NATALE 2015 – MESSA DELLA NOTTE

Is 52, 7-10 –
Eb 1, 1-6 – Gv 1, 1-5-9-14

 

A voi tutti, amici o
sconosciuti fratelli di umanità, a tutti quelli che amate e per i quali
trepidate, da parte di Dio che ci dona suo Figlio: Buon Natale.

Il Signore che abita come una luce nuova la notte del mondo, il Signore
sia con voi.

Noi in questa notte
aiutiamo, come madri amorevoli, il Signore ad abitare la terra, come sua casa,
a dimorare in noi, anche noi culla o presepio o porta del suo Natale.

Signore Gesù, vita di Dio per chi non vive
più, noi ti domandiamo un cuore nuovo e vivo, Kyrie eleison

Signore Gesù, parola di Dio per ogni
silenzio, luce di Dio su ogni sentiero, noi ti domandiamo parole buone e
luminose, Kyrie eleison

Signore Gesù, amore di Dio per chi ha il
cuore spezzato, noi ti domandiamo un libero e forte cuore. Kyrie eleison

 

Omelia

Un Vangelo immenso
abbiamo ascoltato, che nel colmo della notte  spalanca la porta dell’infinito e dell’eterno.

 In principio era il
Verbo e il Verbo era Dio. E il Verbo carne si è fatto”. Dio che in
principio ha plasmato Adamo con la polvere del suolo si fa Lui stesso polvere
di questo suolo. Il vasaio che ha formato l’uomo come un vaso di argilla,
diventa Lui stesso argilla, piccola anfora, fragile e bellissima. L’uomo è
l’unico animale che ha Dio nel sangue

in noi corre il cromosoma di
Dio, come luce nella notte,

è dentro, come lievito nella
pasta, come sale, per trasformarla in pane.

Lo spirito si fa creta,
perché la creta si faccia spirito.

Il verbo si è fatto carne, abbiamo sentito,

e vuol dire che si è fatto
fame, si è fatto sete, si è fatto lacrime e carezza,

è entrato in questo fiume
dell’umanità che porta tutto, fango e pagliuzze d’oro. E allora vuol dire che questa
umanità non è da buttare se lui l’ha amata; che in qualche sua pagina questa
nostra storia è o sarà santa, che la nostra carne in qualche suo frammento è
santa è benedetta

Gesù è il pianto fatto carne di
Dio. Il pianto e il bacio.

Ha baciato l’umanità  e nel grembo di Maria è fiorita la
vita;

a Natale l’abbraccia e la
sposa, l’umanità, con la tenerezza della sua misericordia

E nessuno può più dire: qui finisce l’uomo qui
comincia Dio,

perché Creatore e creatura sono abbracciati.

Finito e infinito sono intrecciati dentro di noi.

 

 

A Natale non celebriamo un
ricordo, ma una profezia;

non è una festa
sentimentale, ma drammatica

La grande ruota della storia
aveva sempre girato nella stessa direzione: dal piccolo verso il grande,

chi ha meno alle dipendenze
di chi ha più,

il debole sottomesso al più
forte.

Quella notte, la grande
ruota della storia, per un attimo, alla nascita di Gesù, si è bloccata. C’è
stato un nuovo “in principio”, da lì qualcosa ha cominciato a girare
all’incontrario, il senso della storia ha imboccato un’altra direzione: Dio verso
l’uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, da una città
verso una grotta, dal Tempio verso il campo dei pastori.

Dio è la chiave di un mondo che non esiste ancora! Se capiamo questo capiamo anche il Natale. Natale è
l’inizio del capovolgimento delle cose, Natale è il giudizio del mondo.

È un nuovo cominciamento.

Cosa ce ne facciamo di auguri innocui, formali, di
routine?

Allora, cari fratelli, permettetemi auguri impegnativi
e scomodi.

* Mi auguro che Dio, che si incarna per amore, ci
faccia star male in una vita egoista, senza generosità, senza spinte verticali.

**Auguro a tutti che Dio, che si fa bambino, ci faccia
sentire dei falliti quando facciamo della carriera l’idolo della vita.

***A noi auguro che Dio, che è adagiato nella paglia,
ci tolga il sonno  finché non
procuriamo da dormire a uno sfrattato, a un povero, a un fuggiasco.

****Auguro che Maria, che trova una culla solo nella
greppia degli animali, ci costringa con i suoi occhi feriti a non aver pace per
tutti i bambini senza culla, non voluti, gettati via, annegati. Per questo
sacrilegio continuo.

***** Auguro che Giuseppe,
che a Betlemme trova solo porte chiuse in faccia, ci metta in crisi, ci faccia
aprire porte e cuore davanti al dolore dei 4 milioni di italiani che hanno chiesto
quest’anno aiuto alle caritas.

******Infine l’augurio che gli angeli, che annunciano
pace, demoliscano le false paci, di noi incapaci di vedere che a una spanna da
noi si consumano ingiustizie, si fabbricano armi, si avvelena la terra e
l’acqua e l’aria.

E ci ripetano
stanotte quella parola che al battesimo il prete ci ha sussurrato: effatà, apriti. Apriti a questa vita, sempre
imperfetta e ferita, a Dio come una porta che si spalanca al sole. Apriti agli
altri come un varco di misericordia, diventa porta aperta per cui passano
persone.

Tu che sei Porta Santa, effatà, apriti! Per un anno di
misericordia da ricevere e donare.

Ti auguro un Natale che faccia breccia nel cuore, di te che hai ancora
paura di Dio e lo temi come un giudice senza appello. Guarda: Dio viene come un
bambino. Non puoi temere un bambino, è solo disarmato amore.

Buon Natale a voi che avete litigato
con Dio e l’avete abbandonato. Non so il motivo, ma se tu hai perso la fede, Lui
non l’ha persa, ha fede in te! Se tu lo perdi, Lui non ti perde mai. Se anche ti
sei arrabbiato con lui, lui non si arrabbierà mai, non ti rinnegherà mai.

Buon Natale a tutti quelli che
vivono in situazioni che chiamano ‘irregolari’, che vivono le ferite di amori
finiti o lacerati, o la speranza di amori ricomincianti. Voi siete come i
pastori di Betlemme: fuori dalla comunione, fuori dal paese, fuori dalle
regole.

Ebbene proprio voi siete i primi a ricevere la Bella Notizia dagli angeli, i primi a essere avvolti di luce,
perché davanti a Dio non vale la Legge ma l’uomo. Vale la carne affamata di
vita, non i decreti religiosi.

Dio si è fatto carne, Dio si è fatto cuore; si addossa il cuore sincero
e fragile di voi che vivete amori pieni di cielo. Ogni evento d’amore è sempre
un fatto decretato dal cielo.

Buon Natale a quanti siamo
semplicemente uomini, perché Dio si è
fatto uomo. E l’uomo vivente è la gloria di Dio. In ciò che viviamo di più
bello noi siamo la sua immagine più bella.

Buon Natale a tutti, nella
frenesia di questi giorni. Il Bambino ci insegna che sono così poche le cose
che contano davvero. Così poche: latte, fuoco, acqua… e soprattutto due mani
calde su cui appoggiare la vita.

Buon Natale a voi che avete
sofferto troppo. Questo bambino può darvi un po’ di luce. È rifiutato, nasce in
una stalla. Ma l’oscurità non vince su di lui: qualcosa si muove, un virgulto,
un bambino, una voce, angeli!  Mai
tanti angeli si sono trovati insieme come in quel fazzoletto sperduto e buio di
terra di Giudea!

Buon Natale anche a chi ha
perso il gusto di vivere perché nulla più lo soddisfa, tanto meno il denaro o
il successo.

Questo Bambino può restituire il sapore alla vita, Egli porta ciò che
ci manca: la bellezza, il gusto di dare e ricevere amore,

porta mistero e grandi sorsate di cielo,

e la bontà e la trasparenza come strade piene di sole.

Pace in terra agli uomini che Dio ama. A
tutti. Tutti amati come siamo, tutti amati per quello che siamo. Poveri, ma con
una stella in fondo al cuore.

 

p.Ermes Ronchi