12 Luglio 2021

NON SI CREDE DA SOLI (p. Ermes Ronchi)

Fb 11 luglio

Non si crede da soli  (di p. Ermes Ronchi)

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11 Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12 Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Partono i discepoli a due a due, forti solo di un amico e di una Parola. Un bastone per appoggiarvi la stanchezza, una presenza per appoggiarvi la solitudine.

A due a due. Ogni volta che Dio ti chiama, ti mette in viaggio. Viene ad alzarti dalla tua vita installata, accende obiettivi nuovi, apre sentieri.

È importante quest’andare in coppia, avere almeno uno su cui contare e che ti garantisca, nelle parole, l’evidenza che tu esisti, che sei amato, che non si crede da soli.

E nulla per il viaggio: nudità della croce. I Dodici riproducono in sé il volto dell’Uomo che cammina povero e libero, senza un luogo ma pieno di amici. Non portare nulla perché tutto ciò che hai ti divide dall’altro, perché nessun uomo è ciò che possiede, così vivrai dipendente solo dal cielo e dal pane condiviso.

Gesù ci vuole tutti nomadi d’amore: gente che non confida nel conto in banca o nel mattone, ma nel tesoro disseminato in paesi e città: mani e sorrisi che si aprono al vento libero delle porte spalancate, vento che “non fa dormire la polvere” (Turoldo). La ricchezza del nomade è la sua leggerezza che lo porta verso gli altri, che gli permette di essere accolto come ospite piccolo.

La povertà di mezzi dei Dodici mi mette con le spalle al muro. Vanno bene i pescatori del lago di Galilea, va bene anche un bovaro come il profeta Amos, e nessuno di noi ha meno di loro. Nessuno può dire io sono troppo piccolo per  diventare testimone del Vangelo, troppo povero, non ho mezzi o cultura. E allora vado bene anch’io, come Amos. Sarò discepolo che annuncia con la vita, vita che svela un segreto oltre me, oltre ogni cosa.

La forza della Chiesa, oggi come allora, non sta nei numeri o nelle risorse, ma nel cuore con il punto di approdo nella casa, dove la vita nasce ed è vera, abbracciata da ciò che fa vivere. Il Vangelo deve essere significativo lì, nella casa, e deve vivere nei giorni delle lacrime, della festa o della noia; quando il figlio se ne va, quando l’anziano perde il senno.

L’annuncio è fatto di poche parole, ma di molto stile di vita. Come se Gesù dicesse ai suoi: voi vivrete di fiducia! Fiducia in Dio che non farà mancare nulla, fiducia negli uomini che apriranno lieti le loro case.

Se penso al compito di annunciare vangelo, mi prende un’ansia di contenuti «che cosa vado a dire?» Gesù invece ai suoi indica uno stile: «come devo essere», per diventare credibile. Mai come in questo caso lo stile è l’uomo. Ed è perciò che questo vangelo mi sgomenta!

Io cerco un amico e un bastone ogni giorno, sono bisogni così umani… Ma domani cercherò il coraggio di non portare con me nulla se non qualcosa di Cristo, un tratto del suo volto, con lo stile dei testimoni e dei martiri, la Parola scritta su tavole di carne.

E per noi come nomadi, all’angolo di ogni strada, l’infinito.

 

Avvenire XV DOMENICA Mc 6,7-13

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli. Ogni volta che Dio ti chiama, ti mette in viaggio. Il nostro Dio ama gli orizzonti e le brecce. A due a due: perché il due non è semplicemente la somma di uno più uno, è l’inizio del noi, la prima cellula della comunità.

Ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone. Solo un bastone a sorreggere la stanchezza e un amico su cui appoggiare il cuore. Né pane, né sacca, né denaro, né due tuniche. Saranno quotidianamente dipendenti dal cielo.

Li vedi avanzare da una curva della strada, sembrano mendicanti sotto il cielo di Abramo. Gente che sa che il loro segreto è oltre loro, “annunciatori infinitamente piccoli, perché solo così l’annuncio sarà infinitamente grande” (G. Vannucci).

Ma se guardi meglio, puoi notare che oltre al bastone portano qualcosa: un vasetto d’olio alla cintura. Il loro è un pellegrinaggio mite e guaritore da corpo a corpo, da casa a casa.

La missione dei discepoli è semplice: sono chiamati a portare avanti la vita, la vita debole: ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Si occupano della vita, come il profeta Amos, cacciano i demoni, toccano i malati e le loro mani dicono: “Dio è qui, è vicino a te, con amore”. Hanno visto con Gesù come si toccano le piaghe, come non si fugga mai dal dolore, hanno imparato l’arte della carezza e della prossimità.

E proclamavano che la gente si convertisse: convertirsi al sogno di Dio: un mondo guarito, vita senza demoni, relazioni diventate armoniose e felici, un mondo di porte aperte e brecce nelle mura. Le loro mani sui malati predicano che Dio è già qui. È vicino a me con amore. E’ qui e guarisce la vita. Francesco ammoniva i suoi frati: si può predicare anche con le parole, quando non vi rimane altro.

Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro. Gesù li prepara anche all’insuccesso e al coraggio di non arrendersi. Come i profeti, che credono nella parola di Dio più ancora che nel suo realizzarsi: Isaia non vedrà la vergine partorire, né Osea vedrà Israele condotto di nuovo nel deserto del primo amore. Ma i profeti amano la parola di Dio più ancora che i suoi successi.

I Dodici hanno quella stessa fede da profeti: credono nel Regno ben prima di vederlo instaurarsi. L’ideale in loro conta più di ciò che riescono a realizzarne.

Bellissimo vangelo, dove emerge una triplice economia: della piccolezza, della strada, della profezia. I Dodici vanno, più piccoli dei piccoli; sulla strada che è libera, che è di tutti, che non si ferma mai e ti porta via, come Dio con Amos; vanno, profeti del sogno di Dio: un mondo totalmente guarito.