Il lavoro non accampa diritti su tutta la vita, né è l’essenziale della vita dell’uomo. Al di sopra del lavoro v’è la vita dell’anima, la vita dell’intelligenza e la vita dell’amore.

Il lavoro é un esercizio particolare dell’attività, naturale ma penoso, applicato all’elaborazione di una opera utile, materiale o immateriale che sia.

Occorre distinguere il lavoro dall’attività in genere, e in modo specifico dalla creazione che é la forma di attività più propriamente spirituale.
L’attività è il complemento dell’uomo e il tessuto continuo della sua vita (compresa la sua cosiddetta vita interiore o contemplativa)

Il lavoro quindi non accampa diritti su tutta la vita, né è l’essenziale della vita dell’uomo. Al di sopra del lavoro v’è la vita dell’anima, la vita dell’intelligenza e la vita dell’amore.

Vi può essere un’eresia del lavoro quando – come avviene nel regime di Ford o di Stalin – si incanalano in una mistica del lavoro tutti gli entusiasmi dell’uomo.

Poiché la sofferenza é un elemento essenziale del lavoro anche se restituito alle sue condizioni normali, il lavoro non può dar luogo a una gioia pura e perfetta né costituire la beatitudine suprema dell’uomo.

D’altra parte, essendo il lavoro un esercizio naturale – per quanto penoso – , è accompagnato come ogni atto da una gioia sostanziale, la quale proviene prima di tutto dal fatto che l’elaborazione di un’opera segna lo sviluppo e il compimento della persona, poi dal fatto che il lavoro, prestando un servizio utile ad un nucleo sociale, crea e rafforza il senso della società-comunità.

La dignità del lavoro proviene dalle sue conseguenze umane e non dalle sue conseguenze economiche. Perciò se esiste una gerarchia di dignità negli oggetti del lavoro, non ve n’è nel lavoro come tale: non esistono lavori nobili e lavori servili; e il lavoro più degno é sempre quello più disinteressato, non già quello più utile.

Pur non essendo il lavoro la vocazione essenziale dell’uomo, esiste un obbligo di lavorare motivato dai fini che l’uomo raggiunge mediante il lavoro:

1) Il lavoro è mezzo per ogni uomo di garantirsi il minimo di sussistenza per sé e per coloro che gli sono naturalmente a carico ; inoltre in via generale gli deve permettere condizioni di vita umane.

2) Il lavoro é un considerevole strumento di disciplina per la persona, che é il primo valore spirituale.

3) Il lavoro in uno stato economico e sociale in cui occupi la maggior parte delle ore dell’uomo é una delle fonti principali del cameratismo che apre la strada alle comunità più profonde.
Le condizioni normali del lavoro umano vengono più o meno falsate dalle condizioni al lavoro nelle diverse epoche della storia.

L’attuale società rifiuta il lavoro a milioni di uomini che lo reclamano e, soprattutto nel lavoro operaio, ha lasciato che la sofferenza – elemento secondario del lavoro – abbia sempre avuto il predominio di fatto più che di diritto. quindi un personalismo rivoluzionario deve raggiungere anche la ripartizione, il regime e la rimunerazione del lavoro per riportarlo il più possibile alla sua condizione normale.

Quanto alla ripartizione del lavoro : poiché tutti gli uomini hanno un diritto assoluto a un minimo di vita e questo é garantito solo dal lavoro di tutti, e poiché d’altra parte ogni esistenza esige un minimo di lavoro per conservarsi umana, ogni uomo ha diritto al lavoro. Questo diritto oggi é apertamente violato da un regime che ha la pretesa di poggiare sul lavoro e proprio per questo fatto si trova nell’incapacità di dare lavoro a coloro che ne chiedono (disoccupazione endemica).

Quanto al regime di lavoro: poiché i compiti più servili sono ancora imposti a una maggioranza per tradizione ereditaria e i posti di comando e di responsabilità spettano a una minoranza ereditaria, per quanto in parte casualmente rinnovata, e poiché in seno ad ogni categoria la ripartizione delle professioni si attua in base a un gioco di libera scelta o di pregiudizi di considerazione che aggravano il disordine e ingombrano il mondo del lavoro di un proletariato spirituale di spostati, di uomini che non occupano posti confacenti ai loro gusti e alle loro capacità, bisogna raggiungere, con un’organizzazione diretta benché non statatizzata, una riforma che miri a ripartire i compiti servili fra tutti indistintamente, e ad orientare professionalmente i giovani lavoratori per assicurare quell’indirizzo e quell’ambientamento richiesti dalla loro vocazione personale.

E non va dimenticato l’impegno di diminuire sempre più gli elementi di sofferenza insiti nel lavoro e notevolmente aumentati col rapido sviluppo della meccanizzazione, la quale ha ridotto il lavoro da creazione personale a termine intermedio, imperfetto tra la materia e la macchina(ma di questo fatto non è responsabile la meccanizzazione, bensì l’orientamento che le è stato dato dai suoi dirigenti ) formando, accanto a un proletariato economico e responsabile della propria miseria, un proletariato umano spersonalizzato, squalificato, che torna a scapito e a condanna di un regime.

Quanto alla rimunerazione del lavoro il salario va calcolato in modo da:

1) Assicurare i mezzi di sussistenza del lavoratore e delle persone che gli sono legittimamente a carico, funzione prima del lavoro (salario vitale). Questo minimo non può in alcun caso essere trasgredito, e deve essere riportato all’indice della vita(salario reale).

2) Assicurare al lavoratore un livello di benessere e di tranquillità che gli pemetta di condurre una vita pienamente umana(salario culturale)

3) Rispondere alle necessità dell’impresa e dell’economia generale.

Dato che le forme dei salari attuali dipendono da un’oligarchia del denaro e non già da una giusta autorità sociale, dovranno scomparire per dar luogo a forme che sono ancora da determinare, ma che saranno dettate da un regime di comproprietà e di cogestione correlativa.

(da:Mario Montani- Persona e società , Il messaggio di E.Mounier.,1977ed.Elle di ci,p.160)