FESTA
DEI SETTE PRIMI PADRI 2013

At 42,42.44-48 – Mt 20, 25-28

 

La nostra comunità di frati Servi di santa Maria
celebra la memoria viva e ispiratrice dei Sette Santi Padri Fondatori. La loro
vita fu Vangelo incarnato ed è proposta per tutti, chiamati tutti a vivere una
vita più evangelica, più generosa e profonda. La santità è vocazione di tutti i
discepoli: salvare un pezzetto di Dio nel mondo, umanizzare la vita.

 

-Dice il Signore: I potenti
delle nazioni dominano, tra voi non sia così. Invece tra noi è ancora così
e perdura questo desiderio di essere sopra gli altri. Per questo ti domandiamo
perdono. Kyrie eleison

-I grandi del mondo si impongono sugli altri, tra voi non sia così. Invece tra
noi è ancora così, continua il desiderio di imporci, dettare legge, a partire
dalla nostra stessa casa. Di questo, Kyrie eleison

-Gli uomini
vogliono i primi posti, tra voi non sia così.
Invece anche da noi si sgomita per un piccolo ruolo, si calunnia, per
un po’ di prestigio, ci si vende per un po’ di successo. Di questo, Kyrie
eleison

 

Omelia

Gesù ha lanciato la sua sfida: abitare la terra in
altro modo; un tutt’altro modo di essere uomini.

Ha lanciato la
sua alternativa: “Tra voi non è così, Guardatevi intorno, osservate, non
così deve essere tra voi!

Ecco la differenza evangelica: il più grande non è chi
comanda ma chi si pone a servizio. potenti dominano, voi invece siete a servizio della vita. Gesù prende le
radici del potere e  le capovolge
al sole e all’aria.

E’ questo un tempo di
riflettori accesi sull’immagine delle persone più che sui contenuti, è tempo di
sondaggi esibiti come verità sul bene e sul male mentre sono soltanto la
malattia senile di chi non segue valori ma insegue consensi. Molti a cercare un
posto al fianco di personaggi famosi, per una promessa di denaro o di potere, o
un’ora di celebrità.

Tra voi non
sia così!
Ma se non così, come? Ecco l’alternativa: sono venuto per
essere servo!
La più sorprendente di tutte le definizioni di Dio. Parole
che danno una vertigine “Dio mio servitore”. Non riesco a capire bene,
eppure qui sta la radice della parola lapidaria di Gesù: Tra voi non così. Tra
voi cose di cielo, tra voi un altro mondo, tra voi un altro modo di essere
uomini, tra voi un altro orizzonte di valori.

Capovolgimento e
punto di rottura dei vecchi pensieri su Dio e sull’uomo: Dio non è il padrone
dei padroni, il signore dei signori, il re dei re è, invece, il Servitore.

Dio non tiene il mondo ai
suoi piedi ma è inginocchiato Lui ai piedi delle sue creature. I grandi della
terra erigono trovi al proprio ego smisurato, Dio non ha troni, si cinge di un
asciugamano e vorrebbe fasciare le ferite della terra con bende di luce.

I Sette Santi Padri hanno
raccolto questa sfida, e l’hanno innestata nel loro stesso nome: Servi. Servi al modo di Maria, della sua
autodefinizione: Eccomi sono la serva del Signore”.

Servi fin dall’inizio: il più antico documento storico
che fa menzione dei Sette li ricorda impegnati a servire i malati più poveri
dell’Ospizio di Fonte Viva del Bigallo, presso Firenze.

L’Ordine dei Servi è stato
concepito accanto al dolore dell’uomo; è stato partorito sul monte nella
contemplazione di Dio. Amerai il prossimo tuo, amerai il tuo Dio: sapore di pieno Vangelo.  

Un altro tra i documenti più
antichi concede ai Sette sul monte Senario il privilegio di accogliere i
soldati sconfitti e fuggiaschi di Federico II. Loro, guelfi fiorentini, aprono
la casa ai nemici ghibellini, e anziché vendicarsi li liberano dalla scomunica:
il nemico che diventa ospite, il perdono che disarma la vendetta. La comunione
e non l’inimicizia storica. Servi della pace e della concordia.

Allora capiamo perché nessun Servo di Maria ha mai
potuto far parte dell’Inquisizione! Per divieto spirituale. Per DNA interiore.

 

A ricordare i Sette ci aiuta anche questa bellissima
icona, a fianco dell’altare.  Il
primo messaggio di questa icona è il fondo-oro su cui si stagliano le figure.
L’oro è la luce diventata materia, il simbolo del sole e del divino, del calore
e dell’amore. I Sette sono immersi in questa luce, la respirano, di essa vivono.
E’ la loro atmosfera vitale. Scrive un grande Servo di Maria, p. Vannucci: il nostro male fratelli è che siamo immersi
in un mare d’amore e non cene rendiamo conto!

La santità: Respirare la luce divina fino a diventare
lampada del mondo.

La seconda parola dell’icona sono i due
monti che si stagliano ai lati. Sono i due monti fondamentali del vangelo, e
perciò di tutta intera la storia umana. Il
Tabor, l’affascinante luogo della rivelazione di Dio; e il Calvario, il terribile luogo del grido
di Dio.

Si alzano,
spinta ascensionale del cosmo, forza di gravità verso l’alto, perché nel mondo
non vige solo la legge della gravità che comprime verso il basso, ma un’altra
forza di gravità, una verticalità che solleva verso l’alto e innalza le
montagne, i vulcani, la fiamma, gli alberi, l’uomo e le maree, è il mondo
intero incamminato verso il suo punto omega: Cristo il pieno compimento di tutte le cose.

Il duplice sfondo della
nostra vita: la luce e le lacrime; il canto e il dramma. In essi ci misuriamo
con l’assoluto, con le cose che contano davvero. Ne va di noi stessi.

Al centro
dell’Icona i Sette Santi, insieme, in cerchio, nessuno è a capo o emerge.
L’Ordine dei Servi, caso unico nella
Chiesa, non nasce da un leader ma da un gruppo, non da un fondatore ma da
sette amici.

In principio l’amicizia,
leader è la comunità non una persona.

Il cerchio
ideale che unisce i Sette ha il punto di saldatura non in Santa Maria, ma più
esattamente nel volto di Cristo che Lei offre dentro il cerchio di luce nel suo
petto.

I Sette Padri li immagino
così: pensati e disegnati come i sette petali di un unico girasole. Il girasole
è uno dei simboli vivi del monachesimo, perché è trafitto, ferito, sedotto dal
sole che è Dio. Il girasole che danza la sua vita seguendo il flauto della
luce, seguendo la musica del sole.

Il girasole conosce i misteriosi
sentieri della luce e traccia sulla terra l’eco del grande arco del sole nel
cielo. Ed è il simbolo di ogni credente, tutti mendicanti di luce!

Ad ogni alba rialza il capo
attirato di nuovo dalla seduzione quotidiana della luce: ogni petalo,
sollevando se stesso, solleva, in parte, l’intero fiore, ognuno è forza per gli
altri. Così accade nella comunità, nella famiglia: una santità familiare è
allora possibile, che fiorisce quando ciascuno sollecita nell’altro le sorgenti
della vita, socchiude porte per la luce, apre vene per il sole di Dio.

Abitare così la terra. Ognuno
responsabile di una porzione di mondo, di una parete della casa, di un petalo
di girasole.

Ognuno portatore della
differenza cristiana: tra voi non sia così.

Non è il potere il senso
della storia, ma la costruzione della
comunione. La comunione, parola riscoperta da Gesù, che grida nella
fisiologia dei nostri corpi, che sale dalla profondità della vita, che geme nel
tempo della solitudine, che esulta nell’ora dell’amore, dell’amicizia.

La comunione dei due che si
cercano, dei due che si amano, dei molti che si amano nell’attesa dei tutti che
si amino:

 Noi non arriveremo
alla meta

 ad uno ad
uno

 ma a due
a due.

Se noi ci ameremo

 a due a
due

noi ci ameremo tutti,

e i figli rideranno

della leggenda nera

 dove un
uomo piange

in solitudine”
(Paul Eluard).

 

 

Preghiera alla Comunione

 

Padre santo,

dona a noi,
per intercessione dei Sette Santi Padri,

lo spirito di
comunione e di servizio,

dona la sete
della sapienza,

dona il gusto
della bellezza

dona la
nostalgia della luce.

Dona profezia
al nostro sguardo,

parola al
nostro silenzio,

fuoco al
nostro cuore,

dona sollecitudine
alle nostre mani. Amen.