dal Messaggero Veneto del 15/02/03

Quando serve una nuova consapevolezza dei ruoli
L’arte vive a ridosso delle cose


Nel 2000 ci si interroga ancora sulla compatibilità della presenza dell’oggetto d’uso nel museo; sulla credibilità culturale di manufatti che non siano opere d’arte. E ciò accade all’interno delle più alte sfere culturali, non certo perché in esse aleggi un pensiero anacronistico, bensì perché, mentre altre problematiche appaiono assolutamente digerite, nel caso della relazione fra arte e design lo stesso mondo culturale vive ancora intense diatribe; per non parlare del mondo imprenditoriale che, fatto salvo pochi casi illuminati, come quello di Fantoni, coloro che figurano come sponsor di eventi artistici (altra cosa piuttosto rara) lo fanno spesso con mero spirito di assistenzialismo, non prendendo assolutamente in considerazione il fatto che il loro prodotto e la loro filosofia aziendale possono entrare a far parte di una progettualità artistica.

Perché l’arte non sta più sopra le cose. L’arte oggi vive a ridosso delle cose, dei gesti, degli atteggiamenti, delle problematiche sociali ed esistenziali. Ma questo, purtroppo, viene spesso sotteso dallo stesso mondo culturale, perché risulta scomodo. Molto più suggestivo, invece, continuare a pensare di stare su una torre d’avorio, al di sopra di tutto e di tutti.

E, non da ultimo, anche quella frangia di pubblico che frequenta l’arte non per una reale necessità di conoscenza, non per una sentita spinta cerebrale, sensoriale ed emotiva, ma perché la considera come uno status symbol, sì, anche loro preferiscono la torre d’avorio.

In realtà, la torre non è crollata, si è solo abbassata, per avvicinarsi di più alla vita; mentre la vita ha alzato il proprio livello di conoscenza, a ridosso di un suo processo di estetizzazione che va di pari passo alla pervasività dell’arte. Quindi sì, l’oggetto d’uso, ovviamente quello di design, ha pieno diritto per entrare nel museo.

È necessario, però, e questo potrebbe essere il tema di uno specifico incontro da sviluppare sul territorio, capire quali siano i modi più appropriati per esporre e raccontare al pubblico il design, ma anche l’arte di oggi, troppo spesso rinchiusa in anacronistici e mummificati percorsi espositivi. (s.z.)
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