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BATTESIMO DEL SIGNORE 2021

 

di p. Ermes Ronchi

Sulle rive del Giordano, il Padre presenta Gesù al mondo, lo strappa all’anonimato dei trent’anni. Gesù non aveva alcun bisogno di farsi battezzare, è come se avesse lui invece battezzato il Giordano, santificato per contatto la creatura dell’acqua. Lo sa e lo ripete il celebrante nella Preghiera Eucaristica Terza: “Tu che fai vivere e santifichi l’universo”. Straordinaria teologia della creazione: Tu che non solo dai vita all’uomo ma all’universo intero; non solo dai vita alle cose, ma le rendi sante! Santità del cielo, dell’acqua, della terra, delle stelle, del filo d’erba, del creato…

“E subito, uscendo dall’acqua vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba”. Sento tutta la bellezza e la potenza del verbo: si squarciano i cieli, come per un amore incontenibile; si lacerano, si strappano sotto la pressione di Dio, sotto l’urgenza di Adamo e dei poveri. Si spalancano come le braccia dell’amata per l’amato. Da questo cielo aperto e sonante di vita viene, come colomba, il respiro di Dio. Una danza dello Spirito sull’acqua è il primo movimento della Bibbia (Gen 1,2). Una danza nelle acque del grembo materno è il primo movimento di ogni figlio della terra. Una colomba che danza sul fiume è l’inizio della vita pubblica di Gesù.

“Venne una voce dal cielo e disse “Tu sei il Figlio mio, l’amato, il mio compiacimento”. Tre parole potenti, ma primo viene il “tu”, la parola più importante del cosmo. Un io si rivolge a un tu. Il cielo non è vuoto, non è muto. E parla con le parole proprie di una nascita.

Figlio è la prima parola, un termine potente per il cuore. E per la fede. Vertice della storia umana. Dio genera figli di Dio, genera figli secondo la propria specie. E i generati, io e tu, tutti abbiamo una sorgente nel cielo, il cromosoma divino in noi.

Seconda parola: il mio nome non è solo figlio, ma amato. Lo sono da subito, da prima che io faccia qualsiasi cosa, prima che io risponda. Per quello che sono, così come sono, io sono amato. E che io sia amato dipende da lui, non dipende da me.

La terza parola: in te ho posto il mio compiacimento. La Voce grida dall’alto del cielo, grida sul mondo e in mezzo al cuore, la gioia di Dio: è bello stare con te. Ti amo, figlio, e mi piaci. Sono contento di te. Prima che tu mi dica sì, prima ancora che tu apra il cuore, tu mi dai gioia, sei bello, un prodigio che guarda e respira e ama e si incanta.

Ma che gioia posso dare a Dio, io con la mia vita accidentata e distratta, io che ho così poco da restituire? Con tutte le volte che mi dimentico di Lui? Eppure quelle tre parole sono per me, lampada ai miei passi, lume acceso sul mio sentiero: figlio, amato, gioia mia.

 

Battesimo di Gesù B

Come carezza sul cuore

Il racconto del Giordano ci riporta all’inizio, a quando tutto prese avvio con una immagine d’acqua, e lo Spirito di Dio aleggiava come un grande uccello in cova su un mare gonfio di vita inespressa (Gen 1,2). L’origine del creato è scritta sulle acque.

Il brano, come una miniatura di Vangelo, ne racconta alcune delle verità più alte con i simboli della Trinità: una voce, un figlio, una colomba.

Dicono Matteo e Luca che al battesimo di Cristo il cielo si aprì, ma Marco, con una espressione più forte, racconta che si lacerò, si squarciò, si spezzò. Noi siamo figli di un cielo lacerato: vita ne entra, vita ne esce, e nessuno lo richiuderà più.

Il rito del Giordano porta impresso il sigillo di nascite e rinascite, voce che allora come oggi sussurra: tu sei figlio, quello che io amo! Parole in cui anch’io ho ricevuto la mia “nascita dall’alto”. Io che non l’ho ascoltato, io che me ne sono andato, io che l’ho anche tradito sento dirmi: «In te ho posto il mio compiacimento». In me Lui sarà al sicuro, e mi sale un nodo in gola.

“Tu mi piaci”. Parole di sorriso, parole eterne che bastano a tutta una vita, a una vita intera. Cosa volere di più da un padre? Una dichiarazione folle di Dio su di noi: prima che tu faccia qualsiasi cosa, così come sei, per quello sei, tu mi dai gioia e io ti amo.

Cieli spalancati di felicità come braccia infinite del bimbo per la madre, come dell’amore per l’amore. Come una carezza sul cuore.

Il battesimo racconta anche ciò che a Dio manca: al Padre manca di essere amore riamato dai liberi, splendidi, meschini, figli che noi siamo.

Tu sei mio, oggi ti ho generato e ti affido al rischio di essere te stesso, figlio che cerca di diventare fratello dell’uomo.

Se è vero che il nostro battesimo continua quello di Gesù, aprire spazi di cielo resta la nostra vocazione, ricordiamolo al nostro cuore distratto. Significa mescolare in giuste proporzioni finito e infinito (Platone), aprire speranza come si apre una porta chiusa. Significa, come Isaia, farci sovrastare dalle vie di Dio, dai suoi pensieri; e forzare il cielo perché vi si affacci la giustizia; forzare la terra perché, per me, attorno a me, essa si abbracci con la pace.

Da questo cielo aperto viene, come colomba, la vita stessa di Dio, il suo respiro. Si posa su noi e ci avvolge, ci trasforma nei pensieri e negli affetti secondo la legge dolce ed esigente del vero amore, per fare con Dio le cose che solo Dio sa fare.

Allora ti prende una nostalgia, un desiderio di fare qualcosa che assomigli a ciò che è detto di Gesù: passare nel mondo facendo del bene, senso del nostro pellegrinaggio, qui e ora. Passare nella vita donando, senza pretendere un ritorno; ma accendendo, perdonando, aprendo spazi a un profumo di cielo. E scoprire che amare fa rinascere. Sempre. Di nuovo.

 

Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio. Questo è l’essenziale della fede!

Voi mi domanderete: Ma non è proprio questo il peccato originale, voler diventare Dio? Sì, il peccato originale consiste proprio nella pretesa di diventare Dio senza Dio, contro Dio e con le sole nostre forze.

Ma l’essenziale della nostra fede è diventare Dio con Dio, secondo il progetto di Dio, accogliendo questo inaudito dono di Dio: la nostra divinizzazione. Diventare figli di Dio significa partecipare alla vita stessa di Dio. Un padre non dà ai suoi figli soltanto la vita, ma la propria vita.

Quando diciamo che siamo figli di Dio, diciamo che Dio ci dà la sua stessa vita, ci fa partecipi della sua divinità, cioè che noi siamo divinizzati. È una cosa seria, è una cosa enorme!

Il battesimo ci fa diventare figli di Dio nel senso forte e pieno della parola! Il battezzato è l’uomo che ha ricevuto l’ordine di diventare Dio (s. Basilio). Il Cristo rivela chi è l’uomo e chi è Dio Il senso ultimo dell’esistenza umana è diventare Dio.

Non saremo eternamente Dio come Dio è Dio, non saremo infiniti, assoluti come lui, ma vivremo della sua stessa vita. Da qui la necessità di sapere in cosa consiste questa vita. La cosa ci riguarda direttamente….

Dio non può rivelarci che la nostra vocazione è diventare ciò che egli è senza dirci chi egli sia…

 

 

Testo di Lino Pedron

http://www.scuolacattolicaoggi.org/public/sco/2001/2001%2005/EDITORIALE.pdf

 

 

 

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Ci sono molti che sostengono che per per mettersi in contatto col divino non servono la Chiesa ed i preti.

Dio si è fatto “uomo” in Gesù Cristo. Proprio un uomo “in carne ed ossa” ed anima.

Tramite l’uomo-Dio Gesù, Dio si è rivelato a noi, (chi vede me vede il Padre) perché Cristo è mediatore tra l’uomo e Dio.

Gesù ha istituito l’Eucaristia (suo vero corpo-sangue-anima e divinità), il sacramento della Confessione ed ha inviato i suoi discepoli a battezzare in tutto il mondo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Se Dio ha voluto così chi siamo noi per giudicare vana l’intermediazione di Gesù Cristo che agisce tramite i suoi ministri fino alla fine dei tempi?

 

 

 

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Adoriamo e benediciamo il nostro Redentore che patì, morì per noi e fu sepolto, per risorgere a vita immortale.

Cristo Salvatore, che hai voluto vicino alla tua croce e al tuo sepolcro la tua Madre addolorata, fa’ che in mezzo alle sofferenze e alle lotte della vita comunichiamo alla tua passione.

