LE CATECHESI DI DON VINCENZO CARONE

La mormorazione che gli Ebrei fecero contro Dio nel deserto, e il serpente di rame innalzato da Mosè

Gesù conosce, sa tante cose ma non le dice. Egli, riferendosi al
serpente di rame che venne innalzato da Mosè, dice che quando sarà
innalzato sulla croce attirerà tutti a sé. Dio mandò i serpenti del
deserto ad aggredire gli Ebrei, chiunque guardava il serpente di rame,
veniva guarito. Gesù sa le cose ma non le dice; non dice per es. che
quando sarà innalzato sulla Croce, tutti quelli che guarderanno a Lui
invocando la sua misericordia, saranno guariti dal veleno del peccato.
Tutti, nessuno escluso, uomini e donne.

Mormorando contro Dio, gli Ebrei
giudicarono il suo comportamento: dava loro da mangiare soltanto la
manna, Dio sbagliava a non dare loro carne e altre cose che erano
abituati a mangiare in Egitto. Il loro comportamento corrisponde ai
nostri tempi a un azzardo a giudicare il prossimo, la cui intenzione non
possiamo conoscere. L’uomo e la donna spesso e volentieri azzardano a
giudicare il comportamento e le intenzioni degli altri, per cui
mormorano contro di loro.

Gli Ebrei guardavano il serpente di rame per
essere guariti dal veleno della mormorazione. Possiamo mettere in
evidenza due atteggiamenti: la mormorazione da parte degli uomini e
delle donne, e Gesù che conosce realmente ma non parla; il serpente di
rame che guarisce quelli che mormorano, e Gesù sulla croce guarisce
tutti quanti gli uomini e le donne dal veleno che inculcano in coloro
che ascoltano i loro discorsi che avvelenano la buona fama del prossimo;
Gesù li guarisce anche dal loro vivere insincero. Sono due
contrapposizioni.

La mormorazione è rilevare i difetti, le mancanze, gli
sbagli degli altri. La critica, invece, è giudicare il prossimo. La
calunnia è dire male del prossimo, male che non ha fatto. Questo
“parlare” della mormorazione, della critica e della calunnia viene
punito dal Signore mediante il morso del serpente che provoca il gemito,
e quindi la preghiera e la supplica. Il gemito, in un certo senso, è
come se purificasse la lingua e la bocca dal veleno che ha gettato sul
conto del prossimo. Il serpente inietta questo veleno ed in un certo
senso purifica un po’ quella bocca che ha parlato male del prossimo,
facendola soffrire (e) gemere, e portandola poi alla supplica e alla
preghiera.

Quante cose sulla mormorazione! E’ uno di quei peccati
ripetibili. La mormorazione molto facilmente si ripete: si mormora sul
prossimo, su Dio, sugli amici, si mormora sui fatti, sulle
interpretazioni dei fatti. C’è una stabilità della mormorazione che è
data dal pregiudizio. Ovviamente tutto scaturisce dall’orgoglio:
l’orgoglio, la superbia sono il “padre” o la “madre” della mormorazione;
perché ti manca l’umiltà in quanto ti elevi al di sopra degli altri e
riveli il loro difetto. Questa è una cosa molto grave: rilevare il
difetto degli altri.

Ci sono certe persone che hanno un acume
particolare, hanno un sesto senso a rilevare subito lo sbaglio nel
parlare, nello scrivere, nei comportamenti. Hanno un particolare acume a
rilevare il difetto; ma rilevare il difetto è poca cosa in confronto al
dirlo poi agli altri! Finché guardi il difetto e lo rilevi per poterlo
eliminare con grande carità va bene, perché la verità bisogna dirla
sempre nella carità, poiché la verità serve a liberare la mente dallo
sbaglio fatto; la carità invece serve alla volontà perché sia umile a
correggersi dal difetto, dalla mancanza, dallo sbaglio che hai commesso.

Se invece fai vedere soltanto il difetto e non solleciti la volontà con
la carità, fai male: rilevando il difetto degli altri, praticamente,
vuoi affermare che quello che dici degli altri non ce l’hai, ed invece
forse rimproveri agli altri proprio quel difetto che hai maggiormente
tu. Come negli altri vedi la bellezza che non hai, così negli altri
vuoi vedere invece il difetto che hai. La psicologia di quelli che
mormorano è una psicologia davvero molto tortuosa, è un labirinto:
psichicamente sono sempre avvelenati per cui escono sempre parole
velenose, amare, dure, taglienti.

Così è la psicologia di chi ha questo
acume del difetto, per cui non riesce a sopportare la visione del
difetto degli altri, ed ha bisogno di questa soddisfazione, di rivelarlo
agli altri mormorando. E chi mormora, facilmente cade nella critica; e
chi mormora e critica, facilmente può cadere nella calunnia. Come fa ad
essere certo che quello ha commesso quel difetto? E se è un difetto che
hai inventato tu, lo sai che calunniare il prossimo può essere anche
peccato grave, se provoca il danno al prossimo?

Se si volesse un po’
sviscerare la mormorazione, quanti difetti hanno dentro la mormorazione!
Il tuo occhio malizioso guarda il difetto degli altri, non guarda il
bene che gli altri hanno e fanno. Come è cattivo e morboso il tuo
occhio! Questa attenzione al difetto degli altri, dà un gusto
particolare, psicologico a chi guarda in questa maniera. E poi il gusto
satanico di rivelarlo agli altri, e diventa più amara l’osservazione
della mormorazione perché non soltanto viene rilevata soggettivamente,
ma viene anche comunicata agli altri, e diventa ancora più pesante.

Chi
poi può pulire la mentalità? Forse addirittura è una mentalità che è
stata pian piano condotta al pregiudizio: quelle piccole frasi, quelle
smorfie, quegli atteggiamenti, quei mugugni portano al pregiudizio.
Guardate, ci sono certe anime che odiano gli altri: forse non se ne
accorgono, ma hanno l’odio dentro! Non è questione di non salutare, di
non parlare, di non abbracciarsi.

La mormorazione, la critica, la
calunnia e il pregiudizio portano all’odio; non te ne accorgi! E badate
che quando c’è questo “filo elettrico” ad alta tensione è impossibile
che non si cada nella gelosia e nell’invidia. E ovviamente, quando c’è
la gelosia e l’invidia, addirittura si può cadere in questa terribile
presunzione: di presumere di far del bene accusando anche gli innocenti!
Gesù è stato condannato per invidia, e l’hanno condannato perché
credevano di fare una cosa buona al popolo di Israele.

Per far del bene
si va ad accusare l’altro o si mormora con l’amica o con l’amico che
sta nel posto di lavoro o nella comunità, e sotto sotto invece questa
invidia porta al pregiudizio, ed il pregiudizio porta alla divisione,
alla separazione, all’odio. Però non dimenticate un’altra cosa molto
importante: se coloro che erano stati morsicati dal serpente venivano
guariti guardando il serpente di bronzo, noi dalla mormorazione possiamo
guarire guardando Gesù crocifisso.

La contrapposizione: Gesù dice:
“Molte cose conosco di voi, ma non ve le dico!”. E Lui, senza dire le
cose di cui siamo veramente colpevoli, e senza mormorare pur sapendo
tutto di noi, diventa poi non serpente di rame lì sul legno, ma diventa
il Crocifisso guardando il quale possiamo essere guariti dalla
mormorazione. Per la mormorazione non entrarono nella terra promessa;
guardando il Crocifisso noi invece possiamo entrare in Paradiso.

Gesù è
saggio: Lui conosce i nostri peccati, i nostri difetti, ma non ce li
dice. Anzi, per quei difetti Lui prega e muore sulla croce. E poi dice
una cosa molto interessante: “Ma io vi dico le cose che mio Padre mi
dice. Quello che dice mio Padre, dico a voi. Ma non dico quello che io
vedo dentro di voi!”. Dice le cose di suo Padre, le cose belle della
salvezza, mentre quando uno mormora non soltanto rileva i difetti del
prossimo orgogliosamente, ma poi rivela le cose che sente da satana che è
il “padre” delle accuse, è l’Accusatore. Quale padre scegliamo? Chi
mormora, parla a nome di satana; chi invece è umile dinanzi ai difetti
del prossimo e comprende, parla a nome di Dio. La mormorazione ti toglie
la pace del cuore.

Qual è più grave: un marito che mormora della moglie
o un suddito che mormora dei suoi superiori? Eh, toglie la pace, è
rifiuto! Se noi non facciamo il proposito di non mormorare più, non
avremo mai la pace nel cuore. Vi devo dire due cose. Quando vedete il
difetto del prossimo, fate scattare l’umiltà amorosa, e cioè la
comprensione, l’umiltà a riconoscere che forse anche noi siamo
manchevoli come è manchevole il prossimo in quel difetto particolare.

E
poi l’amore ci porta a pregare perché si corregga. All’istante, non
dovete tardare! Quando vedete un difetto, uno sbaglio, una risposta
sbagliata, anche se vi mortificate, siate umili e rispondete con la
carità! Questa è la prima cosa. La seconda cosa. Attenzione che il
demonio, quando c’è un impatto psicologico un po’ curioso, vi insulta.
Come uno pensa di sfogare e così “passa” il peccato, sfogando con la
mormorazione pensa che passi quel peso psicologico. E’ un inganno
diabolico, state attenti!

Don Pierino