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Le cose banali e scontate ci distolgono dall’impegno di riflettere più in profondità, ma a lungo andare portano a forme di depressione che tolgono molte motivazioni esistenziali. Per chi ne è afflitto i giorni appaiono monotoni e sempre uguali e la stessa esistenza è una fatica.

Chi invece si tuffa nell’avventura mentale positiva, prima o poi comincia a riscoprire molti aspetti dell’esistenza interessanti che possono anche condurre ad una certa spiritualità ed all’entusiasmo di vivere.

L’uomo cerca per trovare, ma troverà solo la possibilità di cercare all’infinito, sostiene sant’Agostino.

Non dimentichiamoci che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio. Chi ama davvero il suo Creatore, lo cerca continuamente, perché “Dio ama coloro che lo cercano”.

Siccome Dio è la Verità, chi cerca la Verità lo ama.

All’inizio questa ricerca richiede un certo impegno perché si deve abbandonare i pensieri futili. Ma quando si scoprono cose nuove, si desidera andare sempre più avanti nella ricerca, la quale non potrà mai finire in quanto Dio stesso è infinito.

 

 

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Signore, in Te tutto esiste e noi non possiamo fare nulla senza di Te, perché in Te viviamo e respiriamo.

Rendimi consapevole di questo tuo infinito amore, in modo che io possa glorificarti in ogni momento della mia vita.

Aiutami a sentirmi infinitamente amato da Te, affinché io possa contraccambiarti evitando le occasioni di peccato.

Insegnami a comprendere la grande missione che mi hai dato, unica ed irripetibile, come è unica ed irripetibile quella che hai dato ad ogni persona fatta a tua immagine e somiglianza.

Rendimi consapevole che io sono immerso in un mare di fragilità affinché trionfi il Bene sul male, l’Amore sull’egoismo e sull’odio, l’Umiltà sull’orgoglio, la Riconoscenza sull’indifferenza, la Pace interiore sull’inquietudine, la Speranza sulla disperazione, la Fede sull’incredulità.

Tu sia sempre glorificato in ogni mio pensiero ed in ogni mia azione…

 

 

 

 

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“Padre Santo, Tu sei grande grande, noi siamo piccoli piccoli, aiutaci a riconoscere la Tua grandezza immensa e la nostra sconfinata piccolezza. Capisci che cosa voglio dirti: aiutaci a non prendere sotto gamba la Tua grandezza e Tu fa di non prendere sotto gamba la nostra piccolezza.” (p. Albino Candido p.351)

 

Colui che ha creato l’Universo così grande e complesso è molto più grandioso di quello che pensiamo. Infinitamente di più. Egli potrebbe creare infiniti altri mondi a suo piacimento. Ha creato noi, comunque.

Se ci pensiamo bene ognuno di noi è un po’ un universo a più dimensioni. C’è quella corporale, quella animale e quella spirituale, tutte e tre strettamente correlate. La nostra mente riflette l’universo tramite la coscienza.

Noi abbiamo la consapevolezza dell’esistenza della terra e dei corpi celesti: per questo essi sono anche in noi mentre loro non hanno la consapevolezza della nostra esistenza.

C’è quindi un universo immenso anche in ognuno di noi, il quale è dinamico e si manifesta nei pensieri, nella fantasia, nella creatività.

Per questo siamo simili a Dio. Dio ci ama personalmente per la nostra unicità e perché, nel suo Figlio Gesù Cristo, siamo destinati a raggiungere una pienezza che indurrà a glorificarlo in eterno.

 

 

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Ogni sofferenza è il pungolo dell’autocreazione

Molte sono le domande che vorremmo porre al nostro Creatore, ma la principale è comune a tutti: perché la sofferenza? Non poteva crearci con un certo grado di perfezione, privi di ogni necessità corporale?

Altri interrogativi si affacciano alla nostra mente disorientata: ma Lui, dal quale tutto ha origine, ha faticato a creare? La teologia tradizionale ci insegna che in Lui non può esserci ombra di imperfezione. Il dolore e la fatica appartengono alle imperfezioni degli esseri ancora in evoluzione, quindi Dio non può “evolversi” perché è già perfetto in sè ed è l’origine di ogni perfezione. Da qui possiamo dedurre che ha creato l’Universo e noi senza alcuna fatica o dolore.

Anzi, durante l’atto creativo era nel più completo piacere: Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. (Gen. 1,31) Questo versetto biblico ci permette obiettivamente di intuire che Dio ama la vita ed esulta di gioia per essa. Ed allora perché permette tanta fatica e tanto dolore? Ci è stato insegnato che la risposta è in Gesù Cristo, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte. “Chi vede me vede il Padre”.

Si è incarnato nel Figlio e ciò che vediamo nel Figlio, è nel Padre. I Vangeli ce lo presentano come una lode vivente del Padre, al quale si sottomette fino alla passione ed alla morte in croce. Questo ci dimostra, allora, che Dio non è cinicamente staccato dalla sua creazione. Vi si “immerge” tramite il Figlio, della stessa sua natura. E lo fa per riportare la creazione allo splendore iniziale, dopo il decadimento dovuto al peccato, che è la mancanza d’amore dell’uomo. L’uomo ha voluto allontanarsi da Dio e Dio gli dà la possibilità di “ridivinizzarsi” tramite un estremo atto d’amore, quale l’incarnazione, la passione e la morte in croce.

Anche un buon padre terreno richiama vagamente l’opera divina. Il padre concepisce il figlio in un atto d’amore accompagnato dal piacere insito nello stesso atto. Poi segue la creatura durante la sua evoluzione, partecipa di persona allo sforzo che deve fare per arrivare alla maturazione…

Dio-Padre crea nella gioia e partecipa di persona allo sforzo della sua creatura che dovrà raggiungere la statura di Gesù Cristo. Non l’abbandona a se stessa: semplicemente le indica la via maestra, che è quella dell’amore, che la stessa croce sottende. In Gesù Cristo misericordioso sono celati i segreti amorosi del Padre che vengono gradualmente svelati dallo Spirito Santo.

In Lui ogni attimo della nostra vita è pienamente partecipato: l’immane sforzo della tremenda passione riassume, sintetizza e ricapitola ogni più piccola sofferenza di tutti gli uomini che sono esistiti, esistono ed esisteranno.
Non vale, allora, la pena di partecipare anche noi a questo incredibile e misterioso sforzo della Creazione?

Riflettiamo profondamente sulla nostra esistenza, destinata ad una gloria che ora non possiamo immaginare e che è rappresentata dalla Risurrezione di Gesù Cristo…

Scriveva Camus: “Se c’é un’anima, è un errore credere che ci sia data già interamente creata. Si crea qui, lungo la vita. E vivere non è altro che questo lungo e torturante parto. Quando l’anima è pronta, creata da noi e dal dolore, ecco la morte”.
“Bene e male, vita e morte, povertà e ricchezza, tutto proviene dal Signore.” (Sir.11,14) Se Dio ha permesso il male e la sofferenza, c’è un motivo!

E’ faticoso scalare un’impervia montagna. In una scalata libera si sfruttano soltanto gli appigli naturali offerti dalla parete. Il rischio della caduta è sempre presente. Le sporgenze sono a volte scomode e taglienti mentre qualsiasi sguardo al vuoto sottostante genera pericolose vertigini.

E’ difficile intravedere la cima nascosta tra dense nubi: eppure c’è e bisogna ascendere faticosamente. Una volta saliti, seduti su una roccia, si osserva con grande soddisfazione il bellissimo panorama e si gode il maestoso silenzio di quelle altezze.
Ecco una sfumata metafora della nostra vita. Si sale verso una meta non ancora visibile. La fede ci dice che c’è e che bisogna continuare l’ascesa. Per ognuno c’è un calvario, una croce, una vetta.

Ma ogni fatica è uno sforzo creatore simile a quello divino se viene illuminato da Cristo. L’esperienza di fede continua attraverso le fibre del fisico e dello spirito. In questa situazione prevale l’adattamento alla volontà di Dio…è molto difficile soffrire con coscienza, con intelligenza. C’è sempre qualcuno che protesta in noi (P.Albino Candido, Diario,)

Ogni uomo vive in un mare di sofferenze. Molte subìte, altre effetto di errori personali o collettivi, altre accettate con amore.
L’eterna domanda riguarda sempre il dolore: perché Dio lo ha permesso e come si concilia con la sua infinita bontà?

Eppure il cristianesimo ha come simbolo la croce e lo stesso Maestro ci indica che il Regno si raggiunge tramite essa. E’ possibile costruire una vera filosofia della croce? Filosofi e teologi si sono scervellati per poter dare una spiegazione accettabile alla logica umana. E invece non risulta rientrare in alcuna logica. Più la ragione vi penetra e più diventa illogica.

La domanda si fa più insistente: nella sua onniscienza ed onnipotenza, non poteva il Signore risparmiare a se stesso e a noi tanta fatica? Non poteva donarci un’intelligenza tale ed una visione della vita così completa da fare in modo che noi lo adorassimo senza entrare in un mare di dolore così spesso insopportabile? L’uomo saggio, previdente, ragionevole, questo ipotetico altro Adamo non si sarebbe lasciato corrompere dal diavolo e quindi non sarebbe decaduto.

Tutte domande che scaturiscono dalla mente isolata dal cuore. La razionalità non riesce a penetrare il mistero. Il cuore ne intuisce lo spessore.
Allora bisogna scendere al cuore. La fede, virtù teologale, ci deve condurre ad una convinzione fondamentale : Dio è bontà e misericordia infinite.

E’ necessario credere nonostante le apparenze ci facciano dubitare di ciò. Bontà significa condividere quello che si ha e, più ancora quello che si é. Dio vuole condividere con noi quello che ha e quello che é. Ciò che ha di più prezioso, oltre alla creazione, è suo Figlio.

Nell’incarnazione ce lo ha dato. Noi l’abbiamo maltrattato a causa della nostra incredulità e opacità. Ma da questa sua enorme sofferenza ci ha resi partecipi della sua natura. Condivide con noi ciò che é perché chi crede in Lui, cioè lo ama mettendo in pratica le sue parole e il suo esempio, si “divinizza”, diventa coerede di suo Figlio, quindi figlio di Dio.

Pier Angelo Piai

 

 

Gesù è il Figlio di Dio, il Dio incarnato, il quale da uomo è vissuto come noi, ha patito, è morto ed è risorto.

Egli è sempre vivo in mezzo a noi ed ascolta ogni uomo che lo invoca.

Egli è pronto a perdonare i nostri peccati attraverso il Sacramento della Confessione.

Ci nutre con la Santa Eucaristia ed è il nostro punto di riferimento principale, perché ci invia lo Spirito Santo per farci crescere spiritualmente e condurci al Padre per tutta l’Eternità.

È Gesù che ci disseta quando abbiamo sete di infinito.

È Lui che ci rende immortali. Egli ci ama sempre di un amore infinito. Da chi andremo senza di Lui?

Per questo Egli è davvero il Re della Pace come dice sua madre, la Regina della Pace: “Cari figli! Vi porto mio Figlio Gesù che è il Re della pace. Lui vi dona la pace, che questa pace non sia solo per voi, figlioli, ma portatela agli altri nella gioia e nell’umiltà.”

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Queste considerazioni, che appaiono a prima vista inutili, arrecano in nuce delle conseguenze abbastanza notevoli per molti approcci mentali pregiudizievoli, che potrebbero coinvolgere il pensiero filosofico, scientifico e persino teologico.

 

Lo “spazio” dal punto di vista filosofico è meno argomentato del tempo.

Spesso si pensa che il concetto sia talmente ovvio che non valga la pena prenderlo come oggetto di disquisizioni.

La fisica lo definisce come un’estensione tridimensionale senza limiti in cui gli oggetti e gli eventi hanno direzioni e posizioni relative tra di loro.

Allora dobbiamo chiederci: cos’è realmente lo spazio?

Lo spazio è reale od è solo una nostra immaginazione?

Quando pensiamo che sia reale ci appelliamo alla nostra esperienza: noi collochiamo gli oggetti in un determinato spazio il quale può essere misurabile con altri frammenti spaziali.

Quando invece lo interpretiamo collocandolo solo nella nostra immaginazione, facciamo appello alle nostre capacità percettive: una qualsiasi estensione (lineare o volumetrica) occupa frammenti spaziali che immaginiamo esistenti solo nella nostra mente e ciò appare incontestabile, per cui sembra impossibile argomentare l’esistenza di uno spazio reale oltre la nostra percezione, anche se ci rendiamo conto che la nostra esperienza ne considera l’oggettività.

(Qui rispunta l’antica diatriba tra oggettività e soggettività, tanto amata dai filosofi del passato.)

Premettiamo che ogni “dimensione” è una relazione collocata in un contesto spaziale.

Alla luce delle attuali conoscenze, stiamo mutando il concetto di “infinito” ereditato dal passato.

Lo stesso termine “infinito” sta oggi assumendo diverse accezioni.

Dal punto di vista filosofico ogni forma di spazio è in qualche modo infinito, se per esso si intende “ciò che non ha fine”. Per esempio, un segmento “A” può essere percepito come finito in relazione al punto di vista dell’osservatore che ha come riferimento un altro segmento diverso “b”. Ma se l’osservatore iniziasse ad assumere come punto di riferimento un segmento infinitesimale “x”, il segmento “A” dovrebbe contenere infiniti segmenti “x”, per cui il termine “infinito” perderebbe la sua connotazione iniziale. Possiamo allora dedurre che tutto ciò che riteniamo “finito” è anche contemporaneamente “infinito”. Ecco perché oggi vengono presi in considerazione i microcosmi di ogni tipo.

Riferiamoci, ad esempio, alle dimensioni in sè, le quali, come ho già premesso, sono relazioni collocate in un contesto spaziale. Noi diciamo “grande” e “piccolo” perché la nostra mente applica le categorie relazionali alle varie dimensioni che percepiamo. Allora, rimanendo sul piano del concetto di spazialità, possiamo constatare che tutto è grande e contemporaneamente piccolo e che nulla è grande e nulla è piccolo.

Osserviamo il fenomeno evolutivo della vita: da un piccolo seme si forma un grande albero. Ciò significa che tutto l’albero era già nel seme. È semplicemente mutata la relazione dimensionale, perché ogni elemento dell’albero cerca un suo spazio finalizzato a mantenere in vita in modo armonico il tutto nell’omeostasi biologica. La vita è movimento, crescita, variazione, reazione, generazione ecc. L’albero, comunque, immaginando un’altra dimensione esistenziale, avrebbe potuto espletare le sue funzioni vitali in uno spazio molto più ridotto.

Anche l’uomo nasce da un seme che conteneva tutte le informazioni necessarie al suo sviluppo successivo. Evolvendosi dall’embrione, tutte le sue parti hanno assunto una dimensione in relazione alla persona completa che è divenuta, tenendo conto dell’omeostasi. Lo sviluppo di ogni persona considera diverse varianti endogene ed ambientali. Ma ciò che meraviglia è il fattore “complessità-coscienza”: il suo cervello più che crescere in dimensione, preferisce costruire strutture complesse, le quali si attivano in spazi ridotti, internamente asimmetrici e non puntano sulla quantità dimensionale, ma sulla concentrazione di microsistemi contenenti memorie, dinamiche ecc.

Il genere umano tende poi a realizzare ciò che il cervello osservante stesso gli suggerisce: strutture più complesse in spazi sempre più ridotti e crescente dematerializzazione. L’umanità, come un mega-cervello, sembra pronta ad un’ importante mutazione trans-umana, coinvolgendo la stessa natura e l’ambiente che manipola. È in una fase molto critica: probabilmente sta intravedendo ciò che lo stesso Teilhard del Chardin chiamava “punto omega”, una trans-ominizzazione che non punta solo sul fattore dimensionale e quantitativo, ma su quello qualitativo.

Questo comporta, oltre ai correlati pericoli di sopravvivenza, una profonda revisione del concetto di spazio-tempo ed allora potrà raggiungere l’obiettivo per cui tutto esiste: conoscere liberamente la Verità nella Trascendenza…

Pier Angelo Piai

 

 

 

 

 

Da anni gli scienziati si dibattono sulla questione relativa allo spazio-tempo per cui si discute ancora se siano finiti o infiniti. In questo caso anche il pensiero filosofico e metafisico può venirci in aiuto.

Sappiamo che l’Universo è in espansione e probabilmente un giorno lontanissimo non sarà più come quello che ora intravediamo o immaginiamo.

Riflettiamo sull’Universo nell’istante: quando si parla del suo estremo limite pensiamo all’ultimissima particella od onda energetica di qualsiasi tipo, oltre le quali il nulla più assoluto.

A livello terminologico possiamo davvero chiamare “spazio” infinito ciò che si trova oltre questo limite? Fino a che è “nulla”, non è nemmeno identificabile come “spazio” in senso tradizionale, a meno che non si intenda per esso una forma di “virtualità”che sussiste solo nella mente e che la scienza non potrebbe prendere in considerazione.

Se ipoteticamente un osservatore dovesse spingersi negli abissi del nulla trans-spaziale, egli stesso costituirebbe il limite dell’Universo esistente, per cui lo spazio tradizionale è potenzialmente espandibile, ma oltre questo limite non può dirsi “spazio infinito” (cioè “che non ha fine”).

Lo spazio, quindi, è determinabile come tale sino a che sussiste un “quid” percettibile, il resto è nulla. E così vale per il tempo, quarta dimensione dello spazio.

Dobbiamo pensare allora che lo spazio-tempo sia finito?

Dal punto di vista teologico si è sempre affermato che solo Dio è infinito e che la sua creazione è intrinsecamente limitata, anche se Dio potenzialmente potrebbe creare infiniti universi.

 

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DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

II Domenica di Avvento – Anno B

Questo mondo ne porta un altro nel grembo

Vangelo – Marco 1,1-8

Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Inizio del Vangelo di Gesù. Sembra quasi un’annotazione pratica, un semplice titolo esterno al racconto. Ma leggiamo meglio: inizio di Vangelo, di una bella, lieta, gioiosa notizia. Ciò che fa cominciare e ricominciare a vivere e a progettare è sempre una buona notizia, un presagio di gioia, una speranza intravista.

Inizio del Vangelo che è Gesù. La bella notizia è una persona, un Dio che fiorisce sulla nostra terra: «Il tuo nome è: Colui-che fiorisce-sotto-il-sole» (D.M. Turoldo). Ma fioriscono lungo i nostri giorni anche altri vangeli, pur se piccoli; altre buone notizie fanno ripartire la vita: la bontà delle creature, chi mi vive accanto, i sogni condivisi, la bellezza seminata nel mondo, «la tenerezza che trova misteri dove gli altri vedono problemi» (L. Candiani). E se qualcosa di cattivo o doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava via le ombre dagli angoli oscuri del cuore.

Viene dopo di me uno più forte di me. Gesù è forte, non perché “onnipotente” ma perché “onni-amante”; forte al punto di dare la propria vita; più forte perché è l’unico che parla al cuore. E chiama tutti a essere “più forti”, come lo sono i profeti, a essere voce che grida, essere gente che esprime, con passione, la propria duplice passione per Cristo e per l’uomo, inscindibilmente. La passione rende forte la vita.

Giovanni non dice: verrà un giorno, o sta per venire tra poco, e sarebbe già una cosa grande. Ma semplice, diretto, sicuro dice: viene. Giorno per giorno, continuamente, ancora adesso, Dio viene. Anche se non lo vedi e non ti accorgi di lui, Dio è in cammino. L’infinito è all’angolo di ogni strada. C’è chi sa vedere i cieli riflessi in una goccia di rugiada, Giovanni sa vedere il cammino di Dio, pastore di costellazioni, nella polvere delle nostre strade. E ci scuote, ci apre gli occhi, insinua in noi il sospetto che qualcosa di determinante stia accadendo, qualcosa di vitale, e rischiamo di perderlo: Dio che si incarna, che instancabilmente si fa lievito e sale e luce di questa nostra terra.

Il Vangelo ci insegna a leggere la storia come grembo di futuro, a non fermarci all’oggi: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. La presenza del Signore non si è dissolta. Anzi, il mondo è più vicino a Dio oggi di ieri. Lo attestano mille segni: la coscienza crescente dei diritti dell’uomo, il movimento epocale del femminile, il rispetto e la cura per i disabili, l’amore per madre terra…
La buona notizia è che la nostra storia è gravida di futuro buono per il mondo, gravida di luce, e Dio è sempre più vicino, vicino come il respiro, vicino come il cuore. Tu sei qui, e io accarezzo la vita perché profuma di Te.

(Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 84; 2 Pietro 3,8-14; Marco 1,1-8)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-grembo

Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Giovanni non dice: verrà … dice: viene.
Giorno per giorno, continuamente,
ancora adesso, Dio viene.
Anche se non lo vedi e non ti accorgi di lui,
Dio è in cammino.
L’infinito è all’angolo di ogni strada.
C’è chi sa vedere i cieli riflessi in una goccia di rugiada,
Giovanni sa vedere il cammino di Dio,
pastore di costellazioni,
nella polvere delle nostre strade.
E ci scuote, ci apre gli occhi,
insinua in noi il sospetto che
qualcosa di determinante stia accadendo,
qualcosa di vitale,
e rischiamo di perderlo:
Dio che si incarna,
che instancabilmente si fa lievito
e sale e luce di questa nostra terra.

(Ermes Ronchi – II Dom. di Avvento – anno B)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-grembo

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua