LA COMUNITÀ

– Le prime notizie

– Le prime notizie di un certo rilievo sulla comunità di Sanguarzo sono esposte nel “Catapan”1 del secolo XV. Rilegato in tavole, le pagine mostrano iniziali con lettere dell’alfabeto e rubriche in rosso indicanti i giorni della settimana e le festività. La scrittura è gotica, poi corsiva, per l’intervento di più redattori nella stesura delle note.
– Un attento esame, rivela che la comunità di Sanguarzo, pur dipendendo dal vicario curato dei Santi Pietro e Biagio di Cividale, aveva un proprio rappresentante. All’inizio di ogni primavera, infatti, la comunità si riuniva per scegliere, tra i sei candidati proposti il “camerario”, la persona responsabile della frazione non solo nell’amministrazione dei beni della chiesa e del bene della comunità, ma anche di gestire i rapporti con le rispettive amministrazioni della zona nei momenti difficili. Questo modo di gestire la comunità è rilevabile anche dalle annuali Visite Arcidiaconali, stabilite nello Statuto approvato nel 1356 dal Patriarca Nicolò di Lussemburgo (1350-1358).
– Nella prima pagina del “Catapan”, di cui si trascrive la traduzione italiana, si comprende qual’era veramente la responsabilità dell’ufficio del camerario.

– “Nel nome di Dio. I camerari della villa di Sanguarzo, fuori dalla porta ambrosiana, inoltrano una causa per una richiesta non ammissibile del loro Vicario Matteo. Questi richiedeva, sebbene non avesse celebrato le S.te Messe nella Chiesa di Sanguarzo e negli anniversari, secondo quanto era espresso nel Catapan, una remunerazione di vino. Nel Catapan si rileva che il sacerdote è tenuto a celebrare le S.te Messe ivi assegnate e di celebrare due volte al mese la S.ta Messa in detta Chiesa. Qualora non fosse nella possibilità, i camerari dovrebbero chiamare qualsiasi sacerdote per le celebrazioni delle sante Messe. Questi (camerari) non sarebbero tenuti a dare al vicario un congio1 di vino per famiglia (pro singulo foco), se non quanto stimerebbero in coscienza”.

– “Noi Francesco De Porto2 canonico della Collegiata della Chiesa della B. Maria della Città d’Austria e in luogo dei rev.mi Signori Francesco Manino, canonico e Arcidiacono in planis, e Francesco Bembi, canonico Arcidiacono, sostituto, fui incaricato, quale giudice, a porre termine per la sua importanza a questa causa, già inoltrata in prima istanza. Visto quanto era stato fatto sia dalle istanze del Comune e dal colloquio con il Vicario Matteo e udito più volte le parti in giudizio, esaminato e letto il Catapan, presentandosi le parti e ammoniti per la vostra definitiva sentenza, riesaminato il processo ed esposto ogni aspetto della vicenda e interrogati se avessero qualche cosa da esporre e non avendo nulla da aggiungere, invocato il nome di Cristo, … dichiariamo, sentenziamo e pronunciamo che Matteo, Vicario della villa di S. Giorgio, è tenuto a celebrare o a far celebrare le S.te Messe e gli anniversari della Chiesa di S. Giorgio, secondo quanto è contenuto nel “Catapan”. Qualora non volesse o non fosse in grado di celebrare, i camerari della detta Chiesa sono tenuti a chiamare tanti sacerdoti quante sono le S.te Messe da celebrare, specificate nel “Catapan” … affinché nei fedeli non sorga scandalo o pericolo per le loro anime e le anime dei defunti siano private dei suffragi”.
– “Circa il congio di vino richiesto dal Vicario Matteo … non ha fondamento, per cui si assolve ogni uomo e il comune da data richiesta, tenendo presente la loro onorata coscienza. Si condanna il Vicario Matteo alle spese. E così diciamo, dichiariamo, sentenziamo e promulghiamo…”.
– Le molteplici annotazioni di nascite, morti, matrimoni e legati, coprono un arco di circa duecentocinquant’anni. Ecco alcuni esempi.

– Decessi:
– * 1347: Zuberta uxor di Zuan domini Marchon obit.
– * 1397: Johannes filius Jacobi Buçut obit in Christo.
– * 1424: Morì Giovanni, figlio di Leonardo dai Furlans.
– Nascite:
– * 1421: Caterina, Nicolò, Giovanni, Simone, questi figli morti nel parto.
– * 1461: Giovanna, figlia di Giovanna di Fortunato.
– * 1461: Giacomo Pachagni figlio di Arnoldo.

– Matrimoni:
– * 1461: Simona, moglie di Francesco di Giacomo Paccagnino.
– * 1392: Celia, moglie di Francesco di San Guarzo.

– Tra queste annotazioni si riscontrano appunti di una comunità che partecipa attivamente alle feste domenicali e degli apostoli, come a quelle dei propri patroni – San Giorgio e San Floriano – e negli anniversari della consacrazione della rispettiva chiesa, per San Giorgio la domenica seguente alla festa di San Giacomo e per San Floriano la prima domenica di luglio; collabora con il camerario eletto, assiste alla visita Arcidiaconale ed alla relazione annuale del camerario innanzi al Visitatore e, per quanto è nelle possibilità, stende innanzi al camerario dei legati a favore della chiesa per propiziarsi la vita eterna.

– Legati:
– * Mese di ottobre 1402: Blasutta (Blas) moglie del fu Valcone, lascia alla chiesa di San Giorgio una sedia, sessanta denari per far riparare un paramento, una marca e un denaro per fare un libro e una cassamadia per il frumento.

– * 7 ottobre 1457: Sia noto e manifesto a qualsiasi persona che Anna de Coloretis lascia alla chiesa di San Giorgio di San Guarzo una marca e a quella di San Floriano lire sei, con la condizione che il camerario della detta chiesa le faccia celebrare tre S.te Messe alla sua morte e nell’anniversario.

– * 1416: Arnoldo (Atnoth) da San Guarzo lascia alla chiesa di San Giorgio superiore un conzo di vino del campo confinante con Giovanni Gallo della Città d’Austria da una parte e dall’altra con il prato di Antonio … a patto che i camerari della detta chiesa facciano celebrare per lui due S.te Messe ogni anno nel giorno del suo anniversario.

– * 24.06.1442: Sabina, moglie di Giacomo di Prat, dona alla veneranda chiesa un campo posto nelle pertinenze di San Guarzo, in località Tavella.
– * 4.05.1464: Matiusso lascia alla chiesa di San Giorgio di San Guarzo una secchia di vino del campo così detto della brayda, prospiciente alla via pubblica e degli eredi del signor Benedetto Body della Città d’Austria, in suffragio dell’anima del padre Giacomo e dei suoi defunti.

– * 15 … : M … lascia alla chiesa denari … perché ogni anno venga dato un secchio di vino a coloro che si recheranno a Castelmonte l’8 settembre.

– La visita Arcidiaconale in planis da parte di un Canonico del Capitolo di Cividale, faceva affluire alla chiesa tutta la comunità. A proposito ecco come veniva effettuata la visita.

– Il giorno 23 ottobre 1575 nella chiesa di San Giorgio mart. in San Guarzo, filiale della vicaria dei Santi Pietro e Biagio fuori porta Brossana, il vicario Francesco Zanutti accoglie il Canonico e Arcidiacono in planis mons. Girolamo Bernardo, del Capitolo della Città d’Austria, per l’annuale visita alla chiesa.
– Con la partecipazione dei fedeli, ai piedi dell’altare viene recitata la debita preghiera e celebrata la Santa Messa. Al termine si fa l’adorazione del Santissimo e l’incensazione degli altari: altare maggiore consacrato sub titulo San Georgii, altare destro consacrato sub titulo San Petri, a sinistra sub titulo San Floriano. A seguito tutti si recano fuori della chiesa a pregare per i defunti (in quel tempo il cimitero si trovava all’esterno della Chiesa). Espletate le preghiere, l’Arcidiacono visita il tabernacolo, la custodia degli Oli Sacri, esamina i vasi sacri i libri liturgici e gli apparamenti se sono secondo le norme del Concilio di Trento. Segue l’inventario: tabernacolo in rame dorato, calici d’argento, due croci in rame d’argento, due messali antichi e uno nuovo secondo il Concilio, il Catapan, una pianeta in raso con figure in filo d’oro … uno in tessuto turchino, camici, cotte, tovaglie e mantili 15, la campanella del Ss. Sacramento, secchiello per l’acqua santa, due lampade per il Ss. … .

– Dopo la visita alla chiesa, il camerario presenta la relazione amministrativa.

– * Nella visita del 22.07.1580 si ricorda un palio con l’immagine a filo d’oro di San Giorgio e una statua della Beata Vergine Maria con tessuto damascato;
– * del 12.5.1602 si menziona l’altare di San Pietro con una tela grande in cui San Pietro è circondato da tanti Santi;
– * del 13.5.1638 si nominano due angeli lignei e anche una statua di San Giorgio.


– La confraternita del SS.mo Sacramento

– Gli indirizzi del Concilio di Trento venivano realizzati anche nelle piccole comunità. L’impegno dei sacerdoti era di offrire alle comunità cristiane una solida istruzione catechistica e una presa di coscienza per una degna partecipazione alla Santa Messa festiva e all’ora di Adorazione, momento di preghiera e di riparazione agli errori del tempo. In conformità a questi indirizzi, il Curato Vicario dei Santi Pietro e Biagio di Cividale, sac. Lonardo Marcuzzi, nell’anno 1643 istituì nella comunità di Sanguarzo la Confraternita del SS.mo Sacramento. Venne steso un regolamento e posto alla considerazione di coloro che avevano dato la loro adesione. Con l’approvazione del regolamento aumentò il numero degli iscritti, che erano quasi i due terzi della popolazione, 210 iscritti.

– Il Regolamento della Confraternita del SS.mo Sacramento.
– “Nota: tutti li fratelli e le sorelle sono tenuti et obbligati tutti et ciascheduna dominica terza di ciascun mese ad andar all’offerta et fasi la elemosina al SS.mo Sacramento et accompagnar la processione del SS.mo che si fa ogni terza d.mica di ciascun mese, con una candela accisa in mano, che le candele sarano comprati dalli camerari di detta Ven.da Fraternita, come anco torzi et candelotti d’accendersi ogni terza d.nica di ciascun mese con gli elemosini; chi si scorderà di anno in anno, per maggior vantaggio ditta Chiesa, li detti camerari sono tenuti far celebrare una messa per l’anime di ciascun fratello e sorella dopo la loro morte. Poi tutte le terze domeniche del mese si celebra per li fratelli et sorelle vivi, e li camerari sono tinuti dar l’elemosina al Curato, soldi 20 per ciascuna messa.
– Per ogni giovedì delle quattro tempore dell’anno, si celebra la messa per li anime di tutti li fratelli et sorelle con le vigilie (adorazione) dopo la messa; e si dà l’elemosina al Curato lira una, parte quattro, dico lire 1,4.
– Nel far i conti dei camerari, si dà il disnar al curato, camerari et monaco (nonzolo) et alli vicini della villa si dà una gicchia di vino et un soldo di pane per ciascun vicino.
– Nota che l’anno 1660 fu definito a piena Vicinanza chi si facissino li conti della Ven.da Fraternita del SS.mo Sacramento, et si mutassino Camerari ogni anno ala festività di Ss.ti Primo e Feliciano, che ricor li 9 del mese di giugno.
– Furono eletti camerari in detto anno et giorno: Batta q. Antonio Simonito e Giorgio Felcar, quali camerari sono tenuti et obligati alla raccolta di formenti, vino, et minuti1, andar casa per casa a’ raccogliere la elemosina di formento, vino et minuti di ciaschiduno della Villa e quello racolto render conto al fine della amministrazione e così di onni anno essiquino tutti li camerari che seguiranno di anno in anno”.
– La popolazione di Sanguarzo, con i suoi ritmi di lavoro, aveva come punti di riferimento, la Santa Messa l’istruzione catechistica, la partecipazione alla Confraternita del SS.mo Sacramento, per una più sensibile vita cristiana, ma anche per una maggiore coesione tra le persone. Così ebbe la possibilità di superare i momenti difficili della peste e le tante carestie dovute alla siccità e alle razzie di eserciti contendenti. Questi avvenimenti non prostrarono la comunità, ma l’animarono ad una più sensibile vita di fede. Il libro storico parrocchiale ne fa fede e così anche i tanti legati elargiti alla chiesa.

– Le processioni rappresentavano un ricordo di un fatto doloroso, che offriva ad ogni partecipante di riconoscere una propria storia. Ecco quanto ci riferisce il libro storico della parrocchia: “Il giorno 20 gennaio, solennità dei Santi Fabiano e Sebastiano, processione intorno alla Chiesa eseguendo l’inno dei Martiri, il canto del Vangelo e Santa Messa per un voto della comunità – ab antiquo -. Sanguarzo, nel sec. XVIII venne colpito dal flagello della peste, per cui i fedeli invocarono la protezione dei Santi Martiri. Il 9 luglio 1682 Antonio De Marco di S.Guarzo, anni 73, ricevuto i Santi Sacramenti della Confessione e dell’Unzione degli Ammalati, rese l’anima a Dio, il cui corpo venne sepolto nel proprio orto presso la casa, perché non sia un contagio di peste e pericolo di morte. Così diede l’ordine il sig. Dominigo Mocenigo pro tempore procuratore per la salute nella zona di Cividale.”
– Vocazioni

– La vita di fede e di comunione in famiglia, la comprensione e l’aiuto reciproco tra famiglie crearono uno spirito nuovo che favorì le vocazioni sacerdotali e religiose.
– Nella visita Arcidiaconale del 13 maggio 1638 si nomina il sac. Giacomo Muloni, quale cooperatore del vicario Curato dei Santi Pietro e Biagio, can. Nicola Tramontini. In data 29 aprile 1640 si rileva il can. Francesco Muloni quale visitatore Arcidiaconale.
– Si riportano i nominativi di sacerdoti e di religiose di Sanguarzo:
– sac. Domenico Mullone nato nel 1657, cooperatore a Sanguarzo e poi curato di Rualis, morì il 25 ottobre 1706;
– sac. Battista Strazzolini, nato nel 1670, morì in Sanguarzo il 25 gennaio 1720;
– sac. Filippo Simonito, nato nel 1631, cooperatore a Sanguarzo, morì l’11 novembre 1709;
– sac. Francesco Simonito, nato nel 1671, cooperatore a Sanguarzo, morì il 4 agosto 1741;
– sac. Pietro Muloni, nato nel 1666, capellano di Sanguarzo, morì il 19 maggio 1775;
– sac. Domenico Baldassi, nato nel 1692, morì in Sanguarzo il 5 agosto 1747;
– sac. Antonio Dini, nato nel 1704, morì in Sanguarzo il 15 aprile 1779;
– sac. Domenico Mulone, nato nel 1707, morì in Sanguarzo il 9 gennaio 1779;
– sac. Antonio Boscutto, nato nel 1726, morì in Sanguarzo il 10 settembre 1768;
– sac. Giovanni Battista Pittione;
– sac. Antonio Bacchetti, nato il 20 marzo 1828, cappellano a Sanguarzo dal 1857 al 1896, morì in Sanguarzo il 13 aprile 1796;
– sac. Luigi Cicuttini, nato il 29 aprile 1829, cappellano a Firmano, si ritirò per malattia a casa propria in Sanguarzo il 6 novembre 1901, morì il 22 marzo 1906;
– sac. Antonio Dini, nato il 25 luglio 1844, parroco a Prepotto, morì il 31 dicembre 1921;
– suor Concetta (al secolo Maria) Bevilacqua, nata il 30 settembre 1855, benedettina a Trieste;
– suor Matilde (al secolo Filomena) Bevilacqua, nata il 30 settembre 1859, benedettina a Trieste;
– sac. Domenico Pittioni, nato il 3 maggio 1855, professore in Seminario, Canonico dell’Insigne Capitolo di Cividale;
– sac. Vincenzo Pittioni, nato il 29 luglio 1983, parroco di Muzzana;
– sac. Giuseppe Bevilacqua, nato il 6 febbraio 1877, parroco a Sammardenchia;
– Ida Angelica Iussigh, nata il 29 aprile 1880, Suora delle Dimesse, Udine;
– Lucia Lesizza, nata il 5 aprile 1884, Suora a Como, morì il 29 gennaio 1974;
– sac. Domenico Pittioni, nato il 10 dicembre 1895, la I Santa Messa in Sanguarzo il 17 luglio 1923, morì il 22 aprile 1925.


– Collettoria Postale

– Per la comunità di Sanguarzo sentirsi cristiani significava anche essere al servizio per il bene del prossimo. Nel secolo XIX, come nei secoli precedenti, il paese era punto di passaggio obbligato per il transito verso le Valli del Natisone. La corrispondenza e le ordinanze amministrative venivano trasmesse mediante corrieri. Il ritardo nella consegna della corrispondenza e di certi atti amministrativi comportava per gli abitanti dei piccoli paesi o delle borgate di montagna essere privati di certi diritti fondamentali per la convivenza sociale. Nel 1854 una famiglia si impegnò a recapitare la corrispondenza nella zona sinistra delle Valli del Natisone e da Purgessimo sino a Prepotto. Questo impegno non venne meno quando il Friuli, nel 1866, fu restituito al Regno d’Italia. Il ritorno alla madre patria indusse la famiglia interessata e la comunità ad inoltrare al Ministro delle Poste a Telegrafi in Roma la domanda per la “costituzione di una Collettoria Postale di I Classe”.
– In data 11 gennaio 1898 la Direzione delle Poste e Telegrafi di Udine comunicava al primo firmatario della petizione, sig. Giuseppe Simonitti, che il Ministero con nota del 6 gennaio 1898 “ha fatto conoscere d’aver destinato il Mulloni Osvaldo di Antonio Filippo al posto di Collettore di I Classe a S. Guarzo. La data poi di apertura di detta Colletoria è subordinata al disbrigo delle pratiche relative alla cauzione che il Mulloni deve presentare, per qual proposito avemmo già date disposizioni al … dell’Ufficio Postale di Cividale”.
– Questo servizio, frutto dei sacrifici e dello spirito altruistico di una comunità, è tuttora orgoglio della frazione per il bene di tante persone anziane.