LA FUCINA TRINITARIA: il DNA dell’Amore
Considerazioni sulla Trinità per i cristiani

Il Dio Trinitario è sempre stato uno scoglio per i rigidi conformisti del monoteismo tradizionale (ebrei e islamici) e tuttora suscita la perplessità di chi vede in esso una astratta logomachia di concetti trascinata durante secoli di boriose elucubrazioni intellettuali da una gerarchia ecclesiastica preoccupata di conservare il potere.

Se sgombriamo I’animo da ogni pregiudizio, però, il dogma trinitario gelosamente conservato nei secoli dal magistero cattolico si spoglia della sua patina apparentemente sofistica per rivelarci alcune piste che conducono all’essenza della realtà divina, all’Amore (Dio è amore” lGv. 7).

Il  magistero della Chiesa Cattolica afferma che Dio è Uno in Tre Persone, uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Figlio è generato dal Padre (non creato) e lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato.

E’ necessario partire da un presupposto fondamentale rivelatoci dal discepolo “che Gesù amava”, Giovanni l’evangelista:
Egli afferma: Dio è amore (lGv. 7).

Che cos’è I’amore?  Dal punto di vista fenomenico qualsiasi forma di vita emerge dall’unità organizzata della “polverulenza” cosmica fino ad arrivare alla struttura sociale, unità di psichismi alimentata dal dialogo.
Da ciò si deduce che, essendo l’unità il fine di ogni forma di dialogo, è essa stessa il propellente della vita, cioè l’effervescenza dell’amore.

Dire, quindi, che Dio è Uno è l’attributo più appropriato che le nostre povere categorie mentali riescono a formulare in quanto siamo convinti che I’Essere sussistente è il datore della vita, il fondamento di ogni unità che I’ha generata.
Ma, scavando nel concetto di unità applicato alla divinità, come è possibile intravedere l’elemento dialogico riferendoci ad uno strato ontologico che non è il nostro? Di quale unità si parla se i riferimenti sono solo analogici, ricavati, cioè, dalle nostre categorie mentali applicate all’evidenza fenomenica?

Sotto questo punto di vista lo scriba vetero-testamentario aveva ragione di ribadire I’alterità gelosa di Dio, non avendo a disposizione altre forme di rivelazione. “Non avrai altro Dio all’infuori di me” è il comandamento della legge mosaica che gli ebrei hanno sempre gelosamente custodito.

Soffermandomi nel “dogma” apparentemente arido della Trinità, in cui le definizioni ormai obsolete appaiono artificiose per colui che ricerca la purezza del “concetto”, scopro profondità mai esplorate che mi donano una chiave segreta che apre lo scrigno della vita, il senso più recondito dell’esistenza.

E con incredibile stupore mi accorgo che proprio in questo scrigno misterioso si annida intatto il segreto del Tutto che nessuno riuscirà mai a svelare o concettualizzare per appropriarsene: il DNA dell’Amore dal quale tutto riceve l’esistenza e che respira la gratuità più pura e cristallina (“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” ICor 2,9).’

LA PIENEZZA DELLA DIVINITA

Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv. 14,9).
“La madre dice ai servi: fate quello che vi dira” (Gv. 2,5).
“Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di Lui” (Gv. 1,32)… “questi ~ il Figlio di Dio” (Gv. 1,33).

La Trinità, quindi, si è rivelata. Ciò vuol dire che I’Essenza dell’Essere si annida proprio in quel nucleo storico preciso carico di eventi significativi per colui che è disposto a comprendere col cuore e con l’intelletto. Ma quale Dio può rivelarci
un uomo che nasce nella miseria, si sottopone alle leggi biologiche e sociali di tutti gli altri uomini e dopo una atroce sofferenza muore sul più vergognoso patibolo del tempo?

Qui entriamo nel regno della liberta, I’humus dello Spirito, vvero il cuore dell’Amore.
Nell’incamazione Colui che non ha forma, perchè ontologicamente diverso (di natura divina), prende forma umana (“spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso” Fil. 2,7).

Di che cosa si spogliò? Certo che per noi poveri mortali, un Dio che condivide la nostra forma rimane incomprensibile. Eppure è convincente: questa irrazionalità ci attrae irresistibilmente perchè è condivisione esistenziale, partecipazione intima del nostro essere.

Questa vibrazione la esperimentiamo quotidianamente anche nel rapporto con i nostri simili, nel campo affettivo, pedagogico: I’amante si sforza di capire i desideri dell’amata partecipando del suo mondo; il maestro svolge meglio la sua azione pedagogica condividendo la vita degli alunni; I’amico diventa più intimo condividendo gli affanni dell’amico; la madre fa di tutto per esaudire il figlio intuendone i desideri…

Non potendo cogliere la sua essenza in quanto privi, per ora, di ricettori ontologici, per noi Dio rimane il  “completamente altro”, il nulla del nulla, Colui che, privo di ogni apparenza, non può essere colto da nessun occhio umano.
Di Lui conosciamo solo I’azione fenomenica, il suo riverbero spazio-temporale, ma della sua Essenza nulla: “sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Signore non mi sono manifestato a loro” (Es. 6,2).

E’ incredibile: alla nostra coscienza appare l’Universo intero, dalle Galassie al virus, mentre di Dio nulla, il nulla piii assoluto, nemmeno I’apparenza perchè non ne ha, essendo I’Entità più pura è il principio di ogni altra entità.
Come individuare, allora, la sua Essenza in quella forma umana che noi tutti conosciamo con il nome di Gesii Cristo?

Ora mettiamo a fuoco l’obiettivo: cosa realmente significa che Dio appare in forma umana? Dio, I’Essenza piii pura, appare con una forma… “umiliò se stesso”, “un abisso chiama I’abisso” (Sal. 33) profetizza il salmista… un’alterità assoluta chiama I’altra alterità per farsi “apparenza”, “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”. Ciò vuol dire che Dio ci ha rivelato la sua Divinità inabissandosi nel determinismo della storicità umana (“nato da donna, nato sotto la legge” Gal. 4,4).

L’assoluta libertà dimostra la sua assolutezza inebriandosi di alterità (il determinismo spazio-temporale).
L’assoluta unità si spoglia della sua assolutezza emergendo dalla molteplicità cosmica.
L’assoluta purezza si arricchisce assumendo I’apparenza…

Pier Angelo Piai

(dalla “Spirale della Vita” di Pier Angelo Piai)