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Quando entriamo in una chiesa cerchiamo innanzitutto la reale presenza in corpo, anima e divinità del Signore Gesù Cristo e comportiamoci con rispetto ed amore.

Egli è lì che attende qualche vero amico per ascoltarlo e donargli il suo infinito Amore.
Aspetta e desidera che contraccambiamo il suo perenne amore per ognuno di noi.

Sa bene che il nostro amore è molto imperfetto, ma Lui si accontenta della nostra buona volontà di riconoscerlo come il Salvatore e come Colui che, nella sua infinita Misericordia, perdona i nostri peccati quando ce ne pentiamo sinceramente.
Basta lasciarlo operare, il resto farà Lui.

Non dimentichiamo che Egli è presente nei tabernacoli delle chiese di tutto il mondo che custodiscono le ostie consacrate.

Quando abbiamo l’occasione, premuriamoci di entrare con vera fede in una chiesa per un atto di sincera adorazione. Il Signore lo gradisce molto e saprà ricompensarci anche in questa vita terrena quando meno ce l’aspettiamo.

 

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Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande.

A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce.

Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.

Papa Francesco 14 maggio 2020

 

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Il tuo angelo custode è sempre accanto a te, ti osserva, ti scruta, ti accompagna, reca al Signore i tuoi gesti d’amore, ti consiglia la via giusta, ti stimola alla conversione ed all’amore verso Dio ed il prossimo.. Il tuo angelo custode ti ama davvero come nessun altro tra i terrestri.

Ricordati sempre che hai un grande amico celeste che tifa per te, gioisce per le tue vittorie, non perde mai la speranza nella tua salvezza eterna. Parlagli spesso, chiedigli consiglio e protezione e non ti deluderà mai. Ma ringrazialo sempre…

 

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Ascensione del Signore – Anno C – 2019

Una «forza di gravità» che spinge verso l’alto

Vangelo – (Luca 24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo (…)

.

Ascensione è la navigazione del cuore, che ti conduce dalla chiusura in te all’amore che abbraccia l’universo (Benedetto XVI). A questa navigazione del cuore Gesù chiama gli undici, un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e fedeli. Li spinge a pensare in grande, a guardare lontano, ad essere il racconto di Dio “a tutti i popoli”.

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Nel momento dell’addio Gesù allarga le braccia sui discepoli, li raccoglie e li stringe a sé, prima di inviarli.

Ascensione è un atto di enorme fiducia di Gesù in quegli uomini e in quelle donne che lo hanno seguito per tre anni, che non hanno capito molto, ma che lo hanno molto amato: affida alla loro fragilità il mondo e il vangelo e li benedice.

È il suo gesto definitivo, l’ultima immagine che ci resta di Gesù, una benedizione senza parole che da Betania raggiunge ogni discepolo, a vegliare sul mondo, sospesa per sempre tra cielo e terra.

Mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.

Gesù non è andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo. È asceso nel profondo delle cose, nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come benedizione, forza ascensionale verso più luminosa vita. Non esiste nel mondo solo la forza di gravità verso il basso, ma anche una forza di gravità verso l’alto, che ci fa eretti, che fa verticali gli alberi, i fiori, la fiamma, che solleva l’acqua delle maree e la lava dei vulcani. Come una nostalgia di cielo.

Con l’ascensione Gesù è asceso nel profondo delle creature, inizia una navigazione nel cuore dell’universo, il mondo ne è battezzato, cioè immerso in Dio. Se solo fossi capace di avvertire questo e di goderlo, scoprirei la sua presenza dovunque, camminerei sulla terra come dentro un unico tabernacolo, in un battesimo infinito.

Luca conclude, a sorpresa, il suo vangelo dicendo: i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Dovevano essere tristi piuttosto, finiva una presenza, se ne andava il loro amore, il loro amico, il loro maestro. Ma da quel momento si sentono dentro un amore che abbraccia l’universo, capaci di dare e ricevere amore, e ne sono felici (ho amato ogni cosa con l’addio (Marina Cvetaeva).

Essi vedono in Gesù che l’uomo non finisce con il suo corpo, che la nostra vita è più forte delle sue ferite. Vedono che un altro mondo è possibile, che la realtà non è solo questo che si vede, ma si apre su di un “oltre”; che in ogni patire Dio ha immesso scintille di risurrezione, squarci di luce nel buio, crepe nei muri delle prigioni. Che resta con me “il mio Dio, esperto di evasioni.” (M. Marcolini).

(Letture: Atti 1,1-11; Salmo 46; Ebrei 9,24-28;10.19-23; Luca 24,46-53)

Commenti domenica 2 giugno (VII di Pasqua) – p.Ermes – Ascensione nostalgia del cielo

 

 

 

Quanti volti abbiamo conosciuto dalla nostra nascita! Ognuno con la sua storia e le sue aspirazioni, con i suoi pregi ed i suoi difetti.

Peró, siccome nulla succede a caso, tutti hanno in qualche modo contribuito alla formazione della persona che ora siamo, anche se in modo impercettibile.

Dal semplice passante al collega di lavoro, dal famigliare all’estraneo, dall’amico al nemico, dal subalterno al superiore, dall’indifferente all’interessato, ecc. c’é sempre stata una qualche interazione che ha sollecitato la nostra mente, la nostra visione del mondo e la memoria modificandole.

Non riusciamo nemmeno ad immaginare quanto gli altri ci abbiano influenzato e quanto noi abbiamo influenzato gli altri. Lo capiremo solo nell’altra Dimensione, quando vivremo in pienezza.

Per questo dobbiamo cercare di rispettare ed amare il prossimo con il nostro pensiero e con l’azione.

Cosa difficile da realizzare per la nostra fragilità, ma non impossibile a Dio!

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Domenica di PASQUA – anno C – 2019

«Non cercate tra i morti Colui che è vivo»

Vangelo – Luca 24,1-12

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e (…) ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». (…).

Commento di Padre Ermes

«Nel primo giorno della settimana, al mattino presto, le donne si recarono al sepolcro». Il loro amico e maestro, l’uomo amato che sapeva di cielo, che aveva spalancato per loro orizzonti infiniti, è chiuso in un buco nella roccia. Hanno visto la pietra rotolare. Tutto finito. Ma loro, Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo e “le altre che erano con loro” (Lc 24,10), lo amano anche da morto, per loro il tempo dell’amore è più lungo del tempo della vita. Vanno, piccolo gregge spaurito e coraggioso, a prendersi cura del corpo di Gesù, con ciò che hanno, come solo le donne sanno: hanno preparato, nel grande sabato, cerniera temporale tra la vita e la morte, gli aromi per la sepoltura.

Ma il sepolcro è aperto, come un guscio di seme; vuoto e risplendente nell’alba, e fuori è primavera. Non capiscono. Ed ecco due angeli a rimettere in moto il racconto: “perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui. È risorto”.

Che bello questo ‘non è qui’! Lui è, ma non qui; lui è, ma va cercato fuori, altrove; è in giro per le strade, è in mezzo ai viventi, è “colui che vive”, un Dio da sorprendere nella vita. È dovunque, eccetto che fra le cose morte.

Si è svegliato, si è alzato, è vivo: è dentro i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, è nei gesti di pace, nel pane spezzato, negli abbracci degli amanti, nella fame di giustizia, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell’ultimo respiro del morente. E chi vive una vita come la sua avrà in dono la sua stessa vita indistruttibile. Ma non bastano angeli. Il segno che le farà credere è un altro: “Ricordatevi come parlò quando era in Galilea”. Ed esse, con lui dalla prima ora (Luca 8,1-2), “si ricordarono delle sue parole” (v.8). E tutto esplode: le donne credono, perché ricordano. Credono per la parola di Gesù, non per quella degli angeli. Credono prima di vedere, come ogni discepolo.

Hanno custodito le sue parole, perché le amano: in noi vive solo ciò che ci sta a cuore, vive a lungo ciò che è molto amato, vive per sempre ciò che vale più della vita. La fede delle donne diventa immediatamente ‘annuncio’ (v.9) e ‘racconto’ (v. 10) agli undici e a tutti gli altri. Straordinaria doppia missione delle discepole “annunciarono tutto questo”: è la buona notizia, vangelo del vangelo, ‘kerigma’ cristiano agli apostoli increduli; e poi “raccontavano” queste cose ed è la trasmissione, la narrazione prolungata delle testimoni oculari dalle quali Luca ha attinto il suo vangelo (Lc 1,2) e ce l’ha trasmesso. Come per le donne nell’alba di Pasqua così anche per noi la memoria amorosa del Vangelo, amare molto la sua Parola, è il principio per ogni incontro con il Risorto.

(Letture obbligatorie della Veglia Pasquale: Esodo 14,15-15,1; Romani 6,3-11: Salmo 117; Luca 24, 1-12).

Commento al Vangelo domenica di Pasqua – 21 aprile 2019 – p.Ermes

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/non-cercatetra-i-morticoluiche-e-vivo

 

Desideri fare bei viaggi, vedere posti sconosciuti e diversi?

Con Gesù fai un viaggio interiore ancora più interessante, perché, inviandoti lo Spirito Santo, ti aiuta a scoprire le ricchezze nascoste nella tua anima che nemmeno sospetti di avere, perché sei fatto ad immagine e somiglianza di Dio e Dio è sempre sorprendente. Questo cambio di mentalità ti aiuterà a vedere l’affascinante mistero che si cela in ogni cosa esistente ed in ogni persona.

Desideri avere amici buoni e potenti?

Gesù è il tuo migliore amico, infinitamente buono ed Onnipotente, Colui che non ti tradirà mai, Colui che è sempre pronto a perdonare le tue infedeltà, Colui che ti ama di un amore inestimabile, anche perché ti ha voluto esistente ed è morto per te!

Desideri il potere e possedere beni di ogni tipo?

Gesù ti aiuta a desiderare i suoi beni che non si deteriorano, che ti riempiono di felicità e di gioia, perché se sei in Lui tutto è tuo e non ti accorgi nemmeno delle privazioni materiali perché Lui lo aveva detto: Cercate innanzittutto il Regno dei Cieli, il resto vi sarà dato in sovrappiù!

Gesù è il tuo presente ed il tuo futuro, è Lui il Paradiso, amalo!

Gesù è davvero TUTTO!

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :   http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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IL MIGLIOR AMICO

 

È meglio un amico che ha una visione della vita diversa dalla tua e che ti faccia scoprire altre dimensioni dell’esistenza, piuttosto di un “amico” che ti mantenga nella superficialità e nei luoghi comuni di una vita piatta e priva di stimoli.

È meglio un amico che ha anche il coraggio di urlarti addosso al momento opportuno, ma che poi ti rimane fedele, piuttosto di un “amico” che ti fa mille complimenti, ma quando hai bisogno ti abbandona. È meglio un amico che ti stimola a lottare, a creare e a reinventarti giorno dopo giorno, piuttosto che un “amico” che sta con te solo per soddisfare i vizi in comune o che ti annebbia la mente nel divertimento ozioso.

È meglio un amico che non ti rivela tutto di se stesso, ma che ti sa ascoltare in silenzio, piuttosto che un “amico” che finge di ascoltarti ma che non sa mantenere i tuoi segreti.

È meglio un amico rude, ma saggio, il quale al momento opportuno ti sa dare buoni consigli anche contro il suo interesse, piuttosto di un “amico” che ostenta sicurezza ma poi si rivela instabile ed imprudente.

 

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace)
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di p. Ermes Ronchi

V DI QUARESIMA – Lazzaro- 2017

Gv 11,1-53

 

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è la pagina evangelica dove Gesù appare più umano. Lo vediamo fremere, piangere, commuoversi, gridare. Un Dio umano.

Prendiamoci un momento di silenzio per metterlo al centro della nostra umanità, come lievito, sale e luce, seme e strada.

 

Omelia

Chi vince la morte non è la vita, è l’amore.

Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù: ospite, amico e fratello. Ma il suo nome più vero è quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami è malato, il nome di ognuno di noi.

Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto. Le sorelle esprimono un rimprovero, per la loro preghiera non esaudita. E quante volte, anche le nostre… Ma forse Dio non risponde perché prepara dell’altro, come a Betania.

“Vostro fratello risorgerà”. Marta la sente come una frase consolatoria, parole formali che tutti sanno dire, e risponde come delusa: “so bene che risorgerà nell’ultimo giorno. Ma quel giorno è così lontano da questo dolore”.

Mentre lei parla con verbi al futuro, Gesù parla al presente: “Io sono”, e seguono parole tra le più importanti del vangelo: “Io sono la risurrezione e la vita”. Lo sono adesso.

Notiamo la disposizione delle parole. Prima viene la Risurrezione e non, come si saremmo aspettati, la vita.

Per Gesù prima viene la liberazione e poi la vita autentica.

Vivere è il risultato di molte risurrezioni, di molte liberazioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine, dall’indifferenza. Risorgere è faccenda di adesso, di questo momento: risorgere dalle vite spente, dalle vite senza sogno e senza fuoco.

Io sono la risurrezione: una linfa potente e fresca che si dirama per tutto il cosmo e che non riposerà finché non abbia raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo angolo del cuore.

Riascoltiamo le tre parole finali di Gesù disposte come tre gradini di questa risurrezione: togliete la pietra! Rotolate via quei macigni, quelle macerie sotto cui vi siete seppelliti con le vostre stesse mani;

via i sensi di colpa, rovesciate l’incapacità di perdonare a voi stessi e agli altri;

togliete via la memoria amara del male ricevuto, che vi inchioda ai nostri ergastoli interiori, e crea legami mortificanti.

Togliete la durezza del cuore. E fate entrare la combattiva tenerezza del vangelo.

La seconda parola: Lazzaro, vieni fuori!

Fuori nel sole, fuori è primavera. E lo dice a me: Ermes, vieni fuori. Fuori dalla grotta nera dei rimpianti e delle delusioni, dal guardare solo a te stesso, dal sentirti al centro del mondo, della famiglia, del tuo ambiente. Vieni fuori, ripete alla farfalla che è in me, chiusa dentro il bruco che credo di essere.

Non è il tuo angolino o la tua tana, il luogo dove sei al sicuro: non stare al chiuso, da solo, allo stretto: vieni fuori, incontro al mondo. Incontro agli altri. Fuori c’è forza e sole.

Chiesa in uscita, tante volte invocata da papa Francesco.

Davanti al grande mare aperto capisco che posso avere paura con la mia piccola barca. Le navi sono al sicuro quando restano ormeggiate nel porto, ma non è per questo che sono state costruite. Non siamo nati per restarcene spiaggiati sulla riva, per finire arenati nei bassifondi della vita.

Vieni fuori. Non è vero ciò che scrive Bertold Brecth: “le madri tutte del mondo partoriscono a cavallo di una tomba”. Come se la vita fosse risucchiata subito dalla morte o camminasse sempre sul ciglio del sepolcro, sull’orlo dell’assurdo.

Le madri partoriscono a cavallo di una speranza, di una grande bellezza, di uno spazio aperto, di molti abbracci. A cavallo di un sogno!

Ad ogni nascituro, Cristo e il mondo gridano, a una voce: vieni! Esci, e portaci più coscienza, più libertà, più amore!

Ed ecco la terza parola: Liberatelo e lasciatelo andare! Lazzaro esce avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, ma ormai gli si apre davanti un mondo abitato da una altissima speranza: Qualcuno gli vuole bene, e questo Qualcuno è più forte della morte. La vita non finisce per sempre.

Liberatelo e lasciatelo andare. Lo ripete per ciascuno di noi: liberati come si liberano le vele al vento, come si sciolgono le catene, i nodi della paura, i grovigli del cuore. Liberati da maschere e paure.

E poi: lasciatelo andare l’uomo è un inventore di strade; dategli una stella polare per il suo viaggio, la lacrima di qualche amico, la certezza di un approdo, e sarà creativo.

Dove sta il perché ultimo della risurrezione di Lazzaro? Sta nelle lacrime di Gesù, che sono una dichiarazione d’amore fino al pianto.

Noi tutti risorgiamo per le lacrime di Dio, risorgiamo perché amati.

Dio è padre e non ha figli da buttare. La risurrezione è prima di tutto un bisogno di Dio: Dio non è padre se non ha dei figli vivi!

L’eloquenza delle lacrime, che è la più potente lente d’ingrandimento della vita: guardi attraverso una lacrima e capisci cose che non potresti mai imparare sui libri.

Io invidio Lazzaro, non perché ritorna in vita una seconda volta, ma perché è circondato da gente che gli vuole bene, pieno di amici quel suo mondo. Che sono il presagio di vita vera.

Gesù ripete anche a noi le tre parole di ogni ricominciamento: togliete le pietre, uscite fuori, e poi andate!

Che senso di futuro e di libertà emana da questo Rabbi che sa amare, piangere e gridare, e liberare senza legare a sé.

Lui è il Dio coinvolto, che ride e piange con i suoi figli.

Quante volte sono morto, quante volte mi sono addormentato, era finito l’olio nella lampada, era finita la voglia di impegnarmi e di amare, forse era finita anche la voglia di vivere. L’anima era nella tomba, mentre una voce, che era mia e non era mia, diceva: non mi interessa niente, non mi interessa nessuno, basta, è finita.

E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so da dove, non so perché. Una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole.

Qualcuno è venuto, un grido di amico ha spezzato il silenzio.

Delle lacrime hanno bagnato le mie bende.

E questo accade perché Dio continua ad essere amico, e per questo continua ad essere risurrezione e vita.

Dio in noi come un tarlo che rode le bende, ruggine che spezza le catene, forza che abbatte la grotta che ci rinchiude.

Dio in noi. È Lui che apre il passaggio, Lui che sta nel riflesso più profondo delle nostre lacrime, e si fa argine alla paura, argine alla morte; e toglie la dura pietra.

Lui è la Risurrezione, energia che non riposerà

finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione,

finché non sia spezzata la pietra dell’ultima tomba

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONRE

 

Signore, colui che ami è malato.

Sono io il tuo amico, malato e amato,

sono Lazzaro, sono Marta e Maria.

Non restare lontano, amico,

vieni vicino, così vicino

che possa contare a una a una le tue lacrime.

Per le tue lacrime io risorgerò,

per il tuo amore appassionato, io vivrò per sempre.

 

Sono io il tuo amico malato, io sono Lazzaro.

Santo solo di amicizia, santo solo perché amato.

Io sono Marta e Maria sorelle a infiniti morti,

derubato di amici, o di padre, o di figlio, o di marito,

ma io credo. I miei sono morti, ma non per sempre,

perché il tuo amore non accetta di finire.

Io morirò, ma non per sempre,

perché tu sei risurrezione che non riposerà

finché non sia spezzata la tomba dell’ultima anima

finché le tue forze non siano pervenute

sull’ultimo ramo della creazione.

Amen

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron