Molti si chiedono perplessi: cosa faremo nell’aldilà?
E’ una domanda piuttosto ingenua che nasconde la paura della noia che pensa di provare chi crede sia più interessante “fare qualcosa” che “contemplare”.
Il catechismo di S. Pio X rispondeva così alla domanda “per quale fine Dio ci ha creati?” : Dio ci ha creati per per conoscerlo, amarlo e servirlo bene in questa vita per poi poterlo contemplare e godere nell’altra.

Quindi la domanda “cosa faremo?” è piuttosto riduttiva perché nell’aldilà noi “saremo” quello che Dio ha voluto sin dall’eternità per ognuno di noi in base alla risposta che abbiamo saputo dare alla sua chiamata.
Per poter realizzare gradualmente il suo progetto dobbiamo cominciare ad “essere” già da questa vita, anticipando almeno degli sprazzi di contemplazione.

Qual è, allora, l’atteggiamento umano più gradito al Signore?
I grandi mistici, i monaci autentici e le persone di profonda preghiera l’avevano capito: il modo migliore è l’ascolto silenzioso. Non serve riempire l’animo e la mente di parole: Dio sa già quello che vogliamo dire prima ancora di proferirle e conosce ogni nostro più intimo desiderio.
Quello che importa è prestare momenti di profonda attenzione alla sua divina persona in umile atteggiamento di attesa, lasciando che lo Spirito forgi e tempri l’anima.

Nei Vangeli ci sono espressioni inequivocabili a tale proposito:
“Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.
Tu non mi hai cosparso di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi” (Lc. 7,49)
“Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola…a una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta.” (Lc.10,41)

Gesù ama chi lo ama personalmente. Per amarlo è necessario dedicargli anche del tempo in modo esclusivo, tutto per lui. L’atteggiamento più orante è proprio quello di mettersi alla sua presenza nell’ascolto attivo. Si può ascoltarlo in tanti modi, ma l’ascolto più fecondo è quello del cuore.
Sono importanti le considerazioni sui vari episodi della sua vita, l’adorazione della sua Misericordia e della sua infinita bontà, il sentirsi amati nonostante i nostri numerosi peccati. Gesù desidera realmente un rapporto inter-personale con ciascuna anima alla quale chiede anche del tempo sottratto alle diverse attività della vita.

Questo succede anche tra noi persone: lasciamo spesso le nostre attività lucrative per dedicare il nostro tempo a chi si ama. Gesù va amato al di sopra di tutto e di tutti. Se corrispondiamo al suo amore il suo Spirito ci guida e facilita le altre attività.
Ma Gesù deve essere amato per primo. Si ama Lui per amare meglio il prossimo. Lo si ama ascoltandolo con fede, perché noi stessi siamo Tempio del suo Spirito.

Egli non dimentica neanche un secondo del nostro tempo a Lui dedicato. Agli occhi del mondo pare un tempo sprecato, inutile, improduttivo. Ma nella dimensione spirituale non è così, anzi è il tempo migliore perché è quello che dona sapore alle nostre azioni quotidiane. E’ sale e lievito per il pane spirituale, più importante di quello materiale.
Qui si tratta di prendere coscienza del motivo fondamentale del nostro esistere.

Il fine di ognuno di noi è quello di conoscere, amare e servire Dio, per goderlo poi nell’altra vita.
Tutto il resto è subordinato. Nulla è più importante di questo. La soddisfazione dei bisogni materiali e psicologici deve preparare il terreno alla conoscenza di Dio che si protrarrà per l’eternità.
Il contemplativo autentico anticipa, in un certo senso, la rivelazione del vero scopo per cui viviamo: egli non è preoccupato del cibo, del vestito o di altre cose materiale.

Lavora per ottenerle, ma al primo posto c’è la preghiera che nutre l’anima e la predispone all’ascolto ed all’amore per Dio. In ognuno di noi dovrebbe essere presente questo spirito contemplativo, in qualsiasi stato ci troviamo, religiosi o laici.
“Ama e fa ciò che vuoi, sosteneva S.Agostino”. Nell’aldilà, quindi, (ma anche in questa vita) la cosa più importante è amare il Dio Trinitario in modo attivo.

Tutto il resto sarà una conseguenza del nostro modo di amare, proprio perché “contemplazione ed azione” non saranno mai disgiunte.