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 (endecasillabi in quartine a rime alternate)

Iniziando dal Millenovecento,
a Rubignacco, nel cividalese,
nasceva un amplio stabilimento
che serbò nel futuro più sorprese.

Ospitò giovani seminaristi
divenuti estivi  villeggianti,
ma i suoi fini furono rivisti
perché le spese erano pesanti.

All’udinese provincia passò
nell’immediato primo Dopoguerra,
così un gruppo di orfani entrò:
i loro padri lasciaron la Terra.

“I padri per la Patria morirono ”
iniziava il lor motto scolpito,
“servirla ed onorarla” furono
i due verbi per lor un gran rito.

Gli orfani venivano formati
dall’asil all’età lavorativa,
nel corpo e in spirto educati
per rendere la società più viva.

Ma nel periodo del Dittatore
cambiaron le sorti della struttura:
i locali invasi tutte l’ore
da color la cui principal cura

era quella di mantener la guerra
usando la base operativa
per ben dominare su quella terra
e l’Italia mandar alla deriva.

Poi l’Ente Friulano Assistenza
gli orfani di nuovo ospitava,
e formava con vera diligenza
color che la società rifiutava.

Fu il Centro di Addestramento,
in quegli anni cinquanta fondato,
nello stesso grande stabilimento
a formarli si era impegnato,

da Giovanni Cesca coordinato,
fu dal mite Primo Fabbro promosso,
da Freschi e Brianti aiutato:
finalmente qualcuno s’era mosso!

Il corso per meccanici nasceva,
seguiva quel per gli elettricisti,
coi falegnami il Centro cresceva:
essi furono progressi mai visti.

Negli anni sessanta il convitto,
dalla stessa Regione sostenuto
poteva ospitare con profitto
ragazzi dal reddito contenuto.

Poi il CAP fu Centro e pur collegio
sotto Cesca unico direttore,
ma ei ebbe il grande privilegio
aver don Tita per tutte le ore

che con sua grande circospezione
organizzò la vita collegiale,
perché dello spirto l’educazione
prevalesse sul disordin morale.

Altri corsi furono poi fondati:
edili, grafici, e panettieri.
I professionisti qui ben formati
da questo Centro uscirono fieri,

arricchendo il tessuto sociale
del bel Friuli e di altre regioni.
La generazione del mondo attuale
gode i frutti di loro azioni.

Furon numerosi i formatori
che si prodigavano con passione,
a formar non solo lavoratori
ma anche le più civili persone.

Molti son passati ad altra vita,
e di là stanno vedendo i frutti
della loro pazienza infinita
per essersi impegnati con tutti.

Grati siam a tutto il personale
che sia docente oppur non docente,
perché ogni mansione sempre vale
per arricchir la società presente.

Pier Angelo Piai