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Testo di p.Albino Candido, Diario di un pellegrino carnico, 13 luglio 1983.

 

Tu, Signore, provvedi a tutto. Tu sei tutto. L’abbandono in te rende soffici anche le cose più aspre.

Se fossimo pronti ad afferrare al momento giusto gli affronti della vita, le scabrosità del nostro cammino, le delusioni, le paure, le mancanze, e gettarle nella tua volontà che è amore che tutto brucia e rinnova, fa risorgere e ricrea, allora sul nostro cuore e sul nostro volto non calerebbe il velo della tristezza e saremmo creature che vivono come se fossero uscite dalla vita e avessero già percorso il cammino di prova e purificazione.

Non è mai finito il tempo di amare, in qualunque modo, con il caldo e il gelo, con il vuoto e il fervore dí spirito. Che siamo vuoti e indifferenti lo siamo in Lui.

Signore, oggi mi sento indifferente e vuoto, ebbene, oggi il mio canto per te è l’indifferenza e il vuoto e quel senso di disagio, di incompletezza in tutto quello che vivo.

Ma tu vivi in questa situazione, e di questa situazione di nausea.

Tu sei capace di farne elemento di maturazione, elemento di salvezza, elemento di liberazione, perfino fonte di gioia.

Credo in questo. Se non credessi in questo tutto sarebbe annullato, annichilito, vano, tutto sarebbe frutto della mia iniziativa e quindi effimero e fragile, velleitario, esile, labile.

 

(testo di p.Albino Candido, Diario di un pellegrino carnico, 13 luglio 1983)

 

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Non è facile vedere le persone mettendosi un po’ nell’ottica di Dio.
Sappiamo che Egli prova una profonda tenerezza per tutti noi uomini perché è “Padre”, come ci esortò a chiamarlo Gesù stesso.
Egli non è attratto dall’apparenza fisica, ma dal cuore in ognuno di noi.
Un cuore che palpita per Lui, anche quando la persona è molto fragile e ricade spesso nelle proprie colpe, lo attira.
Però è attirato anche da chi è indifferente nei suoi confronti, perché desidera salvarlo.
Del resto la nostra eternità consiste nell’ammirare il suo Essere misterioso e nel partecipare della sua gioia di esistere, e la vita terrena è un periodo di allenamento, anche se con molti fallimenti, per poter arrivare all’uomo perfetto che sa amare il più disinteressatamente possibile. Mi viene in mente il buon ladrone appeso alla croce con Gesù.
Al Signore basta una nostra presa di coscienza e riconoscere che senza di Lui noi non possiamo essere salvati.
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Dio è da sempre perché “Egli è”, mentre tu hai cominciato ad esistere secondo la sua volontà. Eppure ti ama immensamente. Dio è Purissimo Amore, mentre tu sei profondamente egoista. Eppure ti ama sempre.
Dio conosce tutto perché ogni cosa proviene da Lui. Tu conosci una piccolissima parte della Verità, eppure Dio ti ama in modo unico ed irripetibile.
Dio è attratto dal tuo nulla, anche quando tu sei indifferente al suo amore.
Dio ti cerca sempre con discrezione ed amore, pur rispettando la tua libertà, perché desidera la tua salvezza eterna.
Ricordati che Dio ti ama davvero ed è contento quando gli sei grato.
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Signore Gesù, Tu sei morto alle tre del pomeriggio e nei tuoi piani salvifici questo fatto ha un significato particolare.

È in quest’ora che in genere siamo più esposti a tentazioni e forme di abbattimento od aridità spirituali.

Ti offro anche questo momento pensando a quanto tu hai sofferto appeso al duro legno della croce, tra spasmi atroci, nel delirio della folla che ti scherniva senza pietà, pieno di sete e grondante sangue da ogni parte del tuo corpo martoriato, soprattutto dalle tue sacre piaghe.

Ripongo nel tuo cuore squarciato tutte le mie colpe affinché tu le rimetta, insieme a quelle dei miei cari ed a quelle di tutta l’umanità indifferente a questa tua passione perché possa convertirsi e creda che tu, con la tua passione e morte, hai cancellato i peccati di coloro che si pentono.

Per la tua dolorosa passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero!

 

 

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XXVIII DOMENICA – Anno A

Mt 22, 1-14

 di p. Ermes Ronchi

Omelia

Una domanda mi fa soffrire: come mai sento più forte in me l’immagine amara del re che dice: legatelo e gettatelo fuori! Anziché l’allegria contagiosa di un Re che prepara per tutti una festa? Perché questa deformazione, come una slogatura della parabola? Lasciamoci evangelizzare di nuovo.

C’è, nella città, una grande festa di nozze: si sposa il figlio del re, l’erede al trono, eppure nessuno sembra interessato; nessuno almeno delle persone importanti, quelli che possiedono terreni, buoi e botteghe.

È la fotografia del fallimento del re. Che però non si arrende al primo rifiuto, e rilancia l’invito. Come mai di nuovo nessuno risponde e la festa promessa finisce nel sangue e nel fuoco? È la storia di Gesù, di Israele, di Gerusalemme…

Succede che gli invitati, persone serie, presi dai loro affari, dalle liturgie laiche e feroci del lavoro e del guadagno, dalle cose “importanti” da fare, non hanno tempo da perdere per le cose ‘secondarie’: le persone, gli incontri, la gioia, la festa, gli affetti!

Schiavi dei loro idoli (denaro, interesse, guadagno) hanno troppo da fare per riuscire anche a vivere bene. L’idolo della quantità ha chiesto in sacrificio la qualità della vita.

Dice il vangelo: non se ne curarono, mancanza di interesse. Non è forse questo il problema dei problemi: l’indifferenza verso un Dio diventato irrilevante?

Come capire invece se nella mia vita Dio è importante? Ci aiuta il Piccolo Principe: La rosa è importante se tu le dai tempo. Dare un po’ di tempo a Dio. E non per un pedaggio imposto, o per dovere.

Ma perché è l’affare migliore che puoi fare, è l’investimento che ti fa guadagnare vita, un capitale di vita.

Ascoltando questa parabola mi prende una fitta al cuore: sono ancora così pochi i cristiani che sentono Dio come un vino che dà gioia. Sono così pochi quelli per i quali credere è una festa. Per i quali credere è acquisire bellezza del vivere, un capitale di forza e di sorrisi.

Allora disse ai suoi servi: andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Neanche Dio può stare solo, per questo non si arrende. Per la terza volta i servi ricevono il compito di uscire, chiesa in uscita, a cercare per i crocicchi, dietro le siepi, nelle periferie, uomini e donne di nessuna importanza, basta che abbiano fame di vita, voglia di festa. Oggi dove manderebbe i suoi servi? A Lampedusa? Alle stazioni ferroviarie delle grandi città?

Se i cuori e le case si chiudono, il Signore, che non è mai a corto di sorprese, apre incontri altrove.

L’ordine del re è illogico e favoloso: tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Tutti, senza badare a meriti, razza, moralità. E l’invito potrebbe sembrare casuale, invece esprime la precisa volontà di raggiungere tutti, che nessuno sia escluso.

È bello questo Dio che quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le innalza: chiamate tutti! Lui apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano; e dai molti invitati passa a tutti invitati, dalle persone importanti passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi e poi i buoni… Scandalo per il fariseo che è in me.

Un invito alla totalità, senza mezze misure, senza bilancino, senza quote da distribuire…

Per noi che misuriamo tutto, e ci arrendiamo alle prime difficoltà: Dio non accetta che ci arrendiamo, con Dio c’è sempre un ‘dopo’.

Per noi che distinguiamo e separiamo i poveri: tu sei buono e ti meriti il mio obolo; tu sei cattivo, a te non do niente. Ma la fame non è buona o cattiva. È fame e basta. E chi è uomo, e basta, abbeverato alle sorgenti infinite di Dio, merita sempre, buono o cattivo, di bere anche al mio piccolo ruscello. Dio non guarda i meriti, ma il bisogno. Meriti non tutti ne abbiamo, ma bisogno sì, e sofferenze.

E questo non perché essere buoni o cattivi si equivalga. Guardate questa nostra chiesa: non è piena di santi, ma di uomini e di donne che dentro di sé sono buoni e cattivi, al tempo stesso; con slanci talvolta e spesso con durezze di cuore. Ma il vangelo mi ha insegnato che Lui non ama gli uomini perfetti, non preferisce le creature immacolate, ma vuole uomini e donne incamminati, magari col fiatone, magari claudicanti, ma in cammino.

È così è il paradiso. Pieno di santi? No, pieno di peccatori perdonati, di gente come noi. Di vite claudicanti.

Il re invita tutti, non perché gli invitati facciano qualcosa per lui, ma perché gli lascino fare delle cose per loro, lo lascino essere Dio!

Il re entrò nella sala e scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: amico, come mai sei entrato senza l’abito nuziale?

Il re nella sala. Noi pensiamo Dio lontano, separato, assiso sul suo trono di giudice, e invece è dentro la sala della vita, in questa sala del mondo, è qui con noi, come uno cui sta a cuore la gioia degli uomini, e se ne prende cura; è qui seduto alla mia destra, nei giorni delle danze e in quelli delle lacrime, insediato al centro dell’esistenza, nel cuore della vita, non ai margini di essa.

E si accorge che un invitato non indossa l’abito delle nozze. Tutti si sono cambiati d’abito, lui no, tutti anche i più poveri, non so come, l’hanno trovato, lui no; lui è come se fosse rimasto ancora fuori dalla sala. È entrato, ma come uno che non crede che ci sia una festa. Come chi non è interessato. E non gli va neppure collaborare con la sua presenza ad accrescere almeno un pochino la gioia della sala. Un contestatore.

L’abito non è il simbolo di un comportamento senza macchia, perché la sala è piena di brave persone e di cattivi soggetti mescolati. Quell’abito è la metafora della fede. L’invitato si è sbagliato su Dio, lo pensava un Dio incapace di far festa.

E invece si fa festa in cielo, ricordiamolo il vangelo, si fa festa per un peccatore pentito, per un figlio che torna, per una pecora perduta e ritrovata, per ogni mendicante d’amore che trova e beve un sorso d’amore. Si è sbagliato sulla fede, non ha capito che credere è una festa.

Vorrei parlargli, vorrei dirgli ciò che il mare dice alle montagne, ciò che il vento dice alle rocce: che una bontà immensa penetra l’universo, che Dio non è quello che lui crede, che è un vino di festa, un banchetto di condivisione in cui ciascuno dà e riceve. Un flauto che suona da oltre. E ci chiama alle sorgenti, non per un dovere, ma per un sempre nuovo stupore.

Credere è una scala di luce, posata sul cuore e che sale verso Dio, un Dio esperto di feste, un Rabbi che ama i banchetti. Un Dio cui piace sconfinare, pascolare nella terra dell’uomo e non nel solito paradiso. Piace anche a lui nutrirsi, con noi, di nutrimenti terrestri, di sentimenti umani. Padre della gioia.

 

Preghiera alla comunione

 

Amico, come hai fatto a essere qui?

Oggi, Signore, non voglio restare muto

come l’invitato della parabola.

Ti dirò: non ho l’abito bello perché sono troppo povero,

perché ne ho tessuto solo qualche scampolo.

Donamelo Tu, Signore!

Vestimi di te, vestimi della tua luce,

Tu che hai ascoltato il ladro crocifisso,

la preghiera del pubblicano,

la cananea straniera e audace:

accoglimi di nuovo nella sala del banchetto,

sono soltanto un uomo delle strade,

uno dei crocicchi che i tuoi servi percorrono.

Buono e cattivo al tempo stesso, scovato solo alla fine,

ma adesso accolgo l’invito, faccio la mia parte,

scelgo di indossare te,

indosso i tuoi occhi, i tuoi gesti,

prendo le tue mani, i tuoi piedi,

prendo te come mio desiderio, come mio sogno, come mio progetto.

E Tu, Signore, riaccoglimi nella sala del banchetto

E donami di respirare festa da te,

Tu, mia forza, mio abito, gioia mia! Amen

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron