(Testo scritto da Sant’Antonio da Padova, Sermoni, V Domenica dopo Pasqua, n.12)

Cristo, in virtù della sua divinità, penetra fino alla divisione delle giunture e delle midolla, perché conosce con esattezza l’inizio, lo svolgimento e la conclusione dei pensieri, a che cosa tendano, in che modo si concatenino uno con l’altro, in quale maniera e per quali processi sorga nel cuore la compunzione.

Dice infatti Salomone: “Come ignori quale sia la via dello spirito e in che modo si formino le ossa nel grembo della donna gravida, così ignori l’opera di Dio, autore di tutte le cose” (Eccle 11,5).
Solo Dio sa qual è la via dello spirito, cioè della contrizione, e in che maniera si formino le ossa nel grembo della donna gravida, vale a dire le virtù nella mente del penitente. Aggiunge infatti l’Apostolo: “Egli scruta i pensieri e le intenzioni del cuore; non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, perché, come dice anche l’Ecclesiastico, gli occhi del Signore sono in ogni luogo (cf. Eccli 23,28); tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi; davanti a lui, come dice Giobbe, è aperto anche l’inferno e non ha copertura l’abisso (cf. Gb 26,6).
Quindi proprio con profonda convinzione i discepoli dissero: “Ora conosciamo che tu sai tutto e non c’è bisogno che qualcuno ti interroghi: per questo crediamo che sei uscito da Dio”.

Il Figlio è uscito da Dio perché tu uscissi dal mondo; è venuto da te perché tu andassi da lui. Che cosa significa uscire dal mondo e andare a Cristo, se non soggiogare i vizi e legare l’anima a Dio con i legami dell’amore?

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Pier Angelo Piai