Il vero saggio riconosce l’altrui saggezza.

In una importante città un grande Luminare della nazione ebbe l’incarico di organizzare, a spese dello Stato, un convegno dalla durata di parecchi giorni sulla vera saggezza.
Nella grande villa assegnata vi accorrevano famosi sapienti, persone molto stimate e colte provenienti da tutte le parti del paese.

Venne invitato anche il nostro saggio Elia il quale, arrivato nella sala dei convegni, si mise a sedere nel posto a lui assegnato che si trovava nell’ultima fila. Stranamente le ultime tre file erano vuote : si venne a sapere che molti di coloro che erano stati invitati ed assegnati a quei posti se ne erano andati con molto sdegno.
Elia continuava a rimanersene tranquillamente al suo posto.

Ognuno ricevette una busta segreta sulla quale vennero date alcune indicazioni sulle tematiche da trattare per poi esporre in pubblico.
Il nostro saggio Elia, invece, ebbe l’incombenza di accogliere gli ospiti della casa.
Subito si mise in cucina ad aiutare il cuoco a lavare la verdura ed a spelare le patate.
Poi passava di camera in camera per le pulizie e per cambiare le lenzuola degli ospiti, lucidando loro anche le scarpe.

Nella grande sala tutti, a turno, prendevano la parola facendo gran bei discorsi sulla saggezza e sulle varie tecniche per ottenere l’equilibrio interiore. Il loro linguaggio era molto fluente ed incantava l’uditorio.
Grandi applausi e subito dopo si formavano gruppetti per discutere sulla bravura oratoria dell’uno e dell’altro.
Nessuno faceva domande al nostro saggio che sembrava comìpletamente ignorato. Egli taceva e assecondava i convenuti nelle varie richieste pratiche: portare un asciugamano pulito, accendere lo scaldabagno, cambiare il tipo di cibo secondo i propri gusti ed altri servizi di poco conto.

Solo uno dei convenuti, un certo Gregorio incuriosito, di tanto in tanto si recava in cucina ad osservarlo o si fermava sui corridoi per tentare di captare qualche frase che indicasse il suo livello di preparazione culturale o qualcosa della sua personalità.

Venne il giorno in cui si dovevano tirare le somme e, a sorpresa, il grande Luminare chiese ad ognuno di sottoscrivere una proposta : indicare chi era il più grande saggio tra i convenuti.
Naturalmente la decisione finale sarebbe spettata a lui.

Tutti consegnarono le schede indicante il nominativo e le motivazioni della persona prescelta.
Dopo aver letto le schede il Luminare espresse il suo parere : il più saggio era Gregorio perché lui solo aveva indicato il nome di Elia.

I membri dell’assemblea furono sbalorditi e protestarono sostenendo che la cosa era molto ingiusta: Gregorio non doveva considerare “saggio” uno che non era nemmeno intervenuto nei pubblici dibattiti.

Ma il Luminare rese pubbliche le motivazioni :
“Gregorio è stato l’unico ad accorgersi di Elia, pertanto è all’inizio del cammino della saggezza.
Non è un vero saggio chi non si accorge della saggezza di un collega, il quale non ha protestato per essere stato messo all’ultimo posto e ha ricevuto la mansione di servire tutti gli altri.
Elia è rimasto sempre se stesso continuando a fare i lavori che tutti considerano più umili: non si è mai alterato o sdegnato, ma ha considerato un onore servire il prossimo.
Siccome Elia si è dimostrato il vero saggio, non ha bisogno di essere dichiarato pubblicamente tale.”

Tutti cercarono il “saggio Elia”, ma egli si era già da tempo dileguato…

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“La cecità interiore”


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