medj picture

Non è il solito filmatino su Medjugorje girato sul momento.
Si tratta di un’opera molto seria che ha richiesto anni di ricerca, studio, riprese e risorse economiche.
Molto importanti sono gli interventi  del teologo René Laurentin e il dott. Frigerio
Il filmato è un documento storico per il quale l’amico regista Marcello De Stefano, molto conosciuto in Friuli, ma anche a Cinecittà (http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_De_Stefano)  ha lavorato per molto tempo dagli anni ’80 a proprie spese.
Ho collaborato per molte riprese recandomi appositamente a Medjugorje

E’ disponibile l’intero filmato (che dura 5 ore) in 4 DVD      

Per informazioni:     [email protected]

Data: 1990 – quattro film –
Regia: Marcello De Stefano
Soggetto: Marcello De Stefano
Sceneggiatura: Marcello De Stefano
Fotografia: Pier Angelo Piai e Francesco Zillio
Scenografia: Ermes Gazziero
Musica: Rodolfo de Chmielewski
Arrangiamento musicale: Raul Lovisoni
Suono: Cometa-Roma
Speaker: Giorgio Merlino, Graziella Ricci Polini, Mirella Bragagnolo
Montaggio: Marcello De Stefano
Produzione: Demark Film, Udine, 1990
Durata punto 1: 120’
Durata punto 2: 49’
Durata punto 3: 50’
Durata punto 4: 80’

MARCELLO DE STEFANO NEL 1993 OSPITE DELLA TRASMISSIONE “I FATTI VOSTRI”

In
data venerdì 4 giugno 1993, Marcello De Stefano è ospite della
trasmissione «I fatti vostri» ai tempi animata da Fabrizio Frizzi per
proporre allo sguardo attento ed interessato del presentatore e del
pubblico, sia quello della piazza (e quindi di scena) sia quello
televisivo, un film-saggio da lui girato e montato, facente parte della
sua ultima fatica cinematografica dal titolo Il mistero Medjugorje in
punti quattro, nel quale sono registrati alcuni «segni» di natura
prodigiosa dei quali il regista, assieme al suo operatore, aveva avuto
modo di essere spettatore nel paesino della Bosnia.

Nel corso
dell’intervista, De Stefano ha presentato con molta chiarezza ed
equilibrio i fatti avvenuti a Medjugorje senza addentrarsi in
interpretazioni teologiche e condividendo la prudenza della Chiesa nel
considerare la veridicità di tali avvenimenti, ma affermando comunque
che qualcosa di non facilmente spiegabile sia accaduto sotto i suoi
occhi e sotto quelli di coloro che tantissime volte nel corso degli anni
sono stati spettatori di inattese «apparizioni». Al termine del suo
incontro con Fabrizio Frizzi, inoltre, il regista friulano lancia un
importante messaggio dall’alto contenuto umano e morale e cioè un invito
rivolto a tutti gli uomini affinché essi riscoprano la propria
coscienza e facciano dell’amore la dimensione quotidiana della loro
vita.

L’ESPERIENZA DI MEDJUGORJE

L’esperienza di Medjugorje incomincia per De Stefano nel 1984,
ma la lavorazione del film si presenta da subito lunga e faticosa,
innanzitutto a causa delle difficoltà di natura economica (infatti il
regista fu costretto a sobbarcarsi il costo del film) e di quelle
riguardanti i mezzi tecnici a sua disposizione, ma soprattutto perché
nelle sue intenzioni non vi era quella di dar vita ad un’opera di
semplice carattere illustrativo, ma al contrario egli voleva analizzare
il fenomeno da ogni punto di vista, in modo da realizzare un lavoro di
scavo, il più possibile esaustivo.

È per questo motivo che a mano a
mano che le riprese andavano avanti ci si accorgeva che i tempi di
realizzazione del film sarebbero stati significativamente maggiori
rispetto a quelli previsti. Racconta lo stesso De Stefano: «Un fatto
scientifico, ad esempio, dovevo seguirlo, raccogliere le relative
obiezioni da fuori e trovare anche le risposte adeguate. Ciò perché non
si trattava di un semplice fatto di rappresentazione o informazione, ma
di documentazione approfondita. Gli avvenimenti avevano un loro tempo
evolutivo, implicavano anche interventi esterni da parte di servizi
televisivi a cui dovevo assistere e dare anche una relativa
risposta» (159).

Ne
nasce un’opera dal respiro ampio e complesso, potremmo forse definirla a
mio parere “totale”, che raccoglie tutto il materiale che De Stefano e
la sua ristrettissima troupe sono riusciti a raccogliere nell’arco di
più di quattro anni, con più di seimilaseicento ore di riprese, tanto
che, come si legge sulla rivista “ IL SEGNO”, i tecnici di Cinecittà gli
avrebbero detto che se quella enorme mole di materiale fosse stato
«pellicola» e non «nastro», essa avrebbe fatto di De Stefano “il
padrone-datore di lavoro di Cinecittà per anni” (160).

IL FILM

Il film,
realizzato in videocassetta per la durata complessiva di circa cinque
ore, è stato definito all’epoca il “più vasto e completo documento che
finora sia stato realizzato sulle apparizioni della Madonna di
Medjugorje” (161) e presenta una struttura che lo vede diviso in quattro
parti o meglio, come tiene a precisare il regista, in quattro film veri e
propri che in qualche modo mantengono una certa indipendenza l’uno
dall’altro.

Cerchiamo ora di riassumere ed analizzare il contenuto di
ognuna delle opere filmiche
.

A) “Medjugorie punto uno”

La prima opera è stata diviso dal regista in tre ulteriori unità chiamate “parti”.

Nella
prima parte vengono presi in considerazione i fatti accaduti nel
piccolo paesino della ex Jugoslavia, con i pro e i contro. In
particolare vengono intervistati i protagonisti diretti delle
apparizioni, sei giovani che dal 24 giugno 1980 (data della prima
apparizione mariana) sostengono di avere contatti periodici con la
Madonna, la quale si presenterebbe loro al fine di comunicare alcuni
messaggi riguardanti il destino
dell’umanità in funzione di una vita eterna.

Le telecamere riprendono
infatti in particolare Miriana, Jacob, Ivanka, Ivan, Maria e Vicka
seguendoli anche in alcuni momenti della loro giornata e registrando le
varie reazioni che seguono ad alcuni avvenimenti importanti come, ad
esempio, quelli riguardanti il comportamento contraddittorio del vescovo
di Mostar, il quale dapprima aveva palesato una propria convinzione
favorevole alla veridicità delle presunte apparizioni mariane, per poi
ritrattare il tutto e dichiarare il suo deciso rifiuto di ciò che
accadeva a Medjugorje.

De Stefano è riuscito a riportare anche le
risposte della gente del posto in contrapposizione al secco “no” del
vescovo e ad analizzare i risvolti della vicenda.

La seconda parte
prende in esame le risposte da parte della scienza che giustamente cerca
di analizzare i fatti accaduti con la razionalità e la lucidità che le è
propria. In particolare, in questa sezione, vengono illustrate le
considerazioni psicologiche e psichiatriche che sono state stilate sui
veggenti di Medjugorje da una équipe di scienziati, che alla fine
riconosce la perfetta salute mentale dei veggenti esaminati.

In merito a
questa parte, ed anche a quella successiva, vi è una dichiarazione del
regista che si riferisce ai tempi delle riprese e che vuole mettere in
luce come, anche nel comporre la sezione del film-saggio riguardante le
osservazioni scientifiche, egli avesse incontrato non poche difficoltà.

Circa il metodo usato dalla scienza infatti De Stefano precisa:
«Inizialmente si usavano i metodi più antiquati ed immediati come i
pizzicotti, lo spillo; più tardi la scienza è entrata con maggior peso, ma
bisognava attendere pazientemente i risultati e le pubblicazioni dei
dati, le reazioni – contro i veggenti (n.d.r.) – come quelle di
Gramaglia che risultarono infondate dalla stessa lettura degli
encefalogrammi effettuati sui veggenti dalle équipes mediche francese
ed italiana» (162).

Nella terza parte, che chiude il punto primo,
vengono presentate le considerazioni neurologiche e neurofisiologiche
sempre relative ai veggenti. Ed anche questa volta la scienza riconosce
la perfetta autenticità di comportamento dei ragazzi dichiarando che i
fenomeni che vivono i veggenti di Medjugorje non possono essere spiegati
in chiave prettamente “naturale” (163).

B) “Medjugorje punto due”

Si
passa, dopo il «sì» della scienza, ad interpellare in merito
all’argomento “apparizioni” il parere della teologia, che si dimostra
sostanzialmente favorevole al detto fenomeno.
Viene anche sottolineato
come si possano vedere in apparizioni quali quelle di Lourdes e Fatima
degli antecedenti rispetto a quelle di Medjugorje, con ampia loro
trattazione circa anche una concatenazione di fatti significativa che le
fa apparire legate al mondo in parallelo al farsi della sua storia.

Conseguita,
anche nell’approfondimento teologico, l’opinione della fondatezza del
fenomeno, si passa quindi a considerare ciò che effettivamente dovrebbe
accadere a Medjugorie, da qui i punti tre e quattro.

C) “Medjugorje punto tre”

Vengono
considerati i miracoli, materiali e spirituali, con la presenza anche
di parere scientifico in merito, parere scientifico che li
riconoscerebbe tali.

D) “Medjugorje punto quattro”

Si
passa qui ad analizzare i «segni del soprannaturale» che avverrebbero a
Medjugorje. Vengono presentate a questo proposito le varie obiezioni e
controbiezioni al fine di dare vita ad un documento che risulti valido e
teso il più possibile a stabilire l’attendibilità o meno dei fatti, in
modo che ognuno possa costruirsi una propria opinione.

È da
sottolineare che in questa opera filmica vi è il passaggio da una prima
ad una seconda parte, non attraverso delle scritte che ne annuncino il
passaggio, ma per mezzo di alcuni secondi di fotogrammi in nero, seconda
parte nella quale si parla di parapsicologia quale possibile obiezione
alla soprannaturalità dei fatti, obiezione che però viene negata da
esperienze scientifiche, di carattere parapsicologico, operate sui
veggenti dall’esperto dottor Gagliardi.

In questa quarta parte del
film poi, vengono inserite le immagini riprese per conto del regista dai
suoi operatori Pier Angelo Piai e Francesco Zillio, nonché anche da
videoamatori in pellegrinaggio a Medjugorje, e che De Stefano suggerisce
come possibili interpretabili «segni» della presenza di una dimensione
soprannaturale.

Nell’intervista fatta a De Stefano dal suo operatore
Pierangelo Piai, sulla rivista “IL SEGNO”, nel settembre del 1989,
alla domanda: «Qual’è la sostanza del messaggio che tu hai voluto
formulare in maniera così originale e tradizionale
contemporaneamente?» (164), De Stefano risponde mettendo in luce, a mio
parere, anche i motivi e gli obbiettivi che l’hanno spinto a realizzare
l’opera su un argomento così controverso: «Il messaggio è quello di
Medjugorje: riproporre il recupero della fede nella tradizione affinché
divenga forza viva.

Vi è implicitamente il messaggio legato
all’ecumenismo conciliare e all’amore universale nella vera pace. Esso invita
a riconsiderare il fatto etico come portante della verità, riaffermato
alla luce di un grande fatto autoritativo come quello di Medjugorje in
un mondo che ha rinnegato i propri principi cristiani nella cultura
odierna. Vi è, quindi, una riproposta della fede non come alienazione,
per cui ribadisco, come il vescovo di Spalato (che è favorevole alle
apparizioni), che occorre anche un impegno operativo, senza il quale la
preghiera sarebbe insufficiente.

Non si tratta di recuperare una
religiosità «privata» fortemente consolatoria (che finisce con l’essere
una grave mancanza di autentica religiosità), ma del recupero
dell’impegno a vivere di vera fede nel mondo, in qualsiasi condizione
ciascuno di noi si trovi» (165).

E questo messaggio ecumenico, De
Stefano lo propone da sempre per mezzo della propria opera (sia essa
cinematografica, pittorica o letteraria), anche dove egli non affronta
direttamente l’argomento religioso, come in Incontro con un’infanzia
rifiutata, in In un linguaggio il futuro o nella trilogia di
Controlettura.

È da precisare, inoltre, che anche in un film-saggio
così religiosamente particolare – come questo su Medjugorje – non manca
la presenza della terra friulana. Infatti vi è una lunga intervista,
altamente significativa per il fatto “Medjugorje” , relativa a persona
(e anche ad un suo familiare: la madre) del Friuli, la quale avrebbe
vissuto, in Friuli, precedenti eventi di natura precognitiva in rapporto
alle apparizioni di Medjugorje concernenti sia il suo passato che il
suo futuro.

Per quanto riguarda i dati tecnici merita di essere
segnalata soprattutto la presenza di musica appositamente composta da
Raul Lovisoni e Rodolfo de Chmielewski, che è anche cantore della sigla
introduttiva.

L’uscita
ufficiale del film-saggio Il mistero Medjugorje in punti quattro ha
avuto luogo a Firenze in occasione del convegno «Medjugorje, anno
decimo: un messaggio di speranza nella luce e nella continuità di
Lourdes e Fatima»
tenutosi dal 17 al 19 maggio 1991 – dando origine alle
moltissime proiezioni, per anni, in Italia e all’estero, della
“tetralogia” -.

A mio parere, dopo la visione della or detta
“tetralogia” di Marcello De Stefano, ognuno potrà trarre le proprie
conclusioni riguardo alla veridicità o meno delle cosiddette apparizioni
mariane, ma c’è una cosa sulla quale tutti dovremmo convenire, e cioè
sulla perfetta riuscita del film come opera completa, a trecentosessanta
gradi si potrebbe dire, di documentazione sull’evento.

E non potrà non
stupirci la costanza, la caparbietà e l’acuto spirito critico che
caratterizzano da sempre la persona del regista friulano, che nel lungo
arco di cinque anni, nonostante numerosi momenti di sconforto e
nonostante le tantissime difficoltà incontrate, non si è perso mai
d’animo ed è riuscito a portare a termine un progetto importante, non
solo per la sua attività cinematografica, ma forse soprattutto perché,
essendo credente convinto, ha risposto ad un’esigenza profonda che da
tempo gli si agitava nell’animo.

E non potremmo non essere tutti
d’accordo anche sulla validità del messaggio di fondo lanciato da De
Stefano con questo film, che indica – e per un non credente in una
efficace metafora – nell’Amore universale l’unica via di salvezza per
l’umanità (tutta l’umanità, di qualsiasi razza, religione, sesso, classe
sociale, credo politico) dal baratro in cui sembra sempre più
precipitare attraverso le guerre, la violenza, il cinismo, l’alienazione,
il crescente inquinamento ambientale, tutte piaghe che sono sempre più
parte integrante della nostra realtà quotidiana (166).

NOTE

159 Pier Angelo Piai, L’intervista – Il Mistero Medjugorie in punti quattro su «Il Segno», settembre 1989. pag. 33.

160 Il Mistero Medjugorie in punti quattro su «Il Segno», luglio 1991. pag. 32.

161 Così si legge nel volantino «Il Mistero Medjugorie in punti quattro – anche il punto sul mistero?»

162 Pier Angelo Piai, art. cit., pag. 34.

163 Cfr. le parole pronunciate dal dott. Luigi Frigerio – Clinica Mangiagalli di Milano- all’interno del video.

164 Pier Angelo Piai, art. cit., pag. 34.

165 Ibidem.

166 Dal 1992 De
Stefano ha iniziato ad effettuare, e continua tuttora, riprese relative
al dato Medjugorje al fine di assemblarle poi in un altro film-saggio
quale appendice-aggiornamento rispetto alla tetralogia.

“Medjugorie punto uno”

“Medjugorie punto due”

“Medjugorie punto tre”

“Medjugorie punto quattro”