Siamo inabissati in una molteplicità enorme, tra microcosmo e macrocosmo. Una molteplicità che tende in qualche modo all’Unità.

Il nostro corpo è unico, eppure è composto da uno sterminato numero di elementi in continua evoluzione. Elementi che si interscambiano con quelli dell’ambiente.

Una molecola interna, finito il suo compito, ritorna nell’ambiente esterno ed altre entrano nel nostro corpo.

Un fluire incessante, massiccio, ma noi ce ne accorgiamo ben poco. Miliardi di atomi che mutano strutturalmente  in seguito a reazioni biochimiche.

Eppure continuiamo ad avere l’idea del sé nella nostra unità cosciente. Unità che diventerà perfetta solo nell’altra dimensione.

Morire significa distaccarsi dal molteplice: per questo motivo si muore in ogni istante perché ogni istante è un distacco spazio-temporale.

Non abbiamo più lo stesso corpo dell’istante precedente e nemmeno lo stato di coscienza di un istante prima.

Muta il nostro “esserci nel mondo” e muta in qualche modo la nostra percezione del mondo, in base allo stato di coscienza che accogliamo in noi…