Il cosiddetto pensiero “laicista” in senso lato,
ormai molto diffuso in Europa, ha sempre dato molta importanza alla “libertà”
che ritiene un valore inalienabile. Esso ha da anni lottato in Europa anche contro
il presunto “dogmatismo” del cattolicesimo istituzionale in nome della libertà
di espressione ideologica e religiosa.

Una cosa comunque non è ancora chiara: a distanza di
molti anni rimane ancora confuso il rapporto tra il concetto di “verità” e
quello di “libertà”.


Il laicismo ricorre alla ricerca scientifica per
poter stabilire un “campo di verità” più oggettivo possibile e non accetta che
i principi religiosi di ogni tipo e provenienza abbiano la pretesa di
possederla.

Questa presa di posizione del laicismo “puro”, però,
ha anche dei punti di debolezza che comportano certe conseguenze sulla vita
pratica. Come nel caso della famiglia: quali sono i principi fondanti? Sappiamo
che l’uomo ha anche un corpo animale dotato di istinti che chiedono di essere
appagati. È giusto porre loro un freno, oppure in nome di una certa libertà in
senso “laico” si può dar spazio a tutte le forme di “famiglia” che stanno
emergendo?


Il laicismo considera tutte le religioni alla stessa
stregua perché professano una verità (che per esso è soggettiva) la quale spesso
cozza con i principi di libertà che reclama. In questo modo, avendo tutte le
religioni “pari dignità”, ognuno è libero di praticare la propria ed inventare
dei codici etici e morali che crede, purché non ledano il diritto pubblico e
privato.


Da una parte il buon senso ci dice che è giusto non
mescolare l’etica e la morale religiosa con quella laica, dall’altra, però
subentrano dei problemi reali che hanno a che fare con il concetto di verità.


In una visione fondamentalmente laica che tipo di
antropologia viene sottesa? Che tipo di uomo forma la società? Un uomo dalla
dimensione meramente terrena, una specie di animale dal cervello più evoluto,
privo dell’anima immortale, come ci suggerisce gran parte della scienza
odierna? Questa visione, però, potrebbe arrecare conseguenze pratiche sul
comportamento che creerebbero confusione tra mezzi e fini.


Chi ci dice, ad esempio, che se il controllo
demografico diventasse un fine i mezzi più svariati  siano leciti? E cosa pensare dell’attuale sistema economico,
per cui ogni individuo viene ritenuto un mezzo al suo servizio? E ciò varrebbe
anche per le istituzioni internazionali, nazionali e locali che sacrificano
spesso il cittadino, il quale diventa “mezzo” per il così detto “bene comune”
deciso da molte fonti di potere.

È chiaro che se non si riesce a definire con
sicurezza il concetto di “persona”, è impossibile anche individuare chiaramente
gli orizzonti del lecito e del non lecito, come si evince dall’osservazione
dell’etica laica filtrata dalla visione antropologica materialista.


Se tutte le religioni indistintamente vengono
confinate nello stagno dell’opinabile, subdolamente si diffonde la mentalità
comune che una verità valida per tutti non esiste, perché esse costituiscono
solo un punto di vista soggettivo. In questo caso si forma lentamente una
voragine in molte coscienze collettive ed individuali, per cui il relativismo
etico e morale che ne consegue potrebbe diventare il pretesto per orientare
qualche movimento ideologico o religioso più organizzato ad arrogarsi il
diritto di decidere da che parte sta la verità e così porre in essere
comportamenti anche assurdi che lederebbero la dignità dell’uomo, come
purtroppo sta succedendo anche in Europa.


Un’Europa estremamente
debole, burocratizzata, con scarso senso della solidarietà che non riesce a
trovare una reale identità avendo rimosso le sue autentiche radici storiche, sociali e religiose. Siamo
ancora in tempo ad evitare l’imminente implosione?

Pier Angelo Piai