dal Messaggero Veneto del 20/12/02
di Giampaolo Thorel

MASS MEDIA
Il diritto di parola


Spesso ho notato che a parlare, tramite i mass media, sono coloro che non ne avrebbero diritto, sul piano umanitario, s’intende. Si tratta di persone che o hanno poco da dire oppure, poiché pensano solo al proprio “particolare”, sarebbe giusto che non s’impicciassero degli affari della collettività. Invece accade proprio il contrario. Parlano, si parlano addosso, impediscono, a chi avrebbe verità da dire per il buon andamento della collettività, di esprimerla.

E si tratta di gente che vive nel benessere più sfacciato, che pretende di pronunciarsi su questioni che non può intendere: la povertà, la miseria, la fame, la disoccupazione di moltitudini che sono ridotte in tali condizioni proprio da chi, come loro, ha divorato la parte più notevole della torta.
Ora la parola, come pure l’immagine televisiva, è destinata a svelare o a nascondere un pensiero, una volontà, un interesse, una disponibilità. La parola è apertura, dono, perdono, persino terapia (logoterapia). Pertanto c’è da chiedersi: chi ha diritto, non solo legale o politico, di parola? Chi dovrebbe parlare, essere messo in condizione di farlo? C’è un limite pecuniario, di possesso, per cui qualcuno dovrebbe essere messo in condizione di tacere?

A esempio: se un individuo guadagna un milione di euro al mese, è in grado di parlare alla collettività, trasmettendo messaggi costruttivi, se è incapace di condividere i suoi beni con la collettività? Si dirà che sono proprio i ricchi di tal fatta che hanno il monopolio dei mass media, e mi riferisco a persone di ogni settore o estrazione politica e sociale.
Purtroppo, la sanzione pubblica agisce soprattutto attraverso il linguaggio.

C’è un imperialismo del linguaggio. Non si tratta del sapere scientifico, che talvolta è umile e trepido e paga di persona; è l’imperialismo linguistico che crea manipolazioni senza fine. La parola è la più alta e bella creatura che ci è dato di tenere, per così dire, tra le braccia. Ma come diceva Platone nel suo Cratilo, è anche la creatura più micidiale che possiamo pensare e dire.

Con le parole dette a sproposito si dichiarano guerre, si dà l’ostracismo a gente debole e senza difesa, si dichiara la condanna di un operaio o di una ragazza madre, e così via. Per questo è forse giusto dare la parola a chi ha verità dentro e, forse, non è in grado di esprimerla con tutti i crismi della dialettica e dell’esposizione dotta, ma è più vero e capace di umanità e di amore che è poi l’offerta tramite due persone, di pari volumi di dignità.

Professor Giampaolo Thorel
Udine