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EPIFANIA DEL SIGNORE 2020
Mt 2, 1-12

A Natale è Dio che cerca l’uomo, all’Epifania è l’uomo che cerca Dio.
I re Magi sono l’anima eterna dell’uomo che cerca, il cammino dei discepoli imperfetti e mai arresi.

Domandiamo oggi al Signore, come i Magi il dono di una stella: illumina le nostre vite Signore
– il dono di saper alzare gli occhi, come dice il profeta, per guardare lontano;
– il coraggio di ripartire ogni volta che ci siamo persi o fermati, come i Magi;
– la creatività di tentare strade nuove, custodendo una stella in fondo al cuore

Omelia
Epifania. Festa dei cercatori di Dio. Perché Dio è sempre da scoprire. Se c’è una cosa che può offendere Dio, è quella di pensare, da parte nostra, di conoscerlo, e di rinchiuderlo dentro le nostre parole.
E dove trovano Dio i Magi? non nei re o nei sommi sacerdoti, ma nell’ultimo di tutti gli uomini, l’ultimo: trovarono un bambino in braccio a sua madre e lo adorarono. E dopo aver fatto il giro di tutto l’Oriente, dopo aver indagato gli universi, si fermano davanti a un bambino. La scoperta è lì. Una cosa enorme.
Il primo gesto di noi cercatori lo indica Isaia: “Alza il capo e guarda”. Due verbi bellissimi: alzare il capo, guardare in alto e attorno, sollevare gli occhi dal piccolo, aprire le finestre di casa al grande respiro del mondo. Resta con i piedi per terra, ma con occhi nel cielo; segui non le paure, ma la speranza
Alza il capo e guarda, cerca un angolo di cielo e poi da lassù interpreta la vita, ma guardandola dall’alto, da obiettivi alti e chiari. Da una stella.
Il secondo gesto della ricerca: partire, non restare fermi, immobili, il peggio che ci possa capitare; Dio è una forza che fa partire, i Magi attraversano deserti e città, e non vanno di teoria in teoria, di libro in libro, camminano e parlano con persone: siamo noi le sillabe della parola di Dio, siamo la sua Epifania, in ognuno Dio ha seminato un frammento di stella cometa.
Partire, non come gli scribi di Gerusalemme, che sapevano tutto, “a Betlemme deve nascere”, sapevano ma non credevano. Bene nel loro ruolo di studiosi, di teologi, male con il compito di chi ha fede e gli brucia il cuore. Si può fare teologia senza fede, senza passione per Dio.
Il terzo passo è il ritmo della carovana. La tradizione parla di tre re magi, ma il vangelo dice ‘alcuni magi’: una piccola comunità, un gruppo: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno all’altro. Fissando il cielo e fissando gli occhi di chi cammina a fianco, capaci di rallentare il passo sulla misura dell’altro, di porgere il braccio a chi fa più fatica. Ecco, il terzo passo. Mai da soli, mai senza l’altro.
Il quarto passo è il più sorprendente. Il cammino dei magi è pieno di errori: vanno a Gerusalemme anziché a Betlemme; chiedono del bambino a un assassino di bambini; cercano una reggia e trovano una povera casa. Perdono la stella ma non si arrendono. Hanno l’infinita pazienza di ricominciare. Il dramma dell’uomo non è sbagliare o cadere, è arrendersi. Si può cadere sette volte, ma rialzarsi otto volte.
E poi l’atto finale: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono i loro doni.
Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il dono senza prezzo sono i mesi e mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un desiderio più forte di deserti e fatiche.
Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.
Ecco il dono da offrirgli.
Dio ha sete della nostra sete.
Ecco dove sta il nostro regalo più grande.
P. Turoldo canta: Magi, voi siete i santi più nostri!
Nostri perché lontani, come lo sono io da Dio, ma incamminati;
nostri perché mostrano che si può arrivare a Lui per mille strade, non ce n’è una sola;
mostrano che ognuno ha la sua strada, ce l’ha anche chi, come loro, non conosce e non legge la bibbia.
Nostri i Magi perché la ricerca finisce in una casa, una delle nostre case. Dove nasce il cristianesimo? In una casa.
La stella si posa sulla nostra vita semplice, sul nostro quotidiano. Una stella c’è su ognuna delle nostre case, su ogni famiglia c’è la grazia:
ed entrati videro il Bambino e sua Madre e lo adorarono.
E adorano un bambino. C’è qui una lezione misteriosa:
non adorano l’Uomo della Croce, non il Risorto glorioso,
non un uomo saggio dalle parole di luce,
non un giovane nel pieno del suo vigore,
semplicemente un bambino in braccio a sua madre.
È sulla terra la cosa più vicina a Dio:
non solo Dio è come noi,
non solo è il Dio-con-noi,
ma è un Dio piccolo fra noi.
E di lui non puoi avere paura,
e da un bambino che ami non ce la fai ad allontanarti.
Un bambino non si impone, si propone, chiede aiuto: ti aiuterò Signore…
Infine vorrei rovesciare le parole di Erode ai Magi: Informatevi con cura del Bambino e quando lo avrete trovato fatemelo sapere perché venga anch’io ad adorarlo!
Erode è l’uccisore di sogni. Erode è dentro di noi, è quel cinismo, quel disprezzo, quelle paure, la superficialità che in noi distruggono progetti e speranze.
Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a ciascuno di voi. qui: tu, hai trovato il Bambino?
Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle cose, cerca nel Vangelo, nella stella e nella parola, cerca nelle persone e in fondo alla speranza;
cerca ancora con cura, e poi fammelo sapere, perché venga anch’io ad adorarlo.
fammelo sentire vivo e vero questo Dio piccolo fra noi,
fammelo sentire vicino, Dio, così che anche io lo possa percepire
Aiutiamoci a trovarlo e andiamo ciascuno con i suoi piccoli doni,
andiamo con un po’ d’amore, umile e testardo come il battito del cuore,

Il tesoro che ti dono è la mia vita, Signore,
e che sia semplice e dritta come un flauto
perché tu la possa riempire, riempire con la tua musica.
La mia vita, Signore, ti dono
e sia argilla tenera fra le tue mani
perché tu possa darle forma, la forma che vorrai.
La mia vita ti dono, Signore,
come un seme libero nel vento
perché tu possa seminarlo dove vorrai,
e possa fiorire per i fratelli e per te. Amen

Preghiera
Oro incenso e mirra portano i Magi,
non fiori, giocattoli o dolciumi,
l’oro della nostra obbedienza,
l’incenso della nostra adorazione,
la mirra delle angosce, delle delusioni.
Il prezioso, il sublime e l’austero,
il nobile, il divino e il tragico,
in quel Bambino c’è tutto questo.
E io Signore, io che vengo da lontano,
io che ho percorso strade difficili e talvolta sbagliate
quale dono posso offrirti?
Il tesoro che ti dono è la mia vita, Signore,
e che sia semplice e dritta come un flauto
perché tu la possa riempire, riempire con la tua musica.
La mia vita, Signore, ti dono
e sia argilla tenera fra le tue mani
perché tu possa darle forma, la forma che vorrai.
La mia vita ti dono, Signore,
come un seme libero nel vento
perché tu possa seminarlo dove vorrai,
e possa fiorire per i fratelli e per te. Amen

Andiamo in pace e speranza, custodendo una stella in fondo al cuore.
Per tracciare lunghi e diritti i solchi della vita, legare il timone dell’aratro ad una stella.

Per me l’Epifania è una festa di speranza. Speranza: è la testarda fedeltà all’idea che, nonostante tutte le smentite, la storia sia un cammino di salvezza; che Erode può tentare di opporsi alla storia di Dio, ma può solo rallentarne la corsa per un momento, tutti i suoi soldati non riusciranno a bloccare la storia dell’amore inerme.

Strade nuove di fra Davide Montagna
Cercatore verace di Dio
è solo chi inciampa
su di una stella,
scambia incenso ed oro
con un ridente cuore
di bimbo
e, tentando strade nuove,
si smarrisce nel pulviscolo
magico del deserto…

 

 

 

 

Il vangelo a cura di Ermes Ronchi

Epifania del Signore – anno C

Vangelo – Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento di p.Ermes

Epifania, festa dei cercatori di Dio, dei lontani, che si sono messi in cammino
dietro a un loro profeta interiore, a parole come quelle di Isaia “Alza il capo e
guarda”.
Due verbi bellissimi: alza, solleva gli occhi, guarda in alto e attorno, apri le
finestre di casa al grande respiro del mondo. E guarda, cerca un pertugio, un angolo
di cielo, una stella polare, e da lassù interpreta la vita, a partire da obiettivi alti.
Il vangelo racconta la ricerca di Dio come un viaggio, al ritmo della carovana, al
passo di una piccola comunità: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno
all’altro. Fissando il cielo e insieme gli occhi di chi cammina a fianco, rallentando il
passo sulla misura dell’altro, di chi fa più fatica.
Poi il momento più sorprendente: il cammino dei magi è pieno di errori: perdono la
stella, trovano la grande città anziché il piccolo villaggio; chiedono del bambino a un
assassino di bambini; cercano una reggia e troveranno una povera casa. Ma hanno
l’infinita pazienza di ricominciare. Il nostro dramma non è cadere, ma arrenderci alle
cadute.
Ed ecco: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono
doni. Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il
dono impagabile sono i mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un
desiderio più forte di deserti e fatiche. Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.
Dio ha sete della nostra sete: il nostro regalo più grande.
Entrati, videro il Bambino e sua madre e lo adorarono. Adorano un bambino.
Lezione misteriosa: non l’uomo della Croce né il Risorto glorioso, non un uomo
saggio dalle parole di luce né un giovane nel pieno del vigore, semplicemente un
bambino. Non solo a Natale Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio
piccolo fra noi. E di lui non puoi avere paura, e da un bambino che ami non ce la fai
ad allontanarti.
Informatevi con cura del Bambino e poi fatemelo sapere perché venga anch’io
ad adorarlo! Erode è l’uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi, è quel
cinismo, quel disprezzo che distruggono sogni e speranze.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle
all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a
chiunque: hai trovato il Bambino?
Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle
cose, nel Vangelo e nelle persone; cerca ancora con cura, fissando gli abissi del cielo
e gli abissi del cuore, e poi raccontamelo come si racconta una storia d’amore, perché
venga anch’io ad adorarlo, con i miei sogni salvati da tutti gli Erodi della storia e del
cuore.

(Letture: Isaia 60,1-6; Salmo 71; Efesini 3,2-3.5-6; Matteo 2,1-12)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-dono-piu-prezioso-dei-magi-il-loro-stesso-viaggio

Commento al Vangelo domenica 6 gennaio 2019 – EPIFANIA del SIGNORE – p.Ermes

 

 

 

 

Ciò che non viene sufficientemente ribadito nelle omelie…

 

LA NASCITA DI GESÙ RIGUARDA DIRETTAMENTE OGNUNO DI NOI: CI MANIFESTA CHI REALMENTE SIAMO.

 

Epifania” etimologicamente significa “manifestazione dall’alto”. In genere si festeggia il fatto che Dio si è manifestato nel bambino Gesù della mangiatoia di Betlemme.

Si pensa poco, però, che questa manifestazione riguarda direttamente ognuno di noi. Dio incarnandosi in un uomo, ci ha rivelato chi è per Lui l’uomo. “Voi siete dei” – aveva detto in un episodio riportato dal Vangelo.

In effetti ognuno di noi, grazie a Lui, è Figlio di Dio e vive la dimensione terrena perché si sta preparando a quella celeste nella progressiva divinizzazione.

Il destino di ognuno di noi, quindi, è quello di diventare simili a Dio, il quale in Gesù Cristo, ci assimilerà totalmente in Lui e lo vedremo così come Egli è.

In questo senso, ognuno di noi, è il Centro dell’Universo, perché, oltre ad essere coscienti che nella nostra mente si rispecchia tutta la realtà, siamo anche Tempio dello Spirito Santo, dove Dio alberga per costruire in noi il Paradiso dell’Amore.

 

(Una voce dal deserto)

 

 

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Se Gesù Cristo non fosse anche Dio:

1) Non avrebbe senso l’Incarnazione: Maria e Giuseppe lo avrebbero adorato inutilmente e così anche i pastori ed i Re Magi… Non si può adorare un solo uomo.

2) Gesù non avrebbe detto la Verità perché nei Vangeli per molte volte si è dichiarato Figlio di Dio ed ha detto: “Chi vede me vede il Padre” “Prima che Abramo fosse io sono” “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna”

3) La Trasfigurazione sarebbe stata un inganno, una semplice allucinazione collettiva.

4) La Risurrezione risulterebbe un’impostura, per cui non avrebbero alcun senso la Chiesa con la sua gerarchia ed i Sacramenti. Ridurre Gesù ad un semplice uomo è privare all’umanità la possibilità della salvezza eterna, ottenuta grazie alla sua passione, morte e risurrezione.

Gesù era vero uomo ma anche vero Dio e grazie a Lui noi possiamo essere divinizzati per ascendere al Padre.

 

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Il Vangelo – Ermes Ronchi

Epifania del Signore

SOLENNITA’

Dio parla la lingua della gioia

Vangelo – Matteo 2, 1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme (…).
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo» (…).

Magi voi siete i santi più nostri, naufraghi sempre in questo infinito, eppure sempre a tentare, a chiedere, a fissare gli abissi del cielo fino a bruciarsi gli occhi del cuore (Turoldo).

Messaggi di speranza oggi: c’è un Dio dei lontani, dei cammini, dei cieli aperti, delle dune infinite, e tutti hanno la loro strada. C’è un Dio che ti fa respirare, che sta in una casa e non nel tempio, in Betlemme la piccola, non in Gerusalemme la grande. E gli Erodi possono opporsi alla verità, rallentarne la diffusione, ma mai bloccarla, essa vincerà comunque. Anche se è debole come un bambino.

Proviamo a percorrere il cammino dei Magi come se fosse una cronaca dell’anima.

Il primo passo è in Isaia: «Alza il capo e guarda». Saper uscire dagli schemi, saper correre dietro a un sogno, a una intuizione del cuore, guardando oltre.
Il secondo passo: camminare. Per incontrare il Signore occorre viaggiare, con l’intelligenza e con il cuore. Occorre cercare, di libro in libro, ma soprattutto di persona in persona. Allora siamo vivi.
Il terzo passo: cercare insieme. I Magi (non «tre» ma «alcuni» secondo il Vangelo) sono un piccolo gruppo che guarda nella stessa direzione, fissano il cielo e gli occhi delle creature, attenti alle stelle e attenti l’uno all’altro.

4. Il quarto passo: non temere gli errori. Il cammino dei Magi è pieno di sbagli: arrivano nella città sbagliata; parlano del bambino con l’uccisore di bambini; perdono la stella, cercano un re e trovano un bimbo, non in trono ma fra le braccia della madre.
Eppure non si arrendono ai loro sbagli, hanno l’infinita pazienza di ricominciare, finché al vedere la stella provarono una grandissima gioia. Dio seduce sempre perché parla la lingua della gioia.

Entrati in casa videro il Bambino e sua Madre… Non solo Dio è come noi, non solo è con noi, ma è piccolo fra noi.

Informatevi con cura del Bambino e fatemelo sapere perché venga anch’io ad adorarlo. Quel re, quell’Erode, uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi: è il cinismo, il disprezzo che distrugge i sogni del cuore.

Ma io vorrei riscattare le sue parole e ripeterle all’amico, al teologo, al poeta, allo scienziato, al lavoratore, a ciascuno: hai trovato il Bambino? Cerca ancora, accuratamente, nei libri, nell’arte, nella storia, nel cuore delle cose; cerca nel Vangelo, nella stella e nella parola, cerca nelle persone, e in fondo alla speranza; cerca con cura, fissando gli abissi del cielo e del cuore, e poi fammelo sapere perché venga anch’io ad adorarlo.

Aiutami a trovarlo e verrò, con i miei piccoli doni e con tutta la fierezza dell’amore, a far proteggere i miei sogni da tutti gli Erodi della storia e del cuore.

Letture: Isaia 60, 1-6; Salmo 71; Efesini 3,2-3a. 5-6; Matteo 2, 1-12

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron