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Il Presepio all’aperto è stato allestito dall’Associazione culturale-ricreativa Amis di Grupignano, negli spazi della sua sede.

Ogni componente scenografico del presepio è stato realizzato interamente a mano dai soci,, utilizzando i materiali più comuni: carta, cartone, legno, stoffa, sassi.

Con gli stessi semplici materiali si sono assemblati anche personaggi che animano le diverse scene di vita quotidiana.

Edifici e costruzioni varie, statuine, accessori ed animali sono accomunati dalla medesima cura nella loro paziente confezione manuale, con la minuziosa resa dei particolari più minuti.

Adeste Fideles è cantata da Beppino Lodolo, noto cantautore friulano.

 

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MOSTRA a Cividale del Friuli su GASPARE GISONE – Chiesa di Santa Maria in Corte dal 1 dicembre al 30 dicembre 2019.
Mostra voluta da ANGELO BACCI, TONI TONIATO (Colonne portanti della Biennale di Venezia) e Lorenzo Palumbo, artista cividalese

Gaspare Gisone, nato nel 1975 a Castelvetrano (Tp). Vive e lavora a Milano dove i suoi lavori di particolare tecnica hanno riscontrato notevole successo. Ha esposto nelle fiere più importanti italiane e mostre collettive estere: Praga, Cracovia, Stoccarda e una grande mostra personale alla Citè du Temps di Ginevra.

Il taglio slabbrato con forza e volontà plastica, rivela che per Gisone, esso è il risultato di un gesto che trapassa la tela per creare un vuoto “dietro”, ma al contrario di Fontana, che col taglio ambiva a un vuoto spaziale, senza interferenze di possibili forme, Gisone vuole trovare un “dietro” animato da un intreccio di immagini, e documenta con il segno l’ambigua fine di uno spazio che va “oltre”. (Marisa Vescovo)

Gaspare Gisone lavora sulla spazialità, interpretata come concretezza materica su cui agire con disperata forza d’espressione, quasi a forzarne l’intima consistenza con un’impronta d’apertura che lascia tracce profonde, lacerazione del tessuto, come effetto del trauma. (Francesco Gallo)

Temperamento complesso, portato a riflettere sulla contrapposizione tra materia e spirito, speranza e angoscia, Gisone interviene con segni inequivocabili sulla superficie dei suoi lavori, ricavandone un risultato visivo e tattile che evidenzia la volontà dell’artista di liberarsi dall’oggetto reale per creare un nuovo alfabeto pittorico. (Riccardo Zelatore)

 

di ANGELO BACCI:

 

 

Gaspare Gisone

Nasce a Castelvetrano l’11 giugno 1975 Gaspare Gisone, giovane e promettente artista, studioso e appassionato ricercatore “Neo spazialista” o “Spazialista Contemporaneo”, interessato da oltre sette anni dallo spazialismo di Lucio Fontana, uno degli artisti maggiori del millenovecento. Ebbene le sue preziose e scientifiche ricerche e l’approfondito studio lo pongono tra i migliori e più appassionati protagonisti dello Spazialismo moderno, che significa seguire una nuova forma d’arte, capace di imprimere un’esperienza sensoriale nuova, più dinamica e aperta, con una prospettiva illuminante e costruttiva, ovvero dare vita e concretezza a: “Spazi in costante e continua evoluzione…..”. Non è facile e semplice seguire, analizzare e cogliere tutti gli aspetti, valori, sensazioni e vibrazioni che ispirano un artista come Gisone, capace di porsi degli obiettivi e mettersi completamente in gioco. Come Appassionato e Storico Cultore dell’Arte e amante dell’Arte Nazionale ed Internazionale, considero l’artista Gisone, un autore di grande talento e creatività, che sa disegnare un percorso da protagonista, capace quindi di disegnare, con realtà e immediatezza, la vita. Mi permetto di sottolineare che ci troviamo di fronte ad un artista, che opera a 360°, in grado perciò di realizzare opere di grande rilievo artistico ed espressivo, direi ricche di inventiva e poesia, mettendo in evidenza, con assoluta maestria e professionalità, e nel concreto emergono con forza tutto il carattere, la personalità e il carisma delle sue opere. Le sue opere sono un inno alla bellezza, giacché ogni opera di Gisone è una nuova e strabiliante strofa che va ad arricchire quell’ode all’esistenza e all’eccellenza che l’artista realizza con le sue straordinarie opere, che di fatto inneggiano al futuro e alla nuova e innovativa espressione artistica, umana, sociale e spirituale. Concludo con un mio pensiero: “ Gaspare Gisone, a suo modo si dimostra di possedere tutte qualità e le caratteristiche che lo rendono unico e atipico, grazie ad una squisita sensibilità poetica, un senso di raffinatezza spontaneo e sincero. La sua comunicatività è di qualità immediata e non necessita di essere compresa, ma interpretata, poiché il suo lavoro è un delicato equilibrio tra poesia ed estetica, seguendo la voce dell’anima, dimostrando così di essere un raffinato ed elegante conoscitore e traduttore di sensazioni, ma anche un elegante cultore del “bello” inteso come valore assoluto. Infine, concludo con un mio personale pensiero: credo Gaspare Gisone, per ciò che è e fa, meriti una Mostra Personale in uno spazio incantevole come quello di Cividale!

Angelo Bacci

 

GISONE GASPARE

Premesso che definire un artista come Gaspare Gisone, è sempre difficile e complesso, perché entrano in gioco diversi elementi identificativi, valori e sentimenti personali, professionali, umani, artistici e soprattutto emergono prepotenti le esperienze, le ricerche, gli studi e interessi diversi. Entrano perciò in gioco fattori che identificano, esprimono, qualificano e caratterizzano la personalità, il carisma e il talento, nel suo operare, contraddistinguono e danno valore e realtà al giovane e qualificato artista Gisone. D’altronde, analizzando e percorrendo la sua vita artistica ed iconografica ed il suo excursus storico, artistico e culturale, intellettuale e creativo, Gisone è un artista originale e particolare. Infatti, le sue opere sono lo specchio migliore di ciò che è e rappresenta l’artista. I suoi sono “Spazi in costante e continua evoluzione”, ovvero un omaggio al grande Maestro Lucio Fontana, la sua ispirazione. Certo è che il lavoro di Gisone, che sta portando avanti, con passione e grande impegno, come autore e allievo di Fontana, lo coinvolge talmente tanto che il giovane artista dimostra di possedere una squisita e illuminante sensibilità, un nobile gusto e una raffinatezza spontanea e innata. Ciò che emerge e stupisce è la semplicità con cui si propone grazie alla sua dialettica comunicativa ed espressiva, che lo distingue e rende unico. Gisone si propone al mondo dell’Arte Contemporanea, con lucidità e coraggio, valori importanti che evidenziano l’entusiasmo, la maturità e la saggezza, nel dimostrare umilmente che la sua ricerca è appena iniziata, perché è cosciente di vivere in una società, complessa, travagliata e quindi in continua e frenetica evoluzione, dove dominano le nuove tecnologie informatiche e mediatiche, il Dio denaro e l’inquinato mercato, che per cambiare esigono un radicale e urgente cambiamento, partendo proprio dalla ricerca pittorica e scultorea di Fontana. In conclusione, la mia opinione personale sull’artista è esaltare le sue doti, in primis, la sua eccellente tecnica, qualità che mettono in evidenza la sua ricerca della perfezione, che conferiscono, alle sue splendide opere, un carattere e identità profonda e riflessiva, in quanto il suo lavoro, appassionato e lungimirante, si propone con prepotenza, giacché le sue creature espressive e fantasiose sono un insieme di emozioni, vibrazioni, immaginazioni e sogni, che solo un raffinato cultore e amante del bello, diviene un valore assoluto. In conclusione ci troviamo di fronte ad un artista a tutto tondo, con spiccate qualità artistiche, umane e spirituali, che, nonostante le tante asperità, sfida ancora oggi, se stesso, per raggiungere con calma e chiarezza i suoi obiettivi ambiziosi e propositivi!

Angelo Bacci: Operaio laureato in Architettura, Dipendente per oltre quarant’anni della Biennale di Venezia, Appassionato Cultore e Storico dell’Arte Contemporanea, Biografo, Recensore, Scrittore e Poeta!

 

 

 

 

 

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(Presepe di Sanguarzo – Cividale del Friuli)

 

 

Dal sorgere del sole

s’irradi sulla terra

il canto della lode.

 

Il creatore dei secoli

prende forma mortale

per redimere gli uomini.

 

Maria Vergine Madre

porta un segreto arcano

nell’ombra dello Spirito;

 

dimora pura e santa,

tempio del Dio vivente,

concepisce il Figlio.

 

Nasce il Cristo Signore,

come predisse l’angelo

e Giovanni dal grembo.

 

Giace povero ed umile

colui che regge il mondo,

nella stalla di Betlem.

 

Lo annunziano ai pastori

schiere di angeli in festa,

cantando gloria e pace.

 

A te sia lode, Cristo,

al Padre e al Santo Spirito,

nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

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Benvenuta Boiani nacque a Cividale del Friuli nel 1255.

Nessuna cosa passeggera l’attraeva, e le sei sorelle non riuscirono mai a piegarla alle vanità mondane.

Guidata solo dal suo fervore, e dall’inesperienza della sua giovinezza, si dette a penitenze inaudite.

Le apparve allora il Santo Padre Domenico, rimproverandola severamente degli indiscreti rigori e ingiungendole ripetutamente di mettersi per la via regale della santa ubbidienza.

Le indicò lui stesso il santo Domenicano a cui doveva rivolgersi, il quale la diresse per tutta la vita. Ricevuto l’Abito del Terz’Ordine imitò nelle veglie e nei digiuni i religiosi dell’Ordine.

Ammalatasi gravemente, forse in seguito a tante penitenze, dopo cinque anni di spasimi fu miracolosamente guarita dal glorioso Patriarca Domenico. I pochi anni che le restarono furono tutti spesi nella contemplazione e nel sacrificio completo di sé.

Fu tormentata in tutti i modi dal diavolo, ma godette anche di celesti favori. Molte furono le apparizioni della Madonna, belle e sempre ricche di simboli. Ai confratelli e alle sorelle del Terz’Ordine, e soprattutto al popolo, la sua breve vita fu luce ed esempio mirabili.

Morì a trentotto anni, nel 1292, nel suo paese natale di Cividale. Sepolta nella chiesa locale dei Domenicani, il suo corpo non è stato poi più trovato.

Papa Clemente XIII il 6 febbraio 1765 ha confermato il culto e il titolo di Beata.

 

Franco Mariani

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90412

 

 

 

 

 

Quando osservo il mio paese dall’alto

mi stupisco nel constatare con gli occhi

quanto è piccolo lo spazio a me riservato.

Ansie, tumulti, pensieri e preoccupazioni:

cosa mai sono di fronte all’immenso?

Uno sguardo all’orizzonte

e tutto si dilata misteriosamente

nella mente prigioniera del nulla.

Poi penso agli alti monti innevati,

all’oceano che pare senza confini.

Ed ai continenti sterminati

contenuti in una fragile sfera

rotolante negli abissi cosmici.

E ripenso ai pianeti, alle stelle,

alle galassie ed agli enormi ammassi,

di proporzioni inimmaginabili.

Ed io, con i miei miseri tormenti,

schiacciato da tanta infinitezza,

mi sento alfine sostenuto

dal Trascendente che tutto muove.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

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Cividale del Friuli, 10 novembre 2010 (Oratorio di San francesco)

A 400 anni dalla morte di San Vincenzo de’ Paoli Mario Miani ed il sottoscritto abbiamo realizzato questo video il quale, dopo una breve biografia del santo, illustra il suo carisma ancora vivo tra le varie comunità sparse il in tutto il mondo, compresa quella di Cividale del Friuli…

Nato a Pouy in Guascogna il 24 aprile 1581 e fu ordinato sacerdote a 19 anni.

Nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi.

Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti.

Nel 1612 diventò parroco nei pressi di Parigi. Alla sua scuola si formarono sacerdoti, religiosi e laici che furono gli animatori della Chiesa di Francia, e la sua voce si rese interprete dei diritti degli umili presso i potenti.

Promosse una forma semplice e popolare di evangelizzazione. Fondò i Preti della Missione (Lazzaristi) e insieme a santa Luisa de Marillac, le Figlie della Carità (1633).

Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto».

Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità. E da insolito «ministro» organizzò gli aiuti ai poveri su scala nazionale. Morì a Parigi il 27 settembre 1660 e fu canonizzato nel 1737.

(Avvenire)

 

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24600

 

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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di Gianfranco Ellero

Quando, qualche mese fa, mons. Genero mi invitò a presentare il libro che mons. Baccino aveva dedicato alla figura e all’opera di mons. Valentino Liva nel sessantesimo della morte, risposi immediatamente “si può fare” perché, nonostante i miei numerosi impegni, mi sentii subito attratto dalla parabola vitale di un Uomo che aveva vissuto un tempo definibile e definito come “rivoluzione europea”, iniziata nel 1912 e terminata nel 1953.

Non è questa la sede per dire le ragioni che indussero gli storici contemporanei a individuare questo periodo corto all’interno del cosiddetto “secolo breve”: basterà dire che il sottoperiodo comprende le due guerre mondiali, con annessi e connessi, e dunque un tempo particolarmente tragico anche e soprattutto per i sacerdoti, lacerati fra l’universalismo della carità cristiana e l’unilaterale obbedienza pretesa e imposta dai regimi autoritari. Se infine, come nel nostro caso, stiamo per rivedere la vita di un sacerdote di confine, il racconto storico si fa ancora piùcomplesso e attraente. La lettura di queste pagine mi ha poi consentito di incontrare un prete di straordinaria statura umana e culturale, che sicuramente non ebbe, in vita, tutti i riconoscimenti che meritava, e dopo la morte, se si fa eccezione per un ricordo nel decennale, fu ripagato con il silenzio.

Era quindi giusto e doveroso che la sua figura fosse riportata in luce e inquadrata nel suo tempo storico, ed è una vera fortuna che il gravoso compito sia stato svolto con mano sicura da mons. Baccino, cioè da una persona che conobbe mons. Liva non soltanto attraverso i documenti, come generalmente accade, ma anche per gli intercorsi rapporti personali: da persona, quindi, che si trova nella condizione ideale per dare la giusta interpretazione delle prove documentali. A questo punto, prima di mettere a fuoco l’effigie storica di mons. Liva, per quanto consentito da una breve relazione, vorrei parlare della cornice, ovvero del libro che la biografia contiene e la ambienta.

BIOGRAFIA

Dirò subito che mons. Bruno Baccino, scrupoloso nella ricerca dei docu-menti, saggio e prudente nella loro interpretazione, non ci presenta qui un racconto agiografico, bensì un’efficace e per alcuni versi inedita ricostruzione d’ambiente, nella quale, a lato del fil rouge biografico, ha occhi per vicende analoghe: sto pensando alle persecuzioni politiche che colpirono mons. Liva, ma anche altri sacerdoti a lui vicini, ad esempio; e quando potrebbe calcare la mano per dare evidenza a comportamenti incongruenti, lo fa con molto stile, ovvero con discrezione ed eleganza.

Sto pensando a una Cividale deserta verso la fine di ottobre nel 1917, quando accanto mons. Liva, ritornato in città in controcorrente, c’erano soltanto due uomini ad aggirarsi fra i segni della devastazione e della morte. Dov’erano – ma questa è una domanda che pongo io, questa mattina – tutti coloro che avevano voluto la guerra, dov’erano gli “interventisti” che inneggiavano alla guerra nelle “radiose giornate di maggio” del 1915? Fuggiti, fuggiti come profughi, ma sarebbero tornati alla fine del 1918, per lanciare sospetti sui rimasti che, come mons. Liva, avevano resistito per salvare il salvabile. Bella, bella davvero, la figura di questo prete che, sfidando la corrente contraria di decine di migliaia di persone, mosse dal panico verso occidente, procede verso oriente, verso la sua città, della quale assunse, in mancanza dei coraggiosi sobillatori, anche l’amministrazione civile.

Direi che quest’immagine è davvero emblematica e riassume, come in una medaglia, lo stile di vita di mons. Liva. Il libro di mons. Baccino, fin troppo documentato, ha anche altri pregi, perché fornisce un solido contributo alla storia del cattolicesimo udinese fra Otto e Novecento e, in particolare, alla storia del cattolicesimo cividalese, o per dir meglio del Capitolo: e se le vicende dei cattolici in politica bene emergono dai libri di Tessitori, di don Lozer, di Vannes Chiandotto e altri, le vicende ecclesiastiche locali sono una vera rivelazione, almeno per me e, credo, per la grande maggioranza dei lettori. Certo, mons. Baccino non è il primo a interessarsi alle vicende del capitolo di Cividale, posto che esiste una tesi di laurea in materia all’Università di Roma, ma oggi, grazie a questo libro, quella storia può diventare cultura e coscienza diffusa fra la gente. Questo è, in conclusione, un libro molto utile anche per la conoscenza storica della nostra regione.

DECANO ARCIPRETE

Ma chi era, da dove veniva, il decano-arciprete di Cividale?

Era nato ad Artegna, da Giovanni Battista e Angela Codaglio, l’8 marzo 1867. Dopo gli studi nel seminario di Udine, visti gli eccellenti risultati scolastici – 9,5 decimi al ginnasio, 10 decimi al liceo – fu avviato agli studi teologici a Roma, dove frequentò l’Università Gregoriana e divenne vice rettore del Collegio Lombardo.

Fu ordinato sacerdote il 27 luglio 1890 e si laureò in teologia l’8 luglio 1892: sono gli anni della “Rerum novarum”, del Congresso di Genova dei socialisti, della grande emigrazione friulana verso le fornaci delle Germanie (proprio così si diceva: lis Gjermàniis) e verso le grandi opere ferroviarie, come la Transiberiana. Richiamato in diocesi proprio per mettere a profitto in loco le sue eccellenti doti morali e intellettuali, fu dapprima cappellano a Plasencis, e nel 1994 conseguì la laurea in diritto canonico.

Fu poi chiamato nel Seminario in qualità di vice rettore e di professore di storia ecclesiastica e di diritto canonico nei corsi teologici. E subito progettò, con Giuseppe Ellero, Luigi Miconi e qualche altro docente un programma di riforma. “L’intento in cui si muovevano – scrive mons. Baccino – era quello dello svecchiamento dei programmi, dei metodi, degli orari, dei regolamenti, con l’intenzione di arricchirli di temi più moderni, ma soprattutto più funzionali ad una maggiore crescita culturale del futuro sacerdote”.

Si trattava di una riforma necessaria, occorre ricordare, perché i sacerdoti erano chiamati anche a un impegno civile, nelle casse rurali, nelle cooperative, eccetera, ma fu accolta solo parzialmente. E prendendo a pretesto un dissidio che oggi ci appare assurdo, fu allontanato dall’insegnamento seminariale nel 1899.

Fu allora nominato rettore della chiesa di San Pietro Martire in Udine, che fu da lui restaurata e riempita, non soltanto di servizi liturgici, di conferenze sulla fede, sui sacramenti, ma anche sulla dottrina sociale della Chiesa, che a suo giudizio doveva essere diffusa anche attraverso la distribuzione di libri e giornali, come ebbe a dire al Convegno di Montenars il 22 ottobre 1902.

In quell’inizio di secolo vediamo don Valentino inserito anche nell’impegno sociale, e nel 1905 nella veste di fondatore del “Patronato Operaio Femminile Udinese”, un sindacato che ebbe grande successo. Pochi mesi più tardi fu nominato economo spirituale della parrocchia di San Nicolò, ma i suoi successi fra le operaie, che avevano aderito in massa al Patronato, suscitarono i primi pettegolezzi e duri attacchi sulla stampa socialista; ma lui proseguiva imperterrito, e inaugurava per il Patronato una sala teatrale in via Ronchi, fondava la “Pia unione dell’ora eucaristica”, apriva l’oratorio femminile in via Rivis, e così via. Pur essendo impegnatissimo, il 28 febbraio 1909 partì da Udine per portare, a nome del Patronato, il rica-vato della pesca di beneficenza del 31 gennaio precedenteall’orfanotrofio di Polistena, dove si raccoglieva una parte dei superstiti del terribile terremoto di Messina (28 dicembre 1908).

Il 4 febbraio 1913 Mons. Liva fu nominato Decano-Arciprete di Cividale, Città nella quale entrò ufficialmente il 27 aprile. In risposta agli indirizzi di saluto delle autorità convenute nella sala capitolare pronunciò queste parole: “gli auguri rivoltimi sono indice sicuro dei buoni rapporti che intercorreranno fra l’autorità ecclesiastica e civile per il bene morale e materiale della classe bisognosa. Venire in soccorso ai bisognosi, è ben questa la missione del Sacerdote e io la compirò con zelo e scrupolo”.

DUE GUERRE MONDIALI

Così avvenne, infatti, non soltanto in città e nell’area capitolare in tempo di pace, ma anche durante la guerra, suscitando il livore anticlericale di chi allora governava Cividale. Ma per ragioni che qui non si possono neanche sfiorare, peraltro ben documentate nel libro, non era agevole neanche la convivenza con tutti i sacerdoti del capitolo.

Ed ecco, a partire dal 24 maggio 1915, mons. Liva nel turbine della prima guerra mondiale e quasi in prima linea, data la posizione e la funzione di immediata retrovia di Cividale. La guerra crea naturalmente miseria, malattie, distruzioni, morte, e il numero dei “bisognosi” crebbe a dismisura. Mons. Liva non lesinò energie nell’opera di soccorso a favore di tutti coloro che, militari e civili, bussavano alla sua porta. Soccorse anche Mussolini, quand’era ferito e ricoverato proprio qui, e corse a sostenere anche “i parroci ingiustamente sospettati di connivenza con il nemico, per il solo fatto di parlare un dialetto incomprensibile alle autorità militari”. (Noi pensiamo naturalmente agli slavi del Natisone, ma anche il friulano suonava ostico ed estraneo, e a Villesse ci furono cinque fucilati nei primi giorni di guerra proprio per incomprensione linguistica!).

Il 27 ottobre 1917 saltò il Ponte del diavolo e fu proprio mons. Liva a soccorrere due soldati italiani rimasti feriti nello scoppio. Nei giorni seguenti assunse la responsabilità di guidare la civica amministrazione, rifiutando peraltro il titolo di sindaco o altro equivalente, e in tale veste aiutò molti civili e militari prigionieri. Dagli occupanti ottenne, ad esempio, il sale necessario per combattere la pellagra e la passerella per superare la forra che divideva la città, ma fece tutte le pressioni possibili sul generale Eltz per la ricostruzione del ponte, che fu inaugurato il 18 maggio alla presenza del generale Boroevic! E questa è davvero una rivelazione…!

Non potè impedire, invece, la requisizione delle campane del duomo, che avvenne il 3 luglio 1918. In breve possiamo dire che il suo comportamento fu tale che, il 7 maggio 1919, ricevette le insegne di Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia. Le sue eccellenti doti morali e intellettuali, e il suo equilibrio, erano ben noti in alto loco, e per questo il 10 maggio 1919 fu nominato visitatore apostolico a Fiume, dove il clero cattolico era diviso in senso etnico e nazionalistico. Da Fiume uscì, come di solito, con encomi. Ritorna a Cividale il 30 aprile 1920 e incomincia di nuovo a lavorare, da pastore illuminato e illuminante, nel clima teso e violento creato allora dallo squadrismo, e fatalmente entra in conflitto con i fascisti non perché Lui fosse dichiaratamente antifascista ma perché le sue iniziative avevano successo fra il popolo e in particolare fra i giovani.

L’ostilità nei suoi confronti crebbe gradualmente fino ad assumere forme del sopruso – per esempio il suono abusivo delle campane da parte dei fascisti – dell’intimidazione – irruzione a mano armata in casa sua per proferire minacce – e dell’attentato dimostrativo nel 1931.

D’altra parte il Riceatorio di monsignor Liva attraeva molti giovani e ciò infastidiva il fascismo, che intendeva allevare a suo modo la gioventù. E proprio nei primi anni Trenta, come è noto, il fascismo dichiarò guerra al regionalismo, ma Monsignor Liva continuò a promuovere recite in friulano per quanto possibile.

Quel clima di continua tensione riuscì a indebolire la sua fibra e nell’ot-tobre 1931 cadde ammalato e fu ricoverato nell’ospedale di Gorizia. Poi ci furono anni più sereni, con il fascismo ormai ben assestato al potere e la Chiesa garantita dal Concordato del 1929. E nel 1938 ci fu festa davvero grande a Cividale per celebrare i venticinque anni di permanenza in Città del Decano Arciprete.

Ma già si levavano nubi oscure sull’orizzonte, e di lì a poco l’Europa precipitò nel baratro della seconda guerra mondiale, cioè in un clima adatto per l’esercizio della carità, da parte di monsignor Liva: a favore di ebrei perseguitati, di vittime civili, di soldati prigionieri o sbandati, di partigiani. Fra le pagine più belle mi piace ricordare l’intervento a favore del dottor Leo Levi, che fu nascosto nel cimitero di Sanguarzo; la difesa dalla rappresaglia tedesca del paese di Firmano; e, il 30 aprile 1945, la trattativa con il comando tedesco per la liberazione di duecento civili rastrellati e tenuti come ostaggi.

Questi e altri episodi illuminano quei giorni tragici. E un anno più tardi, il 28 aprile 1946 i cividalesi furono finalmente uniti nel riconoscere le benemerenze di monsignor Liva e nel ringraziarlo per quanto aveva fatto, senza risparmio di energie, per la salvezza della loro Città nel corso delle due guerre mondiali.

Quello fu sicuramente un momento importante, ma ormai la luce della sua vita è quella del tramonto: colto da malore il venerdì santo, 3 d’aprile 1947, lentamente si spense il 4 ottobre.

CONCLUSIONE

È giusto concludere questa breve orazione con le parole di mons. Bac-cino che, a commento dell’imponente funerale del 7 ottobre scrisse: “Molti dei presenti serbavano in cuore un atto di carità di Monsignor Liva”. Ma a me piace congedarmi da voi e da Lui ricordando l’immagine di un prete che il 27 ottobre 1917, procedendo in senso contrario a migliaia e migliaia di profughi e sbandati, procede da Udine verso Cividale per salvare da solo la sua Città.

Gianfranco Ellero

 

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

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verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua