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VIDEO

 

 

La Regina della Pace é madre di tutti noi, per cui non esistono per Lei figli di serie A o serie B.

I veggenti che Lei ha scelto hanno una missione particolare, non perché sono figli amati più di noi, ma per motivi che per ora non possiamo comprendere del tutto.

Pertanto, anche il piú sconosciuto ed insignificante essere umano agli occhi degli altri, é suo figlio che ama in modo particolare e che desidera salvare per portarlo con sé in Cielo accanto a suo Figlio Gesú…

 

(Estratto e rielaborato da una intervista a Mirjana)

 

 

 

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Ogni mattina ed ogni sera puoi vincere le tue paure ringraziando sempre il Signore e fidandoti della sua infinita Misericordia.

Affida tutta la giornata a Lui, a Maria Santissima, ai santi e chiedi la protezione del tuo angelo custode.

In questo modo continua a vivere per tutta la giornata tranquillamente insoddisfatto, nel senso che sei consapevole che non hai ancora raggiunto la pienezza a cui il Creatore ti ha destinato.

 

 

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Innanzitutto ci si deve affidare sempre alla Divina Misericordia in ogni momento della vita, consapevoli della nostra fragilità.

Ricordiamoci che il Signore può prenderci quando e come vuole, anche senza preavviso. Per questo Egli stesso raccomanda a tutti noi di tenerci sempre pronti.

Qualora sentiamo che la coscienza ci rimprovera di qualche mancanza grave, non rimandiamo troppo la confessione attraverso il Sacramento della Penitenza.

Frequentiamo spesso la Santa Eucaristia rinnovando i nostri propositi quotidiani e rimanendo sempre in atteggiamento interiore di vigile attesa nella preghiera, offrendo gioie e dolori al Padre, in unione con il Figlio ed allo Spirito Santo.

Chiediamo spesso l’aiuto dello Spirito Santo. della Beata Vergine Maria, dell’angelo custode, di tutti gli altri angeli ed arcangeli e dei santi, affinché rinforzino in noi l’Amore per Dio e per il prossimo…

 

 

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L’umiltá coincide con la Veritá. Essa esclude l’esibizionismo, ma non tace sulla verità al momento opportuno.

Chi é umile si vanta solo del Signore dal quale provengono tutte le cose esistenti, dona il respiro a tutti, sorregge l’Universo, eppure si nasconde.

Chi dice, vantandosi, di essersi ”fatto su” da solo dimentica che é Dio-Provvidenza che permette gli eventi, che ci conosce in profondità e che ci dona, anche indirettamente, molte opportunitá per fini misteriosi che per ora non conosciamo del tutto.

Guardiamoci da ogni forma di orgoglio, perché al Signore non piacciono i superbi, come esclama Maria: “Ha rovesciato i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili”..

 

 

 

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Noi cristiani dovremmo ritenerci molto “ricchi”, perché in virtù del Battesimo, siamo figli dell’ONNIPOTENTE Padre Creatore che ci ha donato l’esistenza dal nulla e che provvede a tutte le nostre necessità.

Siamo, se vogliamo, “amici” del Figlio di Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, a cui chiediamo sempre la protezione ed il perdono tramite i Sacramenti da Lui istituiti.

Egli si dona a noi interamente in “Corpo, Sangue, Anima e Divinità” durante l’Eucaristia giornaliera.

L’azione dello Spirito Santo, dal quale otteniamo, se apriamo a Lui il nostro cuore, i doni spirituali più importanti, tra i quali la fede, la speranza e la carità.

In più Maria Santissima è la nostra Madre spirituale che dal Cielo intercede continuamente per noi, per i famigliari, per gli amici ed i nemici presso suo Figlio Gesù.

Inoltre il nostro angelo custode è accanto a noi giorno e notte per proteggerci da tutti i mali, mentre tutti i santi del Cielo a cui chiediamo l’intercessione ci aiutano sempre.

Cosa vogliamo di più? A cosa servono tanti soldi, se poi ci distolgono dal pensiero del Regno dei Cieli?

“Pensate innazitutto al Regno dei Cieli, il resto vi verrà dato in sovrappiù”.

 

 

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(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio interiore n.55)

 

Ascoltami! Non perdere un minuto. Però non ti agitare: chi si agita spreca.

Pensa alla Madre mia, che ho dato per Madre anche a te. Chi fu ricoperta di più gravi responsabilità di Lei? Sempre calma e sorridente poiché io riempivo tutta l’anima sua. Non ti agitare non avere inquietudini.

Tutto passa, eccetto il tuo Dio. Io sono l’ordine e la calma perfetta, pur essendo vita e movimento e azione. Per vivere la mia vita, rimani in me silenziosamente.

Io t’amo! Non riempie ciò d’una pienezza di felicità ciascuno dei tuoi minuti? Io t’amo, e desidero che tu lo sappia.

Oh, se tu sapessi come io t’amo, mia piccolina!

(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio interiore n.55)

 

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Se potessimo tutti vedere come vede Maria Santissima, tutto in noi si trasformerebbe in bene!
Nessuno ha uno sguardo più puro ed innocente come Lei, la Regina degli Angeli e dei Santi.
Ella non ha alcun desiderio di possesso, ma vede tutto ciò che esiste in suo Figlio. È pienamente consapevole che tutto è stato creato per mezzo di Lui ed in vista di Lui, ed Ella stessa è stata creata per essere destinata a diventare Madre del Verbo Divino e di tutti coloro che lo seguono.
Se avessimo solo una piccola porzione del suo purissimo sguardo, cadrebbero in noi ogni forma di orgoglio ed ogni brama di possesso. In noi regnerebbe lo stupore per la grandezza di Colui che ha creato le meraviglie dell’Universo ed avremmo un profondo rispetto per i nostri simili e adoreremmo sempre di vero cuore Colui che sostiene tutto ciò che esiste.
Maria Santissima, Vergine Purissima, donaci il tuo sguardo!
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Santa Giacinta Marto, veggente di Fatima, ora che tu sei beata in Paradiso, dopo aver sofferto molto alla tua giovanissima età, aiutaci ad essere anche noi generosi verso il Signore ed  il prossimo come lo eri tu! 

Fa’ che comprendiamo che qualsiasi nostro più piccolo sacrificio offerto al Signore con amore ha un grande valore ai suoi occhi.

Aiutaci, come facevi tu, a meditare sull’eternità dell’inferno per poter anche noi pregare con vero amore per tutti affinché non si dannino.

Santa Giacinta Marto, proteggici sempre anche durante la nostra vita terrena. Intercedi per noi, per i nostri cari, per gli amici, per i conoscenti e per tutta l’umanità, affinché aumenti la nostra fede, la nostra speranza e la carità e assistici durante la nostra ultima ora, insieme a Gesù, Giuseppe e Maria a  tutti gli angeli ed ai altri santi.

 

 

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Maria Santissima é anche Madre di Dio perché ha detto sì allo Spirito Santo… e così si è lasciata plasmare dal Creatore e Signore.

Un’umile casalinga partorí il Redentore del mondo.

Davvero i disegni di Dio non sono i nostri!

L’ uomo comune tende ad innalzarsi, ma il suo Creatore ama chi si abbassa, cioè colui che ha la reale consapevolezza della sua condizione creaturale ed esistenziale, come Maria che gioiva in Lui: “Ha guardato l’umiltà della sua serva”…

Si umilia chi tende a vivere nella Verità: cosa siamo di fronte al nostro Creatore, e Redentore? A Lui dobbiamo tutto, per questo la nostra gratitudine, come fa Maria, deve essere continua e provenire dal profondo del cuore, nella convinzione che nulla è impossibile a Dio.

 

 

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 25 DICEMBRE 2020

“Cari figli! Vi porto Gesù Bambino che vi porta la pace, Colui che è il passato, il presente ed il futuro del vostro vivere.

Figlioli, non permettete che si spengano la vostra fede e la vostra speranza in un futuro migliore perché voi siete stati scelti per essere i testimoni della speranza in ogni situazione.

Per questo sono qui con Gesù affinché vi benedica con la Sua pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

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Grazie Signore per essermi svegliato anche stamane.
È un mio dovere riconoscere che Tu mi proteggi in qualsiasi momento dell’esistenza.
Anche stanotte, come per tutte le notti trascorse nell’arco della mia vita terrena, mi hai preservato da una morte improvvisa, da un terremoto devastante, da un disastroso impatto di asteroidi, dalla tempesta, da un incendio, da un crollo improvviso, da un’esplosione, dalle cattive intenzioni di un ladro… ecc.
Anche per oggi posso vedere, camminare, gustare, udire, odorare, lavorare, conversare, pregare ed amare.
Anche per oggi sono in compagnia di Gesù, del Padre Celeste, dello Spirito Santo, dell’angelo custode, di Maria Santissima e di tutti i santi del Cielo.
Perdonami, Signore, per tutte quelle volte che sono stato indifferente per i tuoi immensi doni e non ti ho ringraziato sinceramente per la tua speciale protezione.
Spirito Santo, ispirami nei pensieri, nelle parole e nelle opere affinché possa fare sempre la volontà di Dio ed il bene al prossimo.
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Dal “Diario di un Pellegrino carnico” di p. Albino Candido

 

È difficile credere.

È stato difficile per Abramo, per Giuseppe (ciò che è nato in Lei è di Spirito Santo)…  Ma credere è un’altra cosa, per Maria.

Perché è difficile? Perché Dio ci propone sempre cose impossibili e incredibili. Perdono, amare i nemici. È impossibile.

La fede docile – mite, capace di tuffarsi con rischio, lasciando da un lato le ricerche intelligenti, dall’altro il nostro amor proprio.

Se non c’è fede occorre pregare…

A Maria è costata, la fede: ce la insegni e ci conduca per i sentieri della fede. (p.166)

Con Lui non fanno paura nemmeno le tue povertà, il tuo disamore, perché se ti mancano le bontà, è sufficiente domandargliele che Lui ha tutte le bontà in grado altissimo, ne ha da vendere.

Eppure ha bisogno di noi, fino all’inquietudine, se non gli diamo retta, se non ci curiamo di Lui. (p.169)

 

 

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Donare il proprio tempo a Dio! Quanto poco gliene doniamo/ Mille cose affollano la nostra mente ubriaca perdendo di vista l’unico Bene necessario!

Se gli concediamo qualche minuto al mattino e alla sera crediamo di aver fatto chissà cosa! Egli è talmente semplice ed innocente che si stupisce di questo piccolo dono che gli facciamo e ci è infinitamente riconoscente. Si accontenta anche delle nostre briciole, tanto ci ama!

Ma quale figlio buono pensa di stare accanto al padre che ama solo qualche minuto al giorno?

Devo ripromettermi di dedicare al Signore più tempo possibile senza mai perderlo di vista. Devo pensare a Lui in ogni azione, in ogni gesto, in ogni ragionamento.

“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” Devo amarlo semplicemente perchè mi è Padre, perchè mi ha dato la vita, perchè si è offerto in sacrificio per noi peccatori e figli ingrati.

O Santi tutti, aiutatemi, Vergine Maria santissima, tu che durante la tua vita terrena hai amato il Signore nel modo più disinteressato ( Maria è vissuta nella povertà, nell’incertezza continua, nel dolore più lancinante sotto la croce), chiedi allo Spirito che mi doni l’amore che ti ha concesso perchè possa glorificare il Padre per tutta l’eternità!

 

 

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Messaggio di Medjugorje del 25 maggio 2020 a Marija

Cari Figli! Pregate con Me per la vita nuova di tutti voi. Figlioli, nei vostri cuori sapete cosa deve cambiare: ritornate a Dio ed ai Suoi Comandamenti affinché lo Spirito Santo possa cambiare le vostre vite ed il volto di questa terra, che ha bisogno del rinnovamento nello Spirito.

Figlioli, siate preghiera per tutti coloro che non pregano, siate gioia per tutti coloro che non vedono una via d’uscita, siate portatori della luce nelle tenebre di questo tempo inquieto.

Pregate e chiedete l’aiuto e la protezione dei santi affinché anche voi possiate bramare il cielo e le realtà celesti. Io sono con voi e vi proteggo e vi benedico tutti con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

 

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Pur se fisicamente lontani, noi crediamo che i battezzati sono uniti tra loro da una comunione spirituale che è tenuta viva dallo Spirito Santo.

Questa è una comunione forte perché supera tutte le barriere; supera addirittura la barriera della morte. Grazie ad essa infatti noi siamo sempre uniti a Gesù, a Maria, ai nostri cari defunti. È come il filo elettrico attraverso cui trasmettere la nostra preghiera fino al cuore di Gesù e al cuore di Maria, la Madre a cui ci stiamo rivolgendo sempre più intensamente. Trasmette anche la preghiera di suffragio per i nostri defunti. Essi sentono il nostro ricordo e la nostra preghiera e ce ne sono riconoscenti, perché non li abbandoniamo anche se alcuni di loro, come capita in questo tempo, affrontano il passo della morte senza aver vicino le persone care.

Oltre che con la preghiera, troviamo altri modi per interessarci gli uni degli altri usando i diversi mezzi di comunicazione. Il tempo dell’emergenza si allunga e cresce, di conseguenza, per molte persone il peso della solitudine.

Tanti, poi, sono in ansia per la malattia di qualche loro caro che spesso costringe alla quarantena l’intera parentela. Aumenterà, inoltre, il numero di persone e di famiglie che si ritroveranno in ristrettezze economiche, con i bisogni primari da soddisfare. Nessuno allora nelle nostre comunità sia perso di vista! Se rafforzeremo la solidarietà tra di noi, usciremo da questo tempo di prova avendo sconfitto un altro virus malefico: il virus morale dell’individualismo.

Come cristiani siamo chiamati ad osservare con gli occhi della fede gli imprevedibili avvenimenti che stanno travolgendo il mondo. Dio è presente e vuol dirci una parola per la nostra salvezza.

Nel Vangelo troviamo questo sofferto rimprovero: “ Sapete interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?” (Mt 5,25). Quali segnali ci sta lanciando lo Spirito del Signore? In questo tempo stiamo tutti lottando, alcuni anche eroicamente, contro il virus che ci minaccia di morte fisica.

È un’impresa benemerita che Gesù fece per primo restituendo a Lazzaro la vita fisica e gli affetti delle sorelle e degli amici. La Parola di Dio, però, ci invita ad accorgerci che ognuno di noi ha tendenza a rinchiudersi in un’altra tomba, quella dell’egoismo. L’egoista è uno che tende a rinchiudersi in se stesso. Non tiene lo sguardo aperto verso gli altri perché è rivolto a soddisfare solo i propri bisogni, tornaconti e interessi.

Non tralascia se stesso per donarsi, ma usa gli altri per soddisfare la propria insaziabile sete di piacere, la voglia di possedere e di consumare. Si riduce, così, alla solitudine e il cuore diventa per lui come una tomba. È la morte della sua anima, peggiore della morte del corpo, perché segna il fallimento di tutta l’esistenza. Ebbene, Gesù ha donato tutto se stesso, fino all’ultima goccia di sangue, per strapparci da questa terribile tomba che è la stessa in cui si è rinchiuso il diavolo. E per far entrare in noi il suo Spirito, realizzando una vera “trasfusione” di amore nel nostro cuore.

Così lo trasforma da tomba a tempio santo, in grado di ospitare in sé tanti altri fratelli. Questa è la risurrezione che ha generato i santi e ha cambiato il mondo. Chi la vive è già nella vita eterna perché la morte fisica sarà il passaggio per entrare nella Comunione dell’Amore con Gesù, Maria e tutti i santi.

 

+ Andrea Bruno Mazzocato Arcivescovo di Udine Udine,

23 marzo 2020

 

 

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Se sei iscritto, qualora lo desiderassi, fai parte della “CONFRATERNITA della COMUNIONE DEI SANTI” beneficiando delle preghiere di tutti i membri.

 

 

Ognuno di noi non è mai del tutto solo, se apre il suo cuore alla Trascendenza

Il Padre Celeste che ti ha creato ti ama e ti ha sempre in mente senza dimenticarsi di te per un solo istante..

Il Figlio, Gesù Cristo, è sempre pronto a salvarti perché si è incarnato ha sofferto ed è morto sulla croce anche per te.

Lo Spirito Santo, Amore, continua a sostenerti tramite i suoi doni.

Maria, tua Madre Celeste, ti segue sempre e desidera la tua salvezza..

L’angelo custode ti assiste in ogni momento, anche quando non ti ricordi di Lui.

Il tuo santo protettore intercede continuamente per te insieme agli altri santi.

Tra il prossimo ci sono persone che pregano per te, anche se non lo sai..

Non disperare mai, ma confida sempre nel Signore, Amore Onnipotente!

 

 

Signore, non so bene perché io mi trovi in questa situazione, ma sono consapevole che nulla accade senza il tuo permesso e che tutto concorre al bene di coloro che ti amano.

Diceva l’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine, “Nulla è impossibile a Dio”.

Eccomi Signore davanti a te fiducioso, per chiederti la grazia della guarigione, se questa è conforme alla tua volontà.

Per ora ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e psichiche in espiazione dei miei peccati e per tutti coloro che non vogliono credere in te e nella tua infinita Misericordia.

Per la dolorosa passione di Gesù Cristo, per i meriti di Maria Santissima e di tutti i Santi, aiutami a superare questi momenti così delicati.

Ti prometto di essere sempre più unito a te.

Vergine Santa, ausilio dei cristiani, intercedi anche per me e per tutti coloro che soffrono per questa malattia.

 

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O VERGINE SANTISSIMA e Madre nostra,

Tu che sei la Signora di tutti i popoli e spesso sei intervenuta per intercedere contro i mali e le calamità che affliggono l’umanità, proteggi tutto il mondo dalla diffusione veloce del Coronavirus COVID -19.

Fa’ che ogni uomo creato ad immagine e somiglianza divina, pur consapevole della propria fragilità, si renda conto anche della propria dignità di Figlio di Dio in Gesù Cristo e riconosca Te come Madre di Dio e di tutti noi.

Ti invochiamo con fede e fiducia, intercedi presso tuo Figlio Gesù affinché, in virtù delle sue sante Piaghe, ci liberi da questa epidemia e da tutti i mali spirituali che ci affliggono, per poter vivere secondo i Comandamenti divini dell’Amore.

Ave Maria… (tre volte)

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I mistici sostengono che una Santa Messa ha un valore infinito agli occhi degli abitanti del Cielo.
L’Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo corpo, che è la Chiesa.
Essa contiene, quindi, la parola di Dio, le preghiere della Chiesa, il memoriale della Passione, morte e Risurrezione del Signore Gesù Cristo.
Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità.
Dove c’é Gesù è presente Maria Santissima insieme ai suoi Angeli ed ai suoi Santi e contemplano questo straordinario mistero con infinito stupore.
Tutto il Cielo è contento anche per le persone che partecipano con devozione facendo la Santa Comunione, dove ricevono Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità.

 

 

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Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio. Una giovanissima coppia col suo bambino arriva portando l’offerta più povera, due tortore, e l’offerta più preziosa del mondo: un bambino. Non fanno in tempo a entrare che le braccia di un uomo e di una donna subito se lo contendono: Gesù non appartiene al tempio, appartiene all’uomo. È nostro.

Sulla soglia incontrano due anziani in attesa.

Orientati a Dio come girasoli alla luce, essi vedono dove altri non possono: straordinari, carichi d’anni, vivi dentro e luminosi fuori, profeti di futuro. Simeone guarda oltre, Anna parla agli altri: simboli di una vecchiaia sapiente e viva, che sa aspettare.

Braccia umane sollevano il figlio di Dio, il primogenito del mondo. Simeone sapeva che non sarebbe morto senza aver visto il Messia, parole scritte anche per me: anch’io non morirò prima di aver visto il mio Signore. Lo vedrò, se sarò come Maria e Giuseppe che, osservanti della legge, si aprono alla profezia: rassicurati dal rito e insieme stupiti dal profeta.

Simeone aspettava la consolazione di Israele, come il cristiano crede tenacemente in qualcosa che può accadere. Occhi che si fanno attenti, che vedono Dio alternarsi tra luce ed ombra, annunci e dubbi, miracolo e quotidiano. Profezia di gioia e di spada, ma sempre e solo Lui.

Simeone rivela tre parole eterne a Maria, per spiegarle suo Figlio: egli è qui per rovina e risurrezione. E’ qui ora, è contraddizione!

“Sii per me rovina e risurrezione, Signore. Non lasciarmi nella falsa pace. Contraddici i miei pensieri con i tuoi, contraddici la mia mediocrità e l’immagine falsa che ho di te. Sii risurrezione quando non ce la faccio, quando ho il vuoto dentro e il buio davanti. Dopo il fallimento, la fedeltà mancata, l’umiliazione bruciante risorgi con le cose che amavo e credevo finite”. (Turoldo).

Nel tempio il figlio è loro… ma non è loro. E’ dato, è offerto ad un altro sogno, perché i figli non sono nostri ma della storia, dell’umanità, della loro vocazione, che noi non conosciamo. Realizzeranno non i nostri, ma il grande desiderio di Dio.

E anche per te, Maria, verrà una spada. Non sei esente. Il dolore ti legherà a tutti i trafitti da spada, perché, lo sai, il dolore non vuole spiegazioni, vuole condivisione!  E la fede non è una garanzia, la santità non è l’assicurazione contro la sofferenza. Ma se la spada sembrerà contraddizione e rovina, verrà sempre la terza parola di Simeone: egli è risurrezione!

In quel Bambino che nel tempio passa di braccio in braccio ora è Israele che consola il suo Signore! E Simeone, bellissimo, canta: ho visto la luce da te preparata per tutti..

La mia salvezza è diventare Simeone, come lui prendere Gesù in braccio e vedere la luce che si travasa di mano in mano. Allora anch’io potrò consolare il mio Signore! E con lui la mia porzione di mondo.

 

LA REGINA DELLA PACE RACCOMANDA VIVAMENTE LA FREQUENZA ALL’EUCARISTIA

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 maggio 2018

 

“Cari figli, mio Figlio, che è luce d’amore, tutto ciò che ha fatto e fa, l’ha fatto e lo fa per amore. Così anche voi, figli miei, quando vivete nell’amore, amate il vostro prossimo e fate la volontà di mio Figlio. Apostoli del mio amore, fatevi piccoli! Aprite i vostri cuori puri a mio Figlio, affinché egli possa operare attraverso di voi. Con l’aiuto della fede, riempitevi d’amore.

 

 

Però, figli miei, non dimenticate che è l’EUCARISTIA il cuore della fede: essa è mio Figlio che vi nutre col suo Corpo e vi fortifica col suo Sangue. Essa è il prodigio dell’amore: mio Figlio che viene sempre di nuovo vivente per vivificare le anime. Figli miei, vivendo nell’amore, voi fate la volontà di mio Figlio ed egli vive in voi.

 

 

Figli miei, il mio desiderio materno è che lo amiate sempre più, poiché egli vi chiama col suo amore. Vi dona l’amore, in modo che voi lo diffondiate a tutti attorno a voi. Per mezzo del suo amore, come Madre sono con voi per dirvi parole d’amore e di speranza, per dirvi parole eterne e vittoriose sul tempo e sulla morte, per invitarvi ad essere miei apostoli d’amore. Vi ringrazio!”.

 

 

 

 

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II Avvento e Immacolata 2019

 

Domenica degli inizi, delle cose nuove, di un Dio che non desiste e non ci molla.

Domenica che è come una scossa, un bagliore di speranza dentro il giro lento dei giorni.

Il Vangelo ci mette davanti al più grande atto di fede di Dio nell’uomo.

Adamo ed Eva non si erano fidati di Dio, pensavano che li stesse imbrogliando, negando loro il meglio, cioè diventare come Dio, dominare l’universo: si era lacerata l’alleanza. Lui ha provato a ricucire, molte volte. E “Un giorno, Dio sempre così originale e spiazzante nelle sue trovate, rovescerà in questo modo la questione: l’uomo e la donna non si sono fidati di Dio? Ebbene Dio si fiderà di loro, inventandosi l’Incarnazione.

Si fiderà a tal punto da consegnarsi nelle loro mani inerme, vulnerabile, bisognoso e incapace di tutto, un bimbetto che piange. Si fida, e Miriam, la ragazzina, dice sì e impara a fare la madre” (M. Marcolini).

E Giuseppe, l’uomo innamorato e ferito da dubbi si fida e si mette a servizio di quei due, con le sue mani callose e con i suoi sogni.

Il filo che rammenda lo strappo nella trama d’amore tra Dio e l’uomo si chiama fiducia.

Noi eravamo persi. Non riuscivamo a trovare Dio, ci abbiamo provato con patriarchi, re, profeti, matriarche, ma ci siamo persi, non si trovava la strada giusta.

Succede come quando il navigatore ti molla, in auto, in mezzo al nulla, o a un labirinto di orme e di stradine, vado a destra o a sinistra?… Sono inutili le spiegazioni che chiedi al telefono, a uno lontano, magari a quello che stai andando a trovare. Non vi capite. L’unica soluzione è che venga lui a recuperarti.

Così con noi, è stato Dio a prendere in mano la situazione, è come se dicesse: ho capito che non ce la fate, fermi, restate lì dove siete, vengo io, vi raggiungo io. Ed è l’Incarnazione! Una storia piena di inizi, di novità.

E sceglie una ragazzina, in un paese di grotte, e gli manda l’angelo migliore che ha, Gabriele.

Che vola via dal tempio, sbatte le ali sulla non-fede di Zaccaria, che senza prove non crede che avrà un figlio, alla età sua e della moglie.

L’angelo vola via dalle spianata immensa del tempio e atterra in un monolocale, una mezza grotta con un muretto a secco davanti, in un paese sconosciuto alla bibbia.

Straordinario e sorprendente viaggio: dal sacerdote ad una laica,

dall’anziano a una adolescente,

dalla Città santa a un villaggetto polveroso, nella meticcia Galilea,

dai candelabri d’oro del tempio a una cucina fra pentole e telai,

dal sacro al quotidiano.

Il cristianesimo non inizia al tempio, ma in una casa.

L’angelo Gabriele entrò da lei.

È la prima volta che Dio si rivolge ad una donna nella bibbia.

La prima volta che un angelo saluta una donna, non si faceva, non si salutavano le donne. E che saluto: Rallegrati, gioisci, sii felice. Non le dice: fai questo o quello, inginocchiati, prega, vai o resta. Semplicemente apriti alla gioia come una porta che si spalanca al sole.

Dio è con te. Una espressione forte, che avrebbe dovuto mettere in guardia la ragazza, perché quando Dio dice queste parole, io sono con te, accade che sta affidando a quella persona un compito bellissimo ma arduo (R Virgili), bello ma difficile, come a Mosè a Gedeone.

Maria, avrai un figlio, tuo e di Dio, di terra e di cielo.

Gli darai nome Gesù. E’ la prima volta: nella bibbia mai madre aveva il diritto di dare il nome al figlio, solo il padre.

Ma la ragazza, pronta, intelligente e matura, non si nasconde, dialoga, obbietta, argomenta: spiegami, dimmi come avverrà questo.

E l’angelo: ma è l’infinito che si fa una goccia di sangue, l’immenso che si comprime nel tuo utero, che cosa importa il come! È la luce generante che entra e si aggrappa al tuo grembo buio. Che importa come avverrà?

E tuttavia Gabriele riprende a spiegare l’inspiegabile, a rassicurala, parla di Spirito Santo come all’origine dell’universo, di una nuvola sulla tenda come nel deserto, la invita a pensare in grande, più in grande che può. Fidati, sarà Dio a trovare il come. L’ha trovato anche per Elisabetta. Gabriele fa risuonare anche la voce calda del libro della vita e degli affetti.

L’angelo ha dato l’annuncio, e ora aspetta. Il quel momento tutto l’universo si è fermato, scrive san Bernardo, il fiume ha smesso di scorrere, gli agnelli hanno alzato la testa dal prato, gli uccelli si sono fermati in mezzo al cielo, l’aria si è fatta immobile, in attesa della risposta di Maria.

Noi, io, cosa avremmo risposto? Lasciami pensare, ci dormo sopra stanotte; ne parlo con il mio direttore spirituale, o con il mio psicoterapeuta o almeno con mio marito. Un giorno soltanto.

Invece la ragazzina, forse quattordici anni, in piena incoscienza, dice:

sì, io ci sono, io ci sto, io non scappo.

E se noi siamo qui oggi, se io vi sto parlando, se abbiamo qualche volta ritrovato speranza, se abbiamo avviato cammini interiori, è per quel sì di una adolescente (P. Curtaz).

Per quel sì siamo qui noi, oggi, tutti debitori a lei.

Se possiamo dirci cristiani è per la fede e il coraggio, per la libertà e lo slancio, di quella ragazzina galilea, appena donna, appena sposa.

Ha detto: sì, sono la serva del Signore. Nella bibbia la serva non è “la domestica, la donna di servizio”. Serva del re è la regina, la seconda dopo il re, la prima collaboratrice: Tu sei il Dio dell’alleanza, e io tua alleata, il tuo progetto sarà il mio, la tua storia la mia storia.

Sono la serva, sono l’alleata del Signore delle alleanze.

Invece del vittimismo vecchio di Adamo, invece del dare sempre la colpa agli altri, invece di guardare a tutto ciò che si è rovinato nella nostra vita, a tutte le cose mancate o interrotte, proviamo a dire “sì”, ad allearci con il Dio che fa alleanza con tutto ciò che vive, a fare della nostra vita un “sì”, uno sgorgare, uno sprigionarsi di alleanze, a benedizione del mondo.

Come quello di Maria, anche il nostro “sì” al progetto di Dio può cambiare la storia; anche noi possiamo segnare nascite sul libro della vita, tracciare alleanze sul calendario della storia.

Non temere, nulla è impossibile a Dio.

E’ possibile che una Vergine generi;

che la Parola torni dall’esilio

e si faccia vagito di neonato;

che dentro il buio di un grembo venga la luce vera.

E’ possibile che la donna peccatrice non venga lapidata ma perdonata; che Lazzaro esca dopo tre giorni dalla tomba e le sue bende siano intrise delle lacrime di Dio; è possibile che il Figlio prodigo sia accolto con una festa. E’ possibile l’impossibile: porgere l’alta guancia, perdonare settanta volte sette, amare i nemici, morire d’amore e risorgere. E’ possibile in questo mondo di disgrazia trovare grazia. Perché Dio è venuto ed è qui.

Gli angeli tornano ancora; ogni giorno se guardi bene vedrai un volo d’angeli attorno alla tua casa; tornano a dirci questo: fidati, l’impossibile è diventato possibile!

 

 

Santa Maria: con quel nome sulla chiglia

i padri salpavano

verso mari dai flutti giganti.

Anch’io lo scrivo a prua

della fragile barca che è

la mia vita

e ti chiamo

ti chiamo, santa Maria.

E fioriranno sempre

coraggio e meraviglia.

Giovanni Angelo Abbo (Donna di terra e di cielo, p. 12).

 

 

Il vangelo comincia così ed è questo: l’uscita di Dio dal sacro e il suo incarnarsi nel quotidiano.

Il tempio è sterile, è il deserto di Dio, la morte di Dio.

 

Luca fa ruotare, in una rivoluzione copernicana, la religione giudaica fino a che non diventi cristiana:

– il centro del futuro non è più il tempio ma la casa.

– Dal sacerdozio maschile alla laicità delle donne.

– Dal clericalismo, all’uguaglianza dei ruoli

– Dal nazionalismo giudaico alla Galilea delle genti, che è l’incubatrice del nuovo. Il centro conserva, la periferia innova.

 

 

 

Tutta la Sacra Scrittura è ispirata da Dio e contiene delle verità di fondo che sono ancora da scoprire, nonostante il testo sia stato scritto alcune migliaia di anni fa.

Adamo è il “CULMINE” della Creazione ed era destinato alla beatitudine eterna.
Ma Dio, essendo fonte di ogni libertà, non gli ha tolto il libero arbitrio perché Adamo è stato creato “a sua immagine e somiglianza”.

Adamo ed Eva, anche se tentati dal serpente maligno, hanno liberamente trasgredito il comando divino di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, perché, per orgoglio, volevano essere come Dio.
In questo modo si sono macchiati del peccato originale trasmettendolo a tutte le generazioni, fuorché a Gesù Cristo, nuovo Adamo, e a Maria nuova Eva (quindi Nuova Umanità).

Nel piano amoroso di Dio, però, la disobbedienza di Adamo ed Eva ha consentito l’Incarnazione, per cui Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo per riscattarci e restituire la dignità umana a tutti coloro che credono nella sua Risurrezione

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ABRAMO, MARIA VERGINE E GESÙ CRISTO:

Entrambi, in modo specifico, hanno creduto nell’impossibile che Dio può rendere possibile. Abramo ha accettato di compiere un gesto considerato immorale, con l’intenzione di immolare suo figlio Isacco su comando diretto di Dio.

E Dio lo ha gradito, ma non gli ha permesso di portare a termine il comando.

Questo paradosso è l’emblema della fede del cristiano, la quale è una seria e travagliata risposta all’amore di Dio che chiama ciascuno di noi a dimostrargli la nostra fedeltà assoluta, anche a costo di rinunciare a ciò che più amiamo, oltre la legge morale e l’etica comune.

Maria Vergine ha accolto l’invito dell’Angelo, anche se aveva inizialmente paura. Rimanere incinta per opera dello Spirito Santo ed accettare l’evento in quel contesto spazio-temporale è il più grande atto di fede della storia dell’Umanità.

Ella era consapevole che avrebbe rischiato di perdere il promesso sposo Giuseppe e la vita stessa. Ma si fidava completamente di Dio, il quale ha potuto portare a termine il suo immenso progetto d’Amore: l’Incarnazione.

Gesù Cristo ha accettato di affrontare la terribile passione e morte, pur essendo anche di natura divina. Ecco il paradosso dei paradossi: il Padre che ordina al Figlio di lasciarsi torturare e crocifiggere per salvare l’umanità. Moltissimi pensano che avrebbe potuto risparmiarsi una tale tragedia.

Ma chi siamo noi per giudicare il nostro Giudice? A Dio è piaciuto attirare le sue creature attraverso il paradosso della fede, affinché divenissimo consapevoli del suo infinito amore per tutti noi.

 

 

 

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a cura di https://www.mondocrea.it

 

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi
Marta e Maria, il Signore cerca amici non servi
XVI Dom. T.O. anno – C – 2019

Vangelo – Lc 10,38-42
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

 

XVI domenica Luca 10,38-42bis

Una donna di nome Marta lo ospitò nella sua casa. Ha la stanchezza del viaggio nei piedi, negli occhi la fatica del dolore incontrato. Allora riposare nella frescura amica di una casa, cenare in compagnia sorridente, è un dono, e Gesù lo accoglie con gioia. Entra nella casa di due donne, sovranamen­te libero di andare dove lo porta il cuore. Libero di par­lare alle donne, le escluse, le relegate.

Una stanza piena di gente: Maria ai piedi dell’amico; i discepoli intorno; Marta, la generosa, è sola nella sua cucina, alimenta il fuoco, controlla le pentole, si alza, passa e ripassa davanti al gruppo, a preparare pane e bevande e tavola, lei sola affaccendata per tutti.

Maria seduta ascoltava Gesù. Un uomo che profuma di cielo e una donna, seduti vicinissimi. Una scena così inconsueta per gli usi del tempo che pare quasi un miracolo. Tutti i pregiudizi sulle donne saltati in aria. Si fa discepola privilegiata la donna che i rabbini del tempo neppure accettavano alla loro scuola. Invece Gesù e Maria di Betania rompono gli schemi, spezzano i ruoli sociali e culturali. Totalmente presi l’uno dall’altra, lui a darsi, lei a ri­ceverlo. E li sento tutti e due felici. Lui total­mente suo, lei totalmente sua.

Mi piace Maria che sa essere in vacanza dentro al quotidiano. Senza sensi di colpa. Che sa incantarsi, come fosse la prima volta. Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, ci si abitua. L’eternità invece è non abituarsi, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre: quello di Maria di Betania seduta a bersi quelle parole, i silenzi, gli occhi…

Il primo rapporto con Dio è l’ascolto. Dall’ascolto comincia la relazione. Ascoltare uno è come dirgli “tu sei importante per me, mi interessi, mi piaci, ti do tempo, ti do cuore”.

E poi c’è Marta, la padrona di casa. Gli ospiti sono come gli angeli e c’è da offrire loro il meglio. Marta teme di non farcela, e allora “si fa avanti”, con la libertà che le detta l’amicizia, e s’interpone tra Gesù e la sorella: “dille che mi aiuti!”. Qualche conflitto tra familiari c’è anche nelle case più belle e visitate da Dio, lo sappiamo…

E Gesù, affettuosamente come si fa con gli amici, chiama Marta e la calma; ha osservato a lungo il suo lavoro, l’ha seguita con gli occhi, ha visto il riverbero della fiamma sul suo volto, ha ascoltato i rumori della stanza accanto, sentito l’odore del fuoco e del cibo quando Marta passava, era come se fosse stato con lei, in cucina. In quel luogo che ci ricorda il nostro corpo, il bisogno del cibo, la lotta per la sopravvivenza, il gusto di cose buone, i nostri piccoli piaceri, e poi la trasformazione dei doni della terra e del sole, anche lì abita il Signore (J. Tolentino).

La realtà sa di pane, la preghiera sa di casa e di fuoco. Ma la casa di che cosa profuma? La profumano le persone.

Gesù non accetta che Marta si limiti, si impoverisca nelle troppe faccende di casa: Tu, le dice Gesù, sei molto di più. Tu non sei le cose che fai; tu puoi stare con me in una relazione nuova, non di servizi ma di orizzonti, semine, guarigioni, Tu puoi essere profeta, bocca di Dio. I primi profeti del vangelo infatti sono due donne, Maria ed Elisabetta: hanno un cuore che ascolta.

«Maria ha scelto la parte buona»: Marta non si ferma un minuto, Maria invece è seduta, occhi liquidi di felicità; Marta si agita e non può ascoltare, Maria nel suo apparente “far niente” ha messo al centro della casa Gesù, l’amico e il profeta. Doveva bruciarle il cuore quel giorno.

Le due sorelle di Betania tracciano i passi della fede vera: passare dall’affanno di ciò che devo fare per Dio, allo stupore di ciò che Lui fa per me. I passi di fede di ogni credente: passare da Dio come dovere a Dio come desiderio.

Perché Dio non cerca servi, ma amici (Gv 15,15); non cerca persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose, che lo lasci essere Dio… Il centro della fede è ciò che Dio fa per me, non ciò che io faccio per Dio.

Una lettura grezza del Vangelo ha spesso contrapposto le due sorelle, mentre esse sono i due polmoni della Chiesa, vorrei dire “i due cuori”. C’è del cuore in Marta che non sa più che cosa inventare per il suo amico. C’è del cuore in Maria che non vuole perdere una sola delle sue parole. Gesù ha bisogno di tutte e due le cose: del pane quotidiano e dell’ascolto amoroso.

E se rimprovera Marta non le dice: non fare niente, stasera non mangiamo, ma: fa’ un po’ meno, siediti qui, guardiamoci, ascoltiamoci, come fanno gli amici. “Marta”, le dice, “prima le persone poi le cose”.

Gesù non contraddice il servizio ma l’affanno, non contesta il cuore generoso ma il fare frenetico, che vela lo sguardo e il cuore.

Gesù ferma la corsa di Marta, la donna serva, e la mette davanti a sé: donna amica. La donna negata diventa la donna ridestata. La donna dell’ombra viene messa in piena luce e, lasciatemi dire, quanto diversa sarebbe la Chiesa se Papa, vescovi, preti chiamassero le donne a condividere pensieri, orizzonti, sogni ed emozioni. Quanto diversa e quanto più calore e freschezza, quanta meno burocrazia e più amicizia, più forza del cuore, come scrive il mistico Rumi (XIII sec): “Se tu ascoltassi la lezione del cuore anche una sola volta, faresti lezione ai professori”.

Di questa sola cosa c’è bisogno. Attento alle troppe cose. Lo dice a me e a tutti: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e in­goiarti, troppo lavoro, trop­pi desideri, troppo correre, troppi impegni e non c’è posto per tutti. E non distingui più tra su­perfluo e necessario, tra il­lusorio e permanente, tra ef­fimero ed eterno. Prima la persona, poi le cose da fare. L’amica seduta e l’amica affaccendata sono due modi d’amare, entrambi necessari. Maria non può fare ameno di Marta, né Marta può fare a meno di Maria.

Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano, battono i loro due cuori, il cuore che ascolta, il cuore che sa servire. Entrambi, sempre, per amore.

 

 

Commento a cura di Ermes Ronchi per gli amici dei social

Un rabbi che entra nella casa di due donne, sovranamente libero di andare dove lo porta il cuore. Libero di parlare alle donne, le
escluse, seguendo la strada tracciata per la prima volta dall’angelo dell’annunciazione: mettere a parte le donne dei più
riposti segreti del Signore.
Passare dall’affanno di ciò che devo fare per Lui, allo stupore di ciò che Lui fa per me, questo è l’itinerario delle due sorelle di
Betania, simbolo di ogni credente. Passare da Dio come dovere a Dio come desiderio.
Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.
Sapienza del cuore di donna, intuito che sceglie ciò che fa bene alla vita e regala pace, libertà, orizzonti e sogni: la Parola di Dio.
Maria, che ben conosce Gesù, sa ancora ascoltarlo stupefatta; sa incantarsi ancora, come fosse la prima volta. Tutti conosciamo il
miracolo della prima volta. Poi, ci si abitua. L’eternità invece è non abituarsi, è il miracolo della prima volta che si ripete
sempre: il miracolo di Maria di Betania, ancora una volta a bere le sue parole e i suoi silenzi e i suoi occhi. Perché Gesù non cerca
servitori, ma amici; non cerca delle persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose grandi, come
Maria di Nazareth: ha fatto grandi cose in me l’Onnipotente. Il centro di tutta la fede è ciò che Dio fa per me, non ciò che io
faccio per Dio.

Allora il primo servizio da rendere a Dio è l’ascolto. E’ dall’ascolto che comincia la relazione, perché ti prende una sorta
di contagio quando sei vicino a uno come Lui, un contagio di luce quando sei vicino alla luce.
Mi piace immaginare questi due totalmente presi l’uno dall’altra, lui a darsi, lei a riceverlo. E li sento tutti e due felici, lui di aver
trovato un nido e un cuore in ascolto, lei di avere un rabbi tutto per sé, per lei che è donna, a cui nessuno insegna. Lui totalmente
suo, lei totalmente sua.
A Maria doveva bruciare il cuore quel giorno. Da quel momento la sua vita è cambiata. Maria è diventata feconda, grembo dove si
custodisce il seme della Parola, apostola: inviata a donare, ad ogni incontro, ciò che Gesù le aveva seminato nel cuore.
Marta Marta tu ti affanni e ti agiti per troppe cose. Gesù, affettuosamente raddoppia il nome, non contraddice il servizio
ma l’affanno, non contesta il cuore generoso di Marta ma l’agitazione.
A tutti, ripete: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e ingoiarti, troppo lavoro, troppi desideri,
troppo correre. Prima la persona poi le cose. Ti siedi ai piedi di Cristo e impari la cosa più importante: distinguere tra superfluo
e necessario, tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Gesù non sopporta che Marta sia impoverita in un ruolo di servizio marginale, che si perda nelle troppe faccende di casa:
Tu, le dice Gesù, sei molto di più. Tu non sei le cose che fai; tu puoi stare con me in una relazione diversa,
condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, emozioni, sapienza, conoscenza.

Marta e Maria non si oppongono, i loro atteggiamenti sono complementari. Marta non può fare a meno di Maria perché il
nostro servizio ha un’unica sorgente che fa grande il cuore.
Maria non può fare a meno di Marta perché non c’è amore di Dio che non debba tradursi in gesti concreti. L’amica e l’ancella sono
due modi d’amare, entrambi necessari, i due poli di un unico comandamento: amerai il Signore tuo Dio e amerai il tuo
prossimo. Di un’unica beatitudine: beati quelli che ascoltano la Parola, beati quelli che la mettono in pratica.

Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano, e quando nulla separerà l’uomo da Dio, allora nulla separerà l’uomo dal servizio all’uomo. (Lc 10,38-42)

Commenti al Vangelo domenica 21 luglio – p. Ermes – Aiutarlo ad essere Dio

 

 

 

Forse non ce ne rendiamo conto, ma proviamo ad immaginare che le apparizioni di Medjugorje non fossero mai avvenute ed il paesello bosniaco fosse rimasto sconosciuto al mondo.

Con tutto quello che sta succedendo, la Chiesa sarebbe ancora così come la vediamo nonostante la crisi di fede e l’apostasia che sta dilagando?

Moltissimi, più di quello che pensiamo, hanno cominciato a credere ed a frequentare la chiesa proprio perché scossi dal fenomeno delle apparizioni, pensando: se la Madonna appare dall’aldilà, allora la religione cattolica è vera, e quindi anche i Sacramenti sono efficaci ecc.

I messaggi, poi, sono delle vere catechesi che molti attendono per poter avere un orientamento per la propria spiritualità e la stessa vita ecclesiale.

Dato che le apparizioni avvengono anche nella parrocchia stessa di Medjugorje, la Madonna in questo modo ha voluto valorizzare le parrocchie di tutto il mondo.

Tantissimi si sono dati da fare per essere attivi nella propria parrocchia, sia nella catechesi che nella solidarietà concreta con i poveri. Medjugorje, dunque, ha un’importanza enorme nella vita della Chiesa per l’edificazione delle anime e per il piano salvifico per l’umanità che la Regina della Pace ha iniziato in quell’umile terra.

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Lo Spirito Santo? È Dio in libertà

Domenica di Pentecoste -Anno C – giugno 2019

Giovanni 14, 15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Lo Spirito, il misterioso cuore del mondo, radice di ogni femminilità che è nel cosmo (Davide M. Montagna), vento sugli abissi e respiro al primo Adamo, è descritto in questo vangelo attraverso tre azioni: rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Tre verbi gravidi di bellissimi significati profetici: “rimanere, insegnare e ricordare”.

Rimanere, perché lo Spirito è già dato, è già qui, ha riempito la “camera alta”
di Gerusalemme e la dimora intima del cuore. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni. Se anche me ne andassi lontano da lui, lui non se ne andrà mai. Se lo dimenticassi, lui non mi dimenticherà. È un vento che non ci spinge in chiesa, ma ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.

Insegnare ogni cosa: nuove sillabe divine e parole mai dette ancora, aprire uno spazio di conquiste e di scoperte. Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto “’in quei giorni irripetibili” quando la carne umana è stata la tenda di Dio, e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani. Letteralmente “in-segnare” significa incidere un segno dentro, nell’intimità di ciascuno, e infatti con ali di fuoco/ ha inciso lo Spirito /come zolla il cuore (Davide M. Montagna).

Ricordare: vuol dire riaccendere la memoria di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo; riportare al cuore gesti e parole di Gesù, perché siano caldi e fragranti, profumino come allora di passione e di libertà. Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, perché “la fede senza stupore diventa grigia” (papa Francesco).

Un dettaglio prezioso rivela una caratteristica di tutte e tre le azioni dello Spirito: rimarrà sempre con voi; insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto.

Sempre, ogni cosa, tutto, un sentore di pienezza, completezza, totalità, assoluto. Lo Spirito avvolge e penetra; nulla sfugge ai suoi raggi di fuoco, ne è riempita la terra (Sal 103), per sempre, per una azione che non cessa e non delude. E non esclude nessuno, non investe soltanto i profeti di un tempo, le gerarchie della Chiesa, o i grandi mistici pellegrini dell’assoluto. Incalza noi tutti, cercatori di tesori, cercatrici di perle, che ci sentiamo toccati al cuore dal fascino di Cristo e non finiamo mai di inseguirne le tracce.

Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà. Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona, per sempre, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per diventare, come madri, dentro la vita donatori di vita.

(Letture: Atti 2,1-11; Salmo 103; Romani 8,8-17; Giovanni 14, 15-16.23-26)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/lo-spiritosanto-e-dioin-liberta

Commenti al Vangelo domenica di Pentecoste – 9 giugno – p.Ermes – Dio vento nomade

 

 

Padre amatissimo, tu conosci le mie miserie e ti chiedo sinceramente perdono per i miei peccati.

Ti prometto che sarò docile ai tuoi Comandamenti con l’aiuto dello Spirito Santo.

Per tutti i meriti di Gesù Cristo, tuo amatissimo Figlio, che con le sue sofferenze subìte durante la vita terrena, con la sua atroce passione e con la sua morte in croce ha redento il mondo e per i meriti e per l’intercessione di Maria Santissima e di tutti i santi, ti chiedo, sicuro di ottenerla, questa grazia:

 

(ESPRIMERE LA RICHIESTA DELLA GRAZIA PARTICOLARE)

 

 

 

“Adorate mio Figlio, adorate Gesù, aprite il vostro cuore, portate la pace al mondo!” (La Regina della Pace il 18.12.12)

Gesù è il Figlio di Maria. Ma è anche il Figlio di Dio e possiede sia la natura umana che quella divina. Maria non ha la natura divina come suo Figlio ed anche Lei è stata redenta da Gesù: per noi cattolici è Madre di Dio perché, per opera dello Spirito Santo, ha concepito Gesù che è Uomo e Dio.

Noi dobbiamo adorare solo Gesù, Maria, invece si venera ed onora (ma non si adora!)

È teologicamente giusto che la Regina della Pace a Medjugorje inviti ad adorare suo Figlio. Altrimenti la Chiesa avrebbe già fatto chiudere tutto mentre proprio in questi giorni ha approvato i pellegrinaggi.

Adorare Dio significa pregarlo, riconoscendolo come Padre e Creatore. Maria partecipa alla Redenzione ed è Corredentrice, ma attenzione: non ha creato Lei il mondo!

Il suo Cuore Immacolato trionferà perché, essendo Corredentrice, ci conduce ad adorare suo Figlio Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Maria ci insegna ad adorare Gesù perché Lei lo ha fatto per prima dicendo “Sì” allo Spirito Santo e meditando queste cose in cuor suo!

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 aprile 2019

Cari figli, come Madre che conosce i suoi figli, so che anelate a mio Figlio. So che anelate alla verità, alla pace, a ciò che è puro e non è falso. Per questo io, come Madre, mediante l’amore di Dio, mi rivolgo a voi e vi invito affinché, pregando con cuore puro ed aperto, conosciate da voi stessi mio Figlio, il suo amore, il suo Cuore misericordioso.

Mio Figlio vedeva la bellezza in tutte le cose. Egli cerca il bene, perfino quello piccolo e nascosto, in tutte le anime, per perdonare il male. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito ad adorarlo, a ringraziarlo continuamente e ad esserne degni.

Perché lui vi ha detto parole divine, le parole di Dio, le parole che sono per tutti e per sempre. Perciò, figli miei, vivete la letizia, la serenità, l’unità e l’amore reciproco.

Questo è quello che vi è necessario nel mondo di oggi: così sarete apostoli del mio amore, così testimonierete mio Figlio nel modo giusto.

Vi ringrazio.

 

 

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Infatti, essendo Tempio dello Spirito Santo, hai la sua amicizia, quella del Padre Celeste che ti ha creato e quella di Gesú che ti salva, cioè la Santissima Trinità che ti ama in modo unico ed irripetibile.

Inoltre, hai sempre accanto l’angelo custode, il quale ha l’incarico di proteggerti e di condurti verso la via della Verità e della Giustizia.

Hai accanto a te anche i tuoi santi protettori, specialmente la loro Regina, Maria Santissima, la quale é la tua Madre Celeste che ti ascolta sempre e ti ama particolarmente.

Le anime dei cari defunti salvati, oltre ad intercedere continuamente per te, possono anche avere da Dio il compito di proteggerti e di suggerirti la via del bene, perché in Paradiso ti attendono e non smettono mai di amarti molto di più di quanto ti amavano sulla terra.

Se credi in tutto questo non ti sentirai mai solo!

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Messaggio della Regina della Pace del 25 marzo 2019

 

Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Come la natura si rinnova a vita nuova anche voi siete invitati alla conversione.

Decidetevi per Dio. Figlioli, voi siete vuoti e non avete gioia perché non avete Dio.

Perciò pregate affinché la preghiera sia per voi vita.

Nella natura cercate Dio che vi ha creati perché la natura parla e lotta per la vita e non per la morte.

Le guerre regnano nei cuori e nei popoli perché non avete pace e non vedete, figlioli, nel vostro prossimo il fratello.

Perciò ritornate a Dio ed alla preghiera.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

 

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Maria ha dimostrato di avere, grazie al Signore, una fede incrollabile nei confronti di suo Figlio:

Ha creduto all’angelo Gabriele che sarebbe rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.

Ha creduto che il bimbo che teneva in grembo era Dio incarnato in Gesù Cristo.

Ha creduto nonostante abbia partorito in una situazione di emergenza e di povertà.

Ha creduto quando insieme a Giuseppe ed al bambino ha dovuto fuggire in Egitto.

Ha creduto nonostante suo figlio dodicenne avesse lasciato perdere le sue tracce per parlare con i dottori del tempio.

Ha creduto alle nozze di Cana.

Ha creduto durante la passione di suo Figlio e sotto la croce, quando quasi tutti i discepoli erano fuggiti.

Ha creduto nonostante la morte di suo Figlio e la sepoltura.

Ha creduto per tutta la vita nella Risurrezione di suo Figlio.

 

 

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Maria ha dimostrato di avere, grazie al Signore, una fede incrollabile nei confronti di suo Figlio:

Ha creduto all’angelo Gabriele che sarebbe rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.

Ha creduto che il bimbo che teneva in grembo era Dio incarnato in Gesù Cristo.

Ha creduto nonostante abbia partorito in una situazione di emergenza e di povertà.

Ha creduto quando insieme a Giuseppe ed al bambino ha dovuto fuggire in Egitto.

Ha creduto nonostante suo figlio dodicenne avesse lasciato perdere le sue tracce per parlare con i dottori del tempio.

Ha creduto alle nozze di Cana.

Ha creduto durante la passione di suo Figlio e sotto la croce, quando quasi tutti i discepoli erano fuggiti.

Ha creduto nonostante la morte di suo Figlio e la sepoltura.

Ha creduto per tutta la vita nella Risurrezione di suo Figlio.

 

 

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Gesù, luce da luce, sole senza tramonto,

tu rischiari le tenebre nella notte del mondo.

In te, santo Signore, noi cerchiamo il riposo

dall’umana fatica, al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono, veglia in te il nostro cuore;

la tua mano protegga coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore, dalle insidie del male

i figli che hai redenti col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo, nato da Maria Vergine,

al Padre ed allo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

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Per poter accedere al Paradiso bisogna avere un cuore aperto all’amore per Dio e per il prossimo.

Questo non è semplice perché chi si fida delle sole sue forze rischia di fallire perché senza di Lui non possiamo fare nulla ed ognuno di noi è estremamente fragile.

Durante la vita terrena dobbiamo combattere contro i desideri della carne, contro la mentalità corrente del mondo e contro gli spiriti del male, i quali sono molto potenti e riescono ad ingannare con molti sotterfugi.

Gesù Cristo ci ha lasciato la Chiesa ed i Sacramenti: con la Confessione possiamo essere perdonati dai nostri peccati, con l’Eucaristia riceviamo la forza per poter compiere il cammino di salvezza.

Per poter accedere al Paradiso, quindi, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo i vari doni, soprattutto l’umiltà e l’altruismo per operare in famiglia, nella società e nella Chiesa stessa.

Una preghiera efficace, oltre al Padre nostro, all’Ave Maria frequenti, ed alle indulgenze è quella rivolta alla famiglia di Nazareth: Gesù, Giuseppe, Maria vi dono il cuore e l’anima mia, Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima agonia, Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

II Dom. T. O. anno C – 2019

Cana, i nostri cuori come anfore da riempire
Dio si è fatto trovare a tavola.

Giovanni 2,1-11

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». […]

Commento di p. Ermes

C’è una festa grande, in una casa di Cana di Galilea: le porte sono aperte, come si usa, il cortile è pieno di gente, gli invitati sembrano non bastare mai alla voglia della giovane coppia di condividere la festa, in quella notte di fiaccole accese, di canti e di balli. C’è accoglienza cordiale perfino per tutta la variopinta carovana che si era messa a seguire Gesù, salendo dai villaggi del lago. Il Vangelo di Cana coglie Gesù nelle trame festose di un pranzo nuziale, in mezzo alla gente, mentre canta, ride, balla, mangia e beve, lontano dai nostri falsi ascetismi. Non nel deserto, non nel Sinai, non sul monte Sion, Dio si è fatto trovare a tavola.La bella notizia è che Dio si allea con la gioia delle sue creature, con il vitale e semplice piacere di esistere e di amare: Cana è il suo atto di fede nell’amore umano. Lui crede nell’amore, lo benedice, lo sostiene. Ci crede al punto di farne il caposaldo, il luogo originario e privilegiato della sua evangelizzazione. Gesù inizia a raccontare la fede come si racconterebbe una storia d’amore, una storia che ha sempre fame di eternità e di assoluto. Il cuore, secondo un detto antico, è la porta degli dei. Anche Maria partecipa alla festa, conversa, mangia, ride, gusta il vino, danza, ma insieme osserva ciò che accade attorno a lei. Il suo osservare attento e discreto le permette di vedere ciò che nessuno vede e cioè che il vino è terminato, punto di svolta del racconto: (le feste di nozze nell’Antico Testamento duravano in media sette giorni, cfr. Tb 11,20, ma anche di più). Non è il pane che viene a mancare, non il necessario alla vita, ma il vino, che non è indispensabile, un di più inutile a tutto, eccetto che alla festa o alla qualità della vita. Ma il vino è, in tutta la Bibbia, il simbolo dell’amore felice tra uomo e donna, tra uomo e Dio. Felice e sempre minacciato. Non hanno più vino, esperienza che tutti abbiamo fatto, quando ci assalgono mille dubbi, e gli amori sono senza gioia, le case senza festa, la fede senza slancio. Maria indica la strada: qualunque cosa vi dica, fatela. Fate ciò che dice, fate il suo Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne. E si riempiranno le anfore vuote del cuore. E si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta a felice. Più Vangelo è uguale a più vita. Più Dio equivale a più io. Il Dio in cui credo è il Dio delle nozze di Cana, il Dio della festa, del gioioso amore danzante; un Dio felice che sta dalla parte del vino migliore, del profumo di nardo prezioso, che sta dalla parte della gioia, che soccorre i poveri di pane e i poveri di amore. Un Dio felice, che si prende cura dell’umile e potente piacere di vivere. Anche credere in Dio è una festa, anche l’incontro con Dio genera vita, porta fioriture di coraggio, una primavera ripetuta.
(Letture: Isaia 62,1-5; Salmo 95; 1 Corinzi 12,4-11; Giovanni 2,1-11)

Commento al Vangelo domenica 20 gennaio – p.Ermes – Cana. I nostri cuori come anfore da riempire

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/cana-i-nostri-cuori-come-anfore-dariempire

La bella notizia è che Dio si allea
con la gioia delle sue creature,
con il vitale e semplice piacere di esistere e di amare:
Cana è il suo atto di fede nell’amore umano.
Lui crede nell’amore, lo benedice, lo sostiene.
Ci crede al punto di farne il caposaldo,
il luogo originario e privilegiato della sua evangelizzazione.
Gesù inizia a raccontare la fede come si racconterebbe una storia d’amore,
una storia che ha sempre fame di eternità e di assoluto.
Il cuore, secondo un detto antico, è la porta degli dei.
Non è il pane che viene a mancare, non il necessario alla vita,
ma il vino, che non è indispensabile,
un di più inutile a tutto,
eccetto che alla festa o alla qualità della vita.
Ma il vino è, in tutta la Bibbia, il simbolo dell’amore felice
tra uomo e donna,
tra uomo e Dio. Felice e sempre minacciato.
(Ermes Ronchi – Giovanni 2,1-11)

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26969/commento-al-vangelo-domenica-20-gennaio-p-ermes-cana-i-nostri-cuori-come-anfore-da-riempire/

 

 

Dalla Sacra Scrittura sappiamo che Dio ci ha ordinato di amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente.

Ma cosa significa amarLo? Per seguire i suoi Comandamenti ognuno di noi dovrebbe amare il Dio Eterno, Onnipotente, Onnisciente, Trascendente ecc.?

Io come creatura dal corpo mortale sono un essere limitato, fragile, difettoso, spesso meschino, pauroso, vile ecc. Come faccio ad amare l’Essere Assoluto senza che prevalga in me la paura? Può esserci amore se si ha paura dell’altro?

Egli, l’Onnisciente, sa quello che veramente siamo, infinitamente meglio di noi, altrimenti non ci avrebbe donato l’esistenza.

Per questo l’Amore Onnipotente ci è venuto incontro per essere profondamente più amabile: ha escogitato l’Incarnazione assumendo realmente anche la nostra natura umana.

È stato concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo dell’umile Vergine Maria, sua ancella. È nato nella povertà materiale ed umana.

È vissuto in mezzo agli uomini per condividere la loro condizione, eccetto quella del peccato.

Ha operato segni e prodigi per dire che Dio ci ama e ci perdona sempre.

Ha patito, è morto e risorto per rivelarci il destino di ognuno di noi, se gli crediamo.

In pratica si è abbassato al nostro livello per rendersi davvero più amabile, affinché scompaia da noi la paura ed aumenti la fiducia nella realizzazione del suo divino progetto in ognuno di noi.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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Il Verbo di Dio, che si è fatto uomo nel grembo di Maria Vergine, si è degnato di abitare, mediante la fede e la grazia, nelle nostre anime.

Cristo è venuto perché la creazione sia liberata dalla corruzione del peccato e dalla morte e raggiunga la libertà dei figli di Dio.

Egli esiste da sempre e si è fatto uomo nel tempo. Per il mistero della sua nascita Egli rinnova la nostra umanità.

Gesù è immutabile nella sua divinità, ha voluto condividere le vicende della nostra storia e desidera che partecipiamo sempre più alla sua vita divina.

Cristo è la luce delle genti e il maestro della santità ed illumina i nostri passi con la luce della sua parola.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Santa Famiglia – anno C – 2018

La Famiglia di Nazaret «scuola» di amore
Vangelo – Lc 2, 41-52

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Commento di p.Ermes

Maria e Giuseppe cercano per tre giorni il loro ragazzo: figlio, perché ci hai fatto questo? tuo padre e io angosciati ti cercavamo. La famiglia di Nazaret la sentiamo vicina anche per questa sua fragilità, perché alterna giorni sereni, tranquilli e altri drammatici, come accade in tutte le famiglie, specie con figli adolescenti, come era Gesù.

Maria più che rimproverare il figlio, vuole capire: perché ci hai fatto questo? Perché una spiegazione c’è sempre, e forse molto più bella e semplice di quanto temevi. Un dialogo senza risentimenti e senza accuse: di fronte ai genitori, che ci sono e si vogliono bene – le due cose che importano ai figli- c’è un ragazzo che ascolta e risponde. Grande cosa il dialogo, anche faticoso: se le cose sono difficili a dirsi, a non dirle diventano ancora più difficili.

Non sapevate che devo occuparmi d’altro da voi? I figli non sono nostri, appartengono a Dio, al mondo, alla loro vocazione, ai loro sogni. Un figlio non deve impostare la propria vita in funzione dei genitori, è come fermare la ruota della creazione.

Non lo sapevate? Ma come, me lo avete insegnato voi il primato di Dio! Madre, tu mi hai insegnato ad ascoltare angeli! Padre, tu mi hai raccontato che talvolta la vita dipende dai sogni, da una voce: alzati prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

Ma essi non compresero. E tuttavia Gesù tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. C’è incomprensione, c’è un dolore che pesa sul cuore, eppure Gesù torna con chi non lo capisce. Afferma: Io ho un altro Padre e tuttavia sta con questo padre. E cresce dentro una famiglia santa e imperfetta, santa e limitata. Sono santi i tre, sono profeti, eppure non si capiscono. E noi ci meravigliamo di non capirci nelle nostre case?

Si può crescere in bontà e saggezza anche sottomessi alla povertà del mio uomo o della mia donna, ai perché inquieti di mio figlio, ai limiti dei genitori.

Gesù lascia il tempio e i maestri della Legge e va con Giuseppe e Maria, maestri di vita; lascia gli interpreti dei libri, e va con chi interpreta la vita, il grande Libro. Per anni impara l’arte di essere uomo guardando i suoi genitori vivere.

Da chi imparare la vita? Da chi ci aiuta a crescere in sapienza e grazia, cioè nella capacità di stupore infinito. I maestri veri non sono quelli che metteranno ulteriori lacci o regole alla mia vita, ma quelli che mi daranno ulteriori ali, che mi permetteranno di trasformare le mie ali, le cureranno, le allungheranno. Mi daranno la capacità di volare. Di seguire lo Spirito, il vento di Dio.

La casa è il luogo del primo magistero, dove i figli imparano l’arte più importante, quella che li farà felici: l’arte di amare.

(Letture: 1 Samuele 1,20-22.24-28; Salmo 83; 1 Giovanni 3,1-2.21-24; Luca 2,41-52)

Omelia al Convento domenica 30 dicembre – p. Ermes – I FIGLI NON SONO NOSTRI, APPARTENGONO A DIO, AL MONDO, ALLA LORO VOCAZIONE, AI LORO SOGNI.

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-famigliadi-nazaret-scuola-di-amore

 

 

Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese. Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi.

Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io. Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi.

È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. È fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani. San Giuseppe è sorprendente: nel Vangelo non parla mai e il Signore gli parla proprio nel silenzio, nel sonno. Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo.

Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista. Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Udienza Generale (19/12/2018)

 

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Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese. Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi.

Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io. Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi.

È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. È fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani. San Giuseppe è sorprendente: nel Vangelo non parla mai e il Signore gli parla proprio nel silenzio, nel sonno.

Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo. Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista.

Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale!

Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Udienza Generale (19/12/2018)

 

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Immacolata 2018  (di p. Ermes Rochi)

 

Una festa oggi piena di ali e di fessure aperte sull’infinito.

 

Stai sulla soglia prima di entrare

Scuci tutte le paure, sciogli le vele, scendi nel cuore,

ora fatti mancare le parole,

come un fiore che si spoglia fino al frutto.

 

Il silenzio ti fa nudo e semplice, carezza di Dio su di te:

che ti fa vivere, che apre il tempo,

che colma il vuoto, che svela il senso,

che ci fa restare umani.

 

Omelia

Adamo, dove sei? Mi sono nascosto perché ho avuto paura. Ed entra nel mondo la paura, la grande nemica. Adamo ha paura di Dio: è la madre di tutte le paure.

Poi verrà un angelo, un angelo migratore, che vola via dal cuore del tempio e si posa nel cuore di una casa, a Nazaret, a portare la fine della paura di Dio: “non temere Maria”.

Dio viene come gioia, come bacio caduto sulla terra, un seme di vita nella voce di un angelo. Verrà come un bambino fra le tue braccia: non puoi avere paura di un bambino.

Ciò che vince la paura non è il coraggio, è la fame, fame di vita. Che con la paura della morte combatte una guerra infinita. Raccontata così dalle parole della Genesi: Porrò inimicizia tra il serpente e la donna, ed essa ti schiaccerà il capo.

Inimicizia tra la Donna, che porta la fame di vita, e il serpente che porta la morte. È il nome profetico dell’umanità, nome dato da Dio: la nostra stirpe è nemica del male. Adamo ed Eva lo hanno appena tradito, hanno appena ceduto al male, e Dio, in modo irragionevole, per una fiducia insensata, contro ogni evidenza, li chiama nemici e avversari del male.

Senza ingenuità, ma con totale sicurezza, la Bibbia annuncia: nonostante tutto, vincerà la stirpe dei nati da donna.

Io sarò colpito, avrò molte volte paura, qualche volta cadrò, ma non sarò mai amico del male, mai amico della violenza e della menzogna, mai amico dell’odio e della cattiveria.

Tu le insidierai il calcagno, lei ti schiaccerà la testa. Il male può ferire l’umanità, ma può solo ferirla, e non sopraffarla.

È in basso, è inferiore, non sale fino al centro dell’uomo. Il cuore delle creature è buono.

Il serpente è dietro, è un passato che talvolta ritorna e fa tanto male, ma non è davanti a te, non è il futuro che ti attende.

La donna e l’uomo hanno un anticipo, un vantaggio sul male. Questo ritardo del male, per grazia, sarà un ritardo eterno.

Essa ti schiaccerà la testa: il male non vincerà. La rabbia, la corruzione, il veleno possono aggredire la speranza, ma il disumano non vincerà sull’umano.

Adamo ed Eva escono dal paradiso terrestre portando con sé una benedizione, un annuncio di vittoria: il bene è più forte del male, più antico, più profondo, più originale del peccato originale.

In ogni persona c’è un posto dove solo Dio abita, dove il male non può arrivare, dove Dio si è riservato un posto e solo lui vi ha preso casa. In noi c’è una parte che è rimasta pura, bella, sana, divina, dove nessun male può arrivare: in cielo c’è una stella per ciascuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano mai offuscarla (Bobin).

In noi c’è un pezzetto di Dio sufficientemente luminoso perché il peccato non possa mai oscurarlo.

Quello è il luogo della Immacolata Concezione. Un punto preservato dal male, in ognuno. Ciò che è accaduto in Maria non è esclusivo, accade in ciascuno. Come lei tu hai radice santa, sei una persona cui arrivano angeli, sei gravido di Dio, incinto di luce, stai accanto alle infinite croci, sei sollevato continuamente verso l’alto…

La prima parola dell’angelo a Maria, la prima della nuova storia, è ‘rallegrati’. Non un qualsiasi saluto, ave o salve, un ciao, è invece un imperativo: kaire, gioisci, sii felice.

L’angelo non dice: prega, inginocchiati, fai questo o quello.

Ma semplicemente: apriti alla gioia, come una porta si spalanca al sole.

Sussurra l’angelo alla ragazza: vedrai, credere è una festa.

“Sii felice Maria, Dio si è chinato su di te, ti stringe in un abbraccio; si è innamorato di te, si è dato a te e ti ha riempita di luce. Ora hai un nome nuovo: amata per sempre”. Teneramente, liberamente, senza rimpianti amata. Si capisce che Maria sia senza parole.

Quel suo nome è anche il nostro nome: buoni e meno buoni, tutti amati per sempre. Piccoli o grandi, tutti riempiti di cielo.

Maria non è piena di grazia perché ha risposto ‘sì’ a Dio, ma perché Dio per primo le ha detto ‘sì’.

E dice ‘sì’ a ciascuno di noi, prima di qualsiasi risposta.

Che io sia amato dipende da Dio, non dipende da me.

Ognuno pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo. Perché la grazia sia grazia e non merito o calcolo.

Santa Maria è colmata di grazia non perché senza peccato, ma perché Dio è venuto, ha bussato e lei ha aperto. Così noi: ridiventiamo santi ogni volta che apriamo la porta a quel Dio che sta alla porta e bussa, se gli apriamo entrerà portando amore. È solo l’amore di Dio che rende santi.

L’angelo continua: il Signore è con te. Il nome bello di Dio: Io-sono-con-te: ‘dovunque tu andrai, in tutti i passi che farai, quando cadrai e ti farai male, quando ti rialzerai e sorriderai di nuovo, io sarò con te”.

È con te Colui che non manda via nessuno, Colui che mai abbandona, Colui che prova gioia a starti vicino. È con te, vicino come il cuore, vicino come il respiro. E non ti mollerà, mai. Con te, tutti i giorni fino al consumarsi del mondo.

E tu concepirai e darai alla luce. Dio cerca madri, ancora. Ha sempre da nascere, ha sempre da venire al mondo. Tocca a noi aiutare Dio a essere vivo nel nostro mondo, a incarnarsi nella nostra storia. Dio vivrà in questi paesi distratti, in queste case inospitali, solo se noi gli daremo tempo e cuore.

Rispondendo come ha fatto santa Maria: ‘eccomi, sono la serva del Signore’. La parola che cambia il mondo

‘Serva del Signore’ non significa la badante, la servetta, la sguattera, la cenerentola. Nella Bibbia, il ‘servo del re’ è il secondo dopo il re; e la regina è detta la ‘serva del re’, la più vicina al sovrano, la prima della casa.

Tu sei il Dio dell’alleanza e io sarò la tua alleata il tuo progetto sarà il mio, la tua storia la mia storia, il tuo sogno sarà il mio sogno.

Anche il nostro “eccomi!” può cambiare la storia, il mio “sì”,

vivrò secondo il mio nome vero: amato per sempre e nemico del male.

Eccomi, sarò, come tu hai detto, amico della vita e amato per sempre!

Sono la Serva del Signore, l’alleata del Dio dell’alleanza

Oggi sei tu l’alleata, Maria; ieri Mosè, oggi tu.

Ieri Abramo e Giacobbe, oggi tu

Tu lo concepirai nel grembo, e sarai più grande di Mosè,

Tu lo darai alla luce, e sarai più grande di Eva.

Come te, anch’io dico “sì”; come te, alleato del Dio dell’alleanza.

Preghiera di p. Giovanni Vannucci

A tutti i frammenti di Maria,

a tutti gli atomi di Maria

sparsi nel mondo e che hanno nome donna,

rivolgiamo oggi il saluto dell’angelo:

Ave o donna, rallegrati, sii felice

che tu sia piena di grazia,

che con te sia lo Spirito Santo,

che benedetto e benefico sia agli umani

il frutto del tuo grembo e dell’intera tua vita.

Che tu possa pacificare la terra,

conciliare i fratelli nemici,

cancellare Caino, far risorgere Abele,

ricondurre tutta la terra al Padre,

nell’amore del Figlio,

nella grazia dello Spirito. Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Accogliere Dio in un bambino, il segreto della Vergine Maria

XXV Domenica – Tempo ordinario – Anno B

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Gesù mette i dodici, e noi con loro, sotto il giudizio di quel limpidissimo e stravolgente pensiero: chi vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti.
Offre di se stesso tre definizioni, una più contromano dell’altra: ultimo, servitore, bambino.

Chi è il più grande? Di questo avevano discusso lungo la via. Ed ecco il modo magistrale di Gesù di gestire le relazioni: non rimprovera i suoi, non li giudica, non li accusa, pensa invece ad una strategia per educarli ancora. E lo fa con un gesto inedito: un abbraccio a un bambino. Il Vangelo in un abbraccio, che apre una intera rivelazione: Dio è così, più che onni-potente, onni-abbracciante (K. Jaspers).

Gesù mette al centro non se stesso, ma il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole, il più amato, un bambino. Se non diventerete come bambini… Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco. Arrendersi all’infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la propria mano in quella dell’altro, abbandonarsi senza riserve (C. Cayol). Proporre il bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inedito. Cosa sa un bambino? La tenerezza degli abbracci, l’emozione delle corse, il vento sul viso… Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida. Gesù ci propone un bambino come padre, nel nostro cammino di fede. «Il bambino è il padre dell’uomo» (Wordsworth). I bambini danno ordini al futuro.

E aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me! fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. Il Re dei re, il Creatore, l’Eterno in un bambino? Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto (E. Hillesum).

Accogliere, verbo che genera il mondo nuovo come Dio lo sogna. Il nostro mondo avrà un futuro buono quando l’accoglienza, tema bruciante oggi su tutti i confini d’Europa, sarà il nome nuovo della civiltà; quando accogliere o respingere i disperati, i piccoli, che sia alle frontiere o alla porta di casa mia, sarà considerato accogliere o respingere Dio stesso.

A chi è come loro appartiene il regno di Dio. I bambini non sono più buoni degli adulti, sono anche egocentrici, impulsivi e istintivi, a volte persino spietati, ma sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore. Loro sì sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo, incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre.

Il bambino porta la festa nel quotidiano, è pronto ad aprire la bocca in un sorriso quando ancora non ha smesso di asciugarsi le lacrime. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino.

Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio. Il modello di fede allora sarà Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient’altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.

(Letture: Sapienza 2,12.17-20; Salmo 53; Giacomo 3,16-4,3; Marco 9,30-37)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/accogliere-dio-in-un-bambino-il-segreto-della-vergine-maria

Commento al Vangelo 23 settembre – p.Ermes – Accogliere Dio in un bambino, il segreto della Vergine Maria

Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro:
«Se uno vuole essere il primo,
sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro:
«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me;
e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Marco 9,30-37

Chi è il più grande?
Di questo avevano discusso lungo la via.
Ed ecco il modo magistrale di Gesù
di gestire le relazioni:
non rimprovera i suoi, non li giudica, non li accusa,
pensa invece ad una strategia
per educarli ancora.
E lo fa con un gesto inedito:
un abbraccio a un bambino.
(Ermes Ronchi)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/accogliere-dio-in-un-bambino-il-segreto-della-vergine-maria

 

 

Più volte la Regina della Pace ci ha ripetuto che i sacerdoti sono un dono, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo.

Siamo pronti a giudicarli appena notiamo dei difetti, senza renderci conto che senza di loro non avremmo il grande dono dei sacramenti, e primo fra tutti l’Eucaristia: Dio in mezzo a noi.

La Regina della Pace ha sempre sostenuto che i sacerdoti sono i prescelti di suo Figlio Chiede di pregare per i sacerdoti affinché l’unione tra suo Figlio e loro sia più forte possibile, affinché siano una cosa sola.

La Regina della Pace chiede di pregare per le vocazioni nella Chiesa, per la fede forte dei suoi sacerdoti.

Chiede anche di pregare e digiunare perché tra i sacerdoti regni la pace e l’unità.

La stessa Vergine quando appare e dà la Sua benedizione materna raccomanda di far poi benedire tutti gli oggetti dai sacerdoti, perchè quelle sono le mani del Suo Figlio.

Al di là della benedizione di un genitore per il figlio, la Madonna avverte che non vi è altra benedizione se non quella del Sacerdote.

da: http://biscobreak.altervista.org/2013…

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Maria ss.ma Madre di Dio

OTTAVA DEL NATALE

Giornata mondiale della Pace – Anno 2018

p. Ermes Ronchi
Num 6,22-27; Lc 2, 18-21

 

È un dono, è un regalo entrare in un nuovo anno. Un regalo immeritato il tempo che ci è offerto da vivere. Siamo qui per dire per l’anno trascorso ‘grazie’; per l’anno che si apre ‘sì, come tu vorrai’.

Signore, nell’anno trascorso abbiamo incontrato persone, per ogni relazione sbagliata o fallita, perdono, ma per ogni amicizia che è iniziata ti diciamo grazie

-ti ringraziamo Signore.

Ogni giorno sono nati in noi pensieri, per quelli negativi e ostili, perdono, per quelli invece luminosi e affettuosi, ti diciamo grazie,

Signore abbiamo detto un mucchio di parole, per quelle cattive, che hanno fato soffrire, perdono, per quelle che forse hanno fatto bene a qualcuno, grazie, preghiamo

 

Omelia

All’inizio dell’anno, la prima parola che Dio ci rivolge è un augurio, bello come pochi: Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli.

Voi benedirete… è un ordine, è per tutti: in principio, per prima cosa, tu benedirai. Che lo meritino o no, quelli buoni e anche i meno buoni, prima di ogni altra cosa ‘tu benedirai i tuoi fratelli’. Lo farai subito, come primo gesto. Se non impariamo a benedire non saremo mai felici.

Cosa vuol dire benedire? Per capirlo dobbiamo risalire alla prima, alla madre di tutte le benedizioni, nella Genesi: “Dio benedisse l’uomo e la donna dicendo: crescete e moltiplicatevi!” La benedizione è una energia che scende da Dio, una forza che proviene dall’alto, entra in me e si esprime in due azioni: crescete e moltiplicatevi

E come si fa a benedire? Dio stesso insegna le parole, e sono quelle e non altre, e sono bellissime. Le seguiamo ad una ad una, dalla prima lettura:

Ti benedica il Signore

e ti custodisca.

Ti benedica, venga in te, su di te portando energia di vita e di nascite.

Ti custodisca, sia con te in ogni passo che farai. In ogni strada che prenderai. Dio per te, come canta il salmo, sarà roccia e nido, castello sicuro e strada nel cuore. Non sarai mai solo.

Faccia risplendere per te il suo volto

E ti faccia grazia.

Un Dio che ha il volto luminoso. Non il Dio degli effetti speciali, non il Signore che dà le leggi e ed emana sentenze, ma colui che regala luce. Luce interiore, per vedere dove andare, per non cadere;

luce che non fa violenza mai alle cose, si posa come una carezza, risveglia i colori e fa godere la bellezza;

luce per conoscere, per incontrare gli altri senza più paura.

Dio ha un volto di luce, perché ha un cuore di luce.

Il Signore ti faccia grazia. Vuol dire:

si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni, mi farà ripartire da ogni stanchezza. Non pretende che io non cada mai, ma mi aiuterà a rialzarmi, facendomi grazia, sempre.

Al Salmo abbiamo cantato: Il Signore ci benedica con la luce, la benedizione di Dio per l’anno che viene non è né salute, né ricchezza, né fortuna, né lunga vita, non sono i beni materiali, le tante cose, ma molto semplicemente è la luce.

Luce interiore per vedere in profondità le cose,

luce per scegliere la via da percorrere,

luce per poter gustare bellezza e incontri.

La benedizione di Dio sono accanto a noi persone dal volto e dal cuore luminosi che emanano bontà, generosità, bellezza, pace.

Terza piccola strofa della benedizione biblica:

Il Signore rivolga a te il suo volto

E ti conceda pace.

Rivolgere il volto a qualcuno è come dire: tu mi interessi, mi piaci, sei importante per me e mi giro verso di te.

Cosa ci riserverà l’anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: il Signore si girerà verso di me, sarà ancora più vicino.

E se io e mi farò cadrò e mi farò male,

Dio si piegherà ancora di più su di me.

Lui sarà il mio confine di cielo,

curvo su di me come una madre,

perché non gli deve sfuggire un solo sospiro,

non deve andare perduta una sola lacrima.

Qualunque cosa accadrà quest’anno Dio sarà chino su di me,

con un dono di luce.

E ti conceda pace: La pace, miracolo fragile, che abbiamo infranto anche quest’anno mille e mille volte, in ogni angolo della terra. La pace, dono e conquista. Sogno cento volte infranto, ma di cui non ci è concesso stancarci.

È la giornata della pace, questa notte si sono tenute molte manifestazioni e preghiere, la marcia della pace a Sotto il Monte… Com’è che non riusciamo a vivere insieme senza ucciderci? Quale è l’alternativa? Quella del vangelo: Amatevi altrimenti vi distruggerete. Il vangelo è tutto qui.

 

Ho ricevuto da un amico un bellissimo augurio-proposito che allargo a voi tutti: non regaliamo cose, “Per quest’anno regaliamo relazioni umane!” (Adriano Sella). C’è una povertà relazionale ancora più grave di quella materiale. E che dice questo: Il più bel regalo per gli altri siamo noi e non le cose. E questo regalo non è in vendita nei negozi. E si fa concreto con relazioni ricche di calore umano, gratuite, vive. Regaliamo relazioni umane. Non hanno prezzo, ma esigono che tiriamo fuori il meglio di noi. Ci fanno diventare migliori.

Otto giorni dopo Natale il Vangelo ci riporta a Betlemme, perché il Natale non è facile, è una conquista lenta: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori.

Lo stupore della fede. Davanti a Dio nella piccolezza: che è la forza dirompente del Natale:tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino” (L. Boff). Essere come te.

Maria custodiva e meditava nel suo cuore. Maestra di stupore. Custodire è il verbo che salva il passato e meditare è il verbo che salva il presente. Maria medita, vuole tenere insieme gli estremi: una stalla e sopra di essa una moltitudine di angeli, un Bambino che piange al suo seno e il Verbo che era presso Dio.

Custodiva nel suo cuore! Perché la storia di un figlio è scritta prima di tutto nel cuore di sua madre.

Custodiva la Bella Notizia. Che è questa: Dio ha un cuore di carne e conosce il desiderio umanissimo di amare e di essere amato.

L’augurio è che possiamo tutti restituire tempo al cuore.

E come oggi ricomincia da capo il grande ciclo dell’anno e il tempo ridiventa nuovo, così anche noi iniziamo da capo la nostra avventura

verso più pace, verso meno violenza, meno fango, meno sangue.

Verso più relazioni umane. Buon anno, allora, buono della bontà di Dio.

Lui ti benedica e ti custodisca,

illumini per te il suo volto,

si chini su di te

e ti dia tutta la sua pace!

 

 

LA BENEDIZIONE DELLA CASA

 

Benedici ogni casa, Signore.

Il sacrificio fedele dell’amore,

la poesia dei gesti quotidiani,

la risurrezione di ogni alba,

i risvegli accanto a chi amo,

l’amore racchiuso dentro una carezza.

 

Benedici ogni casa,

quando la sera accoglie in sé le vite,

quando al mattino si offre alla luce,

quando accoglie ospiti e pellegrini e amici

attorno alla tavola, tuo primo altare.

 

Benedici ogni casa,

che sia nido e vela,

profumata di pane e di fatica,

i suoi miracoli, i suoi misteri,

l’amore sotto ogni silenzio,

la speranza sotto ogni paura.

 

Benedici la mia casa, Signore,

anche nei giorni in cui

allo slancio subentra la stanchezza

e la fatica sembra scolorire la gioia.

 

Benedici gli occhi semplici sulle cose,

il cuore che respira l’infinito,

l’istante che brilla nell’eterno

e l’eterno che abita l’istante.

 

Benedici me, Signore,

con la presenza dei miei cari

E possa tu benedire loro

con la mia presenza.

 

 

Benedizione gaelica

Possa la strada venirti incontro

Possa il vento soffiare alle tue spalle

Possa il sole splendere caldo sul tuo volto

La pioggia cadere leggera sui tuoi campi

E fino a quando non ci incontreremo di nuovo

Possa il Signore tenerti

Nel palmo della sua mano.

 

Se non impariamo a benedire non saremo mai felici.

 

 

 

 

SANTA FAMIGLIA – Lc 2, 22-40

 di p. Ermes Ronchi

 

Benvenuti all’incontro con il Signore, portando la gioia e il peso delle nostre famiglie, i sorrisi e le lacrime, tutti i ‘perché’ senza risposta, ciascuno pastore di un piccolo gregge affidato alle sue cure. Per questo chiediamo il dono di un cuore affidabile, coraggioso e tenace.

 

OMELIA

Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Una giovanissima coppia col suo primo bambino arriva portando la povera offerta dei poveri, due tortore, e la più preziosa offerta del mondo: un bambino.

Non fanno nemmeno in tempo a entrare che subito le braccia di un uomo e di una donna si contendono il bambino. Sulle braccia di due anziani, riempito di carezze e di sorrisi, passa dall’uno all’altro il futuro del mondo: la vecchiaia del mondo che accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

Il piccolo bambino è accolto non dagli uomini delle istituzioni, ma da un anziano e un’anziana senza nessun ruolo ufficiale, però due innamorati di Dio che hanno occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. Perché Gesù non appartiene all’istituzione, ma all’umanità, nella vita che finisce e in quella che fiorisce.

‘E’ nostro, di tutti gli uomini e di tutte le donne. Appartiene agli assetati, a quelli che non smettono di cercare e sognare mai, come Simeone; a quelli che sanno vedere oltre, come la profetessa Anna; a quelli capaci di incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro’ (M. Marcolini).

Mosso dallo Spirito Simeone si reca al tempio e lo accoglie fra le sue braccia.

Un vecchio e un neonato, una vita che si chiude e una vita appena fiorita e su questo sfondo il futuro che riprende a scorrere. Infatti Simeone, l’anziano, comincia a parlare non più del passato, come sono soliti fare gli anziani, ma del futuro come fanno i giovani. Ecco un passato stanco inizia a celebrare un possibile domani giovane.

Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Sono parole che lo Spirito ha conservato nella Bibbia perché io, noi, le conservassimo nel cuore: anche tu, come Simeone, non morirai senza aver visto il Signore. È speranza. È Parola di Dio. La tua vita non finirà senza risposte, senza incontri, senza luce. Verrà anche per te il Signore, verrà come aiuto in ciò che fa soffrire, come forza di ciò che fa partire.

Io non morirò senza aver visto l’offensiva di Dio, l’offensiva del bene, l’offensiva della luce che è già in atto dovunque, l’offensiva del lievito, del granello di senape.

Poi Simeone canta: ho visto la luce da te preparata per tutti. Ma quale luce emana da Gesù, da questo piccolo figlio della terra che sa solo piangere e succhiare il latte e sorridere agli abbracci?

Simeone ha colto l’essenziale: la luce di Dio è Gesù, luce incarnata, carne illuminata, storia fecondata, amore in ogni amore. La salvezza non è un opera particolare, ma Dio che è venuto, si lascia abbracciare dall’uomo, è qui adesso, mescola la sua vita alle nostre vite e nulla mai ci potrà più separare.

Simeone dice poi tre parole immense a Maria, che sono per tutti noi, perché Maria è l’icona di tutti i discepoli: egli è qui come caduta e risurrezione, come segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri dei cuori.

Caduta. Risurrezione. Contraddizione.

Cristo come caduta. Caduta dei nostri piccoli o grandi idoli, che fa cadere in rovina il nostro mondo di maschere e bugie, che rovina la vita insufficiente e malata, la vita che è solo illusione di vita. Gli spiriti impuri nel vangelo di Marco se ne accorgono: che c’è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci? Sì, Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l’uomo, a demolire prigioni; a portare spada e fuoco per tagliare e bruciare tutto ciò che non è amore.

A rovinare il regno dei desideri sbagliati che si impossessano dell’uomo: denaro, successo, potere, egoismi.

Ad essi, padroni del cuore, Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui.

Tace e se ne va questo mondo sbagliato. Vanno in rovina, come aveva sognato Isaia, le spade e diventano falci, si spezza la conchiglia e appare la perla. Perla della creazione è l’uomo libero e amante.

Posso diventarlo anch’io, se il vangelo diventa in me passione e incanto. Patimento e parto. Allora scopro “Cristo, mia dolce rovina” (Turoldo), che rovina in me tutto ciò che non è amore, getta via dalle mie braccia le cose morte e dilata gli orizzonti che respiro. Cristo mia dolce rovina, impossibile amarti impunemente, impossibile amarti e non pagarne il prezzo in moneta di vita nuova.

 

**Egli è qui per la risurrezione: egli è qui come forza che mi ha fatto ripartire quando credevo che per me fosse finita, quando avevo il vuoto dentro e il nero davanti agli occhi. E se sono caduto sette volte mi ha rialzato otto volte. Risurrezione della nobiltà che c’è in ogni uomo, anche il più perduto e disperato.

 

*** Cristo come contraddizione: i suoi pensieri non sono i nostri pensieri, le sue vie non sono le nostre vie; lui contraddice la mia quieta mediocrità, tutto il disamore. Contraddice le idee sbagliate che ho su Dio.

Caduta, risurrezione contraddizione. Tre parole che danno respiro e movimento alla vita.

Gesù ha il luminoso potere di far vedere che le cose sono abitate da un oltre.

Nell’ultima preghiera del giorno, a ogni calar della notte, monaci e monache, anziani fedeli e giovani profeti, da secoli, da millenni, in ogni angolo della terra, ripetono queste parole di Simeone: Ora lascia che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua luce.

Io ho visto la luce. Atto di fede. Che voglio ripetere, ad occhi aperti: io ho visto la luce. Io guardo e vedo Dio all’opera, oggi, acceso come luce improvvisa, come fioritura inattesa. Vite rimesse in piedi.

Io ho visto e vedo ancora lo Spirito smuovere istituzioni che parevano immobili e accendere fuochi da stoppini smorti.

Io ho visto e vedo adesso Gesù, come caduta degli idoli, come speranza dentro ogni sconfitta, contraddizione di tutto ciò che contraddice l’amore.

Come Simeone, occhi velati e accesi, io ho visto la luce e come lui benedico.

Tornarono quindi alla loro casa. E il Bambino cresceva e la grazia di Dio era su di lui. Tornarono alla santità, alla profezia e al magistero della famiglia, che vengono prima di quelli del tempio. Tornarono alla famiglia, come faremo noi, a sapersi stupire ancora e sempre per la bellezza degli affetti, quegli antichi e quelli nuovi.

Alla famiglia che è santa perché la vita e l’amore vi celebrano la loro festa, e ne fanno la più viva fessura e feritoia dell’infinito.

 

 

 

LA BENEDIZIONE DELLA CASA

 

Benedici ogni casa, Signore.

Il sacrificio fedele dell’amore,

la poesia dei gesti quotidiani,

la risurrezione di ogni alba,

i risvegli accanto a chi amo,

l’amore racchiuso dentro una carezza.

 

Benedici ogni casa,

quando la sera accoglie in sé le vite,

quando al mattino si offre alla luce,

quando accoglie ospiti e pellegrini e amici

attorno alla tavola, tuo primo altare.

 

Benedici ogni casa,

che sia nido e vela,

profumata di pane e di fatica,

i suoi miracoli, i suoi misteri,

l’amore sotto ogni silenzio,

la speranza sotto ogni paura.

 

Benedici la mia casa, Signore,

anche nei giorni in cui

allo slancio subentra la stanchezza

e la fatica sembra scolorire la gioia.

 

Benedici gli occhi semplici sulle cose,

il cuore che respira l’infinito,

l’istante che brilla nell’eterno

e l’eterno che abita l’istante.

 

Benedici me, Signore,

con la presenza dei miei cari

E possa tu benedire loro

con la mia presenza.

 

 

 

 

 

 

Preghiera alla comunione

O Signore, tu sei qui, sei in me,

venuto in questo piccolo, povero tempio che sono io.

Ti accolgo fra le mie braccia, come Simeone e Anna.

Ti offro un po’ di calore. E ti prego:

sii per me rovina e risurrezione, Signore.

Non lasciarmi mai nell’indifferenza, nella falsa pace.

Cristo, mia dolce rovina, che rovini la vita insufficiente,

la vita morente, il mio mondo di maschere e di bugie,

che rovini la vita illusa,

contraddicimi, Signore.

Contraddici i miei pensieri con i tuoi pensieri,

le mie scelte di comodo,

il Narciso che è in me.

Contraddici l’immagine falsa che ho di te

e i miei piccoli amori.

Vieni come una breccia, come un varco verso orizzonti più grandi,

come una falla di luce che si insinua nelle mie ombre.

E sii la mia risurrezione, Signore,

quando credo che per me sia finita,

quando ho il vuoto dentro e il buio davanti agli occhi.

Sii mia risurrezione dopo il fallimento facile,

dopo una fedeltà mancata, dopo una umiliazione bruciante.

E poi risorgi, Signore,

con le cose che amavo e credevo finite,

risorgi dando respiro alla vita

dando futuro a chi crede di avere solo un passato.

Amen.

 

 

Dice il Salmo: “Se Dio non edifica la casa, i costruttori faticano invano.” I costruttori faranno appartamenti, condomini, ma la casa è solo Dio che la fa

 

 

 

(1 Corinzi 10:13)

Quando sei fortemente tentato a compiere determinate azioni che reputi immorali: Cerca di comprendere bene le origini e le cause della tentazione e come funziona la tua mente. Spesso l’auto-consapevolezza aiuta a risolvere molti problemi…

1) Pensa a tutti benefici che hai ricevuto e che stai ricevendo da Dio: la salute, la vista e gli altri sensi, la famiglia, una casa, gli amici ecc.

2) Pensa anche alle grazie particolari che hai ricevuto dalla nascita: segno che Dio ti ama.

3) Pensa che la vita terrena è breve: ricorda tutti coloro che sono stati chiamati prima di te e che anche tu sei destinato a raggiungerli quando il Signore vuole, in qualsiasi momento.

4) La tentazione è temporanea e prima o poi svanirà e se la superi loda il Signore per la forza che ti ha dato.

5) Se non sei a lavorare e la tentazione è assillante cerca un’occupazione che ti possa un po’ gratificare, leggi o scrivi cose edificanti, sta’ con i famigliari o va’ a trovare amici sani. Cerca di fare del bene, come visitare gli ammalati o consolare qualcuno.

6) Se sei davvero credente pensa che la tentazione non va oltre le nostre forze: si può superare con l’aiuto del Signore, l’intercessione di Maria Santissima e dei santi…

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2100) iscrivetevi al mio canale youtube “piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier a cura di https://www.mondocrea.it

 

 

Se Maria non avesse detto “fiat” all’angelo, l’umanità sarebbe ben diversa. Dio si è servito di un’umilissima donna di Nazareth per incarnarsi e così salvare l’umanità dal peccato aprendoci le porte del Paradiso.

Eva aveva peccato di presunzione e superbia, Maria, la nuova Eva, ha esercitato la virtù dell’umiltà ed è stata disponibile nella fede a cooperare al piano salvifico con vero amore.

Dio non le ha risparmiato la sofferenza che ha dovuto affrontare come corredentrice, ma ora Ella è a tutti gli effetti Regina perché, insieme a suo Figlio Gesù, regna nei cuori degli uomini che ama come veri suoi figli.

Non dovremmo essere indifferenti o scettici nei suoi confronti per il fatto che ancora oggi Ella appare migliaia di volte nella nostra dimensione terrena avvertendo l’umanità dei pericoli a cui sta andando incontro, soprattutto quello della perdita della fede che rischia di far precipitare all’inferno chi è ostinatamente resistente alla grazia della conversione.

Maria ama immensamente ogni suo figlio e fa di tutto per aiutarlo a salvarsi, pur rispettando la sua libertà.

 

disegni di Perla Paik

 

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IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

 

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Un bel giorno di primavera del 2016, mia moglie ed io decidemmo di recarci a Miramare di Trieste. Ad un certo punto, prima del parco, incontrammo una elegante signora con il viso dai tratti orientali che indossava un vestito variopinto ed un particolare cappellino, la quale, in quel contesto, ci faceva ricordare un quadro impressionista. Incuriositi, ci avvicinammo per chiederle di poter scattare insieme una fotografia.

Dopo alcuni minuti ella ci mostrò attraverso il suo smartphone alcuni suoi disegni effettuati con diverse tecniche dal contenuto altamente spirituale e ci rivelò il suo nome: Perla Paik, originaria dalla Corea. I suoi dipinti, degni di un’artista sensibile ed esperta, stimolavano in noi alcune riflessioni sull’azione dello Spirito Santo e così facemmo amicizia, mettendoci d’accordo di tenerci in contatto attraverso internet. Perla continuava ad inviarci i suoi bellissimi disegni da cui scaturirono alcune nostre riflessioni che trascrivevamo gradualmente.

È nato questo libretto che intende trasmettere al lettore l’entusiasmo per i grandi misteri della vita cristiana, che spesso vengono poco considerati. Anche Perla è convinta che il tutto sia opera dello Spirito Santo, perché sostiene che la nostra amicizia stimola in lei la creatività, il progresso spirituale, l’amore per Dio ed il prossimo, ed una speciale venerazione per la Vergine Maria. Ogni dipinto di questo libretto, quindi, contiene una riflessione, una poesia od una preghiera scaturiti dalla meraviglia per le opere del Creatore e fa sorgere spontanea la lode di riconoscenza.

I dipinti in sé contengono volti della Vergine Maria e di Gesù molto espressivi, i quali irradiano amore per l’intera umanità. In molti c’è la presenza dello Spirito Santo sotto forma di una colomba luminosa che induce davvero alla meditazione ed alla preghiera interiore. Il connubio tra i disegni e gli scritti è singolare e fecondo, perché generati in un clima di tranquilla contemplazione delle meraviglie di Dio. 

(Pier Angelo Piai)

 

L’artista PERLA PAIK (autoritratto)

 

Perla Paik è un’artista coreana che attualmente soggiorna a Trieste. Da pochi anni si è convertita al cristianesimo. I suoi disegni, tendenti al misticismo, denotano una forte sensibilità interiore illuminata da una grande fede nella realtà trascendentale.
I volti che disegna sono molto espressivi e spesso appaiono come “trasfigurati” da una luce particolare, segno che in lei lo Spirito Santo, raffigurato spesso nei suoi disegni, agisce continuamente rendendola creativa. E questa sua sublime attività creatrice è il suo modo cristallino di amare Dio ed il prossimo.

 

RECENSIONE

È stata pubblicata oggi la recensione relativa al libro sul settimanale triestino “Vita nuova”. Ringrazio di cuore il giornalista Silvio Brachetta…

 

 

Nel “Respiro dell’anima inamorata” riflessioni, poesie e icone religiose

 

TRASMETTERE AL LETTORE L’ENTUSIASMO PER I GRANDI MISTERI DELLA VITA CRISTIANA

Entrambi veterani, nella galassia multiforme dell’inculturazione della fede.

Entrambi impegnati, da anni, nell’attività quotidiana di servizio alla testimonianza cristiana. Ed eccoli, i due autori, ora accomunati nella pubblicazione di quest’ultima loro fatica, per «trasmettere al lettore l’entusiasmo per i grandi misteri della vita cristiana». Si tratta di un libro di brevi riflessioni e poesie, corredate da tavole iconografiche a soggetto religioso.

Il friulano Pier Angelo Piai, autore dei testi, ha già all’attivo più di dieci libri, tra racconti e saggi. Seguitissimo il suo sito — Mondocrea —per via della ricchezza dei contenuti: meditazioni, riflessioni, fotografie, arte, cinema, poesia.

La coreana Nam-Joo Paik (conosciuta come Perla) è una pittrice: molto apprezzata è la sua ricca produzione d’icone, sullo stile figurativo occidentale. Solo per questo libro ne ha selezionate più di cinquanta. All’abbondanza artistica va associata la ricchezza dei contenuti, con una predilezione per i temi mariologici, trinitari e agiografici: si va dalla descrizione e dal commento alle vite dei santi ai vari aspetti del dogma. Non c’è una prevalenza devozionale o teologica, ma devozione e teologia trovano nell’opera una sintesi, espressa nello stile semplice della scrittura e nel senso sacro delle immagini. Così come la Sacra Sindone, descritta da Piai e Perla, rimanda a una «morte composta, decorosa, ieratica». Il volto del Cristo impresso sul telo sindonico è come una foto in negativo, perché «è proprio della natura divina cercare il suo opposto», per «condurre il nulla all’essenza» e per «riordinare il caos distruttivo». A tale azione di grazia segue il richiamo della “creazione alla vera esistenza”.

Questo è detto quanto alle creature ma, soprattutto, quanto alla salvezza dell’uomo, nel senso che Gesù Cristo venne a «cercare e salvare ciò che era stato perduto» (Lc 19,10). Altrove la prosa lascia spazio alla preghiera e, sulle melodie dei salmisti, l’autore esulta per come la Provvidenza opera nel mondo: «Tu sia benedetto Signore perché fai pio-vere sui giusti e gli ingiusti»! — secondo le parole del Maestro, che parlò ai discepoli sulla montagna.

E ancora sulla montagna il Signore si manifestò nella sua santa trasfigurazione. Oltrepassò la sua figura umana e fu percepito appena nella sua divinità.

In particolare, osserva Piai, bianco è la purezza, il distacco», mentre «la luminosità è la trascendenza». Il Verbo, puro e trascendente, viene a rivelare che «l’ordinario, se il nostro cuore è aperto, diventa straordinario in ogni momento se riferiamo tutto a Lui». Grande spazio trova, nel testo e nelle immagini, la Beata Vergine Maria.

Colei che “ha ferito d’amore l’Onnipotente” è “Vergine adorante e fedele».

Maria è indicata, nel libro, nelle sue virtù principali, col doppio aspetto di creatura gioiosa, per la peculiare vocazione al matrimonio verginale, e di madre addolorata, nell’ora della passione e della morte del Figlio. È una donna che «ha vissuto il paradiso interiore» e, a seguito dell’Assunzione al Cielo, ella “rappresenta l’umanità reintegrata». Maria, inoltre, è il «modello di purezza ed umiltà», poiché si è fatta obbediente come Gesù e, nell’obbedienza, ne ha seguito la morte santa e la resurrezione gloriosa. La Benedetta — spiega Piai — ha «una maternità riconfermata due volte»: la prima, «nel suo Figlio Gesù»; la seconda «sotto la croce», quando Gesù la indicò come «madre dell’apostolo Giovanni».

La vita dei santi, insomma, è la perfezione dell’umanità. Per il santo “non c’è passato, futuro o presente», poiché »vive nell’istante», a prescindere da qualsiasi occupazione. Non fuggì dall’istante, che potremmo dire della prova e della salvezza, Santa Teresa di Lisieux: «Pur tu la dura notte della fede affrontasti con virile coraggio».

A San’Antonio da Padova, l’autore dona i suoi versi: “Di origini nobili tu eri, ma più nobile fu l’animo tuo. I blasoni che ritenesti veri furon del Padre e del Figlio suo».

E il giusto San Giuseppe cos’ha fatto di grande? «Non ha predicato, non ha fondato monumenti, non ha compiuto miracoli». Eppure «il vero miracolo è stata la sua fedeltà a Dio nella dedizione alla famiglia»: questo fu il suo «costante ed umile eroismo». E ad ogni pagina le parole si trasformano nei colori e nelle forme di Perla Paik, legger-mente sfumate, come avvolte da una luce che viene dall’alto e da dentro, simile al chiarore del paradiso.

Silvio Brachetta.

 

 

Messaggero Veneto 9.12.17 (p.34)

L’ULTIMO LAVORO DI PIAI SU RIFLESSIONI RELIGIOSE

Al quotidiano impegno di gestione e aggiornamento del sito internet Mondocrea, da lui ideato  (diversi anni fa) e ormai cliccatissimo, l’ex professore cividalese Piera Angelo Piai affianca quello della scrittura. E alla decina di opere alle spalle si aggiunge, adesso, un testo che sta richiamando l’attenzione della sfera cattolica (un’ampia recensione è uscita, di recente, sul  settimanale della diocesi di Trieste, “Vita nuova”): si intitola “Il respiro dell’anima innamorata” e propone riflessioni a matrice religiosa, appunto, che scaturiscono dall’osservazione di una serie di icone. «Ne commento una cinquantina», spiega l’autore, raccontando che le opere pittoriche sono a firma di un’artista coreana stabilitasi Trieste, buddista di recente convertitasi al cristianesimo:
si chiama Nam-Joo Paik, Perla per la gente.
«L’intenzione – precisa Piai – è quella di trasmettere al lettore l’entusiasmo per i grandimisteri della  vita cristiana, che spesso vengono poco considerati.
Ogni dipinto è dunque accompagnato da una riflessione, una poesia o una preghiera, inno alla meraviglia del creato. I dipinti – conclude – sono infatti molto espressivi, inducono alla meditazione».

(Lucia Aviani)

 

IL LIBRO CARTACEO

L’opera “IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA” consiste in un volume classificato bibliograficamente con codice identificativo ISBN, nel formato chiuso A4, con copertina cartonata, stampata a colori, plastificata lucida, e interni con circa 50 immagini a colori stampati su carta patinata lucida 115 gr.

 

POTREBBE ESSERE UTILE PER UN EVENTUALE REGALO IN DETERMINATE OCCASIONI…

 

Per ottenere il libro:

 

http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1636#disqus_thread

 

 

 

 

DOMENICA DI PASQUA 2017

p. Ermes Ronchi

Gv 20,11-18

 

Buona Pasqua, fratelli sorelle amici, sconosciuti compagni di fede, a voi e a tutti quelli che portate nel cuore. Noi che celebriamo la Pasqua, siamo presi oggi dentro la potenza della risurrezione di Cristo Gesù, sospinti da lui, trascinati in alto da lui, forza ascensionale del cosmo, nella grande migrazione verso la vita.

Pasqua è questo: di fronte a chi decide di “amare e donare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno che non rotoli via.

 

Signore, nostra vita, donaci speranza,

Signore, nostra risurrezione, donaci cuore

Signore, nostra Pasqua, donaci vita

 

La Pasqua è tornata, Pasqua è qui, testarda e lieve come il battito del cuore, in un vangelo dove tutto si colora di urgenza e di passione.

Urgenza del seme che si apre, del masso che rotola via, e il sepolcro vuoto e risplendente nel fresco dell’alba è come un grembo che ha partorito, come il guscio di un seme aperto.

Passione fino alle lacrime. Donna perché piangi?

Prima parola del Risorto, e non per dirle: spiegami, oppure non piangere più, smettila con il pianto. Ma per piegarsi su di lei, per abbracciarla, per stringersi a lei, e condividere e coinvolgersi.

“Diglielo perché piangi, Maria. Per un motivo grande, per il più grande dei motivi: Tu piangi per amore. Piange chi ama. Piange molto chi ama molto”. Maria, la chiama Gesù. Pronunciando il suo nome come nessuno sapeva fare. E lei si volta e il vangelo riporta questa parola: Rabbunì. Ma io credo che a Maria nel giardino è uscito dal cuore: amore, sei qui.

Perché tutte quelle lacrime non sono per un maestro che viene a mancare. Si piange così perché manca una parte della propria vita.

Le lacrime di Maddalena sono il tesoro del Risorto, Lui le raccoglie ad una ad una nel suo cuore, nei suoi archivi eterni, sono dichiarazioni d’amore.

Donna, perché piangi? Umanità, perché?

Eccolo il Dio che prova dolore per il dolore dell’uomo, del mondo che è un immenso pianto, che è tutto una collina di croci.

Ma ora Cristo si è innestato nel mondo, attraverso la croce e le ferite, ogni innesto avviene per ferita, lo sa bene la sapienza contadina. Innestato sul calvario, e la sua e nostra vita ormai una vita sola.

Donna perché? E’ lo stile inconfondibile di Gesù. Il Risorto riprende a fare ciò che ha sempre fatto, l’ha fatto nell’ultima ora del venerdì, occupandosi della paura e della speranza di un ladro giustiziato accanto a lui (oggi sarai con me…) lo fa nella prima ora di Pasqua, quando si occupa delle lacrime di Maria. E trema insieme al tremante cuore della sua amica. Ma poi innesta vita.

Gesù risorge dopo essere disceso agli inferi, diciamo nel Credo. E se risorge oggi è perché oggi è sceso negli inferi della storia, nella catacombe dei fuggiaschi, nei buchi dei dannati della terra, nei barconi che affondano.

È disceso nelle profondità della materia e della persona, nella vittima e anche nel carnefice, ed è qui, adesso come forza di risurrezione, come forza di gravità celeste, come forza di attrazione verso l’alto, verso la bontà, annuncio che i carnefici non avranno ragione delle loro vittime in eterno.

Eppure la morte sembra vincere. Il male del mondo mi fa dubitare, è troppo, è feroce, è pazzo: sembra contestare l’esistenza stessa di un Padre buono e provvidente;

terrorismo, armi sempre più potenti, milioni privati di cibo, acqua, casa, amore; il cancro, la corruzione, il nocciolo duro del cinismo e dell’indifferenza, milioni di Pilati che si lavano le mani, mi fanno dubitare; la terra avvelenata per denaro e che avvelena i figli, mi fanno dubitare. La mia vita accidentata, alle volte mi fa dubitare.

Tutto questo è certo. E tuttavia è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo.

Dove la terra è stata spianata, osservo e vedo spuntare un filo d’erba testardo, e poi un fiore che si impunta a fiorire, ostinato, e poi un prato dal verde inestirpabile.

Vedo mucchi di macerie, eppure sulle macerie torna ad apparire un germoglio di vita, ostinata e invincibile. E anche in me.

Vedo che la bellezza rinasce ogni giorno nel mondo.

E questo perché?

Perché il Risorto è all’opera, in alto silenzio e con piccole cose.

Per la risurrezione di Cristo, io credo che

“non va perduta nessuna delle opere svolte con amore.

Non va perduta nessuna delle sincere preoccupazioni per gli altri. Non va perduto nessun atto d’amore,

non va perduta nessuna generosa fatica,

non va perduta nessuna dolorosa pazienza.

Tutto ciò circola attraverso il mondo,

circola come una forza di vita”(Ev Ga 278).

Una vita di una qualità indistruttibile. Questa è la linfa profonda che scorre nelle arterie del mondo, Dio si è innestato per ferita, nella ferita, e ci sospinge in avanti in una corrente di atti buoni, di parole buone, di gesti puliti, che hanno principio e futuro da Lui.

Il mondo ha molti tesori nascosti nei suoi vasi di creta (2 Cor 4,7).

Il mondo combatte per fiorire. Sono fioriti i prati, i glicini, le prime rose in questi giorni:

“è Dio che in essi fiorisce / si espande, dilaga / e poi torna a fiorire” (Turoldo).

Il Risorto combatte per far fiorire il mondo;

ad ogni mattino combatte per svegliarmi dal sonno del cuore.

E potranno tagliare tutti i germogli, potranno recidere tutti i fiori ma non potranno impedire alla primavera di ritornare. Io lo credo.

La Pasqua non si lascia sgomentare. Io lo credo.

La Risurrezione non si arrende, ha già penetrato la trama nascosta di questa storia. Io lo credo

Lo credo e sento che io sono nato davvero il mattino di Pasqua,

con lui che è innestato nel mio cuore, irrevocabile innesto

Pasqua è il tema più arduo e più bello di tutta la Bibbia.

Balbettiamo, come gli evangelisti, che per tentare di raccontarla, si fecero piccoli, non inventarono parole, ma presero in prestito i verbi delle nostre mattine: svegliarsi e alzarsi: si svegliò e si alzò il Signore.

Ed è così bello pensare che Pasqua, l’inaudito, è raccontata con i verbi semplici del mattino, di ognuno dei nostri mattini, quando anche noi ci svegliamo e ci alziamo. Nella nostra piccola risurrezione quotidiana.

Quel giorno, raccontato con i verbi di ogni giorno.

Pasqua è qui, adesso. Ogni giorno è quel giorno.

Perché la forza della Risurrezione non riposerà finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione, rovesciato la pietra dell’ultima tomba(Luzi).

Allora questo è l’annuncio di Pasqua:

Rimane, continua, è più forte la potenza dell’amore.

Anche se non ho niente, mani inchiodate dal dolore,

rimane la potenza dell’amore.

In un luogo che non conosco, sorgente delle mie sorgenti,

cielo del mio cielo, terra profonda delle mie radici,

rimane la potenza dell’amore!”

Rimane Cristo, vivo, e questo mi fa dolce e fortissima compagnia:

io appartengo a un Dio vivo.

 

Sia con noi il Signore, sia in noi la forza della risurrezione,

la compagnia del risorto sulla strada di Emmaus,

la dolcezza amica del giardiniere con la Maddalena,

sia con noi l’ansia di Pietro e di Giovanni che corrono al sepolcro.

 

 

Vangelo – Giovanni 11, 55 – 12, 11

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Commento (Ermes Ronchi)

Inizia la settimana in cui avvengono le cose supreme. Per viverla in profondità vorrei suggerire a me stesso prima, e a voi, un verbo: il verbo accompagnare.
Possiamo accompagnare il Signore nella sua passione in molti modi: leggendo il vangelo, partecipando ai riti, prendendoci il tempo di stare in silenzio davanti a un crocifisso, ma se Cristo, come dice Pascal, è in agonia fino alla fine dei tempi, se Cristo è in ogni uomo, se noi tutti insieme formiamo il suo unico corpo, allora Gesù è ancora ucciso oggi in Nigeria, bombardato in Siria, salta in aria a Bagdad, naufraga al largo di Lampedusa. Contemporanea a me è la croce. E io come le donne al calvario sarò tenacemente vicino per portare aiuto e conforto.

Oggi il vangelo racconta di Maria che prende fra le sue mani i piedi di Gesù, durante una cena, in una casa d’amici. Fra quattro giorni il vangelo racconterà di Gesù che, in un’altra cena, ripete quel gesto, prende fra le sue mani i piedi dei discepoli, quasi che avesse imparato da una donna i gesti per dire l’amore.
Una donna e Dio si incontrano, e ciò accade nei gesti inventati dall’amore. Uomo e Dio parlano la stessa lingua.

Un mondo scomposto ruota attorno a quell’evento, un mondo agitato: una gran folla, dice Giovanni, molti curiosi che vogliono vedere il miracolato. E poi i capi dei sacerdoti, i farisei, i guardiani della fede, i delatori, guardie che hanno l’ordine di arrestarlo. E poi i discepoli, Giuda tra tutti, e nessuno che abbia occhi per la tenerezza, per leggere i segreti del cuore. Un mondo che non capisce.

E poi c’è la donna, un’amica e Gesù che difende questa scena straordinaria.
Le mani di Maria sui suoi piedi. Carezze su quei piedi, la parte del nostro corpo più lontana dal cielo, più vicina alla polvere delle strade. Piedi di Gesù che hanno percorso tutte le strade di Palestina, tutti i sentieri del cuore per raggiungermi.
Una carezza come un grazie, sui piedi di Dio. Dio non è venuto con ali d’angeli, ma con piedi d’uomo per conoscere e faticare i miei stessi sentieri.
E il più duro sentiero è la morte.

Abbraccia i suoi piedi per dire: ‘Dove andrai Tu, andrò anch’io; dove Tu ti fermerai, mi fermerò anch’io; porrò i miei passi sulle orme dei tuoi passi!” Ti accompagnerò.
Poi il nardo su quei piedi, come una dichiarazione, 300 grammi di amore. Una dismisura, molto più di ciò che serve a profumare una persona.
Maria versa profumo, senza calcolare; Gesù verserà sangue senza riservare una sola goccia. Maria e Gesù si capiscono.

E poi i capelli su quei piedi! Per una donna di allora sciogliere i capelli per un uomo era un gesto di una carica affettiva veemente, gesto dell’intimità, della appartenenza, dell’incontro. Gesù è lo sposo.
Non ha bisogno di una cena, lui che va a morire, ma di gesti intensi, di gratuità e di tenerezza. Come ogni uomo, cerca queste tre cose: tenerezza, intensità e gratuità, le cose che toccano il nostro profondo e lo fecondano di vita.

“E la casa – dice Giovanni – si riempì di profumo”. Non solo il corpo, la casa intera si riempì del profumo della sposa del Cantico. Quella casa è la nostra terra e noi, come Maria, a portare il buon profumo di Cristo.
Ma a che cosa serve una casa piena di profumo? Cosa ce ne facciamo? Che cosa cambia nella storia del mondo un vaso di profumo? Eppure la liturgia lo ricorda sulla soglia dei giorni assoluti: il profumo non è il pane, non è l’abito, non è necessario per vivere, è gioia, è un dono gratuito. È un di più, come il vino di Cana, il ‘di più’ indispensabile; il superfluo, necessario alla qualità della vita! Il profumo è una dichiarazione d’amore.

Quel vaso di nardo valeva dieci volte i trenta denari che daranno a Giuda come prezzo di Gesù. Perché questa spesa senza misura e senza necessità?
Maria spende trecento denari come per dire: ‘qualcuno ti tradirà per trenta denari ma io ti amerò dieci volte tanto. Qualcuno ti venderà ma io ti riscatterò per dieci volte!’ E il cuore di Gesù esultava e riceveva forza per camminare verso i giorni supremi.

È come se Maria dicesse: “Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere. Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
L’uomo pratico che è in noi è tentato di dire che si tratta solo di un gesto bello e sentimentale, se non fosse ben più di questo: un gesto rivelatore, una piccola grande storia che rivela Dio e l’uomo.

Giuda, simbolo della mentalità concreta, che vuole dare un prezzo ad ogni cosa, anche all’amore, che conosce il prezzo delle cose ma non il loro valore, critica la tenerezza: “Questo profumo è denaro rubato ai poveri”, ma Gesù non si lascia chiudere in questa alternativa: o tu o i poveri! Gesù non mette una priorità contro l’altra. Dice a me, a noi: non rinunciare ad un amore in nome di un altro amore.
“I poveri li avrete sempre con voi”. Sono io che ve li lascio in eredità, li avrete come parte di me, membra del mio corpo da ungere di profumo e di cura.

E dice a me: non guardare come Giuda il prezzo del nardo, guarda l’amore di Maria;
non guardare come Giuda il mancato guadagno, gusta il profumo che riempie la casa;
non guardare al costo dell’unguento, impara la generosità dell’amicizia.

A me questo racconto dice: Anche tu hai un vaso di nardo ed è la tua esistenza. Giorno per giorno, ora per ora, goccia per goccia, come il profumo più caro, impara a versarlo per qualcuno: un amico o povero, Dio o un amore. Hai nardo di intelligenza, di tempo, cultura, affettività, denaro, competenze, hai più di 300 denari di nardo, rompi il vaso e versa sul figlio dell’uomo.
Impara a bruciare in uno slancio tutti i tuoi patrimoni di calcoli e di tristezze. E la tua casa si riempirà di profumo, ed esulterà il cuore di Dio. E insieme a Lui esulteranno quanti sono seduti alla tua mensa, o quanti ti incontrano.

Noi non possiamo fare grandi cose, ma piccole cose con grande amore (Madre Teresa). Come i pollini di questa primavera che riempiono il vento: non tutti arriveranno a fecondare fiori e generare frutti, ma almeno serviranno a profumare un po’ l’aria che respiriamo. Accompagniamo il Signore in questa settimana, passo passo. Non occorrono grandi cose, ma piccole cose fatte con grande amore.

PREGHIERA
O  Vita di ogni uomo

Signore, sono come Maria di Betania e come Giuda.
Conosco le piccolezze dell’anima
ma conosco anche qualche slancio del cuore;

qualche volta mi pare di volare, l’aria è profumata,
qualche volta è solo buio su tutto il cuore.

Ma oggi, mentre ti avvii alla Passione,
nel riverbero cangiante degli ulivi,
vorrei che tu fossi consolato
dai miei piccoli gesti di amicizia, come a Betania.

Cerco dentro di me una parola, un gesto, un sentimento,
da offrirti come goccia dal mio vaso di nardo.
Cerco un volto, un povero, un fratello
dove versare una goccia di bontà.

Sono povero, ho soltanto gocce,
sono un vaso vuoto,
ma tu fa’ del mio nulla
qualcosa che serva a qualcuno.

Non tener conto della mia parte di Giuda
ma di qualche segreto ardore
che Tu conosci, che Tu sai riaccendere.

E possano le nostre vite spargere profumo,
disseminare i pollini della tua vita,
o Vita di ogni uomo! Amen

( Ermes Ronchi )    http://www.sancarloalcorso.it/scc/showPage.jsp?wi_number=34287&wmenuid=

 

 

 

 

di p. Ermes Ronchi

V DI QUARESIMA – Lazzaro- 2017

Gv 11,1-53

 

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è la pagina evangelica dove Gesù appare più umano. Lo vediamo fremere, piangere, commuoversi, gridare. Un Dio umano.

Prendiamoci un momento di silenzio per metterlo al centro della nostra umanità, come lievito, sale e luce, seme e strada.

 

Omelia

Chi vince la morte non è la vita, è l’amore.

Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù: ospite, amico e fratello. Ma il suo nome più vero è quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami è malato, il nome di ognuno di noi.

Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto. Le sorelle esprimono un rimprovero, per la loro preghiera non esaudita. E quante volte, anche le nostre… Ma forse Dio non risponde perché prepara dell’altro, come a Betania.

“Vostro fratello risorgerà”. Marta la sente come una frase consolatoria, parole formali che tutti sanno dire, e risponde come delusa: “so bene che risorgerà nell’ultimo giorno. Ma quel giorno è così lontano da questo dolore”.

Mentre lei parla con verbi al futuro, Gesù parla al presente: “Io sono”, e seguono parole tra le più importanti del vangelo: “Io sono la risurrezione e la vita”. Lo sono adesso.

Notiamo la disposizione delle parole. Prima viene la Risurrezione e non, come si saremmo aspettati, la vita.

Per Gesù prima viene la liberazione e poi la vita autentica.

Vivere è il risultato di molte risurrezioni, di molte liberazioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine, dall’indifferenza. Risorgere è faccenda di adesso, di questo momento: risorgere dalle vite spente, dalle vite senza sogno e senza fuoco.

Io sono la risurrezione: una linfa potente e fresca che si dirama per tutto il cosmo e che non riposerà finché non abbia raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo angolo del cuore.

Riascoltiamo le tre parole finali di Gesù disposte come tre gradini di questa risurrezione: togliete la pietra! Rotolate via quei macigni, quelle macerie sotto cui vi siete seppelliti con le vostre stesse mani;

via i sensi di colpa, rovesciate l’incapacità di perdonare a voi stessi e agli altri;

togliete via la memoria amara del male ricevuto, che vi inchioda ai nostri ergastoli interiori, e crea legami mortificanti.

Togliete la durezza del cuore. E fate entrare la combattiva tenerezza del vangelo.

La seconda parola: Lazzaro, vieni fuori!

Fuori nel sole, fuori è primavera. E lo dice a me: Ermes, vieni fuori. Fuori dalla grotta nera dei rimpianti e delle delusioni, dal guardare solo a te stesso, dal sentirti al centro del mondo, della famiglia, del tuo ambiente. Vieni fuori, ripete alla farfalla che è in me, chiusa dentro il bruco che credo di essere.

Non è il tuo angolino o la tua tana, il luogo dove sei al sicuro: non stare al chiuso, da solo, allo stretto: vieni fuori, incontro al mondo. Incontro agli altri. Fuori c’è forza e sole.

Chiesa in uscita, tante volte invocata da papa Francesco.

Davanti al grande mare aperto capisco che posso avere paura con la mia piccola barca. Le navi sono al sicuro quando restano ormeggiate nel porto, ma non è per questo che sono state costruite. Non siamo nati per restarcene spiaggiati sulla riva, per finire arenati nei bassifondi della vita.

Vieni fuori. Non è vero ciò che scrive Bertold Brecth: “le madri tutte del mondo partoriscono a cavallo di una tomba”. Come se la vita fosse risucchiata subito dalla morte o camminasse sempre sul ciglio del sepolcro, sull’orlo dell’assurdo.

Le madri partoriscono a cavallo di una speranza, di una grande bellezza, di uno spazio aperto, di molti abbracci. A cavallo di un sogno!

Ad ogni nascituro, Cristo e il mondo gridano, a una voce: vieni! Esci, e portaci più coscienza, più libertà, più amore!

Ed ecco la terza parola: Liberatelo e lasciatelo andare! Lazzaro esce avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, ma ormai gli si apre davanti un mondo abitato da una altissima speranza: Qualcuno gli vuole bene, e questo Qualcuno è più forte della morte. La vita non finisce per sempre.

Liberatelo e lasciatelo andare. Lo ripete per ciascuno di noi: liberati come si liberano le vele al vento, come si sciolgono le catene, i nodi della paura, i grovigli del cuore. Liberati da maschere e paure.

E poi: lasciatelo andare l’uomo è un inventore di strade; dategli una stella polare per il suo viaggio, la lacrima di qualche amico, la certezza di un approdo, e sarà creativo.

Dove sta il perché ultimo della risurrezione di Lazzaro? Sta nelle lacrime di Gesù, che sono una dichiarazione d’amore fino al pianto.

Noi tutti risorgiamo per le lacrime di Dio, risorgiamo perché amati.

Dio è padre e non ha figli da buttare. La risurrezione è prima di tutto un bisogno di Dio: Dio non è padre se non ha dei figli vivi!

L’eloquenza delle lacrime, che è la più potente lente d’ingrandimento della vita: guardi attraverso una lacrima e capisci cose che non potresti mai imparare sui libri.

Io invidio Lazzaro, non perché ritorna in vita una seconda volta, ma perché è circondato da gente che gli vuole bene, pieno di amici quel suo mondo. Che sono il presagio di vita vera.

Gesù ripete anche a noi le tre parole di ogni ricominciamento: togliete le pietre, uscite fuori, e poi andate!

Che senso di futuro e di libertà emana da questo Rabbi che sa amare, piangere e gridare, e liberare senza legare a sé.

Lui è il Dio coinvolto, che ride e piange con i suoi figli.

Quante volte sono morto, quante volte mi sono addormentato, era finito l’olio nella lampada, era finita la voglia di impegnarmi e di amare, forse era finita anche la voglia di vivere. L’anima era nella tomba, mentre una voce, che era mia e non era mia, diceva: non mi interessa niente, non mi interessa nessuno, basta, è finita.

E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so da dove, non so perché. Una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole.

Qualcuno è venuto, un grido di amico ha spezzato il silenzio.

Delle lacrime hanno bagnato le mie bende.

E questo accade perché Dio continua ad essere amico, e per questo continua ad essere risurrezione e vita.

Dio in noi come un tarlo che rode le bende, ruggine che spezza le catene, forza che abbatte la grotta che ci rinchiude.

Dio in noi. È Lui che apre il passaggio, Lui che sta nel riflesso più profondo delle nostre lacrime, e si fa argine alla paura, argine alla morte; e toglie la dura pietra.

Lui è la Risurrezione, energia che non riposerà

finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione,

finché non sia spezzata la pietra dell’ultima tomba

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONRE

 

Signore, colui che ami è malato.

Sono io il tuo amico, malato e amato,

sono Lazzaro, sono Marta e Maria.

Non restare lontano, amico,

vieni vicino, così vicino

che possa contare a una a una le tue lacrime.

Per le tue lacrime io risorgerò,

per il tuo amore appassionato, io vivrò per sempre.

 

Sono io il tuo amico malato, io sono Lazzaro.

Santo solo di amicizia, santo solo perché amato.

Io sono Marta e Maria sorelle a infiniti morti,

derubato di amici, o di padre, o di figlio, o di marito,

ma io credo. I miei sono morti, ma non per sempre,

perché il tuo amore non accetta di finire.

Io morirò, ma non per sempre,

perché tu sei risurrezione che non riposerà

finché non sia spezzata la tomba dell’ultima anima

finché le tue forze non siano pervenute

sull’ultimo ramo della creazione.

Amen

 

 

 

Il Vangelo  – Ermes Ronchi

Scoprire un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce

1 gennaio 2017
Maria santissima Madre di Dio

«In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo».

Otto giorni dopo Natale, lo stesso racconto di quella notte: Natale non è facile da capire, è una lenta conquista. Ci disorienta: per la nascita, quella nascita, che divenne nella notte un passare di voci che raccontavano una storia incredibile. Da stropicciarsi gli occhi. È venuto il Messia ed è nel giro di poche fasce, nella ruvida paglia di una mangiatoia. Chi va a cercarlo nei sacri palazzi non lo trova.
“Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori”. Riscoprire lo stupore della fede. Lasciarci incantare almeno da una parola del Signore, stupirci ancora della mangiatoia e della Croce, di questo mistero di un Dio che sa di stelle e di latte, di infinito e di casa.
Dimentichiamo tutta la liturgia senz’anima che presiede a questi giorni: regali, botti, auguri, sms clonati, luci, per conservare ciò che vale davvero: la capacità di sorprenderci per la speranza indomita di Dio nell’uomo e in questa nostra storia barbara e magnifica, per il suo ricominciare dagli ultimi della fila.
E impariamo da Maria, che “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”, Da lei, che salvaguarda come in uno scrigno emozioni e domande, angeli e stalla, un bambino “caduto da una stella fra le sue braccia e che cerca l’infinito perduto e lo trova nel suo petto” (M. Marcolini); da lei che medita nel cuore fatti e parole, fino a che non si dipani il filo d’oro che tutto legherà insieme, da lei impariamo a prenderci del tempo per aver cura dei nostri sogni. “Con il cuore”, con la forma più alta di intelligenza, quella che mette insieme pensiero e amore.
E impariamo il Natale anche dai pastori, che non ce la fanno a trattenere per sé la gioia e lo stupore, come non si può trattenere il respiro, ma ritornano cantando, e contagiano di sorrisi chi li incontra, dicendo a tutti: è nato l’Amore!
In questo giorno di auguri, le prime parole che la Bibbia ci rivolge sono: Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli. Per prima cosa, che lo meritino o no, voi benedirete.
Dio ci chiede di imparare a benedire: uomini e storie, il blu del cielo e il giro degli anni, il cuore dell’uomo e il volto di Dio. Se non impara a benedire, l’uomo non potrà mai essere felice.
Benedire è invocare dal cielo una forza che faccia crescere la vita, e ripartire e risorgere; significa cercare, trovare, proclamare il bene che c’è in ogni fratello. E continua: Il Signore faccia brillare per te il suo volto. Scopri che Dio è luminoso, ritrova nell’anno che viene un Dio solare, ricco non di troni, di leggi, di dichiarazioni, ma il cui più vero tabernacolo è un volto luminoso. Scopri un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce.

(Letture: Numeri 6, 22-27; Salmo 66; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/scoprire-un-dio-dalle-grandi-braccia-e-dal-cuore-di-luce

E impariamo da Maria,
che “custodiva tutte queste cose
meditandole nel suo cuore”.

… da lei che medita nel cuore fatti e parole,
fino a che non si dipani il filo d’oro che tutto legherà insieme,
da lei impariamo a prenderci del tempo
per aver cura dei nostri sogni.
“Con il cuore”,
con la forma più alta di intelligenza,
quella che mette insieme pensiero e amore.

Il Vangelo – Ermes Ronchi

 

IV Dom di Avvento – anno A – 2016

Giuseppe, il giusto con gli stessi sogni di Dio

Vangelo – (Matteo 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Tra i testimoni d’Avvento, tra coloro che rendono, «testimonianza alla luce» (Gv 1,7.8) e ci accompagnano al Natale, entra Giuseppe, uomo giusto che sogna e ama, non parla e agisce.
Prima che andassero a vivere insieme Maria si trovò incinta. Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore. Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe, che si sente tradito. Ed entra in crisi: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto. Vive il conflitto tra la legge di Dio che ribadisce più volte: toglierai di mezzo a te il peccatore (cfr Deut 22,22) e l’amore per quella giovane donna.
Giuseppe è innamorato di Maria, non si dà pace, continua a pensare a lei, a sognarla di notte. Ma basta che la corazza della legge venga appena incrinata, scalfita dall’amore, che lo Spirito irrompe e agisce.

Mentre stava considerando queste cose, ecco che in sogno un angelo… Giuseppe, mani indurite dal lavoro e cuore intenerito e ferito, non parla ma sa ascoltare i sogni che lo abitano: l’uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio. Giuseppe fece come gli aveva detto l’angelo, sceglie l’amore per Maria, perché «mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia» (Simone Weil).

E in questo modo è profeta che anticipa e prepara le scelte che farà Gesù, quando infrangerà la legge del sabato per guarire il dolore dell’uomo. Eccoli i giusti: «la nostra unica regola è l’amore; lasciare la regola ogni volta che essa è in contrasto con l’amore» (sorella Maria di Campello)

Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto a un uomo, ci va da donna innamorata, con il suo cuore di carne, in tenerezza e libertà.
Maria e Giuseppe, poveri di tutto ma non d’amore, sono aperti al mistero proprio perché se c’è qualcosa sulla terra che apre la via all’assoluto, questa cosa è l’amore, luogo privilegiato dove arrivano angeli. Il cuore è la porta di Dio.

Giuseppe prende con sé Maria e il bambino, quel figlio che non ha generato, di cui però sarà vero padre perché lo amerà, lo farà crescere, lo farà felice, gli insegnerà il mestiere di uomo, e a sognare, e a credere nell’amore.

Giuseppe non ha sogni di immagini, ma sogni di parole. Un sogno di parole è offerto anche a tutti noi: è il Vangelo.

E sono offerti angeli: in ognuna delle nostre case Dio manda i suoi messaggeri, come in quella di Maria; invia sogni e progetti, come in quella di Giuseppe. I nostri angeli non hanno ali, sono le persone che condividono con noi pane e amore; vivono nella nostra casa ma sono messaggeri dell’invisibile e annunciatori dell’infinito: angeli che nella loro voce portano il seme della Parola di Dio.

(Letture: Isaia 7,10-14; Salmo 23; Romani 1,1-7; Matteo 1,18-24).

Fonte https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/giuseppe-il-giusto-con-gli-stessi-sogni-di-dio

Cividale 19 febbraio 2016

Intervista di Piero
Mantero, direttore del Segno, a Pier Angelo Piai.

 

M. Da anni ti conosciamo
perché tu scrivi libri pubblicati anche da noi, hai partecipato a tante nostre
iniziative culturali e gestisci il sito www.mondocrea.it
molto visitato. Recentemente, però, abbiamo scoperto una cosa particolare che
non ci hai mai svelato e che riguarda le tue premonizioni.

P. In effetti è un aspetto della mia vita che ho condiviso con pochissimi, anche perché queste
premonizioni si avverano sempre e mi lasciano piuttosto perplesso: non riesco a
capire bene la loro origine.

M: Due tuoi amici, ancora
vivi (Maurizio Basso ed Aldino Tosolini di Udine), sostengono che nel 1976 già
da gennaio tu dicesti loro che il Friuli avrebbe dovuto subire un terribile
terremoto

P. È vero. Se ci penso mi vengono ancora i brividi. Percepivo che ci sarebbero stati molti morti

e molte case distrutte dalla Carnia fino al Cividalese. Lo ripetei più volte con molta
angoscia, ma ne avevo la certezza. Il 6 maggio mi sentivo un po’ strano ed
avvertii Aldino Tosolini che la sera stessa sarebbe accaduto.. Conservo ancora
un’audiocassetta su cui avevo registrato gli eventi prima che accadessero

M. Ho sentito dire che hai
avuto anche la premonizione del terremoto di Assisi.

P.
Sì. Il 26 settembre del 1997, verso le due di notte mi svegliai e dissi a mia
moglie che percepivo imminente una forte scossa di terremoto con epicentro a
Serravalle e che avrebbe coinvolto anche Assisi e così accadde alle 2 e 33

M.
A cosa attribuisci questa tua disposizione alle premonizioni?

 

P.
Sinceramente non lo so. Se ci penso bene non basterebbe un libro a descrivere
questo tipo di eventi della mia vita tra premonizioni e segni.  Per me l’esistenza stessa 

è un gran mistero e noi siamo sorretti continuamente dalla Provvidenza: viviamo in un
Universo così fragile che dovremmo stupirci continuamente di essere ancora vivi
e vegeti. Non può essere il frutto del caso. Ho pensato molto a tutto ciò che mi
è successo e penso che ci siano dei motivi validi e che fanno parte del piano
che Dio ha su di me. Del resto tutti abbiamo una missione.

Anche l’asino di Balaam aveva uno scopo.

M.
Hai ancora queste premonizioni?

P.
Questa volta sono indefinite. Sento che avverrà qualcosa di particolarmente
forte, ma non so bene individuarla. So solo che da un po’ di tempo riecheggia
in me l’esortazione a consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria. Proprio ieri
siamo stati, mia moglie ed io, a compiere questo atto davanti a p. Silvano di
Castemonte.

M.
In che cosa consiste?

P.
Si recita l’Angelus insieme, si rinnovano le promesse battesimali con il credo,
si invoca Maria affinché ci protegga sempre, sia sempre nostro modello e ci
aiuti a percorrere il cammino della nostra vita terrena sino al grande
trapasso.

M.
Ma a chi lo consiglieresti?

 

P.
Lo consiglierei a tutti. Consacrarsi a Maria è sempre un bene. Naturalmente
dovremmo impegnarci a frequentare di più i sacramenti e ad amare Dio ed il
prossimo nella continua conversione del cuore. Penso che se in un paese un
gruppo di persone lo facessero, c’è la probabilità che l’esempio si diffonda.
Io abito a Cividale del Friuli, una cittadina di circa 11.000 abitanti. Il
Duomo è dedicato a Santa Maria Assunta ed un’altra antica chiesetta attigua a
Santa Maria in Corte. Il vecchio ospedale era dedicato a Santa Maria dei
Battuti. A pochi chilometri da noi c’è il santuario mariano di Castelmonte. Ciò
significa che Maria è stata sempre molto venerata qui. Vedrei positivamente che
tutta la cittadina si consacri con un atto solenne al Cuore Immacolato di Maria,
presenti anche le autorità civili, oltre a quelle religiose. Nel sud lo avevano
fatto in occasione di forti siccità e da quella volta piove più spesso che da
noi. Ricordo, poi, che il papa Giovanni Paolo 2° aveva consacrato la Russia
alla Madonna di Fatima e subito dopo è crollato misteriosamente l’Impero
Sovietico senza spargimento di sangue.

M.
Perché dovrebbero consacrarsi anche le istituzioni?

 

P.
La Madonna rispetta le istituzioni perché possono salvare o portare alla rovina
intere popolazioni o nazioni. Ella ama tutti, anche coloro che detengono il
potere. Ella protegge le istituzioni basate sui valori della giustizia sociale
che si affidano anche a lei. Ti accenno a un fatto. Io ho insegnato per tanti
anni in una scuola professionale di Cividale, la quale era in crisi per diversi
motivi e molti colleghi temevano per il posto di lavoro. Ho appeso un ritratto
della Madonna di Medjugorje alla parete, proprio dietro alla mia scrivania. Pian
piano la crisi si appianò. Prima di andare in pensione, cinque anni fa, dissi
ai miei colleghi di conservare quell’immagine. È ancorà lì, dove l’avevo appesa
io. Ora la scuola ha tantissimi allievi e sta andando a gonfie vele.
Praticamente l’avevamo affidata a Maria. E nessun ex-collega osa toglierla
dall’aula insegnanti. Se una istituzione con scopi buoni si affida a Maria sono
sicuro che avrà la sua protezione.

M.
Cosa ti spinge ad esortare alla consacrazione persone ed istituzioni?

P.
La particolare situazione del mondo è pericolosissima. È sotto i nostri occhi e
non è difficile prevedere cosa potrebbe accadere tra crisi economiche,
attentati, disordini tra nazioni, confusione di valori, relativismo etico e
morale, corruzioni e scandali di ogni tipo che ha coinvolto persino la Chiesa.

M.
Perché questa iniziativa dovrebbe partire proprio dal Friuli?

P.
Da un po’ di tempo mi viene in mente un fatto che pone molti interrogativi. Il
virus Zika, proveniente dal Brasile, del quale non abbiamo ancora il vaccino.
Ciò che penso è un po’ strano, me ne rendo conto, ma anche l’episodio
dell’asino di Balaam descritto dalla Sacra Scrittura era un po’ strano.
Proviamo a pensarci: chi è stato il giocatore dell’Udinese più famoso al mondo?

M.
Zico.

P.
E da dove proveniva?

M.
Dal Brasile.

P.
C’è qualcosa di attinente, no? Ma ci sono altri possibili eventi in arrivo.

Chi ha fede e si consacra a Maria non deve temere. Mi piacerebbe che l’esempio
partisse da Cividale fino ad estendersi in tutto il Friuli che è sempre stato
molto mariano. È una piccola regione, ma ha un’ottantina di santuari dedicati
alla Madonna. Se il Friuli stesso si consacrasse al Cuore Immacolato di Maria,
altre regioni seguirebbero l’esempio… chissà!… nulla è impossibile a Dio. L’Italia
è stata una terra privilegiata dal punto di vista culturale e religioso ed è la
sede del Papa. Non deve dimenticare la sua missione nel mondo e non si deve
conformare ad altri stati che stanno abbandonando la religione cattolica. Stamane,
prima di rispondere a queste domande, avevo chiesto dei lumi al Cielo. Nel mio
Ipod conservo molte catechesi orali di p. Livio Fanzaga. Tra tante mi è
capitata subito proprio quella sull’affidamento a Maria che ho riascoltato
volentieri. Il Signore parla a tutti in molti modi, spetta a noi coglierne i
segni.

 

 

Per approfondimenti sulle premonizioni:

 

LE PREMONIZIONI

 

 

Cosa
significa consacrarsi a Maria?

 

 

1 – Innanzitutto accettarla come Madre:

Gesù l’ha affidata sotto la croce a Giovanni: “Giovanni,
ecco tua madre”. Lei ha assunto l’incarico molto seriamente, perché Giovanni
rappresentava tutta l’umanità. Come una madre terrena segue sempre suo figlio,
anche se dovesse sbandare, così Maria dal Cielo segue ognuno di noi, se
vogliamo accettarla e ci riempie di grazie.

2 – Imitarne le virtù:

Ella è stata umile ed obbediente, come testimonia il
“FIAT”, perché ha aperto il suo cuore allo Spirito Santo ed ha creduto alle
parole dell’Angelo. La sua vita terrena è stata una continua preghiera e
meditazione su tutto ciò che le accadeva. Ha svolto con gioia il suo dovere di
sposa, di madre e di casalinga. Poi ha seguito suo figlio Gesù fin sotto la
croce, non perdendo mai la speranza nella Resurrezione.

3 – L’atto di consacrazione si può concretizzare meglio nel
recarsi ad un santuario mariano ed alla presenza di un sacerdote zelante
celebrare l’Angelus, la professione di fede, alcune preghiere e la benedizione
finale.

Naturalmente, una volta consacrati, è necessario cercare di mantenere i
propositi cristiani pregando sempre, leggendo spesso la Sacra Scrittura in famiglia, celebrando
il rosario quotidiano, aprendosi agli altri ed ai poveri, frequentando i
sacramenti, specialmente la Riconciliazione e l’Eucaristia.

PREGHIERA PER
L’AFFIDAMENTO AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 

 

 

Vergine Madre, desidero consacrarmi al tuo Cuore Immacolato impegnandomi a
vivere con Te ogni giorno della mia vita.

Guidami sui retti sentieri che conducono a Gesù.

Aiutami a lasciarmi trasformare interiormente da te rinnovando spesso gli
impegni battesimali.

Insegnami ad entrare con te in una comunione di cuori in modo che ami tuo
figlio Gesù come lo ami tu per compiere quotidianamente il suo volere.

Affido a te l’intera mia vita in modo da dirigere i miei passi verso la
luce, sù, sempre più sù.

Voglio essere figlio del tuo Cuore Immacolato perché la famiglia umana
abbia in me un rogo in più dell’Amore di Gesù.

 

 

ALTRA PREMONIZIONE CHE IN QUALCHE PUNTO SI STA AVVERANDO (TESTIMONIATA DAL BOLLETTINO DI CASTELMONTE):

PAPA CELESTINO 6°
https://www.mondocrea.it/itriflessioni/story$data=riflessioni&num=1409&sec=8

 

 

8 settembre 2017

L’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha affidato Maria il nuovo progetto pastorale dell’arcidiocesi di Udine.

L’ultima lettera pastorale si intitola:

«Perseveranti e concordi nella preghiera con Maria»

Consegnata ai fedeli giunti a Castelmonte in occasione del 42° pellegrinaggio diocesano, la Lettera disegna il nuovo Anno pastorale caratterizzato dall’affidamento a Maria della Chiesa udinese che sta per avviare il progetto delle Collaborazioni pastorali. Obiettivi: rinnovato slancio missionario e comunione.

 

perseveranti e concordi nella preghiera con Maria

 

http://www.diocesiudine.it/pls/udine/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=49513&rifi=guest&rifp=guest

 

La lettera termina con una preghiera scritta dall’Arcivescovo di Udine:

 

 

13 novembre 2017

 IL PRESENTIMENTO ORA SI STA CHIARENDO

La situazione in oriente non è per niente tranquilla: Corea del Nord, Stati Uniti, Cina e Russia sono ad un passo dall’olocausto nucleare

Quasi due anni fa, avvertii in me un insolito presentimento, simile a quello che ebbi prima del terremoto del Friuli del 1976 ed in altre occasioni che si sono poi avverate.

Questa volta, però, a differenza degli altri, il presentimento era indefinito.

Proprio in quel periodo conobbi a Trieste l’artista coreana Perla Paik e decidemmo di collaborare per la realizzazione del libro: “Il respiro dell’anima innamorata” con l’Editore il Segno.

Poi decidetti di andare dal nostro vescovo di Udine per esporgli i fatti e per proporgli la consacrazione dl Friuli alla Madonna (con la speranza che altre diocesi lo imitassero).

Un po’ di tempo dopo iniziarono le minacce di Kim Jong-un, famoso dittatore coreano.

Il presentimento si stava gradualmente stagliando nei suoi contorni più tragici: c’è davvero il gravissimo pericolo di una guerra nucleare perché, a differenza del 2013, quando Kim cominciò a minacciare gli Stati Uniti, ora possiede una bomba nucleare più potente e missili a lunga gittata.

Dissi in un video del 2016 (L’affidamento del Friuli a Maria?):

“Ci sono validi motivi per consacrare la diocesi di Udine e l’intero Friuli a Maria.

Ricordiamo che ad Aviano è nato p. Marco d’Aviano e c’è la Base Americana…

Maria Santissima proteggerà da molti mali che oscurano l’orizzonte dell’umanità coloro che hanno fiducia in lei! Se l’intera diocesi di Udine si affida e si consacra a Maria, potrebbero farlo anche le altre diocesi.”

Il vescovo, allora, nel settembre del 2017 ha affidato la Diocesi di Udine a Maria ed ha indetto l’anno pastorale mariano (con relativa pubblicazione di una lettera pastorale dedicata a Maria), ma si dovrà procedere per una vera e propria consacrazione, sperando che non venga osteggiato anche dall’interno.

Mi auguro che tutte le diocesi del mondo, data l’eccezionalità della situazione mondiale, si consacrino al cuore di Maria…

 

 

 

Da una preghiera del monaco p.Giovanni Vannucci:

A tutti i frammenti di Maria, a tutti gli atomi di Maria
sparsi nel mondo e che hanno nome donna,
rivolgiamo oggi il saluto dell’angelo:

Ave o donna, che tu sia piena di grazia,
che con te sia lo Spirito Santo, che benedetto e benefico sia agli
umani il frutto del tuo grembo e della tua vita.
Che tu possa pacificare la terra, conciliare i fratelli nemici,
cancellare Caino, far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al
Padre Celeste, nell’amore del Figlio, nella grazia dello Spirito.
Amen 

 

(p.Giovanni Vannucci)

 

 

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2200) iscrivetevi al mio canale youtube “piaipier”:  http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron