dal Messaggero Veneto del 15/02/03
di Sabrina Zannier

L’industria in dialogo con il museo: tavola rotonda a palazzo Torriani
Impresa che fa cultura: legno e design in Friuli dagli archivi della Fantoni


di SABRINA ZANNIER

Un’atmosfera insolita, densa e fibrillante, ricca di partecipazione sentita e propositiva era ciò che si respirava nella foresteria dell’Associazione Industriali di Udine nell’ambito dell’incontro intitolato Fare cultura: il design al museo, organizzato dal Centro Ricerche Fantoni con la curatela di Anna Lombardi. Atmosfera insolita perché insolita era la volontà di dialogo e confronto tra parti per lo più distanti: l’industria, il museo, l’istituzione comunale predisposta al sostegno della cultura, e la cultura rappresentata da veri e propri luminari nel campo del design e dell’arte, nonché dall’ambito accademico.

Si è trattato di una tavola rotonda, dialogante con il pubblico, tanto insolita da poter essere ricordata come primo anello di una catena che ci si augura possa annodarsi nel territorio attraverso la programmazione di altri incontri e di concreti eventi.

Di uno già se ne parla: la mostra intitolata Legno, industria, design, che si terrà in primavera nella chiesa di San Francesco a Udine, rispondendo alla domanda delineatasi come fil rouge dell’incontro: “Si può parlare di cultura quando si parla di prodotto industriale? E, se si tratta di oggetti d’uso corrente, c’è una contraddizione di fondo nel mettere il design in museo?”.

Giuseppe Bergamini, direttore dei Civici Musei, Liliana Cargnelutti, assessore alla cultura del Comune, nonché promotrice dell’iniziativa, e Isabella Reale, conservatore della Gamud, hanno annunciato la mostra come un percorso di riscoperta e di approfondimento della storia culturale, sociale e d’impresa del Friuli attraverso gli archivi Fantoni.

Ma non solo; grazie all’eccezionalità del lavoro svolto da Alessandra Fantoni, che ha rivolto grande attenzione anche alla microstoria dell’azienda, come del resto sottolineato pure da Anti Pansera, storico del design e docente al Politecnico di Milano, sarà possibile ricostruire anche la storia dell’industria italiana del legno dal 1882 a oggi, per proiettare una maggiore consapevolezza del passato sulla via di costruzione del futuro. Il tutto a partire proprio dall’importante relazione con il territorio, perché – ha detto Pansera – «attraverso la storia di un’azienda come la Fantoni si giunge a un bilancio sociale utile allo storico e al sociologo per individuare la proiezione nel domani. In ben 120 anni di storia della Fantoni si delinea, inoltre, un filo rosso di sviluppo tecnologico nazionale, attraverso una sola azienda e un solo territorio. Il ché si presta molto bene ad essere illustrato in un percorso espositivo di natura museale».

Percorso che si prospetta articolato in puntuali sezioni: dal design, con l’esposizione di alcuni mobili selezionati a rappresentarne lo sviluppo ideativo, tecnologico e progettuale dal primo ‘900 lungo i vari decenni del secolo fino ai prodotti più attuali; dalle pubblicazioni che hanno raccolto i contributi di artisti, disegnatori, visual design che hanno contribuito a costruire l’immagine Fantoni, fino all’architettura, rappresentata in mostra da gigantografie di Gabriele Basilico noto, per l’appunto, sul fronte della fotografia industriale… fino alla sezione della tecnologia, che servirà a illustrare cosa c’è dietro a un prodotto, ieri come oggi.

Così ha annunciato la mostra Anna Lombardi, che durante la tavola rotonda ha saputo condurre un’attenta e a volte provocatoria regia, tanto da aprire il dibattito su molti temi di stretta attualità culturale, affrontati da voci autorevoli, come quella di Raimonda Riccini, docente universitaria, che ha puntato l’attenzione proprio sulla «tecnologia da intendersi come elemento di cultura, tanto da non poter essere separato dal valore estetico perché oggi gli oggetti d’uso sono spesso oggetti tecnologici, e perché la cultura in genere passa sempre più attraverso strumenti tecnologici. Ecco perché dobbiamo rivedere e attualizzare tale rapporto, per concepire la tecnologia come un valore intrinseco all’oggetto, e non come valore aggiunto, esattamente come per il design».

Ma che cos’è il design? Termine ampio e complesso, affrontato in termini filosofici da Maurizio Vitta, esperto in teoria della comunicazione visiva, che lo ha definito come «progettazione della presenza dell’oggetto nel nostro spazio quotidiano», puntando l’attenzione sul fatto che «oggi il design non si esaurisce nella funzione d’uso, perché il concetto stesso di funzione si è allargato tanto da declinarsi in funzione architettonica, funzione simbolica, funzione estetica e, in qualche caso, anche funzione affettiva». Un concreto esempio è stato dato citando il caso della televisione: quando la accendiamo ci dimentichiamo della sua valenza oggettuale, ma quando è spenta riaffiora in tutta la sua matericità caricandosi di tutte quelle funzioni distinte dalla funzione d’uso. Ecco perché gli oggetti della nostra quotidianità possono essere definiti come degli «attrattori strani, recuperando tale definizione dalla teoria del caos: attrattori destinati a modificare la vita e la forma stessa del sistema», in tal caso lo scenario della nostra esistenza domestica.

Se gli oggetti, oltre alla funzione d’uso, coinvolgono la sfera dell’immagine e dell’esteticità attivando un rapporto sensoriale ed emozionale, e scatenando problematiche filosofiche e critiche, allora la domanda di fondo del convegno è destinata a trovare una risposta positiva e, come ha detto Paolo Fantoni, «l’incontro fra il museo, la pubblica amministrazione, gli industriali e l’università, raccolti per pensare e fare il futuro, unitamente all’emergente fioritura degli archivi storici aziendali e all’interesse del mondo accademico verso questi stessi, delinea una progettualità che non è quella di creare un evento, bensì una rete di eventi culturali capaci di capitalizzarsi insieme».
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