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(Dal Diario di un pellegrino carnico di p.Albino Candido)

21 Febbraio 1980

E se si smarrisce l’eternità? …

Nella realtà. Mentre io mi trovo nella meraviglia dell’irreale.
Che importa il tempo? É un nulla.

24 Febbraio 1980

Dopo la morte c’è la risurrezione! L’attendo come liberazione da tutte le schiavitù. Salmo 138 (139).
Perché non guardare più spesso o continuamente a quella realtà che è viva eternamente, ed è lì ad attenderti viva, piena, luminosa?
Tutto il resto a che cosa si riduce? Il tuo valore è posto lì, nella risurrezione.

Se non riconosci questo valore infinito della tua esistenza, come potrai riconoscere il valore dell’altro, di tutti i tuoi fratelli che hanno lo stesso tuo destino? (p.188)

 

 

 

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Impariamo da Santa Teresa di Lisiuex: quando comprese da un segno particolare come l’emottisi che sarebbe andata presto a raggiungere il suo Sposo, ella esultò di gioia.

Come mai gran parte di noi, invece, viviamo preoccupati ed abbiamo paura di qualsiasi cosa perché temiamo possa troncare le nostre vite terrene?

Se ci crediamo la nostra vita non si annulla ma viene trasformata nella gloria di Dio.

Chi gioisce per la venuta del Signore, vive meglio questa dimensione terrena perché si abbandona completamente in Lui. In Lui è il nostro Paradiso e siamo destinati alla vita eterna in Cristo.

Invece di dire: “vieni il più tardi possibile”, dovremmo desiderare ardentemente la venuta del nostro Signore: qui dimostreremmo la nostra vera fede, perché crediamo fermamente nell’infinita misericordia divina, viviamo distaccati da questo mondo ed attendiamo operosamente con certezza il Regno di Dio nella sua pienezza.

 

 

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(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio Interiore n. 140)

 

“Chi cerca trova, e io dò a chi chiede. Ma l’anima che non esprime alcuna domanda e che mi aspetta, quella ho la gioia di ricolmare al di là di quanto essa stessa potrebbe immaginare.

Quando mi chiedi delle grazie per te o per le altre, la tua capacità di ricevere si limita alle domande.

Quando mi aspetti senza domandare null’altro che me, non ci sono limiti nel mio cuore.

Dal momento che un’anima mi aspetta, io vengo ad essa.

Ho molteplici modi di presentarmi e di parlare..

L’amore le farà scoprire il mio linguaggio”

(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio Interiore n. 140)

 

 

 

La vita è un’insieme di attese spazio-temporali. Scandiamo il tempo per poter vivere in determinati luoghi e compiere certe cose di routine o che ci siamo proposti. Lo facciamo perché vogliamo rendere la vita quotidiana un po’ più sopportabile.

Però queste attese non devono agitarci o renderci troppo impazienti.
Dobbiamo abituarci, comunque, a cogliere l’attimo ogni giorno ed ogni ora per prepararci al grande e vero inizio che porrà termine alla nostra vita terrena e ci farà inabissare in quella Eterna.

A questo si pensa poco perché vogliamo allontanare il pensiero della morte il più possibile. Ma è un’illusione perché prima o poi arriverà, anche all’improvviso…

Preghiamo spesso il Signore che ci faccia trovare preparati a quell’evento non per la paura, ma perché ci fidiamo della sua Misericordia e vogliamo stare sempre insieme a Lui, nella gioia dei Beati.

 

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Beati coloro che non temono il passaggio nell’altra vita, anzi lo desiderano con tutto il proprio cuore, perché attendono con gioia in ogni momento la venuta del Signore!

Costoro piacciono al Signore Gesù Cristo perché dimostrano di avere estrema fiducia in Lui.
Sono disposti a lasciare in qualsiasi momento questa dimensione spazio-temporale, perché sicuri della Divina Misericordia.

Mirano ad essere sempre pronti attraverso i Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia.

Nella dolce attesa curano la preghiera personale, recitano il Santo Rosario e la Coroncina della divina Misericordia.

Relativizzano tutti i problemi abbandonandosi alla Divina Provvidenza. Amano Dio ed il prossimo e sono sereni interiormente…

 

 

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“Non sei impaziente di raggiungermi? Non bisogna temere la morte; non sai che sarò con te?”
(Gesù a suor Maria della Trinità. Colloquio interiore n.87)

Gesù si meraviglia del fatto che pochi sono impazienti di raggiungerlo.
Moltissimi temono la morte come la fine di tutto, ed invece è solo l’inizio.
Durante la Santa Messa c’è un momento in cui diciamo sempre:
“Nell’attesa della tua venuta”.
Nel Padre nostro diciamo: “Venga il tuo Regno”.
A parole si esprime il desiderio di raggiungerlo, nei fatti vorremmo avvenisse il più tardi possibile.
Ci sono parecchi motivi per cui molti non desiderano morire presto, uno dei quali relativo al dubbio per la propria salvezza. Questo perché molti confidano poco nell’infinita misericordia del Signore Gesù Cristo Salvatore che vedono solo come giudice.
Basta ricordare il buon ladrone: a lui Gesù morente aveva promesso il Paradiso in seguito al suo pentimento.
Quando il cristiano vive consapevole delle sue fragilità e chiede spesso il sincero perdono dei propri peccati, il Signore non si comporta diversamente: come per il buon ladrone, lo accoglie nel suo Regno per renderlo eternamente beato.

 

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“Le cose saranno nuove, appena fatte, e non subiranno l’usura del tempo e il logorio degli anni.

Voglio credere. Se credo le cose cambiano aspetto e ti toccano in modo diverso, poiché tutto è legato a quel punto della vita dove la vita sembra finire, mentre continua in maniera risuscitata, redentivamente, su un piano di amore puro e di armonia universale.

Come mai pensiamo tanto poco a questo fatto contenuto nel fatto che si vive?

In attesa! Ma rimaniamo in attesa?”

 

(p. Albino Candido, Diario di un pellegrino carnico, 10 luglio 1979 p.127)

 

 

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da un’omelia di Papa Francesco del 9 novembre 2020

 

Essere saggi e prudenti significa non aspettare l’ultimo momento per corrispondere alla grazia di Dio, ma farlo attivamente da subito, cominciare da adesso.

“Io… sì, poi più avanti mi convertirò…”

– “Convertiti oggi! Cambia vita oggi!”

– “Sì, sì… domani”. E lo stesso dice domani, e così mai arriverà.

Oggi! Se vogliamo essere pronti per l’ultimo incontro con il Signore, dobbiamo sin d’ora cooperare con Lui e compiere azioni buone ispirate al suo amore.

Noi sappiamo che capita, purtroppo, di dimenticare la meta della nostra vita, cioè l’appuntamento definitivo con Dio, smarrendo così il senso dell’attesa e assolutizzando il presente.

Quando uno assolutizza il presente, guarda soltanto il presente, perde il senso dell’attesa, che è tanto bello, e tanto necessario, e anche ci butta fuori dalle contraddizioni del momento.

Questo atteggiamento – quando si perde il senso dell’attesa – preclude ogni prospettiva sull’al di là: si fa tutto come se non si dovesse mai partire per l’altra vita. E allora ci si preoccupa soltanto di possedere, di emergere, di sistemarsi… E sempre di più.

Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più attraente, da quello che mi piace, dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile; non accumuliamo alcuna riserva di olio per la nostra lampada, ed essa si spegnerà prima dell’incontro con il Signore.

Dobbiamo vivere l’oggi, ma l’oggi che va verso il domani, verso quell’incontro, l’oggi carico di speranza. Se invece siamo vigilanti e facciamo il bene corrispondendo alla grazia di Dio, possiamo attendere con serenità l’arrivo dello sposo.

Il Signore potrà venire anche mentre dormiamo: questo non ci preoccuperà, perché abbiamo la riserva di olio accumulata con le opere buone di ogni giorno, accumulata con quell’attesa del Signore, che Lui venga il più presto possibile e che venga a portarmi con Lui.

 

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Testo di p. Albino Candido. “Diario di un pellegrino carnico” (p.50 – 5 marzo 1974)

“La neve è alta 90 cm. Il boato e il tonfo delle slavine danno sussulti. È divertente.


Le strade sono semibloccate Sento il piacere di essere separato dal resto del mondo, anche con gli ostacoli che bloccano il traffico e perfino il passo. È un piacere infantile, fanciullesco, cosa faremmo se veramente fossimo tagliati fuori per lungo tempo dal resto del mondo?

Aspetteremmo la morte? Perché non l’attendiamo anche con le strade piene di traffico e con le comunicazioni efficientissime? Passa forse per le strade la morte? Hai ragione, passa anche per le strade, senza averne bisogno affatto. Che è il resto del mondo? Anch’io sono resto del mondo per colui che vive altrove. Ma di preciso com’è che pensiamo alla morte soltanto quando succede qualcosa nelle cose?

Non dico che ci si pensi soltanto in quei dati momenti, in quelle precise circostanze, ma ci si pensa più seriamente, come se la morte venisse con preavvisi. Mentre è qui, qui, qui, che ci porta via a bocconi.

E ne abbiamo paura sebbene sia la nostra esistenza. La fiamma della candela rischiara, illumina, riscalda nel cerchio fin dove può il suo esistenziale calore, ma mentre fa tutto questo consuma la candela, e la candela si consuma e la fiamma va verso la fine e ad un certo momento finisce con la candela consumata. Ecco qui la meditazione di questa sera senza luce a Culzei.

Quello che conta in fine è che candela e fiammella siano nelle mani del Signore e che la candela si consumi tra le Sue dita e la fiammella rifletta, all’ultimo guizzo sul Suo volto, l’amore che essa ha diffuso e suscitato intorno a Lui. La morte la portiamo dentro, viene dal di dentro, non chissà da dove e chissà quando. È una situazione di attesa della vita piena.”

 

(p. Albino Candido. Diario di un pellegrino carnico, 5 marzo 1974) Edizioni Segno
https://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1686

PER SAPERNE DI PIÙ SU p. ALBINO CANDIDO ED IL SUO DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO:

https://www.mondocrea.it/itriflessioni-906/

Su p. ALBINO CANDIDO

https://www.mondocrea.it/itartisti-174/

 

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Gesù a Santa Faustina Kowalska

«Scrivi: sono tre volte santo ed ho orrore del più piccolo peccato. Non posso amare un’anima macchiata dal peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei.

La Mia Misericordia l’abbraccia e la perdona. Con la Mia Misericordia inseguo i peccatori su tutte le loro strade ed il Mio Cuore gioisce quando essi ritornano da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono lieto per il loro ritorno. Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani.

Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia.

Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me.

Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano».

 

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

I Dom. di Avvento – A – 2019

L’Avvento è attesa: questo mondo ne porta un altro nel suo grembo

Vangelo – Matteo 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano… e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «il vizio supremo della nostra epoca» (R. Panikkar). L’Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci. Per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento.

L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce. Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l’attesa, la conoscono dall’interno. Avvento è vita che nasce, dice che questo mondo porta un altro mondo nel grembo; tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. Tempo per guardare in alto e più lontano.

Anch’io vivo giorni come quelli di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi sfiora in casa e magari ha gli occhi gonfi, di chi mi rivolge la parola; di cento naufraghi a Lampedusa, di questo pianeta depredato, di un altro kamikaze a Bagdad. È possibile vivere senza accorgersi dei volti. Ed è questo il diluvio!

Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati nelle infinite carceri del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, senza garanzia e speranza, derubati del loro futuro; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla.

I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me, placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non so più sognare. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro… Mi ha sempre inquietato l’immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Cerco di capire meglio: perché so che Dio non è ladro di vita. Solo pensarlo mi sembra una bestemmia. Dio viene, ma non è la morte il suo momento. Verrà, già viene, nell’ora che non immagini, cioè adesso, e ti sorprende là dove non lo aspetti, nell’abbraccio di un amico, in un bimbo che nasce, in una illuminazione improvvisa, in un brivido di gioia che ti coglie e non sai perché.

È un ladro ben strano: è incremento d’umano, accrescimento di umanità, intensificazione di vita, Natale.

Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo. Tenersi pronti non per evitare, ma per non mancare l’incontro, per non sbagliare l’appuntamento con un Dio che viene non come rapina ma come dono, come Incarnazione, «tenerezza di Dio caduta sulla terra come un bacio» (Benedetto Calati).

(Letture: Isaia 2,1-5; Salmo 121; Romani 13,11-14; Matteo 24,37-44)

 

“Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate

viene il Figlio dell’Uomo.”

L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret

nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce.

Attendere, infinito del verbo amare.

Le donne, le madri, sanno nel loro corpo

che cosa è l’attesa,

la conoscono dall’interno.

Avvento è vita che nasce,

dice che questo mondo

porta un altro mondo nel grembo;

tempo per accorgerci,

come madri in attesa,

che germogli di vita

crescono e si arrampicano in noi.

Tempo per guardare in alto

e più lontano.

(Ermes Ronchi)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-avvento-e-attesa-questo-mondo-ne-porta-un-altro-nel-suo-grembo

 

 

 

Gran parte delle nostre paure sono ingiustificate.

Ci fidiamo o no del Signore, nostro Padre Creatore, Amore Onnipotente ed Onnisciente?

Siamo convinti che proveniamo da Lui e che Egli ci sorregge in ogni istante della nostra vita, giacché in Lui ci muoviamo e respiriamo?

Crediamo che Egli è infinitamente Misericordioso e che cancella le nostre colpe appena gli chiediamo perdono sinceramente con il proposito di non commetterle più?

Speriamo davvero nel suo abbraccio finale, proprio perché Egli è il nostro Padre che ci ama moltissimo nel suo Figlio Gesù e che ci attende?

Siamo consapevoli che lo Spirito Santo ci assiste sempre, che agisce come vuole e che può anche annientare le nostre paure, compresa quella della morte?

Chi crede nella continua amorevole presenza del Signore non teme alcun male perché sa che nulla succede senza che Lui lo permetta.

 

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1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron