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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 25.01.21

”Cari figli! In questo tempo vi invito alla preghiera, al digiuno ed alla rinuncia affinché possiate essere più forti nella fede.

Questo è tempo di risveglio e di rinascita. Come la natura che si dona anche voi figlioli, riflettete su quanto avete ricevuto.

Siate portatori gioiosi della pace e dell’amore per star bene sulla terra.

Anelate al Cielo perché nel Cielo non c’è né tristezza né odio.

Perciò, figlioli, decidetevi di nuovo per la conversione e la santità regni nella vostra vita.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata

 

 

 

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da un’omelia di Papa Francesco del 9 novembre 2020

 

Essere saggi e prudenti significa non aspettare l’ultimo momento per corrispondere alla grazia di Dio, ma farlo attivamente da subito, cominciare da adesso.

“Io… sì, poi più avanti mi convertirò…”

– “Convertiti oggi! Cambia vita oggi!”

– “Sì, sì… domani”. E lo stesso dice domani, e così mai arriverà.

Oggi! Se vogliamo essere pronti per l’ultimo incontro con il Signore, dobbiamo sin d’ora cooperare con Lui e compiere azioni buone ispirate al suo amore.

Noi sappiamo che capita, purtroppo, di dimenticare la meta della nostra vita, cioè l’appuntamento definitivo con Dio, smarrendo così il senso dell’attesa e assolutizzando il presente.

Quando uno assolutizza il presente, guarda soltanto il presente, perde il senso dell’attesa, che è tanto bello, e tanto necessario, e anche ci butta fuori dalle contraddizioni del momento.

Questo atteggiamento – quando si perde il senso dell’attesa – preclude ogni prospettiva sull’al di là: si fa tutto come se non si dovesse mai partire per l’altra vita. E allora ci si preoccupa soltanto di possedere, di emergere, di sistemarsi… E sempre di più.

Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più attraente, da quello che mi piace, dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile; non accumuliamo alcuna riserva di olio per la nostra lampada, ed essa si spegnerà prima dell’incontro con il Signore.

Dobbiamo vivere l’oggi, ma l’oggi che va verso il domani, verso quell’incontro, l’oggi carico di speranza. Se invece siamo vigilanti e facciamo il bene corrispondendo alla grazia di Dio, possiamo attendere con serenità l’arrivo dello sposo.

Il Signore potrà venire anche mentre dormiamo: questo non ci preoccuperà, perché abbiamo la riserva di olio accumulata con le opere buone di ogni giorno, accumulata con quell’attesa del Signore, che Lui venga il più presto possibile e che venga a portarmi con Lui.

 

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È necessario soffermarsi spesso a riflettere sulla nostra vita trascorsa ed attuale.

Cosa sto facendo? Quale strada ho intrapreso? La mia anima è pronta allorché dovesse essere chiamata all’improvviso dal Signore?

Non è una cosa da poco, perché dal mio atteggiamento attuale dipende tutta l’Eternità: nello stesso istante della mia morte terrena, quando ci sarà il giudizio personale,  mi vedrò così come sono davanti al Signore.

Se ho avuto fiducia nella sua Divina Misericordia e mi sono abbandonato tra le sue braccia pentito per i miei errori, Lui mi porta in Paradiso con sè. Se, invece ho opposto resistenza sino all’ultimo, Lui non può salvarmi perché non vuole andare contro la mia volontà: il libero arbitrio è fondamentale.

La Regina della Pace, in un suo messaggio, aveva detto chiaramente che anche chi dovesse avere l’anima macchiata di molti peccati gravi, ma si pentisse sinceramente andando a confessarsi ed a ricevere la Santa Eucaristia, andrà in Paradiso. Lo stesso ladrone pentito è un chiaro esempio evangelico. Lo stesso Catechismo lo conferma.

Non aspettiamo, dunque, di convertirci, perché il Signore chiama quando meno ce l’aspettiamo. Andiamo subito a confessarci per poi partecipare all’Eucaristia. Prendiamo questa abitudine che potrà salvare la nostra anima per tutta ‘Eternità.

 

 

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Signore, donaci la consapevolezza delle terribili sofferenze di coloro che morendo vanno all’inferno per colpa loro.

Ho letto ciò che hanno scritto a tale proposito, su tuo ordine, Santa Teresa d’Avila e suor Faustina Kowalska ed ho ascoltato la testimonianza dei santi Pastorelli veggenti di Fatima e dei veggenti di Medjugorje.

Ti prego insistentemente per tutti i peccatori ed i non credenti offrendoti la mia esistenza con tutti i sacrifici e le preghiere della giornata. Fà che nessuno dei miei cari, dei miei amici, conoscenti o nemici precipitino nell’inferno dopo la loro morte terrena. Preservaci tutti dal fuoco dell’Inferno!

Aiutaci a convertirci davvero al tuo cuore Misericordioso chiedendoti sincero perdono delle colpe commesse!
Signore in quel posto maledetto i dannati non potranno più vedere il tuo volto, proveranno un fuoco interiore inestinguibile, ti bestemmieranno per sempre in compagnia di Satana e dei suoi seguaci, malediranno l’esistenza, saranno tormentati interiormente giorno e notte per non aver creduto in Te e tormentati esteriormente con i sensi con cui hanno peccato.

Non avranno alcun riposo per tutta l’eternità! Per tutta l’Eternità.. senza alcuna speranza, nella disperazione più nera.
È davvero terribile!

Ti supplico, fa’ che si convertano di vero cuore in modo che possano corrispondere al tuo Eterno Amore e godere la gioia eterna dei Beati in Cielo!

 

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Uno potrebbe anche conoscere la Sacra Scrittura a memoria, ma non è detto che per questo sicuramente si salverà, se in fondo al suo animo è pieno di se stesso, per cui non ama e non si fida di Dio, al quale dovrebbe chiedere misericordia per i suoi peccati commessi durante la vita terrena.
Il termometro del nostro rapporto diretto con Dio, è la qualità della nostra fiducia nella Misericordia Divina. Dobbiamo chiedere insistentemente a Dio, col “Padre nostro”, di “rimettere i nostri debiti”…
Dio si compiace molto quando un’anima, consapevole della sua miseria, ricorre a Lui per la salvezza eterna.
Questo lo ha rivelato a tantissimi mistici, compreso a Santa Faustina Kowalska.Del resto i vangeli stessi richiamano sovente la fiducia nell’infinita Misericordia Divina.
Non per niente, al termine della sua vita terrena Gesù ha perdonato il ladrone crocifisso accanto a Lui per una sua richiesta importantissima: ricordarsi di lui nell’altra vita.
Ciò significa che ogni uomo può davvero entrare in Paradiso se l’ultimo suo pensiero è la richiesta sincera del perdono…
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Fb 16 agosto XX

LA CONVERSIONE DI DIO

Pochi personaggi nel Vangelo sono simpatici come lei: non prega per sé, ha fantasia, non si arrende ai silenzi e al rifiuto, e intuisce sotto il no di Gesù tutta l’impazienza del sì.

La straniera delle briciole. Colei che sa con quale strumento si cambia la vita: l’incontro.

Lei spera che a Dio interessi la felicità dei suoi figli, e non la loro fedeltà. Che una ragazzina fenicia abbia la priorità sul culto e sulle leggi dei leviti, e su tutte le formule di fede. Spera che il diritto supremo davanti a Dio sia dato dal grido, e non dalla razza o dalla religione. Diritto che sia dei giudei come dei fenici, dei credenti e dei pagani, sotto il cielo di Tiro come quello di Nazaret.

Crede che gloria di Dio è l’uomo vivente.

Grandezza di una fede che supera. Che vola, fiera e dritta, ad altezza d’occhi.

Anche i discepoli intervengono: rispondile, così ci lascia in pace. Ma Gesù è netto, è brusco: sono stato mandato solo per quelli della mia terra!

La donna non molla. Aiutami! Gesù replica in modo ancora più ruvido: non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani; i pagani, dai giudei, erano chiamati “cani”.

Ed ecco il genio femminile che lo asseconda mentre lo cambia: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole cadute dalla tavola dei padroni.

Questa madre sembra dire, provocatoria: non puoi fare briciole di miracolo, briciole di segni, per questi “cani pagani”?

È la svolta del dialogo, è la frase che cambia tutto. Questa immagine illumina un attonito Gesù che cresce nella fede, che cambia e perfeziona la sua missione: nel regno di Dio, non ci sono figli e non, uomini e cani, ma solo fame da saziare, compresa quella di tutti i cuccioli del mondo.

Gesù impara Dio e l’uomo dall’intelligenza di una madre che non conosce Jahvè, che adora Baal e Astarte, che non ha il bagaglio di fede dei teologi, ma solo quello sacro del dolore.

Spiazzato, la dichiara donna di grande fede.

Oggi nel nostro presente di fame e festa, di vacanze e miseria, un fiume di donne cananee implora ancora aiuto per i propri cuccioli sfiniti.

Tante sulla terra le madri che, proprio adesso, a Tiro e Sidone, non sanno il credo ma sanno il cuore di Dio. Lo sanno da dentro. E chiedono briciole.

Immensa è allora la fede sul mondo, dentro e fuori la Chiesa.

E se il dolore impedirà di pregare, se sarà solo muta paura, Dio si farà vicino, pane per i figli, briciole per i cuccioli. Senza merito o demerito conterà le lacrime stanche di ognuno. Una ad una.

Da questo incontro fra stranieri di frontiera, brusco e rasserenante, emerge un sogno: il mondo come grande casa di pane, dove non ci sono noi e gli altri. Dove ognuno, come Gesù, impara da ognuno. E una corona di figli che di sotto la tavola saranno alzati sul candelabro, perché anch’essi siano luce della mensa comune.

Perchè tutti, tutti, sono noi.

 

dall’Avvenire

Matteo 18,21-35

«Non fino a sette, ma fino a settanta volte sette», sempre: l’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Gesù non alza l’asticella della morale, porta la bella notizia che l’amore di Dio non ha misura.

E lo racconta con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra iperbolica al suo signore «allora, gettatosi a terra, lo supplicava…»

Il debito, ai tempi di Gesù, era una cosa durissima, chi non riusciva a pagare diventava schiavo per sempre.

Quando noi preghiamo: rimetti i nostri debiti, stiamo chiedendo: donaci la libertà, lasciaci per oggi e per domani tutta la libertà di volare, di amare, di generare.

Ma il servo perdonato «appena uscito»: non una settimana, non il giorno dopo, non un’ora dopo, ma «appena uscito», ancora stordito di gioia, appena liberato «preso per il collo il suo collega, lo strangolava gridando: “Dammi i miei centesimi”», lui condonato di milioni!

Nitida viene l’alternativa evangelica: non dovevi anche tu aver pietà ? Siamo posti davanti alla regola morale assoluta: anche tu come me, io come Dio… non orgoglio, ma massima responsabilità. Perché perdonare? Semplice: perché così fa Dio.

Il perdono è scandaloso perché chiede la conversione non a chi ha commesso il male, ma a chi l’ha subito. Quando, di fronte a un’offesa, penso di riscuotere il mio debito con una contro offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Anziché liberare dal debito, aggiungo una sbarra alla prigione. Penso di curare una ferita ferendo a mia volta. Come se il male potesse essere riparato, cicatrizzato mediante un altro male. Ma allora saranno non più una, ma due ferite a sanguinare. Il vangelo ci ricorda che noi siamo più grandi della storia che ci ha partorito e ferito, che possiamo avere un cuore di re, che siamo grandi quanto “il perdono che strappa dai circoli viziosi, spezza le coazioni a ripetere su altri il male subìto, rompe la catena della colpa e della vendetta, spezza le simmetrie dell’odio” (Hanna Arendt).

Il tempo del perdono è il coraggio dell’anticipo: fallo senza aspettare che tutto si verifichi e sia a posto; è il coraggio degli inizi e delle ripartenze, perché il perdono non libera il passato, libera il futuro.

Poi l’esigenza finale: perdonare di cuore… San Francesco scrive a un guardiano che si lagnava dei suoi frati: farai vedere negli occhi il perdono. Non il perdono a stento, non quello a muso duro, ma quello che esce dagli occhi, dallo sguardo nuovo e buono, che ti cambia il modo di vedere la persona. E diventano occhi che ti custodiscono, dentro i quali ti senti a casa. Il perdonante ha gli occhi di Dio, colui che sa vedere primavere in boccio dentro i miei inverni.

 

p:Ermes Ronchi

La cosa peggiore che possa capitare ad una persona è la perdita della fiducia in Dio Padre Misericordioso. Questo dispiace al Signore molto di più dei vari peccati commessi da ognuno di noi.
Il Padre ci cerca sempre con amore, anche quando ci allontaniamo da Lui con i nostri vizi e le nostre colpe. Egli non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Egli non è impaziente: sa attendere la nostra risposta filiale alla sua chiamata per la conversione, perché ci ama infinitamente di più di ció che immaginiamo.
Non spaventiamoci, dunque, per la nostra estrema fragilità, perché Egli conosce i nostri cuori, in quanto li ha plasmati Lui stesso. A Lui interessa la nostra fiducia nei suoi confronti e guarda la buona volontà di seguire le sue leggi d’amore.
Egli è Onnipotenza d’amore e prima o poi ci libererà dalle mani del maligno. Coraggio e umiltà, quindi, e cerchiamo di essere una preghiera vivente.
(Una voce dal deserto)
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Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2020

 

 

“Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Sono con voi e vi invito di nuovo, figlioli, ritornate a Dio ed alla preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi.

Figlioli non avrete né futuro né pace finché nella vostra vita comincerete a vivere la conversione personale ed il cambiamento nel bene.

Il male cesserà e la pace regnerà nei vostri cuori e nel mondo.

Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate. Sono con voi ed intercedo presso mio Figlio Gesù per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

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Ricordiamo sempre le parole dell’Arcangelo Gabriele a Maria:
”NULLA È IMPOSSIBILE A DIO”
Preghiamo con fede e fiducia chiedendo perdono dei nostri peccati attuali e quelli commessi durante tutta la nostra vita…
Dio è AMORE ONNIPOTENTE, ed ha il potere di fermare la pandemia attuale quando vuole, ma desidera la nostra conversione..

Nulla è a caso. il salmo dice: “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (Salmo 49,13).

Nel cosiddetto benessere odierno molti si sono dimenticati di Dio, non frequentano i Sacramenti, non si pentono, non si confessano e non santificano le feste. Moltissimi deridono la religione cattolica, fondata da Gesù Cristo stesso ed i suoi ministri vengono descritti come delle macchiette.

Per questo se supplichiamo il Signore di estinguere la pandemia in corso dobbiamo anche promettere di cambiare vita, altrimenti ci rivolgiamo a Lui solo nel bisogno e questo non è ancora vero amore e non contribuisce a salvare la nostra anima, ben più importante.

Ognuno di noi dovrebbe cambiare condotta e convertirsi sinceramente. Allora il Signore avrà pietà di tutti noi e ci salverà.

 

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1) Confessarsi spesso dopo il pentimento sincero per i propri peccati. La confessione è anche un’occasione per prendere coscienza dello stato della propria anima e per combattere i vizi.

2) Chiedere spesso l’aiuto allo Spirito Santo: noi siamo il suo Santo Tempio e Egli ama dimorare in noi, soprattutto quando siamo docili alla sua grazia.

3) Partecipare il più possibile alla Santa Eucaristia. Il Santo Curato d’Ars sosteneva che “Tutte le opere buone messe insieme non eguagliano il valore della Messa”

4) Trovare spesso degli spazi di preghiera personale in cui noi pensiamo solo a Dio, alla Vergine, agli angeli ed ai Santi. La preghiera più disinteressata è la migliore, pertanto è bene pregare anche per tutti gli altri.

5) Mettere sempre Dio al primo posto in tutte le scelte che facciamo

6) Essere diligenti sul posto di lavoro o a scuola cercando di andare d’accordo con tutti i colleghi, anche con quelli meno simpatici.

7) Collaborare sempre al bene della propria famiglia, ognuno in base al suo ruolo. Evitare i litigi e perdonarsi sempre dopo qualche alterco.

8) Partecipare alle attività della Chiesa, iniziando dalla propria parrocchia. Ognuno collabori come può ed in base alla propria disponibilità.

9) Scegliere le letture ed i filmati più edificanti per lo spirito, cercando di istruirsi in relazione alla propria preparazione culturale.

10) Essere sempre consapevoli che il tempo che passiamo su questa terra è fugace, pertanto comportiamoci sempre come se dovessimo lasciare questo mondo in qualsiasi momento deciso da Dio.

 

 

 

 

 

III domenica A

 

III domenica dell’anno, d’ora in poi: Domenica della Parola.

La comunità ha deciso di celebrarla mettendo le bibbie a disposizione di tutti, sui banchi.

La Parola di Dio ci è posta fra le mani. Perché familiarizziamo con questo libro, che è la nostra sorgente. Più si ritorna alle fonti, più si è nuovi, creativi, liberi, perfino rivoluzionari.

Mi viene in mente lo scrittore biblico Neemia, quando racconta del ritorno dall’esilio, terribile momento, senza casa, senza il campo da coltivare per sfamarsi, senza il tempio per essere popolo ancora…da dove ripartire?

Tutto il popolo è radunato, come fosse un sol uomo, in piazza, un giorno di intero di preghiera e di ascolto della Parola ritrovata, fino a scoppiare in lacrime di commozione. Ecco il punto di partenza. Mettersi n ascolto.

Vorrei dirlo con una battuta, riprendendo il titolo di una trasmissione TV: C’è posta per te. Apri quel libro, sfoglia, leggi: dentro c’è posta per te.

Qualcuno si rivolge proprio a te.

Oggi nelle letture è perfetto il passaggio tra A.T. e N.T. , a indicare quasi visivamente l’unità dei 73 libri della bibbia, un arcobaleno storico, un arco voltaico che congiunge la profezia di Isaia e Gesù, compimento del sogno di Dio.

 

Omelia

Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, si alza una voce libera sul lago di Galilea.

Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo, e va ad affrontare confini, nella meticcia Galilea, crogiolo delle genti, quasi Siria, quasi Libano, quasi pagana.

A Cafarnao, sulla via del mare, era uno dei passaggi più importanti per uomini e merci, tra Libano e Siria, tra Egitto e le terre dei Parti.

Una zona di contagio, di contaminazioni culturali e religiose, e Gesù la sceglie; invece che nella Gerusalemme dei puri va a Cafarnao, che invece accoglie tutti. Comincia da un luogo dove c’è tanta gente, e movimento e anche confusione, ed è questa che Gesù sceglie. C’è confusione sulla Via Maris, e insieme ombra, dice il profeta. Come la nostra esistenza che è nella confusione, e il cuore ha spesso un’ombra…

Ma il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,

per quelli che abitavano l’ombra una luce è sorta.

 

Gesù cominciò a predicare e a dire: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino.

Siamo davanti al messaggio generativo del vangelo, le parole sorgive.

La bella notizia non è “convertitevi”, cioè “cambiate direzione”; la parola nuova e potente sta in quel piccolo vocabolo “è vicino”: il regno è vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto in lontananze siderali; Dio è vicino e non smarrito nell’alto dei suoi cieli.

La traduzione esatta sarebbe: il regno è venuto vicino, è quel sogno che viene incontro, che adesso cammina sulla via del mare che pullula di vita. C’è polline divino nel mondo, là dove c’è umanità, tanta umanità, come a Cafarnao.

Dio viene, forza di vicinanza dei cuori, “forza di coesione degli atomi, forza di attrazione delle costellazioni” (Turoldo). Cos’è questa passione di vicinanza che corre nel mondo? Che brucia lontananze? Amore, in tutta la potenza e varietà del suo fuoco.

“L’amore è passione di unirsi all’amato” (Tommaso d’Aquino), passione di comunione, di Dio con l’umanità lungo la Via del Mare, di Adamo con Eva sulla via dei corpi dove è detto il cuore , della madre con il figlio, dell’amico con l’amico, delle stelle con le altre stelle.

La notizia che apre il vangelo di Gesù è questa: Dio è venuto, è all’opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao e di Betsaida, a guarire la tristezza e il disamore del mondo, a creare legami. E ogni strada del mondo è Galilea. Perché la nostra infinita tristezza si cura soltanto con un infinito amore (Evangelii Gaudium).

Che cos’è il Regno che cammina e viene?

Questo mondo porta un altro mondo nel grembo, ha una luce dentro, una forza che penetra la trama segreta della storia, che circola nelle cose, che non sta ferma, che sospinge verso l’alto, come il lievito, come il seme. La vita che riparte. E Dio dentro.

E allora quell’invito che apre tutto “Convertitevi” significa: svegliatevi, accorgetevi, giratevi verso la luce, perché la luce è già qui.

 

Ma tutto questo può restare un discorso astratto, e allora il vangelo racconta una storia concreta, la chiamata dei primi discepoli.

Dove si racconta di qualcuno che fa un salto fuori dall’ombra, esce da una vita in ombra: da una vita che è lavorare, mangiare, dormire, e poi ancora lavorare mangiare, dormire… e un giorno morire. Tutto qua? Tutto questo il futuro?

Riascoltiamo il vangelo: mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli che gettavano le reti in mare. Gesù li vede mentre iniziano il loro lavoro, li chiama, e gli cambia la prospettiva, li chiama ad osare, ad essere un po’ folli, come lui.

Sapete che facciamo, che non c’è più da pescare pesci, c’è da toccare il cuore della gente. C’è da salvare e illuminare vite. Volete farlo con me?

E loro lo fanno subito. Notate: subito!

Perché lo fanno? Perché sono degli eroi, affamati e un po’ pazzi? Uomini pieni di coraggio e insieme di incoscienza? Io allora non ce la farò mai, non ha questi slanci eroici.

Domandiamoci: che cosa si fa subito?

Immaginate: state facendo un lavoro, chiedete l’aiuto di un figliolo che sta nella sua stanza, di un marito davanti alla tv, e gli dite: dai, vieni c’è questo e quest’altro da fare. E in risposta sentite: E aspetta, dai, ancora un momento

Se invece gli dici: c’è qui un tuo amico, è già lì.

Che cosa si fa subito? Ciò che piace, ciò che è bello, ciò che attrae, ciò che prende.

Gesù sta proponendo una cosa bella. Non una rinuncia, ma una fioritura di vita, una addizione di vita.

Lasciano subito le reti, non le riprendono nemmeno, le lasciano in acqua; come gli altri due che lasciano la piccola azienda, il padre, i garzoni, le barche, una vita sicura. Perché lo seguono?

Perché Cristo ha cose belle da dire.

La Parola ci mette in movimento perché ci dice qualcosa di bello, non perché ci fustiga, non perché ci da i voti come una maestra, ma perché ci tira fuori dalle nostre piccole prospettive, fuori dal laghetto, dal cortile di casa, per portarci a un’opera bella, grande, luminosa, che abbraccia il mondo.

Non possiamo pensare di consegnare agli uomini una parola che è un richiamo morale. Per pescare gli uomini dobbiamo consegnare non una Parola che suona come un richiamo morale, ma la bellezza che conosciamo, la libertà che conosciamo, la luce bella che conosciamo, il regno…

Il vangelo non è una morale ma una sconvolgente liberazione.

Celebriamo il bello che ci muove, che ci muove dal di dentro.

Ci conceda il Signore di godere oggi e di celebrare la sua Parola,

che illumina, libera, sorride,

che mette tanta voglia di vivere e tanta voglia di bellezza.

Questo è ciò che ci vuole dare il Regno:

voglia di vivere, voglia di bellezza.

Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell’uomo.

Passa uno che sa reincantare la vita.

E dietro gli vanno uomini e donne senza doti particolari,

e dietro oggi gli andiamo anche noi,

affascinati da qualcosa che lui solo ha

e nessun altro sa dare.

 

 

Pescatore di uomini, di Helder Camara.

 

Per amore di Dio rispondetemi:

Dove sono i bambini

per raccontarmi i loro giochi,

i poeti

per raccontarmi i loro sogni

i pazzi

per raccontarmi i loro deliri,

i malati

per raccontarmi le loro sofferenze,

e i felici e gli infelici

i santi e peccatori

i bambini e i vecchi

i morti e i vivi

i credenti e gli increduli

gli uomini e gli angeli

gli animali e le piante

le creature tutte

di tutti i mondi?

Povero me

se salissi da solo

all’altare di Dio!…

 

Dom Helder Camara, da “Mille ragioni per vivere”

 

Abbiamo un debito di memoria e di gratitudine verso fra Germano,

lo ricordiamo, oggi, insieme a voi, a sette giorni dalla morte.

 

A te, Germano,

ultimo di quella splendida razza evangelica

Dei cercatori, dei mendicanti per amore

Dalle tue mani ho ricevuto pane.

Grazie.

Dai tuoi occhi ho ricevuto luce.

Grazie.

Noi preghiamo per te Germano, fratello caro,

cuore libero e occhi di luce,

ma tu prega per noi, perché conquistiamo

il tuo cuore bambino e grande

il tuo sguardo gioioso sulla vita,

la tua carità instancabile.

Perché le cose che per te furono vere e grandi

Siano vere e grandi anche per noi,

che continuiamo più poveri e più soli il nostro cammino.

Arrivederci, fradi, sulle vie del cielo.

Mandi.

 

 

 

 

 

Tutti sanno che Dio è Misericordioso, ma Egli ci viene incontro concretamente se noi ci pentiamo della nostra vita di peccato, ci confessiamo e cerchiamo di confidare in Lui.

Purtroppo ci sono molti che pensano all’infinita Misericordia di Dio, ma perseverano nei loro peccati mortali, non vogliono convertirsi e muoiono impenitenti sprofondando nell’inferno, nell’esistenza del quale nemmeno credono.

Anche se di dovesse ricascare nel peccato mortale, l’importante è riprendersi, pentirsi e convertirsi: Dio ama chi lo cerca con cuore puro e sincero.

Ma non è giusto abusare della sua Misericordia rimanendo consapevoli di trovarci nel peccato mortale senza pentirci affatto.

È necessario cercare di cambiare vita obbedendo ai Comandamenti di Dio e pentirsi seriamente quando si sbaglia strada. È così che si ottiene la sua infinita Misericordia.

 

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La Regina della Pace di Medjugorje appare da tantissimi anni per dirci che Dio esiste, che suo Figlio Gesù è uomo, ma anche Dio e che dobbiamo adorarlo come tale e che la religione cattolica apostolica romana è quella vera.
Attraverso i suoi numerosi messaggi ci esorta a convertirci a suo Figlio, ad abbandonare il peccato, a frequentare i Sacramenti ed a pregare anche per i sacerdoti affinché compiano il loro mandato con amore e dedizione.
La Madonna si presenta come la “Regina della Pace” per avvertirci del grande pericolo che sta correndo l’umanità, e che, con il suo aiuto e quello di suo Figlio dobbiamo lottare contro le tentazioni di Satana che in questi ultimi anni si è scatenato e vuole rovinare le persone traviandole e distruggendo l’intero pianeta terra.
Solo chi crede in suo Figlio Gesù Cristo potrà salvarsi, proprio perché Egli si è incarnato, ha patito, è morto ed è risuscitato per tutti noi. Nei segreti che ella ha confidato ai veggenti, la Regina della Pace desidera che sappiamo che ci stanno aspettando grossi eventi e quindi dobbiamo prepararci nella preghiera, nel digiuno, nell’Amore verso Dio ed il prossimo.

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Zaccheo e la scoperta d’essere amati senza meriti

XXXI Domenica – T. O. – Anno C – 2019

Vangelo – Luca 19,1-10

In quel tempo (…) un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro (…). Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (…)

Il Vangelo ci trasmette, nella storia di Zaccheo, l’arte dell’incontro, la sorpresa e la potenza creativa del Gesù degli incontri. Prima scena: personaggi in ricerca. C’è un rabbi che riempie le strade di gente e un piccolo uomo curioso, ladro come ammette lui stesso, impuro e capo degli impuri di Gerico, un esattore delle tasse, per di più ricco. Il che voleva dire: soldi, bustarelle, favori, furti… Si direbbe un caso disperato. Ma non ci sono casi disperati per il Vangelo. Ed ecco che il suo limite fisico, la bassa statura, diventa la sua fortuna, «una ferita che diventa feritoia» (L. Verdi). Zaccheo non si piange addosso, non si arrende, cerca la soluzione e la trova, l’albero: «Corse avanti e salì su un sicomoro». Tre pennellate precise: non cammina, corre; in avanti, non all’indietro; sale sull’albero, cambia prospettiva.

Seconda scena: l’incontro e il dialogo. Gesù passa, alza lo sguardo, ed è tenerezza che chiama per nome: Zaccheo, scendi. Non giudica, non condanna, non umilia; tra l’albero e la strada uno scambio di sguardi che va diritto al cuore di Zaccheo e ne raggiunge la parte migliore (il nome), frammento d’oro fino che niente può cancellare. Poi, la sorpresa delle parole: devo fermarmi a casa tua. Devo, dice Gesù. Dio viene perché deve, per un bisogno che gli urge in cuore; perché lo spinge un desiderio, un’ansia: a Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l’ultima pecora, manco io.

Devo fermarmi, non semplicemente passare oltre, ma stare con te. L’incontro da intervallo diventa traguardo; la casa da tappa diventa meta. Perché il Vangelo non è cominciato al tempio ma in una casa, a Nazaret; e ricomincia in un’altra casa a Gerico, e oggi ancora inizia di nuovo nelle case, là dove siamo noi stessi, autentici, dove accadono le cose più importanti: la nascita, la morte, l’amore.

Terza scena: il cambiamento. «Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia». Zaccheo non deve prima cambiare vita, dare la metà dei beni ai poveri, e dopo il Signore entrerà da lui. No. Gesù entra nella casa, ed entrando la trasforma. L’amicizia anticipa la conversione. Perché incontrare un uomo come Gesù fa credere nell’uomo; incontrare un amore senza condizioni fa amare; incontrare un Dio che non fa prediche ma si fa amico, fa rinascere. Gesù non ha indicato sbagli, non ha puntato il dito o alzato la voce. Ha sbalordito Zaccheo offrendogli se stesso in amicizia, gli ha dato credito, un credito immeritato. E il peccatore si scopre amato. Amato senza meriti, senza un perché. Semplicemente amato. Il cristianesimo tutto è preceduto da un “sei amato” e seguito da un “amerai”. Chiunque esce da questo fondamento amerà il contrario della vita.

(Letture: Sapienza 11, 22-12,2; Salmo 144; 2 Tessalonicesi 1,11-2,2; Luca 19,1-10)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/zaccheoe-la-scopertad-essere-amatisenza-meriti

 

 

 

Da solo, con le sole tue forze, è impossibile che tu possa conoscere bene te stesso.

Siccome Dio ti conosce infinitamente meglio di come tu conosci te stesso, solo alla sua luce tu puoi vedere ciò che c’è realmente nel tuo mondo interiore. Puoi fare migliaia di esercizi di auto-conoscenza, ma se non hai il coraggio di conoscerti nella verità, non ti gioveranno molto.

Dio è la Verità, pertanto in Lui non potrai ingannarti. Se invochi lo Spirito Santo, Egli ti dona il discernimento che potrà illuminare la tua oscura interiorità. Scoprirai cose che non avresti mai sospettato, ma nello Spirito sarai contento di averle fatte emergere perché esse limano il tuo orgoglio e ti preparano ad esercitarti nelle virtù.

Prenderai consapevolezza anche delle radici del male che ti agitano interiormente, ma questo non deve affliggerti, ma considerala una grande grazia che ti spinge a chiedere a Dio il perdono per la vera conversione del cuore.

Un cuore affranto ed umiliato Tu, o Dio, non disprezzi.

 

 

 

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Signore Gesù, Tu sei morto alle tre del pomeriggio e nei tuoi piani salvifici questo fatto ha un significato particolare.

È in quest’ora che in genere siamo più esposti a tentazioni e forme di abbattimento od aridità spirituali.

Ti offro anche questo momento pensando a quanto tu hai sofferto appeso al duro legno della croce, tra spasmi atroci, nel delirio della folla che ti scherniva senza pietà, pieno di sete e grondante sangue da ogni parte del tuo corpo martoriato, soprattutto dalle tue sacre piaghe.

Ripongo nel tuo cuore squarciato tutte le mie colpe affinché tu le rimetta, insieme a quelle dei miei cari ed a quelle di tutta l’umanità indifferente a questa tua passione perché possa convertirsi e creda che tu, con la tua passione e morte, hai cancellato i peccati di coloro che si pentono.

Per la tua dolorosa passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero!

 

 

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Si sa che ogni persona vive molto fragilmente su questa terra. Molte anime più sensibili vivono dei momenti di sconforto quando sono più consapevoli di essere peccatori.

Se, alla luce divina, dovessimo avere la piena consapevolezza della nostra immensa miseria soccomberemmo e cadremmo nel più totale sconforto.

Il vero cristiano, però, dovrebbe meditare sull’infinita Misericordia di Dio, per controbilanciare il suo smarrimento, e fissare il suo sguardo sul crocifisso. Gesù ci è venuto in soccorso con l’Incarnazione, la passione, la morte e la Risurrezione.

A Santa Faustina ha fatto sapere che Egli è molto contento se gli offriamo le nostre miserie abbandonandoci alla sua infinita Misericordia e credendo nella sua grande Bontà, perché in questo modo gli rendiamo gloria e non rendiamo vano il suo immane Sacrificio.

Gesù cerca sempre la pecorella smarrita lasciando le altre 99. Una volta trovata, fa festa in Cielo con tutti gli Angeli

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Chi ha la disgrazia di finire all’inferno era consapevole che il suo rifiuto verso Dio e, quindi, verso l’Amore, lo avrebbe condotto lontano dalla Salvezza.. Siccome nell’Aldilá non c’é più la dimensione spazio-temporale, la decisione finale di resistere fermamente alla conversione, comporta il non ritorno perché ognuno rimane nello stato in cui si trova al momento della morte.

I dannati non desiderano assolutamente stare vicino a Dio perché lo hanno rifiutato drasticamente ed il Signore, il quale rispetta il libero arbitrio, non può costringerli ad amarlo, perché si ama veramente solo se si é liberi.

Del resto anche qui sulla terra ci capita di non corrispondere all’amore e nessuno può costringere l’altro ad amarlo realmente, perché l’amore respira là libertà. Il rifiuto dei dannati avviene nell’istante, per cui, essendo l’istante “eternità”, non possono più convertirsi….e non vogliono nemmeno farlo…

La coscienza dei dannati non é più rivolta al pentimento, ma al rimorso negativo, perché essi stessi non vogliono esistere in Dio che avevano rifiutato consapevolmente fino all’ultimo istante… essi provano odio verso Dio, gli altri e se stessi…ma nell’Istante eterno.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

III Domenica di Quaresima – Anno C – Marzo 2019

Quell’invito a cambiare rotta su ogni fronte

Vangelo – Luca 13,1-9

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Commento di p. Ermes

Che colpa avevano i diciotto morti sotto il crollo della torre di Siloe? E quelli colpiti da un terremoto, da un atto di terrorismo, da una malattia sono forse castigati da Dio? La risposta di Gesù è netta: non è Dio che fa cadere torri o aerei, non è la mano di Dio che architetta sventure. Ricordiamo l’episodio del “cieco nato”: chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse così? Gesù allontana subito, immediatamente, questa visione: né lui, né i suoi genitori. Non è il peccato il perno della storia, l’asse attorno al quale ruota il mondo. Dio non spreca la sua eternità e potenza in castighi, lotta con noi contro ogni male, lui è mano viva che fa ripartire la vita. Infatti aggiunge: Se non vi convertirete, perirete tutti. Conversione è l’inversione di rotta della nave che, se continua così, va diritta sugli scogli.

Non serve fare la conta dei buoni e dei cattivi, bisogna riconoscere che è tutto un mondo che deve cambiare direzione: nelle relazioni, nella politica, nella economia, nella ecologia. Mai come oggi sentiamo attuale questo appello accorato di Gesù. Mai come oggi capiamo che tutto nel Creato è in stretta connessione: se ci sono milioni di poveri senza dignità né istruzione, sarà tutto il mondo ad essere deprivato del loro contributo; se la natura è avvelenata, muore anche l’umanità; l’estinzione di una specie equivale a una mutilazione di tutti.

Convertitevi alla parola compimento della legge: ” tu amerai”. Amatevi, altrimenti vi distruggerete. Il Vangelo è tutto qui. Alla gravità di queste parole fa da contrappunto la fiducia della piccola parabola del fico sterile: il padrone si è stancato, pretende frutti, farà tagliare l’albero. Invece il contadino sapiente, con il cuore nel futuro, dice: “ancora un anno di cure e gusteremo il frutto”. Ancora un anno, ancora sole, pioggia e cure perché quest’albero, che sono io, è buono e darà frutto.

Dio contadino, chino su di me, ortolano fiducioso di questo piccolo orto in cui ha seminato così tanto per tirar su così poco. Eppure continua a inviare germi vitali, sole, pioggia, fiducia. Lui crede in me prima ancora che io dica sì. Il suo scopo è lavorare per far fiorire la vita: il frutto dell’estate prossima vale più di tre anni di sterilità. E allora avvia processi, inizia percorsi, ci consegna un anticipo di fiducia. E non puoi sapere di quanta esposizione al sole di Dio avrà bisogno una creatura per giungere all’armonia e alla fioritura della sua vita. Perciò abbi fiducia, sii indulgente verso tutti, e anche verso te stesso. La primavera non si lascia sgomentare, né la Pasqua si arrende. La fiducia è una vela che sospinge la storia. E, vedrai, ciò che tarda verrà.

(Letture: Esodo 3,1-8a.13-15; Salmo 102; 1Corinzi 10,1-6. 10-12; Luca 13,1-9)

Commento al Vangelo domenica 24 marzo 2019 – Ermes Ronchi – Quell’invito a cambiare rotta su ogni fronte

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/quell-invitoa-cambiarerotta-su-ogni-fronte

Dio è Amore, per cui chi vive in Lui con impegno diventa Amore. I beati che lodano Dio in Paradiso, hanno lo sguardo puro e non nutrono alcun rancore, disprezzo od odio per gli altri.

Tutti i salvati ammirano ed amano gli altri in Dio. Per cui è impossibile rimanere in Paradiso se si ha qualche screzio contro qualcuno per i torti subiti durante la vita terrena.

Nell’aldilà si vedrà chiaramente il pentimento sincero di ogni persona ed il desiderio di cambiar vita che aveva durante la vita terrena e ammireremo in essa ciò che Dio ha operato per la sua conversione del cuore.

Capiremo meglio quanta misericordia abbiamo ricevuto dal Signore, per poi poterla riversare sugli altri.

Per questo già in questa dimensione terrena dovremmo perdonare di cuore al prossimo che ci ha fatto dei torti: ognuno ha la possibilità di convertirsi, anche all’ultimo momento.

Nell’aldilà l’armonia perfetta dei salvati richiede l’amore reciproco nel Signore e nessuna ombra potrà inquinarli.

 

San Giovanni Battista, tu che hai preferito dimorare nel deserto per stare in più stretto contatto con il Padre, aiutaci a ricercare e trovare ciò che per noi è davvero importante: il Regno dei Cieli.

Tu che hai avuto la grande missione di annunciare l’avvento del Messia Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, intercedi per noi affinché possiamo annunciare ai fratelli la salvezza eterna che solo il Signore può donarci.

Tu che hai detto che non eri degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali del Messia che annunciavi, aiutaci ad essere umili ed a riconoscere in Cristo il vero Figlio di Dio.

Tu che battezzavi sul Giordano e predicavi la vera penitenza del cuore, intercedi per noi affinché ci possiamo pentire e convertirci radicalmente al Signore purificando i nostri cuori.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO

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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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È POSSIBILE LA PREGHIERA DAGLI “EFFETTI PREGRESSI”?

 

Luca, che è cattolico, è afflitto da una pesante pena interiore: suo padre Anselmo è vissuto nei vizi, nell’adulterio e nell’alcol. Bestemmiava sempre. Non frequentava la chiesa ed è morto senza confessarsi e apparentemente senza pentimento.

Addolorato, Luca, si chiede sempre: Dove sarà ora l’anima di mio padre? E se fosse all’inferno? Il dolore di Luca sta nel dubbio sulla salvezza di suo padre ma questo non gli impedisce di pregare per la sua anima qualora fosse nel Purgatorio.

Luca, comunque, pensa tra sè che la sua insistente orazione possa avere anche “effetti pregressi”, per cui questa sua fervente preghiera potrebbe essere efficace anche per la linea temporale del passato di suo padre Anselmo, quando egli era ancora in vita.

Luca, insomma, spera che anche all’ultimo momento suo padre possa avere avuto un barlume di Luce che abbia potuto far scaturire in lui un sincero pentimento utile alla salvezza eterna della sua anima, beneficiando delle sue preghiere anche attuali.

 

 

È possibile che Luca venga esaudito? La nostra logica terrena tende a valutare tutto in un contesto spazio-temporale, per cui il passato è passato e non può più essere modificato da chi vive nel presente attuale.

In effetti la nostra logica ci dice che anche se ora dovessimo pregare affinchè i gravi peccato del passato contro l’umanità non fossero mai stati consumati, essi sono ormai storicamente avvenuti e quindi sembra inutile la preghiera.

Riflettendo bene sulle Sacre Scritture, però, sappiamo che Gesù, incarnandosi e patendo per tutti gli uomini di ogni tempo e spazio, ha pregato ed offerto la sua vita anche per loro.

Questo perché si è storicamente incarnato in un determinato tempo e spazio, ma il riverbero della sua offerta al Padre si ripercuote in tutta l’umanità dall’inizio alla fine proiettandosi nella dimensione trascendente del Risorto.

Il credo cattolico afferma che dopo la Risurrezione Gesù “scese agli inferi” per condurre con sé in Cielo i giusti vissuti precedentemente alla sua comparsa storica.

Quindi il suo valore salvifico non è limitato nel tempo e nello spazio contingenti.

Gesù ha anche pregato e si è offerto vittima per gli uomini del passato, del presente storico e del futuro. Per Tutti. La sua, quindi è stata in qualche modo una preghiera ed un’offerta dagli effetti anche pregressi.

Quando noi preghiamo ed offriamo sacrifici lo facciamo in unione con Gesù che ha patito, è morto e risorto. Questa unione arreca i suoi frutti perché è avallata dalla dichiarazione di Cristo stesso: qualunque cosa chiederete nel mio nome io ve la concederò.

Quando preghiamo in unione con Lui, possiamo pregare per tutti coloro che ci hanno preceduto, e che hanno quindi già percorso la dimensione spazio-temporale in modo che vengano proiettati in quella trascendente?

Non possiamo pensare che sicuramente una tale persona si sia dannata definitivamente se noi oggi preghiamo per lei: la nostra preghiera è stata raccolta insieme a quelle di Gesù ed il Padre ha fatto in modo che questa persona in qualche modo abbia visto la luce, almeno all’ultimo istante di vita?

È utile allora pregare per la salvezza eterna di tutte le persone che ci hanno preceduto, fossero Caino, Giuda, Nerone, Napoleone o Hitler?

In Gesù Cristo possiamo dire : “quello che è stato è stato” per cui non possiamo fare più niente per coloro che ci hanno preceduto?

Si è soliti pensare che se uno è dannato rimane dannato in eterno, per cui è inutile pregare per le anime dell’inferno. Noi, però, non sappiamo se qualcuno è davvero all’inferno.

Ma noi, pregando attualmente in unione con Gesù Cristo, collaboriamo alla salvezza delle persone che ci hanno preceduto?

Anche se per loro fosse stato l’ultimo istante della vita, avrebbero potuto ricevere un barlume di grazia utile per la loro conversione grazie anche alla nostra preghiera attuale ed ai nostri sacrifici uniti con quelli di Gesù Cristo?

 

(Sarei grato se qualche teologo rispondesse a queste domande)

 

 

 

 

Patrick esprime alcune considerazioni realistiche sul futuro dell’Europa…

Guardiamoci attorno e cerchiamo di essere obiettivi: L’Europa, di antichissime radici cristiane, cerca di emarginare il cristianesimo in nome di una visione laica della vita.

Le parrocchie sono frequentate sempre meno. La Santa Messa festiva viene da molti disertata in gran parte delle chiese, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, ma anche qui in Italia.

Pochi si sposano in chiesa, la maggior parte preferisce i matrimoni civili o le convivenze.

Il numero dei figli cala di anno in anno per diversi motivi tra i quali:

1) Vengono ritenuti troppo impegnativi

2) Spesso i governi se ne occupano troppo poco,

3) C’è troppa paura del futuro e per la propria salute.

Lo stesso concetto tradizionale di famiglia viene distorto da altre ideologie che non hanno nulla a che vedere col cristianesimo. Dei fedeli rimasti, molti sono troppo tiepidi e Gesù non è il vero centro della loro vita.

Vengono ritenuti più importanti di Gesù Cristo i supermercati, lo sport, la moda, le varie iniziative pseudo-religiose e panteistiche. Moltissimi giovani e adulti cercano il puro divertimento, lo sballo ed i piaceri della carne.

In questo modo l’intera Europa si sta scristianizzando, è sempre più atea e diventa l’obiettivo di conquista da parte di altre religioni che non hanno nulla a che fare con il Dio dei cristiani cattolici.

Ma non disperiamo: lo Spirito Santo non abbandona l’umanità e Gesù aveva promesso che la sua Chiesa non andrà in estinzione. Ognuno di noi può contribuire al cambiamento di rotta, cominciando dalla propria conversione.

 

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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Perla Paik è un’artista coreana che attualmente soggiorna a Trieste. Da pochi anni si è convertita al cristianesimo. I suoi disegni, tendenti al misticismo, denotano una forte sensibilità interiore illuminata da una grande fede nella realtà trascendentale.
I volti che disegna sono molto espressivi e spesso appaiono come “trasfigurati” da una luce particolare, segno che in lei lo Spirito Santo, raffigurato spesso nei suoi disegni, agisce continuamente rendendola creativa. E questa sua sublime attività creatrice è il suo modo cristallino di amare Dio ed il prossimo.

IL LIBRO CON I SUOI DISEGNI ACCOMPAGNATI DA RIFLESSIONI E POESIE DI PIER ANGELO PIAI:

 

https://www.mondocrea.it/il-respiro-dellanima-innamorata/

 

 

 

 

PLAYLIST DELL’ARTISTA COREANA PERLA PAIK

 

A PERLA PAIK (poesia)

Come l’alba dorata
Fuga le notturne tenebre
E tutti si fermano a vederla
……… È Perla

Come la luce del primo sole
Riscalda nuda terra
E il mondo
s’inebria nel goderla
………. È Perla

Come
la pura Acqua di sorgente
Così limpida e trasparente
Trascina l’assetto per berla
……….. È Perla

Come la ricerca della verità
Traccia la strada della vita
E l’uomo
si affanna per saperla
………….. È Perla

Come la più luminosa stella
Splende nella volta celeste
E invano
Io tendo la mano
Per tenerla
…….. È Perla

Come medicina soave
Che cura
le ferite del mio cuore
Che aspetta solo di ottenerla
……….. È Perla

 

 

5/2/2016
CLAUDIO RACHELLI
Ex Giudice Trieste

 

 

 

 

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1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron