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Per sconfiggere la paura di non essere giudicati degni del Paradiso e di sprofondare all’inferno bisogna credere fermamente che Dio ama ciascuno di noi in modo del tutto particolare e che desidera più di noi la nostra salvezza eterna. Egli non lascerà niente di intentato, pur rispettando la nostra libertà e dignità.

Non gode della rovina dell’uomo perché è infinitamente misericordioso.

Come può permettere che una sua creatura, fatta a sua immagine e somiglianza, per la quale suo Figlio ha terribilmente sofferto, possa perire per l’eternità? Si sa che ognuno di noi è debole e di vita breve, ma destinato alla gloria eterna.

Chi può realmente glorificarlo e lodarlo agli inferi? Se veramente dovesse esserci qualcuno all’Inferno, costui lo ha coscientemente voluto, non accettando la salvezza offerta gratuitamente da Gesù Cristo.

Nessuno si danna senza volerlo, come sostengono molti mistici e la stessa Scrittura. Chi si danna, pur consapevole delle numerose opportunità, ha rifiutato coscientemente la grazie, ben sapendo a cosa sarebbe andato incontro. Se crediamo nel Dio misericordioso e ci abbandoniamo fiduciosi in Lui, anche se la nostra povera anima dovesse essere piena di macchie e cicatrici, ritornerà a risplendere della gloria a cui è stata destinata, perché Dio Onnipotente ha la facoltà di trasformare anche le pietre in cuore di carne.

L’inferno è la morte di ogni speranza, è il completo indurimento interiore, è la totale chiusura alla grazia. Non disperiamo: anche se ci dovessimo ritenere i più indegni, qualora la nostra ultima speranza fosse riposta solo alla sua misericordia divina, Egli ci salverà in virtù della passione e morte di Gesù Cristo.

Ci ha fatto altri grandissimi doni: la Chiesa e i suoi sacramenti, ottimi e sicuri mezzi per ottenere la salvezza.

II metodo più sicuro per ricevere la sua misericordia è pregarlo: la preghiera ci aiuta a desiderarlo, a metterlo al primo posto e ad amarlo. Dio non respinge chi lo ama.

 

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Gesù a suor Maria della Trinità (dal Colloquio Interiore n. 563 e 564)

 

È il sole che dona alla terra la sua bellezza e che l’anima tutta.

È la mia grazia che dona alle anime la loro bellezza e che le vivifica.

La mia onnipotenza non ha altri limiti che la vostra libertà.È con il carbone che io faccio i diamanti.

Che cosa non farei di un’anima, per nera che fosse, che si donasse a me?

L’anima che si pente del suo peccato e lo ripara mi dà una più grande prova di amore dell’anima che ha evitato il peccato.

Quella che lo ha evitato mi ha dato una prova passeggera, in un istante, della solidità del suo amore; quella che se ne pente e ripara mi offre numerose prove ripetute.

Essa mi diventa così cara che l’unisco a me.

Quella che ha evitato il peccato lo ha evitato perché già mi era unita.

 

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Puoi lodare Dio in ogni momento offrendogli tutto, anche le tentazioni.

Quando scegli di evitare il male con il suo aiuto, allora lo glorifichi perché gli dimostri di preferirLo ai transitori piaceri della vita. Egli ti dà la possibilità di ricominciare da zero, ma attento perché nessuno conosce il giorno ed il momento della sua venuta: che non capiti all’improvviso come un ladro.

Vigila e sta alla sua presenza con il cuore sincero e puro. Anche se dovesse tormentarti la tentazione combatti da fedele cristiano la tua battaglia chiedendo l’aiuto del Signore e dei suoi Santi e Angeli.

Vedrai che tutto svanirà e prenderai coscienza dell’illusione del peccato.

“E’ meglio un giorno negli atri della casa del Signore che mille altrove, recita il salmo”.

Offri la rinuncia al peccato e più ti costa più glorifichi Dio perché nella libertà scegli Lui.


Non senti la gioia interiore nella preghiera?

E perché vuoi barattarla con un piatto di lenticchie?

Non essere sciocco e scegli sempre il Signore!

 

 

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Dio ama tutte le sue creature, in particolare l’uomo.

È Lui che ha creato tutto e tutti ed è Lui che tutto sostiene.

Per cui tutto ciò che abbiamo è suo, anche quello che riteniamo nostre proprietà materiali, psichiche e spirituali. Tutto è suo.

Una cosa, comunque, il Signore ha  stabilito di non possedere: la nostra libera volontà. Quando diciamo nel Padre nostro “Sia fatta la tua volontà”, Egli ci prende sul serio ed accetta i nostri sacrifici, come ha accettato quelli di Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, il quale ha affrontato liberamente la passione e la morte sulla Croce per fare la volontà del Padre.

Ecco perché accetta il dono delle nostre sofferenze in unione a quelle di suo Figlio: esse fanno parte del suo misterioso piano di salvezza universale.

 

 

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Dio è da sempre perché “Egli è”, mentre tu hai cominciato ad esistere secondo la sua volontà. Eppure ti ama immensamente. Dio è Purissimo Amore, mentre tu sei profondamente egoista. Eppure ti ama sempre.
Dio conosce tutto perché ogni cosa proviene da Lui. Tu conosci una piccolissima parte della Verità, eppure Dio ti ama in modo unico ed irripetibile.
Dio è attratto dal tuo nulla, anche quando tu sei indifferente al suo amore.
Dio ti cerca sempre con discrezione ed amore, pur rispettando la tua libertà, perché desidera la tua salvezza eterna.
Ricordati che Dio ti ama davvero ed è contento quando gli sei grato.
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(dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà” p. 119)

 

 

“Il rispetto è la carità nella società e nelle piccole cose” (H.Drummond).

Agli occhi di una persona superficiale sono piccole cose ma per una persona realmente evoluta non esistono le piccole cose nei rapporti umani. Tutto per quest’ultima è importante.

Un animo raffinato e spiritualmente progredito ha un profondo rispetto per ogni persona, animale, pianta o cosa con cui si trova in un certo rapporto.

Il comando di non uccidere riguarda ogni forma di vita, soprattutto quella psicologica e spirituale. Quando date il cattivo esempio nelle vostre azioni quotidiane, in qualche modo sopprimete tante vite morali che vengono influenzate inconsciamente.

Il rispetto per ogni forma di vita è un effetto dell’amore che ogni persona terrena deve coltivare dentro di sè se vuole attuarlo. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è una regola di vita basilare per il progresso spirituale.

Pochi di voi, però, comprendete il significato di quel “…come te stesso ” Amare se stessi non è coltivare l’egoismo o l’indifferenza assoluta per gli altri. Anzi…è proprio il punto di partenza di ogni evoluzione spirituale . Amare se stessi significa portare a termine il piano divino che ognuno ha già inscritto nel suo essere.

Guarda l’infinito rispetto che Dio ha verso di noi e verso se stesso. Ha rispetto verso se stesso perchè Lui è la Verità, la pura Trasparenza e l’Assoluta fedeltà a se stesso: porta sempre a termine i suoi piani fino alle estreme conseguenze.

L’Incarnazione ne è una sconvolgente riprova: un Dio che dimentica la sua onnipotenza per farsi uomo e soffrire per l’uomo ha il massimo della credibilità. Il suo rispetto per l’uomo è impregnato di discrezione, di fronte alla quale gli angeli stessi ammutoliscono e si prostrano adoranti.

Ma già la sua infinita discrezione è prefigurata nella stessa creazione: Egli vuole che ogni essere creato sia se stesso e si evolva nella libertà. Ciò significa che è contro la sua natura ogni forma di violenza. Una vera coscienza libera ha il rispetto assoluto della libertà delle altre coscienze. Rispetto della loro evoluzione e dei cicli ad essa legati. Dio è Creatore di tutto ciò che esiste: avrebbe il diritto di esserne anche il distruttore, ma in virtù delle promesse fatte a se stesso e all’uomo Egli rispetta profondamente ogni libertà creata senza manipolarla.

È questo il vero amore, lasciare, cioè, che ognuno sia se stesso e diventi quello per cui era predestinato a divenire.

 

 

 

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Questo video contiene la lettura di un dialogo tra l’Angelo della Libertà ed il giovane Luca Alberti, protagonista del libro “Come ci vedono dall’aldilà” di Pier Angelo Piai.

Si tratta di un approfondimento su un tema molto attuale: il concetto di libertà oggi.

 

 

TESTO

 

L’ANGELO DELLA LIBERTA’

Mentre si stava assopendo con la corona del rosario in mano, Luca vide dal balcone una luce che illuminava l’orizzonte ondulato dai colli circostanti.
Si faceva sempre più intensa. Dal suo nucleo iridescente cominciò a stagliarsi la figura di un giovane angelo con una lunga veste color rosso vermiglio, le ali dorate e purpuree e recava tra le mani un calice di platino rivestito di pietre preziose.

Dopo un po’ gli rivolse la parola:

– Non temere Luca, sono l’angelo della Libertà. Ho il compito di illuminarti su questo grande dono che Dio vi ha fatto.

– Tu sei …l’angelo della Libertà?

– Sì Lo sono. Nella gerarchia celeste sono molto vicino a Dio: posso guardarlo faccia a faccia

– Cosa significano quella veste rossa e quel calice così ornato?

– Il colore rosso è il colore del martirio di sangue. Ciò significa che la libertà è una conquista dolorosa, ma che porterà alla gloria simboleggiata dallo splendore di queste gemme preziose.

– La Libertà è una conquista? Avevo sentito dire che siamo nati liberi.

– C’è una gran confusione sul concetto di libertà oggi, soprattutto tra i giovani.
Chi crede che la libertà sia poter fare tutto ciò che si vuole, chi il poter rendersi indipendenti dagli altri per raggiungere la massima autonomia, chi pensa alla propria assoluta autodeterminazione.
È proprio questa confusione che genera spesso egoismo, violenza, intolleranza, superficialità…
Eppure la cultura occidentale di tutti i tempi ha sempre riflettuto sul concetto di libertà operando sottili distinzioni:libertà naturale, sociale e politica, individuale, personale, autodeterminazione, libertà di scelta, libertà interiore, libertà fondamentale…
Si dice che la libertà di ciascuno ha i confini dove inizia quella degli altri.
Ma tu, cosa pensi realmente della libertà?

– Per me “libertà” significava poter fare tutto ciò che mi piace senza alcuna
proibizione. Ma ora non ne sono più sicuro.

– Ragioniamo insieme: secondo te l’uomo è libero?

– Qualcuno è più libero altri meno. Almeno così credevo da adolescente .
Forse pensavo che i minorenni fossero meno liberi degli adulti perchè da loro condizionati in quanto dovevano eseguire quello che essi ordinavano loro di fare e non avrebbero potuto fare diversamente. Ero convinto anche che l’imprenditore fosse più libero dell’operaio perchè ha un certo potere remunerativo su di lui, e cosi il ricco è più libero rispetto al povero perchè
può sfruttarlo…Credo, comunque che attualmente c’è in me una gran confusione.

– Qui dobbiamo rivedere insieme il concetto di libertà che mi sembra piuttosto restrittivo. Tu stai considerando la libertà dal tuo punto di vista che corrisponde alle tue attuali aspirazioni: In realtà ciò è un’illusione. Prova ad immaginare che improvvisamente tutti gli uomini della Terra vengano
colpiti da uno strano virus che infetta i loro cervelli mettendo loro in testa di fare tutto ciò che vogliono, indipendentemente dalla morale e dalle loro possibilità. Pensi di riuscire a vivere in un siffatto mondo?

– Se proprio devo essere sincero non mi dispiacerebbe: poter fare finalmente tutto ciò che si vuole senza essere controllati dagli altri o rimproverati dalla falsa morale che ci hanno inoculato i nostri padri è il massimo della realizzazione. Si, mi piacerebbe vivere cosi… ma so che è impossibile, il caos sarebbe tremendo, mi rendo conto.

– Penso che dovresti riflettere più a fondo su ciò che stai dicendo. Tu vivi in una società complessa e organizzata. Ognuno ha un determinato ruolo e svolge un compito utile a tutti. Ci sono molte persone a cui piace l’attività che hanno intrapreso. Ma quante altre sono costrette a lavorare senza alcuna gratificazione?

– Penso la gran parte.

– Ebbene, continua nel tuo sforzo di immaginazione. Queste persone, colpite da quello strano virus, lasciano la loro attività. I minatori escono dalle miniere, i muratori abbandonano i cantieri, gli operai le fabbriche, i contadini la terra, i negozianti la bottega, gli impiegati gli uffici, gli studenti le
scuole…Ritroveresti realmente la società così com’è attualmente?

– Devo ammettere che ne risulterebbe un bel caos!

– È la logica conseguenza del tuo concetto di libertà applicato universalmente!
Sei convinto che porterebbe brevemente allo sfascio di una società costruita su infinite auto-limitazioni individuali e collettive? Te lo immagini?
Tu lasci un posto e non riesci a trovare un autobus per andare a casa perchè l’autista ha abbandonato il pullman, non trovi più negozi, vieni aggredito per le strade…

– Nella realtà sono convinto che ciò non avverrà mai!

– E in effetti ciò comporterebbe la fine di tutti. Ogni persona dovrebbe pensare a lungo sulla conseguenza delle sue azioni. Attualmente si pensa sempre poco, anche se sono stati fatti dei progressi nelle conquiste sociali.
Ognuno deve sempre agire come se tutti dovessero agire in base ai quei principi che egli applica. La vecchia frase biblica “non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te” è assai emblematica e potrebbe essere riconvertita al positivo con l’altra frase “ama il prossimo tuo

– Mi rendo conto che in me c’è un po’ di confusione sul concetto di libertà.
Non so realmente a quale libertà mi riferisco quando esprimo il desiderio di poter fare ciò che voglio. In fondo penso che in tutti gli uomini esista questo desiderio. Perché è così forte in noi?
– È la semplice conseguenza della vostra situazione di creature di Dio in continua evoluzione. Voi siete nati in un mondo che ci condiziona continuamente, dal concepimento fino alla morte.
– È vero! Dov’è la tanto decantata libertà se persino il nostro carattere e le nostre predisposizioni subiscono l’influsso del nostro codice genetico? E coloro che ci educano non lasciano in noi un’impronta indelebile? In che cosa consiste questa libertà?

– Ho già ammesso che siete condizionati fortemente dalle circostanze della vostra vita. Ma esse non devono essere viste solo come un impedimento alla vostra libertà. In voi esiste anche una volontà, a differenza degli animali che agiscono solo nell’ambito del loro istinto. La volontà è l’appetito della ragione umana ed è quella che vi dà la possibilità di scegliere. Ammetti che in voi c’è una certa libertà di scelta?

– Libertà di scelta? Si…ma piuttosto limitata.

– Ma non sono pochi gli oggetti della tua scelta, se rifletti bene. Limitàti, ma numerosi. La libertà di scelta ti consente di agire in un campo ristretto ma sempre enorme di possibilità. Essa, concettualmente, non riguarda tanto il movente etico o morale della tue azioni ma la loro possibilità.
In questo momento ti trovi di fronte a tantissime possibilità. Indipendentemente dalle loro conseguenze, rimangono azioni possibili. Certo non puoi volare perchè ti mancano le ali, o parlare un’altra lingua che non conosci. In questo caso è limitata la tua libertà naturale. Essa soggiace alla tua libertà di scelta pur condizionandola. Per questo è molto importante l’autoconoscenza che ti consente di capire a che livello è la tua libertà naturale. La libertà di scelta è strettamente correlata alla conoscenza di se stessi e della propria libertà naturale. Se ti conosci bene sai anche scegliere bene.

– Cosa significa scegliere bene? Non abbiamo detto che gran parte delle nostre azioni sono condizionate da infiniti fattori sia ereditari che ambientali? Come facciamo a scegliere liberamente? Chi ci dice quali sono le scelte giuste o sbagliate?

– Vedi che cominci già a riconoscere esplicitamente che esistono scelte giuste e sbagliate? Una maggiore conoscenza dei fattori che ti condizionano ti aiuta a fare delle scelte reali. Scegliere significa scartare per fare in modo che il campo delle possibilità si restringa. Trovandoti di fronte ad un
numero di possibilità più ridotto ti è più facile il discernimento. La vita fa in modo che ognuno di voi raffini la sua capacità di discernimento attraverso le numerosissime scelte che si impongono realmente nelle situazioni contingenti.

– Puoi spiegarti in maniera più semplice? Il tuo linguaggio comincia ad essermi oscuro!

– Il fatto che tu ti ritrovi, ad esempio, in ristrettezze economiche o in reali difficoltà, tipo una malattia o dei torti subiti, può essere un fattore di maturazione personale. Essi sono elementi che ti costringono ad effettuare delle scelte che, anche se condizionate, ti portano ad evolverti positivamente in maniera graduale. È sbagliato vedere nelle situazioni subite elementi che restringono la libertà personale, perchè essa è ben al di sopra della semplice libertà di scelta.

– La vera libertà, se proprio lo vuoi sapere, è quella interiore.
– Ma come si fa ad essere liberi interiormente quando nella realtà sappiamo benissimo che siamo condizionati da infiniti elementi legati alle proprie caratteristiche genetiche, ambientali, sociali? Gli stessi mass-media non contribuiscono enormemente a pilotare il nostro pensiero? E la realtà economica
non condiziona le nostre scelte?

– Quando cominci ad esserne consapevole hai già compiuto un primo passo verso la tua liberazione. La libertà interiore è una conquista. Non si diventa liberi da un giorno all’altro. È necessario capovolgere in voi determinati valori: si tratta di ricostruire interamente la scala dei valori, giorno per giorno e dopo tante sconfitte. Certo, lo so, fin che vivete incarnati in questa realtà terrestre la libertà totale è un’utopia: essa avverrà con la morte che vi libererà dal vostro corpo corruttibile. Ma già ora, nella vostra situazione attuale, potete, se lo volete, raggiungere un certo grado di libertà interiore.

– Nella riflessione, nell’autoconoscenza, nella pazienza, nel compimento del proprio dovere quotidiano, nell’amore per la vita e per gli altri, nel rispetto della legge, delle cose, degli animali e delle persone che ci circondano e soprattutto nell’amare Dio. È la conquista della libertà fondamentale che porta al compimento del progetto che ognuno di voi ha inscritto nella sua vita.

– Ma allora, la vera libertà non consiste tanto nel fare ciò che si vuole…

– Sarebbe una libertà fine a se stessa. Una libertà monca é difettosa. La libertà di scelta prepara il terreno alla propria volontà che, unita all’intelletto, si dovrà allenare per raggiungere una libertà più sobria ed essenziale, che è la libertà fondamentale, come già ti dicevo.

– Deduco che tutti i tipi di libertà che abbiamo distinto, da quella naturale, alla libertà di scelta e a quella interiore sono finalizzate alla libertà fondamentale!

– Se le scelte che fai giornalmente sono subordinate a questo tipo di libertà, allora potrai raggiungere la pienezza a cui eri destinato. Tutte le ristrettezze e le fatiche che ti imponi limitando la libertà di scelta costituiranno un arricchimento della persona, e non un impoverimento, come molti credono
di vedere superficialmente. “Ama e fa quel che vuoi” diceva S. Agostino. Chi ama realmente non sceglierà mai contro se stesso e contro gli altri, ma potrà fare secondo quello che il suo cuore gli ispira. È questa la grande libertà interiore a cui tutti voi inconsciamente aspirate. Potete vivere rinchiusi in una prigione angusta od essere sottoposti alle torture più umilianti: nessuno, però, potrà intaccare la vostra interiorità se saprete essere completamente distaccati dalle cose, dagli eventi o dalla vita per costruire l’unità, la verità e la bontà. La vera ed unica libertà, in sostanza, vive e si esprime con il linguaggio dell’amore, come disse lo stesso Cristo: la verità vi farà liberi.

– Toglimi una curiosità: voi angeli siete liberi?

– Siamo liberi perchè respiriamo nella libertà fondamentale, che è Dio stesso. Anche noi siamo stati sottoposti ad una grande prova, analogamente a voi con Adamo ed Eva. Lucifero ha scelto se stesso è si è messo lucidamente in contrasto con Dio assieme ai suoi angeli. Per questo ha preferito la sua libertà di scelta a quella fondamentale. Ed è precipitato nella menzogna. Egli infatti è il principe della menzogna e tenta l’uomo a fare altrettanto: fermarsi alla libertà di scelta senza tener conto che si è veramente liberi in Dio e nel suo amore.

– Non andartene, ho tanto bisogno di parlare e di approfondire ancora…

– Io non ho fatto altro che soffermarmi in profondità sulle cose che sono già Iddio ti ha donato l’uso di ragione: esercitalo nell’amore e ricerca sempre la verità. Vedrai che diventerai sempre più libero…
La luce si dissolse e Luca rimase a riflettere fino a tarda notte. Poi si addormentò.

 

 

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Dio conosce ogni cosa della nostra dimensione spazio-temporale perché è Lui il Creatore ed è Colui che sorregge Tutto, le cose dei Cieli e quelle della terra.

Ogni esistenza è presente al suo sguardo, il quale abbraccia nell’istante lo spazio ed il tempo in cui sono collocate le sue creature. Ecco perché Egli conosce perfettamente non solo il passato, ma anche il futuro.

Ma questo non significa che non esiste il libero arbitrio. La libertà è il potere di agire o di non agire e di porre così da se stessi azioni libere. Essa raggiunge la perfezione del suo atto quando è ordinata a Dio, Bene supremo.

La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Rende l’essere umano responsabile delle azioni che volontariamente compie. Il suo agire libero gli appartiene in proprio.

L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dalla violenza, dal timore e da altri fattori psichici o sociali.

Tutti noi uomini esercitiamo il libero arbitrio, altrimenti saremmo senza peccato e faremmo di Gesù un impostore, perché è venuto per salvarci.

Noi scegliamo tra più opzioni liberamente, anche se il Signore sa già quello che facciamo e faremo essendo Amore Onnisciente.

Così possiamo scegliere tra il bene ed il male, possiamo accogliere Dio (Sommo Bene) o rifiutarlo.

Per quanto riguarda le nostre responsabilità personali, Dio sa infinitamente meglio di noi quali sono i nostri condizionamenti, dai quali desidera liberarci perché ci ama.

 

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Il Signore sembra tacere, eppure parla attraverso la sua Creazione e gli eventi della nostra vita. Tutto ciò che esiste e succede è da Lui conosciuto nei minimi dettagli. Il tempo e lo spazio sono sotto il suo dominio.

Egli è Signore anche della nostra persona e può guidare la nostra mente come vuole, pur lasciando in noi il libero arbitrio. Eppure ci sostiene dal nostro concepimento.

Fidarsi di Lui, significa credere nella sua bontà infinita anche quando per noi sembra tacere.

Il silenzio di Dio è sempre rispettoso della nostra libertà ed è il frutto di un amore sconfinato nei confronti di ogni uomo.

È necessario saper comprendere almeno un po’ di questo amore incredibile.

È così che lo si onora e lo si glorifica: credere nel suo amore nonostante ci sembri l’opposto e nonostante il suo silenzio apparente in certi momenti bui della nostra vita.

Pensiamo all’obbedienza di Abramo che stava per sacrificare il suo figlio Isacco ed all’obbedienza di Gesù-uomo prima di affrontare la croce.

Il Padre non tarderà mai di soccorrerci se la nostra fiducia in Lui è piena.

 

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Quando preghiamo non sempre veniamo esauditi su ciò che chiediamo esplicitamente. Dipende da tanti fattori. Innazittutto dovremmo analizzare in profondità cosa chiediamo e come lo chiediamo.

Non sempre Dio esaudisce le preghiere di un certo tipo, soprattutto quelle che potrebbero danneggiare l’anima. Se chiediamo solo cose materiali trascurando lo spirito, non veniamo sempre esauditi. Se si chiede prima di tutto lo Spirito Santo è cosa buona e raccomandata da Gesù stesso..

Egli ci illumina su cosa chiedere e che atteggiamento assumere (umiltà, fede, riconoscenza e fuducia in Dio). “Pensate prima di tutto al regno dei Cieli, il resto vi verrà dato in sovrappiù”. Tra noi e Dio dobbiamo instaurare un rapporto filiale e di confidenza, sicuri che il Padre ci sta ascoltando amorevolmente.

In alcuni casi non ci dona subito la grazia che chiediamo per motivi che solo Lui, Amore Onnisciente conosce, ma è necessario essere perseveranti e non prendersela con Lui se non la riceviamo subito o mai.
Ricordiamo che Dio è Libertà Assoluta che noi dobbiamo rispettare.

Ecco perché nel Padre Nostro Gesù ci invita a dire: “Sia fatta la tua volontà”. Un’altra cosa fondamentale è il saper essere sempre umilmente riconoscenti, anche quando riceviamo una nuova grazia.

Prendiamo consapevolezza che in una giornata noi riceviamo tantissime grazie senza nemmeno chiederle esplicitamente e spesso non ce ne accorgiamo..

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Dal punto di vista terreno, qualsiasi padre amorevole rimane male se il figlio non gli rivolge nemmeno una parola.

E questo vale anche per il Padre Celeste : Egli desidera un rapporto d’Amore a tu per tu con le sue creature.

Noi possiamo esercitarci ad amare Dio grazie anche alla preghiera, altrimenti non potremmo crescere e progredire verso la libertà.

Se ci pensiamo bene, diventiamo consapevoli che Dio ci ha donato l’esistenza e tante altre cose che nemmeno immaginiamo.

Ma siccome questa vita terrena è una continua esercitazione a corrispondere all’Amore di Dio liberamente, Egli desidera che ci rendiamo conto LIBERAMENTE che senza di Lui non sappiamo amare.

La preghiera è amore verso il Dio che è Lui stesso AMORE…

 

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Dio conosce in profondità la nostra persona perché l’ha creata Lui e la sta continuamente sostenendo.

Noi abbiamo la libertà di scegliere e Dio sa sempre quello che stiamo facendo, ma non lo impedisce perché rispetta la nostra libertà, altrimenti non saremmo simili a Lui (il quale è Libertà-Amore).

Per quanto riguarda il futuro, Egli è l’Alfa e l’Omega, il Principio di tutte le cose, per cui il tempo della nostra vita terrestre ai suoi occhi è un lampo: solo nell’aldilà dei redenti comprenderemo meglio la Misericordia divina, la quale ci soccorre quando glielo domandiamo con l’intenzione seria di volerci convertire a Lui, ed anche quando percorriamo strade sbagliate: in questo caso Egli ci dona sempre dei lumi che dovremmo captare grazie alla nostra coscienza ed al libero arbitrio.

Questo libero arbitrio è talmente importante agli occhi di Dio che Egli non vuole imporci la sua volontà e ci lascia liberi di accogliere l’Amore o rifiutarlo…

 

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Allorché la nostra mente si stacca dai desideri mondani e riesce a creare il silenzio interiore più profondo, lo Spirito può parlarci tramite le sue ispirazioni, perché Egli era già presente in noi ma la mente stessa non gli concedeva spazio.

Lo Spirito é assoluta libertà e sommo amore: é talmente puro che può comunicare solo se l’ambiente é puro, cioè libero da condizionamenti, attaccamenti e pregiudizi…

La Verità agisce solo in chi ricerca sinceramente la veritá.

La Purezza é a suo agio solo nella purezza della nostra anima.

L’Amore é attratto dall’amore.

Ecco perché é necessario invocare spesso lo Spirito Santo per riconoscere i segni della sua presenza…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Santissima Trinità – Anno C – giugno 2019

Trinità, il mistero che abita dentro noi

Vangelo – Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Memoria emozionante della Trinità, dove il racconto di Dio diventa racconto dell’uomo. Dio non è in se stesso solitudine: esistere è coesistere, per Dio prima, e poi anche per l’essere umano. Vivere è convivere, nei cieli prima, e poi sulla terra. I dogmi allora fioriscono in un concentrato d’indicazioni vitali, di sapienza del vivere.

Quando Gesù ha raccontato il mistero di Dio, ha scelto nomi di casa, di famiglia: abbà, padre… figlio, nomi che abbracciano, che si abbracciano. Spirito, ruhà, è un termine che avvolge e lega insieme ogni cosa come libero respiro di Dio, e mi assicura che ogni vita prende a respirare bene, allarga le sue ali, vive quando si sa accolta, presa in carico, abbracciata da altre vite. Abbà, Figlio e Spirito ci consegnano il segreto per ritornare pienamente umani: in principio a tutto c’è un legame, ed è un legame d’amore.

Allora capisco che il grande progetto della Genesi: «facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», significa «facciamolo a immagine della Trinità», a immagine di un legame d’amore, a somiglianza della comunione.

La Trinità non è una dottrina esterna, è al di qua, è dentro, non al di là di me. Allora spirituale e reale coincidono, verità ed esistenza corrispondono. E questo mi regala un senso di armoniosa pace, di radice santa che unifica e fa respirare tutto ciò che vive. In principio c’è la relazione (G. Bachelard).

«Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà… parlerà… dirà… prenderà… annunzierà». Gesù impiega tutti verbi al futuro, a indicare l’energia di una strada che si apre, orizzonti inesplorati, un trascinamento in avanti della storia. Vi guiderà alla verità tutta intera: la verità è in-finita, «interminati spazi» (Leopardi), l’interezza della vita. E allora su questo sterminato esercito umano di incompiuti, di fragili, di incompresi, di innamorati delusi, di licenziati all’improvviso, di migranti in fuga, di sognatori che siamo noi, di questa immensa carovana, incamminata verso la vita, fa parte Uno che ci guida e che conosce la strada. Conosce anche le ferite interiori, che esistono in tutti e per sempre, e insegna a costruirci sopra anziché a nasconderle, perché possono marcire o fiorire, seppellire la persona o spingerla in avanti.

La verità tutta intera di cui parla Gesù non consiste in concetti più precisi, ma in una sapienza del vivere custodita nell’umanità di Gesù, volto del Padre, respiro dello Spirito: una sapienza sulla nascita e sulla morte, sulla vita e sugli affetti, su me e sugli altri, sul dolore e sulla infinita pazienza di ricominciare, che ci viene consegnata come un presente, inciso di fessure, di feritoie di futuro.

(Letture: Proverbi 8,22-31; Salmo 8; Romani 5,1-5; Giovanni 16,12-15)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/trinita-il-misteroche-abitadentro-noi

Commenti al Vangelo Santissima Trinità – domenica 16 giugno – p.Ermes – Vita che allarga le sue ali

 

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Lo Spirito Santo? È Dio in libertà

Domenica di Pentecoste -Anno C – giugno 2019

Giovanni 14, 15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Lo Spirito, il misterioso cuore del mondo, radice di ogni femminilità che è nel cosmo (Davide M. Montagna), vento sugli abissi e respiro al primo Adamo, è descritto in questo vangelo attraverso tre azioni: rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Tre verbi gravidi di bellissimi significati profetici: “rimanere, insegnare e ricordare”.

Rimanere, perché lo Spirito è già dato, è già qui, ha riempito la “camera alta”
di Gerusalemme e la dimora intima del cuore. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni. Se anche me ne andassi lontano da lui, lui non se ne andrà mai. Se lo dimenticassi, lui non mi dimenticherà. È un vento che non ci spinge in chiesa, ma ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.

Insegnare ogni cosa: nuove sillabe divine e parole mai dette ancora, aprire uno spazio di conquiste e di scoperte. Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto “’in quei giorni irripetibili” quando la carne umana è stata la tenda di Dio, e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani. Letteralmente “in-segnare” significa incidere un segno dentro, nell’intimità di ciascuno, e infatti con ali di fuoco/ ha inciso lo Spirito /come zolla il cuore (Davide M. Montagna).

Ricordare: vuol dire riaccendere la memoria di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo; riportare al cuore gesti e parole di Gesù, perché siano caldi e fragranti, profumino come allora di passione e di libertà. Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, perché “la fede senza stupore diventa grigia” (papa Francesco).

Un dettaglio prezioso rivela una caratteristica di tutte e tre le azioni dello Spirito: rimarrà sempre con voi; insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto.

Sempre, ogni cosa, tutto, un sentore di pienezza, completezza, totalità, assoluto. Lo Spirito avvolge e penetra; nulla sfugge ai suoi raggi di fuoco, ne è riempita la terra (Sal 103), per sempre, per una azione che non cessa e non delude. E non esclude nessuno, non investe soltanto i profeti di un tempo, le gerarchie della Chiesa, o i grandi mistici pellegrini dell’assoluto. Incalza noi tutti, cercatori di tesori, cercatrici di perle, che ci sentiamo toccati al cuore dal fascino di Cristo e non finiamo mai di inseguirne le tracce.

Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà. Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona, per sempre, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per diventare, come madri, dentro la vita donatori di vita.

(Letture: Atti 2,1-11; Salmo 103; Romani 8,8-17; Giovanni 14, 15-16.23-26)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/lo-spiritosanto-e-dioin-liberta

Commenti al Vangelo domenica di Pentecoste – 9 giugno – p.Ermes – Dio vento nomade

 

 

 

 

IV di quaresima Luca 15, 11-32

 

p. Ermes Ronchi

Un padre esperto in abbracci.

 

Omelia.

Un padre aveva due figli. La parabola più bella. Nessuna pagina al mondo raggiunge come questa il cuore delle cose.

Io voglio bene al prodigo. Il prodigo è infinito, è storia di tutti, di umanità ferita eppure incamminata. Storia di un felice sbaglio, che permette di andare più a fondo nel cuore di Dio.

La parabola si sviluppa in quattro sequenze narrative.

 

Prima scena. Un padre aveva due figli. Nella bibbia, questo incipit causa subito tensione: nel libro le storie di fratelli non sono mai facili, spesso raccontano drammi di violenza e menzogne, riportano alla mente Caino e Abele, Ismaele e Isacco, Giacobbe ed Esaù, Giuseppe e i suoi fratelli. E, sullo sfondo, il dolore spesso muto dei genitori.

Un giorno il figlio minore se ne va, in cerca di se stesso, con la sua parte di eredità, di “vita” dice letteralmente il testo antico. Si ribella, ma quante volte i figli ribelli sono in realtà solo dei richiedenti amore.

E il padre non si oppone, lo lascia andare, anche se teme che si farà male: lui ama la libertà dei figli, la provoca, la festeggia, la patisce. Un uomo giusto.

 

Secondo quadro. Quello che il giovane inizia è il viaggio della libertà, ma le sue scelte si rivelano come scelte senza salvezza (sperperò le sue sostanze vivendo in modo dissoluto). Una illusione di bella vita da cui si risveglierà in mezzo ai porci, ladro di ghiande per sopravvivere: il principe sognatore è diventato servo.

Allora rientra in sé, dice il racconto, chiamato da un sogno di pane (la casa di mio padre profuma di pane…) Ci sono persone nel mondo con così tanta fame che per loro Dio non può avere che la forma di un Pane (Gandhi).

Lo fanno ragionare la fame, la sua dignità umana perduta, il ricordo del padre: ‘quanti salariati in casa di mio padre, e quanto pane!’. Con occhi da adulto, ora conosce il padre innanzitutto come un signore giusto che ha rispetto della propria servitù (R. Virgili).

E decide di ritornare, non come figlio, ma come uno dei tanti servi: trattami come un salariato! non cerca un padre, cerca un buon padrone; non torna per senso di colpa, torna per fame; non torna per amore, ma perché muore.

Ma a Dio non importa il motivo per cui ci mettiamo in cammino, a lui basta che muoviamo il primo passo.

 

Terza sequenza. Ora l’azione diventa incalzante. Il padre, che è in attesa, attesa eternamente aperta, “lo vede che era ancora lontano”, e mentre il figlio cammina, lui corre.

E mentre il ragazzo prepara una scusa, il padre non ascolta;

non rinfaccia, lui abbraccia:

ha fretta di capovolgere la lontananza in carezze.

Per lui perdere un figlio è una perdita infinita.

Non ha figli da buttare, Dio.

L’uomo cammina, Dio corre. L’uomo si avvia, Dio è già arrivato.

Infatti: il padre, vistolo di lontano, gli corse incontro…

E lo ha già perdonato prima ancora che apra bocca, di un amore che previene il pentimento, che lo ignora. Il tempo della misericordia è l’anticipo.

Al padre non importa niente di tutte le scuse che il ragazzo ha preparato, perché alla fedeltà del figlio preferisce la sua felicità. Non guarda al passato, ma al futuro.

Non domanda: cosa hai fatto, da dove vieni?

Ma: dove sei diretto?

Non gli interessa il passato, ma il futuro.

Dove il mondo dice ‘perduto’, Dio dice ‘ritrovato’;

dove il mondo dice ‘morto’, Dio dice ‘rinato’. Futuro.

Dio è padre solo se ha dei figli vivi, e felici.

E ora finalmente ritorna ad essere padre

E lo mostra con gesti che sono materni e paterni insieme, e infine regali: “presto, il vestito più bello, l’anello, i sandali, il banchetto della gioia e della festa”. E perdona non con un decreto, ma con una carezza.

 

Ultima scena. Lo sguardo ora lascia la casa in festa e si posa su di un terzo personaggio che si avvicina, di ritorno dal lavoro. ‘L’uomo sente la musica, ma non sorride: lui non ha la festa nel cuore’ (R. Virgili). Buon lavoratore, ubbidiente e infelice. Alle prese con l’infelicità che deriva da un cuore che non ama le cose che fa, e non fa le cose che ama: io ti ho sempre ubbidito e a me neanche un capretto… il cuore assente, il cuore altrove.

«Io ho sempre fatto tutto ciò che volevi…. E’ il figlio bravo, che ha sempre ubbidito, praticante e osservante, ma che avrebbe tanto voluto fare tutt’altra vita. Per lui la vita bella era l’altra, quella del fratello: feste, soldi, donne… Il suo cuore era malato, era spento.

Troviamo qui il modello triste dei cristiani del capretto! Sempre a chiedere, con il loro amore mercenario, con il loro cuore assente. Io ti ho dato messe, preghiere, sacrifici, adesso tu dammi…

Ma Dio non si merita, si accoglie.

E il padre, che vuole figli per casa e non servi, che siano fratelli e non rivali, lo prega, con dolcezza, di entrare: entra, è in tavola la vita.

Il finale è aperto: capirà il ragazzo grande?

La parabola rimane incompiuta, aperta sull’offerta mai revocata, l’offerta irrevocabile di Dio.

 

Questo padre non è giusto, è di più: è amore, esclusivamente amore.

L’amore non è giusto: è giusto che io sia amato? che tu ami proprio me?

E quando sento dire: va bene l’amore, ma Dio è anche giusto, mi prende un dolore dentro, quasi una indignazione: non sanno quello che dicono!

Stiamo attenti a non offendere Dio, a non immiserirlo alla nostra idea di giustizia, come fosse uno di noi.

Il nostro concetto di giustizia: dare a ciascuno il suo! La giustizia di Dio è ben di più: dare a ciascuno se stesso.

 

La giustizia di Dio non è pareggiare i conti con l’uomo. Nella Croce del Figlio, in quell’abbraccio sul legno, Dio non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue, non spezza nessuno, spezza se stesso. Giustizia di Dio è rendere noi giusti.

 

Allora Dio è così? Così eccessivo, così tanto, così esagerato?

Raccontato in un abbraccio? Sì, il Dio in cui crediamo è così.

Immensa rivelazione per cui Gesù morirà.

Di prodigo, di prodigioso in questa storia c’è solo l’amore del Padre.

Nessuno ha un Dio come il nostro.

 

Preghiera

 

Figlio prodigo che sei nei cieli,

figlio salvato dal ricordo del pane,

che a migliaia di prodighi hai dato l’esempio,

giovane uomo che hai conosciuto il vuoto delle cose,

l’orrore della fame, la nostalgia di casa,

aiutami a pregare per i figli fuggiti di casa,

per i genitori abbandonati,

per i figli con il cuore di servi

per le braccia che non si aprono all’abbraccio,

per i fratelli che non si riconciliano,

per me che sono tutto questo,

tante volte perduto, tante volte ritrovato.

Padre dalle grandi braccia,

salvami dal mio cuore di servo,

ridammi la gioia di essere figlio.

Tu non hai figli da perdere.

Allora, trovami tu, Signore,

trovami perché sono perduto;

trovami non perché mi sono convertito,

ma perché tu ti sei convertito a me.

Sono l’eterno mendicante,

l’eterno ingannatore.

Sono la tua sofferenza,

ma posso essere la tua gioia.

Grazie per essermi padre.

Nessuno ha un Padre come il nostro!

Amen.

 

 

 

 

 

 

 

Senza il Signore non possiamo fare nulla perché in Lui respiriamo, ci muoviamo e pensiamo.

Dio, Onniscienza ed Onnipotenza d’Amore, conosce il nostro pensiero perché è Lui che ci ha fatti ed è presente in ognuno di noi perché siamo fatti a sua immagine e somiglianza, anche se spesso lo trascuriamo.

Prima di compiere una nostra qualsiasi azione Egli lo sa bene e conosce ogni scelta che facciamo con le sue conseguenze. Davanti a Lui tutto è presente: il passato ed il futuro sono nell’istante, ma rispetta il nostro libero arbitrio.

La sua volontà e la nostra volontà dovranno coincidere, ma dobbiamo essere anche noi a volerlo consapevoli che Lui è la Via , la Verità e la Vita.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Se tutto il Vangelo sta in un bicchiere d’acqua

XXVI Dom. – T. O. – Anno B

Vangelo – Marco 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile». […]

Maestro, quell’uomo guariva e liberava, ma non era dei nostri, non era in regola, e noi glielo abbiamo impedito. Come se dicessero: i malati non sono un problema nostro, si arrangino, prima le regole. I miracoli, la salute, la libertà, il dolore dell’uomo possono attendere.
Non era, non sono dei nostri. Tutti lo ripetono: gli apostoli di allora, i partiti, le chiese, le nazioni, i sovranisti. Separano. Invece noi vogliamo seguire Gesù, l’uomo senza barriere, il cui progetto si riassume in una sola parola “comunione con tutto ciò che vive”: non glielo impedite, perché chi non è contro di noi è per noi. Chiunque aiuta il mondo a fiorire è dei nostri. Chiunque trasmette libertà è mio discepolo. Si può essere uomini che incarnano sogni di Vangelo senza essere cristiani, perché il regno di Dio è più vasto e più profondo di tutte le nostre istituzioni messe insieme.

È bello vedere che per Gesù la prova ultima della bontà della fede sta nella sua capacità di trasmettere e custodire umanità, gioia, pienezza di vita. Questo ci pone tutti, serenamente e gioiosamente, accanto a tanti uomini e donne, diversamente credenti o non credenti, che però hanno a cuore la vita e si appassionano per essa, e sono capaci di fare miracoli per far nascere un sorriso sul volto di qualcuno. Stare accanto a loro, sognando la vita insieme (Evangelii gaudium).

Gesù invita i suoi a passare dalla contrapposizione ideologica alla proposta gioiosa, disarmata, fidente del Vangelo. A imparare a godere del bene del mondo, da chiunque sia fatto; a gustare le buone notizie, bellezza e giustizia, da dovunque vengano. A sentire come dato a noi il sorso di vita regalato a qualcuno: chiunque vi darà un bicchiere d’acqua non perderà la sua ricompensa. Chiunque, e non ci sono clausole, appartenenze, condizioni. La vera distinzione non è tra chi va in chiesa e chi non ci va, ma tra chi si ferma accanto all’uomo bastonato dai briganti, si china, versa olio e vino, e chi invece tira dritto.

Un bicchiere d’acqua, il quasi niente, una cosa così povera che tutti hanno in casa.
Gesù semplifica la vita: tutto il Vangelo in un bicchiere d’acqua. Di fronte all’invasività del male, Gesù conforta: al male contrapponi il tuo bicchiere d’acqua; e poi fidati: il peggio non prevarrà.

Se il tuo occhio, se la tua mano ti scandalizzano, tagliali… metafore incisive per dire la serietà con cui si deve aver cura di non sbagliare la vita e per riproporre il sogno di un mondo dove le mani sanno solo donare e i piedi andare incontro al fratello, un mondo dove fioriscono occhi più luminosi del giorno, dove tutti sono dei nostri, tutti amici della vita, e, proprio per questo, tutti secondo il cuore di Dio.

(Letture: Numeri 11,25-29; Salmo 18; Giacomo 5,1-6; Marco 9,38-43.45.47-48)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/se-tutto-il-vangelo-sta-in-un-bicchiere-d-acqua

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26721/commento-al-vangelo-domenica-30-settembre-p-ermes-se-tutto-il-vangelo-sta-in-un-bicchier-dacqua/

 

di p. Ermes Ronchi

XXI domenica B Gv 6,61-69

 

Stiamo leggendo da un mese il lungo capitolo 6 di Giovanni: lo scontro di Cafarnao, che scoppia dopo il miracolo dei pani e dei pesci condivisi, il miracolo meno riuscito, verrebbe da dire, se porta con sé conflitti, crisi, l’abbandono di molti discepoli.

Ma Gesù tira dritto, non si piega ai sondaggi d’opinione, non attenua le sue posizioni, per qualche pugno di voti in più, o di discepoli in più.

Siamo alla resa dei conti all’interno del gruppo dei più fedeli. E molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

E spiegano: questa parola è dura. Chi può ascoltarla? Dura non perché indichi un’altra parete vertiginosa da scalare (sul tipo: amate i vostri nemici), ma perché ti chiama a pensare in grande, a volare alto, a capovolgere l’immagine di Dio: un Dio che si fa piccolo come un pezzo di pane, che ama l’umiltà del pane, e il suo silenzio e il suo scomparire… Un Dio capovolto.

E poi che ti chiama a metterti in gioco: non serve fare la comunione se non ti fai comunione; mangiare il pane senza farsi pane non giova a nulla. Questo significano le parole: è lo Spirito che da la vita, mentre la carne non giova a nulla. Il semplice gesto esteriore non serve a nulla. Fai tuo lo spirito che lo anima.

La svolta del racconto avviene attorno alle parole spiazzanti di Gesù: volete andarvene anche voi? Se ne vanno e lui non tenta di fermarli, di convincerli, non li prega: aspettate un momento, restate, vi spiego meglio.

Gesù si rivolge ai rimasti, ai dodici, a quelli del primo giorno, e lo fa con parole forti, libere: Forse volete andarvene anche voi? Gesù non impartisce ordini o lezioni: “ fate così o non fatelo”,

ma mette ciascuno davanti a una domanda, che scende dentro, come un amo da pesca, infatti la forma del punto di domanda è proprio quella di un amo da pesca, e lo cala dentro i suoi per tirar su dal profondo l’atteggiamento più vero e libero: vuoi andartene e vuoi restare? che cosa desideri davvero? Non fa appello al dovere ma all’autenticità.

Appello alla libertà ultima di ogni discepolo: siete liberi, andate o restate; io non costringo nessuno; guardate bene che cosa amate.

Come se dicesse a noi: tu che si qui adesso, a messa? Vuoi uscire, vuoi andartene? Io non dico a nessuno: devi andare in chiesa alla domenica, è solo carne che non giova a nulla… non dirò mai: devi, altrimenti qui o nell’altro mondo la pagherai…

No, Gesù, mi commuove ancora per la sua libertà, che non cede a compromessi, non prende in ostaggio nessuno, per raccattare un discepolo in più.

Dice: Io voglio vita, per te; voglio libertà, per te, voglio per te il desiderio più alto che c’è. Stelle in cuore. Camminare, correre, volare.

Meravigliosa la risposta di Pietro, tra le parole più belle del vangelo: ma da chi mai possiamo andare? Da chi vuoi che andiamo: Tu solo hai parole di vita eterna. Queste parole di Pietro sono da applausi, gli sono grato, le ripeto, le ripeteremo poi prima della comunione: da chi vuoi che vada? dove posso mai trovare tanta luce, tanta pace, desideri grandi, intensità, assoluto…invece di: non sono degno che tu entri, diremo con Pietro: in te trovo vita!

Attorno a te ricomincia la vita, tu tocchi il cuore e lo fai ripartire.

Con la tua parola, che è niente, è povera cosa, un soffio, una vibrazione nell’aria, una goccia d’inchiostro, che puoi ascoltare o rifiutare, fare tua o relegare nel repertorio delle follie.

Tu hai parole: qualcosa che non schiaccia nessuno e non si impone mai; bussa, si propone e ti lascia libero. E se l’accogli spalanca sepolcri, scioglie legami, insegna respiri, apre strade e carezze e incendi. Mette in moto la vita.

Parole che danno vita ad ogni parte di me.

Danno vita al cuore, allargano, dilatano, purificano il cuore, lo fanno grande. Un cuore spazioso mi dai. Dove c’è spazio per i miei cari, per Dio, per i fratelli e i poveracci sbarcati stanotte.

Danno vita alla mente, perché la mente vive di verità e tu sei senza inganno; la mente vive di libertà e tu sei libero come nessuno.

Danno vita allo spirito, perché tu custodisci il nostro cromosoma divino. L’assoluto in noi, l’essenziale.

Danno più vita anche al corpo, agli occhi, alle mani, all’andare e al venire. Al dono e all’abbraccio.

Parole di vita eterna, che è la vita dell’Eterno, che ora è qui a creare con noi cose che meritano di non morire. Cos’è questa cosa la vita eterna che sembra non interessare più ai cristiani d’oggi? La vita eterna non è una vita lunga, che non finisce mai, alla fine anche un po’ noiosa. La vita eterna vuol dire la vita dell’Eterno.

E tu capisci allora che è la vita del Creatore, del Liberatore, del Tutto-abbracciante. C’è dentro la pulsazione delle stelle, l’esultanza degli amanti, le grida di vittoria del popolo che attraversa il mar Rosso, c’è il volto stupefatto di tua madre quando ti ha preso in braccio la prima volta, il sorriso del povero. La vita dell’Eterno.

Ed entra in noi attraverso Gesù: Apri il vangelo e senti sapore di vita e non di morte, vita appassionata, vibrante, intensa.

Volete andarvene anche voi? Io no, io non me ne vado, Signore. Io non ti lascio, io scelgo te. Come Pietro, pronuncio anch’io la mia dichiarazione di amore:

io voglio te, voglio vivere, e tu solo hai parole che fanno viva, finalmente, la vita.

Dio non è un dovere, è un regalo.

Non è una esigenza, ma una offerta.

Non c’è niente da dare in cambio a Dio. Capite? Niente.

Dio dona tutto e non prende niente.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

Una trasfusione di vita.

Dio è “prendete”, è dono, regalo, offerta, e noi abbiamo paura.

Ma che cosa tu potresti mai dare in cambio della vita dell’Eterno?

Sacrifici e rinunce? Non di certo, forse gioia e abbracci e carovane che avanzano nel sole.

Anzi è Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: “ho fame di vita”, ha detto: “Prendete e mangiate”.

Mi ha atteso e si dona.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

 

Preghiera alla comunione

Signore, da chi mai possiamo andare?

Se oggi siamo qui, a parlarti, significa che non ce ne siamo andati,

perché vicino a te si risveglia la vita

tu hai parole sincere e libere come nessuno,

parole che fanno pulito il cuore, che sanno di eternità.

Da chi vuoi che andiamo? Lontano da te si scolorano i sogni.

Io non me ne vado. Io no, Signore.

Io non ti lascio, io scelgo te.

Come Pietro, pronuncio anch’io la mia dichiarazione di amore:

io voglio te, perché voglio vivere,

e tu solo hai parole che fanno viva, finalmente, la vita.

 

 

 

di p. Ermes Ronchi

Pentecoste Gv 15,26-27.16,12-15

 

Vi saluto cari amici, in modo particolare in questa festa di Pentecoste. Vorrei salutare ciascuno con un inchino, perché a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito santo. Inchinarmi davanti a ciascuno e dire: Saluto il Dio che è in te.

 

Se non sono stato segno dello Spirito nella libertà, nella creatività, nella novità di vita, nel continuo spirare e creare e ricreare questa umanità nuova, ti prego:

Vieni e rinnovaci Signore

 

Se non sono stato creatura di fuoco, del fuoco che riscalda e illumina e consola e trasforma, se abbiamo preferito una chiesa spegnitrice…

Vieni e rinnovaci Signore

 

Per la mia chiesa che ha paura del fuoco e del vento, se abbiamo spento lo Spirito nelle anime, o nelle attese dell’umanità, per noi e per la chiesa ti preghiamo:

Vieni e rinnovaci Signore

 

Omelia

Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà.

Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta.

Dio è libero sempre, ma oggi mi piace immaginarlo libero, mentre gioca con la sua creazione, mentre lascia il cielo e scende nei nostri pascoli. Per entrare in noi e dimorare: è il travaso di Dio nell’anima di ciascuno di noi. Gli piace vivere di noi. Piace anche a lui nutrirsi di nutrimenti terreni.

Dio in libertà, un vento nomade, che porta pollini dove vuole, là dove vuole primavere, che disperde le nebbie.

Dio in libertà. Dio che non sopporta statistiche. Gli studiosi cercano ricorrenze e schemi costanti. Dicono: nella Bibbia Dio agisce così. Non credeteci. Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue mai degli schemi.

Libero come lo è il vento, la cosa più libera che ci sia, che alle volte è una brezza leggera, alle volte un uragano che scuote la casa e la città; la sua Parola alle volte voce sottile del silenzio, alle volte un fuoco chiuso dentro le ossa del profeta.

Libero: agisce contro il gigante Golia con una fionda di pastore, oppure contro il Faraone con due levatrici.

Ma che bello il nostro Dio! L’ho scelto per questo. Mi commuovono certe storie impossibili. Il re Saul vede il suo regno a pezzi e va da una vecchia negromante, una strega in una caverna a Endor (1 Sam 28,7) per farsi evocare lo spirito di Samuele. Il profeta viene, ma gli annuncia con durezza la fine sua e dei suoi figli. Il re Saul sta male, cade a terra, ed ecco che la vecchia strega, che sa di rischiare la vita, è lei a prendersi cura del re, gli spezza il pane, prepara il vitello grasso, anticipa una parabola bellissima, è madre misericordiosa, invoca Dio. Una strega china sul grande re prega.

Quella donna qui vince il suo cattivo mestiere, e mostra che tutti siamo potenzialmente capaci di fare cose e dire parole migliori di quelle che la vita ci fa fare e dire tutti i giorni. E le sue parole “risorgono” Saul-

Una scena buia, che si svolge in una caverna, eppure un raggio di luce e di pietà emana da una donna scartata e scomunicata e illumina tutto l’ambiente (L. Bruni). E che cos’è che la rende capace di pietà e di luce se non lo Spirito di Dio? Che illumina una scomunicata…

Infinita umanità della bibbia. È l’ultima cena di Saul, forse le ultime parole buone che la vita, Samuele e Dio gli avevano negato. La Bibbia è infinita anche per questo, per gesti di donne e uomini ordinari, spesso scartati e peccatori, che consentono alla parola biblica di essere qualche volta più umana delle parole di Dio pronunciate dai suoi profeti.

Immagine dello Spirito Santo: che è dato a ciascuno, parole di Paolo, per una manifestazione particolare, per un pezzetto di storia buona.

Alle volte ci sentiamo come in mezzo a un mare piatto, su un guscio di noce, tutto è più grande di noi. Ricordo il verso di un poeta, Julian Gracq: bisogna sapere a ogni costo far sorgere una vela sul vuoto del mare.

Una vela e il mare cambia, non è più un vuoto in cui perdersi o affondare; basta che sorga una vela, che si lasci investire dal soffio vigoroso dello Spirito per iniziare una avventura appassionante, dimenticando il vuoto, seguendo una direzione.

Dove c’è lo Spirito del Signore lì c’è la libertà(2 Cor 3,17).

Posso essere incompreso, ma sono libero.

Posso essere mortificato, ma sono libero.

Posso vedere che a vincere sono sempre i più furbi o spregiudicati, ma io sono libero di dire da che parte sta il nostro Dio e di alzare il mio argine, e dire: non ti è lecito.

Se penso alla libertà di qualcuno, penso alla sua unicità, al suo essere originale, inconfondibile, insostituibile. Perciò essere liberi, meglio: diventare liberi – non è solo un diritto inalienabile e una possibilità, è il nostro esistere come persone uniche, creative, capaci di dare risposte nuove alla vita, soluzioni inedite. Perfino come la strega di Endor.

Libertà è uguale a creatività, a immaginazione. Sei libero per essere creatore, per mettere al mondo qualcosa che non esiste ancora.

Nel racconto di Luca: Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno. Su ciascuno, nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Lo Spirito tocca ogni vita, le diversifica tutte, fa nascere creatori. Le lingue di fuoco si dividono e ognuna illumina una persona diversa, una interiorità irriducibile. Ognuna sposa una libertà, afferma una vocazione, rinnova una esistenza unica. E ogni credente ha tanto Spirito Santo quanto ne ha il papa. Ognuno di noi ha tutto lo Spirito che gli serve per essere creatore, cioè a immagine di Dio.

Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro piccolo mondo stagnante, senza slanci. Per questa chiesa che fatica a sognare. Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. E abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità e che metta a servizio della vita la propria creatività e il proprio coraggio. La chiesa come pentecoste continua vuole il rischio, l’invenzione, la poesia creatrice, la battaglia della coscienza.

Ma ricordiamoci di invocarlo lo Spirito. Dio è talmente delicato che viene da te se tu lo chiami. Perché Dio è rispettoso.

Il vangelo che abbiamo ascoltato oggi ha tutti i verbi al futuro: lo Spirito verrà, annuncerà, parlerà. Che senso di vitalità, di energia. Lo Spirito è una corda tesa verso il futuro, apre sentieri, e soffia forte in quella vela che hai fatto sorgere sul vuoto del mare.

E ti porta avanti; e da là dove ti eri fermato ti fa ripartire. Non viene dal passato, viene dal futuro. Che è il territorio, la terra fertile e incolta della speranza.

Verrà lo Spirito vi guiderà a tutta la verità. Gesù che non ha la pretesa di dire tutto, come invece troppe volte l’abbiamo noi, ha l’umiltà di affermare: la verità è avanti, è un percorso, un futuro. Ecco allora la gioia di sentire che i discepoli del Vento appartengono ad un progetto aperto, non ad un sistema chiuso. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga.

Niente cattolici depressi, allora. Perché non mancherà mai il vento al mio veliero. Non mancherà a quella piccola vela, che ho fatto sorgere sul vuoto del mare.

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

O Santo Spirito, amoroso respiro

e alito appassionato del Cristo.

O turbine di fuoco che si abbatte

su ogni vecchia Gerusalemme

con rombo potente.

Radice di ogni femminilità

che è nel cosmo.

 

O santo vento,

torna ancora libero e liberante

a turbare il nostro presente

con imprevedibili uragani,

perché guardiamo fidenti

con la tua fantasia

oltre gli orizzonti brevi

dei nostri piccoli sogni

verso nuove primavere.

 

O memoria salutare dell’Eterno,

o supremo, dolcissimo desiderio

che ci rendi frementi di nostalgia e grati

mentre rapido giungi all’improvviso

e subito scompari,

facci tutti alla fine

vento nel Vento,

ognuno ancora in missione,

ognuno vento nel tuo Vento,

o Spirito Creatore.

 

(D.M. Montagna)

 

 

 

 

La libertà di pensiero è una delle cose più importanti di ogni uomo.

Ci sono molti, però, che non sanno mettersi in discussione perché non vogliono procedere verso la ricerca interiore. Chi, ad esempio, sostiene con fermezza che tutto viene dal nulla e finisce nel nulla, dovrebbe anche porsi dei seri interrogativi sul senso dell’esistenza e sui segni che continuamente l’accompagnano e che dovrebbero imparare a leggere.

Per quanto riguarda la Rivelazione, spesso sostengono che i libri che ne parlano sono stati scritti moltissimi anni fa e pertanto non hanno alcuna seria attendibilità.

Sulle rivelazioni private, però, si soffermano poco: ci sono stati dei mistici come padre Pio e tanti altri che manifestavano fenomeni inspiegabili per la scienza odierna.

La Sacra Sindone è una testimonianza inequivocabile: ora la scienza è sempre più incline alla sua attendibilità storica.

Le apparizioni mariane, soprattutto quelle relative a Medjugorje, indicano la dimensione trascendente a chi si presta ad indagare con serietà e senza pregiudizi.

Certo che sono necessari il discernimento e la prudenza, ma nessuno potrà dire che è stato sopraffatto dal caso, perché tutti siamo sempre immersi in un mare di segni che anticipano la dimensione trascendente che ci aspetta…

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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Ci sono bellezze struggenti che inducono ad immaginare lontanamente la BELLEZZA del loro Creatore.

Si comprende, a tratti, che noi siamo fatti per contemplarLo e non saremo soddisfatti sino a che non lo vedremo “faccia a faccia”.

Ciò che distrugge la nostra capacità di stupore cristallino è il desiderio di possesso.

Dio crea, ma non si impossessa in senso antropologico, come noi comunemente pensiamo.

Egli è teneramente attratto da ogni creatura e la contempla lasciandola nella libertà che gli ha concesso.

Egli comincia a possedere solo se l’altro glielo consente, perché attratto da Lui.

L’anima che si concede a Lui appassionatamente può procedere, con il suo aiuto, sino al matrimonio mistico, nella perfetta fusione spirituale, la quale sarà completa nell’altra dimensione.

Dio cerca adoratori liberi di amarlo…

 

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Siamo noi che spesso organizziamo la gerarchia dei nostri problemi, invece di lasciarci vivere. Perché ci creiamo tanti problemi? La nostra mente non sopporta il vuoto, sente sempre la necessità di costruirsi elucubrazioni su qualsiasi cosa.

Siamo alle prese con gli eventi quotidiani e spesso, fissandoli eccessivamente, li ingrandiamo dando loro troppo importanza: il nostro io ipertrofico calcola quello che ritiene un proprio vantaggio ponendo all’orizzonte mentale la paura del fallimento, distorcendo così la realtà. Gli altri ci condizionano, temiamo spesso il loro giudizio e vorremmo essere considerati migliori di quello che crediamo.

E questo perché la mente non vuole soffermarsi ad osservare i propri pensieri, semplicemente ad osservarli, ribadiamo, lasciandoli scorrere senza giudicarli. Abbiamo paura di noi stessi e di ciò che pensano gli altri, per cui organizziamo la nostra mente per difenderci od attaccare.

Quando impariamo ad osservare i nostri meccanismi mentali più profondi, la vita potrà diventare più interessante, proprio perché ci si abitua al distacco da noi stessi e dai numerosi pregiudizi che soffocano la nostra libertà interiore.

 

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Domenica 1 ottobre 2017

Mt 21,28-32

(di p. Ermes Ronchi)

Che ve ne pare? Inizia così questa parabolina, che è davvero mini, una pillola di parabola. Sta tutta in soli 4 versetti, in due brevissime battute di dialogo: Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?.

Che ve ne pare?, dice Gesù, come a dirci: come la pensate voi su questa storia? Questo “che ve ne pare?” è all’origine di tutte le parabole inventate da Gesù. Che si è inventato un modo tutto suo di insegnare, molto originale: ha scelto la forma parabola, che lascia rispondere con libertà. A Gesù importava così tanto dare libertà alle persone, da essere attento persino alle sfumature dei modi di parlare, dello stile.

La nostra parabolina, come tutte le parabole, racconta una storia cavata dalla vita di tutti i giorni. Si parla di genitori e di figli, di vigne e di lavoro. Gesù sta dando un insegnamento spirituale, ma lo fa con un linguaggio laico, non religioso, che parla a chiunque.

Anche in questo era molto attento: voleva raggiungere tutti con le sue parole, perché nessuno si sentisse escluso. Perciò non ha mai adoperato l’ecclesialese, quella lingua che si parla dentro chiese e parrocchie, una lingua che quelli che stanno fuori, quelli che in chiesa non ci vanno mai, non capiscono. Gesù parlava invece il linguaggio della vita.

 

Partenza della storia: c’è un uomo che ha due figli. La conosciamo bene questa situazione, Gesù la usa altre volte, evidentemente la trovava efficace. C’è una relazione d’amore (padre-figlio), ma che non è unica: i figli sono due. E questo due innesca qualcosa d’importante. Mette in moto un confronto. La tecnica narrativa di Gesù interpella il giudizio dell’ascoltatore.

Nel momento in cui Gesù ha avuto l’intuizione e si è inventato questa parabola, era a Gerusalemme e aveva davanti i pezzi grossi dell’istituzione religiosa di allora, i vip religiosi di allora. Come avere davanti oggi la curia romana.

Che fa allora Gesù? Non un discorso teologico all’altezza delle loro Eccellenze, ma li spiazza con una storielletta, che potrebbe capire anche un bambino (io penso che Gesù avesse un fine spirito umoristico, il gusto sorridente dell’ironia…).

Allora: ha davanti schierati i pezzi grossi del tempio d’Israele, tutti si aspettano che si metta a parlare delle grandi questioni di fede, e invece divaga, tirando fuori la storia di una famiglia di vignaioli. Le fatiche di un papà che per far andare avanti l’azienda di famiglia, deve fare i conti con le teste dure dei figli.

Gesù sposta l’attenzione sui personaggi di una fiction, che fanno da specchi per chi ascolta: guardo quei figli e ci vedo riflessa me stessa. Abbiamo bisogno di questi specchi, di guardarci, ogni tanto, da fuori per capire cosa stiamo facendo della nostra vita. Perché di solito si va sempre avanti per gli stessi binari, col pilota automatico, nei pensieri che pensiamo, nelle parole che diciamo, nelle reazioni che abbiamo verso gli altri. E siamo così dentro queste dinamiche che non riusciamo a riconoscerle. Ma se un giorno vedessimo un film in cui la trama è costruita esattamente su ciò che succede tutti i giorni nella nostra famiglia, che effetto ci farebbe? Spiazzante, no?

Quando qualcuno ci mette davanti direttamente ai nostri sbagli, ci sentiamo accusati e alziamo gli scudi. Facciamo come i ricci quando si chiudono a palla. Invece chi ascolta una storia o guarda un film, essendo estraneo ai fatti narrati, gode di piena libertà di valutazione.

La parabola quindi ti porta su un terreno neutro, sul quale tu formuli liberamente un giudizio e quindi prendi coscienza; poi ti invita a tornare nella sfera della tua situazione personale.

Le parabole, queste grandi invenzioni letterarie di Gesù, ci stimolano a vivere in profondità e con occhi diversi. Sono parole che aiutano a cogliere la verità della vita e ad abbracciarla. Hanno la capacità di illuminare l’agire umano e divino, quindi sono rivelazione del volto dell’uomo e allo stesso tempo del volto di Dio.

Le parabole sono il racconto di Dio in una lingua umana, la lingua di tutti. E capiamo allora come Gesù non potesse scegliere una forma diversa dalla parabola, perché egli stesso è una parabola: è il racconto di Dio in una lingua umana, la lingua di tutti. Intendiamo: il Gesù dei Vangeli, non quello pallido delle nostre immaginette, non quello spento di certe liturgie asfittiche. In lui ritrovo il volto di un Dio difensore della nostra libertà, di uno che ha pagato a caro prezzo la difesa della nostra libertà… di uno che ci chiama a restituire a ognuno amore dignità e libertà. Non a parole ma con i fatti (Angelo Casati).

Questo è il lavoro da fare nella vigna. La vigna, lo sa bene chi fa l’agricoltore, ha bisogno di cure. E anche la vigna umana. Intorno a noi tante persone hanno bisogno di vicinanza, aiuto, amicizia, anche solo di un sorriso.

E la terra, la nostra madre terra, ha bisogno di cure. Che la liberiamo dai veleni con cui l’abbiamo intossicata, che la trattiamo finalmente con amore. Qui, in quest’angolo del vicentino, possiamo godere di un paesaggio naturale bellissimo, che però ha bisogno del nostro aiuto perché questi nostri colli e campagne possano sprigionare tutta la loro bellezza che noi abbiamo in parte coperto e soffocato. Il nostro paese, l’Italia, ha bisogno di cure. Che liberiamo il mondo del lavoro e della politica dalla corruzione, dall’interesse personale. L’economia ha bisogno di cure, che scopriamo finalmente un modo diverso di vivere, un’economia che sia a servizio dell’umano e non l’umano a servizio del denaro.

«Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Oggi, dice il padre della parabola, non contano gli sbagli di ieri; oggi, non domani. Oggi c’è un pezzetto di terra che mi è data da coltivare: è questo che al padre importa. Per se stesso non chiede niente, né rispetto, ne devozione, niente. Non gli importa di sé, gli importa solo che questa meravigliosa terra, con tutti i suoi figli, possa fiorire e maturare. Che l’uva raccolta e torchiata produca il vino della gioia, da condividere tra i figli e il padre. Perché l’impegno condito dall’amore produce il vino più buono che c’è: il vino della festa e della felicità.

Figlio, oggi vai a lavorare. E non importa se prima hai detto di no, non importa se lo hai detto cento volte. Oggi, proprio oggi, uscendo da qui, prendi in mano la zappa. Puoi prenderti cura anche di una sola zolla. Basta che lo fai con amore.

Ce n’è senz’altro una che ti attende e tu sai qual è

 

OMELIA

La storia è una vendemmia di sangue. La terra, io stesso, siamo vigna e delusione di Dio.

Un uomo aveva due figli! Si potrebbe tradurre così: Un uomo aveva due cuori. Ognuno di noi ha in sé un cuore diviso, un cuore che dice ‘Sì’ e uno che dice ‘No’, un cuore che dice e poi si contraddice, un cuore incoerente, come san Paolo: non riesco a capire ciò che faccio: non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio (Rm7, 15.19).

Il primo figlio rispose: non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò.

Il primo figlio che dice no, è un ribelle; il secondo, che dice ‘sì’ e non fa, è un servile. Non si illude Gesù. Conosce bene come siamo fatti: non esiste un terzo figlio ideale, che vive la perfetta coerenza tra il dire e il fare.

Il primo figlio, vivo, reattivo, impulsivo che prima di aderire a suo Padre prova il bisogno imperioso, vitale, di fronteggiarlo, di misurarsi con Lui, di contraddirlo, non ha nulla di servile.

L’altro figlio dice ‘sì, signore’, ossequiente, dice e non fa, è un adolescente immaturo che si accontenta di apparire, di far bella figura davanti al padre. Uomo di maschere e di paure.

I due fratelli della parabola, così diversi, hanno qualcosa in comune, la stessa idea del padre: un padre-padrone da ingannare, al quale sottomettersi, oppure ribellarsi. Ai due non viene in mente che la vigna è anche loro, e tutto ciò che produrrà sarà per loro.

Qualcosa però viene a disarmare il rifiuto del figlio che ha detto no. È detto con una parola: ‘si pentì’. Pentirsi significa ‘cambiare mentalità, cambiare il modo di vedere’, di vedere il padre e la vigna.

Il Padre non è più il padre-padrone, le sue richieste non sono i capricci di un despota, ma è Colui che progetta il bene della casa, che non ha bisogno di lavoratori ma di figli. E la vigna è molto più che fatica e sudore, diventa il luogo dove è racchiusa una profezia di gioia e di festa per tutta la casa. Allora la fatica rimane ma c’è un guadagno di gioia.

Dei due fratelli uno diventa figlio, l’altro rimane un servo, sotto lo scacco della paura e dell’inganno.

Chi dei due ha fatto la volontà del Padre? Passaggio centrale della parabola.

Qual è la volontà di Dio? Mettere alla prova la coerenza dei suoi figli? Misurare la loro obbedienza? Sarebbe un ben piccolo padre, un narcisista che mette al centro se stesso.

No. La sua volontà è avere figli che collaborino alla fecondità della terra, alla maturazione del mondo.

La sua volontà è una vigna, la storia, dai grappoli colmi di sole e di miele. Realizza la volontà del padre chi lavora per rendere più abitabile la terra, più feconda la vigna della storia. Il figlio che cresce a più libertà, a più amore, a più consapevolezza.

La morale evangelica non è la morale dell’obbedienza prima di tutto, della osservanza dei precetti, ma è la morale dei frutti buoni: «Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7, 16). Frutti di bontà, generosità, libertà, gioia, amicizia, pace, limpido cuore, perdono. Se agisci così fai vivere te stesso (Ez 18,27), sei tu il primo che ne riceve vantaggio

C’è qualcosa che conta più dell’obbedienza. La frase che apre tutta la legge di Dio suona così: “Hai davanti a te la vita o la morte, scegli” e sottintende scegli la vita! Hai davanti a te fecondità o sterilità, scegli! Il problema profondo non è obbedire o disobbedire, ma far vivere se stessi o far morire se stessi, perché Legge di Dio è tutto ciò che fa crescere l’uomo in umanità, ciò che fa crescere la terra nella giustizia.

Gesù prosegue con una delle parole più dure e più consolanti che abbia mai pronunciato: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Perché essi sono come il primo figlio, hanno detto “no”, e la loro vita era senza frutti, ma poi hanno creduto e hanno cambiato vita.

Dura la frase! Perché si rivolge a noi, quelli che a parole dicono “sì”, quelli che ci diciamo credenti, ma siamo sterili di opere buone. Cristiani di facciata o di sostanza?

Ma è consolante questa parola, perché in Dio non c’è ombra di condanna: solo la promessa di una vita totalmente rinnovata per tutti.

Dio ha fiducia sempre, in ogni uomo, ha fiducia nelle prostitute e ha fiducia anche in me, in noi, nonostante tutti i nostri errori e i nostri ritardi.

Dio crede in noi, sempre! Allora posso cominciare la mia conversione. Dio non è un dovere: è amore e libertà. E un sogno di grappoli saporosi per il futuro del mondo.

Alla fine si contrappongono un figlio dalla vita sterile e uno che coltiva e custodisce la storia. Anche se nessuno se ne accorge, anche lavando in silenzio i piedi di coloro che gli sono affidati, nel segreto della propria casa.

Quanti lavoratori segreti ci sono nella vigna di Dio! E il vangelo si diffonderà a partire da tutte le piccole vigne nascoste, dove ciascuno si impegna a rendere meno arida la terra, meno soli gli uomini, meno contraddittorio il cuore.

 

 

 

PREGHIERA

 

Signore, il tuo sogno

Non è fatto di figli obbedienti alla fatica,

ma di vigne fiorite,

di grappoli gonfi di succo e di sole:

Tu e io a far maturare la vigna della storia.

Signore, questo mondo spesso non mi piace,

una vendemmia di sangue,

eppure è la tua e la mia casa,

la tua piantagione preferita:

Voglio impegnarmi, io e non gli altri,

senza pretendere che gli altri si impegnino per me,

senza giudicare, senza accusare chi non si impegna,

io mi impegno, non per riordinare il mondo,

non per rifarlo, ma per amarlo e portarvi frutto.

Perché il mondo si muove se io mi muovo

cambia se io divento nuovo.

 

Signore, donaci un cuore semplice e integro,

lavoratore di tutte le piccole vigne segrete,

dove ci impegniamo a rendere meno arida la terra,

meno soli gli uomini,

meno contraddittorio il nostro cuore. Amen.

 

 

 

 

 

Se Maria non avesse detto “fiat” all’angelo, l’umanità sarebbe ben diversa. Dio si è servito di un’umilissima donna di Nazareth per incarnarsi e così salvare l’umanità dal peccato aprendoci le porte del Paradiso.

Eva aveva peccato di presunzione e superbia, Maria, la nuova Eva, ha esercitato la virtù dell’umiltà ed è stata disponibile nella fede a cooperare al piano salvifico con vero amore.

Dio non le ha risparmiato la sofferenza che ha dovuto affrontare come corredentrice, ma ora Ella è a tutti gli effetti Regina perché, insieme a suo Figlio Gesù, regna nei cuori degli uomini che ama come veri suoi figli.

Non dovremmo essere indifferenti o scettici nei suoi confronti per il fatto che ancora oggi Ella appare migliaia di volte nella nostra dimensione terrena avvertendo l’umanità dei pericoli a cui sta andando incontro, soprattutto quello della perdita della fede che rischia di far precipitare all’inferno chi è ostinatamente resistente alla grazia della conversione.

Maria ama immensamente ogni suo figlio e fa di tutto per aiutarlo a salvarsi, pur rispettando la sua libertà.

 

disegni di Perla Paik

 

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1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron