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Ancora una ventata di guerra sfiorò il santuario dal 1615 al 1618, quando truppe tedesche, in lotta con la Repubblica di Venezia, misero a fuoco i villaggi circostanti; anche questa volta Castelmonte fu salvo. Nel complesso i due secoli trascorsero abbastanza tranquilli, funestati soltanto da ricorrenti carestie. Durante il lungo periodo di pace si potè procedere a consistenti lavori di trasformazione nel castello e nel santuario. Nel 1643-45 venne costruito il pozzo, che ancora sussiste: un tentativo di risolvere il secolare problema del rifornimento idrico, raccogliendo e conservando le acque piovane. cast15 picture Nel 1674 fu costruita la Loggia nella palazzina antistante il pozzo, con la trifora dalle porte a pietre bugnate. Anche il borgo castellano cambio aspetto. Prima era costituito da casupole, coperte per lo più da lastre di pietra. Il Capitolo del Duomo di Cividale acquistò gradatamente le casette sulla destra, salendo la viuzza, e le sostituì con dormitori per i pellegrini. Solo in basso, presso il torrione, rimase uno stallo per comodità di coloro che salivano al santuario con cavalli o carri. Sulla sinistra invece c’erano in alto le due case delle Confraternite di Santa Maria e del SS. Sacramento. Queste, distrutte da un incendio nel 1785, vennero subito ricostruite nella forma attuale; e nel 1825 passarono in proprietà del santuario, come indicano le due lapidi con la scritta Casa di Santa Maria, che furono allora collocate e sono tuttora visibili. L’8 settembre del 1732 smottò il terreno dalla parte anteriore della chiesa, compromettendo la stabilità della stessa facciata. Perciò, su disegno di Francesco Andrioli, nel 1737 vennero eseguiti dei lavori che diedero all’edificio l’ampiezza attuale. All’intemo, gli altari in legno erano stati sostituiti nel 1685-87 con gli attuali in marmo, costruiti da Paolino Tremignon di Venezia. cast18 picture Il 15 maggio 1744 l’ ultimo patriarca di Aquileia, Daniele Delfino, saliva a consacrare il santuario rinnovato: a ricordo della celebrazione rimase una pianeta, sulla quale è ricamato il suo stemma raffigurante tre delfini. Quando giunsero quassù i francesi, nel 1797, confiscarono tutti gli argenti del santuario, Come di tutte le chiese: si salvò solo l’ex-voto con il plastico in argento della città di Gemona. Andò perduta, tra l’altro, una statua della Madonna con il Bimbo in argento massiccio, recante lo stemma degli Asburgo (secolo XIII o XIV). cast16 picture cast17 picture

da: BADAN U. (a cura), Castelmonte. Guida storica illustrata del Santuario, Castelmonte 1993.