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Vivere come se non si dovesse arrivare a domani.


Mangiare sobriamente, grati dei doni ricevuti.


Rendersi sempre consapevoli di non essere innocenti davanti a Dio e abbandonarsi frequentemente alla sua Divina Misericordia.


Respirare, osservare e camminare consapevoli della straordinaria vitalità delle nostre cellule.


Stupirsi della Creazione, mettendo tra parentesi i problemi personali.


Sorridere di se stessi constatando che anche gli altri ci vedono come caricature…


Non trascurare i dettagli di tutte le situazioni esistenziali, meravigliandosi delle concatenazioni dei fenomeni..


Amare sempre, anche quando si soffre, consapevoli che tutto passa…

 

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Non chiediamoci troppo se nell’aldilà si potrà o no camminare e correre come su questa terra: non servirà più perché in Dio potremo essere presenti ovunque.

Non scervelliamoci per cercare di capire se nell’aldilà vedremo o no con questi due occhi: lassù il nostro sguardo sarà unito a quello divino e vedremo Dio così come Egli è e comprenderemo la realtà nella sua completezza.

Non tormentiamoci troppo per cercare di capire se nell’aldilà troveremo lo scorrere del tempo come in questa dimensione: lassù si vivrà l’Eterno istante, per cui non avrà senso il tempo terreno.

Non chiediamoci troppo se nell’aldilà si mangerà, si berrà e si avranno gli stessi divertimenti: in Paradiso non ci sarà bisogno di soddisfare la fame, la sete, il sonno od altri impulsi per ammazzare il tempo.

La Beatitudine di vivere completamente in Dio sarà così piena e gratificante che i bisogni terrestri ci parranno una nullità a confronto.

Nell’aldilà si amerà e si contemplerà Dio e tutte le sue creature in Lui…

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La gallina Teobalda vive insieme alle sue quattro compagne scorazzando per il piccolo prato recintato alla ricerca di novità sulla terra che calpesta.

Ogni tanto trova un vermicciatolo e, senza dire nulla alle altre, lo mangia ghiottamente.

Quando una compagna corre verso una meta, lei le va subito dietro senza sapere dove sta andando.

Ogni tanto Teobalda vede il suo padrone che reca del cibo diverso da quello del prato.

Raramente si chiede cosa c’è oltre il recinto: a lei interessa poter mangiare e dormire.

Quasi ogni giorno Teobalda depone un uovo che il padrone prenderà per sé. Non si chiede nemmeno perché le portano via l’uovo.

Così Teobalda passa la sua giornata beccando per terra.

Ogni tanto si chiede a cosa servono le sue ali. Poi, pur sapendo che gli altri uccelli volano nei cieli, non sente nemmeno il desiderio di volare perché vuole solo esplorare il suo lembo di terra alla ricerca del cibo da trangugiare…

E così è di coloro che non hanno consapevolezza delle profondità interiori della propria esistenza e rimangono galline, invece di diventare aquile.

 

 

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Commento al Vangelo – di Ermes Ronchi – pubblicato su Avvenire
Quella porta «stretta» per aprirci all’essenziale

XXI Dom. T. O. – Anno C – agosto 2019

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. […]» (Luca 13,22-30)

Gesù è in cammino verso la città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi chiede. E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà facile. E ricorre all’immagine della porta stretta. Un aggettivo che ci inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà. Ma tutto il Vangelo è portatore non di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono i piccoli e i bambini e i poveri che saranno i principi del Regno di Dio; è stretta ma a misura d’uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta.

L’insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande. Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali. Quelli che si accalcano per entrare si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti. Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).

Abbiamo mangiato in tua presenza… Non basta mangiare il pane che è Gesù, spezzato per noi, bisogna farsi pane, spezzato per la fame d’altri. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia. Non vi conosco. Il riconoscimento sta nella giustizia fattiva. Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, ma perché hai mani di giustizia. Ti riconosce non perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per i piccoli e i poveri.

Non so di dove siete: il vostro modo di vedere è lontanissimo dal mio, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un altro pianeta. Infatti, quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessun gesto di giustizia per i fratelli.

La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: la sala è piena, oltre quella porta Gesù immagina una festa multicolore: verranno da oriente e occidente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa. Viene sfatata l’idea della porta stretta come porta per pochi, solo per i più bravi. Tutti possono passare, per la misericordia di Dio. Il suo sogno è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.
(Letture: Isaia 66,18-21; Salmo 116; Ebrei 12,5-7.11-13; Luca 13,22-30)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quella-porta-stretta-per-aprirciall-essenziale

 

 

CORPO e SANGUE DEL SIGNORE C 2019 Luca 9,11b-17

 

Né a noi né a Dio è bastato darci la sua Parola. Troppa fame ha l’uomo, e Dio ha dovuto dare la sua Carne e il suo Sangue (Divo Barsotti). Neppure il suo corpo ha tenuto per sé: prendete, mangiate, neppure il suo sangue ha tenuto per sé: prendete, bevete. Neppure il suo futuro: sarò con voi tutti i giorni fino al consumarsi del tempo. La festa del Corpo e Sangue del Signore è raccontata dal vangelo attraverso il segno del pane che non finisce. I Dodici sono appena tornati dalla missione, erano partiti armati d’amore, e tornano carichi di racconti. Gesù li accoglie e li porta in disparte. Ma la gente di Betsaida li vede, accorre, li stringe in un assedio che Gesù non può e non vuole spezzare.

Allora è lui a riprendere la missione dei Dodici: cominciò a parlare loro di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

C’è tutto l’uomo in queste parole, il suo nome è: creatura che ha bisogno, di pane e di assoluto, di cure e di Dio.

C’è tutta la missione di Cristo, e della Chiesa: insegnare, nutrire, guarire.

E c’è il nome di Dio: Colui che si prende cura.

La prima riga di questo Vangelo la sento come la prima riga della mia vita. Sono uno di quei cinquemila, in quella sera sospesa: il giorno cominciava a declinare; è il tempo di Emmaus, tempo della casa e del pane spezzato.

Mandali via, tra poco è buio e qui non c’è niente… Gli apostoli hanno a cuore la situazione, si preoccupano della gente e di Gesù, ma non hanno soluzioni da offrire: che ognuno si risolva i suoi problemi da solo. Hanno un vecchio mondo in cuore, in quel loro cuore che pure è buono, ed è il mondo dell’ognuno per sé, della solitudine.

Ma Gesù non li ascolta, lui non ha mai mandato via nessuno. Vuole generare, come si genera un figlio, un nuovo mondo. Vuole fare di quel luogo deserto, di ogni deserto, una casa, dove si condividono pane e sogni.

Per questo risponde: date loro voi stessi da mangiare. Gli apostoli non possono, non sono in grado, hanno soltanto cinque pani e due pesciolini. Ma a Gesù non interessa la quantità, e passa subito a un’altra logica, sposta l’attenzione da che cosa mangiare a come mangiare: fateli sedere a gruppi, a tavolate, create mense comuni, comunità dove ognuno possa ascoltare la fame dell’altro e faccia circolare il pane che avrà fra le mani.

Infatti non sarà lui a distribuire, ma i discepoli, anzi l’intera comunità. Il gioco divino, al quale in quella sera tutti partecipano, non è la moltiplicazione, ma la condivisione (R. Virgili). Allora il pane diventa una benedizione (alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, e lo spezzò) e non una guerra.

E tutti furono saziati. C’è tanto pane nel mondo che a condividerlo davvero basterebbe per tutti.

 

 

di p. Ermes Ronchi

XXI domenica B Gv 6,61-69

 

Stiamo leggendo da un mese il lungo capitolo 6 di Giovanni: lo scontro di Cafarnao, che scoppia dopo il miracolo dei pani e dei pesci condivisi, il miracolo meno riuscito, verrebbe da dire, se porta con sé conflitti, crisi, l’abbandono di molti discepoli.

Ma Gesù tira dritto, non si piega ai sondaggi d’opinione, non attenua le sue posizioni, per qualche pugno di voti in più, o di discepoli in più.

Siamo alla resa dei conti all’interno del gruppo dei più fedeli. E molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

E spiegano: questa parola è dura. Chi può ascoltarla? Dura non perché indichi un’altra parete vertiginosa da scalare (sul tipo: amate i vostri nemici), ma perché ti chiama a pensare in grande, a volare alto, a capovolgere l’immagine di Dio: un Dio che si fa piccolo come un pezzo di pane, che ama l’umiltà del pane, e il suo silenzio e il suo scomparire… Un Dio capovolto.

E poi che ti chiama a metterti in gioco: non serve fare la comunione se non ti fai comunione; mangiare il pane senza farsi pane non giova a nulla. Questo significano le parole: è lo Spirito che da la vita, mentre la carne non giova a nulla. Il semplice gesto esteriore non serve a nulla. Fai tuo lo spirito che lo anima.

La svolta del racconto avviene attorno alle parole spiazzanti di Gesù: volete andarvene anche voi? Se ne vanno e lui non tenta di fermarli, di convincerli, non li prega: aspettate un momento, restate, vi spiego meglio.

Gesù si rivolge ai rimasti, ai dodici, a quelli del primo giorno, e lo fa con parole forti, libere: Forse volete andarvene anche voi? Gesù non impartisce ordini o lezioni: “ fate così o non fatelo”,

ma mette ciascuno davanti a una domanda, che scende dentro, come un amo da pesca, infatti la forma del punto di domanda è proprio quella di un amo da pesca, e lo cala dentro i suoi per tirar su dal profondo l’atteggiamento più vero e libero: vuoi andartene e vuoi restare? che cosa desideri davvero? Non fa appello al dovere ma all’autenticità.

Appello alla libertà ultima di ogni discepolo: siete liberi, andate o restate; io non costringo nessuno; guardate bene che cosa amate.

Come se dicesse a noi: tu che si qui adesso, a messa? Vuoi uscire, vuoi andartene? Io non dico a nessuno: devi andare in chiesa alla domenica, è solo carne che non giova a nulla… non dirò mai: devi, altrimenti qui o nell’altro mondo la pagherai…

No, Gesù, mi commuove ancora per la sua libertà, che non cede a compromessi, non prende in ostaggio nessuno, per raccattare un discepolo in più.

Dice: Io voglio vita, per te; voglio libertà, per te, voglio per te il desiderio più alto che c’è. Stelle in cuore. Camminare, correre, volare.

Meravigliosa la risposta di Pietro, tra le parole più belle del vangelo: ma da chi mai possiamo andare? Da chi vuoi che andiamo: Tu solo hai parole di vita eterna. Queste parole di Pietro sono da applausi, gli sono grato, le ripeto, le ripeteremo poi prima della comunione: da chi vuoi che vada? dove posso mai trovare tanta luce, tanta pace, desideri grandi, intensità, assoluto…invece di: non sono degno che tu entri, diremo con Pietro: in te trovo vita!

Attorno a te ricomincia la vita, tu tocchi il cuore e lo fai ripartire.

Con la tua parola, che è niente, è povera cosa, un soffio, una vibrazione nell’aria, una goccia d’inchiostro, che puoi ascoltare o rifiutare, fare tua o relegare nel repertorio delle follie.

Tu hai parole: qualcosa che non schiaccia nessuno e non si impone mai; bussa, si propone e ti lascia libero. E se l’accogli spalanca sepolcri, scioglie legami, insegna respiri, apre strade e carezze e incendi. Mette in moto la vita.

Parole che danno vita ad ogni parte di me.

Danno vita al cuore, allargano, dilatano, purificano il cuore, lo fanno grande. Un cuore spazioso mi dai. Dove c’è spazio per i miei cari, per Dio, per i fratelli e i poveracci sbarcati stanotte.

Danno vita alla mente, perché la mente vive di verità e tu sei senza inganno; la mente vive di libertà e tu sei libero come nessuno.

Danno vita allo spirito, perché tu custodisci il nostro cromosoma divino. L’assoluto in noi, l’essenziale.

Danno più vita anche al corpo, agli occhi, alle mani, all’andare e al venire. Al dono e all’abbraccio.

Parole di vita eterna, che è la vita dell’Eterno, che ora è qui a creare con noi cose che meritano di non morire. Cos’è questa cosa la vita eterna che sembra non interessare più ai cristiani d’oggi? La vita eterna non è una vita lunga, che non finisce mai, alla fine anche un po’ noiosa. La vita eterna vuol dire la vita dell’Eterno.

E tu capisci allora che è la vita del Creatore, del Liberatore, del Tutto-abbracciante. C’è dentro la pulsazione delle stelle, l’esultanza degli amanti, le grida di vittoria del popolo che attraversa il mar Rosso, c’è il volto stupefatto di tua madre quando ti ha preso in braccio la prima volta, il sorriso del povero. La vita dell’Eterno.

Ed entra in noi attraverso Gesù: Apri il vangelo e senti sapore di vita e non di morte, vita appassionata, vibrante, intensa.

Volete andarvene anche voi? Io no, io non me ne vado, Signore. Io non ti lascio, io scelgo te. Come Pietro, pronuncio anch’io la mia dichiarazione di amore:

io voglio te, voglio vivere, e tu solo hai parole che fanno viva, finalmente, la vita.

Dio non è un dovere, è un regalo.

Non è una esigenza, ma una offerta.

Non c’è niente da dare in cambio a Dio. Capite? Niente.

Dio dona tutto e non prende niente.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

Una trasfusione di vita.

Dio è “prendete”, è dono, regalo, offerta, e noi abbiamo paura.

Ma che cosa tu potresti mai dare in cambio della vita dell’Eterno?

Sacrifici e rinunce? Non di certo, forse gioia e abbracci e carovane che avanzano nel sole.

Anzi è Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: “ho fame di vita”, ha detto: “Prendete e mangiate”.

Mi ha atteso e si dona.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

 

Preghiera alla comunione

Signore, da chi mai possiamo andare?

Se oggi siamo qui, a parlarti, significa che non ce ne siamo andati,

perché vicino a te si risveglia la vita

tu hai parole sincere e libere come nessuno,

parole che fanno pulito il cuore, che sanno di eternità.

Da chi vuoi che andiamo? Lontano da te si scolorano i sogni.

Io non me ne vado. Io no, Signore.

Io non ti lascio, io scelgo te.

Come Pietro, pronuncio anch’io la mia dichiarazione di amore:

io voglio te, perché voglio vivere,

e tu solo hai parole che fanno viva, finalmente, la vita.

 

 

 

 

Dopo la morte per soffocamento dell’ex calciatore dell’Udinese Nicola Martelossi, causato da un boccone di carne che è andato ad ostruire le vie respiratorie e per cui non sono valse le manovre anti-soffocamento, fa riflettere ancora di più il fatto che ogni anno ci sono molte vittime per questo motivo.

Ecco alcuni consigli molto pratici per la prevenzione:

Non trangugiare bocconi troppo grossi: è meglio usare con cura le posate e spezzettare il più possibile il cibo con molta pazienza.

Cercare di non mescolare troppo i diversi cibi che vorremmo ingoiare.

Abituarsi a masticare bene e lentamente ogni tipo di cibo, soprattutto carne, prosciutto, frutta secca, caramelle, verdure crude, patate e pane.

Le patate lesse o fritte possono, insieme al pane ed al formaggio, formare in bocca una poltiglia pericolosa perché spesso sottovalutata.

Non parlare troppo od agitarsi durante il pasto.

Sorseggiare spesso del liquido.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il suo sangue nelle nostre vene. Così l’eucarestia ci trasforma

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

Vangelo – Marco 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Prendete, questo è il mio corpo. Il verbo è preciso e nitido come un ordine: prendete. Stringente e senza alibi. Gesù non chiede agli Apostoli di adorare, contemplare, venerare quel Pane, dice molto di più: io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita. Vi prego, prendete e dentro risuona tutto il bisogno di Dio di realizzare con noi una comunione senza ostacoli, senza paure, senza secondi fini. «Stringiti in me, stringimi in te» (G. Testori): il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola.

Lo esprime con una celebre formula Leone Magno: partecipare al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo. Che possiamo tutti diventare ciò che riceviamo: anche noi corpo di Cristo. E allora capiamo che Dio non è venuto nel mondo con il semplice obiettivo di perdonare i nostri peccati. Sarebbe una visione riduttiva, sia di Dio che dell’uomo.Il suo progetto è molto più grande, alto, potente: portare cielo nella terra, Dio nell’uomo, vita immensa in questa vita piccola. Molto più del perdono dei peccati: è venuto a portare se stesso.

Siamo abituati a pensare Dio come Padre, portatore di quell’amore che ci è necessario per venire alla vita; ma Dio è anche Madre, che nutre di sé i suoi figli, li nutre al suo petto, con il suo corpo. Ed è anche Sposo, amore esuberante che cerca risposta. Dice Gesù: i miei discepoli non digiunano finché lo sposo è con loro. E l’incontro con lui è come per gli amanti del Cantico: dono e gioia, intensità e tenerezza, fecondità e fedeltà.

Nel suo corpo Gesù ci dà tutta la sua storia, di come amava, come piangeva, come gioiva, ciò che lo univa agli altri: parola, sguardo, gesto, ascolto, cuore.Prendete questo corpo, vuol dire: fate vostro questo mio modo di stare nel mondo, il mio modo libero e regale di avere cura e passione per ogni forma di vita. Con il suo corpo Gesù ci consegna la sua storia: mangiatoia, strade, lago, volti, il duro della Croce, il sepolcro vuoto e la vita che fioriva al suo passaggio.

Con il suo sangue, ci comunica il rosso della passione, la fedeltà fino all’estremo. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio. Che si estende fino ad abbracciare tutto ciò che vive quaggiù sotto il sole, i poveri, gli scartati, e poi i nostri fratelli minori, le piccole creature, il filo d’erba, l’insetto con il suo misterioso servizio alla vita, in un rapporto non più alterato dal verbo prendere o possedere, ma illuminato dal più generoso, dal più divino dei verbi: donare.

(Letture: Esodo 24,3-8; Salmo 115; Ebrei 9,11-15; Marco 14,12-16.22-26)

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26466/commento-al-vangelo-domenica-3-giugno-p-ermes-ronchi/

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-suo-sangue-nelle-nostre-vene-cosi-l-eucarestia-ci-trasforma

 

 

 

Accendo il televisore e qualcuno presenta un corso di cucina.

Giro su un altro canale e trovo consigli dell’esperto per mangiare più sano in ogni stagione ed in qualsiasi situazione.

Faccio zapping e vedo cibo ovunque.

Ora, non soddisfatti dei cibi comuni, si propongono insetti di ogni tipo..

Gli chef famosi e improvvisati invadono i media.

Sfoglio i settimanali e trovo ricette della nonna, quelle della suora o dei frati ecc.

Praticamente mi ritrovo in una visione antropologica alla Feuerbach: l’uomo è ciò che mangia?

Sarebbe questa la società evoluta del domani?

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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Imparare ad essere sereni interiormente, pensando che la vita terrena è solo un passaggio ed avere fiducia nel Signore.

Chiedere spesso perdono al Signore per le proprie miserie e frequentare i sacramenti.

Amare chi vive attorno a noi, anche se non ci sono simpatici: basta considerarli anch’essi figli di Dio.

Cercare di lavorare non solo per i propri fabbisogni e di quelli della famiglia, ma anche per la diffusione del Regno dei Cieli.

Aiutare il più possibile coloro che hanno bisogno di noi attraverso il vero dialogo e nel soccorrerli materialmente.

Cercarsi ogni giorno uno spazio per meditare e pregare. Prendere consapevolezza sulla nostra esistenza e su come funziona la mente.

Rispettare gli orari: mangiare, alzarsi e coricarsi nelle ore stabilite. Mangiare sobriamente eliminando grassi, zuccheri ed alcool.

Evitare il più possibile di oscurare la mente e l’anima nei vizi. In caso di caduta, riprendersi chiedendo l’aiuto al Signore Misericordioso.

Interessarsi agli aspetti culturali della vita leggendo, scrivendo, partecipando a volte a conferenze edificanti e frequentando persone sagge.

Essere in continuo atteggiamento di preghiera e desiderare l’avvento del Regno di Dio, consapevoli del suo Amore Onnipotente.

 

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1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

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verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua