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1 – LA MONTAGNA ORGOGLIOSA

Le nubi dissero al vento: “Ma quante arie che ti dai!”

Il vento indispettito disse alle nubi: “Voi siete troppo volubili!”

La montagna che li ascoltava incuriosita, disse loro orgogliosamente: “Io sì che sono massiccia e stabile, voi invece avete poca consistenza!”

Allora il vento e le nubi si allearono e nel corso dei secoli erosero la montagna fino a farla sgretolare…

 

Morale della favola:

Mai inorgoglirci quando ci sentiamo prosperi ed in piena salute: il tempo e gli eventi che ci sembrano più insignificanti potrebbero prostrarci quando meno ce l’aspettiamo…

 

2 – IL MAIALE PRIVILEGIATO

In una fattoria all’antica, dal suo speciale recinto il maiale si rivolse alle galline che osservava da tempo:” Il padrone vi sfrutta perché voi fate le uova e poi ve le porta via. A me, invece, porta da mangiare abbondantemente due volte al giorno e non mi chiede nulla in cambio.”

Il maiale si rivolse in seguito anche alla mucca: “Rispetto a te sono molto più fortunato. Il padrone viene da te solo per mungerti e nemmeno ti guarda. Quando viene da me, invece, si sofferma e mi guarda con affetto, e mi porta tanto cibo senza chiedermi nulla in cambio”

Dopo alcuni giorni disse al cavallo da tiro: “Non capisco perché tu sia così sottomesso al padrone. Ti fa faticare diverse ore sui campi trattandoti anche male. A me, invece, porta tanto cibo, mi guarda con affetto e spesso mi parla raccomandandomi di mangiare il più possibile tutto ciò che mi porta e di riposare tranquillo.

Qualche mese dopo le galline, la mucca ed il cavallo osservarono con sorpresa che il recinto del maiale era vuoto. Poi videro il padrone che appendeva delle salsicce al soffitto dicendo: “grazie maialino mio per tanta abbondanza”!

 

Morale della favola.

Non illudiamoci troppo quando abbiamo alcuni falsi amici che ci fanno sentire indispensabili e ci lusingano. Ai loro occhi siamo amici sino a quando siamo utili…

 

3 – IL CAPPELLO E LE SCARPE

Le scarpe di un distinto signore dissero un giorno al suo cappello : “ Beato tu che sei sulla testa del nostro padrone! Noi dobbiamo portare il suo peso, mentre tu sei leggero e puoi osservare bene quello che succede”.

Il cappello disse: “È vero, non vorrei essere al vostro posto. Da qui osservo i volti delle persone ed il panorama, mentre voi potete vedere solo il suolo su cui cammina il padrone.” E così dicendo il cappello cominciava a gonfiarsi di orgoglio.

Ripresero a dire le scarpe: “ Beato tu cappello che hai la possibilità di impregnarti del profumo che il padrone spruzza sui suoi capelli! Noi, invece dobbiamo sopportare l’odore sgradevole dei suoi piedi.”

“É vero”, disse il cappello pieno di orgoglio – “io non sono come voi…sono ad un livello più alto!” E nel frattempo si gonfiava sempre di più…

Poi, un colpo di vento lo scaraventó sul ciglio della strada e precipitó nel burrone finendo rosicchiato dai topi…

 

Morale della favola:

Il segreto della felicità è accontentarsi della propria situazione personale e sociale senza invidiare gli altri, perché ognuno deve essere se stesso..

 

 

 

4 – L’EURO E LE LIRE

Una moneta da un euro si trovó di fronte ad una vecchia banconota da 1000 lire.

“Guarda chi si vede! Una mia antenata! – esclamó. Poi aggiunse: “ Come cambiano i tempi: io ho una dimensione molto piú piccola, una cifra piú insignificante e valgo il doppio di te!”

La banconota stette a riflettere per un po’.

Osservó: “ Già, ora io non servo più a nessuno, però molti mi pensano spesso.”
“Perché?” – chiese la moneta.
La banconota rispose: “A quante paste normali corrispondi?”
“Dipende..una..due..a volte anche tre” – disse la moneta.
“Lo sai quante paste si potevano comprare con me? Anche piú di dieci!”
“Sí, però ora sei inutile.” – osservò la moneta…
Ribadí la banconota: “Però il mio ricordo non sará del tutto inutile….”
Qualche anno dopo con mille lire si potevano acquistare merci quali computer, smartphone, più carrelli di spesa alimentare ecc..

MORALE DELLA FAVOLA

Mai fare i conti senza l’oste…

 

 

 

 

 

5 – NULLA È SCONTATO

Un uomo piuttosto “lagnoso” venne a trovare un saggio contadino, suo amico, chiedendogli come stesse.
Il contadino rispose:
Si vive davvero alla giornata, ma la salute regge.

Per ora la terra continua a girare attorno al sole (non è scontato),

la crosta terrestre non ha sussultato fortemente (non è scontato),

nessun disastroso meteorite è caduto sulla superficie terrestre (non è scontato),

l’asse terrestre continua ad essere inclinato nella norma (non è scontato),

i raggi gamma di una lontana stella esplosa non ci hanno colpiti (non è scontato),

nessun uragano ci ha travolti (non è scontato),

non ci sono significativi alluvioni o tsunami (non è scontato),

nessun grosso vulcano è esploso (non è scontato),

la siccità non ha fatto grossi danni (non è scontato),

il cuore continua a battere ed i polmoni a respirare (non è scontato),

il sangue scorre relativamente fluido nelle vene (non è scontato),nessuna malattie grave ha posto fine alla mia vita (non è scontato),

cammino, parlo, ascolto, odoro, vedo (non è scontato),

non è scoppiata la guerra mondiale nucleare, (non è scontato),

nessun dittatore feroce e sanguinario è al governo (non è scontato),

nessun grave incidente stradale o domestico (non è scontato),

nessun delinquente ha attentato alla mia vita, (non è scontato) ecc.ecc.

Mi pare che tutto questo basti per ringraziare Colui che ci sorregge continuamente…

 

 

di p. Ermes Ronchi

 

XI domenica B Mc 4,26-34

 

Quante volte ci siamo chiesti con un filo di angoscia: non siamo più capaci di trasmettere il vangelo, di convincere e commuovere… non abbiamo più le parole per dire Dio.

Gesù, il grande comunicatore, risponde con le parabole.

Dove sceglie sempre parole di casa, di orto, di lago, di strada: parole di tutti i giorni, dirette e immediate, laiche.

Racconta storie di vita e le fa diventare storie di Dio, e così raggiunge tutti e porta tutti alla scuola delle piante, del seme, imparate dal fico, dice, dalla sapienza degli alberi…

Il vangelo di Marco riassume gran parte dell’insegnamento di Gesù in immagini di terra e di semi, di vigne e di orti, nei quali i contadini si affaticano nell’arte di far nascere, fiorire, fruttificare.

Il contadino nel vangelo è l’anello mancante tra l’uomo e Dio.

Contadino, pastore, vignaiolo sono immagini del volto di Dio. Un Dio con le mani sporche di terra, che suda e si affatica attorno a me

Gesù ci invita a chinarci verso la terra e osservare il mistero del germoglio e della vita,

a decifrare la nostra sacralità, esplorando quella del mondo.

I semi e le vigne che riempiono le parabole non sono puri pretesti per parlare d’altro, per insegnare teologia e morale.

Un albero, un ortaggio, le foglioline del fico e il granello di senape diventano personaggi di un annuncio, una continua rivelazione del divino (Laudato si’), una sillaba del suo messaggio. Sono santi!

Le cose del mondo non sono sante perché ricevono l’acqua benedetta, per le rogazioni di una volta, ma sono degne di ricevere l’acqua santa perché sono già benedette e si cammina tra loro come dentro un santuario…

È commovente e affascinante vedere il mondo con lo sguardo di Gesù, non a partire dalla cima del monte del Libano, ma dall’orto di casa,

leggere il vangelo dal basso, anzi dal suolo, da dove il germoglio che spunta guarda il mondo,

cancellare grazie a un semino di senape la distanza tra Dio e la terra, e l’aura di minaccia e di paura che circonda il venire di Dio,

accorgersi che il divino traspare dal fondo di ogni essere (Theilard de Chardin).

 

Ezechiele aveva parlato del Dio giardiniere che pianta un cedro del Libano. Gesù invece parla di un semino di senape.

Gesù sta dialogando con Ezechiele: ripete e innova. Tutta sua, infatti, la novità della senape, pianta mai nominata nel Primo testamento, nonostante fosse un ortaggio di uso comune. Fedele e infedele al tempo stesso alla tradizione scritturale, Gesù punta in basso: mette la senape al posto del cedro del Libano e l’orto al posto del monte.

Ci sono altri luoghi del Vangelo in cui usa la stessa strategia, in particolare Lc 13,31-35 (e Mt 23,37-39), dove cita un’immagine biblica (Dio come un grande uccello che protegge la sua nidiata sotto le ali) introducendo una variante di sua invenzione, mettendo una gallina al posto dell’aquila:

«Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!».

Ci affascina e commuove vedere come Gesù sia riuscito grazie a un’umilissima gallina e a un semino di senape e a cancellare la distanza tra Dio e la terra, quell’aura di minacciosa potenza che circondava il divino nelle religioni.

Una gallina per dire Dio e un seme di senape per parlare del suo regno d’amore: il linguaggio teologico portato al registro più basso e semplice.

Il Vangelo della terra sovverte le norme.

– Gli ascoltatori di Gesù devono essere rimasti sconvolti all’idea di paragonare il Regno di Dio/dei cieli a un granello di senape. A loro deve sicuramente essere parso blasfemo associare il regno di Dio al più piccolo tra i semi.

Ma Gesù si concentra sulla crescita del seme. È questa crescita dal minuscolo al grande ad assomigliare al regno di Dio. Mentre con ogni probabilità i suoi ascoltatori si aspettavano che il regno di Dio fosse presentato in modo possente, anche drammatico, un imporsi di qualcosa, Gesù sottolinea che dal più piccolo degli inizi matura la pienezza.

C’è un appello alla meraviglia dentro questa parabola: il Regno è un mistero davanti al quale stupirsi.

Prendere sul serio l’economia della piccolezza ci porta a guardare il mondo, e le nostre ferite, in altro modo. A cercare i re di domani tra gli scartati e i poveri di oggi, a prendere molto sul serio i giovani e i bambini, a trovare meriti là dove l’economia della grandezza sa vedere solo demeriti.

 

Il vangelo della terra di Gesù sovverte le norme, racchiude il grande nel piccolo, l’alto nel basso, i contenuti della fede nel linguaggio laico, il cielo nella terra.

Ci porta alla scuola delle piante, della vite, del filo d’erba, della loro misteriosa potenza di vita, che ha una sorgente nell’infinito:

perché le leggi dello spirito e le leggi profonde della natura coincidono;

le norme che reggono il venire del Regno di Dio e quelle che alimentano la vita delle creature sono le stesse.

E vedi che è proprio delle piante, della natura, di Dio e dell’uomo di essere crescita, mai immobili o stagnanti,

e di essere dono, offrire frutti, riparo, frescura, riposo.

Il terreno produce da sé, per energia e armonia proprie: è nella natura della natura di essere dono, di essere crescita. È nella natura di Dio. E anche dell’uomo. Dio agisce in questo modo positivo, fiducioso, solare; non per sottrazione, mai, ma sempre per addizione, aggiunta, incremento di vita, crescita. Lui ha incrollabile fiducia nei germogli.

Dalle parabole di Gesù emerge una visione emozionante del mondo: questa nostra storia è tutto un seminare, germinare, spuntare, accestire, granire, maturare: tutto è fiducia incamminata, con il suo ritmo misterioso, verso la fruttificazione, un consegnarsi gioioso a più vita.

Quando Dio entra in gioco, tutto entra in una dinamica di crescita, anche se parte da semi microscopici:

Dio ama racchiudere

il grande nel piccolo:

l’universo nell’atomo

l’albero nel seme

l’uomo nell’embrione

la farfalla nel bruco

l’eternità nell’attimo

l’amore in un cuore

se stesso in noi.

 

Il centro del vangelo della terra è la sconosciuta – divina – potenza del più piccolo seme. Se riesci ad ogni primavera a stupirti di questo allora avrai chiaro che nel mondo sono all’opera forze buone che crescono perché Qualcuno si cura di moltiplicarle, nonostante sassi e spine. E quello che avviene nella terra, avviene nei cuori. Una sorgente buona al centro di me e delle cose, che sgorga incessantemente, a cui posso sempre attingere, che è sempre disponibile e che non verrà mai meno.. È la mia fede gioiosa e fiduciosa.

 

P. ERMES RONCHI

XVII domenica 30 luglio 2017

Matteo 13,44-52

 

Un contadino e un mercante trovano tesori. Accade a uno che, per caso, senza averlo programmato, tra rovi e sassi, su un campo non suo, resta folgorato dalla scoperta e dalla gioia. Accade a uno che invece, da intenditore appassionato e determinato, gira il mondo dietro il suo sogno. Nessun viaggio è lungo per chi ama…

Due modalità che sembrano contraddirsi, ma il vangelo è liberante: assicura che l’incontro con Dio non sopporta statistiche, è possibile a tutti trovarlo o essere trovati da lui, sorpresi da una luce sulla via di Damasco, oppure da un Dio innamorato di normalità, che passa, come dice Teresa d’Avila, ‘fra le pentole della cucina’, che è nel tuo campo di ogni giorno, là dove vivi e lavori e ami, come un contadino paziente.

Nel tuo lavoro quotidiano. Oppure addirittura in sogno, come in quella preghiera che incanta il Signore (1 Re 3,5-15), quella del giovane Salomone che, nella notte prima di salire al trono, sogna queste parole, un sogno di parole: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».

Mi commuove pensare che anche a me Dio si rivolga con le stesse parole: chiedimi quello che vuoi e te lo darò. È così, per ciascuno, sempre.

Ma noi non sappiamo neanche che cosa chiedere. Lo ha chiesto al cieco di Gerico: cosa vuoi che io ti faccia? e per il cielo la risposta era facile: che io veda! Così era ovvia per i lebbrosi: donaci una pelle che possa ancora ricevere carezze.

A questa domanda, io cosa risponderei? cosa mi importa più di tutto?

Queste sono le domande del cuore. Le domande che guariscono. Fanno vedere se le profondità nostre sono trasparenti o fangose.

Salomone domanda il suo tesoro così: «Concedi al tuo servo un cuore docile», donami un cuore che ascolta, che ascolta te.

E Dio si sorprende, Dio si meraviglia, resta incantato, gli piace:

«Poiché non hai domandato per te una vita lunga, non hai domandato ricchezza, né la vittoria sui tuoi nemici, ma hai domandato la saggezza nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente, come nessuno mai ha avuto»

Senza un cuore che ascolta, non governi niente, né la tua casa, né il tuo ufficio, né il tuo mondo interiore.

Dono immenso da chiedere sempre,

per saper ascoltare il sussurro di Dio e il grido di Abele,

per ascoltare angeli e parabole,

la bellezza della terra e la musica del creato,

la cattedra dei piccoli, dei poveri, dei bambini.

Primo servizio da rendere a Dio e agli uomini non è fare qualcosa, è ascoltare. Servizio degno di un re, regale, ci assicura Salomone.

Ascoltare non è sentire.

Sentire è un fatto sensoriale, ascoltare è un fatto interiore.

L’arte di ascoltare: come un bambino, che ascolta con gli occhi. Come un innamorato, con tutto me stesso.

Chi non sa ascoltare è sordo. La parola assurdo ha la stessa radice di sordo. Entra nell’assurdo, nel caos del non senso, chi non sa ascoltare, chi è sordo agli altri, a Dio e al mondo. Esce invece dall’assurdo, chi infrange la sua sordità e si apre all’ascolto. Allora vengono voci e parole, e in esse trovi luce e orientamento per la tua vita. Ascoltare per uscire dall’assurdo.

Gesù racconta due parabole che hanno la stessa idea di fondo. Ciò che Dio ti può dare non ha confronti fra le cose. ‘Tesoro e perla’, sono nomi bellissimi, inusuali nelle liturgie, lo diresti un linguaggio da romanzi, da pirati e avventure, da favole o da innamorati. Gesù lo sceglie per indicare che il vangelo porta la rivoluzione nella vita. Che la fede è una forza vitale che ti cambia la vita. La fa camminare, correre, perfino volare. Credere fa bene!

“Trovato il tesoro, l’uomo pieno di gioia va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. La gioia è il primo tesoro che il tesoro regala, è la forza che mette in cammino, il motore: l’uomo va, e vende tutto ciò che ha, ma senza nessun sentore di rinuncia o di sacrificio (Gesù non chiede mai sacrifici quando parla del Regno, nel vangelo di Matteo evoca sacrificio due sole volte e sempre per negarlo), sembra piuttosto lo straripare, il dilagare di un futuro nuovo, capovolto, felice.

Niente di quello di prima viene buttato via.

Il contadino e il mercante vendono tutto, ma per guadagnare tutto. Lasciano molto, ma per avere di più.

Non perdono niente, lo investono.

Così sono i cristiani: scelgono e scegliendo bene guadagnano.

Non sono più buoni degli altri, ma più ricchi:

hanno investito in un tesoro di speranza, di luce, di forza.

I cercatori di Dio, i discepoli non hanno tutte le soluzioni in tasca, ma cercano. Lo stesso credere è un verbo dinamico, bisogna sempre muoversi, sempre cercare, proiettarsi, pescare; lavorare il campo, scoprire sempre, camminare sempre, tirar fuori dal tesoro cose nuove e cose antiche.

Mi piace accostare a queste parabole un episodio accaduto a uno studente di teologia, all’esame di pastorale. L’ultima domanda del professore lo spiazza: “come spiegheresti a un bambino di sei anni perché tu vai dietro a Cristo e al vangelo?”. Lo studente cerca risposte nell’alta teologia, usa paroloni, cita documenti, ma capisce che si sta incartando. Alla fine il professore fa: “digli così: lo faccio per essere felice!”.

È la promessa ultima delle due parabole del tesoro e della perla, quella di far fiorire la vita.

Anche in giorni disillusi come i nostri, il Vangelo osa annunciare tesori. Osa dire che l’esito della storia sarà buono, comunque buono, nonostante tutto buono.

Rileggiamo il primo versetto della lettera di Paolo: noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

Tutto, anche quel mucchietto di sassi che mi sembra il mio campo, altro che tesoro. Tutto concorre al bene, in modo misterioso ma reale. Tutto, anche ciò che non capisco e che ora mi fa male.

Tutto, e sant’Agostino aggiunge: etiam peccata, anche i peccati… e Giuliana di Norwich nelle sue potenti visioni, alla fine sente Dio dirle:

e tutto sarà bene, tutto sarà bene.

Perché “il cielo prepara oasi ai nomadi d’amore” (Ungaretti), Qualcuno prepara tesori per noi, semina perle nel mare dell’esistenza.

Tesoro e perla sono nomi di Dio. Con la loro carica di affetto e di gioia, con la travolgente energia, con il futuro che aprono, si rivolgono a me, un po’ contadino e un po’ mercante, e mi domandano:

ma Dio per te è un tesoro o soltanto un dovere?

E’ una perla di luce o solo un obbligo?

 

 

Preghiera

 

Signore, tu sei il vento che fa nascere

I cercatori d’oro.

 

Ti ringrazio, Signore, tesoro del mio vivere:

Con te la vita è sorpresa, incanto, scoperta,

caduta e risurrezione, altre vite che entrano nella mia vita

e il cuore del mondo che batte insieme al mio.

 

Signore, oggi non oso chiederti

ancora regali o tesori:

Me ne hai già dati tanti.

 

Donami occhi profondi, da scriba attento,

che sappiano vedere impigliati nella mia rete

i tesori raccolti in tutta la vita

i talenti ricevuti,

le persone incontrate.

 

Donami solo un cuore che ascolta,

un cuore dolce che sia in me,

antico come le montagne,

nuovo come questo mattino,

riconoscente come un bambino.

Amen.

 

Fine: dico grazie a Colui che mi ha fatto inciampare in un tesoro, anzi in molti tesori, lungo molte strade, in molti giorni della mia vita.

 

 

 

 

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron