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Sulla croce ti avvolgevano fitte tenebre. Non sei morto su un letto attorniato da gente premurosa.
Le tue mani inchiodate avrebbero voluto un attimo di risposo e invece erano tormentate da spasmi atroci che non ti davano tregua. Ogni piccolo movimento acuiva quel dolore che si ripercuoteva su tutte le braccioa e lungo la schiena flagellata, le cui ferite venivano continuamente riaperte a contatto con il legno della croce.

I tuoi piedi inchiodati ti procuravano dolorosissimi spasmi su tutti i muscoli delle gambe che dovevano sorreggere gran parte del peso del tuo corpo sfinito.
La tua testa era tormentata dalla corona di spine, i cui aculei non ti permettevano di mantenere il capo rilassato. E il tormento si aggravava ogni volta che davi un respiro più profondo.
Il tuo corpo nudo era esposto al ludibrio della massa senza pietà, pronta ad insultarti dopo ogni lamento. Avevi anche tua madre e il tuo discepolo preferito sotto la croce ai quali avresti volentieri risparmiato questo lacerante spettacolo della tua vita calpestata e data in pasto ad un branco di cani.

Cosa non hai dovuto sopportare per noi? Si può arrivare fino a tanto? Ci hai amati così appassionatamente da permettere che venisse calpestata la tua dignità, torturato il tuo santissimo corpo, tormentata la tua psiche, angosciata la tua anima?
Eppure tu lo hai permesso. Ed ognuno di noi è redento da questo tuo immane sacrificio…

Ed è per questo che hai detto a S. Faustina : “Parla al mondo intero della mia misericordia. Anche se i suoi peccati fossero neri come la notte, rivolgendosi alla mia Misericordia il peccatore mi glorifica e onora la mia Passione. Nell’ora della sua morte io lo difenderò come la mia stessa gloria. Quando un’anima esalta la mia bontà, satana trema davanti ad essa e fugge fin nel profondo dell’infemo.”

Pier Angelo Piai