Il silenzio ha le sue gradualità e le sue sfumature.
Il silenzio esteriore è relativo all’ambiente in cui siamo calati, il quale potrebbe recare dei vantaggi spirituali se li sappiamo cogliere.

Il silenzio interiore, invece, è molto più profondo ed efficace.
Se pazientemente osserviamo la nostra nostra mente ci accorgiamo che il silenzio interiore è molto raro: passiamo da un problema all’altro, cambiamo desideri, prospettive, intenzioni. Veniamo attirati da oggetti, animali, persone, idee ed ideologie, letture, spettacoli ecc.

Se non ci si abitua al raccoglimento interiore il silenzio ci appare molto strano e spesso ci fa paura. Facciamo di tutto per sfuggirlo, vorremmo alimentare continuamente la nostra mente con contenuti, impegni, suoni, concetti, idee.

Se abbiamo la mente intasata da flussi di pensieri che si alternano senza sosta, non riusciamo a cogliere l’essenziale, che consiste nel vivere nell’Amore.
Non diamo spazio alla  conoscenza della Verità in tutte le sue profondità.

Il vero silenzio interiore si ottiene quando si è morti a tutto. Non è un silenzio passivo, ma molto fecondo, perché consente di vedere le cose con occhi nuovi, di entrare nella profondità della vita e dell’essere.

Gesù avrebbe potuto risorgere subito, ma ha lasciato sepellire anche il suo corpo per darci un grande messaggio sul silenzio amoroso di Dio che dovrebbe essere anche il nostro. Un silenzio preparatorio ad un silenzio immortale in vista della Risurrezione.

Gesù è passato attraverso la morte ma l’ha sconfitta dopo il sepolcro.
Il sepolcro è il nostro cuore.
Non ci sono molte parole di fronte al silenzio di Dio, il quale è il più loquace di tutti i discorsi vuoti che facciamo noi uomini.

Maria e le pie donne hanno visto il corpo inanimato di Gesù rinchiuso nel sepolcro di Giuseppe d’Arimatea. Ma non hanno perso la fede. Sapevano che quel corpo avrebbe ripreso vita più maestoso di prima.

Quel corpo inanimato e lacerato porta i segni di tutte le sofferenze che gli abbiamo inflitto noi uomini. Sintetizza la Creazione come segno d’Amore di un Dio che ci ha donato l’esistenza e la vita eterna.
Diceva padre Albino: Nel silenzio veniamo a riconoscere la necessità delle cose che pensavamo “inutili”: preghiera, silenzio e sofferenza.

Il sepolcro così si svuota ed in quel vuoto emerge la vera vita nella Resurrezione. Il corpo non è più lì, avverte l’angelo. Ed aveva ragione. È stato assimilato nella supervita, dove ciò che conta è la vita divina in Cristo, prima di tutto, ed in noi uomini che ne beneficiamo grazie ai suoi meriti ed al suo silenzio.

Pier Angelo Piai