mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana.

A questi lui dice: Andate: non portate borsa né sacca né sandali… Vi mando disarmati. Decisivi non sono i mezzi, decisive non sono le cose. I messaggeri vengono portando un pezzetto di Dio in sé. Se hanno un pezzetto di Vangelo dentro, lo emaneranno tutto attorno a loro, lo irradieranno: «se in noi non è pace, non daremo pace, se in noi non è ordine non creeremo ordine» (G.Vannucci).

Gesù affida ai discepoli una missione che concentra attorno a tre nuclei: Dove entrate dite: pace a questa casa; guarite i malati; dite loro: è vicino a voi il Regno di Dio. I tre nuclei della missione: seminare pace, prendersi cura, confermare che Dio è vicino.

Portano pace. E la portano a due a due, perché non si vive da soli, la pace. La pace è relazione. Comporta almeno un altro, comporta due in pace, in attesa dei molti che siano in pace, dei tutti che siano in pace. La pace non è semplicemente la fine delle guerre: Shalom è pienezza di tutto ciò che desideri dalla vita.

Guariscono i malati. La guarigione comincia dentro, quando qualcuno si avvicina, ti tocca, condivide un po’ di tempo e un po’ di cuore con te. Esistono malattie inguaribili, ma nessuna incurabile, nessuna di cui non ci si possa prendere cura.

Poi l’annuncio: è vicino, si è avvicinato, è qui il Regno di Dio. Il Regno è il mondo come Dio lo sogna. Dove la vita è guarita, dove la pace è fiorita. Dite loro: Dio è vicino, più vicino a te di te stesso; è qui, come intenzione di bene, come guaritore della vita.

Vanno i settantadue, ricchi solo di un santuario di povertà e dicono: «Nella tua umanità profonda, più intimo a te di te stesso, crocifisso con te nella tua pena, e poi flauto per la tua danza, Dio è vicino». La loro buona novella è: «Dio è con noi, con amore». Questo auguro, di tutto cuore, a ciascuno: «Dio sia con te, con amore».

Commenti al Vangelo – domenica 7 luglio – p.Ermes – Il mondo E’ buono

 

 

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 LUGLIO 2019

 

 

“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna.

Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.

Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita.

Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza.

La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta.

Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo.

Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio.

Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostre preghiere siano sempre con loro.

 

Vi ringrazio!”. Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

Tutti noi siamo in qualche modo “extraterrestri”, nel senso che non abbiamo pianta stabile su questa terra destinata a deflagare prima o poi negli abissi cosmici.

Il nostro vero destino è un mondo nuovo immortale che ancora non possiamo conoscere a fondo.

Certamente la curiosità è una costante quasi per tutti: ci interessa sapere se esistono altre civiltà, oltre la nostra, in qualche galassia sperduta dell’Universo, anche se ancora non possediamo tracce certe. Però si riflette piuttosto poco su qualcosa che crediamo sia a nostra portata: l’uomo stesso.

Tra di noi siamo infinitamente sconosciuti, anche se ci illudiamo di sapere qualcosa l’uno dell’altro. Siamo persino sconosciuti a noi stessi perché non sappiamo comprendere chi realmente siamo e quali sono le dinamiche che ci spingono a pensare ed agire come facciamo normalmente.

Se davvero ci impegnassimo ad osservare in profondità ciò che pullula in ognuno di noi, (noi stessi soprattutto), ci renderemmo conto di quanto siamo sconosciuti e che non basterebbe una vita intera per scoprire la nostra vera essenza, la quale è nel profondo della nostra anima immortale.

Sappiamo per fede che esiste un universo, che noi diciamo spirituale: i santi, gli angeli e la stessa Trinità dalla quale tutti proveniamo.

Se ci impegnamo a rientrare umilmente in noi stessi, in profonda adorazione per Colui che abita in noi, perché siamo Tempio dello Spirito Santo, allora cominceremmo a capire qualcosa di noi, perché ce lo rivela lo Spirito Santo: tutto l’Universo è proprio in noi, nella nostra coscienza, nel profondo della nostra anima unica ed irripetibile.

Probabilmente il problema dell’esistenza di qualche civiltà extraterrestre passerebbe in secondo piano, perché la dimensione interiore di ognuno di noi è già infinitamente ricca di novità.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Ascensione del Signore – Anno C – 2019

Una «forza di gravità» che spinge verso l’alto

Vangelo – (Luca 24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo (…)

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Ascensione è la navigazione del cuore, che ti conduce dalla chiusura in te all’amore che abbraccia l’universo (Benedetto XVI). A questa navigazione del cuore Gesù chiama gli undici, un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e fedeli. Li spinge a pensare in grande, a guardare lontano, ad essere il racconto di Dio “a tutti i popoli”.

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Nel momento dell’addio Gesù allarga le braccia sui discepoli, li raccoglie e li stringe a sé, prima di inviarli.

Ascensione è un atto di enorme fiducia di Gesù in quegli uomini e in quelle donne che lo hanno seguito per tre anni, che non hanno capito molto, ma che lo hanno molto amato: affida alla loro fragilità il mondo e il vangelo e li benedice.

È il suo gesto definitivo, l’ultima immagine che ci resta di Gesù, una benedizione senza parole che da Betania raggiunge ogni discepolo, a vegliare sul mondo, sospesa per sempre tra cielo e terra.

Mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.

Gesù non è andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo. È asceso nel profondo delle cose, nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come benedizione, forza ascensionale verso più luminosa vita. Non esiste nel mondo solo la forza di gravità verso il basso, ma anche una forza di gravità verso l’alto, che ci fa eretti, che fa verticali gli alberi, i fiori, la fiamma, che solleva l’acqua delle maree e la lava dei vulcani. Come una nostalgia di cielo.

Con l’ascensione Gesù è asceso nel profondo delle creature, inizia una navigazione nel cuore dell’universo, il mondo ne è battezzato, cioè immerso in Dio. Se solo fossi capace di avvertire questo e di goderlo, scoprirei la sua presenza dovunque, camminerei sulla terra come dentro un unico tabernacolo, in un battesimo infinito.

Luca conclude, a sorpresa, il suo vangelo dicendo: i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Dovevano essere tristi piuttosto, finiva una presenza, se ne andava il loro amore, il loro amico, il loro maestro. Ma da quel momento si sentono dentro un amore che abbraccia l’universo, capaci di dare e ricevere amore, e ne sono felici (ho amato ogni cosa con l’addio (Marina Cvetaeva).

Essi vedono in Gesù che l’uomo non finisce con il suo corpo, che la nostra vita è più forte delle sue ferite. Vedono che un altro mondo è possibile, che la realtà non è solo questo che si vede, ma si apre su di un “oltre”; che in ogni patire Dio ha immesso scintille di risurrezione, squarci di luce nel buio, crepe nei muri delle prigioni. Che resta con me “il mio Dio, esperto di evasioni.” (M. Marcolini).

(Letture: Atti 1,1-11; Salmo 46; Ebrei 9,24-28;10.19-23; Luca 24,46-53)

Commenti domenica 2 giugno (VII di Pasqua) – p.Ermes – Ascensione nostalgia del cielo

 

 

 

 

Il nostro mondo interiore è molto più grande dell’Universo esteriore, innanzitto perché Dio stesso abita in noi, se lo vogliamo accogliere.

Poi, perché, essendo fatti ad immagine e somiglianza divina, la nostra stessa immaginazione può “creare” quasi all’infinito espressioni, forme ed oggetti del pensiero.

Sogni, fantasie, idee, desideri ed elaborazioni di ogni tipo scaturiscono dalla nostra incredibile mente così unica e complessa per ogni individuo umano.

Però non ci sappiamo stupire adeguatamente per queste incredibili potenzialità che ci sono state donate, in quanto non ne siamo pienamente consapevoli e ci lasciamo anestetizzare dall’abitudine, dai luoghi comuni e dai pregiudizi ideologici del tempo.

È per questo che dilaga il malcontento e la depressione.