Cristo Signore, che come il chicco di frumento fosti sepolto nella terra per una sovrabbondante messe di vita eterna, fa’ che, morti definitivamente al peccato, viviamo con te per il Padre.

Maestro divino, che nei giorni della sepoltura ti sei nascosto agli occhi di tutti gli uomini, insegnaci ad amare la vita nascosta con te nel mistero del Padre.

Nuovo Adamo, che sei disceso nel regno dei morti per liberare le anime dei giusti prigionieri fin dall’origine del mondo, fa’ che tutti coloro che sono prigionieri del male ascoltino la tua voce e risorgano insieme con te.

Cristo, Figlio di Dio, che mediante il battesimo ci hai uniti misticamente a te nella morte e nella sepoltura, fa’ che, configurati alla tua risurrezione, viviamo una vita nuova.

(dalla liturgia delle lodi)

 

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Noi come genitori trasmettiamo il DNA ai figli, ma loro non ce l’avevano chiesto.
Trasmettiamo la nostra lingua, la nostra cultura e le nostre tradizioni, ma non ce l’avevano chiesto.

Lasciamo che da adulti scelgano il DNA che desiderano per assumere il corpo che vogliono?

Lasciamo scegliere la lingua che desiderano, nel frattempo non dovremmo insegnare loro né a camminare, né a parlare una lingua specifica?

Li dobbiamo lasciar liberi dai condizionamenti psicologici e sociali sin dalla culla?

Dovremmo, allora tenerli in una campana di vetro, senza parlare con loro per non condizionarli nel linguaggio, nella visione della vita, nelle abitudini ecc.

Se i genitori sono cristiani, battezzano i figli perché si impegnano a trasmettere loro l’educazione cristiana. Logicamente quando diventeranno adulti, i figli, faranno le loro scelte.

Ma se non sanno chi sono e che fede professano come fanno a confrontarsi?

 

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Per quanto riguarda la questione evolutiva, in quasi tutti gli ambiti culturali ed accademici piú o meno esplicitamente si vuole inculcare nella credenza comune che noi deriviamo dalla scimmia.

Adamo ed Eva vengono relegati nell’Immaginario mitico, talmente mitico, che si dissolvono insieme agli eventi legati al peccato originale.

Ma San Paolo ha spesso fatto riferimento a Cristo come il nuovo Adamo.

Se si scredita la realtà esistenziale di origine monogenista, non hanno piú senso il battesimo ed il cruento sacrificio di Cristo per salvarci. Non so se ce ne rendiamo conto.

Non é vero che la scienza ha dimostrato in assoluto la nostra origine dalla scimmia: ci sono ancora degli anelli mancanti di questa complessa catena evolutiva, lo affermano anche antropologi illustri (come René Girard ecc.)….

XX domenica c Luca 12,49-59

 

Inizio

Che ognuno continui (o cominci) a guardarsi attorno con occhi vivi e a profondi e a stupirsi, con infinita gratitudine, di quanto esiste.

E a fare memoria, con tenerezza, di volti e terre: epifanie sui nostri sentieri dell’invisibile, che non smette di sedurci sommessamente.

 

Omelia

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra.

Vangelo estremamente impegnativo, e bellissimo.

Quale fuoco? Guardiamoci attorno, guardiamo i nostri giorni: io non mi capacito di questa escalation di violenza verbale e aggressività; non mi rassegno a questa rabbiosità di tutti contro tutti, al montare della volgarità contro avversari o semplici disgraziati. Fuoco questo? È forse questo ciò che Gesù ha portato?

No, il fuoco è un battesimo, la morte delle cose morte e la loro rinascita nella luce; è il nascere di nuovo, quando la vita di prima si consuma; è la vita nuova, quella secondo Dio, quella che scalda e illumina.

Ci sentiamo scaldati e illuminati da come va il mondo oggi? Io, no.

E Gesù: ecco vi metto in guerra con questa logica, con questo sistema. Pensate che io sia venuto a portare la pace? No, vi dico, ma la divisione. La pace non è neutralità né mediocrità né equilibrio tra bene e male.

Togliamoci dalla testa di poter entrare nella vita nuova senza entrare in rotta di collisione con tutto ciò che è contrario a questa vita. Come Geremia, come Gesù e i profeti di sempre. “Credere è porsi in conflitto” (Turoldo).

La scelta di chi salva vite, di chi perdona, di chi non si attacca al denaro, di chi non vuole dominare ma servire, di chi non vuole vendicarsi, di chi apre le braccia, diventa precisamente divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa a vendicarsi, salire, dominare, con chi pensa che è vita solo quella di colui che vince. Leonardo Sciascia si augurava: “Io mi aspetto che i cristiani qualche volta accarezzino il mondo in contropelo”. Ritti, controcorrente, senza accodarsi ai potenti di turno o al pensiero dominante. Che riscoprano e vivano la “beatitudine degli oppositori”, di chi si oppone a tutto ciò che fa male alla storia e ai figli di Dio.

 

Fuoco e divisione ha portato. Testi scritti sotto il fuoco della prima violentissima persecuzione contro i cristiani, quando i discepoli di Gesù si trovano di colpo scomunicati dall’istituzione giudaica. Un colpo terribile per le prime comunità di Palestina, dove erano tutti ebrei, dove le famiglie si spaccavano su questo (rompere non con la famiglia, ma con gli infantilismi nostri…)

 

Ma sono testi già anticipati dalla sorte di Geremia. Sorte dei profeti. Il profeta è un mistico in azione. Un mistico con fuoco.

Applichiamo all’oggi la storia di Geremia affondato nella cisterna. Dice il re: “Prendi con te degli uomini (dei volontari su una nave…), tiralo su dalla cisterna (recuperateli dal mar Mediterraneo e tirateli su), perché non muoia (non lasciateli morire in mare…)

Non ci sono oggi re come quello. Romano Guardini suggeriva: la tua obbedienza vada alla verità e non alla istituzione! La tua libertà è la verità, non l’omologazione alla logica delle istituzioni.

 

Vangelo duro e pensoso.

Noi cristiani non siamo dei pelouche, dei soprammobili da salotto, ma segni di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori, rovina e risurrezione di molte cose.

 

Ricordo Turoldo, in uno dei suoi versi che trovo sovversivo e generatore, magico: Cristo mia dolce rovina, impossibile amarti impunemente.

Cristo che rovini ogni mediocrità.

Impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita, di impegno, di contrasti. Gesù per primo è stato con tutta la sua vita segno di contraddizione.

Il suo Vangelo è venuto come una sconvolgente liberazione: per le donne, schiacciate dal maschilismo; per i bambini, proprietà dei genitori; per gli schiavi in balia dei padroni; per i lebbrosi, i ciechi, i poveri.

Si è messo dalla loro parte, fa di un bambino il modello di tutti e dei poveri i principi del suo regno, scegliendo sempre l’umano contro il disumano. La sua predicazione non metteva in pace la coscienza, ma la risvegliava dalle false paci! Paci apparenti, rotte da un modo più vero di intendere la vita. Non siamo chiamati a venerare la cenere, ma a custodire il fuoco.

 

È stato detto che la religione era l’oppio dei popoli, ottundimento e illusione. Nell’intenzione di Gesù il vangelo porta invece “il morso del più” (L. Ciotti), più visione, più coraggio, più creatività, più fuoco.

Porta divisione. Nel senso che Dio non è neutrale e neppure la sua pace: vittime o carnefici non sono la stessa cosa davanti a lui, tra ricchi e poveri ha delle preferenze e si schiera. Il Dio biblico non porta la falsa pace della neutralità o dell’inerzia, ma “ascolta il gemito” e prende posizione in favore dei piccoli e contro i faraoni di sempre.

La divisione che il Maestro porta evoca il coraggio di esporsi e lottare contro il male. “Perché si uccide anche stando alla finestra” (L. Ciotti), muti davanti al grido dei poveri e di madre terra, mentre soffiano i veleni degli odi, si chiudono approdi, si alzano muri, avanza la corruzione.

Noi non siamo abbastanza cattivi da uccidere qualcuno con le nostre mani, ma siamo abbastanza cattivi da lasciar morire molti con l’indifferenza.

Non si può restarsene inerti a contemplare lo spettacolo della vita che ci scorre a fianco, senza alzarsi a lottare contro la morte, ogni forma di morte. Altrimenti il male si fa sempre più arrogante e legittimato.

Pensiamo che il fuoco, la vita nuova, entrino in noi come una iniezione indolore, come fossero scatti di anzianità automatici? No, perché in me il peccato, il male non muore di morte naturale, ma di morte violenta, faticosa, per combattimento spirituale.

 

Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Un invito pieno di energia, rivolto alla folla cioè a tutti: non seguite il pensiero dominante, non accodatevi alla maggioranza o ai sondaggi d’opinione. Giudicate da voi stessi, intelligenti e liberi, svegli e sognatori, andando oltre la buccia delle cose: “la differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa” (Card. Martini). Tra chi si domanda che cosa c’è di buono o di sbagliato in ciò che accade, e chi non si domanda più niente.

Giudicate da voi… Siate profeti – invito forte e quanto dimenticato! – siate profeti anche scomodi, dice il Signore Gesù, facendo divampare quella goccia di fuoco che lo Spirito ha seminato in ogni vivente, quella goccia di luce nascosta nel cuore vivo di tutte le cose.

 

Fine.

Andate e incendiate il mondo (Ignazio di Loyola). Anche noi andiamo e incendiamo, d’amore però, quell’angolino che ci è dato in sorte.

 

BEATITUDINI PER UNA NOTTE DI SOLIDARIETA’

 

Beati i poveri in spirito, sono loro i re di domani

Beati quelli che scelgono di stare con i piccoli e gli ultimi della fila

 

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia

Beati quelli che hanno fame e sete di dignità e di diritti per tutti

 

Beati quelli che scelgono sempre l’umano contro il disumano

Beati quelli che salvano vite, dalla morte, da ogni forma di morte

 

Beati quelli che costruiscono ponti e non muri

Beati quelli che: avevo fame e mi avete dato da mangiare

ero straniero e mi avete accolto

ero senza terra e mi avete dato un paese buono

 

Beati quelli che hanno il cuore dolce, perché saranno i signori di domani

Beati quelli che sanno ancora piangere,

che provano dolore per il dolore di un bimbo, una donna, un figlio della terra…

 

Beati quelli che sanno provare stupore e rabbia di fronte agli orrori del mondo

Beati quelli che si prendono cura di una esistenza con la loro esistenza

 

Beati quelli che sentono il morso del più: più passione, più umanità, più diritti

Beati i coraggiosi: quelli che “meglio trasgressivi che complici”

 

Beati quelli che non sono muti e inerti

Beati gli oppositori, che si oppongono alla legge

quando la legge si oppone all’umanità

 

Beati quelli che sono in minoranza, controcorrente,

che non si accodano al pensiero dei più

 

Beati quelli che la vita non la vedono in funzione del loro io,

ma il loro io in funzione della vita.

Loro hanno in dono la vita indistruttibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Battesimo del Signore – Anno C
Il cielo si apre. Siamo tutti figli di Dio nel Figlio
Vangelo – Luca 3, 15-16.21-22
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

«Viene dopo di me colui che è più forte di me”. In che cosa consiste la forza di Gesù? Lui è il più forte perché parla al cuore. Tutte le altre sono voci che vengono da fuori, la sua è l’unica che suona in mezzo all’anima. E parla parole di vita.
«Lui vi battezzerà…» La sua forza è battezzare, che significa immergere l’uomo nell’oceano dell’Assoluto, e che sia imbevuto di Dio, intriso del suo respiro, e diventi figlio: a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12). La sua è una forza generatrice («sono venuto perché abbiano la vita in pienezza», Gv 10,10), forza liberante e creativa, come un vento che gonfia le vele, un fuoco che dona un calore impensato.
«Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Il respiro vitale e il fuoco di Dio entrano dentro di me, a poco a poco mi modellano, trasformano pensieri, affetti, progetti, speranze, secondo la legge dolce, esigente e rasserenante del vero amore. E poi mi incalzano a passare nel mondo portando a mia volta vento e fuoco, portando libertà e calore, energia e luce. Gesù stava in preghiera ed ecco, il cielo si aprì. La bellezza di questo particolare: il cielo che si apre. La bellezza della speranza! E noi che pensiamo e agiamo come se i cieli si fossero rinchiusi di nuovo sulla nostra terra. Ma i cieli sono aperti, e possiamo comunicare con Dio: alzi gli occhi e puoi ascoltare, parli e sei ascoltato.
E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». La voce annuncia tre cose, dette per Gesù e per ciascuno di noi: “Figlio” è la prima parola: Dio è forza di generazione, che come ogni seme genera secondo la propria specie. Siamo tutti figli di Dio nel Figlio, frammenti di Dio nel mondo, specie della sua specie, abbiamo Dio nel sangue e nel respiro.
“Amato” è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia o no, ogni giorno ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. Immeritato amore, incondizionato, unilaterale, asimmetrico. Amore che anticipa e che prescinde da tutto.
“Mio compiacimento” è la terza parola. Che nella sua radice contiene l’idea di una gioia, un piacere che Dio riceve dai suoi figli. Come se dicesse a ognuno: figlio mio, ti guardo e sono felice.
Se ogni mattina potessi immaginare di nuovo questa scena: il cielo che si apre sopra di me come un abbraccio, un soffio di vita e un calore che mi raggiungono, il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio, amore mio, mia gioia, sarei molto più sereno, sarei sicuro che la mia vita è al sicuro nelle sue mani, mi sentirei davvero figlio prezioso, che vive della stessa vita indistruttibile e generante.

(Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 103; Tito 2,11-14;3,4-7; Luca 3, 15-16.21-22).

http://www.smariadelcengio.it

 

/https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-cielo-si-apresiamo-tuttifigli-di-dionel-figlio

 

La festa del Battesimo del Signore chiude il tempo di Natale e ce ne svela il senso profondo: oggi infatti la Parola ci invita a fissare il nostro sguardo sul Figlio non più bambino, ma ormai alle soglie della sua “vita pubblica”.

Il suo Battesimo in un certo senso apre la “porta” della vita di Gesù e mentre Lui esce per manifestare il motivo della sua venuta nella carne della nostra umanità, la sua missione, noi possiamo entrare nel “mistero” che egli è venuto a rivelare: “il cielo si aprì”, dice il Vangelo di oggi, cioè si inaugura un tempo di comunione nuova fra il cielo e la terra, fra Dio e gli uomini. Il Figlio prediletto è la porta aperta che ponendo in comunicazione cielo e terra, svela al medesimo tempo Dio all’uomo e l’uomo a se stesso.

La festa del Battesimo del Signore ci rivela fino a che punto Dio abbia assunto la nostra umanità e al tempo stesso ci mostra nel Figlio il modello della nostra umanità (la colletta di oggi ci invita a chiedere di “vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto”): Egli è “disceso” abbracciando tutta la nostra umanità perché noi potessimo vivere la sua stessa vita, perché la Sua umanità potesse divenire anche la nostra!

L’incarnazione è un movimento in “discesa” dell’amore di Dio per “innalzare” l’amato, l’uomo, all’altezza della dignità di figlio di Dio. Questo è quello che è avvenuto nel nostro battesimo e che la festa odierna rinnova per ciascuno di noi.

Oggi vediamo che Gesù inizia il suo ministero pubblico con un gesto sconcertante. Il primo gesto del Messia atteso non è un miracolo, non è un discorso solenne, non è una gloriosa rivelazione, ma il battesimo di Giovanni, un gesto di conversione che Gesù condivide con tutti coloro che si recano al Giordano dal Battista. Si tratta di un gesto di condivisione totale della nostra umanità bisognosa di salvezza.

Sì, Gesù inizia il suo ministero in solidarietà piena con un’umanità peccatrice che cerca vie di conversione. E’ un gesto di umiliazione e di assunzione di tutto l’umano: l’evangelista Luca ci presenta Gesù che scende nelle acque del Giordano dopo tutto il popolo (“mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo…”) come l’ultimo dei peccatori, immerso nelle acque cariche dei peccati dell’umanità per assumere l’uomo in tutta la sua debolezza e “peccaminosità”.

Si tratta di un tema molto caro anche alla lettera agli Ebrei dove si sottolinea ampiamente la solidarietà del Figlio con l’umanità: “poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo ne è divenuto partecipe per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere” (cfr. Eb 2,10-18). Gesù è il nostro fratello in umanità (cfr. Eb 2,11).

E’ molto bello che l’evangelista Luca non si soffermi tanto sul momento del battesimo di Gesù, ma su quello che lo segue: “stava in preghiera”. Il Figlio solidale con l’umanità peccatrice si pone in una relazione aperta con il Padre. La sua preghiera è il “cielo aperto” che subito dopo l’evangelista annuncia. E’ la possibilità di una relazione filiale di totale affidamento al Padre buono e misericordioso (cfr. Tt 3,4-7) aperta per ogni uomo peccatore.

E proprio mentre Gesù è in preghiera dopo il suo battesimo, il Padre lo riconosce come Figlio. Non prima, quando risuonavano canti di angeli alla sua nascita, ma proprio ora nel momento in cui il Figlio scende nelle acque di un’umanità ferita dal peccato. Qui il Padre lo “confessa” come il “Figlio amato”, come lo era Isacco per Abramo, il Figlio nel quale è racchiusa tutta la sua gioia, la sua compiacenza. Gesù è il Figlio proprio perché si è fatto un tutt’uno con l’uomo. Ed è il Figlio prediletto, il primogenito di una moltitudine di fratelli che Dio vuole chiamare figli (cfr. Rm 8,29).

Sì il battesimo di Gesù è preludio di un altro battesimo, quello della croce (cfr. Lc 12,50): qui la sua solidarietà si farà totale fino ad abbracciare la morte stessa, l’ultimo limite dell’uomo. E allora lì si aprirà definitivamente l’accesso al Padre per ogni uomo: “il velo del tempio si squarciò a metà” (cfr. Lc 23,46) e ogni uomo (fino all’ultimo malfattore di Lc 23,43) potrà entrare nel Regno, potrà sentire su di sé la voce del Padre che dice: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”.

P.Ermes Ronchi

 

Il Vangelo – Ermes Ronchi

Il nuovo Battesimo è l’immersione nel mare di Dio

II Domenica di Avvento – Anno A – 2016

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?

(…)

Giovanni il Battista predicava nel deserto della Giudea dicendo: convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino (Mt 3,2).

Gesù cominciò a predicare lo stesso annuncio: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17). Tutti i profeti hanno gli occhi fissi nel sogno, nel regno dei cieli che è un mondo nuovo intessuto di rapporti buoni e felici. Ne percepiscono il respiro vicino: è possibile, è ormai iniziato. Su quel sogno ci chiedono di osare la vita, ed è la conversione.

Si tratta di tre annunci in uno, e tra tutte la parola più calda di speranza è l’aggettivo «vicino».

Dio è vicino, è qui, prima buona notizia: il grande Pellegrino ha camminato, ha consumato distanze, è vicinissimo a te. E se anche tu ti trovassi ai piedi di un muro o sull’orlo del baratro, allora ricorda: o quanti cercate, siate sereni / egli per noi non verrà mai meno / e Lui stesso varcherà l’abisso (David Maria Turoldo).

Dio è accanto, a fianco, si stringe a tutto ciò che vive, rete che raccoglie insieme, in armonia, il lupo e l’agnello, il leone e il bue, il bambino e il serpente (parola di Isaia), uomo e donna, arabo ed ebreo, musulmano e cristiano, bianco e nero, per una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani.

Il regno dei cieli e la terra come Dio la sogna. Non si è ancora realizzata? Non importa, il sogno di Dio è più vero della realtà, è il nostro futuro che ci porta, la forza che fa partire.

Gesù è l’incarnazione di un Dio che si fa intimo come un pane nella bocca, una parola detta sul cuore, un respiro: infatti vi battezzerà nello Spirito Santo, vi immergerà dentro il mare di Dio, sarete avvolti, intrisi, impregnati della vita stessa di Dio, in ogni vostra fibra.

Convertitevi, ossia osate la vita, mettetela in cammino, e non per eseguire un comando, ma per una bellezza; non per una imposizione da fuori ma per una seduzione. Ciò che converte il freddo in calore non è un ordine dall’alto, ma la vicinanza del fuoco; ciò che toglie le ombre dal cuore non è un obbligo o un divieto, ma una lampada che si accende, un raggio, una stella, uno sguardo. Convertitevi: giratevi verso la luce, perché la luce è già qui.

Conversione, non comando ma opportunità: cambiate lo sguardo con cui vedete gli uomini e le cose, cambiate strada, sopra i miei sentieri il cielo è più vicino e più azzurro, il sole più caldo, il suolo più fertile, e ci sono cento fratelli, e alberi fecondi, e miele.

Conversione significa anche abbandonare tutto ciò che fa male all’uomo, scegliere sempre l’umano contro il disumano. Come fa Gesù: per lui l’unico peccato è il disamore, non la trasgressione di una o molte regole, ma il trasgredire un sogno, il sogno grande di Dio per noi.

(Letture: Isaia 11,1-10; Salmo 71; Romani 15,4-9; Matteo 3,1-12).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-nuovo-battesimo-e-l-immersione-nel-mare-di-dio

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron