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Gv 6,41-51

Tuffo nel mistero

«Ora basta, Signore!». Elia, il più grande dei profeti, vuole morire. Lui, così grande che Gesù stesso gli fu paragonato, è talmente scoraggiato, così disperato da dire: ora basta Signore, prenditi la mia vita.

La parabola di Elia è quella di ogni cristiano. Quante volte gli eventi ci fanno dire “non ce la faccio più, non serve a niente essere buoni, non cambia nulla, non vale la pena vivere il vangelo”. Troppo cammino, troppo deserto, troppo dolore.

Ma Dio interviene. Non per offrire ad Elia un cavallo bardato per divorare le distanze desolate del deserto; non per togliere fatica, ma solo un po’ di pane, un po’ d’acqua. Il quasi niente. Lo stile di Dio, che interviene con la forza delle cose quotidiane, con l’umiltà e la povertà delle cose essenziali; il pane, l’acqua, l’aria, la luce, un amico.

La nervatura del vangelo di oggi è il verbo mangiare. Mentre le religioni orientali si concentrano sul respiro, il cristianesimo ha come gesto centrale il mangiare: Dio che entra in me come Pane buono. Dio vicino a me, Dio sotto la mia pelle, che si insedia al centro della mia povertà, come un re sul trono.

I giudei si misero a mormorare contro Gesù. Ma come? Pretendi di essere il pane piovuto dal cielo? Ma sei venuto come tutti da tua madre e da tuo padre. Tu vuoi cambiarci la vita con il tuo pane? No, il Dio onnipotente dovrebbe fare ben altro: miracoli potenti, definitivi, evidenti, solari.

Ma Dio non fa spettacolo. Ed è la stessa critica che mormoriamo anche noi: che pretese ha su di me quest’uomo di duemila anni fa? Lui pensa davvero di farci vivere meglio?

Non mormorate tra voi! Non sprecare parole a discutere di Dio, puoi fare di meglio: tuffati nel suo mistero, nel suo segreto: è cibo che sazia la tua fame di vita e di felicità, ed esiste. Cerca pane vivente per la tua fame, per cambiare la qualità della vita, per darle un colore divino. Non accontentarti di altri bocconi, tu sei figlio di Dio, figlio di Re. Prepàrati allo stupore dell’inedito: un rapporto d’amore al centro del tuo essere.

Mangiare la carne e il sangue di Cristo, non si riduce però al rito della Messa. Cristo non sta solo sull’altare, del suo Spirito è piena la terra! Mangiare il pane di Dio è nutrirsi di Vangelo, respirare aria pulita, affacciarsi al sole, continuamente.

Domandiamoci allora: di cosa nutro anima e pensieri? Sto mangiando generosità, bellezza, profondità? Oppure mi nutro di intolleranza, miopia dello spirito, insensatezza del vivere, paure?

Se accogliamo pensieri degradati, questi ci fanno come loro. Se accogliamo pensieri di Vangelo e di bellezza, essi faranno come il pane fa nel nostro corpo: si nasconderanno per sparire nell’intimo, senza fare rumore. Ma ci trasformeranno in custodi di tenerezza, di gioia. E saremo pane umano per la fame del mondo.

 

XIX B Giovanni 6,41-51

Io sono il pane disceso dal cielo. In una sola frase Gesù raccoglie e intreccia tre immagini: pane, cielo, discendere. Potenza della scrittura creativa dei vangeli, e prima ancora del linguaggio pieno di immaginazione e di sfondamenti proprio del poeta di Nazaret.

Io sono pane, ma non come lo è un pugno di farina e di acqua passata per il fuoco: pane perché il mio lavoro è nutrire il fondo della vita.

Io sono cielo che discende sulla terra. Terra con cielo è giardino. Senza, è polvere che non ha respiro.

Nella sinagoga si alza la contestazione: ma quale pane e quale cielo! Sappiamo tutto di te e della tua famiglia…

E qui è la chiave del racconto. Gesù ha in sé un portato che è oltre. Qualcosa che vale per tutta la realtà: c’è una parte di cielo che compone la terra; un oltre che abita le cose; il nostro segreto non è in noi, è oltre noi.

Come il pane, che ha in sé la polvere del suolo e l’oro del sole, le mani del seminatore e quelle del mietitore; ha patito il duro della macina e del fuoco; è germogliato chiamato dalla spiga futura; si è nutrito di luce e ora può nutrire. Come il pane, Gesù è figlio della terra e figlio del cielo.

E aggiunge una frase bellissima: nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato. Ecco una nuova immagine di Dio: non il giudice, ma la forza di attrazione del cosmo, la forza di gravità celeste, la forza di coesione degli atomi e dei pianeti, la forza di ogni comunione.

Dentro ciascuno di noi è al lavoro una forza instancabile di attrazione divina, che chiama ad abbracciare bellezza e tenerezza. E non diventeremo mai veri, mai noi stessi, mai contenti, se non ci incamminiamo sulle strade dell’incanto per tutto ciò che chiama all’abbraccio.

Gesù dice: lasciate che il Padre attiri, che sia la comunione a parlare nel profondo, e non il male o la paura.

Allora sì che “tutti saranno istruiti da Dio”, istruiti con gesti e parole e sogni che ci attraggono e trasmettono benessere, perché sono limpidi e sani, sanno di pane e di vita.

Il pane che io darò è la mia carne data per la vita del mondo. Sempre la parola ‘vita’, martellante certezza di Gesù di avere qualcosa di unico da dare affinché possiamo vivere meglio.

Ma non dice il mio “corpo”, bensì la mia “carne”. Nel vangelo di Giovanni carne indica l’umanità originaria e fragile che è la nostra: il verbo si è fatto carne.

Vi do questa mia umanità, prendetela come misura alta e luminosa del vivere. Imparate da me, fermate l’emorragia di umanità della storia. Siate umani, perché più si è umani più si manifesta il Verbo, il germe divino che è nelle persone.

Se ci nutriamo così di vangelo e di umanità, diventeremo una bella notizia per il mondo.

 

Il solo pensiero di essere stati tratti dal nulla dovrebbe riempirci di stupore per la nostra esistenza.

È importante alimentare sentimenti di riconoscenza, per vivere anche nello stupore per il Creato.

Solo Dio ha potuto trarci dal nulla. Prima di noi l’eternità e così dopo di noi. Precedentemente alla nostra esistenza noi non pensavamo, non agivamo, non eravamo coscienti dell’esistenza di Dio e di noi stessi, non potevamo essere immersi nel tempo e nello spazio.

Eravamo solo nell’infinita Onniscienza divina come progetto, ma non operativi. Solo un amore infinito poteva trarci dalla non-esistenza proprio perché la differenza tra il nulla e l’essere è infinita. “Se mi hai tratto da nulla lo hai fatto per un motivo di amore (p. Albino p.135)

Uno potrebbe chiedersi: Se Dio é Onnipotente ed Onnisciente, cosa se ne fa di noi misere creature? In che cosa consiste il suo piacere nel creare continuamente esseri pensanti, ma fragilissimi come noi uomini?

Dio Onnipotente puó avere tutto ciò che vuole, ma non ha i nostri limiti. Non può peccare. Non può non amare.

In un certo senso Egli non possiede l’opposto di ciò che É. Per questo si é inabissato nei nostri limiti facendosi carne.

La sua Onnipotenza d’Amore ha abbracciato l’umanità facendosi uno di noi nella carne per condurci nel Regno dello Spirito…

 

 

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VI° Quaderno – Parte 2

 

 

O Dio, Tu non hai sterminato l’uomo dopo la caduta, ma nella Tua Misericordia gli hai perdonato ed hai perdonato veramente da Dio, cioè non solo gli hai rimesso la colpa ma l’hai colmato di ogni grazia.

La Misericordia Ti ha spinto fino al punto che Tu stesso Ti sei degnato di scendere tra noi per sollevarci dalla nostra miseria. Dio scende sulla terra, il Signore dei Signori si umilia, Egli l’Immortale.

Ma dove scendi, Signore? Forse nel tempio di Salomone? Vuoi forse che Ti venga costruita una nuova dimora dove hai intenzione di scendere? O Signore, che dimora Ti prepareremo, dal momento che tutta la terra è il Tuo sgabello? Tu stesso Ti sei preparato una dimora: una Santa Vergine. Le Sue viscere immacolate sono la Tua abitazione ed avviene l’inconcepibile miracolo della Tua Misericordia, o Signore.

Il Verbo si fa Carne, Dio abita fra di noi, il Verbo di Dio, la Misericordia Incarnata. Con la Tua umiliazione ci hai innalzato alla Tua Divinità. E l’eccesso del Tuo amore, è l’abisso della Tua Misericordia. Stupiscono i cieli per questo eccesso del Tuo amore.

Ora nessuno ha più paura di avvicinarsi a Te. Sei il Dio della Misericordia, hai pietà per la miseria, sei il nostro Dio e noi il Tuo popolo. Sei nostro Padre e noi per Tua grazia siamo Tuoi figli. Sia glorificata la Tua Misericordia, poiché Ti sei degnato di scendere tra noi. Sii adorato, o Dio misericordioso, Per esserTi degnato di scendere dal cielo su questa terra. Ti adoriamo in grande umiltà, Per aver innalzato tutto il genere umano.

Insondabile nella Tua Misericordia, inconcepibile! Per amore verso di noi prendi per Te il corpo Da una Vergine Immacolata, mai sfiorata dal peccato, Perché così avevi stabilito dall’eternità. La Vergine Santa, quel niveo giglio, Per prima adora l’onnipotenza della Tua Misericordia.

Il Suo Cuore puro si apre con amore alla venuta del Verbo, Crede alle parole del messaggero divino e si rafforza nella fiducia. Si stupì il cielo che Dio si fosse fatto uomo, Che ci fosse in terra un cuore degno di Dio. Perché mai, Signore, non Ti unisci a un Serafino, ma ad un peccatore? Questo è un mistero della Tua Misericordia, nonostante il puro grembo della Vergine.

O mistero della divina Misericordia, o Dio di pietà, Che Ti sei degnato abbandonare il trono celeste Per abbassarTi alla nostra miseria, all’umana debolezza, Perché non gli angeli, ma gli uomini hanno bisogno di Misericordia.

Per esprimere degnamente la Misericordia del Signore, Uniamoci alla Tua Madre Immacolata, Così allora il nostro inno Ti sarà più gradito, Dato che Essa è stata scelta fra gli angeli e gli uomini.

Attraverso Lei, come attraverso un puro cristallo È giunta a noi la Tua Misericordia. Per Suo merito l’uomo divenne gradito a Dio, Per Suo merito scendono su di noi torrenti di grazie di ogni genere.

 

 

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“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.Quante volte la mia povera fede si riduce a credere che Cristo sia soloun fantasma! Un fantasma disincarnato e nulla di più.
Invece Egli si presenta anche da risorto in carne ed ossa. In CARNE edOSSA!!
La risurrezione di Cristo dovrà essere anche la nostra. Una risurrezione in carne ed ossa.Risorgerò dunque anche nella corporeità fisica. Ma la risurrezione nellavita non assimilerà il corpo corruttibile e mutante che possiedo ora. Saràun corpo glorioso e spirituale perchè è lo spirito il vero dominatore. Non è lo Spirito Santo la vita?
Il mio corpo avrà la vera vita nello Spirito che è il Signore di tutto e di tutti. Devo crederlo, altrimenti vana è la mia speranza! Signore aumenta la mia fede…sono sempre cosi pieno di paure!
“Chi ha paura muore più volte, chi non ha paura muore una volta sola”.
Sotto un certo aspetto è vero: la paura inibisce l’azione più efficace ecreatrice. Quando sono bloccato non vivo autenticamente perchè viene inme represso ogni slancio vitale che mi conduce nell’orbita dell ‘amore.
In questo senso è come se fossi morto. Se credo realmente che Cristo è presente nella mia vita, è amico e fratello confidente, desidera ardentemente farmi partecipare della sua vitadivina perchè mi ama di un amore infinito e unico; se credo realmente inquesto, allora Egli non è più un fantasma intoccabile, irraggiungibile.
No…io posso “toccarlo” quando c’è in me l’abbandono fiducioso nel suocuore e la convinzione che Egli è presente tra noi “in carne ed ossa”. Alloralo vedrò e lo toccherò nel prossimo da ascoltare, da soccorrere, da stimare, da amare…
(testo dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà p.103)
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Per quanto uno si dia da fare per accumulare ricchezze materiali, quando verrà preso dal Signore lascerà tutto sulla terra. Non porterà con sé nemmeno i vestiti e le scarpe.

Anche chi si preoccupa di aquisire fama e prestigio in questo mondo, quando sarà nell’altra dimensione queste non avranno alcun valore.

Chi si dà da fare per arricchire il proprio bagaglio culturale acquisendo sapere e scienza solo per se stesso, quando morirà prenderà consapevolezza che cultura e scienza non erano così importanti come pensava.

Chi dà la priorità ai cibi prelibati ed alla concupiscenza della carne, nell’aldilà sarà deluso perché comprenderà che non aveva messo Dio al primo posto.

 

“Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!”

1Gv 2,12-17

 

 

 

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Signore, sento su di me il peso dei miei fallimenti sulla via delle virtù! La mia vita spirituale è troppo incostante, dovrei ricorrere più spesso all’aiuto dello Spirito Santo ed a Colei che è “Rifugio dei peccatori”, anche dei più incalliti.  Tu, Vergine Santissima, l’Immacolata, la tutta pura, ti interessi molto dei tuoi figli più degeneri. DesiderI ardentemente la nostra salvezza.

È duro sentire su di sé il peso del peccato. È davvero duro! Ma tu Gesù sai come siamo fatti: a Te interessa che ci fidiamo di Te. A San Paolo avevi detto, a proposito della spina nella carne: “Ti basta la mia grazia”. Signore, non ho coraggio nemmeno di rivolgere lo sguardo su di Te.

Mi sento ingrato e recidivo. Ma non mi scoraggio e chiedo sempre il tuo perdono, consapevole che ne ho abusato molte volte. Come finirà questa mia vita terrena così turbolenta? San Disma aiutami, tu che sei diventato santo all’ultimo momento!

Signore non so essere costante, non so amare, non so niente e Tu lo sai. Donami il tuo amore e la tua purezza!

 

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«Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi…

Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?

L’ anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. …ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 2,18.22s. 4,2-3).

«Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo!» (2Gv 1,7).

 

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Non angosciarti troppo per la tua estrema fragilità che ti induce spesso al peccato.

Il Signore ti conosce in profondità, molto più di quello che tu pensi, e permette questa tua fragilità affinché tu non venga sopraffatto dall’orgoglio.

Pentiti sempre sinceramente, confessati spesso ma proponi di non voler ricadere nelle varie occasioni di peccato.

Comunque non disperare mai della tua salvezza eterna perché il Signore è giusto ma anche infinitamente misericordioso: Egli si commuove nel vedere il tuo cuore affranto. Egli sa che non vorresti mai offenderlo per odio contro di Lui e capisce la tua fragilità.

A San Paolo che si lamentava della sua “spina nella carne” disse: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta nella debolezza (“Cor. 12,9)

Al Signore piace un cuore umile, anche se fragile, ma detesta i superbi.

Sii fiducioso ed il piano di Dio su di te si realizzerà: getterà alle sue spalle tutti i tuoi peccati, asciugherà le tue lacrime di pentimento e ti abbraccerà con gioia per l’Eternità.

 

 

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,60-69)

 

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

 

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«Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1 Cor 15,42ss).

 

Gesù risorto appare con il suo corpo glorioso, ma spesso non veniva riconosciuto subito: solo in seguito a qualche suo segno particolare capivano che era Lui. Il suo corpo glorioso attraversava le pareti. Ciò significa che nella risurrezione della carne non saremo condizionati dalla dimensione spazio-temporale.

Ricordiamo che Adamo ed Eva erano stati creati immortali, ma il peccato li ha corrotti ed è per questo che sono diventati fragili in un mondo fragile e spesso ostile.

Con la nuova Creazione, se saremo salvati in Cristo, riprenderemo il nostro corpo glorioso sostenuto dalla potenza divina e non sarà condizionato dalle leggi spazio-temporali attuali, ma l’anima stessa gli darà i suoi caratteri, per questo San Paolo parla di “corpo spirituale”.

I corpi gloriosi, dunque, saranno in stretta unione con Dio, vivranno della sua stessa vita e nessuna mediazione materiale ostacolerà la loro esistenza perché saranno permeati continuamente dalla luce divina.

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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L’ultima prova della Chiesa Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti.

La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità.

La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 675

 

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Signore, tu che hai creato ogni uomo affinché un giorno possa godere in pienezza della tua gloria, non permettere che alcuno si perda eternamente nell’inferno.

Il tuo Amore è infinito e sai bene come salvare ogni anima, ma Tu, nella tua grande Bontà, le lasci il libero arbitrio perché sei rispettoso di ogni scelta umana, pur chiedendone conto. Tantissimi si stanno allontanando da Te, Via, Verità e Vita.

Con le mie umili preghiere ti chiedo affinché trovino la retta via e perché si pentino dei loro peccati e ritornino nella tua grazia.

Mi pento anch’io, Signore, e ti chiedo perdono con estrema fiducia. Salva anche coloro che non hanno più fiducia in te perché scoraggiati dai troppi peccati ed invischiati in molti vizi e così hanno indurito il loro cuore.

Trasforma il loro cuore di pietra in cuore di carne. Te lo chiedo per i meriti di Gesù Cristo, per intercessione di Maria Santissima e di tutti i Santi.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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di p. Ermes Ronchi

XXI domenica B Gv 6,61-69

 

Stiamo leggendo da un mese il lungo capitolo 6 di Giovanni: lo scontro di Cafarnao, che scoppia dopo il miracolo dei pani e dei pesci condivisi, il miracolo meno riuscito, verrebbe da dire, se porta con sé conflitti, crisi, l’abbandono di molti discepoli.

Ma Gesù tira dritto, non si piega ai sondaggi d’opinione, non attenua le sue posizioni, per qualche pugno di voti in più, o di discepoli in più.

Siamo alla resa dei conti all’interno del gruppo dei più fedeli. E molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

E spiegano: questa parola è dura. Chi può ascoltarla? Dura non perché indichi un’altra parete vertiginosa da scalare (sul tipo: amate i vostri nemici), ma perché ti chiama a pensare in grande, a volare alto, a capovolgere l’immagine di Dio: un Dio che si fa piccolo come un pezzo di pane, che ama l’umiltà del pane, e il suo silenzio e il suo scomparire… Un Dio capovolto.

E poi che ti chiama a metterti in gioco: non serve fare la comunione se non ti fai comunione; mangiare il pane senza farsi pane non giova a nulla. Questo significano le parole: è lo Spirito che da la vita, mentre la carne non giova a nulla. Il semplice gesto esteriore non serve a nulla. Fai tuo lo spirito che lo anima.

La svolta del racconto avviene attorno alle parole spiazzanti di Gesù: volete andarvene anche voi? Se ne vanno e lui non tenta di fermarli, di convincerli, non li prega: aspettate un momento, restate, vi spiego meglio.

Gesù si rivolge ai rimasti, ai dodici, a quelli del primo giorno, e lo fa con parole forti, libere: Forse volete andarvene anche voi? Gesù non impartisce ordini o lezioni: “ fate così o non fatelo”,

ma mette ciascuno davanti a una domanda, che scende dentro, come un amo da pesca, infatti la forma del punto di domanda è proprio quella di un amo da pesca, e lo cala dentro i suoi per tirar su dal profondo l’atteggiamento più vero e libero: vuoi andartene e vuoi restare? che cosa desideri davvero? Non fa appello al dovere ma all’autenticità.

Appello alla libertà ultima di ogni discepolo: siete liberi, andate o restate; io non costringo nessuno; guardate bene che cosa amate.

Come se dicesse a noi: tu che si qui adesso, a messa? Vuoi uscire, vuoi andartene? Io non dico a nessuno: devi andare in chiesa alla domenica, è solo carne che non giova a nulla… non dirò mai: devi, altrimenti qui o nell’altro mondo la pagherai…

No, Gesù, mi commuove ancora per la sua libertà, che non cede a compromessi, non prende in ostaggio nessuno, per raccattare un discepolo in più.

Dice: Io voglio vita, per te; voglio libertà, per te, voglio per te il desiderio più alto che c’è. Stelle in cuore. Camminare, correre, volare.

Meravigliosa la risposta di Pietro, tra le parole più belle del vangelo: ma da chi mai possiamo andare? Da chi vuoi che andiamo: Tu solo hai parole di vita eterna. Queste parole di Pietro sono da applausi, gli sono grato, le ripeto, le ripeteremo poi prima della comunione: da chi vuoi che vada? dove posso mai trovare tanta luce, tanta pace, desideri grandi, intensità, assoluto…invece di: non sono degno che tu entri, diremo con Pietro: in te trovo vita!

Attorno a te ricomincia la vita, tu tocchi il cuore e lo fai ripartire.

Con la tua parola, che è niente, è povera cosa, un soffio, una vibrazione nell’aria, una goccia d’inchiostro, che puoi ascoltare o rifiutare, fare tua o relegare nel repertorio delle follie.

Tu hai parole: qualcosa che non schiaccia nessuno e non si impone mai; bussa, si propone e ti lascia libero. E se l’accogli spalanca sepolcri, scioglie legami, insegna respiri, apre strade e carezze e incendi. Mette in moto la vita.

Parole che danno vita ad ogni parte di me.

Danno vita al cuore, allargano, dilatano, purificano il cuore, lo fanno grande. Un cuore spazioso mi dai. Dove c’è spazio per i miei cari, per Dio, per i fratelli e i poveracci sbarcati stanotte.

Danno vita alla mente, perché la mente vive di verità e tu sei senza inganno; la mente vive di libertà e tu sei libero come nessuno.

Danno vita allo spirito, perché tu custodisci il nostro cromosoma divino. L’assoluto in noi, l’essenziale.

Danno più vita anche al corpo, agli occhi, alle mani, all’andare e al venire. Al dono e all’abbraccio.

Parole di vita eterna, che è la vita dell’Eterno, che ora è qui a creare con noi cose che meritano di non morire. Cos’è questa cosa la vita eterna che sembra non interessare più ai cristiani d’oggi? La vita eterna non è una vita lunga, che non finisce mai, alla fine anche un po’ noiosa. La vita eterna vuol dire la vita dell’Eterno.

E tu capisci allora che è la vita del Creatore, del Liberatore, del Tutto-abbracciante. C’è dentro la pulsazione delle stelle, l’esultanza degli amanti, le grida di vittoria del popolo che attraversa il mar Rosso, c’è il volto stupefatto di tua madre quando ti ha preso in braccio la prima volta, il sorriso del povero. La vita dell’Eterno.

Ed entra in noi attraverso Gesù: Apri il vangelo e senti sapore di vita e non di morte, vita appassionata, vibrante, intensa.

Volete andarvene anche voi? Io no, io non me ne vado, Signore. Io non ti lascio, io scelgo te. Come Pietro, pronuncio anch’io la mia dichiarazione di amore:

io voglio te, voglio vivere, e tu solo hai parole che fanno viva, finalmente, la vita.

Dio non è un dovere, è un regalo.

Non è una esigenza, ma una offerta.

Non c’è niente da dare in cambio a Dio. Capite? Niente.

Dio dona tutto e non prende niente.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

Una trasfusione di vita.

Dio è “prendete”, è dono, regalo, offerta, e noi abbiamo paura.

Ma che cosa tu potresti mai dare in cambio della vita dell’Eterno?

Sacrifici e rinunce? Non di certo, forse gioia e abbracci e carovane che avanzano nel sole.

Anzi è Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: “ho fame di vita”, ha detto: “Prendete e mangiate”.

Mi ha atteso e si dona.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

 

Preghiera alla comunione

Signore, da chi mai possiamo andare?

Se oggi siamo qui, a parlarti, significa che non ce ne siamo andati,

perché vicino a te si risveglia la vita

tu hai parole sincere e libere come nessuno,

parole che fanno pulito il cuore, che sanno di eternità.

Da chi vuoi che andiamo? Lontano da te si scolorano i sogni.

Io non me ne vado. Io no, Signore.

Io non ti lascio, io scelgo te.

Come Pietro, pronuncio anch’io la mia dichiarazione di amore:

io voglio te, perché voglio vivere,

e tu solo hai parole che fanno viva, finalmente, la vita.

 

 

di p. Ermes Ronchi

 

XX domenica Gv 6,51-58

 

Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d’amore: ‘io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita’.

 

In otto versetti, Gesù ripete per otto volte: Chi mangia la mia carne vivrà in eterno. Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni che avanza per cerchi concentrici ma che ascendono, come una spirale; o come un sasso che getti nell’acqua e vedi i cerchi delle onde allargarsi sempre più.

Siamo alla fine del lungo capitolo 6 di Giovanni, uno scontro dai toni sempre più inconciliabili tra lui e i sapienti del tempo. Che ha luogo dopo il miracolo dei pani e dei pesci, il miracolo peggio riuscito, da cui derivano conflitti, crisi, l’abbandono di molti discepoli. Ma Gesù tira dritto, non si piega ai sondaggi d’opinione, non attenua le sue posizioni, anzi rilancia.

Il vangelo di oggi racconta la parte più calda, più impetuosa del discorso. L’intervento più irruente del durissimo conflitto di Cafarnao.

E ogni volta Gesù alza la posta e alla fine scopre le carte, con una pretesa, una presunzione che gli fa dire: solo io so chi è Dio.

Non lo sanno i profeti, non lo sanno i sacerdoti, nessun rabbino, io solo, perché io e Dio siamo una cosa sola.

Ha perso la testa, verrebbe da dire. E rilancia ancora: chi mangia la mia carne ha vita eterna.

Cos’è questa cosa che sembra non interessare più ai cristiani d’oggi? La vita eterna non è una vita lunga, che non finisce mai, alla fine anche un po’ noiosa. Non la vita eterna ma la vita dell’Eterno.

E tu capisci allora che è la vita del Creatore, del Liberatore, del Tutto-abbracciante. C’è dentro la pulsazione delle stelle, l’esultanza degli amanti, le grida di vittoria del popolo che attraversa il mar Rosso, c’è il volto stupefatto di tua madre quando ti ha preso in braccio la prima volta, il sorriso del povero. La vita dell’Eterno.

Ed entra in noi attraverso Gesù: Apri il vangelo e senti sapore di vita e non di morte, vita appassionata, vibrante, calda. Il sapore della vita è fatto di tre sapori: amore, libertà e coraggio.

Ha scelto il pane come simbolo, geniale, il pane è tutto ciò che ti fa vivere, se c’è una cosa che sa di vita e non di morte, è proprio il pane. Dio come pane!

Nessuno conosce il Padre…Solo io so chi è Dio. E infatti ci rovescia l’immagine di Dio.

  1. Noi pensiamo di avvicinarci a Dio rendendo sempre più spirituale la vita, riti e preghiere e pensieri alti… Gesù rovescia: ti avvicini a Dio diventando sempre più umano. Come ha fatto lui, toccando piaghe, ferite, dolori, la fame. Facendoti pane. Più diventiamo umani più noi si comunica Dio.
  2. Noi pensiamo di essere per Dio, Gesù rovescia: Dio è per noi; noi pensiamo di essere creati per lui, per credere servire ubbidire amare Dio; Gesù rovescia: Dio esiste per amare servire nutrire alimentare. Si offre come dono, regalo, cibo da prendere. Pane che non esiste per sé ma per te.
  3. Noi pensiamo che Dio agisca attraverso interventi miracolosi, effetti speciali, rovesciando le regole della natura, e Gesù rovescia questa immagine: Dio agisce come il pane. Il pane che entra in te e scompare, che entra e si dissolve, ma per diffondersi fino all’ultima cellula, ad ogni battito del cuore. Il silenzio del pane. L’umiltà del pane. E di Dio.

Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore:

Dio in me, il mio cuore lo assorbe,

lui assorbe il mio cuore,

e diventiamo una cosa sola,

con la stessa vocazione:

non andarcene da questo mondo

senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.

Pane buono spezzato per la fame e la gioia di qualcuno.

 

Quando parla di sangue e carne Gesù vi riassume la sua piena umanità, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno, le sue lacrime, le sue passioni, i suoi abbracci, i piedi intrisi di nardo e la casa che si riempie di profumo e di amicizia. E qui c’è una sorpresa, una cosa imprevedibile.

Gesù non dice: prendete assimilate la mia sapienza, nutritevi della mia santità, mangiate il sublime che è in me. Dice, invece: prendete la mia umanità, il mio modo di abitare la terra, libero e creativo, e di incontrare e di entrare nelle case, e di chiedere acqua alla samaritana e di far scendere Zaccheo dal suo albero, e di accogliere uomini e donne alla sua scuola di vita. Nutritevi del mio modo di essere umano, come un bimbo che è ancora nel grembo della madre si nutre del suo sangue. Il grembo del vangelo. Perché facciamo la comunione? Risponde benissimo san Leone Magno: lo scopo della comunione è che possiamo diventare ciò che riceviamo, anche noi corpo di Cristo.

 

E perché allora ci deve supplicare, perché questa supplica ripetuta otto volte, prendete mangiate?…

Perché abbiamo mangiato male prima.

Perché la vita ci ha regalato traumi da togliere il fiato, talvolta. E non è per colpa nostra. Abbiamo forse traumi sull’amore. Pensiamo che nessuno ti ami senza cercare un vantaggio per sé. E pensiamo che con Dio sia lo stesso. Che nessuno dia niente per niente…

E davanti al pane della comunione, riemerge il Dio sbagliato: sì, ma che cosa dovrò dare io in cambio? In sforzi, in fatica morale, e il tener duro sempre… è un altro dovere in più? E se non lo compio, ci sarà un castigo? In fondo, noi abbiamo ancora paura di Dio.

Dio non è un dovere, è un regalo.

Non è una esigenza, ma una offerta.

Non c’è niente da dare in cambio a Dio. Capite? Niente.

Dio dona tutto e non prende niente.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

Una trasfusione di vita.

Dio è “prendete”, è dono, regalo, offerta, e noi abbiamo paura.

Ma che cosa tu potresti mai dare in cambio della vita dell’Eterno?

Che non meriteremo mai, di cui non saremo mai degni.

Con quale moneta pagarla? Con sacrifici e rinunce? Non di certo, forse con gioia e abbracci e carovane che avanzano nel sole.

Anzi è Lui che viene fino a noi. Lui in cammino, Lui che percorre i cieli, Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: “ho fame”, ha detto: “Prendete e mangiate”, mi ha cercato, mi ha atteso e si dona.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

 

 

Signore, quando sono affamato,

donami qualcuno che ha bisogno di cibo.

Quando ho sete,

donami qualcuno che ha bisogno d’acqua.

Quando ho freddo,

mandami qualcuno da riscaldare.

Quando sono ferito,

donami qualcuno da consolare.

Quando la mia croce diventa pesante,

donami la croce di un altro da portare insieme.

Quando mi sento povero,

conduci da me qualcuno che è nel bisogno.

Quando non ho tempo,

donami qualcuno che io possa aiutare almeno un istante.

Quando mi sento umiliato,

donami qualcuno di cui io possa tessere le lodi.

Quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare.

Quando ho bisogno della comprensione degli altri,

donami qualcuno che ha bisogno della mia.

E quando non penso che a me stesso,

volgi i miei pensieri verso qualcun altro

in questa terra, in questo cielo.

Amen.

 

 

 

 

 

 

La nostra mente mantiene in sè una logica che in noi è in gran parte sconosciuta. Ognuno di noi vede il mondo soggettivamente e questo fatto è naturalmente incontestabile, perché non abbiamo la capacità di immedesimarci completamente negli altri.

Per quanto riguarda le percezioni sensoriali, ad esempio, i nostri occhi non vedono esattamente quello che vedono gli altri. E così per tutti gli altri sensi: le nostre modalità percettive, sebbene pare seguino una serie di parametri comuni per soddisfare un minimo comunicativo, sono in pratica molto personali.

Il linguaggio cerca di esprimerle il più obiettivamente possibile, ma non riesce a rendere esattamente ciò che realmente percepiamo con i sensi. Più complesso è il discorso che riguarda le emozioni ed i sentimenti, i quali sono ancora più personali. Sin dall’infanzia, poi, siamo abituati ad esprimere determinati giudizi attraverso una personale scala di valori.

Essi sono il frutto della nostra personale visione della vita e di tutto ciò che abbiamo assimilato dalla società in cui viviamo. Ma è proprio in base a questa personale scala dei valori che noi ci comportiamo.

Tutti vorremmo sentirci a nostro agio ed evitare ciò che ci preoccupa maggiormente, tra paure, fallimenti, sofferenze varie. Anche il piacere in sé è soggettivo: esso è commisurato all’autogratificazione o alla soddisfazione dei sensi.

Per questo noi diamo un determinato valore alle cose ed alle persone. Se al primo posto c’è il narcisismo, allora il denaro ed il successo sono al suo servizio.

Se il valore principale è il piacere della carne, allora la nostra scala dei valori vi si adegua e spesso i nostri rapporti sociali sono subordinati ad esso.

Ma se per noi è fondamentale la realizzazione di una vita spirituale, tra alti e bassi, improntiamo la nostra vita sull’interiorità praticando l’ascolto ed il dialogo in modo più distaccato, cercando la solitudine per conoscerci meglio ed incontrare la vera Trascendenza.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

 

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Se Gesù Cristo non fosse anche Dio:

1) Non avrebbe senso l’Incarnazione: Maria e Giuseppe lo avrebbero adorato inutilmente e così anche i pastori ed i Re Magi… Non si può adorare un solo uomo.

2) Gesù non avrebbe detto la Verità perché nei Vangeli per molte volte si è dichiarato Figlio di Dio ed ha detto: “Chi vede me vede il Padre” “Prima che Abramo fosse io sono” “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna”

3) La Trasfigurazione sarebbe stata un inganno, una semplice allucinazione collettiva.

4) La Risurrezione risulterebbe un’impostura, per cui non avrebbero alcun senso la Chiesa con la sua gerarchia ed i Sacramenti. Ridurre Gesù ad un semplice uomo è privare all’umanità la possibilità della salvezza eterna, ottenuta grazie alla sua passione, morte e risurrezione.

Gesù era vero uomo ma anche vero Dio e grazie a Lui noi possiamo essere divinizzati per ascendere al Padre.

 

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MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

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Testo della scrittrice Marisa Haltiner.

 

Il falso dio, che ha creato il denaro, ha trasformato il mondo in un grande mercato…. L’umanità viene trattata come un Pinocchio incosciente, a cui stanno crescendo le orecchie d’asino. Chi si rifiuta di vivere il sonno incosciente del consumismo coatto e delle sue droghe, chi apre gli occhi e vede ciò che sta succedendo… appena rifiuta il Sistema Mercantile al Potere e cerca di cambiare le cose, deve fare i conti con i mercanti e i loro interessi, che essi difendono fino all’ultimo sangue!

I mercanti della guerra, che impediscono la pace! I mercanti delle energie non rinnovabili che impediscono la proliferazione delle energie ecologiche e rinnovabili.

I mercanti dei pezzi di cadaveri di animali che impediscono la VERA alimentazione sana e naturale di frutta, verdura e cereali.

I mercanti della malattia, che servono gli interessi delle case famaceutiche e di chi vive delle malattie, anziché sostenere onestamente la salute.

I mercanti della politica che curano i propri interessi anziché quelli del popolo.

I mercanti della finanza che hanno creato un sistema che serve a se stesso e c’impone le proprie regole.

Tutti questi mercanti si sono organizzati in potenti Lobby e ci dettano le loro leggi. È stata costruita una grande prigione attorno a noi…. Ma possiamo ancora liberarci, possiamo rifiutarci di lasciarci manovrare come dei burattini…possiamo rifiutare questa farsa consumistica che sta saccheggiando la terra, possiamo aprire gli occhi e rifiutare tutto questo! Possiamo diventare “Obiettori di Coscienza di questo Sistema”. Ritorniamo alla semplicità, alla naturalezza.

Non accettiamo il vizio, ma cerchiamo la virtù: Impariamo a godere del poco e della semplicità, riduciamo i nostri bisogni…I mercanti ci hanno riempiti di “bisogni artificiali” per vendere i loro prodotti… Allora basta con la moda, che ci costringe a gettare delle cose ancora nuove per competere con gli altri.

Basta con i prodotti di marca, che saccheggiano e sfruttano anche il terzo mondo.

Basta con l’alcol, le bevande gassate, le sigarette, beviamo l’acqua, respiriamo l’aria pura.

Basta con i cadaveri di animali, torturati, seviziati e poi venduti come cibo…..ma siamo matti?

! Svegliamoci da questo incubo e ritorniamo ad una vita semplice e naturale. Noi siamo parte della natura e per vivere “sani” dobbiamo vivere in equilibrio con la natura, non come dei tremendi parassiti…

Seguiamo l’esempio di Gesù: gettiamo fuori i Mercanti dal Vero tempio di Dio, riprendiamoci il nostro corpo, la nostra mente, la nostra vita, il nostro pianeta. Smettiamola di fare il loro gioco….

(© Marisa Haltiner)

 

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Corpus Domini

Giovanni 6,51-58

 

INIZIO

Siamo venuti a fare la comunione? No, è Lui che viene a fare comunione con noi. Lui in cammino, Lui percorre i cieli, Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: “ho fame”, Dio ha detto: “Prendete e mangiate”, mi ha cercato, mi ha atteso e si dona.

 

RICHIESTA DI UN CUORE NUOVO

– Tutto il vangelo ci assicura che l’umanità intera è il corpo di Cristo. L’umanità è la carne di Dio: quello che avete fatto a uno di questi l’avete fatto a me. Corpo di Cristo che è sull’altare in chiesa, corpo di Cristo che è sull’altare dei poveri, piccoli, affamati, esiliati, forestieri, ammalati, vecchi, disabili, le persone sole. Da accogliere in noi. Lo abbiamo fatto?

– Corpus Domini è il mondo intero, l’intero creato è corpo santo del Signore. Mangiare e bere la vita di Cristo si dissemina sul grande altare del pianeta, nella ‘messa sul mondo’ (Theilard de Chardin). Ci sono in noi rispetto e comunione, cura e protezione delle creature uscite dalla mano e dal sogno di Dio?

 

Omelia

(p. Ermes Ronchi)

 

Un Vangelo di soli otto versetti, e Gesù a ripetere per otto volte: Chi mangia la mia carne vivrà in eterno. Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni che avanza per cerchi concentrici e ascendenti, come una spirale; come un sasso che getti nell’acqua e vedi i cerchi delle onde che si allargano sempre più.

Per otto volte, come in otto cerchi, Gesù insiste sul perché mangiare: per semplicemente vivere, per vivere davvero. Altro è vivere, altro è sopravvivere.

E’ l’incalzante certezza da parte di Gesù di possedere qualcosa che cambia la direzione della vita. La vita scivola inesorabile verso la morte, dice la nostra esperienza. Invece no, noi andiamo da morte a vita, il vangelo è dilatazione, accrescimento, incremento, intensificazione di vita, eternità.

Dio si presenta come un Dio che dona, che si dona: “Prendete la mia carne”: ecco il genio del cristianesimo! Dio non prende nulla e dona tutto, si dona e si perde dentro le sue creature come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo.

Che cosa siamo venuti a fare oggi in questa celebrazione del Corpus Domini? Ad adorare il Corpo e Sangue del Signore? No. Oggi non è la festa dei tabernacoli aperti o delle pissidi dorate e di ciò che contengono.

Che cosa celebriamo? Cristo che si dona, fedele fino al sangue?

Neppure questo è esatto. La festa di oggi è ancora un passo avanti.

Perché un dono sia dono vero occorre qualcuno che lo prenda, lo accolga, lo apprezzi. Che regalo è se io ti offro un libro, un fiore, un buon vino e tu ti dimentichi di prenderlo o lo butti nel primo angolo buio?

Quando nella messa sentiamo: prendete e mangiate, questo è il mio corpo, su quali parole si posa subito la nostra attenzione? L’accento va sulla seconda parte della frase: questo è il mio corpo, si concentra sul pane trasformato nel corpo di Gesù.

Seguiamo invece la successione esatta delle parole, il ritmo voluto da Gesù, lasciamo al primo posto la prima parola: prendete.

Qui è il miracolo, il batticuore, lo scopo: prendete. Per essere trasformati voi. Quello che sconvolge, è ciò che accade nel discepolo più ancora che ciò che accade nel pane.

A che serve un Pane, un Dio, chiuso nel tabernacolo, da esporre di tanto in tanto alla venerazione e all’incenso? Gesù non è venuto nel mondo per creare liturgie. Ma figli liberi e amanti.

E ha dato due comandi, nitidi, precisi, li ha raddoppiati due volte: prendete e mangiate, prendete e bevete.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Ha la vita eterna, adesso, non avrà, come una specie di tfr, di liquidazione che accumulo con il mio lavoro e i miei meriti e di cui potrò godere alla fine della mia vita.

La vita eterna è già cominciata, una vita libera e autentica, giusta, che si rialza e non si arrende, che fa cose che meritano di non morire. Una vita come quella di Gesù, capace di amare come nessuno.

Preparando questo commento mi è tornata alla mente la domanda così bella del Salmo 33: Vi è qualcuno che desidera la vita, che vuole gustare la vita? Sì, io voglio vivere! Voglio gustare la vita. Voglio godere la vita.

C’è qualcuno che vuole lunghi giorni felici? Sì, io voglio lunghi giorni e che siano felici. Li voglio per me e per i miei.

E la risposta a questa domanda è Gesù, con la sua carne e sangue. Che indicano l’intera sua esistenza, la sua vicenda umana, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno, le sue lacrime, le sue passioni, la polvere delle strade, i piedi intrisi di nardo, e la casa che si riempie di profumo e di amicizia.

E qui c’è una sorpresa, una cosa imprevedibile.

Gesù non dice: prendete su di voi la mia sapienza, mangiate la mia santità, il sublime che è in me. Dice, invece: prendete la mia umanità, il corpo, il mio modo di abitare la terra e le mie relazioni come lievito delle vostre.

Nutritevi di vangelo come un bimbo che è ancora nel grembo della madre si nutre del suo sangue. L’uomo è l’unica creatura che ha Dio nel sangue (Vannucci). E nel respiro.

Gesù non sta parlando della messa, del sacramento dell’eucaristia, ma del sacramento della sua esistenza: mangiate e bevete ogni goccia e ogni fibra di me.

Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta lui. Dio si è fatto uomo per questo, perché l’uomo si faccia come Dio.

Allora mangiare e bere Cristo significa molto più che fare la Comunione alla Messa, è prenderlo come misura, lievito, energia. Non “fare la comunione” ma “farci comunione”.

Mi sento nascere da dentro una domanda: noi di che cosa ci nutriamo? Di che cosa nutriamo anima e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? O stiamo nutrendoci di egoismi, intolleranze, miopie dello spirito, insensatezza del vivere, paure di tutto? Se accogliamo pensieri degradati questi ci fanno come loro; se accogliamo pensieri di vangelo, di bellezza, essi ci fanno uomini e donne della bellezza.

Ma oggi quando ci avvicineremo per la comunione sull’altare apparentemente non c’è nulla di quanto abbiamo cercato. C’è un piccolo pane bianco e lieve che non ha sapore, che è silenzio. Profondissimo silenzio. La vita sembra esplodere altrove con la sua bellezza e tenerezza.

Cosa mi può dare questo pane? Lieve come un’ala, così piccolo da non saziare neppure un bambino. Cosa mi può dare?

La comunione con Dio. E accade qualcosa come un cambiamento profondo, che i padri orientali chiamano la deificazione, la theosis, parola che ci fa paura. Un pezzo di Dio in me perché io diventi un pezzo di Dio nel mondo.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui”. E questo è molto bello. Gli uomini quando amano dicono: vieni a vivere nella mia casa, la mia casa è la tua casa. Dio lo dice a noi.

Finita la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, questa è la religione del corpo a corpo con Dio, a tu per tu con la sua vita, fino a diventare una cosa sola con lui.

Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d’amore: ‘io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita’.

Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore:

Dio in me, il mio cuore lo assorbe,

lui assorbe il mio cuore,

e diventiamo una cosa sola,

con la stessa vocazione:

non andarcene da questo mondo

senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.

Pane buono per la fame e la gioia di qualcuno.

 

 

Leone Magno: partecipare al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo.

 

Alla comunione

Sull’altare ho preso solo un piccolo pane bianco,

che non ha sapore, che è silenzio, profondissimo silenzio.

Cosa mi può dare questo pane

un boccone così piccolo da non saziare

neppure il più piccolo bambino?

La piccola Ostia sa di niente, leggera come un’ala

eppure per un istante almeno

mi affaccio sull’abisso di ciò che accade:

sono colmo di Dio e non riesco a dire parole.

Mi accorgo che non ho doni da offrire,

sono solo un uomo con la sua storia accidentata,

una donna con il suo contorto cuore

con molto deserto e qualche piccola oasi,

una creatura che ha bisogno di cure,

ma dentro qualcosa si apre

perché vi si depositi l’orma lieve di Dio. Lieve come l ostia.

Dio è qui, Dio mi abita,

diventa mia vita, mio corpo, mio sangue

e quel che appare incredibile

è che Dio si accontenta di quel groviglio di paure che io sono,

gli vado bene anche solo per questo inizio di comunione che si apre in me.

Cerco di spremere parole,

pensieri da dedicargli.

Ma quanto poco riesco a dire,

quanto poco riesco a tirar fuori

dalle pieghe mute dell’anima.

Allora finisco per dedicargli il silenzio,

come se dicessi: vedi, non ho nulla degno di un Dio

e Tu dovresti lasciarmi,

tu che sei così grande, dovresti cercarti qualcun altro,

qui troverai ben poco, dovresti andartene,

con me vivrai giorni duri…

Ma Lui non se ne è mai andato,

Lui non mi ha mai lasciato.

 

 

Ermes Ronchi

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron