III di QUARESIMA
–Domenica di Abramo- Anno C

Dt 18,9-22 –
Rm 3,21-26 – Gv (8, 31-59)

 

Celebriamo la domenica di Abramo e dei suoi figli, di coloro che hanno
bisogno di fede visibile e vigorosa, di fede che sia pane, visione nuova delle
cose. Anche noi, pur con tutta la nostra ambiguità, con i nostri dubbi di fede,
con la nostra fatica ad essere liberi e ad essere veri, invochiamo ora il
perdono del Signore e la grazia di un cuore pulito, da lui reso intatto.

 

Raccolsero
delle pietre per scagliarle contro di lui.
I puri, i rappresentanti della vera religione lo aggrediscono e
cercano di ucciderlo. Quale capovolgimento rispetto alla conclusione del
vangelo di domenica scorsa, quando i samaritani, gli eretici, si recano al
pozzo di Sicar e lo pregano di restare con loro qualche giorno. I puri lo
vogliono eliminare, gli impuri lo vogliono a vivere con loro.

Ciò che più ancora mi colpisce è il paradosso della
prima riga: Gesù disse a quei giudei che
gli avevano creduto… Non parla ai suoi avversari di sempre, a scribi e
farisei, ma a coloro che gli hanno creduto; non ragione con avversari, ma con
discepoli. Sento che questo vangelo mi riguarda da vicino, perché anch’io,
anche noi siamo tra quelli che gli hanno creduto, parla a noi quando traccia
qui il discrimine tra vera fede e falsa fede.

I giudei hanno sulle labbra il nome di Dio, il nome di
Abramo, la parola libertà, hanno le parole giuste, ma appunto sono soltanto
parole. Non è nelle parole che si svela la fede. Non nelle declamazioni di
appartenenza, io sono cristiano…,
non nelle professioni verbali, io credo
in Dio…, la vera fede sta altrove.

Gesù lo scolpisce in questa frase: se foste figli di Abramo fareste le opere di
Abramo. Sono le opere a svelare, a rivelare la vera fede. La fede non si
dimostra a parole, si mostra con i fatti.

Ancora Gesù: non
chi dice Signore Signore entrerà nel Regno ma chi fa la volontà del padre,
non chi fa affermazioni teoriche di fede, ma chi fa, chi opera giustizia e
amore, compassione e libertà.

Falsa fede è quando tu fai Dio a tua misura, vera fede
è quando tu fai te stesso a misura di Dio. I giudei hanno rinchiuso Dio nella
sinagoga, Abramo ha cambiato la sua vita e l’ha rinchiusa nell’orizzonte di
Dio.

Un monito severo per tutti noi: abbiamo le parole
giuste, i codici, i riti, le devozioni, ma c’è ancora la fede? Quella che
cambia la vita, quella che fa partire? Ho tutta la cornice religiosa, ma ho la
sostanza?

Risuona una parola terribile di Gesù ai credenti di
sempre, una delle frasi più dure del vangelo: voi avete per padre il diavolo, perché ne fate le opere. E le
conosciamo bene: sono violenza (lui è
l’omicida fin dal principio) e menzogna
il padre della menzogna).

Come evitare il rischio di cadere figli del diavolo?
Oggi ci aiuta Abramo, che ha cercato e trovato, Abramo il padre nella fede. Ci
aiuta mostrando quali sono le opere della fede.

1.   Un Dio da cercare sempre, da inseguire. Abramo mostra
una delle caratteristiche di fondo della nostra vita, che tutti viviamo anche
senza rendercene conto: la vicenda di ogni uomo e dell’umanità è quella di:
andare, un “uscire da” , un “andare verso”. Un Dio da cercare. Dio non è un
possesso, ma un viaggio, verso il cuore dell’essere. Esci dalla tua terra, come Abramo, esci da dove credi di essere
saldo, radicato come un albero immobile. L’errore dei Giudei è questo: hanno
chiuso Dio nella sinagoga, nella teologia: “Dio è questo!” Pensano di possedere
Dio e la verità: noi siamo, noi sappiamo,
noi abbiamo…. Ma la verità non è un possesso, è un rispetto profondo,
sapere di non sapere ancora. Dio non è ciò che diciamo di Lui. Anche dire Padre
è dire poco, è dire male, dire nel limite. Dio non è ciò che dico di Lui, è
oltre tutte le parole e più ti avvicini a Lui più appare Altro.

2.   Abramo, vostro
Padre esultò nella speranza di vedere il mio giorno. Nella speranza, non
nella realtà. La speranza è più forte dei fatti, li contesta, li attraversa, dà
loro una direzione. Abramo muore e della terra promessa ha solo una
piccolissima grotta in cui scavare due tombe, una per Sara e una per sé; dei
figli come stelle, ne ha uno solo che ha rischiato di uccidere. Quasi niente,
eppure esulta nella speranza. La speranza è, secondo una bella formula di
Tommaso d’Aquino, la speranza è il
presente del futuro. Abramo guarda il piccolo seme presente e vede la spiga
futura. La speranza è una corda tesa verso il futuro, come la corda dei
costruttori, che traccia la casa.

3.  Abramo è il
nomade che per letto ha la sabbia del deserto, sulla testa ha solo il cielo, e
come recinto l’orizzonte. Libero di
fare qualcosa che fino a un attimo prima era lontanissimo dalla sua intenzione,
pronto a mettersi in viaggio, libero davanti ai pascoli quando dice a suo
fratello Lot: scegli, se tu vai a destra
io andrò a sinistra.

Più libero di Abramo è solo Gesù. Il fascino di Gesù
uomo libero, che non si è mai fatto comprare da nessuno, accende trasalimenti
in ognuno di noi, forse perché tutti soffriamo di imprigionamenti. Se ti fai
lettore attento del Vangelo non puoi sfuggire all’incantamento per la libertà
di Gesù. La libertà, non la fissità delle regole ma il vento che scompiglia le
pagine e soffia via la polvere. La libertà ha un segreto, il segreto è quel
pezzo di Dio che è in te e che i veri maestri dello spirito ti invitano a
scoprire e a liberare e ad adorare. Se sei fedele a questo pezzo di Dio in te
sei libero dalla schiavitù degli altri, dalla schiavitù delle cose, dalle
convenzioni, dai codici senza anima, dalle aspettative degli altri, dal
giudizio, dalle immagini che gli altri hanno di te. Per te contano gli occhi del
tuo Signore, conta un piccolo pezzo di Dio in te.

La libertà ha un
segreto: il segreto è Dio fonte di libere
vite, come lo chiamava Turoldo; il
segreto è quel pezzo di Dio che è la nostra verità. La verità vi farà
liberi.

Dice
la Bibbia: in Abramo sono benedette tutte
le genti.

Un’antica
benedizione discende da Abramo, attraversa millenni, arriva fino a noi, mi
raggiunge, mi sfiora: In Abramo anch’io benedetto, nonostante tutte le mie
ambiguità benedetto, in tutti i miei dubbi benedetto, nel mio amore incipiente
benedetto, nella speranza bambina benedetto, nella libertà mai venduta
benedetto. Benedetto da Dio, fonte di libere vite.

 

Preghiera alla
Comunione

 

Signore, voglio compiere opere di fede e di speranza, come Abramo;

vorrei rimettere mano, come Mosé, alla dura pietra del cuore;

come Gesù vorrei vivere amore e libertà.

Non per la mia piccola fede, ti prego,

 ma per la fede di Abramo,
di Mosé, di Gesù:

benedici questi tuoi figli.

E in Abramo, in cui hai benedetto tutte le genti,

benedici anche me:

anch’io benedetto, in tutte le mie ambiguità benedetto,

nelle mie povertà benedetto, in tutti i miei dubbi benedetto,

perfino nei giorni dei facili inganni benedetto da Te,

perché tu solo ci cambi il cuore

nella fede vigorosa, nella libertà rischiosa,

nella speranza testarda

benedetto da Te, che ami i tuoi figli senza condizioni,

che ci perdoni senza nessun rimpianto. Amen