Noi uomini e donne non possiamo fare a meno di Dio perché proveniamo da Lui e la nostra anima è immortale.

 

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VI domenica di Pasqua

 

Verremo e prenderemo dimora in chi ama.

E sarete casa di Dio, tenda, dimora, abitazione del Padre.

Chi, io? Ma davvero? Penso, e mi rispondo: magari. Forse i santi.

Qui troverai ben poco Signore, starai alle strette; qualche volta, spesso ti trascurerò, mi dimenticherò di te; forse troverai poco più di una baracca, una stalla, una catapecchia, c’è poco di grande, di bello, di buono. Ma ti prego, non andare via.

Ma poi penso che, se è nato in una stalla, non si scandalizzerà di quel tanto di sporco, o di quel muro cadente, che troverà in me o in te.

Guarda, Signore, troverai poco, però ti assicuro che cercherò di salvare un riparo per te, un pezzetto di casa per te, un pezzetto di cuore, dove ci sia un riparo per lo Spirito Santo, un nido per la pace che tu porti.

La pace. Gesù risorge, incontra i suoi, e la prima parola è: Pace a voi!

Sono tante le persone oggi che vanno cercando un po’ di pace, perché tradite, deluse, depresse… e la prima tentazione è quella di addormentare la coscienza, di fare una anestesia interiore; mandando giù farmaci contro lo stress e contro l’ansia; o sostanze stupide, come alcool e droghe, e ne inventano continuamente di nuove, e le chiamano stupefacenti, appunto perché fanno stupida la relazione alla vita

Vi do la mia pace, non come fa il mondo.

Gesù non fa ai suoi un augurio, ma una constatazione, al presente; dice che la pace è lasciata, è data, “è” già qui, nelle mani nostre, che oramai siete in pace con Dio, con gli uomini, con voi stessi, con la natura.

Scende pace, piove pace sui cuori e sui giorni. È pace.

Miracolo continuamente tradito, ma continuamente rifatto, e di cui non ci è concesso stancarci.

La pace che non si compra e non si vende, ma è dono che diventa conquista, con un artigianato paziente. Come?

Ieri sera ascoltavo il medico congolese Mukwege, premio Nobel per la pace, raccontare di violenze inimmaginabili sulle donne nelle guerre del Congo, cose da incubo, allo scopo di distruggere la donna, asse portante della comunità da conquistare. E lui ha visto, e ne è stato travolto; è cambiato dentro, ed ha preso a curarle, a difenderle, a raccontare la loro storia al mondo. E lo ha fatto pur avendo subito 10 attentati alla sua vita.

Un eroe. Ma con lui tanti altri eroi anonimi e piccoli: infermieri, collaboratori…ma soprattutto le donne stesse che si svegliavano dall’intervento e la prima domanda era: come stanno i bambini? Non: come sto io. Ma vanno a scuola i bambini? Amore oltre l’immaginazione. Gli uomini no, loro quando si svegliano dall’operazione la prima domanda è: dottore, come sto io? È grave?

La donna: Come sta il mio bambino?

Ma non vi da speranza questo? Mi dava dolore ascoltarlo, dolore fisico, e mi dava speranza invincibile.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Basta col dominio della paura: la violenza non vince, non per sempre.

Non come la dà il mondo, io do la pace… il mondo cerca la pace come un equilibrio di paure o come la vittoria del più forte e crudele; non si preoccupa di riconoscere i diritti dell’altro, ma di come strappargli via un altro pezzo del suo diritto. La pace di Gesù è: beati i miti, gli assetati di giustizia, i costruttori di pace… abbracciare l’ultimo, il bastonato, la donna violata e ridarle una strada. E che non sia sola.

I verbi della guerra tra noi sono tre, tre verbi maledetti, che dicono, portano, fanno male:

prendere, anche ciò che non è tuo, accumulare, ammassare, pugno chiuso;

salire, cioè stare sopra gli altri, più in vista, più noti e famosi, superiori;

dominare, cioè voler comandare, decidere per gli altri, e che siano sottomessi e ossequienti.

Tre verbi di guerra: prendere, salire, dominare.

Così il mondo dà la sua pace ai vincitori di queste battaglie. Che si armano per una successiva battaglia in cui saranno inevitabilmente sconfitti.

Invece Gesù contrappone, lungo tutto il vangelo tre altri verbi, opposti, che sono benedetti, portatori di bene, rivelatori del bene profondo:

dare, cioè saper aprire le mani nel dono, mani aperte, non pugni chiusi;

scendere, mettersi a fianco e non sopra, accompagnare e non imporsi;

servire, grande, per coraggiosi e per innamorati, per madri che sanno dire. prima vieni tu e dopo io.

Dare, scendere servire. Tre verbi benedetti, verbi di pace.

In una relazione difficile io mi domando: ma voglio andare d’accordo con te o voglio semplicemente vincere? Preferisco, ma dentro, ma davvero, la pace con te o la vittoria su di te?

L’altra parola-promessa di oggi è lo Spirito santo. Vi ricorderà, vi insegnerà…

Mi piace da matti questo Spirito santo: ri-corderà, cioè ri-porterà al cuore, riaccenderà tutto Gesù.

Non ci spinge in chiesa, ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.

Vi riporterà al cuore gesti e parole di lui, di quando passava e guariva la vita, e diceva parole di cui non si vedeva il fondo.

Ma non basta, lo Spirito apre uno spazio di conquiste e di scoperte: vi insegnerà nuove sillabe divine e parole mai dette ancora.

Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto ‘in quei giorni irripetibili’ e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani.

Gregorio Magno, grande papa, diceva, ricordiamolo: l’ultimo dei credenti può interpretare la parola di Dio come la interpreto io.

Insegnamento dimenticato. Dici magistero della chiesa e tutti pensiamo a quei documenti di molte pagine che escono dalla penna dei papi; magistero della chiesa è questo magistero dello Spirito, diffuso su tutti. Non è la riserva di qualcuno, è di tutti!

 

Vi insegnerà ogni cosa: lo Spirito ama insegnare, accompagnare oltre, verso paesaggi inesplorati.

Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, testimonianza viva.

Cristo è la nostra pace (Ef 2,14), è venuto a disarmare il cuore, a disarmare le mani, a disarmare la mente: metti via la spada.

Anzi: metti via, cancella il concetto stesso di nemico. È venuto a dire l’indicibile: amate i vostri nemici. Si può vincere il male, ma con il bene e non con un male più forte. Uccidendo l’inimicizia, e non il nemico.

Pace, fragile germoglio, che si costruisce con pazienza, che si custodisce solo piantando piccole oasi di pace là dove siamo chiamati a vivere, ciascuno con la sua piccola palma di pace, piantata nel deserto della storia. Non vedo altra strada. La mia oasi, più la tua, più quella di un altro…E quando le oasi saranno migliaia conquisteranno il deserto e lo faranno fiorire.

Casa di Dio siete voi se custodite libertà e speranza (Eb 3,6), e non già se custodite archivi di dogmi o catechismi. Ma se voi sapete fare voto di libertà e voto di speranza, e custodirle a nome di tutti, voi siete la casa di Dio nella città degli uomini.

Preghiera per oggi

 

   
 

 

Padre dell’umanità, Signore della storia, guarda questo continente europeo al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi, precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.
Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo, dai profeti, dai monaci, dai santi; guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri e toccate dalla voce dei Riformatori.
Guarda i popoli uniti da tanti legami ma anche divisi, nel tempo, dall’odio e dalla guerra.
Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito fondata non soltanto sugli accordi economici, ma anche sui valori umani ed eterni.
Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche, pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.
Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere di suscitare e promuovere un’ intesa tra i popoli che assicuri per tutti i continenti, la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

Card. Carlo Maria Martini, Preghiera per l’Europa, 26 maggio 2005

 

 

 
   

 

 

 

 

 

La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. (Ap. 21,23)

 

La natura della luce che attualmente vediamo in questa dimensione terrena, e di cui non possiamo fare a meno per vivere, viene ancora studiata prendendo in considerazione i fotoni, quanti del campo elettromagnetico.

Nella dimensione ultra-terrena la luce non è come quella terrestre. Essa ha una natura assai diversa e qualitativamente molto superiore sotto ogni punto di vista.

La vera luce, quella che permette la vita e la sua visione, proviene direttamente da Dio, tramite suo Figlio (Luce da Luce), il quale ha detto “Io sono la luce del mondo”.

Siccome Dio è Amore, nell’aldilà dei redenti la vera luce è l’Amore stesso, il quale sostiene tutto e tutti e consente di vedere le profondità della vita divina stessa in ognuno di noi.

Solo l’amore percepisce rettamente la natura dell’amore, per cui ogni redento è immerso nella luce divina nella quale vibra in sintonia con tutto l’Universo rigenerato.

La Beatitudine di ognuno consiste proprio nella perfetta sintonia con la luce divina.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Quanti volti abbiamo conosciuto dalla nostra nascita! Ognuno con la sua storia e le sue aspirazioni, con i suoi pregi ed i suoi difetti.

Peró, siccome nulla succede a caso, tutti hanno in qualche modo contribuito alla formazione della persona che ora siamo, anche se in modo impercettibile.

Dal semplice passante al collega di lavoro, dal famigliare all’estraneo, dall’amico al nemico, dal subalterno al superiore, dall’indifferente all’interessato, ecc. c’é sempre stata una qualche interazione che ha sollecitato la nostra mente, la nostra visione del mondo e la memoria modificandole.

Non riusciamo nemmeno ad immaginare quanto gli altri ci abbiano influenzato e quanto noi abbiamo influenzato gli altri. Lo capiremo solo nell’altra Dimensione, quando vivremo in pienezza.

Per questo dobbiamo cercare di rispettare ed amare il prossimo con il nostro pensiero e con l’azione.

Cosa difficile da realizzare per la nostra fragilità, ma non impossibile a Dio!

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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Se vediamo il mondo senza gustarne anche il lato poetico, cos’è la vita? Diventa un insieme di cose senza senso che lasciano sempre un fondo d’amarezza e di frustrazione. Le vediamo con occhi appannati dal velo dell’abitudine per cui sono ripetitive, monotone e carenti di una vera anima.

Quando con il nostro sguardo stupito restituiamo a tutto ciò che esiste il loro vero valore, cioè il fatto che sono state create dall’Assoluto per un fine superiore a ciò che abitualmente pensiamo, allora cambiamo interiormente, liberiamo il divino che c’è in ognuno di noi, ci lasciamo incantare dallo straordinario che si cela nell’ordinario.

Lo sguardo poetico di un vero artista, spontaneamente sensibile, rende ancora più bella la Creazione.

La vera creatività consiste proprio nel contemplare la bellezza e la varietà delle esistenze, anche con le loro luci e le loro ombre.

 

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Gesù, luce da luce, sole senza tramonto,

tu rischiari le tenebre nella notte del mondo.

In te, santo Signore, noi cerchiamo il riposo

dall’umana fatica, al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono, veglia in te il nostro cuore;

la tua mano protegga coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore, dalle insidie del male

i figli che hai redenti col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo, nato da Maria Vergine,

al Padre ed allo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

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Un giorno Gesù disse a suor Faustina: “Figlia Mia, se vuoi creo in questo momento un nuovo mondo più bello di questo e passerai in esso il resto dei tuoi giorni”

Gesù è Dio incarnato e come tale è Onnipotenza d’Amore.

Molti si chiederanno perché Gesù, infinitamente buono, non pone ognuno di noi in un mondo migliore dove non esistono malattie, guerre, sofferenza, ingiustizie, violenze, scandali ecc.

Pochi però pensano che noi esistiamo in questa condizione terrena corruttibile a causa del peccato, ma Dio vuole che ognuno di noi si salvi e che lotti per raggiungere la meta che ci ha fissato: la Vita eterna in Lui. Per questo si è incarnato, ha patito, è morto e risorto.

Capiremo meglio dopo che tutto succede per la sua Gloria di cui noi saremo compartecipi. Comprenderemo meglio che il bene avrà il sopravvento sul male perché Dio è il Bene Assoluto e tutto ritornerà a Lui.

E tutti coloro che optano per il bene e per la Verità lo adoreranno faccia a faccia per l’eternità.

 

 

 

Il Vangelo – A cura di Ermes Ronchi

III Domenica – Tempo Ordinario – Anno C – 2019

A Nazaret il sogno di un mondo nuovo
Vangelo – Luca 1,1-4; 4,14-21

(…) In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Commento di p.Ermes Ronchi

Tutti gli occhi erano fissi su di lui. Sembrano più attenti alla persona che legge che non alla parola proclamata. Sono curiosi, lo conoscono bene quel giovane, appena ritornato a casa, nel villaggio dov’era cresciuto nutrito, come pane buono, dalle parole di Isaia che ora proclama: «Parole così antiche e così amate, così pregate e così agognate, così vicine e così lontane. Annuncio di un anno di grazia, di cui Gesù soffia le note negli inferi dell’umanità» (R. Virgili).

Gesù davanti a quella piccolissima comunità presenta il suo sogno di un mondo nuovo. E sono solo parole di speranza per chi è stanco, o è vittima, o non ce la fa più: sono venuto a incoraggiare, a portare buone notizie, a liberare, a ridare vista. Testo fondamentale e bellissimo, che non racconta più “come” Gesù è nato, ma “perché” è nato. Che ridà forza per lottare, apre il cielo alle vie della speranza. Poveri, ciechi, oppressi, prigionieri: questi sono i nomi dell’uomo.

Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo. E lo scopo che persegue non è quello di essere finalmente adorato e obbedito da questi figli distratti, meschini e splendidi che noi siamo. Dio non pone come fine della storia se stesso o i propri diritti, ma uomini e donne dal cuore libero e forte. E guariti, e con occhi nuovi che vedono lontano e nel profondo. E che la nostra storia non produca più poveri e prigionieri. Gesù non si interroga se quel prigioniero sia buono o cattivo; a lui non importa se il cieco sia onesto o peccatore, se il lebbroso meriti o no la guarigione. C’è buio e dolore e tanto basta per far piaga nel cuore di Dio. Solo così la grazia è grazia e non calcolo o merito.

Impensabili nel suo Regno frasi come: «È colpevole, deve marcire in galera». Il programma di Nazaret ci mette di fronte a uno dei paradossi del Vangelo. Il catechismo che abbiamo mandato a memoria diceva: «Siamo stati creati per conoscere, amare, servire Dio in questa vita e poi goderlo nell’eternità». Ma nel suo primo annuncio Gesù dice altro: non è l’uomo che esiste per Dio ma è Dio che esiste per l’uomo. C’è una commozione da brividi nel poter pensare: Dio esiste per me, io sono lo scopo della sua esistenza.

Il nostro è un Dio che ama per primo, ama in perdita, ama senza contare, di amore unilaterale. La buona notizia di Gesù è un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo, che lo mette al centro, che dimentica se stesso per me, e schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi totalmente “altra” da quello che è. E ogni uomo sia finalmente promosso a uomo e la vita fiorisca in tutte le sue forme.

(Letture: Neemia 8,2-4.5-6.8-10; Salmo 18; 1 Corinzi 12,12-30; Luca 1,1-4; 4,14-21)

Commento al Vangelo domenica 27 gennaio – p.Ermes – a Nazaret il sogno di un mondo nuovo

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/a-nazaretil-sogno-di-un-mondo-nuovo

 

 

Un giorno Gesù ti disse: vieni e seguimi, non temere; quel giorno il demonio ha giurato su se stesso che ti impedirà di andare in Cielo.

Il mondo e la tua natura umana sono gli strumenti del demonio di tenere sempre acceso il tuo orgoglio, la vanità, l’invidia, la gelosia e tutte le altre fragilità che non puoi eliminare.

Tu puoi resistere alle tentazioni soltanto se sei fedele alla parola di Dio e assiduo nella preghiera.

La resistenza alle tentazioni non consiste soltanto nel non cadere, ma anche a chiedere allo Spirito Santo la forza di rialzarti sempre.

Don Vincenzo Carone

di p. Ermes Ronchi

 

 

 

Gesù Cristo Signore,

tu sei nostro Re fin dall’eternità,

perché da sempre ci guidi

con dolce e misericordiosa autorevolezza.

La tua regalità non ti allontana da noi,

ma ci fa sentire la tua vicinanza,

perché tu sei Re sulla croce:

non hai salvato te stesso,

ma tutti noi.

A te, che hai condiviso la nostra pena,

guardiamo con speranza e fiducia,

e chiediamo di condurci nel tuo regno,

casa della vera gioia,

che coincide con il tuo cuore.

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Solennità di Cristo Re – anno B – 2018

 

Un nuovo regno, dove il più potente è colui che serve

Vangelo – Gv 18 – 33,37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Commento di Padre Ermes Ronchi

Osserviamo la scena: due poteri uno di fronte all’altro; Pilato e il potere inesorabile dell’impero; Gesù, un giovane uomo disarmato e prigioniero. Pilato, onnipotente in Gerusalemme, ha paura; ed è per paura che consegnerà Gesù alla morte, contro la sua stessa convinzione: non trovo in lui motivo di condanna.

Con Gesù invece arriva un’aria di libertà e di fierezza, lui non si è mai fatto comprare da nessuno, mai condizionare.

Chi dei due è più potente? Chi è più libero, chi è più uomo?

Per due volte Pilato domanda: sei tu il re dei Giudei? Tu sei re?

Cerca di capire chi ha davanti, quel Galileo che non lascia indifferente nessuno in città, che il sinedrio odia con tutte le sue forze e che vuole eliminare. Possibile che sia un pericolo per Roma?

Gesù risponde con una domanda: è il tuo pensiero o il pensiero di altri? Come se gli dicesse: guardati dentro, Pilato. Sei un uomo libero o sei manipolato?

E cerca di portare Pilato su di un’altra sfera: il mio regno non è di questo mondo. Ci sono due mondi, io sono dell’altro. Che è differente, è ad un’altra latitudine del cuore. Il tuo palazzo è circondato di soldati, il tuo potere ha un’anima di violenza e di guerra, perché I regni di quaggiù, si combattono. Il potere di quaggiù si nutre di violenza e produce morte. Il mio mondo è quello dell’amore e del servizio che producono vita. Per i regni di quaggiù, per il cuore di quaggiù, l’essenziale è vincere, nel mio Regno il più grande è colui che serve.

Gesù non ha mai assoldato mercenari o arruolato eserciti, non è mai entrato nei palazzi dei potenti, se non da prigioniero. Metti via la spada ha detto a Pietro, altrimenti avrà ragione sempre il più forte, il più violento, il più armato, il più crudele. La parola di Gesù è vera proprio perché disarmata, non ha altra forza che la sua luce. La potenza di Gesù è di essere privo di potenza, nudo, povero.

La sua regalità è di essere il più umano, il più ricco in umanità, il volto alto dell’uomo, che è un amore diventato visibile.

Sono venuto per rendere testimonianza alla verità. Gli dice Pilato: Che cos’è la verità? La verità non è qualcosa che si ha, ma qualcosa che si è. Pilato avrebbe dovuto formulare in altro modo la domanda: chi è la verità? È lì davanti, la verità, è quell’uomo in cui le parole più belle del mondo sono diventate carne e sangue, per questo sono vere.

Venga il tuo Regno, noi preghiamo. Eppure il Regno è già venuto, è già qui come stella del mattino, ma verrà come un meriggio pieno di sole; è già venuto come granello di senapa e verrà come albero forte, colmo di nidi. È venuto come piccola luce sepolta, che io devo liberare perché diventi il mio destino.

Dove si combatte, dove si fa violenza, dove si abusa, e dove potere, denaro, l’io sono aggressivi e voraci, Gesù dice: non passa di qui il mio regno, non segue queste strade il mondo che io sogno

(Letture: Daniele 7,13-14; Salmo 92; Apocalisse 1,5-8; Giovanni 18,33-37)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/un-nuovo-regno-dove-il-piu-potente-e-colui-che-serve

 

 

XXXIII Dom. T. O. anno B – 2018
Il Signore è vicino: vitale e nuovo come la primavera

Vangelo – Marco 13,24-32
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. (…) Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (…)».

L’universo è fragile nella sua grande bellezza: in quei giorni, il sole si oscurerà, la luna si spegnerà, le stelle cadranno dal cielo… Eppure non è questa l’ultima verità delle parole di Gesù: se ogni giorno c’è un mondo che muore, ogni giorno c’è anche un mondo che nasce, un germoglio che spunta, foglioline di fico che annunciano l’estate.
Quante volte si è spento il sole, le stelle sono cadute a grappoli dal nostro cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: una disgrazia, una delusione, la morte di una persona cara, una sconfitta nell’amore. Fu necessario ripartire, un’infinita pazienza di ricominciare, guardare oltre l’inverno, all’estate che inizia con il quasi niente, una gemma su un ramo, guardare «alla speranza che viene a noi vestita di stracci perché le confezioniamo un abito da festa» (P. Ricoeur).
Gesù non ama la paura (la sua umanissima pedagogia è semplice: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura), vuole raccontare non la fine ma il fine della storia: Dio è vicino, è qui; bello, vitale e nuovo come la primavera del cosmo.
Dalla pianta di fico imparate: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Gesù ci porta alla scuola delle piante, del fico, del germoglio, perché le leggi dello spirito e le leggi profonde della creazione coincidono. Così un albero e le sue gemme diventano personaggi di una rivelazione. «Ogni essere vivente, ogni cosa, perfino il granello di polvere è un messaggio di Dio» (Laudato si’).
Imparate dalla sapienza degli alberi: quando il ramo si fa tenero, l’intenerirsi del ramo lo puoi percepire toccando; l’ammorbidirsi per la linfa che riprende a gonfiare i suoi piccoli canali non è all’occhio che si rivela, ma al tatto: vai vicino, tocca con mano. I sensi sono il nostro radar per addentrarci nella sapienza del mondo. Toccate. Guardate. Anzi: contemplate.E spuntano le foglie: piccole gemme che l’albero spinge fuori, che erompono al sole e all’aria, come un minimo parto, da dentro a fuori. Voi capite che l’estate è vicina. In realtà le gemme indicano la primavera, che però in Palestina è brevissima, pochi giorni ed è subito estate. Così anche voi sappiate che egli è vicino, alle porte. Da una gemma di fico imparate il futuro del mondo: «che non compiuto così com’è, ma è qualcosa che deve svilupparsi ancora oltre, e che deve essere inteso più in profondità. Il mondo è una realtà germinante» (R. Guardini), incamminata verso una pienezza profumata di frutti.
Da una gemma imparate il futuro di Dio: che sta alla porta, e bussa; viene non come un dito puntato, ma come un abbraccio; non portando un’accusa ma un germogliare di vita.

(Letture: Daniele 12,1-3; Salmo 15; Ebrei 10,11-14.18; Marco 13,24-32)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-signore-e-vicino-vitale-e-nuovo-come-la-primavera

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26839/commento-al-vangelo-domenica-18-novembre-fra-ermes-il-signore-vitale-e-nuovo-come-la-primavera/

Quante volte si è spento il sole,
le stelle sono cadute a grappoli
dal nostro cielo,
lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni:
una disgrazia, una malattia,
una delusione,
la morte di una persona cara,
una sconfitta nell’amore.
Fu necessario ripartire,
un’infinita pazienza di ricominciare,
guardare oltre l’inverno,
all’estate che inizia con il quasi niente,
una gemma su un ramo,
la prima fogliolina di fico.

“Il cielo e la terra passeranno,
ma le mie parole non passeranno”(Mc 13,31)
Il Signore è vicino: vitale e nuovo come la primavera.

(Ermes Ronchi – XXXIII Dom. T. O. anno B)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-signore-e-vicino-vitale-e-nuovo-come-la-primavera

 

 

 

 

“I valori non provengono dalla nostra personale valorizzazione bensì dall’apprezzamento da parte di Dio.

Così succede che le opere meno appariscenti sono in realtà le più feconde.

Ed è di questa zona silenziosa e sepolta di noi stessi che il Signore fa il suo giardino. Vi trova le sementi che Egli utilizza spargendole nel campo dell’umanità; è polline impalpabile che il vento dello spirito dissemina ovunque.

La preghiera, quella spirituale, è questa semente che si deposita negli spazi più remoti del mondo, nel cuore degli uomini che cercano Dio con cuore sincero.

Non dobbiamo mai pensarci inutili nè tentarci a fare.

 

(p. Albino Candido, Diario p.191)

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

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Sai perché a volte non sei convinto che Dio ti ama davvero così come sei? Probabilmente non ami nemmeno te stesso perché ti senti inadeguato e ti pare quasi impossibile che Dio, il tuo Creatore, ti ami così profondamente e teneramente, anche se tu fossi il più grande peccatore di questo mondo?

Non ricordi che nel Vangelo si narra che Gesù mangiava con i peccatori affermando che sono i malati ad aver bisogno del medico e non i sani?

Non ti basta sapere che Egli ha patito ed è morto anche per te? A Gesù dispiace la tua diffidenza: non devi temere se sei spesso vittima del peccato: Egli ti conosce profondamente ed a Lui basta anche il desiderio di volerlo amare cercando di rinunciare al peccato e di combattere i tuoi vizi. Non ci riesci? Lui lo sa.

Egli è Onnipotente e potrebbe cambiare la tua situazione da un momento all’altro in modo che tu stesso possa estirpare il male da te. Ma Egli ti lascia fare ed aspetta il tuo pentimento, perché per Lui esso è un atto di fiducia nei suoi confronti.

Probabilmente se tu non fossi così fragile, ricorreresti a Lui raramente nella tua auto-sufficienza lo ameresti di meno.

A Lui interessa il tuo amore più dei tuoi peccati! Convinciti che Egli ti ama sempre!

 

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Dio nostro Padre, che hai posto gli uomini nel mondo, perché cooperino in unità di intenti al gran disegno della creazione, fa’ che ti rendiamo gloria. Sii benedetto, o Dio creatore, noi ti ringraziamo per le meraviglie dell’universo, e per la vita che ci hai donato.

Guarda i tuoi figli che, attraverso le occupazioni quotidiane, partecipano alla tua opera, fa’ che si conformino alla tua volontà.

Il nostro lavoro giovi al bene dei fratelli, concedi di edificare con loro e per loro un mondo come a te piace.

Dona pace e gioia, a noi e a quanti incontreremo oggi sul nostro cammino.

 

(dalla liturgia delle ore)

 

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Dal libro della Sapienza 1,13-15; 2,23-24

 

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;

le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra.

La giustizia infatti è immortale. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura.

Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

 

 

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La sensibilità non è solo quella che colpisce i sensi, ma è l’essere in comunione con tutto ciò che ci circonda ed in armonia con se stessi.

“Grazie alla sensibilità il mondo intero cessa di esserci indifferente ed estraneo: acquista con noi una specie di consustanzialità; il nostro corpo ne risulta legato per mezzo di fibre così segrete che una di esse può essere toccata senza che noi non ne siamo totalmente scossi” (Lavelle, Errore di Narciso, p.56)

Per capire cos’è realmente la bellezza è necessario innanzittutto prendere consapevolezza che siamo immersi in un Cosmo non estraneo a noi stessi ma in cui tutto è interattivo: stelle, pianeti, monti, foreste, montagne, oceani, minerali, vegetali, animali e persone. Solo certe forme di sottile intuizione ci aiutano a comprendere lo stretto legame col tutto.

Uno sguardo superficiale non può capire. In questo cammino di comprensione interiore si raffina così in noi la sensibilità, la quale orienta a considerare che nulla ci è estraneo completamente, nemmeno il dolore degli altri. In questo caso sentiamo che qualcosa cambia nel nostro modo di vedere, osservare e percepire la vita.

Nasce così in noi la compassione e l’azione che ci porta ad uscire dal nostro egoismo.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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p. Ermes Ronchi

IV di quaresima

Gv 3,14-21

 

Si è appena conclusa la scena irruente, fragorosa, sovversiva di Gesù che caccia i mercanti dal tempio.

A Gerusalemme si parla di quel maestro che dice finalmente cose nuove e così vere! Ne parlano i capi dei farisei e la gente comune.

Da quella scena clamorosa e rumorosa, si passa ora a un vangelo intimo, mistico. Vediamo il contesto: v. 3,1: vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, uno dei capi. Costui andò da Gesù di notte…

Addirittura un membro del Sinedrio, come dire uno della Corte costituzionale, dove la corrente dei farisei sono il gruppo più influente.

È un rappresentante dell’istituzione più importante e infatti parla al plurale: sappiamo che tu sei venuto da parte di Dio.

Questo maestro ha grande stima di Gesù, vuole capirlo, senza però compromettersi, perciò va da lui di notte, di nascosto.

 

La prima sorpresa: Gesù rispetta la paura di Nicodemo. Lui che ha detto: “Il vostro parlare sia sì sì, no no”, ora non si perde a sottolinearne la mancanza di coerenza e di coraggio, ma proprio rispettando la debolezza di Nicodemo, lo trasforma, lo rende coraggioso al punto che si alzerà ad opporsi al suo gruppo (la nostra legge vieta di condannare uno prima di averlo ascoltato Gv 7,50) e sarà presente al tramonto del grande venerdì (Gv 19,39) per prendersi cura del corpo del Crocifisso. Quando tutti i coraggiosi saranno fuggiti, lui andrà sotto la croce, portando trenta chili di aloe e mirra

Rispettando la sua fragilità Gesù lo trasforma. È una via tutta nuova, controcorrente, per opporsi al mondo, dove la scelta sembra ristretta alle due alternative: potenza o impotenza, dominio o sudditanza, coraggio o viltà.

Gesù ci mostra una via alternativa: la forza dell’amore che non ha paura della fragilità, ma dolcemente e tenacemente la trasforma, come il grano che matura nel sole. Lo fa rinascere.

Il Signore anche con noi agisce allo stesso modo. Non convoca eroi al suo seguito, ma gente che inizia percorsi, che avvia processi, gente del primo passo.

E allora scopro che le mie debolezze non sono un ostacolo per il Signore ma una opportunità; che i miei difetti non sono un limite, ma l’occasione di un gradino in più.

Che le mie ferite diventano feritoie di luce. Siamo tutti dei guaritori feriti.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, perché chiunque crede non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Siamo al versetto centrale del vangelo di Giovanni, il versetto dello stupore che rinasce ogni volta per parole buone come il miele, tonificanti come una camminata in riva al mare fra spruzzi d’onde e aria buona respirata a pieni polmoni: Dio ha tanto amato il mondo…

Versetto decisivo, centro del vangelo di Giovanni, parole da riassaporare ogni giorno e alle quali aggrapparci: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio.

A queste parole la notte di Nicodemo si illumina. E le nostre notti. Qui possiamo rinascere. Ogni giorno.

Rinascere alla fiducia, alla speranza, alla serena pace, alla voglia di amare, di vivere, di custodire e coltivare persone e cose, e ogni più piccolo giardino di Dio, ognuno è Adamo.

La rivelazione di Gesù è questa: Dio ha considerato il mondo, ogni uomo, più importante di se stesso.

Per acquistare me ha perduto se stesso. Follia d’amore.

Non solo l’uomo, ma è il mondo che è amato, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione intera. E se egli ha amato il mondo, anch’io devo amare questa terra, i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza. Terra amata.

 

Dio ha tanto amato, e noi come lui: abbiamo bisogno di tanto amore per vivere bene (Maritain). Quando amo in me si raddoppia la vita, aumenta la forza, sono felice. Ogni mio gesto di cura, di tenerezza, di amicizia porta in me la forza di Dio, spalanca una finestra sull’infinito.

Vi invito a gustare la bellezza di questi verbi al passato: Dio ha amato, il Figlio è venuto. Mi dicono non una speranza (vedrai che Dio ti amerà), ma un fatto sicuro: Dio è già qui, ha intriso di sé il mondo e il mondo si è imbevuto di lui.

Provate a sentire dentro questa presenza, e i pensieri che assorbono questa verità bellissima: Dio è già venuto, è nel mondo, qui, adesso. E ripeterci queste parole ad ogni risveglio, ad ogni difficoltà, ogni volta che siamo sfiduciati e fa buio.

L’amore è già venuto, ed è qui. A prescindere da me, indipendentemente da me, amore incondizionato, asimmetrico. Che io sia amato dipende da Lui, non dipende da me.

Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio.

Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

Ha tanto amato da dare il suo figlio.

Nel vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo, semplice, asciutto, concreto: il verbo dare. Amare non è un fatto di emozioni, come l’intenerirsi per la primavera, i fiori o i cuccioli, ma è un fatto di mani che offrono: dare.

Ricordiamo: non c’è amore più grande che dare la propria vita per chi si ama. Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua per amore del mio nome, non perderà la ricompensa. Avevo fame e di avete dato da mangiare. Tutto ciò che avete dato/ fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli è a me che l’avete dato.

 

Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi crede abbia la vita.

A Dio non interessa istruire processi contro di noi, neppure per assolverci alla fine. La vita del credente non è pensata a misura di un’aula di tribunale e di processo! Ma a misura di fioritura e di abbraccio. Cristo venuto come intenzione di bene, nella vita datore di vita, perché anche noi diventiamo come lui: nella vita datori di vita.

Salvare vuol dire conservare, e nulla andrà perduto, non un sospiro, non una lacrima, non un filo d’erba.

“Il cristiano è uno ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando. Ha la sicurezza che non va perduta nessuna delle sue opere svolte con amore, non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Tutto ciò circola attraverso il mondo come una forza di vita. (E.G. 278-279).

Perché il mondo sia salvato: salvare vuol dire conservare, e nulla andrà perduto; nessun gesto di cura per quanto piccolo e nascosto:

Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi,

non avrò vissuto invano.

Se potrò alleviare il Dolore di una Vita

o lenire una Pena,

o aiutare un Pettirosso caduto

a rientrare nel suo nido

non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson).

 

 

Alla comunione

CARLO BROGI, Messaggio al moralista

 

Non dirmi d’esser buono

e di non fare il male

ché la mia libertà

confina con l’altrui:

 

Piuttosto dimmi quanto

dev’esser coraggioso

il grido dell’amore

che brucia dentro me.

 

Non perder tempo

a ribadire concetti

a chiarire le idee

a distinguere i limiti.

 

Poiché è l’amore

il concetto autorevole

la luce di ogni idea

lo sconfinato limite.

 

E’ l’amore

ragione di ogni cosa

forza che rompe gli argini

cuore dell’esistenza.

 

Solo l’amore costruisce

Solo l’amore fa crescere

Solo l’amore vale.

 

Non perder tempo,

vai a lezione d’Amore.

 

 

 

NON SOLO NOI

 

Leggiamo – Dio ha tanto amato il mondo…

E allora non soltanto gli uomini

Ma anche la batticoda

E l’ape affumicata

Il riccio damerino mai uno spillo fuori posto

addirittura il mulo né questo né quello

perché non è un cavallo ma nemmeno un asino

(rammaricato perché creato dall’uomo…)

il pero che infiora un po’ prima del melo

le foglie di mughetto quasi senza gambo

il vitellino che si trascina dietro alla madre

 

e noi che a Dio siam sempre a chieder coccole

come se avesse solo noi da amare al mondo. (Jan Twardowski).

 

 

 

Quando camminiamo pensiamo di percorrere un determinato spazio.

Quando osserviamo un paesaggio siamo convinti che la realtà è posta davanti a noi così com’è.

Quando ascoltiamo musica ci stupiamo della sua armonia.

Quando tocchiamo un albero pensiamo di rilevarne le sue caratteristiche principali.

Ma tutto ciò che i sensi captano è solo un’infinitesima parte di una certa realtà, perché il mondo in cui viviamo ci è in gran parte sconosciuto. In effetti noi percepiamo con i sensi ma elaboriamo il tutto con la mente, in un ipotetico centro di appercezione. È il nostro cervello che ricostruisce forme, colori, suoni, odori e varie sensazioni…

Normalmente siamo convinti che la realtà è questa.

Eppure da diversi anni gli scienziati ci dicono che la materia è un aggregato enorme di atomi ed elementi infratomici, molti dei quali hanno una durata brevissima.

Dopo Einstein si è propensi a pensare che anche la materia è una forma di energia, un insieme incredibilmente complicato di vibrazioni.

Ecco perché noi conosciamo solo un aspetto infinitesimale della realtà.

 

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Vagando nel tunnel della dimensione terrena

intravedo in fondo la luce

ancora informe del vero senso.

Luce che irradia la mia visione del mondo,

esalta i colori selvaggi della natura

e quelli del cielo popolato di nubi cangianti.

Nubi che imperterrite cambiano forme,

si dilatano e si restringono sulle scie del vento,

che evocano i miei sogni infantili assopiti.

Solo lo sguardo indagatore e saccente

che scompone tutto in atomi sfilacciati

arreca il disincanto e affievolisce la luce.

Sguardo che squarcia il Cosmo

e costruisce le fredde leggi

che regolano questo Universo percepito,

appeso al mistero dell’essere.

Vorrei ricomporre il Tutto,

lasciatemi crogiolare nel mistero trafitto

da un raggio di quella luce:

allora potrò ancora stupirmi

di esistere abbracciato dal Trascendente.

 

(Pier Angelo Piai)

 

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La nostra mente è il frutto di una lunga sedimentazione di esperienze e filtra la realtà con i criteri che si sono formati durante il lento apprendimento esistenziale.

Non sempre ce ne rendiamo realmente conto e spesso descriviamo superficialmente il mondo che ci circonda senza conoscere bene quello interiore, molto più complesso.

Consideriamo eventi, persone e situazioni tramite la nostra personale visione del mondo, anche se desideriamo essere più oggettivi possibile.

La consapevolezza dei personali dinamismi mentali aiuta ad esplorare più in profondità le diverse sfaccettature della realtà che interpretiamo. In questo modo si diventa più tolleranti verso altre culture e visioni del mondo.

Anzi, tutto ciò che appare alla nostra indagine mentale diviene un arricchimento interiore, se sappiamo cogliere le varie occasioni.

L’arricchimento, allora, consiste nell’ampliare l’angolo visivo della nostra mente, per poter poi andare ancora più in profondità di noi stesso captando vibrazioni nuove, armonie diverse, spazi insoliti e sensazioni dinamiche che procurano in noi sempre nuove ed interessanti scoperte che non ci faranno mai annoiare.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

II Domenica di Avvento – Anno B

Questo mondo ne porta un altro nel grembo

Vangelo – Marco 1,1-8

Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Inizio del Vangelo di Gesù. Sembra quasi un’annotazione pratica, un semplice titolo esterno al racconto. Ma leggiamo meglio: inizio di Vangelo, di una bella, lieta, gioiosa notizia. Ciò che fa cominciare e ricominciare a vivere e a progettare è sempre una buona notizia, un presagio di gioia, una speranza intravista.

Inizio del Vangelo che è Gesù. La bella notizia è una persona, un Dio che fiorisce sulla nostra terra: «Il tuo nome è: Colui-che fiorisce-sotto-il-sole» (D.M. Turoldo). Ma fioriscono lungo i nostri giorni anche altri vangeli, pur se piccoli; altre buone notizie fanno ripartire la vita: la bontà delle creature, chi mi vive accanto, i sogni condivisi, la bellezza seminata nel mondo, «la tenerezza che trova misteri dove gli altri vedono problemi» (L. Candiani). E se qualcosa di cattivo o doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava via le ombre dagli angoli oscuri del cuore.

Viene dopo di me uno più forte di me. Gesù è forte, non perché “onnipotente” ma perché “onni-amante”; forte al punto di dare la propria vita; più forte perché è l’unico che parla al cuore. E chiama tutti a essere “più forti”, come lo sono i profeti, a essere voce che grida, essere gente che esprime, con passione, la propria duplice passione per Cristo e per l’uomo, inscindibilmente. La passione rende forte la vita.

Giovanni non dice: verrà un giorno, o sta per venire tra poco, e sarebbe già una cosa grande. Ma semplice, diretto, sicuro dice: viene. Giorno per giorno, continuamente, ancora adesso, Dio viene. Anche se non lo vedi e non ti accorgi di lui, Dio è in cammino. L’infinito è all’angolo di ogni strada. C’è chi sa vedere i cieli riflessi in una goccia di rugiada, Giovanni sa vedere il cammino di Dio, pastore di costellazioni, nella polvere delle nostre strade. E ci scuote, ci apre gli occhi, insinua in noi il sospetto che qualcosa di determinante stia accadendo, qualcosa di vitale, e rischiamo di perderlo: Dio che si incarna, che instancabilmente si fa lievito e sale e luce di questa nostra terra.

Il Vangelo ci insegna a leggere la storia come grembo di futuro, a non fermarci all’oggi: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. La presenza del Signore non si è dissolta. Anzi, il mondo è più vicino a Dio oggi di ieri. Lo attestano mille segni: la coscienza crescente dei diritti dell’uomo, il movimento epocale del femminile, il rispetto e la cura per i disabili, l’amore per madre terra…
La buona notizia è che la nostra storia è gravida di futuro buono per il mondo, gravida di luce, e Dio è sempre più vicino, vicino come il respiro, vicino come il cuore. Tu sei qui, e io accarezzo la vita perché profuma di Te.

(Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 84; 2 Pietro 3,8-14; Marco 1,1-8)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-grembo

Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Giovanni non dice: verrà … dice: viene.
Giorno per giorno, continuamente,
ancora adesso, Dio viene.
Anche se non lo vedi e non ti accorgi di lui,
Dio è in cammino.
L’infinito è all’angolo di ogni strada.
C’è chi sa vedere i cieli riflessi in una goccia di rugiada,
Giovanni sa vedere il cammino di Dio,
pastore di costellazioni,
nella polvere delle nostre strade.
E ci scuote, ci apre gli occhi,
insinua in noi il sospetto che
qualcosa di determinante stia accadendo,
qualcosa di vitale,
e rischiamo di perderlo:
Dio che si incarna,
che instancabilmente si fa lievito
e sale e luce di questa nostra terra.

(Ermes Ronchi – II Dom. di Avvento – anno B)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-grembo

 

 

Ci impegniamo, noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri, né chi sta in alto né chi sta in basso, né chi crede né chi non crede.

Ci impegniamo, senza pretendere che gli altri si impegnino per noi, senza giudicare chi non si impegna, senza accusare chi non si impegna, senza condannare chi non si impegna, senza cercare perché non si impegna.

Il mondo si muove se noi ci muoviamo, cambia se noi ci facciamo nuovi.

Il fiume nasce con la prima goccia d’acqua, la notte con la prima stella, l’amore con il primo sguardo.

Ci impegniamo Non per riordinare il mondo, non per rifarlo, ma per abbracciarlo e per amarlo.

 

(Primo Mazzolari)

 

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Le immagini che scorrono nel video, insieme alla mia musica diacronica, sono state inserite con un determinato criterio e tutta la simbologia del breve filmato è inerente alla tematica indicata dal titolo stesso.

Sic transit gloria mundi…
Deriva da un passaggio dell’Imitatio Christi: “O quam cito transit gloria mundi” (“Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo”). Analogo il senso della locuzione “Mundus transit et concupiscentia eius” (“Il mondo passa e così la sua concupiscenza”) nella prima lettera di Giovanni (2,17).

PER UNA MAGGIORE COMPRENSIONE DEL SIMBOLISMO RELATIVO ALLE SCENE DEL VIDEO:

La prima scena evidenzia un giovane che cammina lungo una stradina e sullo sfondo c’è una chiesetta con delle nubi sovrastanti (Spessa di Cividale). La scena simboleggia la difficile ricerca del senso della vita per ogni uomo, la quale può però assumere un significato particolare nella fede.
La seconda scena propone in primo piano del filo spinato (la sofferenza) che avvolge una croce (la quale indica un significato di redenzione al dolore).
L’elenco dei caduti indica le vittime di guerre causate dall’egoismo, dalla venalità e dall’orgoglio di persone che gestiscono male il proprio potere sugli altri.
La mano del giovane sulla pietra è il suo desiderio di contrastare la violenza sociale, mentre il suo sguardo rivolto al Cielo simboleggia un desiderio di pace ed armonia interiore difficilmente raggiungibile su questa terra.
Il fatto che il giovane si osserva sull’acqua significa che questa serenità interiore si ottiene nella riflessione e nel cercare di comprendere come funziona la nostra mente per smascherare ogni forma di pregiudizio ed illusione. L’acqua che scorre è il tempo della vita terrena che passa inesorabilmente…

Il video è accompagnato dalla mia musica diacronica (Essenze)  https://www.mondocrea.it/itriflessioni-916/

 

 

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a cura di https://www.mondocrea.it

 

Da un testo della scrittrice Marisa Haltiner:

Per far questo bisogna osservare lo Spirito di questo mondo e rifiutarlo. Questo Spirito, come ben sappiamo, è uno Spirito di Separazione. Ama il superfluo, io spreco, la complicazione, il rumore, la velocità, i vizi e soprattutto il potere.

E così ha ispirato all’uomo il Sistema e i valori malati di questa società decadente e piena di vizi, rumorosa, veloce e caotica, distratta e superficiale, ma soprattutto “incosciente” Ognuno di noi, nel suo piccolo, si trova oggi oppresso dal TROPPO… TROPPO VELOCE… TROPPO COMPLICATO.

Troppi oggetti, troppo lavoro, troppe responsabilità, troppi vizi, troppi pensieri, troppe distrazioni, troppi doveri, troppi impegni, troppi desideri artificiali….un caos! Bisogna uscire dal caos ed è possibile farlo, ora. Non resta che lasciare la strada sbagliata.

Pertanto bisogna RALLENTARE, RIDURRE E SEMPLIFICARE! RALLENTARE vuoi dire fermarsi e respirare a fondo, chiudere gli occhi e connettersi con il proprio mondo interiore, con la propria anima. Ascoltarla, anche solo per pochi minuti, appena possibile.

Ascoltare il proprio corpo prima che si ammali o abbia un incidente, per costringerci ad ascoltarlo….Cercare la Natura per ricaricarsi e rientrare nel suo ritmo, nel suo respiro, nella sua pace. Bisogna rallentare abbastanza da vedere i propri errori e non ripeterli… RIDURRE tutto ciò che si può!

Gli oggetti, gli impegni, il lavoro (lo so, lo so…anche pochissimo è già un bene) ma soprattutto i pensieri negativi, le preoccupazioni, i timori. Certo non è facile, poiché il Sistema in cui viviamo ci costringe in “una prigione di doveri e di lavori forzati”…. Ma si può iniziare con calma a ridurre qualcosa e poi continuare a ridurre. SEMPLIFICARE tutto!

Semplifichiamo il nostro guardaroba, l’importante è che sia in ordine e pulito (abbasso la moda, che saccheggia i portafogli e il pianeta. Abbasso le marche e i simboli dello stato sociale, che ci dividono). Semplifichiamo il nostro cibo, l’importante è che sia naturale, frutta, vegetali, cereali e acqua di fonte (abbasso i cadaveri degli animali, che inquinano il nostro corpo, la nostra anima e anche il pianeta.

Abbasso le bibite colorate, zuccherate, alcoliche). Semplifichiamo le nostre emozioni, cerchiamo emozioni sane e positive (abbasso le emozioni negative e distruttive, i giochi e i film gialli e di guerra.) Impariamo a distinguere il sacro dal profano….

Semplifichiamo i nostri desideri, desideriamo meno e apprezziamo di più ciò che già abbiamo. E cerchiamo più spesso la Natura. Lei ci ricarica di energie positive e ci dà le vibrazioni sane e giuste per noi. Molto nervosismo nelle città è causato dalle vibrazioni negative, prive d’amore, indifferenti, dirette al profitto e allo spreco, le vibrazioni del caos ordinato…

Rallentando, riducendo e semplificando tutto potremo raggiungere la nostra meta interiore: il nostro Nucleo Atomico Spirituale, quel centro di Amore e di Pace, dove la nostra Anima si congiunge con l’Amore Assoluto da cui proviene.

( Marisa Haltiner) Luglio 2017

 

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1 Cor 7, 29.30-32

Questo vi dico fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero ”; e poi: “quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! Io vorrei vedervi senza preoccupazioni ”

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO:
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1486#disqus_thread

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1487

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1412

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali)
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1323.

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace)
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1322

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi)
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1392

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1451

 

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https://www.mondocrea.it

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Corpus Domini – Anno A – 2017

Così Gesù si fa pane vivo nella «messa del mondo»

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro (…). Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. (…) Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Io sono il pane vivo: Gesù è stato geniale a scegliere il pane. Il pane è una realtà santa, indica tutto ciò che fa vivere, e che l’uomo viva è la prima legge di Dio.
Che cosa andremo a fare domenica nelle nostre celebrazioni? Ad adorare il Corpo e Sangue del Signore? No. Oggi non è la festa dei tabernacoli aperti o delle pissidi dorate e di ciò che contengono.
Celebriamo Cristo che si dona, corpo spezzato e sangue versato? Non è esatto. La festa di oggi è ancora un passo avanti. Infatti che dono è quello che nessuno accoglie? Che regalo è se ti offro qualcosa e tu non lo gradisci e lo abbandoni in un angolo?
Oggi è la festa del prendete e mangiate, prendete e bevete, il dono preso, il pane mangiato. Come indica il Vangelo della festa che si struttura interamente attorno ad un verbo semplice e concreto “mangiare”, ripetuto per sette volte e ribadito per altre tre insieme a “bere”.
Gesù non sta parlando del sacramento dell’Eucaristia, ma del sacramento della sua esistenza, che diventa mio pane vivo quando la prendo come misura, energia, seme, lievito della mia umanità. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta lui.
Mangiare e bere la vita di Cristo non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma si dissemina sul grande altare del pianeta, nella “messa sul mondo” (Theilard de Chardin).

Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Determinante è la piccola preposizione : “in”. Che crea legame, intimità, unione, innesto, contiene “tutta la ricchezza del mistero: Cristo in voi” (Col 1,27). La ricchezza della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. Il Verbo che ha preso carne nel grembo di Maria continua, ostinato, a incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce.

Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d’amore: “Io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita”.
Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore: Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, con la stessa vocazione: non andarcene da questo mondo senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.

(Letture: Deuteronomio 8,2-3.14b-16a; Salmo 147; 1 Corinzi 10,16-17; Giovanni 6,51-58)

http://www.sancarloalcorso.it/scc/showPage.jsp?wi_number=35999&wmenuid=

Oggi è la festa del prendete e mangiate,
prendete e bevete,
il dono preso, il pane mangiato.

Gesù non sta parlando del sacramento dell’Eucaristia,
ma del sacramento della sua esistenza,
che diventa mio pane vivo quando la prendo come misura,
energia, seme, lievito della mia umanità.
Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita,
che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo
a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta lui.
Io mangio e bevo la vita di Cristo
quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza,
quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso.
Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.
(Ermes Ronchi – Ss. CORPO E SANGUE DI CRISTO – Anno A – 2017)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/cosi-gesu-si-fa-pane-vivo-nella-messa-del-mondo


Il Vangelo – Ermes Ronchi

II Domenica di Quaresima – Anno A – Trasfigurazione
Tabor, quella luce divina sotto la superficie del mondo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». (…)
(Matteo 17,1-9)

La Quaresima ci sorprende: la consideriamo un tempo penitenziale, di sacrifici, di rinunce, e invece oggi ci spiazza con un Vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, dona ali alla nostra speranza.

Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.

L’esclamazione stupita di Pietro: che bello qui, non andiamo via… è propria di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno. Non solo Gesù, non solo il suo volto e le sue vesti, ma sul monte ogni cosa è illuminata. San Paolo scrive a Timoteo una frase bellissima: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti.
Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all’esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.

Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d’argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l’ascolto, dare tempo e cuore al suo Vangelo.
L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un che bello! gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità.

Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.

Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il volto che sul monte gronda di luce, nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce. «Sulla croce già respira nuda la risurrezione» (A. Casati).

(Letture: Genesi 12,1-4; Salmo 32; 2 Timoteo 1,8-10; Matteo 17,1-9).

fonte –  http://buff.ly/2mbkZj7

popoli picture

LA PREGHIERA CHE SALVERÀ IL MONDO

Le “apparizioni della Signora di tutti i popoli” sono cinquantasei apparizioni della Madonna, che si sono manifestate ad Amsterdam alla veggente Ida Peerdeman, tra il 1945 e il 1959.
(Approvate dal vescovo locale)

La Madonna si è così espressa nei messaggi: Non conoscete la potenza e l’importanza di questa preghiera presso Dio”;
“Questa preghiera salverà il mondo”
“Questa preghiera è data per la conversione del mondo” ;
con la recita quotidiana della preghiera “Ti assicuro che il mondo cambierà”
(29.4.1951).

 

 

 

 

PREGHIERA DELLA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI

“Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre, manda ora il tuo Spirito sulla terra. Fa abitare lo Spirito Santo nei cuori di tutti i popoli, affinché siano preservati dalla corruzione, dalle calamità e dalla guerra.

Che la Signora di tutti i popoli, la Beata Vergine Maria, sia la nostra Avvocata. Amen”.

(Messaggio del 15.11.1951)

The prayer that will save the world:

“Lord Jesus Christ, Son of the Father, send now Your Spirit over the earth. Does the Holy Spirit live in the hearts of all people, that they may be preserved from degeneration, disaster and war. May the Lady of All Nations, the Blessed Virgin Mary, be our Advocate. Amen.

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“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt.24.13) Cosa vuol dire “vegliare”?

1) “Vegliare” significa tenere accesa in noi la lanterna della saggezza alimentandola con l’olio della parola di Dio, della fede e della speranza.

2) “Vegliare” significa tenere desta in noi la sete di Dio, cioè amarLo sempre con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente.

3) “Vegliare” significa vivere nella consapevolezza che tutto passa e che in ogni momento Dio ci chiama ad una nuova vita.

4) “Vegliare” significa scoprire che ogni momento è un dono e che va vissuto intensamente in stretta unione con la Santissima Trinità.

5) “Vegliare” significa non dare nulla per scontato, ma scoprire che Dio ci ama e si comunica attraverso tutto ciò che vediamo ed ascoltiamo.

6) “Vegliare” significa essere in continuo atteggiamento di “ascolto”, come Maria che meditava continuamente in cuor suo sui grandi eventi della sua vita.

7) “Vegliare” significa essere attenti alle ispirazioni interiori che provengono dallo Spirito e attenti ai fabbisogni del prossimo.

8) “Vegliare” significa combattere la tiepidezza con la riscoperta del mondo interiore che dona la visione poetica alla vita, perché tiene desto in noi il senso del mistero.

9) “Vegliare” significa conoscere i nostri limiti ed accogliere il mistero che ci interroga continuamente.

10) “Vegliare” significa vivere nella consapevolezza che siamo “Tempio dello Spirito Santo” e che dobbiamo continuamente adorare Dio che è in noi e negli altri.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

 

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1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua