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Delle Gocce di Sangue che N. S. Gesù Cristo sparse mentre andava al Calvario

Copia di una lettera di Orazione, trovata nel Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo in Gerusalemme, conservata in una scatola d’argento da sua Santità e dagli Imperatori e Imperatrici della Fede Cristiana. Santa Elisabetta, regina d’Ungheria, S. Matilde e S. Brigida, volendo sapere qualche cosa su la Passione di Gesù Cristo, offrirono ferventi preghiere, per le quali apparve. E Gesù Cristo parlò nel modo seguente:

 

Sappiate che i soldati armati furono 150; quelli che mi condussero legato furono 23; gli esecutori di giustizia 83; i calci nelle spalle 80; fui trascinato con corde e per i capelli 24 volte; gli sputi nella faccia furono 180; le battiture nel corpo 6666; nel capo 110;

Mi urtarono rozzamente ed alle ore 24 fui sollevato in aria per i capelli; fui tirato e trascinato per la barba 23 volte; le piaghe della testa furono 20; le spine di giunchi marini 22; punture di spine alla testa 110; spine mortali della fronte 3; fui vestito per scherzo da re e fui flagellato; le piaghe del corpo furono 1000; i soldati che mi condussero al Calvario furono 608; quelli che mi guardarono furono 3; quelli che mi derisero furono 1008; le gocce di sangue che sparsi furono 28430.

Io sono disceso dal Cielo sulla terra per convertirvi.

Anticamente i popoli erano religiosi ed i raccolti erano ricchi ed abbondanti; ora al contrario sono scarsi. Se volete avere un abbondante raccolto, non dovete lavorare di Domenica. Perché alla Domenica dovete andare in Chiesa a pregare il Signore perché perdoni i vostri peccati. Iddio vi ha dato sei giorni per lavorare ed uno per riposare e pregare; fate elemosina ai poveri ed aiutate la Chiesa.

Coloro che parleranno male della mia religione e metteranno in ridicolo questa Santa Lettera, saranno abbandonati da me.

Al contrario, quelli che porteranno una copia di questa lettera addosso, non morranno né annegati, né di morte improvvisa. Saranno liberati dalle malattie contagiose e saranno salvati dal fulmine; saranno altresì liberati dai loro nemici. Dai falsi testimoni e dalle mani della Giustizia; essi non morranno senza confessione.

Le donne in pericolo per parto, tenendo una copia di questa Lettera vicino, saranno immediatamente liberate da ogni pericolo. Nelle case dove è tenuta questa Orazione, questa, uomo o donna, avrà l’apparizione della Beata Vergine, come dice San Gregorio.

A tutti i fedeli che reciteranno per tre anni, ogni giorno, 2 Pater, Ave e Gloria, che formano il numero di gocce di sangue che Io ho sparso, concederò le seguenti 5 grazie:
1. Indulgenza Plenaria e remissione di tutti i loro peccati.
2. Se moriranno prima che siano passati i tre anni, sarà come se li avessero compiuti.
3. Saranno liberati dalle Pene del Purgatorio.
4. La loro morte sarà come se avessero sparso tutto il loro sangue per la Santa Fede.
5. Io discenderò dal Cielo per raccogliere l’anima loro e quella dei loro parenti, sino alla quarta generazione.

 

 

 

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE a Ivan il 22 gennaio 2021

 

“Cari figli, nel Vangelo, mio Figlio, molte volte ci dice le parole – Venite a me, voi tutti che siete oppressi e stanchi, e io vi darò riposo, vi darò forza -.

Anche oggi vi invito, cari figli, di venire a Lui, di incontrarLo.

Decidetevi per Lui e andate con Lui verso il futuro.

In questo modo sarete al sicuro e protetti, perché questo mondo non può darvi sicurezza o pace. Solo Lui può (darvi questo).

In modo speciale vi invito, cari figli, a perseverare nella preghiera.

Prego per tutti voi e intercedo davanti a mio Figlio per tutti voi.

Grazie, cari figli, per aver risposto alla mia chiamata”.

 

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Prima di nascere non esistevamo. Il Signore ci ha donato l’esistenza e la coscienza di esistere.

Ha permesso che nascessimo in un contesto cristiano e cattolico.

Abbiamo un’anima immortale che il Signore prenderà con sé se gli siamo fedeli, per goderlo in pienezza per tutta l’eternità.

Abbiamo la possibilità di frequentare giornalmente la Santa Messa e ricevere nel nostro corpo e nella nostra anima immortale il Signore stesso, Amore Onnipotente e Salvatore.

È un grande privilegio poter frequentare l’Eucaristia con fede, perché Gesù Eucaristico è Colui mediante il quale tutto è stato creato ed è davvero Signore di tutto ciò che esiste. È quello stesso Gesù, uomo e Dio, che può creare infiniti altri mondi migliori di questo.

Egli può inoltre arricchire ed impoverire chiunque.

Ha la facoltà di lasciarci nella serenità interiore ma anche quella di metterci alla prova.

Ha la possibilità di custodire la nostra salute o lasciarci nella malattia per motivi che solo Lui conosce.

È lo stesso Gesù che può decidere se lasciarci ancora in questa vita o prenderci anche all’improvviso.

È il nostro vero Salvatore al quale dobbiamo Tutto!

 

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La fede dipende dalla vostra volontà. Chi vuol credere, riceve la fede.

Nessuno può farsi sostituire nel compiere l’atto di volontà che introduce la fede nella propria anima.

Poi la fede cresce, è più forte della vostra volontà; è essa che si impadronisce dell’anima e l’anima non può farne a meno.

Senza la fede siete errabondi come pecore senza pastore.

(Gesù a suor Maria della Trinità, n.204 – Colloquio interiore p. 150)

 

Come i genitori sono felici di manifestare la loro tenerezza ai figlioli, allo stesso modo è mia gioia rendere il mio amore sensibile, rivelarlo; lo faccio in maniera discreta, percettibile a coloro che sono attenti alla mia presenza e che la cercano; poiché sono spirito, e affinché l’anima mi abbia veramente trovato, è necessario che mi abbia scoperto.

Allora essa mi associa alla sua vita e si accorge che mi cercava troppo lontano: io sono così vicino a voi!

 

(Gesù a suor Maria della Trinità, n.190 – Colloquio interiore p. 145)

 

 

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Santa Giacinta Marto, veggente di Fatima, ora che tu sei beata in Paradiso, dopo aver sofferto molto alla tua giovanissima età, aiutaci ad essere anche noi generosi verso il Signore ed  il prossimo come lo eri tu! 

Fa’ che comprendiamo che qualsiasi nostro più piccolo sacrificio offerto al Signore con amore ha un grande valore ai suoi occhi.

Aiutaci, come facevi tu, a meditare sull’eternità dell’inferno per poter anche noi pregare con vero amore per tutti affinché non si dannino.

Santa Giacinta Marto, proteggici sempre anche durante la nostra vita terrena. Intercedi per noi, per i nostri cari, per gli amici, per i conoscenti e per tutta l’umanità, affinché aumenti la nostra fede, la nostra speranza e la carità e assistici durante la nostra ultima ora, insieme a Gesù, Giuseppe e Maria a  tutti gli angeli ed ai altri santi.

 

 

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Disse Gesù a suor Maria della Trinità:

“Presto passa questa vita. È una grazia che ti lasci ancora vivere quaggiù.
Utilizzala meglio: con l’essere tutta per me, tutta quanta, con il tuo pensiero e ad ogni tuo istante; col lasciare mai lo stato di preghiera e di obbedienza; ascoltandomi meglio”
(Colloquio interiore n.426 p.240)

Gesù è il vero Signore della nostra vita. Egli ha ogni potere su ciascuno di noi perché siamo realmente suoi. Tutto è stato creato per mezzo di Lui ed in vista di Lui per cui senza di Lui nulla esiste.
Gesù, vero uomo e vero Dio, può lasciarci vivere quando vuole o prenderci nei tempi in cui Egli ha stabilito dall’eternità con il Padre e lo Spirito Santo.
Attenzione, quindi, a rifiutarlo o a disprezzarlo: abbiamo a che fare con il nostro vero Signore per tutta l’Eternità! Rifiutando e disprezzando Gesù rifiutiamo e disprezziamo anche il Padre. L’aveva detto: “Chi vede me vede il Padre”. E contristiamo anche lo Spirito Santo che desidera la nostra salvezza.
Quando stiamo per commettere un peccato consapevolmente riflettiamo sul fatto che la Trinità ci sta osservando e spera sempre che si possa vincere la tentazione, per questo fa parlare la coscienza.
Quando superiamo una tentazione con l’aiuto del Signore gli diamo grande gloria perché ci fidiamo di Lui e scegliamo, con il nostro libero arbitrio se stare dalla parte della Verità o della menzogna. Scegliendo liberamente la Verità lo glorifichiamo…

 

 

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Non sappiamo chi erano esattamente i magi, ma molto probabilmente, se sapevano scrutare le stelle, avevano una particolare cultura che li distinguevano dal popolo più umile.

Quindi, se la stella glielo aveva indicato, si può trovare Gesù anche attraverso la ricerca, impiegando mente e cuore.

Oggi molti usano la mente ma non sono interessati a sapere chi è veramente Gesù. I credenti sanno che Egli è il Logos, il senso di tutto l’Universo e di ogni esistenza.

Ma molti uomini di cultura ritengono tutto ciò che lo riguarda una favola per gente ignorante o superficiale. Non si scompongono nemmeno di appurare se c’è della verità: danno già per scontato che non ne vale la pena.

In questo modo influenzano anche moltissimi che sono privi delle loro basi culturali. Il mondo diventa sempre più refrattario alle verità cristiane e la tendenza della massa sembra proprio quella di una progressiva scristianizzazione dell’Occidente.

Diceva Gesù: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8)

Non disperiamo: lo Spirito Santo rinnoverà la faccia della terra

 

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(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio interiore p.250 n. 446, 445 e 446)

 

“Il tumulto di inquietudini e di preoccupazioni temporali soffocano lo spirito di fede. Cercate di allontanare tutto ciò.

Io desidero trovare nelle vostre anime un silenzio immenso come l’oceano dove affondano tutte le cose passeggere, un silenzio immenso come la Maestà di Dio. Allora dal più profondo della vostra anima voi sentirete salire un dolce voce: sono io.

Sono io che desidero rivivere in voi…Prestatemi la vostra umanità…Fate quanto vi dico…

Avrei potuto discendere dalla croce per convincere i testimoni…

Vedi come agisce Dio: i più grandi misteri si realizzano fuori dagli sguardi degli uomini.

Osserva l’Incarnazione, la Natività, la Resurrezione e questa Redenzione continua che si ripete ogni giorno sugli altari..

La fede di quelli che credono senza aver visto ha le radici in loro stessi, nella libera volontà che dirigono verso di me per glorificarmi.

La loro fede mi onora. Essi conoscono la mia presenza invisibile e poiché ascoltano la mia voce li chiamo alla mia intimità”

 

 

 

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(dall’Imitazione di Cristo)

Quando è presente Gesù, tutto è per il bene, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non è presente, tutto è difficile.

Quando Gesù non parla nell’intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece, se Gesù dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse: “C’è qui il maestro, ti chiama?” (Gv 11,28).

Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d’altro, che non sia Gesù. Non è, questo, per te, un danno più grande che perdere il mondo intero? Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno; essere con Gesù è un dolce paradiso.

Non ci sarà nemico che possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il mondo.

Colui che vive senza Gesù è privo di tutto; colui che vive saldamente con lui è ricco di tutto.

 

“Vorrei che ciascun’anima comprendesse che l’aspetto. Che un amore immenso la aspetta al di là di questa vita, e che deve affrettarsi… purificarsi per andare incontro all’Amore e portare tutto a questo..”

(Gesù a suor Maria della Trinità – Colloquio interiore n.270 p.174)

 

 

 

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Con il passaggio nell’aldilà attraverso la morte terrena, non viene estinta la nostra coscienza, anzi la liberazione dell’anima dal corpo la rende ancora più chiara e consapevole.

Non dobbiamo pensare però che cambi completamente la nostra mentalità in modo magico: rimaniamo sempre noi stessi, ma si acutizza la consapevolezza della propria esistenza e della propria visuale del mondo.

Ecco perché si parla anche di purificazione nel Purgatorio: per poter vedere Dio “faccia a faccia” bisogna sinceramente riconciliarsi con Lui e vivere nel perfetto distacco da tutto ciò che allontana dall’Amore puro.

Un atto di Amore puro verso il Creatore può riscattare un’intera vita di peccato. Ciò è evidente nel Vangelo, allorché il buon ladrone chiese a Gesù di ricordarsi di lui quando sarà in Paradiso.

In quel momento si era reso consapevole della sua vita sbagliata e confidava completamente nella misericordia di Dio…

Infatti Gesù, prima di morire, gli disse: “oggi stesso sarai con me in Paradiso”!

 

 

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Se siamo cristiani credenti abbiamo il dovere di diventare consapevoli che uno solo è il nostro maestro : Gesù Cristo, il quale è il Figlio di Dio ed è continuamente accanto ad ogni persona.

Egli, quando lo invochiamo, ci invia lo Spirito Santo, il quale rispettando il nostro libero arbitrio, interviene soprattutto se gli apriamo le porte della nostra anima.

Se Lui non è la nostra guida, rischiamo di prendere degli abbagli pensando a chissà quale “guru” o entità particolare che ci sorreggono e che ci soccorrono in ogni tipo di problema. In questo caso è facile che il Menzognero possa intervenire per ingannarci.

Per questo i mistici consigliano un saggio padre spirituale cristiano, affinché non veniamo ingannati sul percorso spirituale che stiamo intraprendendo in questa vita terrena.

Molti con questa storia dello spirito guida hanno smarrito la strada della Verità e stanno deviando dagli insegnamenti del vero Maestro costruendo una morale “fai da te” ed inventando teorie non accettate dal Magistero, quali la reincarnazione ecc.

 

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II Natale B

Pozzanghere di luce

Gv 1, 1-18

Con un volo d’aquila Giovanni inizia il suo Vangelo. Un canto, un inno immenso che proietta Gesù di Nazaret verso l’inizio, verso il divino. Nessun’altra poesia, nessun’altra storia può risalire più indietro, volare più in alto di questa che contiene il “la” di tutte le cose. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui. Nulla di nulla, senza lui.

Il Verbo di Dio viene come una prorompente forza di nascita, ed è un seme che genera solo secondo la propria specie. Dio non può che generare Figli di Dio.

Ogni parola umana ci conferma nella nostra realtà di carne, incompleta e inaffidabile; ma il salto, l’impensabile, accade a Natale, con la Parola che nasce nel mondo e porta Dio stesso in noi, in me. Terra e cielo si sono abbracciati, plasmati e fusi come creta nel tornio. Uniti, ora uomo e Dio sono una cosa sola.

“Gesù è il racconto della tenerezza del Padre” (E. G.), per questo la traduzione, libera ma vera, può suonare così: “In principio era la tenerezza, e la tenerezza era presso Dio, e la tenerezza era Dio; si è fatta carne e ha messo la sua tenda in mezzo a noi”.

Nella tenerezza è la vita, e ogni vita è luce. Il Vangelo allora ci conduce per mano dentro le sue parabole, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della terra il riflesso azzurro del cielo. E se la vita è luce, chi ha passato un’ora sola a vivere l’amore o a bagnarsi del pianto di un sofferente, è più vicino al mistero di Dio di chi ha letto tutti i libri.

Chi sa della vita, sa di Dio.

“Il Verbo si fece carne”, a Betlemme. Il miracolo è che Dio non plasma più l’uomo con polvere del suolo, ma si fa lui stesso polvere, bambino di carne. E se tu piangi, anche lui dovrà piangere. E se tu vivi, anche lui imparerà la vita.

C’è una forza in noi, una energia, un seme potente che ci rende figli di Dio. Come lo si diventa? Nelle Scritture figlio è colui che prolunga la vita del padre, gli assomiglia, si comporta come lui. Diventare figli è una concretissima strada infinita. Ma una piccola parola ci aiuta; è l’avverbio come, che rimanda oltre, rimanda ad un altro: siate perfetti e misericordiosi come il Padre, amatevi come io vi ho amato, in terra come in cielo.

Figlio diventi quando spingi gli altri alla vita.

Dopo il suo, è allora tempo del mio Natale.  Nuovo, diverso. Dall’alto. Se io non rifiuto Dio, ma neppure lo accolgo, lui sarà nato anche duemila volte a Betlemme, ma se non nasce in me, allora è venuto invano (S.Ambrogio). Da allora c’è un frammento di Logos, di luce, in ogni uomo, in ogni vita.

Cerchi luce? Ama la vita! Prenditene cura, contiene Dio. E ama la luce, custodiscila. E’ nel guscio di argilla, perfetta e misericordiosa come il Padre, amante in terra come in cielo.

Come Cristo, come il Padre, come il cielo. E si spalanca il più grande orizzonte: la sua tenda è in mezzo a noi.

II dopo Natale 3.01.21 Gv 1,1-18

Un Vangelo che toglie il fiato, che impedisce piccoli pensieri e spalanca su di noi le porte dell’infinito e dell’eterno. Giovanni non inizia raccontando un episodio, ma componendo un poema, un volo d’aquila che proietta Gesù di Nazaret verso i confini del cosmo e del tempo.

In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio. In principio: prima parola della Bibbia. Non solo un lontano cominciamento temporale, ma architettura profonda delle cose, forma e senso delle creature: “nel principio e nel profondo, nel tempo e fuori del tempo, tu, o Verbo di Dio, sei e sarai anima e vita di ciò che esiste” (G. Vannucci).

Un avvio di vangelo grandioso che poi plana fra le tende dello sterminato accampamento umano: e venne ad abitare in mezzo a noi. Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l’origine delle cose che sono: tutto è stato fatto per mezzo di Lui. Nulla di nulla, senza di lui. ‘In principio’, ‘tutto’, ‘nulla’, ‘Dio’, parole assolute, che ci mettono in rapporto con la totalità e con l’eternità, con Dio e con tutte le creature del cosmo, tutti connessi insieme, nell’unico meraviglioso arazzo dell’essere. Senza di lui, nulla di nulla. Non solo gli esseri umani, ma il filo d’erba e la pietra e il passero intirizzito sul ramo, tutto riceve senso ed è plasmato da lui, suo messaggio e sua carezza, sua lettera d’amore.

In lui era la vita. Cristo non è venuto a portarci un sistema di pensiero o una nuova teoria religiosa, ci ha comunicato vita, ed ha acceso in noi il desiderio di ulteriore più grande vita: sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza (Gv 10,10).  E la vita era la luce degli uomini (v.4). Cerchi luce? Contempla la vita: è una grande parabola intrisa d’ombra e di luce, imbevuta di Dio. Il vangelo ci insegna a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo, a intuire gli ultimi tempi già in un piccolo germoglio di fico a primavera. Cerchi luce? Ama la vita, amala come l’ama Dio, con i suoi turbini e le sue tempeste, ma anche con il suo sole e le sue primule appena nate. Sii amico e abbine cura, perché è la tenda immensa del Verbo, le vene per le quali scorre nel mondo.

A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. L’abbiamo sentito dire così tante volte, che non ci pensiamo più. Ma cosa significhi l’ha spiegato benissimo papa Francesco nell’omelia di Natale: “ Dio viene nel mondo come figlio per renderci figli. Oggi Dio ci meraviglia. Dice a ciascuno di noi: tu sei una meraviglia”. Non sei inadeguato, non sei sbagliato; no, sei figlio di Dio. Sentirsi figlio vuol dire sentire la sua voce che ti sussurra nel cuore: “tu sei una meraviglia”!

Figlio diventi quando spingi gli altri alla vita, come fa Dio. E la domanda ultima sarà: dopo di te, dove sei passato, è rimasta più vita o meno vita?

 

Se qualcuno riempie le sue giornate cercando ci compiacere solo agli altri spreca inutilmente le sue energie, perché la stima umana è destinata ad evaporare nel nulla, quella di Dio è per l’Eternità.

La storia ce lo insegna…La nostra vita terrena dovrebbe rendere gloria a Dio, non a noi stessi.

Se la nostra vita non gli rende gloria è inutile.

È Lui che ci ha donato l’esistenza ed è Lui che ci sorregge in ogni momento.

Se facciamo ogni cosa per ricavarne gloria ed onore dagli uomini, non siamo in linea con Dio: Gesù pensava solo al Padre e faceva tutto per glorificare il Padre Celeste: pregava, predicava e faceva miracoli in stretta unione col Padre.

Non gli interessava il giudizio malvagio degli scribi e dei farisei, non se la prendeva con loro, ma metteva in guardia contro la loro ipocrisia, perché non cercavano la gloria di Dio, ma la loro.

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A JAKOV DEL 25.12.20

“Cari figli,
anche oggi Gesù è qui accanto a voi, anchequando pensate di essere soli e che non ci sia più luce nella vostra vita, Lui è sempre vicino a voi e non si è mai allontanato lasciandovi da soli. 


La luce della sua nascita illumina questo mondo e la vostra vita.


Il suo cuore è sempre aperto per ricevere ogni vostra sofferenza, tentazione, paura e bisogno.

Le sue mani sono protese verso di voi per abbracciarvi come un Padre e dire quanto siete importanti per Lui, quanto vi ama e quanto si prende cura dei suoi figli. 


Figli cari anche i vostri cuori sono altrettanto aperti verso Gesù? 
Avete completamente consegnato la vostra vita nelle Sue mani?
 Avete accettato Gesù come vostro Padre, al quale potete sempre rivolgervi per trovare in Lui conforto e tutto ciò di cui avete bisogno per vivere la fede veritiera?


Perciò, figli miei, abbandonate il vostro cuore a Gesù e lasciate che sia lui a governare le vostre vite, perché solo così accetterete il presente e potrete affrontare il mondo in cui vivete oggi.


Con Gesù, tutta la paura, la sofferenza e il dolore scompaiono perché il vostro cuore accetta la sua volontà e tutto ciò che entra nella vostra vita.


Gesù vi darà la fede per accettare tutto e niente potrà allontanarvi da Lui, perché vi tiene per mano e non permette che ve ne andiate o vi perdete nei momenti difficili perché è diventato il Signore della vostra vita. 


Vi benedico con la mia benedizione materna.”

 

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Ci sono molti che sognano la realizzazione di un farmaco dell’Eterna giovinezza qui su questa terra.

Ma cosa significa? Si tratta, alla fine, di manipolare il DNA e le attività biologiche dell’uomo. Per quale motivo? Per evitare malattie ecc?

Qualora, per assurdo, dovessero realizzare questo farmaco, nessuno però potrà salvarci dagli eventi esterni distruttori che sono moltissimi (omicidi, guerre, incidenti, terremoti, esplosioni vulcaniche, asteroidi, raggi gamma, fenomeni cosmici di ogni tipo ecc)

Comunque c’è già il farmaco dell’Eterna giovinezza per il credente: la Santa Eucaristia, la quale divinizza ogni cristiano e lo prepara per la VITA ETERNA a cui è destinato come figlio di Dio e fratello di Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio..

Si muore fisicamente, ma si rinasce per l’eternità grazie all’anima immortale che si unirà al corpo con la Resurrezione dei morti, quando Gesù verrà alla fine del mondo.

È meglio non desiderare di rimanere per sempre in questa valle di lacrime, ma è più conveniente attendere con fiducia l’avvento della nuova vita eterna, dove ci accolgono la SS. Trinità, gli Angeli ed i Santi.

Chi vive in questa santa attesa è interiormente sereno e trova il vero significato di tutto.

Peccato che troppo pochi conoscono questo farmaco dell’Eterna giovinezza e pochissimi credono nella sua efficacia, ma se si comprendesse appieno, le Sante Messe sarebbero affollatissime e ci vorrebbero le forze dell’ordine per regolare il flusso delle masse che vorrebbero accaparrarsi un posto all’interno e vicino all’altare (come sostenevano Padre Pio e Carlo Acutis)

 

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Portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.

Una giovanissima coppia e un neonato che portano la povera offerta dei poveri: due tortore, e la più preziosa offerta del mondo: un bambino.

Vengono nella casa del Signore e sulla soglia è il Signore che viene loro incontro attraverso una creatura intrisa di vita e di Spirito, un anziano, Simeone, occhi stanchi per la vecchiaia e giovani per il desiderio: la vecchiaia del mondo accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

Piccolo Gesù nato per me, lascia che io ti stringa fra le braccia come Simeone, e stringendo con te, anche la Divina Presenza.

Abbracciando te, le dita di Dio mi sfiorano anche me, e allora, con lo sguardo, la carezza, o l’ascolto, lasciami pregare ancora per bocca di Simeone, per dire ai miei fratelli: “Dio mi salva attraverso te, salvezza che mi cammina a fianco”.

 

(p.Ermes Ronchi)

 

 

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Fb 27 dicembre 2020

Domenica fra l’ottava di Natale B Lc 2, 22-40

Luce e ombra

Gesù non appartiene al tempio, appartiene all’uomo. È nostro e di chiunque ne sia assetato, è di quelli che sanno vedere oltre come Anna, incantata davanti a un neonato; è di quelli che non smettono di sognare, come Simeone, che sente Dio come un futuro vicino.

Maria e Giuseppe salgono al tempio col piccolo Gesù per presentarlo al Signore, ma sulla soglia, altre braccia subito se lo contendono. Gesù non è accolto dai sacerdoti, ma da due anziani senza ruolo, due innamorati di Dio. Occhi velati dalla vecchiaia, occhi ancora accesi dal desiderio. È la vecchiaia del mondo che abbraccia l’eterna giovinezza di Dio.

Il figlio è dato, ma subito è offerto ad un altro sogno, ad un’altra strada che si apre per lui.

I figli non sono nostri, appartengono a Dio, al mondo, ad una loro vocazione che noi non conosciamo, “essi abitano case future che nemmeno in sogno potrete visitare” (Gibran). Non devono, non possono realizzare i nostri desideri, perché “se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare” (S. Ambrogio). Questa è la santità della famiglia.

“Tornarono quindi alla loro casa”. Ritorno alla santità, alla profezia dell’umile magistero quotidiano, che viene prima di quello del tempio. Alla famiglia, santa perché la vita e l’amore vi celebrano una festa, e ne fanno la più viva feritoia sull’infinito.

Simeone sapeva che non sarebbe morto prima d’aver visto il Messia, e queste parole sono anche per me. Io so che vedrò la salvezza che germina, sentirò angeli senza ali che annunciano la meraviglia di Dio. Lo capirò se sarò come Maria e Giuseppe, gente che si comporta secondo le regole ma che accoglie l’imprevisto, rassicurata dal rito e stupita dal profeta.

Dio si manifesta sempre tra luce e ombra, annunci e dubbi, miracolo e quotidiano, profezia di gioia e di spada. Come i due anziani che sanno aspettare, orientati a Dio come girasoli alla luce, vedendo ciò che altri non vedono. E in quel Bambino che passa amorosamente di braccio in braccio, Israele consola il suo Signore, conforta il senso di un Dio da sempre alla ricerca dell’uomo.

E’ iniziata l’offensiva divina, sul mondo. Ma anche per te, Maria, ci sarà la spada, non sei esente. La fede non produce l’anestesia del vivere, la santità non è l’assicurazione contro la sofferenza. Sentirai tutto il dolore del mondo: ti legherà a tanti, a tutti i trafitti, quel dolore che non chiede spiegazioni, ma condivisione.

Ma tutto questo sarà dopo; intanto, per ora, piccolo Gesù nato per me, lascia che io ti stringa fra le braccia come Simeone, e stringendo con te, anche la Divina Presenza. Abbracciando te, le dita di Dio mi sfiorano anche me, e allora, con lo sguardo, la carezza, o l’ascolto, lasciami pregare ancora per bocca di con Simeone, per dire ai miei fratelli: “Dio mi salva attraverso te, salvezza che mi cammina a fianco”.

 

Avvenire

Santa Famiglia 2020 Lc

 

Portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.  Una giovanissima coppia e un neonato che portano la povera offerta dei poveri: due tortore, e la più preziosa offerta del mondo: un bambino.

Vengono nella casa del Signore e sulla soglia è il Signore che viene loro incontro attraverso due creature intrise di vita e di Spirito, due anziani, Simeone e Anna, occhi stanchi per la vecchiaia e giovani per il desiderio: la vecchiaia del mondo accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

E la liturgia che si compie, in quel cortile aperto a tutti, è naturale e semplice, naturale e perciò divina: Simeone prende in braccio Gesù e benedice Dio. Compie un gesto sacerdotale, una autentica liturgia, possibile a tutti. Un anziano, diventato onda di speranza, una laica sotto l’ala dello Spirito benedicono Dio e il figlio di Dio: la benedizione non è un ufficio d’élites, ma esubero di gioia che ciascuno può offrire a Dio (R. Virgili). Anche Maria e Giuseppe sono benedetti, tutta la famiglia viene avvolta da un velo di luce per la benedizione e la profezia di quella coppia di anziani laici, profeti e sacerdoti a un tempo: la benedizione e la profezia non sono riservate ad una categoria sacra, abitano nel cortile aperto a tutti.

Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Parole che sono per me e per te: io non morirò senza aver visto l’offensiva di Dio, l’offensiva della luce già in atto dovunque, l’offensiva mite e possente del lievito e del granello di senape.

Poi Simeone dice tre parole immense su Gesù: egli è qui come caduta, risurrezione, come segno di contraddizione.

Gesù come caduta. Caduta dei nostri piccoli o grandi idoli, rovina del nostro mondo di maschere e bugie, della vita insufficiente e malata. Venuto a rovinare tutto ciò che rovina l’uomo, a portare spada e fuoco per tagliare e bruciare ciò che è contro l’umano.

Egli è qui per la risurrezione: è la forza che ti fa rialzare quando credi che per te è finita, che ti fa partire anche se hai il vuoto dentro e il nero davanti agli occhi. È qui e assicura che vivere è l’infinita pazienza di ricominciare.

Cristo contraddizione del nostro illusorio equilibrio tra il dare e l’avere; che contraddice tutta la mia mediocrità, tutte le mie idee sbagliate su Dio.

Caduta, risurrezione contraddizione. Tre parole che danno respiro e movimento alla vita, con dentro il luminoso potere di far vedere che tutte le cose sono ormai abitate da un oltre.

La figura di Anna chiude il grande affresco. Una donna profeta! Un’altra, oltre ad Elisabetta e Maria, capaci di incantarsi davanti a un neonato perché sentono Dio come futuro.

 

 

 

Il mistero non è ciò che non si può comprendere, ma ciò che non si è mai finito di comprendere. (Sant’Agostino)

La parola “mistero” esige di essere intesa correttamente. Di solito si pensa che il mistero è ciò che non si può comprendere. Si dice: Dio è un mistero, l’eucaristia è un mistero (per celebrare degnamente i santi misteri), il rosario è formato da quindici misteri, ecc.

Ma se Dio mi parla è perché io capisca, se vado a messa ci vado per capire, se recito il rosario è per meditare, capire, assimilare i misteri della vita di Cristo e di sua madre. È curioso o, peggio, sciocco affermare che Dio mi parla, mi rivela la sua vita e che io, già per definizione, non posso capire nulla perché è un mistero. Sant’Agostino ci insegna che il mistero non è ciò che non si può comprendere, ma ciò che non si è mai finito di comprendere. Anche una persona o un brano musicale sono un mistero: non si finisce mai di conoscerli completamente.

Dio ci fa penetrare nel suo mistero inesauribile. La nostra vocazione è diventare ciò che egli è. Bisogna dunque che sappiamo chi egli sia. Il senso della vita è la nostra relazione con Dio, una relazione tale che vivremo eternamente della sua vita.

Tutto nel cristianesimo esiste perché la nostra relazione con Dio sia possibile e vera. Tutto nel cristianesimo (dogmi, morale, sacramenti, preghiera,…) ha come unico scopo di garantire e di autenticare la verità della nostra relazione con Dio. Ma è evidente che, affinché la nostra relazione con Dio sia vera, bisogna sapere chi è l’uomo e chi è Dio. Non è possibile avere una relazione vera con qualcuno che non si conosce.

È il Cristo (colui che si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio) che ci rivela chi è l’uomo e chi è Dio. In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (cfr. Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione (GS, 22)

 

da “Che cos’è il mistero?” di Lino Pedron (Fede e vita p.4)

 

http://www.scuolacattolicaoggi.org/pu…

 

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Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio. Questo è l’essenziale della fede!

Voi mi domanderete: Ma non è proprio questo il peccato originale, voler diventare Dio? Sì, il peccato originale consiste proprio nella pretesa di diventare Dio senza Dio, contro Dio e con le sole nostre forze.

Ma l’essenziale della nostra fede è diventare Dio con Dio, secondo il progetto di Dio, accogliendo questo inaudito dono di Dio: la nostra divinizzazione. Diventare figli di Dio significa partecipare alla vita stessa di Dio. Un padre non dà ai suoi figli soltanto la vita, ma la propria vita.

Quando diciamo che siamo figli di Dio, diciamo che Dio ci dà la sua stessa vita, ci fa partecipi della sua divinità, cioè che noi siamo divinizzati. È una cosa seria, è una cosa enorme!

Il battesimo ci fa diventare figli di Dio nel senso forte e pieno della parola! Il battezzato è l’uomo che ha ricevuto l’ordine di diventare Dio (s. Basilio). Il Cristo rivela chi è l’uomo e chi è Dio Il senso ultimo dell’esistenza umana è diventare Dio.

Non saremo eternamente Dio come Dio è Dio, non saremo infiniti, assoluti come lui, ma vivremo della sua stessa vita. Da qui la necessità di sapere in cosa consiste questa vita. La cosa ci riguarda direttamente….

Dio non può rivelarci che la nostra vocazione è diventare ciò che egli è senza dirci chi egli sia…

 

 

Testo di Lino Pedron

http://www.scuolacattolicaoggi.org/public/sco/2001/2001%2005/EDITORIALE.pdf

 

 

 

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Prima di nascere non esistevamo. Il Signore ci ha donato l’esistenza e la coscienza di esistere.

Ha permesso che nascessimo in un contesto cristiano e cattolico.

Abbiamo un’anima immortale che il Signore prenderà con sé se gli siamo fedeli, per goderlo in pienezza per tutta l’eternità.

Abbiamo la possibilità di frequentare giornalmente la Santa Messa e ricevere nel nostro corpo e nella nostra anima immortale il Signore stesso, Amore Onnipotente e Salvatore.

È un grande privilegio poter frequentare l’Eucaristia con fede, perché Gesù Eucaristico è Colui mediante il quale tutto è stato creato ed è davvero Signore di tutto ciò che esiste.

È quello stesso Gesù, uomo e Dio, che può creare infiniti altri mondi migliori di questo.

Egli può inoltre arricchire ed impoverire. Ha la facoltà di lasciarci nella serenità interiore o metterci alla prova.

Ha la possibilità di custodire la nostra salute o lasciarci nella malattia per motivi che solo Lui conosce.

È lo stesso Gesù che può decidere se lasciarci ancora in questa vita o prenderci anche all’improvviso.

È il nostro vero Salvatore al quale dobbiamo Tutto!

 

 

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Pochi di noi siamo davvero consapevoli che giovani ed anziani, TUTTI, dal punto di vista esistenziale, siamo ancora allo stato “embrionale” – per usare una metafora – perché non abbiamo raggiunto la pienezza dell’essere.
In effetti, cosa sappiamo realmente della vita, del microcosmo,del corpo, della mente, dell’anima, dello spirito e dell’intero Universo? Quasi nulla perché tutti noi balbettiamo di fronte al mistero della vita.
Siamo ancora allo stato embrionale, bimbi ed anziani, perché abbiamo davanti a noi l’Eternità, ma per ora siamo in attesa di diventare uomini e donne nuovi, trasformati, divinizzati in Gesù Cristo, il vero Uomo-Dio.
Se ci pensiamo bene tra i santi ci sono coloro che sono stati presi da bambini, da adolescenti, da adulti e da anziani. ciò significa che ognuno di noi dovrà raggiungere una propria pienezza, secondo la volontà del Signore.
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Signore, donaci una fede profonda che ci aiuti ad essere interiormente sereno.

Dacci la certezza di essere sostenuti e amati da Te in ogni momento della vita.

Donaci anche la meraviglia e lo stupore per tutto ciò che esiste, ma soprattutto la gratitudine…

Fa’, o Signore che i momenti cupi e gravosi non prevalgano su quelli sereni.

Con la vera fede  donaci anche la certezza che tutto ciò che accade ha un senso, anche se per ora non possiamo comprendere appieno.

Tu, o Gesù, da cui noi cristiani dovremmo prendere l’esempio, eri continuamente fiducioso del Padre nel quale vivevi serenamente abbandonato.

Anche Tu hai provato momenti tristi e deludenti come l’incomprensione, la persecuzione personale, la giusta ira, la compassione e la stessa passione e morte.

Aiutaci a superare con la fede ogni difficoltà della vita e fa’ che crediamo nel tuo immenso amore per ognuno di noi.

 

 

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Desideri pregare Dio ma non sai cosa dire?Non importa: tu pensa al Padre Celeste in silenzio, Lui ti guarda con amore perché sei suo figlio, unico ed irripetibile.

Desideri pregare ma ti senti troppo peccatore? Tu mettiti alla presenza di Gesú : Egli ha giá espiato per te.

Desideri pregare ma in te non senti sufficiente amore? Pensa allo Spirito Santo: Egli possiede amore in sovrabbondanza e te ne dará….

 

 

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1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo:

« La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio […] e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione […]. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo » (Rm 8,19-23).

1047 Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, « affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti », partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.

1048 « Ignoriamo il tempo in cui saranno portate a compimento la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini ».

1049 « Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza ».

1050 « Infatti i beni della dignità dell’uomo, della comunione fraterna e della libertà, cioè tutti questi buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale ». Dio allora sarà « tutto in tutti » (1 Cor 15,28), nella vita eterna:

 

(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

 

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La preghiera cristiana è pienamente umana: comprende la lode e la supplica. Infatti, quando Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a pregare, lo ha fatto con il “Padre nostro”, affinché ci poniamo con Dio nella relazione di confidenza filiale e gli rivolgiamo tutte le nostre domande.

Imploriamo Dio per i doni più alti: la santificazione del suo nome tra gli uomini, l’avvento della sua signoria, la realizzazione della sua volontà di bene nei confronti del mondo.

Il Catechismo ricorda: «Nelle domande esiste una gerarchia: prima di tutto si chiede il Regno, poi ciò che è necessario per accoglierlo e per cooperare al suo avvento» (n. 2632).

Ma nel “Padre nostro” preghiamo anche per i doni più semplici e feriali, come il “pane quotidiano” – che vuol dire anche la salute, la casa, il lavoro; e pure l’Eucaristia, necessaria per la vita in Cristo –; così come il perdono dei peccati, e quindi la pace nelle nostre relazioni; e infine che ci aiuti nelle tentazioni e ci liberi dal male.

Chiedere, supplicare. Questo è molto umano. Ascoltiamo ancora il Catechismo: «Con la preghiera di domanda noi esprimiamo la coscienza della nostra relazione con Dio: in quanto creature, non siamo noi il nostro principio, né siamo padroni delle avversità, né siamo il nostro ultimo fine; anzi, per di più, essendo peccatori, noi, come cristiani, sappiamo che ci allontaniamo dal Padre. La domanda è già un ritorno a Lui» (n. 2629).

A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. Ma prima o poi questa illusione svanisce. L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto. L’anima assomiglia a una terra arida, assetata (cfr Sal 63,2).

Tutti sperimentiamo, in un momento o nell’altro della nostra esistenza, il tempo della malinconia, della solitudine. La Bibbia non si vergogna di mostrare la condizione umana segnata dalla malattia, dalle ingiustizie, dal tradimento degli amici, o dalla minaccia dei nemici.

A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. In queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita: il grido, la preghiera: «Signore, aiutami!».

La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte. Noi esseri umani condividiamo questa invocazione di aiuto con tutto il creato. Non siamo i soli a “pregare” in questo sterminato universo: ogni frammento del creato porta inscritto il desiderio di Dio.

San Paolo lo ha espresso in questo modo: «Sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente» (Rm 8,22-24).

In noi risuona il multiforme gemito delle creature: degli alberi, delle rocce, degli animali… Ogni cosa anela a un compimento.

Ha scritto Tertulliano: «Prega ogni essere creato, pregano gli animali e le fiere e piegano le ginocchia; quando escono dalle stalle o dalle tane alzano la testa al cielo e non rimangono a bocca chiusa, fan risuonare le loro grida secondo le loro abitudini. E anche gli uccelli, non appena spiccano il volo, van su verso il cielo e allargano le loro ali come se fossero mani a forma di croce, cinguettano qualcosa che pare preghiera» (De oratione, XXIX).

Dunque, non dobbiamo scandalizzarci se sentiamo il bisogno di pregare soprattutto quando siamo nella necessità.Dovremmo imparare a pregare anche nei tempi felici; ringraziare Dio per ogni cosa che ci è data, e non ritenere nulla come scontato o dovuto: tutto è grazia. Tuttavia, non soffochiamo la supplica che sorge in noi spontanea.

La preghiera di domanda va di pari passo con l’accettazione del nostro limite e della nostra creaturalità. … È difficile non credere nella preghiera: essa semplicemente esiste; si presenta a noi come un grido; e tutti quanti abbiamo a che fare con questa voce interiore che può magari tacere per lungo tempo, ma un giorno si sveglia e grida. Dio risponderà.

Non c’è orante nel Libro dei Salmi che alzi il suo lamento e resti inascoltato. La Bibbia lo ripete infinite volte: Dio ascolta il grido di chi lo invoca. Anche le nostre domande balbettate, anche quelle rimaste nel fondo del cuore.

Il Padre vuole donarci il suo Spirito, che anima ogni preghiera e trasforma ogni cosa. È questione di pazienza, di reggere l’attesa. Perfino la morte trema, quando un cristiano prega, perché sa che ogni orante ha un alleato più forte di lei: il Signore Risorto.

La morte è già stata sconfitta in Cristo, e verrà il giorno in cui tutto sarà definitivo, e lei non si farà più beffe della nostra vita e della nostra felicità.

(papa Francesco – 9 dicembre 2020)

 

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Messaggio della Regina della Pace del 25 novembre 2020
Cari figli! Questo è il tempo dell’amore, del calore, della preghiera e della gioia.
Pregate, figlioli, affinché Gesù Bambino nasca nei vostri cuori.
Aprite i vostri cuori a Gesù che si dona a ciascuno di voi.
Dio mi ha invitato per essere gioia e speranza in questo tempo ed Io vi dico: senza Gesù Bambino non avete né la tenerezza né il sentimento del Cielo, nascosti nel Neonato.
Perciò, figlioli, lavorate su voi stessi.
Leggendo la Sacra Scrittura, scoprirete la nascita di Gesù e la gioia dei primi giorni che Medjugorje ha donato all’umanità.
La storia sarà vera, ciò che anche oggi si ripete in voi ed attorno a voi.
Lavorate e costruite la pace attraverso il sacramento della confessione.
Riconciliatevi con Dio, figlioli, e vedrete i miracoli attorno a voi.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.’ ‘

MOSTRA MENO

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Grazie Signore per essermi svegliato anche stamane.
È un mio dovere riconoscere che Tu mi proteggi in qualsiasi momento dell’esistenza.
Anche stanotte, come per tutte le notti trascorse nell’arco della mia vita terrena, mi hai preservato da una morte improvvisa, da un terremoto devastante, da un disastroso impatto di asteroidi, dalla tempesta, da un incendio, da un crollo improvviso, da un’esplosione, dalle cattive intenzioni di un ladro… ecc.
Anche per oggi posso vedere, camminare, gustare, udire, odorare, lavorare, conversare, pregare ed amare.
Anche per oggi sono in compagnia di Gesù, del Padre Celeste, dello Spirito Santo, dell’angelo custode, di Maria Santissima e di tutti i santi del Cielo.
Perdonami, Signore, per tutte quelle volte che sono stato indifferente per i tuoi immensi doni e non ti ho ringraziato sinceramente per la tua speciale protezione.
Spirito Santo, ispirami nei pensieri, nelle parole e nelle opere affinché possa fare sempre la volontà di Dio ed il bene al prossimo.
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LO STRAORDINARIO NELL’ ORDINARIO.
Se pensi bene chi realmente sei, non hai tempo per annoiarti…
Se stai muovendo le mani, pensa che in quel momento stai spostando miliardi di atomi che fanno parte delle tue cellule, in base alla tua volontá.
Se stai leggendo, miliardi di neuroni sono impegnati a percepire e riorganizzare i contenuti del testo che stai fissando.
Se stai camminando, il tuo cervello riesce a gestire migliaia di funzioni per mantenerti in equilibrio senza ragionare troppo….
Se stai conversando, entrano in funzione strategie di comunicazione inimmaginabili…
Se stai guardando un film o stai ascoltando un qualsiasi commento, la tua mente é attiva in maniera molto complessa…
Insomma qualsiasi cosa tu pensi o tu fai é straordinario se riesci a cogliere la sua meravigliosa complessitá.
Davvero chi ci ha creati é Amore Onnisciente!

Se ci pensiamo bene, l’uomo ha la consapevolezza dell’esistenza della terra, della luna, del sole, degli astri e dei fenomeni cosmici, ma tutti quest’ultimi messi insieme non hanno la consapevolezza dell’esistenza dell’uomo, perché non possiedono la nostra coscienza.

Non si può calcolare il valore di una vita umana, in quanto ogni persona ha un’anima immortale ed è fatta ad immagine e somiglianza del Creatore, destinata a glorificarlo per tutta l’eternità.

Se noi consideriamo una sola persona, l’Universo materiale intero ha un valore infinitamente piccolo rispetto ad essa.

Questo perché l’Universo materiale che vediamo è destinato prima o poi a dissolversi, la persona, invece, possiede la coscienza nella quale si riflette tutto il Cosmo, e, possedendo l’anima immortale, è destinata all’Eternità, nella figliolanza divina, in Gesù Cristo risorto.

Hai ora compreso che valore hanno la mia, la tua vita e quella di ogni persona?

Tutto questo è quello che penso realmente…

 

 

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Il termine GIACULATORIA proviene dal latino: jaculor jacularis – lanciare, donde: prex jaculatoria: preghiera giaculatoria.

Consiste di due elementi: la parola e l’atteggiamento:Kyrie eleison – O Signore, abbi pietà di me.

La parola, che deve essere scelta tra i vocaboli dei libri ispirati; l’atteggiamento – che è l’affidarsi a quella Potenza che ci supera per ogni dove.

Due significati quindi: il nostro affidamento a Dio e la richiesta di aiuto.A volte il soggetto è sottinteso come: Ora pro nobis – prega per noi – dove il soggetto può essere anche la Madonna o i Santi.

Il suggerimento è quello di utilizzare l’invocazione che meglio si adatta alle varie circostanze e ai diversi stati d’animo.

Possono venire spontaneamente in mente, o essere scelte fra quelle entrate nell’uso comune, tutte prese dalla Bibbia:Dio sia benedetto – Sia lodato Gesù Cristo – Venga il tuo regno.

Una invocazione continua quindi, ripetuta associandola al respiro; una preghiera che deve scendere fino al cuore. Famosa l’invocazione nei: “Racconti di un Pellegrino russo” dove il fedele era inviato a ripetere la preghiera ritmando le parole con il battito del cuore.

Ritroviamo quindi l’essenza della preghiera del cuore che è appunto dare a Dio tutto noi stessi. Il risultato è un senso di pace, fiducia e speranza, così difficili da conquistare ai nostri giorni.

Si differenziano dalla normale preghiera per la loro ripetizione costante; a volte ritmano il respiro e quindi si possono ripetere per ore intere ed essere così in costante contatto con Dio o il Santo protettore.

 

(Testo di Eugenio Carretta)

 

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Per quanto riguarda il “destino” bisogna capire cosa si intende realmente.

Qualcuno pensa che, in base al “destino”, le cose che avvengono siano in qualche modo già scritte e fissate nel libro della nostra esistenza, per cui devono per forza avvenire e non possiamo fare nulla per cambiarle.

Qui, però, si rischia l’arresa di fronte alle difficoltà della vita e si nega velatamente il libero arbitrio.

Chi invece ha una visione più cristiana, sa che Dio è Amore Onnisciente, per cui al suo sguardo è presente l’intera esistenza di ognuno di noi.

Però, in base al libero arbitrio ed alla concatenazione degli eventi, noi abbiamo la possibilità di interagire e di volgere al meglio il nostro pensiero e le azioni conseguenti alla nostra volontà. (Tenendo conto che lo stesso Gesù disse: “Senza di me non potete fare nulla”)

Nella sua amorevole onniscienza, Dio conosce il “futuribile”, cioè “il futuro” che potrebbe realizzarsi date certe circostanze ma che rimane in ambito di possibilità non necessariamente compiuta” (wikipedia).

Questo non significa che siamo privi del “libero arbitrio” e che non possiamo fare nulla per cambiare le cose già fissate.

Il dono del libero arbitrio ci rende ad immagine e somiglianza del Creatore e siamo noi che decidiamo da che parte stare (nel bene o nel male) e come e quando operare. Questo fatto rientra nella pedagogia divina nei nostri confronti affinché possiamo raggiungere la pienezza della nostra persona destinata a diventare “figlio di Dio”.

Ecco perché ritengo pericoloso accettare passivamente questo comune concetto di “destino”, perché rischia di deresponsabilizzarci e portarci all’ignavia.

 

 

 

 

Tanti santi e sante hanno sperimentato la notte della fede e il silenzio di Dio – quando noi bussiamo e Dio non risponde – e questi santi sono stati perseveranti. In queste notti della fede, chi prega non è mai solo.

Gesù infatti non è solo testimone e maestro di preghiera, è di più. Egli ci accoglie nella sua preghiera, perché noi possiamo pregare in Lui e attraverso di Lui. E questo è opera dello Spirito Santo.

È per questa ragione che il Vangelo ci invita a pregare il Padre nel nome di Gesù.

San Giovanni riporta queste parole del Signore: «Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio» (14,13).

E il Catechismo spiega che «la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù» (n. 2614). Essa dona le ali che la preghiera dell’uomo ha sempre desiderato di possedere.

Senza Gesù, le nostre preghiere rischierebbero di ridursi a degli sforzi umani, destinati il più delle volte al fallimento. Ma Lui ha preso su di sé ogni grido, ogni gemito, ogni giubilo, ogni supplica… ogni preghiera umana.

E non dimentichiamo lo Spirito Santo che prega in noi; è Colui che ci porta a pregare, ci porta da Gesù. È il dono che il Padre e il Figlio ci hanno dato per procedere all’incontro di Dio. E lo Spirito Santo, quando noi preghiamo, è lo Spirito Santo che prega nei nostri cuori.

Cristo è tutto per noi, anche nella nostra vita di preghiera. Lo diceva Sant’Agostino con un’espressione illuminante, che troviamo anche nel Catechismo: Gesù «prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio.

Riconosciamo, dunque, in Lui la nostra voce, e in noi la sua voce» (n. 2616). Ed è per questo che il cristiano che prega non teme nulla, si affida allo Spirito Santo, che è stato dato a noi come dono e che prega in noi, suscitando la preghiera.

Che sia lo stesso Spirito Santo, Maestro di orazione, a insegnarci la strada della preghiera.

(da un’omelia di papa Francesco)

 

 

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Fb 8 novembre 2020

Mt 25, 1-13 – XXXII domenica

p.Ermes Ronchi

 

Lampada ai miei passi

E’ bello questo racconto, è bello un Regno simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce, di quasi niente. Dieci piccole luci nel buio, gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare la notte e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla nebbia.

Nel dettaglio cinque ragazze sono sagge, sono custodi di luce perché vedono lontano, vedono oltre; cinque sono stolte, hanno una vita vuota e superficiale, presto spenta.

E qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti fanno brutta figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato che mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte che non hanno pensato all’olio di riserva; le sagge che si rifiutano di condividere; e quello che chiude la porta della casa in festa, cosa che è contro l’usanza, perché tutto il paese partecipava all’evento delle nozze.

Gesù usa tutte le incongruenze possibili per provocare e rendere attento l’uditorio.

Il punto di svolta del racconto è un grido. Che rivela non tanto la mancata vigilanza (tutte si addormentano, sagge e stolte, tutte ugualmente stanche) ma lo spegnersi delle torce: “dateci un po’ del vostro olio perché le nostre lampade si spengono, perché senza luce non è vita”.

La risposta è lapidaria: no, perché non venga a mancare a tutte. Andate a comprarlo.

Tutto sembra oscurare l’atmosfera gioiosa della festa, ma il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono protagonista di me stesso, chi lo sarà?

Una parabola difficile che si chiude con un esito duro: “Non vi (ri)conosco!”, e non potrebbe essere diversamente, perché lui è luce, luce pura, e gli spenti non sa chi siano.

Parabola esigente e consolante.

Gesù non spiega che cosa sia l’olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno. Saper bruciare per un’attesa.

L’alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti.

Tutte si addormentano, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato.

Dio non ci coglie in flagrante, è una voce che ci scuote, ogni volta, anche nel buio più fitto, per mille strade intricate e, nel momento più nero, qualcosa, ci ha risvegliato.

La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà. È in quella voce, che non mancherà; che riuscirà a ridestare da tutti gli sconforti; che mi rialza dicendo che di me non è stanca, che mi sostiene nella paura; che disegna un mondo colmo di incontri e di luci.

A me basterà avere un cuore in ascolto, ravvivarlo come una lampada e uscire correndo, incontro al suo abbraccio.

 

Avvenire XXXII A

Matteo 25,1-13

Nessuno dei protagonisti della parabola fa una bella figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte non hanno pensato a un po’ d’olio di riserva; le sagge si rifiutano di aiutare le compagne; il padrone chiude la porta di casa, cosa che non si faceva, perché tutto il paese partecipava alle nozze, entrava e usciva dalla casa in festa. Eppure è bello questo racconto, mi piace l’affermazione che il Regno di Dio è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce. Di quasi niente. Per andare incontro a qualcuno. Il Regno dei cieli, il mondo come Dio lo sogna, è simile a chi va incontro, è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, “uno sposo”, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede. Ma qui cominciano i problemi. «Tutte si addormentarono», le stolte e le sagge. Perché la fatica del vivere, la fatica di bucare le notti, ci ha portato tutti a momenti di abbandono, a sonnolenza, forse a mollare. La parabola allora ci conforta: verrà sempre una voce a risvegliarci, Dio è un risvegliatore di vite. Non importa se ti addormenti, se sei stanco, se l’attesa è lunga e la fede sembra appassire. Verrà una voce, verrà nel colmo della notte, proprio quando ti parrà di non farcela più, e allora “non temere, perché sarà Lui a varcare l’abisso” (D. M. Turoldo). Il punto di svolta del racconto non è la veglia mancata (si addormentano tutte, tutte ugualmente stanche) ma l’olio delle lampade che finisce. Alla fine la parabola è tutta in questa alternativa: una vita spenta, una vita accesa. Tuttavia lo scatto in alto, l’inatteso del racconto è quella voce nel buio della mezzanotte, capace di risvegliare alla vita. Io non sono la forza della mia volontà, non sono la mia capacità si resistere al sonno, io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, anche se tarda, di certo verrà, a ridestare la vita da tutti gli sconforti, a consolarmi dicendo che di me non è stanca, a disegnare un mondo colmo di incontri e di luci. A me serve un piccolo vaso d’olio. Il vangelo non dice in che cosa consista quell’olio misterioso. Forse è quell’ansia, quel coraggio che mi porta fuori, incontro agli altri, anche se è notte. La voglia di varcare distanze, rompere solitudini, inventare comunioni. E di credere alla festa: perché dal momento che mi mette in vita Dio mi invita alle nozze con lui. Il Regno è un olio di festa: credere che in fondo ad ogni notte ti attende un abbraccio.

 

 

Spirito Santo, fa’ che io possa sempre glorificarti in qualsiasi situazione.
Signore, che io veda Te nel prossimo, nel neonato, nel fanciullo, nell’adolescente, nell’adulto e nell’anziano.

Che io sia sempre consapevole che ogni persona che hai creato è Tempio dello Spirito Santo ed hai per tutti un particolare progetto che ti glorifica.

Fa’ che ovunque io vada possa trasmettere la vera serenità interiore e che in me non ci sia posto per l’orgoglio, per la vanità, per l’ira, per l’invidia, per il risentimento e per ogni forma di egoismo o pregiudizio.

Fa’ che non venga inquinato dalla sete del possesso che mi rende avido. Rendimi consapevole che il vero possesso è ben altro da quello che materialmente pensiamo.

In te si possiede realmente nel “distacco” più puro, perché è solo allora che godiamo in profondità la tua Creazione, quando la riportiamo a Te, da cui Tutto proviene.

 

 

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Tu sei stato creato dal Padre per mezzo di Gesù Cristo: esisti perché Lui ti ha desiderato dall’Eternità.

Ti ha anche redento col suo sangue e continua a sorreggerti per la sua Divina Misericordia.

Ti ama senza sosta, anche quando ti riveli estremamente fragile o disobbedisci alle sue leggi.

Egli non vuole che alcuno si perda e fa di tutto per salvarti rispettando il tuo libero arbitrio.

Gesù conosce in profondità ogni istante della tua esistenza, sa che sei fragile e ti è riconoscente quando dimostri reale fiducia in Lui.

Essendo l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, conosce già ciò di cui hai bisogno per la tua vita terrena e per la salvezza eterna della tua anima.

Confida sempre in Lui e non ti deluderà mai. Non temere. Egli è la Via, la Verità e la Vita.

Egli potrebbe creare infiniti altri mondi e nuove dimensioni.

Ti attende con gioia perché, quando per Lui sarai pronto, ti vuole con sé a godere della Beatitudine eterna, ma prima devi portare la tua croce insieme alla sua.

Chiedigli insistentemente che ti prepari per il Santo viaggio in Lui e la tua lode nei suoi confronti sia perenne!

 

 

 

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Il processo di “visualizzazione” ha sempre influenzato la psiche e spesso il nostro comportamento. Ci sono studiosi che sostengono che fissare nella mente immagini altamente positive, ricche di simmetrie, forme e colori, aiuta l’equilibrio interiore e mette in risalto la positività della vita quotidiana.

Durante l’Eucaristia noi vediamo dei semplici segni che indicano la presenza di realtà molto profonde. La nostra mente dovrebbe allenarsi a leggere questi segni attraverso un pacato ed interiore processo di visualizzazione.

La particola, ad esempio, è il pane che viene elaborato grazie all’intervento spazio-temporale dell’uomo e della natura. E così lo stesso per il vino. Gesù si offre interamente in corpo, sangue, anima e divinità in questo modo, eppure è realmente presente in tutte e due le specie. È la Trascendenza che si inabissa nell’immanenza per elevare l’uomo di buona volontà alle altezze a cui è destinato.

Questo tipo di visualizzazione ha un effetto più incisivo dopo l’assunzione della particola. Lo sguardo interiore, aiutandosi con la fede e l’immaginazione, è fisso sulla figura di Gesù, su quello che ha detto e fatto, sulla sua energia umana e divina. Allora Gesù stesso può operare meglio in noi perché trova l’ambiente più accogliente ed in questo modo trasmettere i frutti dello Spirito Santo. Egli ci fa comprendere che se compiamo la sua volontà con amore è Lui ad agire in noi, ed allora scaturisce la gioia interiore che ci aiuta ad apprezzare l’esistenza, i doni divini,  a relazione col prossimo, l’operare il bene, la contemplazione di tutto ciò che esiste di bello, santo, buono. In questo modo diventiamo gradualmente “altri Cristi”, nel senso che continuiamo la sua missione nell’Amore verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

 

 

 

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COSA GRADISCE DI PIÙ DA TE IL SIGNORE..
Il Signore ti è riconoscente per ogni offerta che fai in chiesa e per la chiesa.
Sappi, però, che Egli potrebbe creare dal nulla tutto di cui c’è bisogno.
Il Signore ti è grato per ogni tua opera d’arte che gli doni.
Sii consapevole, comunque, che ogni sua creatura è un’opera d’arte.
Il Signore gradisce tutti i più piccoli servizi ed il tempo che gli doni.
Sappi, comunque, che Egli in sé non ha bisogno di nulla. Potrebbe creare altre infinite creature che lo glorificano.
Sai cosa gradisce di più da te?
Lui chiede il tuo cuore, perché nessuno può uguagliarlo ed è unico ed irripetibile. Lo desidera e lo gradisce più di tutto ciò che puoi donargli di materiale e mentale, perché ti ama infinitamente.
L'immagine può contenere: 1 persona, disegno
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Meditazione su un affresco che si trova al cimitero principale di Cividale del Friuli. (In una edicola sacra vicino al muro perimetrale in fondo) Eccoti, mio Signore Gesù, ucciso e deposto ai piedi della croce, presso tua madre distrutta dal dolore.
Tu che hai solo fatto il bene all’umanità, ecco come ti abbiamo ricompensato. S
ei stato tradito dagli amici, flagellato duramente, torturato in modo inimmaginabile, schernito ed umiliato, spogliato delle vesti, crudelmente appeso alla croce sotto lo sguardo di Maria, tua madre, delle pie donne e del tuo amato discepolo Giovanni, anche lui afflitto.
Quanto hai sofferto per noi, o Signore Gesù! Non è davvero possibile immaginare il tuo immenso dolore fisico e spirituale.
Ti guardo e mi stupisco che come Tu, il Figlio di Dio, Colui per mezzo del quale Tutto esiste nei Cieli e sulla terra, hai dovuto affrontare una simile passione, dinnanzi alla quale tutti gli angeli del Cielo così scosso da questa immane tragedia, rimangono davvero ammutoliti!
Aiutami ad essere consapevole o Signore, quanto ti sia davvero costato l’avermi amato in quel modo!
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Padre Silvano Moro, frate cappuccino, da più di 20 anni accompagna gruppi di persone alla conoscenza profonda di se stesse utilizzando un metodo particolare, chiamato Co.To.Co. (Connais Ton Coer, Conosci il Tuo Cuore)

Molti partecipanti, alcuni dei quali dotati di notevole preparazione culturale, l’hanno definito un cammino di “nuova evangelizzazione”.

Incoraggiato dalle lusinghiere valutazioni positive, p. Silvano ha pensato di offrire a un pubblico più vasto la conoscenza di questo metodo di scoperta e di lavoro su di sé. Il libro andrà utilizzato, ogni volta che sarà possibile, negli incontri di gruppo, che sono assolutamente necessari perché la condivisione del vissuto è una grande maestra di vita. Tuttavia, chi vorrà, potrà trarre beneficio anche dalla lettura e dall’esercizio personale.

Il testo non si presenta come un corso teorico, ma ha un taglio esperienziale su due piani, umano e cristiano. Sul piano umano la persona, con una serie di domande, viene stimolata a trovare il positivo che la abita da sempre, ma di cui quasi mai ha coscienza.

In un secondo tempo, con altre domande, è invitata ad aprire gli occhi anche sui propri limiti, sui complessi e sui ritardi nella sua crescita psico-spirituale. Alla fine, si forniscono suggerimenti per continuare personalmente il percorso di crescita.

Sul piano cristiano, questo approccio alla conoscenza di sé risulta importante per realizzare un cammino di fede come esperienza di vita, anziché come acquisizione di contenuti teorici di fede da memorizzare. L’impegno di vivere in modo cosciente una parola o una frase-guida di Gesù in tutte le situazioni di vita aiuterà a essere in sintonia con la propria interiorità o cuore profondo, luogo di Dio in noi.

La condivisione nel gruppo delle proprie esperienze di vita e di fede è lasciata alla libertà di ciascun partecipante.

È comunque caldeggiata, perché lo scambio di esperienze, fatto come dono, crea dinamiche milto positive, che, a volte, sfociano in amicizia profonda e in comunione di cuori e di sentimenti.

Il creatore di questo prezioso strumento di conoscenza di sé, p. Bellarmin Fontaine, frate cappuccino francese.

 

 

 

Le père Silvano Moro, frère capucin, accompagne des groupes de personnes à une connaissance approfondie d’eux-mêmes depuis plus de 20 ans en utilisant une méthode particulière, appelée Co.To.Co. (Connais Ton Cœur)

De nombreux participants, dont certains ont une préparation culturelle considérable, l’ont défini comme un chemin de «nouvelle évangélisation».

Encouragé par les évaluations positives, le P. Silvano a décidé d’offrir la connaissance de cette méthode de découverte et de travail sur soi à un public plus large. Le livre sera utilisé, dans la mesure du possible, lors de réunions de groupe, qui sont absolument nécessaires car le partage d’expériences est un grand enseignant de la vie. Cependant, ceux qui le souhaitent peuvent également bénéficier de la lecture et de l’exercice personnel.

Le texte n’est pas présenté comme un cours théorique, mais a une coupe expérientielle à deux niveaux, humain et chrétien. Sur le plan humain, la personne, avec une série de questions, est stimulée à trouver le positif qui l’a toujours habité, mais dont elle n’a presque jamais conscience.

Plus tard, avec d’autres questions, elle est invitée à ouvrir également les yeux sur ses propres limites, complexes et retards dans sa croissance psycho-spirituelle. A la fin, des suggestions sont fournies pour poursuivre personnellement le chemin de la croissance.

Au niveau chrétien, cette approche de la connaissance de soi est importante pour réaliser un chemin de foi comme une expérience de vie, plutôt que comme l’acquisition de contenus théoriques de la foi à mémoriser. L’engagement à vivre consciemment une parole ou une phrase directrice de Jésus dans toutes les situations de la vie aidera à être en harmonie avec sa propre intériorité ou son cœur profond, lieu de Dieu en nous.

Le partage dans le groupe de ses propres expériences de vie et de foi est laissé à la liberté de chaque participant. Cependant, il est encouragé, car l’échange d’expériences, fait comme un cadeau, crée une dynamique très positive qui, parfois, aboutit à une amitié profonde et à la communion des cœurs et des sentiments.

Le créateur de ce précieux outil de connaissance de soi est le P. Bellarmin Fontaine, un frère capucin français.

 

 

 

SCOPRI TE STESSO    

Qualcuno 2000 anni fa ha detto: “A che cosa serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?”.

E il grande psicologo Erich Fromm ha affermato: “Il compito più importante dell’uomo durante la sua vita è di dare alla luce se stesso”. Si tratta sempre di riprendere il cammino della propria nascita.

Il percorso di conoscenza di sé che presenta questo libretto, è il risultato di 40 anni di lavoro e di ricerca di un cappuccino francese: Bellarmin Fontaine. Lo ha chiamato Co.To.Co., sigla che in francese significa “Connais Ton Cœur”, cioè conosci il tuo cuore.

La concezione dell’uomo che sottostà a questo percorso è una concezione eminentemente positiva che vede il fondo dell’essere umano come bellezza. Sotto il profilo della psicologia, Co.To.Co. si presenta come dipendente dalla psicologia umanista, dalla psicologia dell’Essere in crescita.

Quindi si distingue dalla psicologia terapeutica.

Sotto il profilo della psicopedagogia dipende dalla scuola “Personnalité et Relations Humaines” (P.R.H.), fondata in Francia negli anni ’60 da André Rochais.

Questo percorso è motivato da questa domanda:

dove bisogna agire sulle persone perché la loro crescita si metta in movimento, si acceleri e mettano ordine nella loro vita rendendola più armoniosa?

L’obiettivo unico è la crescita dell’essere umano. L’intenzione dell’autore è di offrire ad ogni uomo e ad ogni donna ciò che deve sapere per diventare pienamente se stesso.

Il metodo di lavoro consiste nell’accoglienza e analisi delle proprie sensazioni a contenuto psicologico, che sono l’espressione di “realtà” psicologiche che vivono in noi, di cui spesso non abbiamo coscienza, ma che di fatto condizionano la vita in positivo o in negativo.

Si tratta di rendere attente le persone a ciò che il loro essere profondo presenta loro come cammino di vita e di crescita.

In questo percorso essendo stato creato in Africa, la struttura della persona umana è paragonata per praticità pedagogica a un villaggio composto di tre quartieri (o zone o livelli).

C’è il quartiere “Sorgenti vive”: il quartiere o zona fondamentale che è una realtà positiva, luogo della bellezza originaria della persona.

Poi c’è il quartiere del corpo e della sensibilità emotiva dove risiedono in genere tutti i nostri problemi psicologici e spirituali.

Infine c’è il quartiere del capo o testa razionale, che ha il compito di conoscere e di agire in armonia con il quartiere sorgenti vive, che è quello che guida la vita. 

Negli incontri di gruppo la condivisione del proprio vissuto è lasciata alla libertà di ognuno. Non è obbligatoria, ma caldeggiata sì, perché ognuno impara dall’altro.

Questo metodo non intende consegnare a un “guru” la personalità del partecipante. Al contrario lo invita a gestire la sua propria formazione e gli fornisce gli elementi per poter fare questo. Anche se questo non esclude la richiesta eventuale di un aiuto chiarificatore da parte di un consigliere.

I 30 incontri sono strutturati così:

Chi volesse fare questo percorso tenga presente che non è fissata nessuna quota per l’iscrizione e per la partecipazione. È offerta libera, secondo le possibilità di ciascuno.

Questo metodo non intende consegnare a un ‘guru’ la personalità del partecipante. Al contrario lo invita a gestire la sua propria formazione fornendogli gli elementi per poter fare questo.

Ogni incontro è composto da una parte psicologica, che si riferisce al vissuto “sentito” e una parte più spirituale che si riferisce al vissuto di fede in cui si dà molta importanza alla Parola di Dio, che, se vissuta, nutre il profondo della persona.

L’incontro termina con dei suggerimenti che invitano a praticare nel quotidiano ciò che si è scoperto su di sé.

Il primo strumento di lavoro sono delle domande poste dall’animatore, che hanno lo scopo di provocare una sensazione a contenuto psicologico, che è da accoglie e da analizzare.

 

 

(Titoli dei capitoli del libro)

CAMMINO DI CRESCITA
  1. Educare il profondo della persona
  2. La struttura della persona
  3. I bisogni essenziali della persona
  4. Le sensazioni: conoscerle per lasciarsi guidare
  5. In dialogo con il cuore profondo
  6. L’importanza delle relazioni vitalizzanti
  7. La sensibilità psico-fisica
  8. La reattività psico-fisica della sensibilità
  9. Comportamenti disfunzionali
  10. L’egocentrismo
  11. Danni dell’egocentrismo e rimedi
  12. L’immagine di sé
  13. La persona umana davanti alla sua razionalità
  14. Crescere in maturità: atteggiamenti e mezzi

 

 

 

Se qualcuno è interessato ad avere il libro “Scopri te stesso” rivolgersi a:

 

Santuario di Castelmonte (Prepotto, UD)

tel. 0432 731094    mail :  santuario@santuariocastelmonte.it

o

fr. Silvano Moro  (Santuario Madonna dell’Olmo – via Santuario 9, CAP 36016 – Thiene – VI)

cell. 327 6525380    mail:  silvano_moro@virgilio.it

 

 

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Fb 11 ottobre 2020

Mt 22, 1-14

(p.Ermes Ronchi)

 

C’è, in città, una grande festa: si sposa il figlio del re. Ma nessun invitato sembra interessato, almeno tra quelli che possiedono terreni, buoi e botteghe.

È la fotografia del fallimento del re.

Come mai nessuno risponde e la festa finisce nel sangue, nel fuoco?

È la storia di Gesù, e della sua terra.

Tutto comincia non con un obbligo, ma con un invito, che rivela una libertà immensa e drammatica, per noi ma anche per Dio. L’uomo è il rischio di Dio, perché il Dio della sala vuota, delle chiese tristi, del pane e del vino che nessuno vuole e nessuno cerca, è debole di fronte a noi. Eppure invita: non alla fatica della vigna, ma a nozze in pienezza, al piacere di vivere. Ma se ne andarono al proprio campo o agli affari. Gli invitati vivono per le cose, non hanno tempo per la gioia, fermi all’esterno di se stessi.

Il re non si scoraggia, è disposto ad accogliere gente inadatta, sbagliata o cattiva. Per la terza volta i servi escono per le strade, chiesa in uscita, a cercare per i crocicchi, dietro le siepi, nelle periferie, gente di nessuna importanza, ma che abbia fame di vita e di festa. E noi che pensavamo a fianco di Dio solo i buoni, i puri: “e la sala si riempì!”

La prima immagine è quella di una sala preparata per la festa, la seconda è la strada: la libertà delle scelte. Di quelli che seguono una logica mercantile e contabile, troppo impegnati per vivere.

La terza immagine è l’abito nuziale. Di cosa è simbolo quell’abito migliore? Di una vita senza macchie? No. Indica il meglio di noi: è quello della Donna dell’Apocalisse vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo le stelle, che indossa il guardaroba di Dio, l’abito da festa del creato che è la luce, il primo di tutti i segni.

La parabola inizia con una reggia senza canti, con una sala vuota, e termina con un dramma: gettatelo fuori.

E’ possibile fallire la vita.

L’uomo che verrà cacciato non è peggiore degli altri, ma è spento dentro. Non gode della festa perché non ci crede a un Dio di festa. Quel re non è credibile: non è possibile avere a palazzo straccioni e vagabondi! Ha la mentalità di quelli che non avevano tempo, è lì, ma è altrove. È il dramma dell’uomo che si è sbagliato su Dio, che non immagina un Regno fatto di festa e convivialità.

Ancora dentro questi nostri giorni dolenti e splendidi Dio rinnova i suoi inviti, a dirci che l’eternità non è in un altro orologio, che questo tempo è già un attimo di infinito. Ora, con Dio.

L’invito è convertire l’economia delle cose in quella delle persone, a prenderci del tempo per l’incontro, per gli amici, per Dio che pensiamo lontano e invece è dentro la sala della vita, la sala del mondo, una scala di luce posata sul cuore che sale verso lui.

 

Avvenire XXVIII domenica

Festa grande, in città: si sposa il figlio del re.

Succede però che gli invitati, persone serie, piedi per terra, cominciano ad accampare delle scuse: hanno degli impegni, degli affari da concludere, non hanno tempo per cose di poco conto: un banchetto, feste, affetti, volti.

L’idolo della quantità ha chiesto che gli fosse sacrificata la qualità della vita. Perché il succo della parabola è questo: Dio è come uno che organizza una festa, la migliore delle feste, e ti invita, e mette sul piatto le condizioni per una vita buona, bella e gioiosa. Tutto il vangelo è l’affermazione che la vita è e non può che essere una continua ricerca della felicità, e Gesù ne possiede la chiave.

Ma nessuno viene alla festa, la sala è vuota. La reazione del re è dura, ma anche splendida: invia i servitori a certificare il fallimento dei primi, e poi a cercare per i crocicchi, dietro le siepi, nelle periferie, uomini e donne di nessuna importanza, basta che abbiano fame di vita e di festa.

Se i cuori e le case degli invitati si chiudono, il Signore apre incontri altrove. Come ha dato la sua vigna ad altri viticoltori, nella parabola di domenica scorsa, così darà il banchetto ad altri affamati.

I servi partono con un ordine illogico e favoloso: tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Tutti, senza badare a meriti o a formalità. Non chiede niente, dona tutto.

È bello questo Dio che, quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le innalza: chiamate tutti! Lui apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano. E dai molti invitati passa a tutti invitati, dalle persone importanti della città passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi e poi i buoni… Sala piena, scandalo per il mio cuore fariseo.

E quando scende nella calca festosa della sala, è l’immagine di un Dio che entra nel cuore della vita. Noi lo pensiamo lontano, separato, assiso sul suo trono di giudice, e invece è dentro questa sala del mondo, qui con noi, come uno cui sta a cuore la mia gioia, e se ne prende cura.

Ed ecco il secondo snodo del racconto: un invitato non indossa l’abito delle nozze. E lo fa buttare fuori. Che pretesa! Ha invitato mendicanti e straccioni e si meraviglia che uno sia messo male. Ma l’abito nuziale non è quello indossato sulla pelle, è un vestito nel cuore. È un cuore non spento, che si accende, che sogna la festa della vita, che desidera credere, perché credere è una festa.

Anch’io sono quello che sono, l’abito un po’ rattoppato, un po’ consumato o scucito. Ma il cuore, quello no: ho fame e sete, e desiderio che tornino presto la gioia e la festa nelle nostre case. Sono un mendicante di cielo.

 

p. Ermes Ronchi

Mt 18,1-5.10
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
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“Nel Regno farete tutto ciò che vi piacerà fare…”Certamente nel bene, nell’arte, nell’Armonia, nel puro sentimento.

Col pensiero vi creerete il vostro mondo di luce e in quella luce penetrerà la vera grande luce; vi costruirete spiritualmente, per vivere ancora uniti, la casa del vostro sogno.

Potrete ideare colori da stendere su di una tela.. Strumenti per suonare..Potrete anche vedere ciò che accade nei mondi..

Tutti quelli creati dal Padre Celeste per la felicità e la gloria di ogni creatura… Astri, stelle, galassie.. mondi della materia; ma esistono anche quelli dello spirito e si raggiungono non appena pensati e sono infiniti nell’infinito come infinito è Dio Creatore, Io Suo Figlio Dio infinito nel Padre e voi nostri raggi.

Ma ora non potete comprendere quella vita, dovete essere felici per coloro che già la vivono!”

 

 

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Prima di salire al Cielo, Gesù aveva promesso di essere sempre presente tra gli uomini.

Ed in effetti ci ha lasciato un grandissimo dono: La  Santa Eucaristia, dove egli si offre intero in corpo, Sangue, anima e divinità a chiunque voglia accostarsi a Lui.

Carlo Acutis, questo ragazzo, che sarà dichiarato “beato” fra poco, nato nel 1991 e morto nel 2006 a soli 15 anni, affermava che l’Eucaristia, che frequentava ogni giorno, era la sua Autostrada per il Cielo. Egli ci credeva davvero ed era dispiaciuto nel constatare come le Chiese fossero sempre più vuote e l’Eucaristia abbandonata anche da moltissimi giovani.

Ma la situazione in molte parrocchie sta peggiorando: sempre meno fedeli prendono in seria considerazione questo immenso dono che Gesù Cristo ci ha lasciato. Per questo, Gesù e sua madre sono molto dispiaciuti.

Carlo Acutis percepiva bene questa amarezza che diventava anche sua. Per questo insisteva molto sull’importanza di obbedire con amore al 3° Comandamento divino: “Ricordati di Santificare le Feste”, soprattutto frequentando la Santa Messa.

Ricordiamoci che Gesù ci ama e ci cerca, ma anche noi dobbiamo rispondere alla sua chiamata…

 

 

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Non è facile vedere le persone mettendosi un po’ nell’ottica di Dio.
Sappiamo che Egli prova una profonda tenerezza per tutti noi uomini perché è “Padre”, come ci esortò a chiamarlo Gesù stesso.
Egli non è attratto dall’apparenza fisica, ma dal cuore in ognuno di noi.
Un cuore che palpita per Lui, anche quando la persona è molto fragile e ricade spesso nelle proprie colpe, lo attira.
Però è attirato anche da chi è indifferente nei suoi confronti, perché desidera salvarlo.
Del resto la nostra eternità consiste nell’ammirare il suo Essere misterioso e nel partecipare della sua gioia di esistere, e la vita terrena è un periodo di allenamento, anche se con molti fallimenti, per poter arrivare all’uomo perfetto che sa amare il più disinteressatamente possibile. Mi viene in mente il buon ladrone appeso alla croce con Gesù.
Al Signore basta una nostra presa di coscienza e riconoscere che senza di Lui noi non possiamo essere salvati.
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INVITO IMPORTANTISSIMO

 

ALLA S.V. CHE STA LEGGENDO QUESTO INVITO

Oggi, Domenica 6 settembre, la Signoria Vostra è invitata all’importantissimo incontro che si terrà presso la sua Chiesa Parrocchiale, come ogni Domenica o Festa raccomandata.

Nell’occasione la S.V. potrà conferire con il Re dei Re, Gesù Cristo Eucaristico, il quale si offrirà intero in corpo, Sangue, Anima e Divinità, per albergare nella Vostra anima e concedervi le grazie che più desiderate.

Ricordiamo che questo incontro è sempre straordinario, perché tramite Gesù Cristo tutte le cose sono state create, quelle del Cielo e quelle della terra, compresi i potenti della terra e Voi stesso, ed è Lui che tutto sostiene in ogni istante della Vostra esistenza.

Vi ringraziamo vivamente per la Vostra eventuale adesione.

 

(Una voce dal deserto)

 

 

 

Gesù è stato tradito dai suoi amici più intimi,

sottoposto innocentemente al giudizio delle autorità civili e religiose,

accusato ingiustamente dalla stessa folla che ha beneficiato,

flagellato duramente,

schernito ed umiliato dai soldati romani,

caricato di una croce pesante,

inchiodato atrocemente su quella stessa croce..

 

..eppure prima di morire, davanti a molti che continuavano a schernirlo, disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!

 

 

 

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Scrisse la mistica Luisa Piccarreta:
L’anima meditando su tutte le pene di Gesù, lo corona di Gloria e lo onora come suo re.
Gli riempie la bocca di dolcezza, dandogli il cibo più squisito, qual è la memoria delle Sue stesse opere e schiodandolo dalla Croce lo fa risorgere nel suo cuore.
Gesù le dà la ricompensa ogni qualvolta che lo fa, una nuova vita di Grazia, sicché essa è il suo cibo e Gesù si fa cibo continuo per lei
(Luisa Piccarreta Vol VII, 9 novembre 1906).
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Dio ama tutte le sue creature, in particolare l’uomo.

È Lui che ha creato tutto e tutti ed è Lui che tutto sostiene.

Per cui tutto ciò che abbiamo è suo, anche quello che riteniamo nostre proprietà materiali, psichiche e spirituali. Tutto è suo.

Una cosa, comunque, il Signore ha  stabilito di non possedere: la nostra libera volontà. Quando diciamo nel Padre nostro “Sia fatta la tua volontà”, Egli ci prende sul serio ed accetta i nostri sacrifici, come ha accettato quelli di Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, il quale ha affrontato liberamente la passione e la morte sulla Croce per fare la volontà del Padre.

Ecco perché accetta il dono delle nostre sofferenze in unione a quelle di suo Figlio: esse fanno parte del suo misterioso piano di salvezza universale.

 

 

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a cura di https://www.mondocrea.it

(di p. Ermes Ronchi)

Termina qui il vagabondaggio libero e felice sulle strade e lungo le sponde del lago: all’orizzonte si staglia Gerusalemme.

Si profila la follia sconosciuta della croce. Dio non vuole assomigliare ai potenti, lui è venuto per le vittime e i torturati del mondo, e da allora la nostra storia con Lui ruota attorno allo scandalo della croce.

Accettare Gesù come Messia è ammissibile, ma che lui debba morire in modo orrendo, è inaccettabile, e Pietro si rifiuta. Gesù allora lo invita ad aprirsi al nuovo che irrompe: “Pietro, torna a metterti dietro a me. Seguimi nel modo giusto, il tuo cuore ne è capace”.

Non è solo Pietro ad opporsi, ma anche gli altri. E allora Gesù allarga a tutti lo stesso invito e ne detta le condizioni.

Se uno “vuol” venire… Ma perché dovrei volere questo? Qual è la molla? Lo rivelerà poco dopo: se vuoi salvare la tua vita.

Grande energia della sequela, istinto vitale e bello!

…rinneghi se stesso. Parole pericolose. Non significa annullarsi, diventare sbiadito o incolore. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dai pieni talenti. Non vuole uno sterminato corteo di gente con la croce addosso, ma l’immenso andare insieme verso più vita.

Significa che non sei tu la misura di tutto, e che il segreto è ben oltre te.

Sostituiamo la parola croce con la parola amore, e la frase diventa: chi vuole venire con me, prenda tutto il “suo” amore, tutto quello di cui è capace, e mi segua. Dice Gesù: vivi le mie stesse passioni e lì troverai vita.

Gesù guarda all’orizzonte dei giorni supremi, sapendo che il male si scioglierà solo portandolo, sulla croce. Croce da “prendere”, da scegliere: ricordati che non avere nessuno per cui valga la pena perdere la vita è già morire. Perdere per trovare. È la fisica dell’amore.

Tutti, io per primo, abbiamo paura del dolore; ci sia concesso però di non aver paura del dolore che viene dall’amore. Dimentica che esisti quando dici che ami ( J. Twarkowski), e troverai vita.

E quando all’orizzonte intravedo una croce io non ci sto, e con Pietro mi sento un po’ tradito. Allora mi soccorre Geremia, il profeta sedotto, che tuttavia si sente solo e incompreso, e protesta la sua amarezza. Pietro è deluso nel suo entusiasmo. Dio che seduce e poi delude? Sì, perché ti chiama a pensare come lui, a seguire le sue vie lontane dalle nostre vie, lontane dal tuo vecchio cuore.

Dove trovare l’energia per seguirlo? Ancora Geremia: “nel mio cuore c’era un fuoco ardente, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo… Anche il profeta vuole “trovare vita”. Quella cosa che tutti cerchiamo, ovunque, in tutti i giorni sotto il sole. E la vita è ciò che arde.

Senza il fuoco di Dio per me, io sarei niente. Guadagnerei il mondo ma perderei me stesso.

 

Avvenire XXII anno A Matteo 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole.  Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui “maestro degli uomini liberi”, “fonte di libere vite” (Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: “a partire da te, ma non per te”. Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

La seconda condizione: prendere la propria croce, e accompagnarlo fino alla fine. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo. La croce, questo segno semplicissimo, due sole linee, lo vedi in un uccello in volo, in un uomo a braccia aperte, nell’aratro che incide il grembo di madre terra. Immagine che abita gli occhi di tutti, che pende al collo di molti, che segna vette di monti, incroci, campanili, ambulanze, che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte. Ma il suo senso profondo è altrove. La croce è una follia. Un “suicidio per amore”, sosteneva Alain Resnais. Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte e lui sa che a quell’esito lo conduce la sua passione per Dio e per l’uomo, passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce, scegli per te qualcosa della mia vita. Di lui, il coraggioso che osa toccare i lebbrosi e sfidare i boia pronti a uccidere l’adultera; il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti; il molto tenero che si commuove per due passeri; il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto; il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; il libero che non si è fatto comprare da nessuno; senza nessun servo, eppure chiamato Signore; il mite che non ha vinto nessuna battaglia ed ha conquistato il mondo. Con la croce, con la passione, che è appassionarsi e patire insieme. Perché “dove metti il tuo cuore là troverai anche le tue ferite” (Francesco Fiorillo).

Se vuoi venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andargli  dietro?  È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo. Chi non l’ha patito? Beato però chi continua, come il profeta: nel mio cuore c’era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo. Senza questo fuoco (roveto ardente, lampada, o semplice cerino nella notte), posso anche guadagnare il mondo ma perderei me stesso.

 

 

1Gv 1,8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Chi nega l’esistenza del libero arbitrio nega il peccato, cioè la responsabilità dell’uomo incline al male.
Chi nega il peccato rende vana l’Incarnazione, la passione e la morte di Gesù Cristo, perché Lui è venuto per salvarci dal peccato.
Se non abbiamo peccato, allora, che senso avrebbe tutta l’economia della salvezza?
Stiamo molto attenti a questo tipo di eresie…
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Gesù a santa Faustina Kowalska:
«Quanto desidero la salvezza delle anime! Mia carissima segretaria, scrivi che desidero riversare la Mia vita divina nelle anime umane e santificarle, purché esse vogliano accogliere la Mia grazia.
I più grandi peccatori potrebbero raggiungere una grande santità, se soltanto avessero fiducia nella Mia Misericordia.
Le Mie viscere sono colme di Misericordia, che è diffusa su tutto ciò che ho creato.
La Mia delizia consiste nell’agire nelle anime degli uomini, riempirle con la Mia Misericordia e giustificarle.
Il Mio regno in terra è la Mia vita nelle anime degli uomini.
Scrivi, Mia segretaria, che direttore delle anime sono Io stesso direttamente, mentre indirettamente le guido tramite i sacerdoti e conduco ognuna alla santità attraverso una strada nota soltanto a Me»
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Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2020

 

 

“Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Sono con voi e vi invito di nuovo, figlioli, ritornate a Dio ed alla preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi.

Figlioli non avrete né futuro né pace finché nella vostra vita comincerete a vivere la conversione personale ed il cambiamento nel bene.

Il male cesserà e la pace regnerà nei vostri cuori e nel mondo.

Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate. Sono con voi ed intercedo presso mio Figlio Gesù per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

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Non possiamo aspettarci che la vittoria si ottenga attraverso un cammino continuo e diritto: la vittoria si ottiene attraverso le fatiche, attraverso le oppressioni.
Così è avvenuto quando si trattava della liberazione d’Israele, così è avvenuto quando si trattava della redenzione che Cristo avrebbe operato nel mondo: Egli avrebbe ottenuto la salvezza e liberazione attraverso la sua morte, l’apparente fallimento di tutta la Sua vita.
Così avviene nella storia della Chiesa anche oggi, così avviene nella nostra povera vita.
Non è forse vero che gli strumenti migliori dell’azione divina, della sua provvidenza, sono i nemici di Dio?
Sono essi che provocano più grande male, ma sono anche essi che, provocando il male, in qualche modo impegnano.
(dal “Diario di un pellegrino carnico” di p. Albino Candido p.177)
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San Bartolomeo apostolo, tu che hai riconosciuto in Gesù il Figlio di Dio solo perché Egli ti aveva visto sotto l’albero del fico, aiutaci ad essere anche noi come te, senza falsità e veritieri.
Al giorno d’oggi abbondano più che mai l’ipocrisia ed il regno dell’apparenza.
È difficile non adeguarsi alla mentalità distorta e perversa del tempo, ma tu intercedi per noi.
Ti supplichiamo, chiedi al Signore che aumenti in noi la fede.
Sempre meno credono nella divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio, ed aumentano ovunque coloro che vogliono contagiarci col virus dell’incredulità e del dubbio.
Tu che sei stato costituito apostolo dallo stesso Maestro, aiutaci ad essere saldi nella fede ed a confidare nel Signore nostro Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio.
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Al giorno d’oggi circolano strane teorie in odore di new age e post new age, come ad esempio la famosa “legge di attrazione”, la quale, avvalendosi del presupposto “einsteiniano” per cui tutto è energia, promette risultati sorprendentemente positivi per chi sa sintonizzarsi su queste complesse onde energetiche che permeano l’Universo in cui siamo immersi.

Secondo queste teorie noi tutti, se emettiamo onde positive attraverso i nostri desideri, essi si possono realizzare allorché formulati in pensieri e frasi ripetute come un mantra.

In questo modo queste segrete vibrazioni cosmiche, sintonizzandosi con noi, ci aiuterebbero a trovare un lavoro, un partner, ad ottenere salute, benessere e soldi. Addirittura esse sostengono che, qualora noi ringraziamo positivamente l’Universo per quello che abbiamo, ci verrà dato altro ancora in abbondanza.

C’è un particolare importante: questa teoria presuppone una visione panteistica dell’Universo. Questo è contrario alla visione cristiana: basta solo pensare alla preghiera insegnata da Gesù: “Sia fatta la tua volontà”.

Succede inoltre, che alcuni ottengono davvero alcune cose che chiedono seguendo i consigli di certi moderni guru che sostengono la legge di attrazione.

A questo punto dobbiamo ricordare bene che Dio non è l’Universo, perché ne è il Creatore ed è quindi trascendente.

Quando escludiamo Dio dalla nostra vita, lasciamo il posto ad un angelo malefico, il quale ha dei poteri ed ha la facoltà di concederci certe cose proprio per indurci a dimenticarci di Colui che ha creato tutto e che ci sta continuamente sorreggendo.

Attenzione, quindi a questo inganno diabolico: Gesù ci ha consigliato di santificare il nome del Padre e di compiere la sua volontà, non la nostra!

Tutto, quindi deve essere compiuto in Lui e nel suo nome: è questo che ci consente anche di ottenere grazie straordinarie.

Gesù aveva detto: “Senza di me non potete fare nulla”

 

 

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Il “Padre nostro”, la preghiera che Gesù ci ha insegnato, contiene in sintesi tutta la sua dottrina e la sua stessa vita. La vita di Cristo era “preghiera vivente” mediante la volontà unita a quella del Padre e l’azione unita a quella dello Spirito Santo.

Nel “Padre nostro” ritrovi tutti gli insegnamenti fondamentali che sono eternamente validi per ogni uomo che vuole raggiungere la pienezza a cui era stato destinato.

Recitiamola spesso questa preghiera vitale, soffermandoci a riflettere anche sui minimi particolari: spesso ciò che sfugge allo sguardo superficiale e distratto è estremamente importante.

Non recitiamola in fretta, perchè serve a poco. Un’anima contemplativa fa della sua vita una preghiera vivente.

Se saprà fare tesoro degli insegnamenti contenuti in questa splendida preghiera raggiungerà presto la beatitudine già nella vita terrena.

(dal mio libro : “Come ci vedono dall’aldilà” p. 224)

 

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Gesù ad un’anima privilegiata: “Poco importa dove sei e cosa fai: Io sono sempre con te. Ma se non ne sei intimamente conscio, puoi attraversare la vita come un cieco, ignaro delle meraviglie e delle bellezze che ti circondano, brancolando nel buio alla ricerca del tuo sentiero.

Quando sei davvero consapevole, hai occhi per vedere ed orecchie per intendere e tutte le piccole cose della vita acquistano un nuovo e più profondo significato.

Non dai nulla per scontato, ma vedi uno scopo ed un piano dietro a tutto cio che accade nella tua vita, e trovi gioia ed elevazione autentiche in tutto cio che ti succede.

Vedi le cose con gli occhi dello Spirito, comprendi le cose che davvero contano nella vita e l’esistenza trabocca di gioia e di felicità.

Cominci a renderti conto che nulla di ciò che avviene è casuale, riconosci ovunque la mia mano e il tuo cuore è ricolmo d’amore e di gratitudine”.

 

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“Prima che Abramo fosse io sono”

 

Cosa farei realmente se non credessi in Gesù Cristo? Il mondo, la vita…nulla avrebbe senso. NULLA! Potrei forse provare compassione per coloro che soffrono atrocemente (e tutta la natura fa soffrire spesso atrocemente).

Ma nel mio intimo mancherebbe la speranza e quindi la gioia di vivere. E quando manca l’entusiasmo di vivere tutto gradualmente diventa attorno a noi ostile, monotono, noioso, superfluo.

Nei periodi di vero sconforto a chi potrei ricorrere dal momento che la preghiera diventerebbe completamente inutile? Vivrei completamente immerso nelle tenebre più fitte e più devastanti.

Sensazioni atroci…non voglio nemmeno immaginare!

“Tu solo, o Signore, hai parole di vita eterna!

 

testo tratto dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà” p.81

 

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Il paradiso è Lui, non può essere un luogo o una felicità che sia fuori di Lui, e che non sia Lui stesso.

Non può essere uno stato di essere come è la vita presente che può essere vita anche fuori, staccata da Lui quando non viene riconosciuta vita Sua anche questa che viviamo.

Se questa che viviamo potessimo trasformarla in vera vita che è Lui, allora il paradiso lo potremmo avere e possedere anche ora, nel tempo. Ciò può succedere a tratti, come estasi e rapimento, doni che può farci Lui, se vuole.

Rimane sempre però il fatto che solo Lui è la VITA eterna, senza tempo, e perché senza tempo è pienezza di felicità e pienezza di amore tra noi e Lui, o meglio: noi in Lui. Quando avverrà questa transustanziazione per me?

 

 

dal “Diario di un Pellegrino Carnico”

https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Gesù a Santa Faustina Kowalska

«Scrivi: sono tre volte santo ed ho orrore del più piccolo peccato. Non posso amare un’anima macchiata dal peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei.

La Mia Misericordia l’abbraccia e la perdona. Con la Mia Misericordia inseguo i peccatori su tutte le loro strade ed il Mio Cuore gioisce quando essi ritornano da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono lieto per il loro ritorno. Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani.

Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia.

Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me.

Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano».

 

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

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Se tu preghi per ottenere qualcosa, ma non l’ottieni e poi dici che Dio non ti ascolta, significa che non hai pregato bene: forse, tra le tante cose, ti manca la fiducia. In questo caso è giusto che tu chieda allo Spirito Santo il dono della fede.
Egli allora, prima o poi, ti illumina ed al momento opportuno, ti farà comprendere che ti sta preparando grazie migliori, quelle che giovano davvero alla tua anima.
Può darsi che quello che chiedevi non fosse stato secondo i suoi disegni e non sarebbe giovato per il vero bene della tua anima o di quella per cui pregavi. Allora chiedi innanzitutto il dono dello Spirito Santo, come esorta Gesù stesso, poi otterrai secondo il volere di Dio, perché nel “Padre nostro” noi dobbiamo chiedere che si compia la sua volontà, e non la nostra.
Se siamo umili e perseveranti, dimostrando fiducia nel Signore presso il quale ci rifugiamo, chiedendogli il perdono per le nostre colpe, Egli non tarderà ad esaudirci quando meno ce l’aspettiamo.
Anche il Signore, che è un Padre buono, ama farci delle sorprese ed è felice quando ci vede felici in Lui…
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Una buona cultura di base filosofica, antropologica, religiosa, spirituale e biblica orienta alla Verità. Chi legge a fondo i Vangeli intuisce che un personaggio come Gesù con la sua straordinaria sapienza, con la sua profonda saggezza ed autorevolezza non può essere stato inventato da alcuni pescatori ignoranti.
Egli è davvero esistito, ha predicato ed ha compiuto tutte quelle straordinarie opere descritte.
Gesù è il Figlio di Dio, ha la natura umana e divina contemporaneamente e si è incarnato per riportare ogni uomo a Dio, attraverso il suo immenso amore per tutta l’umanità.
Prendiamo umilmente in considerazione anche i teologi santi, i padri della Chiesa e tutti gli altri santi che hanno testimoniato le verità evangeliche.Non sottovalutiamo i mistici (ad es. Padre Pio, Gemma Galgani, Faustina Kowalska dcc.) le varie apparizioni mariane ed i messaggi della Regina della Pace di Medjugorje, la quale appare dall’aldilà nel contesto cattolico ed esorta a leggere la Sacra Scrittura.
Il cattolicesimo, pur nelle sue fragilità umane, è il vero erede della Chiesa fondata da Gesù Cristo.
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LA SANTA MESSA NON È UN OPTIONAL per un cristiano

Ricordiamoci che il Terzo Comandamento raccomanda di SANTIFICARE LE FESTE. Il modo più importante per un cristiano è quello di partecipare alla Santa Messa Festiva ogni Domenica ed alle feste raccomandate.

Non possiamo definirci credenti, ma non praticanti, perché saremmo in contraddizione.

La Santa Messa non è un optional: per un credente è un dovere, se si è in salute o se non si è impediti da impegni molto importanti. Con essa noi rendiamo il giusto culto al Signore, Creatore del Cielo e della terra, lo ringraziamo gli chiediamo perdono delle nostre mancanze.

Riceviamo il suo corpo, il suo sangue e la sua Divinità: Egli si offre totalmente a ciascuno di noi per riempirci di immense grazie, che nemmeno immaginiamo. Chiediamo al Signore il dono della fede, in modo da renderci conto dei benefici di una sola Santa Messa che frequentiamo. Non trascuriamo per negligenza questo immenso dono che Dio ci elargisce.

Un giorno dovremo rispondere anche di questo, quando sarà il nostro giudizio finale. Chiediamo al Signore anche l’entusiasmo e la gioia di incontrarlo e riceverlo durante la Santa Messa. In questo modo lo glorifichiamo.

 

 

 

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Fb 9 agosto XIX

PAURA SCIOLTA NELL’ABBRACCIO

Vangelo di paure, vangelo di grida: umanissimo vangelo. Gesù dapprima assente, poi come un fantasma, infine come una mano salda che afferra. Un crescendo di fede.

Gesù fatica a lasciare la gente, non se ne va finché non li ha salutati tutti. Era stato un giorno speciale, quello, il laboratorio di un mondo nuovo: un fervore, un moltiplicarsi di mani e di cure per dare pane a tutti.

La fame dei poveri saziata, il suo sogno realizzato.

Ora, desidera l’abbraccio del Padre. Congedata la folla salì sul monte, in disparte, a condividere con lui la gioia: sì, Padre, si può! Portare il tuo regno sulla terra si può! Un colloquio festoso, un abbraccio che dura fino all’alba, quando risente il desiderio dei suoi.

Di abbraccio in abbraccio: così si muoveva Gesù.

Pietro, coraggioso e insieme scriteriato, domanda due cose, una giusta e una sbagliata: che io venga da te! Richiesta bella e perfetta, andare verso Dio. Ma poi sbaglia chiedendo di andarci camminando sulle acque.

A cosa serve uno sfoggio di potenza fine a se stesso, un intervento divino il cui scopo non è il bene comune? A che serve l’opposto di ciò che si era verificato la sera prima, con i pani e i pesci per tutti? E’ infatti un miracolo che fallisce in fretta, e Simone affonda.

Pietro si rivela uomo di poca fede non quando ha paura delle onde nella notte, ma prima, quando chiede questo genere di segni per il suo cammino di fede. E tutto vacilla.

Dubbio, fede, grido. Mi piace questo rude pescatore, uomo d’acqua e di roccia, oscillante tra fede grande, che sfida la tempesta, e fede piccola, impaurita. Ma è proprio lì che Gesù ci raggiunge, al centro del nostro vuoto, per salvarci dalla paura.

Pietro vive sulla sua pelle come il camminare sul mare non serva affatto a rafforzare la fede. Cammina e già dubita. E io lo ringrazio per questo suo grido estremo: Signore, salvami!

Ora so che ogni dubbio può essere sciolto anche da un solo mio grido nella notte, come il suo. Se guardo con occhi bassi le mie difficoltà e i miei fallimenti, scendo nel buio.

Pietro tu andrai verso il Signore, ma non nel brillare illusorio di acque prodigiose, lo farai scendendo nella polvere della strada da Gerusalemme a Gerico.

Forse a Pietro serviva davvero questa paura d’affogare nell’acqua della disperazione, per trovare il coraggio di affidarsi, gridando a Gesù.

Un giorno lo seguirà non più attratto dai segni, ma dal suo calvario; andrà da chi sa far tacere non tanto il vento e il mare, ma tutto ciò che non è amore.

Pietro, emblema dei credenti, imparerà ad affidarsi non contando su imprevedibili miracoli, ma sull’amore quotidiano che resiste, sulla bellezza di una fede nuda.

E noi, con Pietro, a fissare Gesù che ci viene incontro nel buio della bufera, a sentire le sue consolanti parole: Vieni! Tutto è ancora possibile, con me. Vieni!

 

 

Avvenire 19 A

Matteo 14,22-33.

“Subito dopo”, dopo i pani che traboccavano dalle mani e dalle ceste, “costrinse i discepoli”, che vorrebbero star lì a godersi il successo, “a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva”. Li deve costringere, non vogliono andarci sull’altra riva, è terra pagana, c’è il rischio di essere rifiutati, è già successo.  Infatti: la barca era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Un vento che non soffia da fuori, ma da dentro i Dodici, come resistenza a quel viaggio verso gli stranieri.

“Sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare”. Non ha fretta Gesù: tre giorni ha atteso per Lazzaro, attende quasi una notte intera di tempesta, tre giorni aspetterà per risorgere. Ha sempre fretta invece quando in vista c’è una esaltazione, una ovazione. Fretta di andarsene e di portar via i discepoli. Perché il posto vero dei credenti non è nei successi e nei risultati trionfali, ma in una barca in mare, mare aperto, dove prima o poi, durante la navigazione della vita, verranno acque agitate e vento contrario. Ma non saranno lasciati soli.

«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». All’invito di Gesù, Pietro, coraggioso fino all’incoscienza, abbandona ogni riparo e cammina nel vento e sulle onde. Sì, ma verso dove? Pietro non vuole tanto andare da Gesù, quanto metterne alla prova la potenza. Andrà davvero verso Gesù, quando lo seguirà, non sedotto dal suo camminare sul mare, bensì dal suo camminare verso lo scandalo e la follia della croce. Andrà dietro a lui, non perché sa far tacere il vento, ma perché fa tacere tutto ciò che in noi non è amore. Andrà verso il Samaritano buono, nella polvere dei sentieri del tempo e non sul luccichio di acque miracolose. Andrà verso il servo, non verso il taumaturgo.

E venne da Gesù” dice il Vangelo. Pietro, fino a che ha occhi solo per quel volto visibile anche nella notte, cammina sulle acque. Quando volge lo sguardo al vento, alle onde, al buio, inizia ad affondare. Guardo al Signore, lo ascolto, e vado dovunque, faccio miracoli. Guardo a me, a tutte le difficoltà, e sprofondo.

Se guardo a perché sono qui, a chi mi ha mandato su questa terra, non mi ferma nessuno. Se guardo alla mia storia accidentata, il dubbio mi blocca.

Pietro, in pieno miracolo, dubita: “Signore affondo”; in pieno dubitare, crede: “Signore, salvami!”. Dio salva, qui è tutta la fede: Egli non è un dito puntato, ma una mano che ti afferra.

Un grido nel vento. Che se ne fa Pietro del catechismo mentre affonda? Basta un grido per varcare l’abisso tra cielo e terra. Fino a che, in fondo a ogni nostra notte, il grido di paura diventerà abbraccio tra l’uomo e il suo Dio.

Ci sono grandi onde, molto vento… ma c’erano anche prima, all’inizio del miracolo, per tutta la notte. Da dove viene il dubbio?

Dalle tempeste della vita, dalla fatica del cuore, da Dio assente. Da Gesù come un fantasma, e non come una voce e una mano.

Ma è proprio là che il Signore ci raggiunge, al centro della nostra debole fede. Non attende, non pretende che abbiamo una fede grande. Ci raggiunge e non punta il dito per accusarci ma stende la mano per afferrarci.

Dubbio e fede. Indivisibili. A contendersi in vicenda perenne il cuore. Non viene a risolvere i miei problemi, sono io che devo essere risolto.

“Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo” (Gv. 6,15). Gesù sa bene dove si insidia la tentazione del potere.
La conosceva già nel deserto, prima della sua vita pubblica. La sua coerenza è realmente esemplare: Egli ha sempre detto che il suo Regno non era di questo mondo.
Quante volte vorremmo dominare sugli altri! Con il nostro sentirci superiori ci si ammala di protagonismo.
Ma la folla fraintende sempre: esalta chi è in grado di “sfamarla” con i suoi talenti.
Grave è il pericolo di perdere l’anima quando si viene idolatrati!
Ognuno di noi, di fronte a simili tentazioni, dovrebbe ritirarsi tutto solo sulla sua montagna: troverebbe l’autentica voce dello Spirito di Dio a cui solo è dovuto il vero culto.
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Gesù a suor Faustina Kowalska:

 

«Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà.

Nell’abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo direttore spirituale, che ti risponderà sempre a Mio nome.

Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione rivelala al confessore. Metti l’amor proprio all’ultimo posto, in modo che non contamini le tue azioni.

Sopporta te stessa con molta pazienza. Non trascurare le mortificazioni interiori. Giustifica sempre dentro di te l’opinione dei superiori e dei confessore. Allontanati dai mormoratori come dalla peste.

Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te.

Osserva la regola nella maniera più fedele. Dopo aver ricevuto un dispiacere, pensa a che cosa potresti fare di buono per la persona che ti ha procurato quella sofferenza. Evita la dissipazione. Taci quando vieni rimproverata.

Non domandare il parere di tutti, ma quello del tuo direttore spirituale; con lui sii sincera e semplice come una bambina.

Non scoraggiarti per l’ingratitudine. Non indagare con curiosità sulle strade attraverso le quali ti conduco.

Quando la noia e lo sconforto bussano al tuo cuore, fuggi da te Stessa e nasconditi nel Mio Cuore. Non aver paura della lotta; il solo coraggio spesso spaventa le tentazioni che non osano assalirci.

Combatti sempre con la profonda convinzione che Io sono accanto a te. Non lasciarti guidare dal sentimento poiché esso non sempre è in tuo potere, ma tutto il merito sta nella volontà.

Sii sempre sottomessa ai superiori anche nelle più piccole cose. Non t’illudo con la pace e le consolazioni; preparati a grandi battaglie.

Sappi che attualmente sei sulla scena dove vieni osservata dalla terra e da tutto il cielo; lotta come un valoroso combattente, in modo che Io possa concederti il premio.

Non aver troppa paura, poiché non sei sola ».

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

 

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Dio, con una sola parola avresti potuto salvare migliaia di mondi. Un solo sospiro di Gesù avrebbe soddisfatto la Tua giustizia.

Ma Tu, o Gesù, hai affrontato per noi una Passione tanto tremenda, unicamente per amore.

La giustizia del Padre Tuo sarebbe stata appagata da un Tuo unico sospiro e tutto il Tuo annientamento è opera esclusivamente della Tua Misericordia e di un inconcepibile amore.

Tu, o Signore, mentre partivi da questa terra, hai voluto restare con noi ed hai lasciato Te stesso nel sacramento dell’altare e ci hai spalancato la Tua Misericordia.

Non c’è miseria che Ti possa esaurire. Hai chiamato tutti a questa sorgente d’amore, a questa fonte della divina pietà.

È lì la sede della Tua Misericordia, lì la medicina per le nostre infermità. Verso Te, viva sorgente di Misericordia, tendono tutte le anime: alcune come cervi assetati del Tuo amore, altre per lavare le ferite dei loro peccati, altre ancora per attingere forza per affrontare i disagi della vita.

Quando spirasti sulla croce nello stesso istante ci hai donato la vita eterna. Permettendo che squarciassero il Tuo sacratissimo fianco, ci hai aperto la sorgente inesauribile della Tua Misericordia, ci hai dato quello che avevi di più prezioso, cioè il Sangue e l’Acqua del Tuo Cuore. Ecco l’onnipotenza della Tua Misericordia, dalla quale giunge a noi ogni grazia.

Sii adorato, o Dio, nell’opera della Tua Misericordia, sii benedetto da tutti i cuori fedeli Sui quali si posa il Tuo sguardo E nei quali c’è la Tua vita immortale. O mio Gesù, Misericordia! La Tua santa vita sulla terra è stata dolorosa, e terminasti la Tua opera con un supplizio atroce, sospeso e disteso sull’albero della croce.

E tutto questo per amore delle nostre anime. Per un amore inconcepibile Ti lasciasti squarciare il Sacratissimo fianco e sgorgarono dal Tuo Cuore torrenti di Sangue ed Acqua. Lì c’è la viva sorgente della Tua Misericordia, lì le anime trovano conforto e refrigerio.

Nel Santissimo Sacramento ci lasciasti la Tua Misericordia, il Tuo amore ha provveduto in modo che, affrontando la vita, le sofferenze e le fatiche, non dubitassimo mai della Tua bontà e Misericordia.

Se sulla mia anima gravassero anche tutte le miserie del mondo, non dobbiamo dubitare nemmeno un istante, ma confidare nella potenza della Misericordia poiché Dio accoglie sempre benevolmente un’anima pentita.

O ineffabile Misericordia del Signore, Fonte di pietà e di ogni dolcezza! Sii fiduciosa, sii fiduciosa, o anima, anche se sei macchiata dalla colpa. Poiché se ti avvicini a Dio, non proverai amarezza.

Poiché Egli è la viva fiamma di un grande amore, Quando ci avviciniamo sinceramente a Lui, Scompaiono le nostre miserie, i peccati e le malvagità. Egli pareggia i nostri debiti, se ci affidiamo a Lui.

 

 

 

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fb 5 luglio 2020

INCANTO

 

Padre, ti rendo lode! Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli a Cafarnao e Betsaida non servono, eppure Gesù benedice il Padre.

Attorno, il vuoto. Via i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, e al loro posto ecco malati, vedove, bambini, piccoli. I preferiti di Dio: l’uomo senza qualità accolto nelle qualità di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli. Viene come figlio di povera gente, in una stalla. Senza potere, la sua rivoluzione è su una croce.

Grazie perché loro ti hanno capito! Gesù coglie la logica di Dio che parte dagli ultimi della fila, dai bastonati dalla vita, dalle mani che sanno accarezzare.

Non è difficile Dio. Sta al loro fianco in ogni epoca, su tutta la terra. Dio è vicino a ciò che è piccolo e spezzato. Quando noi diciamo perduto, lui dice trovato; se diciamo condannato, lui dice salvato; quando diciamo abbietto, Dio esclama beato! (Bonhoeffer).

Gesù che si stupisce di Dio. Mi incanta la meraviglia che felicemente lo invade mentre le sue parole passano dal lamento alla danza.

Ma non basta: venite, e vi darò ristoro. E’ il conforto del vivere, non una morale migliore. Se le nostre messe, prediche, incontri, non diventano racconti d’amore che consolano fatiche, si riducono a tomba della domanda dell’uomo, a tomba della risposta di Dio.

Gesù parla di “cose rivelate”, che non si possono recintare in una dottrina, che non sono un sistema di pensiero: le cose rivelate sono il segreto del vivere, preceduto dal silenzio, seguito dall’incanto.

E incalza chi gli è vicino: imparate da me mite e umile, così ci sarà riposo per le vostre anime. Casa della vita è l’amore anche piccolo, quello che fa un passo indietro, dove il cuore abita nella pace di chi si fida.

E ancora: prendete il mio giogo dolce, il carico leggero di Dio. Come può il giogo essere per noi, che nell’ultimo secolo abbiamo lottato proprio per eliminarli tutti? Nella Bibbia il giogo è la legge di Mosè, che Gesù riassumerà nel nuovo invito: amatevi, l’antica novità.

L’amore è ossigeno del mondo. Un re leggero, un tiranno amabile che mai ferisce e mai smette di generare, partorire, curare, dare gioia pura. Prendetevi cura di voi stessi e del creato iniziando dai piccoli, le colonne segrete nella storia, le colonne nascoste nel mondo.

Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce. Uomo regale dallo stupore improvviso, figlio mite che nessuno ha mai comprato, fratello umile di libere vite.

La pace si impara. La mitezza si impara. Da lui. La vita si impara dal cuore stupito di Gesù, puro silenzio incantato.

 

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto?

Il vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia.

Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

 

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

 

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

 

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

 

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

 

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

 

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

 

 

O Santi genitori di Maria Santissima, Anna e Gioacchino. Il Signore ha scelto voi per generare la Creatura più bella del creato.

E voi avete risposto alla sua chiamata all’unione nel Sacro matrimonio con la fede e l’amore reciproco più autentico.

Voi che avete educato con le parole e l’esempio la vostra amatissima figliola, Maria Vergine, che Dio vi ha affidato per un suo immenso piano d’amore, aiutate tutti i genitori della terra a comprendere ed educare santamente i propri figli, in modo che possano un giorno lodare Dio per tutta l’Eternità.

Proteggete le nostre famiglie dalle insidie del maligno il quale è determinato più che mai a disgregarle ed a snaturarle.

Intercedete per noi genitori presso il Signore affinché svolgiamo bene il nostro importante compito di trasmettere ai nostri figli, con l’esempio e con l’amore più disinteressato, i sacri valori cristiani in modo che anch’essi glorifichino Dio con la loro vita esemplare.

 

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VI° Quaderno – Parte 2

 

 

O Dio, Tu non hai sterminato l’uomo dopo la caduta, ma nella Tua Misericordia gli hai perdonato ed hai perdonato veramente da Dio, cioè non solo gli hai rimesso la colpa ma l’hai colmato di ogni grazia.

La Misericordia Ti ha spinto fino al punto che Tu stesso Ti sei degnato di scendere tra noi per sollevarci dalla nostra miseria. Dio scende sulla terra, il Signore dei Signori si umilia, Egli l’Immortale.

Ma dove scendi, Signore? Forse nel tempio di Salomone? Vuoi forse che Ti venga costruita una nuova dimora dove hai intenzione di scendere? O Signore, che dimora Ti prepareremo, dal momento che tutta la terra è il Tuo sgabello? Tu stesso Ti sei preparato una dimora: una Santa Vergine. Le Sue viscere immacolate sono la Tua abitazione ed avviene l’inconcepibile miracolo della Tua Misericordia, o Signore.

Il Verbo si fa Carne, Dio abita fra di noi, il Verbo di Dio, la Misericordia Incarnata. Con la Tua umiliazione ci hai innalzato alla Tua Divinità. E l’eccesso del Tuo amore, è l’abisso della Tua Misericordia. Stupiscono i cieli per questo eccesso del Tuo amore.

Ora nessuno ha più paura di avvicinarsi a Te. Sei il Dio della Misericordia, hai pietà per la miseria, sei il nostro Dio e noi il Tuo popolo. Sei nostro Padre e noi per Tua grazia siamo Tuoi figli. Sia glorificata la Tua Misericordia, poiché Ti sei degnato di scendere tra noi. Sii adorato, o Dio misericordioso, Per esserTi degnato di scendere dal cielo su questa terra. Ti adoriamo in grande umiltà, Per aver innalzato tutto il genere umano.

Insondabile nella Tua Misericordia, inconcepibile! Per amore verso di noi prendi per Te il corpo Da una Vergine Immacolata, mai sfiorata dal peccato, Perché così avevi stabilito dall’eternità. La Vergine Santa, quel niveo giglio, Per prima adora l’onnipotenza della Tua Misericordia.

Il Suo Cuore puro si apre con amore alla venuta del Verbo, Crede alle parole del messaggero divino e si rafforza nella fiducia. Si stupì il cielo che Dio si fosse fatto uomo, Che ci fosse in terra un cuore degno di Dio. Perché mai, Signore, non Ti unisci a un Serafino, ma ad un peccatore? Questo è un mistero della Tua Misericordia, nonostante il puro grembo della Vergine.

O mistero della divina Misericordia, o Dio di pietà, Che Ti sei degnato abbandonare il trono celeste Per abbassarTi alla nostra miseria, all’umana debolezza, Perché non gli angeli, ma gli uomini hanno bisogno di Misericordia.

Per esprimere degnamente la Misericordia del Signore, Uniamoci alla Tua Madre Immacolata, Così allora il nostro inno Ti sarà più gradito, Dato che Essa è stata scelta fra gli angeli e gli uomini.

Attraverso Lei, come attraverso un puro cristallo È giunta a noi la Tua Misericordia. Per Suo merito l’uomo divenne gradito a Dio, Per Suo merito scendono su di noi torrenti di grazie di ogni genere.

 

 

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È necessario lodare Dio perché ha voluto l’esistenza di ciascuno di noi e la sta sorreggendo.
Siamo destinati ad essere suoi figli per tutta l’eternità. Egli si è fatto uomo in Gesù Cristo, ha patito ed è morto per tutti gli uomini , affinché si convertano e si rendano conto di quanto siano da Lui amati.
Dio chiede ad ognuno di noi la riconoscenza, come i genitori la chiedono ai figli e ciascuno di noi a chi beneficiamo.
Questo non perché Lui abbia bisogno assoluto delle nostre lodi, ma perché ci ama nella Verità: é Lui che ci ha donato la vita e la sta sostenendo.
Se gli siamo grati per questo e mettiamo in pratica i Comandamenti dell’Amore, camminiamo nella verità e diveniamo simili a Lui, come Egli desidera… Dio ama chi dona con gioia e coloro che lo cercano con cuore sincero…
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“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.Quante volte la mia povera fede si riduce a credere che Cristo sia soloun fantasma! Un fantasma disincarnato e nulla di più.
Invece Egli si presenta anche da risorto in carne ed ossa. In CARNE edOSSA!!
La risurrezione di Cristo dovrà essere anche la nostra. Una risurrezione in carne ed ossa.Risorgerò dunque anche nella corporeità fisica. Ma la risurrezione nellavita non assimilerà il corpo corruttibile e mutante che possiedo ora. Saràun corpo glorioso e spirituale perchè è lo spirito il vero dominatore. Non è lo Spirito Santo la vita?
Il mio corpo avrà la vera vita nello Spirito che è il Signore di tutto e di tutti. Devo crederlo, altrimenti vana è la mia speranza! Signore aumenta la mia fede…sono sempre cosi pieno di paure!
“Chi ha paura muore più volte, chi non ha paura muore una volta sola”.
Sotto un certo aspetto è vero: la paura inibisce l’azione più efficace ecreatrice. Quando sono bloccato non vivo autenticamente perchè viene inme represso ogni slancio vitale che mi conduce nell’orbita dell ‘amore.
In questo senso è come se fossi morto. Se credo realmente che Cristo è presente nella mia vita, è amico e fratello confidente, desidera ardentemente farmi partecipare della sua vitadivina perchè mi ama di un amore infinito e unico; se credo realmente inquesto, allora Egli non è più un fantasma intoccabile, irraggiungibile.
No…io posso “toccarlo” quando c’è in me l’abbandono fiducioso nel suocuore e la convinzione che Egli è presente tra noi “in carne ed ossa”. Alloralo vedrò e lo toccherò nel prossimo da ascoltare, da soccorrere, da stimare, da amare…
(testo dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà p.103)
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Se ascoltiamo attentamente i Vangeli, Gesù, l’Uomo-Dio più saggio della storia, durante la sua vita è stato molto perseguitato dai sapienti del tempo: scribi, farisei, sacerdoti ecc: invidiavano la sua sapienza e la temevano. Cercavano di screditarlo in tutti i modi sostenendo che era un falso messia, un imbonitore, un bestemmiatore, un ignorante presuntuoso, ribadendo le sue umilissime origini. “Il figlio del falegname” chi credeva di essere?

Lo ritenevano un pericolo per la società ebraica e per loro stessi, i quali appartenevano ad una casta intoccabile, secondo loro detentrice della verità. Gesù, presentandosi umile e povero, seguito da folle che gli chiedevano miracoli, dava fastidio al potere locale, così pure le sue pubbliche accuse rivolte contro il loro ipocrito atteggiamento.

Ma Gesù non si perdeva d’animo e continuava imperterrito la missione del Padre. I suoi seguaci devono essere umili di cuore come Lui, pieni di fiducia verso il Padre. L’umiltà è la via più sicura per la progressiva divinizzazione di ogni uomo.

 

 

 

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fb 5 luglio 2020

p.Ermes Ronchi

INCANTO

Padre, ti rendo lode! Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli a Cafarnao e Betsaida non servono, eppure Gesù benedice il Padre.

Attorno, il vuoto. Via i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, e al loro posto ecco malati, vedove, bambini, piccoli. I preferiti di Dio: l’uomo senza qualità accolto nelle qualità di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli. Viene come figlio di povera gente, in una stalla. Senza potere, la sua rivoluzione è su una croce.

Grazie perché loro ti hanno capito! Gesù coglie la logica di Dio che parte dagli ultimi della fila, dai bastonati dalla vita, dalle mani che sanno accarezzare.

Non è difficile Dio. Sta al loro fianco in ogni epoca, su tutta la terra. Dio è vicino a ciò che è piccolo e spezzato. Quando noi diciamo perduto, lui dice trovato; se diciamo condannato, lui dice salvato; quando diciamo abbietto, Dio esclama beato! (Bonhoeffer).

Gesù che si stupisce di Dio. Mi incanta la meraviglia che felicemente lo invade mentre le sue parole passano dal lamento alla danza.

Ma non basta: venite, e vi darò ristoro. E’ il conforto del vivere, non una morale migliore. Se le nostre messe, prediche, incontri, non diventano racconti d’amore che consolano fatiche, si riducono a tomba della domanda dell’uomo, a tomba della risposta di Dio.

Gesù parla di “cose rivelate”, che non si possono recintare in una dottrina, che non sono un sistema di pensiero: le cose rivelate sono il segreto del vivere, preceduto dal silenzio, seguito dall’incanto.

E incalza chi gli è vicino: imparate da me mite e umile, così ci sarà riposo per le vostre anime. Casa della vita è l’amore anche piccolo, quello che fa un passo indietro, dove il cuore abita nella pace di chi si fida.

E ancora: prendete il mio giogo dolce, il carico leggero di Dio. Come può il giogo essere per noi, che nell’ultimo secolo abbiamo lottato proprio per eliminarli tutti? Nella Bibbia il giogo è la legge di Mosè, che Gesù riassumerà nel nuovo invito: amatevi, l’antica novità.

L’amore è ossigeno del mondo. Un re leggero, un tiranno amabile che mai ferisce e mai smette di generare, partorire, curare, dare gioia pura. Prendetevi cura di voi stessi e del creato iniziando dai piccoli, le colonne segrete nella storia, le colonne nascoste nel mondo.

Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce. Uomo regale dallo stupore improvviso, figlio mite che nessuno ha mai comprato, fratello umile di libere vite.

La pace si impara. La mitezza si impara. Da lui. La vita si impara dal cuore stupito di Gesù, puro silenzio incantato.

 

 

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto?

Il vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia.

Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

Credo in Dio Trinitario sin da piccolo. Cristo è lo stesso ieri, oggi e domani, come dice san Paolo: abbiamo sempre bisogno del suo perdono e del suo sostegno, perché “per mezzo di Lui ed in vista di Lui tutte le cose sono state fatte, quelle del Cielo e quelle della terra”. La data del 2020 non significa nulla, perché un credente lo è per sempre.

Dal punto di vista spirituale, gran parte dell’umanità d’oggi si crede più evoluta perché conosce qualche cosa in più dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma è in realtà “involuta”, terrena, materialista, miscredente. Già dal 1981 la Regina della Pace di Medjugorje ci aveva avvertiti: “senza Dio non potete fare nulla”.

È quello che aveva detto anche Cristo: “Senza di me non potete fare nulla!”

La scienza arriva fino ad un certo punto, ma la nostra vita è davvero nelle mani di Dio!

 

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San Pietro è uno dei santi che più ci commuovono in profondità.Egli amava davvero Gesù, ma sentiva in sé l’enorme fragilità che lo faceva apparire piuttosto incoerente.

Ma Pietro non si perdeva d’animo. Soffriva perché si sentiva incapace di amare come avrebbe dovuto, ma già questa sofferenza è una prova che Egli amava davvero il Maestro.

Gesù conosceva il suo cuore, ma voleva probabilmente convincere il suo discepolo ad aver fiducia in Lui, perché nonostante la sua fragilità, lo amava.

 

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Ogni fibra del corpo di Gesù è permeata di dolore e tensione sofferente.

Un corpo così martirizzato dalle precedenti frustate, percosse, lividi, graffi

ora è sottoposto alle sofferenze più crudeli della croce:

i chiodi che provocano continue contrazioni, il respiro affannoso,

gli spasmi del tetano, le urla e le imprecazioni della folla inferocita.

Ma una delle sofferenze più acute di Gesù è l’impotenza nel consolare sua madre,

le altre donne fedeli e il suo amico Giovanni che assistono affranti alla sua agonia.
Anch’ io partecipo, anche se in piccolissima parte, all’angoscia di Maria.
Con la differenza che Lei era innocente, io invece sono meritevole dei
castighi che Cristo ha attirato su di sè per risparmiarmi la dannazione
eterna. Il mio maestro si è preso su di sè i peccati di tutta l’umanità. Ma
anch’ io ho contribuito alla sua passione e morte. Non è questione di spazio e di tempo:

la croce indica i quattro punti cardinali che non rappresentano solo

il cosmo spaziale e temporale, ma tutte le dimensioni creaturali che vengono

ricapitolate nel “Logos”, il Verbo fatto carne.
In me avvengono tutte le fasi descritte nei Vangeli.

La folla.

In me c’è la folla così incostante e volubile. Sono folla quando il mio
incontro con Cristo è superficiale e vengo condizionato da qualsiasi

elemento estraneo all’intimità con il Maestro.

Allora spesso lo acclamo e lo esalto, ma subito dopo contribuisco a condannarlo a morte.
La folla è la mia ottusità, la tendenza all’aggregazione impersonale

per giustificare le mie più recondite passioni.

Scribi e farisei.

Anche gli scribi e i farisei del tempo hanno contribuito ad ucciderlo. C’è
anche in me lo scriba e il fariseo: tutte le volte che penso di essere a posto
quando osservo rigorosamente le regole morali. In questo caso uccido

lo Spirito con gli stessi miei condizionamenti e strumentalizzando la legge positiva.

Non può esserci posto per la libertà dello Spirito nel mio angusto “abitacolo interiore” .

È troppo scomodo perchè Egli richiede sincerità, umiltà, coraggio.

Ci vuole molto coraggio per guardarci dentro. lo molto spesso non ce l’ho.

Ho paura a capire la mia intimità più profonda, le ragioni più recondite

di una mia azione, di un mio pensiero.

Allora mi appello alla regola morale, quella valida universalmente.

Faccio un superficiale confronto tra il mio atto specifico o la mia omissione e la regola generale:

quando non voglio capire, allora, mi servo di quest’ultima per tacitare la coscienza,

cosi almeno dormo sonni tranquilli.
Me meschino! Non sai che proprio scribi e farisei, gli “osservanti alla
lettera della legge” hanno tramato a lungo per smascherare Gesù

che secondo loro trasgrediva ogni norma: non osservava il sabato,

frequentava pubblicani e prostitute, si avvicinava ai derelitti e ai lebbrosi,

non osservava le abluzioni rituali prima dei pasti, perdonava i peccatori,

si dichiarava Figlio di Dio…! E l’hanno fatto uccidere…

Ponzio Pilato

Rappresenta il potere costituito. “Non sai che ho il potere di liberarti o
di crocifiggerti ?”
“Tu non avresti alcun potere se non ti fosse stato dato dall’Alto!”
Quante volte rivendico in me questo potere! E come Ponzio Pilato so ciò
che è più giusto fare nelle varie circostanze della vita, ma la folla interiore
mi urla che devo crocifiggerlo altrimenti non sono “amico di Cesare”.
E nell’ora delle scelte o delle decisioni la coscienza (che è in me il potere
costituito da Dio) si lascia condizionare spesso dalle minacce dell’ego che
la cristallizza con la sua forza di gravità.
In me c’è anche lo scetticismo di Pilato: “Cos’è la verità’ “.
Come Lui sono cieco e non mi accorgo che la verità è davanti a me così
dimessa in quel Gesù prigioniero. La verità è evidente quando il mio

io diventa trasparente e fiducioso.
Ho bisogno di conversione interiore per vedere la verità.

“Sabato Santo”

Tutto tace. Gesù è nel sepolcro. È disceso negli inferi, nelle viscere della
È seppellito dentro la mia più tenebrosa intimità, senza pero esserne
contaminato: ilsu o corpo non conosce corruzione.
Attendo la purificazione del mio ego.
Vorrei lamentarmi con il mio Dio, ma quando penso al suo Figlio crocifisso
non posso: qualcosa mi blocca. E penso: cos’è la mia sofferenza paragonata alla sua?

Sono un povero mortale pieno di me stesso che vorrebbe amare Dio

realmente, ma non ho altro da offrirgli che il mio nulla.
Non è il nulla dei santi, è il mio nulla, quello dei vili, degli abbietti, degli
stomachevoli mediocri. Sono attaccato a questo “me stesso” che amo e che
odio.
Ma Dio, onnisciente, lo sapeva dall’eternità e farà di tutto per aiutarmi
ad entrare nel regno della libertà.
È entrato Lui stesso nel sepolcro della mia iniquità per rigenerarmi a nuova vita.

 

 

 

 

Gesù non è compreso: Egli si offre interamente ad ogni uomo nell’Eucaristia, ma pochi gli danno retta e non desiderano ricevere questo immenso dono, il quale è la realizzazione di quello che Gesù stesso ha promesso: “Io sarò con voi sino alla fine del mondo”.

Ognuno di noi credenti ha il compito di comunicare agli altri la grandezza di questo dono per invogliarli ad apprezzarlo seriamente.

Tutti dovremo rispondere davanti a Dio di quello che abbiamo fatto di questo incredibile mistero. Purtroppo moltissimi non credono o sono troppo pigri per correre con entusiasmo a ricevere l’Eucaristia.

Altri sono totalmente indifferenti o ci vanno solo per abitudine con la tristezza e la noia nel proprio cuore. Ciò dispiace moltissimo a Gesù, il quale ci vuole tutti sereni e contenti.

L’Eucaristia è il mezzo migliore per amare Gesù: grazie ad essa siamo spinti ad amare Dio ed il prossimo perché veniamo gradualmente divinizzati per prepararci alla venuta del Regno dei Cieli, l’incontro definitivo della nostra anima con lo Sposo divino.

 

 

 

Se fossimo profondamente coscienti del valore di una Santa Messa ben partecipata, cercheremmo di fare di tutto per frequentarla giornalmente. In essa ascoltiamo le parole del nostro Divino Maestro, gli chiediamo le grazie necessarie per noi ed il prossimo, lo riceviamo in corpo, sangue, anima e divinitá…

Ripeto: riceviamo il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesú Cristo, per mezzo del quale tutto esiste e continua ad esistere grazie al suo divino sostegno. Durante la Santa Messa noi possiamo ricevere grandi grazie, tra le quali il perdono delle nostre colpe, la salute dell’anima e del corpo, la risoluzione dei problemi che ci affliggono, la protezione speciale della SS. Trinitá, la forza e la gioia dello Spirito Santo, la pace interiore, la conversione dei nostri cari e di tutte le persone che raccomandiamo al Signore, la benedizione del Padre e la protezione dai nemici e dalle insidie del demonio, la speciale protezione di Maria Santissima (presente, all’Eucaristia insieme agli angeli ed ai Santi), la liberazione delle anime dal purgatorio insieme alla loro gratitudine eterna.

Pensiamo molto bene cosa perdiamo trascurando la Santa Messa per pigrizia o per incredulità od indifferenza!MEDITATE,

 

MEDITATE GENTE DI BUONA VOLONTA’ !!!

 

 

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Chi cerca di essere in qualche modo cristiano perché convinto della verità insegnata da Gesú Cristo, troverá spesso persone che se ne approfittano della sua coscienza etica e morale ben intenzionata e orientata a cercare di fare del bene e per questo viene considerato un debole.

Ma Cristo lo aveva predetto e Lui stesso ha provato su di sé l’amarezza del tradimento dei suoi stessi amici.

Oggi, purtroppo, abbondano i lupi travestiti da pecore e quindi é necessario mettere in pratica l’avvertenza di Cristo : “Siate semplici come colombe, ma prudenti come serpenti”.

 

 

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Come potremo cogliere qualcosa della Trinità? La strada non è quella delle formule. Voler capire la Trinità attraverso i concetti, è come tentare di capire una parola analizzando l’inchiostro con cui è scritta.

Dio non è una definizione, è un’esperienza.

I termini di Gesù per raccontare la Trinità, sono nomi di famiglia, odori di casa, suoni e silenzi di affetti. Padre, figlio, nomi che si abbracciano. Lo Spirito dice che ogni vita respira e si dilata solo quando si sa accolta, presa in carico. Abbracciata. E su tutto regna sovrana la relazione; sul trono di famiglia, il legame.

E’ l’abbraccio il senso pieno della Trinità, e l’uomo ha il suo volto.

Quando Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, l’immagine non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno, ma le tre realtà fuse insieme.

La relazione come cuore reciproco dell’essenza di Dio nell’uomo.

Ci ha amati così tanto da mandare suo Figlio. E mondo e uomo sono storia della Trinità.

Tutta la Scrittura ci assicura che nel calpestio del popolo, nella polvere dei sentieri, lo Spirito accende profeti e orizzonti; il Padre rallenta il suo passo paziente sul ritmo del nostro, e il Figlio è salvezza che ci cammina, sicura, a fianco.

Tutto questo ci sarebbe bastato! Invece l’Ascensione ci porta in pieno nel seno della Trinità: noi siamo quell’uomo pensato e creato non ad immagine del Dio solitario, ma della sua Trinità, dove si è felici solo l’uno nell’altro.

Questo Dio folle che ha amato non solo noi, ma tutto il creato. E che anch’io amo, perché è opera delle sue dita. Coi suoi spazi, le sue nuvole, i suoi figli, la sua dolce e aspra bellezza.

Terra amata e paziente. Grande giardino di Dio, con noi suoi piccoli “giardinieri planetari”.

La Trinità è lo specchio del mio senso ultimo, e dell’universo stesso.

Incamminato verso un Padre che ci dà vita, verso un Figlio che ci innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le nostre solitudini, ci senti piccoli ma abbracciati dal mistero…

(tratto da una riflessione di p.Ermes Ronchi)

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Dice il salmo che Dio fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Dio ama tutti e va sempre alla ricerca della pecorella smarrita. Egli attende pazientemente la loro conversione perché il suo sguardo va “oltre”: nelle sue creature vede anche quello che possono diventare nella bontà che riescono ad acquisire. “Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt.9,9-12)”

Gesù Cristo, poi, ci ha esortato ad amare anche il nemico (e noi possiamo cominciare a farlo anche pregando). Sulla croce Gesù disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

E per noi cristiani perdonare il nemico è una delle cose più dure da attuare, ma è quello che ci rende più simili a Dio.

 

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Signore, mio Dio e Creatore. Tu mi conosci profondamente e sai ciò che mi fa gioire e ciò che mi affligge.

Grazie a te sono consapevole che sei infinitamente Giusto, Buono e Misericordioso.

Grazie per il dono dell’esistenza: con essa mi hai dato la possibilità di glorificarti per tutta l’eternità.

Grazie per la mia fragilità : essa mi aiuta ad essere umile e confidare sempre in te.

Grazie per la tua Paternità: so di contare su un Padre Celeste che mi ama veramente e si cura di me.

Grazie per la tua fratellanza : ci hai donato Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. In Lui ottengo il perdono completo dei peccati e so di contare su un amico che non mi abbandonerà mai.

Grazie per lo Spirito Santo : È Lui che mi dona la forza per andare avanti e la gioia di esistere.

 

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Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande.

A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce.

Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.

Papa Francesco 14 maggio 2020

 

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Mai arrendersi e disperarsi per la propria fragilità che ci fa ricadere nel peccato, nonostante i propositi sinceri.

Se siamo sinceramente pentiti dei nostri peccati e ci confessiamo con il proposito di non peccare più, l’anima si purifica ed è più simile a Dio.

Con l’Eucaristia ricevuta con fede, Gesù toglie ogni residuo di peccato.

(La Regina della Pace in un messaggio aveva detto che chi si confessa e si comunica bene, qualora dovesse morire, va direttamente in Paradiso).

La Sacra Scrittura mette in evidenza le parole che Gesù aveva detto al ladrone in croce accanto a sè (che gli aveva chiesto di ricordarsi di lui nel suo Regno):

“Oggi tu sarai con me in Paradiso!”

 

 

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Ci sono molti che sostengono che per per mettersi in contatto col divino non servono la Chiesa ed i preti.

Dio si è fatto “uomo” in Gesù Cristo. Proprio un uomo “in carne ed ossa” ed anima.

Tramite l’uomo-Dio Gesù, Dio si è rivelato a noi, (chi vede me vede il Padre) perché Cristo è mediatore tra l’uomo e Dio.

Gesù ha istituito l’Eucaristia (suo vero corpo-sangue-anima e divinità), il sacramento della Confessione ed ha inviato i suoi discepoli a battezzare in tutto il mondo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Se Dio ha voluto così chi siamo noi per giudicare vana l’intermediazione di Gesù Cristo che agisce tramite i suoi ministri fino alla fine dei tempi?

 

 

 

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Ti senti indegno perché sei un peccatore incallito? Lasciati abbracciare da Gesù: Egli ti ama, ti cerca e se ti penti sinceramente ti perdona sempre!

Sei fragile e spesso non riesci a resistere alle tentazioni? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti incoraggia e ti dona il suo Spirito per rinforzare in te la volontà.

Spesso sei indifferente per le cose dello spirito? Lasciati abbracciare da Gesù: Egli ti infonde Amore e plasma il tuo cuore.

Provi insoddisfazione, malinconia e noia per il tipo di vita che conduci? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti dona l’entusiasmo e la gioia di vivere.

Hai paura di non farcela? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti dona la forza, il coraggio e la speranza, se hai fiducia in Lui.

Hai molti dubbi di fede? Lasciati abbracciare da Gesù : il suo Spirito rafforza la tua fede.

In ogni occasione, nel bene e nel male, ricorri sempre a Gesù: è davvero Lui la tua speranza!

(una voce dal deserto)

 

 

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Testo della dott.ssa Nicoletta Sgarbi (biologa nutrizionista)

 

Il plasma è ciò che rimane del sangue quando vengono allontanate le “cellule” (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Contiene principalmente acqua, proteine, nutrienti, ormoni, prodotti del metabolismo, sali minerali.

È quindi preziosissimo.

Lo è ancora di più quello di coloro che hanno vinto la propria guerra personale contro il Covid perché fra le proteine del loro plasma ci sono gli anticorpi specifici contro il SARS-Cov 2, cioè “le manette” che hanno bloccato l’azione del virus e ne hanno permesso l’arresto e la successiva “condanna a morte”.

Il plasma di un malato guarito è una vera e propria grazia: un dono d’amore gratuito di chi ha lottato e ha vinto la morte… anche per gli altri. La cura con il plasma è nota in medicina da oltre 100 anni. In realtà però la si pratica senza saperlo da oltre 2000 anni, da quando un certo Gesù Cristo ha dato la sua vita in sacrificio per noi e ha offerto gratuitamente il suo sangue iperimmune per guarirci da tutte le malattie.

È interessante infatti che tutti gli studi scientifici svolti sui miracoli eucaristici (a Lanciano, in Abruzzo, ce ne è uno dei più famosi), e sul telo sindonico, confermino che il sangue rinvenuto è sempre di gruppo AB. È un dettaglio di non poca importanza.

Il gruppo AB è, infatti, quello che viene detto accettore universale, cioè il sangue che può ricevere il sangue di tutti: come a confermarci anche biologicamente che Cristo si è preso su di se il sangue “infetto” di tutta l’umanità, e ha vinto la morte per tutti e ci dona il suo sangue iperimmune gratuitamente sotto forma di vino eucaristico per guarirci da ogni male, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Ma in questo mondo dove il dio denaro  la fa da padrone, tutto ciò che è gratis non è apprezzato.

 

 

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Gesù disse: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…..

Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi»

(Mc.8,31-38)

 

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Gesù dice di essere la VERITÀ.

Al giorno d’oggi è di moda l’atteggiamento di Pilato, il quale, pur trovandosi di fronte alla Verità, da saccente chiedeva a Gesù ironicamente cosa fosse la Verità.

Eppure Gesù è stato chiaro affermando di essere Lui stesso la Verità. Infatti, nel Credo cristiano, diciamo che per mezzo di Lui ed in vista di Lui esistono tutte le cose. Noi stessi esistiamo per suo mezzo ed il nostro destino è Lui stesso, cioè la Verità.

Gesù è la Verità della nostra esistenza terrena: se si è incarnato assumendo il nostro corpo ed accettando volontariamente la passione e la morte, ha condiviso la nostra situazione per purificarci..

Gesù è la Verità della nostra esistenza spirituale: risorgendo dai morti ci ha dimostrato la dimensione a cui siamo destinati e che Lui stesso ci sta preparando. Ecco perché la nostra anima è immortale e riassumerà il corpo immortale trasfigurato in Lui..

Gesù è la VERITÀ e fuori di Lui ci sono solo le tenebre.. la Verità che è luce per la nostra vita eterna…

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Gv 10,1-10 IV di Pasqua

 

A sera, i pastori erano soliti condurre il loro gregge in un recinto per la notte, un solo recinto serviva per diversi greggi. Al mattino, ciascun pastore gridava il suo richiamo e le sue pecore, riconoscendone la voce, lo seguivano (B. Maggioni).

Su questo sfondo familiare Gesù inserisce l’eccedenza della sua visione, dettagli che sembrano eccessivi e sono invece rivelatori: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Quale pastore conosce per nome le centinaia di pecore del suo gregge e le chiama a sé a una a una? Per Gesù le pecore hanno ciascuna un nome, ognuna è unica, irripetibile; vuole te, così come sei, per quello che sei.

E le conduce fuori. Anzi: “le spinge fuori”. Non un Dio dei recinti ma uno che apre spazi più grandi, pastore di libertà e non di paure. Che spinge a un coraggioso viaggio fuori dagli ovili e dai rifugi, alla scoperta di orizzonti nuovi nella fede, nel pensiero, nella vita. Pecore che non possono tornare sui pascoli di ieri, pena la fame, ma “gregge in uscita”, incamminato, che ha fiducia nel pastore e anche nella storia, nera di ladri e di deserti, ma bianca di sentieri e di sorgenti.

Il pastore cammina davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini. Non un pastore alle spalle, che grida o agita il bastone, ma uno che precede e convince, con il suo andare tranquillo che la strada è sicura.

Le pecore ascoltano la sua voce. E lo seguono. Basta la voce, non servono ordini, perché si fidano e si affidano. Perché lo seguono? Semplice, per vivere, per non morire. Quello che cammina davanti, che pronuncia il nome profondo di ciascuno, non è un ladro di felicità o di libertà: ognuno entrerà, uscirà e troverà pascolo. Troverà futuro.

Io sono la porta: non un muro, o un vecchio recinto, dove tutto gira e rigira e torna sui suoi giri. Cristo è porta aperta, buco nella rete, passaggio, transito, per cui va e viene la vita di Dio. “Amo le porte aperte che fanno entrare notti e tempeste, polline e spighe. Libere porte che rischiano l’errore e l’amore. Amo le porte aperte di chi invita a varcare la soglia. Strade per tutti noi. Amo le porte aperte di Dio” (Monastero di San Magno).

Sono venuto perché abbiano la vita, in abbondanza. Questa è il vangelo che mi seduce e mi rigenera ogni volta che l’ascolto: lui è qui per la mia vita piena, abbondante, potente, vita ‘cento volte tanto’ come dirà a Pietro.

La prova ultima della bontà della fede cristiana sta nella sua capacità di comunicare vita, umanità piena, futuro; e di creare in noi il desiderio di una vita più grande, vita eterna, di una qualità indistruttibile, dove vivi cose che meritano di non morire mai.

 

p. Ermes Ronchi

 

Fb Gv 10,10

Io sono la tua porta

 

Per me, una delle fra­si più solari del Vangelo, dove poggia la mia fede, che mi rigenera ogni volta che l’ascolto: sono venuto per la vita piena, abbondante, gioiosa. Non quel minimo senza il quale non è vita, ma quella esuberante, eccessiva, che rompe gli argini e tracima, scialo di libertà e coraggio.

La parola “vita” lega tutta la Scrittura; è supplica nei Salmi: fa’ che io viva! Fammi camminare sui campi della vita! Giona si adira con Dio perché, invece di distruggere Ninive, è pastore per i centoventimila della città che non distinguono la destra dalla sinistra. Il primo dei comandamenti è: scegli la vita. Tutta la legge di Mosè introduce a questo: “Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli!” E supplica, ti prega: scegli la vita! Vita è tutto ciò che pensiamo per riempire questo suono, è cambiare desiderio e mete, è gioia nelle terre di Dio.

Ancora, la piccola parola “vita” rende inconciliabili il pastore e il ladro. Unica condizione: ascoltare quella voce che chiama le pecore per nome, quel Gesù per cui non c‘è il gregge, ma ciascuno ha un volto.

Il pastore della vita entra nel recinto delle pecore. Lì egli pronuncia il mio nome e la mia verità: maestro capace di accogliere tutti i miei sentimenti. Sulla sua bocca il mio nome dice intimità, e lui mi chiama senza evocare nessun ruolo, autorità, funzione, attributo, riconoscendo il mio solo, puro e autentico io. Senza aggettivi.
Io sono la porta. Non muri o steccati a dividere; Cristo è passaggio, apertura, pasqua, breccia di luce, vita che entra ed esce. Lui è una porta sulla soglia dell’amore leale e sicuro, (chi entra attraverso di me si troverà in salvo); più forte di ogni prigione (potrà entrare e uscire), dove placare la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

E le conduce fuori: il Dio degli spazi aperti!

Il pastore bello cammina davanti alle pecore. Non grida, non minaccia per farsi seguire, ma precede sicuro davanti a tutti a prendersi in faccia il sole e il vento! Lui, pieno di futuro, mi rassicura: tu non sei nel vecchio recinto dove si deve solo obbedire, sei nella vita definitiva, eterna, dove Qualcuno provvede manna per quarant’anni di deserto, pane per cinquemila, anfore colme fino all’orlo, acqua che diventa il miglior vino, pelle di primavera per il lebbroso, pietra rotolata per Lazzaro, vaso di nardo profumato a riempire la casa.

Dio non risponde ai miei bisogni essenziali, questo lo faranno altri, lui vuole per me la fioritura di tutto ciò che posso essere.

L’asse attorno alla quale danza il Vangelo è vita piena da parte di Dio, che un verso bellissimo di Giuseppe Centore canta così: “Tu sei per me ciò ch’è la primavera per i fiori!”. Senza te non esisto.

 

p. Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

 

 

 

Come mai la Santa Messa viene considerata così poco?

Cosa è più importante di una santa Messa?

Crediamo o non crediamo che una Santa Messa vale infinitamente di più di ogni evento umano?

Crediamo che in una sola Santa Messa il divino penetra miracolosamente nell’umano per divinizzare il Creato?

Crediamo che Gesù stesso, uomo e Dio, ci ha ordinato: “prendete e mangiate, questo è il mio corpo ed il mio sangue”?

Crediamo che nella Santa Messa ricordiamo l’immane sacrificio che Gesù ha compiuto per redimere l’intera umanità?

Crediamo che nella Santa Messa possiamo chiedere e ricevere moltissime grazie?

 

 

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In questo video Simone esorta ad avere più confidenza con il Padre Creatore, come ci insegna Gesù nella sua bellissima preghiera del “Padre nostro”.

ABBÀ PADRE   (papà)

 

 

L’attuale situazione pandemica impedisce a moltissimi di partecipare alla Santa Messa per ricevere Gesù Eucaristico.

Per chi ama veramente il Signore, questo fatto è davvero un grande disagio. Non poter ricevere Gesù in corpo, sangue, anima e divinità è un sacrificio spirituale, il quale, se offerto al Signore è a Lui gradito e genera i suoi frutti d’amore.
Sappiamo che Dio, Amore Onnisciente, conosce in profondità le nostre intenzioni.

Egli sa bene se interiormente lo amiamo e lo desideriamo con tutto il cuore. Egli guarda il nostro cuore e gradisce l’offerta, ma non ci lascia soli. Anche la nostra partecipazione attraverso un mezzo di comunicazione gli è molto gradita, anche se non ha lo stesso valore dell’Eucaristia diretta.

La Chiesa in questo caso prevede la Comunione spirituale, la quale ci unisce a Gesù Eucaristico e tramite essa possiamo raccomandare tutti i fratelli e tutta l’umanità peccatrice e sofferente.

Anche in questo modo Dio vede la qualità d’amore che nutriamo nei suoi confronti e non tarderà ad esaudirci per liberarci dal peccato e da ogni forma di male individuale e sociale..

 

 

Uno scienziato può essere anche credente. Personalmente non capisco perché non dovrebbe esserlo. Anzi, siccome lo scienziato scopre i segreti della materia, si addentra ancora di più nel mistero della vita e dell’esistenza.

Si rende conto che tutto è molto più misterioso di quello che pensava e che si trova ancora a balbettare di fronte alla realtà che si apre ai suoi occhi, una realtà complessa ed armoniosamente strutturata con leggi specifiche.

Teilhard de Chardin aveva predetto che scienza e fede un giorno convergeranno. Un segno interessante relativo a questa convergenza, per esempio, è la Sacra Sindone: essa attira molti studiosi di diverse discipline e tutti potrebbero essere coinvolti. Antropologi, medici, fisici, chimici, teologi, filosofi, storici, geografi, numismatici, sociologi, ecc.

Quando alla fine si scoprirà la reale origine di questo incredibile segno, allora si apriranno gli occhi di molti sulla natura di Gesù Cristo, prototipo della nuova umanità. Sarà la stessa scienza ad aprire le autostrade per la fede.

 

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Adoriamo e benediciamo il nostro Redentore che patì, morì per noi e fu sepolto, per risorgere a vita immortale.

Cristo Salvatore, che hai voluto vicino alla tua croce e al tuo sepolcro la tua Madre addolorata, fa’ che in mezzo alle sofferenze e alle lotte della vita comunichiamo alla tua passione.

Cristo Signore, che come il chicco di frumento fosti sepolto nella terra per una sovrabbondante messe di vita eterna, fa’ che, morti definitivamente al peccato, viviamo con te per il Padre.

Maestro divino, che nei giorni della sepoltura ti sei nascosto agli occhi di tutti gli uomini, insegnaci ad amare la vita nascosta con te nel mistero del Padre.

Nuovo Adamo, che sei disceso nel regno dei morti per liberare le anime dei giusti prigionieri fin dall’origine del mondo, fa’ che tutti coloro che sono prigionieri del male ascoltino la tua voce e risorgano insieme con te.

Cristo, Figlio di Dio, che mediante il battesimo ci hai uniti misticamente a te nella morte e nella sepoltura, fa’ che, configurati alla tua risurrezione, viviamo una vita nuova.

(dalla liturgia delle lodi)

 

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ANCHE GLI SCIENZIATI CHE STUDIANO IL TEMPO DOVREBBERO TENER PRESENTE L’ISTANTE DIVINO

 

 

 

Noi siamo abituati a pensare che il futuro è un tempo che deve ancora avvenire, per cui non può essere mai individuato in pienezza. In qualche modo noi riusciamo a prevedere molti fatti ed eventi in base all’esperienza del passato, ma ci sono molti più “imprevisti” che sfuggono alla nostra capacità di discernimento.

Sappiamo, comunque, che molte profezie della Sacra Scrittura si sono avverate, così quelle dei mistici od anche di alcuni particolari sensitivi. Sarà capitato anche a noi di prevedere alcuni eventi con una certa precisione, sia attraverso i sogni od anche attraverso particolari premonizioni. Come mai?

Nell’ambito dei luoghi comuni noi consideriamo il tempo come segmenti che si succedono, quasi “spazializzandoli” ed è per questo che non riusciamo a vedere il futuro nella sua interezza.

I teologi sono quasi tutti d’accordo nel ritenere che Dio è Signore del tempo, per cui in Lui tutto avviene nell’istante eterno. Egli sa perfettamente quello che è accaduto ed accadrà all’Universo, alla terra ed ad ogni essere creato.

È un presupposto importante per poter approfondire il nostro concetto di tempo e, quindi anche il relativo “avvenire”.

Se Dio vede tutto nell’istante, allora il suo sguardo abbraccia ogni cosa. Egli è l’Alfa e l’Omega.

Premesso che ogni uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di divina, alcuni mistici, essendo persone particolarmente orientate ed aperte a Dio, vengono maggiormente “divinizzate”. La loro speciale vicinanza a Dio li rende particolarmente sensibili al riverbero divino, per cui anche la loro anima e, di conseguenza, anche la loro mente si configura gradualmente alla natura divina.

Alcuni di essi, dotati di particolari carismi, hanno la facoltà di predire il futuro perché vivono già su questa terra una certa simbiosi con Dio.
Il loro sguardo interiore può anticipare ciò che di importante accadrà, perché, in fondo ciò che avverrà è in qualche modo presente, ed è come se fosse già avvenuto.

In sostanza, in Dio, si superano le barriere del tempo e dello spazio e chi vive in Lui anticipa la vita divina nell’istante.

Gesù è l’uomo-Dio in cui umanità e divinità sono in perfetta simbiosi. È Lui il vero capostipite della nuova umanità, il punto di riferimento di ogni uomo che progredisce umanamente e spiritualmente. Egli ci fa comprendere anche il destino di ciascuno di noi. I vangeli ne descrivono la sua intensa carica profetica.

Ad esempio, Gesù afferma “Io sono” e prevede la sua morte e risurrezione. Ciò significa che Egli è davvero Signore del tempo e dello spazio e che la vita eterna si trova in Lui. È nell’istante. Gesù vive la vita terrena nell’istante perché è tutto orientato verso il Padre. Tutti noi in Lui viviamo nel “già e non ancora”.

In Lui risorgiamo e viviamo per ora nel tempo ma non siamo del tempo, ma nella vita eterna. Anche l’Eucaristia ci ricorda questa realtà, perché essa ci fa assimilare in Lui, morto e risorto.

 

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PADRE NOSTRO, CHE SEI NEI CIELI

Abbà, papà, che sei il Dio-Amore Onnipotente… Papà, che sei il nostro Creatore e che ci conosci in profondità e ci sostieni in ogni attimo della nostra vita…

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME

Tu sia glorificato da tutta la tua Creazione… Che ogni uomo riconosca il tuo infinito Amore. Che ognuno di noi consideri con stupore la tua grandezza… Che tu sia l’unico Dio da adorare in ogni momento…

VENGA IL TUO REGNO

Fa’ che ogni persona accolga il tuo Amore. Regna in profondità nei nostri cuori in modo che l’Amore trionfi su tutta l’umanità.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÍ IN TERRA

Non permettere che ostacoliamo il tuo volere. Aiutaci a comprendere che cosa realmente desideri da noi. Insegnaci ad accettare con gioia ogni tua decisione, la quale è sempre per il nostro bene.

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO

Donaci il tuo Figlio nella Santa Eucaristia. Aiutaci sempre nelle nostre necessità spirituali e corporali.

E RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI Perdona le nostre colpe. Aiutaci a saper perdonare di vero cuore coloro che ci offendono.

E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALE Non abbandonarci quando siamo messi alla prova con la tentazione. Caccia da noi il maligno e tutte le sue opere malvagie.

 

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Chi ha avuto la fortuna di avere un papà terreno sa quanto è importante chiamarlo “papà”. Questa parola è carica di vera tenerezza e dona una certa sicurezza affettiva, perché ci si sente amati così come siamo.
Gesù ci ha ordinato di chiamare “ABBÀ” il Padre Celeste, perché in aramaico è l’equivalente di “papà”. 
“Il Signore nell’amarti deve sorvolare tutte le tue cattiverie, le tue incapacità e difetti; deve prescindere dalla tua povertà e insufficienza, dalle tue deficienze, e dalle tue orgogliose sufficienze, e amarti ugualmente” (p.Albino Candido p.161)
Il Signore è creatore di tutto ciò che esiste ed ama davvero ognuno di noi così come siamo.

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Fb 8 marzo 2020

(p.Ermes Ronchi)

 

Per capire la Trasfigurazione, bisogna leggere ciò che è successo prima.

Gesù ormai ha capito di avere davanti la Passione e comincia a parlarne apertamente ai dodici. Il risultato è disastroso. Gesù tratta Pietro da Satana (avversario) e si ritrova da solo.

Solo e incompreso.

Lo stato d’animo di Pietro e compagni non è meglio. L’aria si carica di silenzi e musi lunghi. Chissà quante ne avranno pensate sul maestro in questi “sei” giorni riportati da Matteo: segno che se li ricorda bene.

Succede anche a noi di litigare perché non si capiscono le intenzioni dell’altro. Figuriamoci se la persona sulla quale mi appoggio mi dice che se ne deve andare, o sacrificarsi per una giusta causa!

C’è un parallelo con la storia di Abramo. Sarà stato difficile per lui seguire la voce che lo invitava a partire; ma non meno difficile per il suo clan accettare l’idea di prendere una strada sconosciuta, lasciando le abituali fertili pianure. Chissà quali discussioni!

Anche per noi è cosi, ogni volta che le vie del Signore vengono a contrastare le nostre.

Per provare a porre rimedio a questa situazione di disagio, Gesù invita Pietro e compagni ad andare a pregare sul monte. Perché “su un alto monte”? Forse perché sul monte si posa il primo raggio di sole e vi indugia l’ultimo, e là il giorno è più lungo e la notte più corta.

Il monte come luogo della luce.

I suoi ancora non capiscono il discorso della Passione, ma si fidano e si rimettono in cammino.

Gesù oggi invita noi a fermarci e pregare, affinché possa aiutarci a contemplare e accogliere il dono di Dio.

E’ così che la Quaresima, più ancora che a penitenza, ci chiama a conversione: a girarci verso la luce, così come l’inverno in questi giorni si gira verso la primavera. Allora smettiamola di sottolineare l’errore negli altri! Staniamo, snidiamo in noi e in ognuno la bellezza della luce, invece di fustigare le ombre!

Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; e come Pietro, stordito e sedotto da ciò che vede, balbettiamo: altrove non è bello, ci possiamo solo camminare, ma non stare! Qui è la nostra identità, qui la fine del viaggio dell’esule che ritorna a casa. Trovare Cristo è trovare senso e bellezza del vivere.

Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: una nube li coprì e venne una voce: ascoltate lui.

Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro quella di suo Figlio. La fede biblica è fede d’ascolto, non di visione: Shemà, ascolta Israel.

Sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto.

Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: ascoltatelo.

Beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davvero è bello per noi stare qui, accanto a loro.

2° Riflessione

La quaresima ci sorprende: la subiamo come un tempo penitenziale, mortificante, e invece ci spiazza con questo vangelo vivificante, pieno di sole e di luce. Dal deserto di pietre (prima domenica) al monte della luce (seconda domenica); da polvere e cenere, ai volti vestiti di sole. Per dire a tutti noi: coraggio, il deserto non vincerà, ce la faremo, troveremo il bandolo della matassa.

Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è ascensione, con dentro una fame di verticalità, come se fosse incalzata o aspirata da una forza di gravità celeste: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.

Tutto si illumina: le vesti di Gesù, le mani, il volto sono la trascrizione del cuore di Dio. I tre guardano, si emozionano, sono storditi: davanti a loro si è aperta la rivelazione stupenda di un Dio luminoso, bello, solare. Un Dio da godere, finalmente, un Dio da stupirsene. E che in ogni figlio ha seminato la sua grande bellezza.

Che bello qui, non andiamo via… lo stupore di Pietro nasce dalla sorpresa di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno e non lo dimenticherà più.

Vorrei per me la fede di ripetere queste parole: è bello stare qui, su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo; è bello starci in questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità. È bello essere creature: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità.

San Paolo nella seconda lettura consegna a Timoteo una frase straordinaria: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. E’ venuto nella vita, la mia e del mondo, e non se n’è più andato. È venuto come luce nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta (Gv1,5). In lui abitava la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv1,4), la vita era la prima Parola di Dio, bibbia scritta prima della bibbia scritta.

Allora perdonate “se non sono del tutto e sempre / innamorata del mondo, della vita / sedotta e vinta dalla rivelazione / d’esserci d’ogni cosa (….)/ Questo più d’ogni altra cosa perdonate / la mia disattenzione” (Mariangela Gualtieri). A tutte le meraviglie quotidiane.

La condizione definitiva non è monte, c’è un cammino da percorrere, talvolta un deserto, certamente una pianura alla quale ritornare. Dalla nube viene una voce che traccia la strada: “questi è il figlio mio, l’amato. Ascoltatelo”. I tre sono saliti per vedere e sono rimandati all’ascolto. La voce del Padre si spegne e diventa volto, il volto di Gesù, “che brillò come il sole”. Ma una goccia della sua luce è nascosta nel cuore vivo di tutte le cose.

 

Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti.

Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all’esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.

Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d’argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l’ascolto, dare tempo e cuore al suo vangelo.

L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un ‘che bello!’ gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, Perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità.

Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.

Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il Volto che sul monte gronda di luce, nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce: ‘sulla croce già respira nuda la risurrezione’ (A. Casati).

 

 

 

 

 

 

Riconoscere con gioia le meraviglie della creazione é giá una forma di preghiera…

Sentirsi figli di Dio senza proferire tante parole, anche questa é una forma di preghiera…

Vedere nel prossimo una scintilla divina, é un modo di pregare…

Attendere speranzosi la venuta del Regno del Padre é profonda preghiera…

Amare la vita in Colui che la dona é pura preghiera…

Fidarsi dell’infinita Misericordia divina é preghiera assoluta….

Il Padre nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù stesso, contiene tutto ciò e nasconde molti piú significati di ciò che crediamo.

 

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(da un’omelia di papa Francesco)

 

Gesù non dialoga con il diavolo. Gesù risponde al diavolo con la Parola di Dio, non con la sua parola. Nella tentazione tante volte noi incominciamo a dialogare con la tentazione, a dialogare con il diavolo: “Sì, ma io posso fare questo…, poi mi confesso, poi questo, quell’altro…”.

 

Mai dialogare con il diavolo. Gesù fa due cose con il diavolo: lo scaccia via o, come in questo caso, risponde con la Parola di Dio. State attenti: mai dialogare con la tentazione, mai dialogare con il diavolo. Anche oggi Satana irrompe nella vita delle persone per tentarle con le sue proposte allettanti; mescola la sua alle tante voci che cercano di addomesticare la coscienza. Da più parti arrivano messaggi che invitano a “lasciarsi tentare” per sperimentare l’ebbrezza della trasgressione.

 

L’esperienza di Gesù ci insegna che la tentazione è il tentativo di percorrere vie alternative a quelle di Dio: “Ma, fai questo, non c’è problema, poi Dio perdona! Ma un giorno di gioia prenditelo…” – “Ma è peccato!” – “No, non è niente”. Vie alternative, vie che ci danno la sensazione dell’autosufficienza, del godimento della vita fine a sé stesso.

 

Ma tutto ciò è illusorio: ben presto ci si rende conto che più ci allontaniamo da Dio, più ci sentiamo indifesi e inermi di fronte ai grandi problemi dell’esistenza.

2 marzo 2020

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1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua