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Data: 1983
Regia: Marcello De Stefano
Soggetto: Marcello De Stefano
Sceneggiatura: Marcello De Stefano
Fotografia: Claudio Toson
Consulenze: Adalberto Burelli, Mario Quargnolo, Arduino Cremonesi, Alessandro Vigevani, Vittoria Masutti
Disegni: Ermis e Arrigo Poz
Musiche: Bruno Rossi
Suono e editing: Cinecittà
Speaker: Gianfranco Scialino, Graziella Ricci Polini
Montaggio: Salvatore Mereu, Marcello De Stefano
Produzione: Curik Film, Udine, 1983
Durata: 50’

Il
1983 è l’anno del millenario di Udine e, per celebrare l’evento, il
Comune decide di organizzare una serie di iniziative volte a celebrare
in modo adeguato i mille anni della città, facendo in modo che questo,
come sottolinea il sindaco allora in carica Angelo Candolini, possa
essere “un momento di verifica di quella politica culturale della città
al servizio di tutto il Friuli, come capitale storica, ma anche un
momento di intensificazione del lavoro già avviato” (108).

E nell’ambito
di queste iniziative, al cinema è stato dato l’onore del via alle
celebrazioni. Infatti è il film di Marcello De Stefano, definito da
Claudia Brugnetta “il perno del cinema friulano”109, Uno, due e Udine poi
(segmenti
di storia in un millenario (questo è il titolo del film per intero) ad
aprire la serata inaugurale al teatro Palamostre di Udine giovedì 9
giugno alle ore 20.45.

La pellicola verrà anche riproposta in tutte le
sale cinematografiche della città, gratuitamente, nei giorni 10 e 11
giugno, oltre ad essere proiettata, “non stop”, nell’ambito della serata
di ufficiali festeggiamenti, sabato 11 sia nel suggestivo scenario del
Salone del Castello che nella piazza San Giacomo di Udine.
In seguito
il film-saggio, come pure la registrazione su disco del concerto
dell’orchestra del musicista Andrea Centazzo, verranno distribuiti a
mezzo dei fogolârs friulani all’estero (110), tra gli emigrati in modo che
anche i numerosi friulani residenti fuori dell’Italia abbiano la
possibilità di partecipare allo spirito delle celebrazioni e di sentirsi
così vicini alla propria gente.

Come bene sottolinea il giornalista
Armando Mucchino in una recensione al film-saggio, Uno, due e Udine poi
consiste in “cinquanta minuti di celluloide per capire come si è evoluta
Udine nel suo millennio, e come potrebbe, o meglio dovrebbe, diventare.

L’obbiettivo sulle cose e non sugli attori taglia ogni spettacolarità
precostituita o insita nel linguaggio filmico; il risultato sta in
bilico tra il film e il documentario; non è film in quanto quello che si
vuole offrire non è uno spettacolo di intrattenimento, non è
documentario perché è sostenuto da un preciso piano di pensiero che
«autorizza» la sequenza di immagini” (111).

Ma, ora, chiediamoci: qual è il significato del titolo dell’opera? Perché Uno, due e Udine poi?
La
risposta sta nel fatto che la storia millenaria della “capitale” del
Friuli non si può ripercorrere senza tener conto dell’importanza del
ruolo svolto, nel corso dei secoli, da altri due centri nevralgici della
regione: Aquileia e Cividale.

Entrambe le cittadine sono state le
prime due capitali storiche del Friuli, ed hanno posto le basi per il
formarsi di quello spirito e di quella cultura che oggi si riconoscono
come caratteristiche del popolo friulano.

Per quanto riguarda
Aquileia, De Stefano tiene a sottolineare come essa sia stata terra
d’accoglienza per molti popoli di diversa matrice storica e culturale:
ciprioti, greci, iberici, illirici, libici, siriaci, galli, traci,
celtici e latini.

Per Cividale viene invece rilevata la presenza
dell’elemento tedesco-longobardo e quello paleoslavo delle Valli del
Natisone (pastori, servi, agricoltori).

Resta ancora un elemento da
chiarire sempre a proposito del titolo: quei puntini di sospensione che
sono posti quali elementi di divisione tra le prime due capitali
storiche (Uno-Aquileia, due-Cividale) e la terza e definitiva (Udine).

Essi
stanno a rappresentare quell’intervallo storico nel quale, dopo
Aquileia e Cividale, altri centri avrebbero potuto ambire ad essere
denominati capitali del territorio friulano; e questi centri sono Grado e
Cormons che, anche se per diversi motivi non ricoprirono questo ruolo,
ebbero comunque una grandissima importanza per il Friuli.

È infatti
dalla fuga dei gradesi, insieme agli aquileiesi, nella laguna veneta
(Rialto) per far fronte alle invasioni barbariche, che si formò uno dei
gruppi che prese parte alla fondazione di Venezia. Dunque, afferma De Stefano, i “veneziani arrivati successivamente in Friuli erano lontani cugini di matrice aquileiese” (112).

E
per mettere in evidenza il fatto che l’intera storia, anche
contemporanea, della terra friulana è un continuo incontrarsi e,
soprattutto, confrontarsi di diverse etnie e culture, si dimostra come
anche Udine sia frutto di apporti di plurime civiltà, che differiscono
fra loro sotto molti punti di vista. Latini, tedeschi, sloveni, genti di
stirpe italica, così pure la presenza di elementi celtici “ripropongono
allo spettatore la dialettica di un Friuli in costante evoluzione per
le culture riversatesi su di esso” (113).

Per arrivare ai giorni nostri
si può constatare come “la continuità attuale di questa originaria
presenza è oggi rappresentata dalla esistenza di tre gruppi linguistici
diversi, nella nostra Regione, e che sono quello friulano, quello
sloveno e quello tedesco” (114).

Ed è proprio questa, secondo De Stefano
(e abbiamo avuto modo di renderci conto di come questo concetto sia più
volte ribadito nei film precedenti del regista), la grande ricchezza di
questa terra: l’assimilazione e la riproposizione delle molteplici
culture che qui si sono sviluppate ed integrate con la realtà locale.

Questo dev’essere poi il punto di partenza da cui il Friuli deve
prendere le mosse e, facendosi forza di tale fonte inesauribile di
valori e tradizioni vissuti nel rispetto reciproco e nell’accettazione
delle diversità, proporsi come esempio da imitare per la costituenda
Europa unita, nonché per l’instaurazione della pace nel resto del mondo.

Il
fatto poi che, allo scopo di illustrare la millenaria storia di Udine,
De Stefano nel suo film-saggio decida di iniziare la trattazione
prendendo in considerazione l’importanza di altri centri per giungere
soltanto alla fine alla
capitale attuale, è illuminante al fine di comprendere che se Udine
vuole veramente essere ancora la capitale del Friuli non deve continuare
ad esercitare un ruolo egemone su di esso, ma al contrario raccogliere
tutti i fermenti provenienti dalle altre realtà della regione e i primi
passi da fare sono il decentramento e la valorizzazione dei
“plurilinguismi” che la strutturano.

In questo modo Udine potrà
attuare “il passaggio dall’esistenza di un momento di «riflesso» (Udine
che si «specchia» nel Friuli) ad uno di «autocoscienza» (Udine che è il
Friuli che vive) (115)”.

Importantissimo a questo proposito il leitmotiv
del film, rappresentato dal giornalista che batte i tasti della
macchina da scrivere – simbolo dell’autore cinematografico che scrive il
suo film – riversando nello scritto la propria preoccupazione per
l’avvenire della città del domani che rischia di perdere la sua
dimensione umana.

E qui si innesta il discorso sul centro storico
udinese che deve salvaguardarsi dai vari tentativi di «alienazione» e
«speculazione» rappresentati dalla speculazione edilizia,
dall’accettazione passiva degli interventi “dal di fuori”, dalla droga,
dai problemi giovanili, dall’emarginazione, ecc, permettendo in questo
modo che il piano universale della città e quello contingente di Udine
si fondino nel problema del capoluogo friulano.

Per quanto riguarda i
collaboratori di De Stefano, in questo decimo film-saggio egli si è
avvalso innanzitutto della suggestiva fotografia di Claudio Toson, cui
Mario Quargnolo avvicina aggettivi densi di ammirazione quali
“sensibile, preciso, teso a soluzioni di grande raffinatezza”116. La
colonna sonora è curata da Bruno Rossi, una colonna sonora “colta, nel
senso che non cade nella banalità” (117); le illustrazioni sono opera di
Ermes Gazziero e di
Arrigo Poz e sono “raccordi indispensabili all’esatto ritmo della
narrazione” (118).

Come speaker sono stati utilizzati gli ottimi Gianfranco
Scialino (presente anche come attore – il giornalista-regista-) e
Graziella Ricci Polini che già hanno prestato le loro voci in alcuni dei
film precedenti di De Stefano. Infine il montaggio, come in Uomo,
macchina, uomo è a cura ancora dello stesso De Stefano e di Salvatore
Mereu.

Dopo la presentazione ufficiale, Uno, duee Udine poi viene
proiettato il 3 dicembre del 1983 a Milano durante l’incontro
organizzato dal locale «Fogolâr Furlan» ed in seguito in diverse scuole
ed istituti della città lombarda.

Il 10 gennaio del 1984 invece la
pellicola viene proiettata al teatro Palamostre di Udine nel corso della
cerimonia di premiazione di scuole e studenti, autori dei quattro
«murales per l’Europa e La pace» positivamente classificati.

Il 21
giugno 1984 viene proiettato al Teatro San Carlo di Monza, il 26 e il 28
ottobre a Parigi alla «Maison des Cultures du Monde» e in seguito a
Lione e a Vienna.

NOTE

108
Con il Papa e con Pertini – Una nostra intervista col sindaco di Udine
Angelo Candolini su «La Vita Cattolica», 5 giugno 1982.

109 Claudia Brugnetta, Anche un documentario sul millenario di Udine su «Il Piccolo», 5 ottobre 1982.

110 Cfr. sull’argomento i
seguenti articoli: Millenario: un itinerario culturale che trascende i
confini cittadini su «Messaggero Veneto», 29 luglio 1982; Claudia
Brugnetta, art. cit.; Con il Papa e con Pertini – Una nostra; Tutto
pronto per il millenario: sabato la cerimonia nel salone del Parlamento
su «Messaggero Veneto», 5 giugno 1983; Uno, duee Udine poi – Anteprima,
su «La Vita Cattolica»,4 giugno 1983; E c’è anche un film sul millenario
su «Il Gazzettino», 10 giugno 1983; Roberto Iacovissi, Uno, duee Udine
poi su «La Vita Cattolica», 18 giugno 1983; Claudia Brugnetta, Uno, duee
Udine poi su «Nuovo Nordest», luglio 1983; Roberto Iacovissi, Uno, duee
Udine poi su «Friuli nel Mondo», settembre 1983.

111 Armando Mucchino, Lo zoom di De Stefano per 1000 anni di storia su «Il Gazzettino», 9 giugno 1983.

112 Mario Quargnolo, Udine terza (e definitiva) capitale su «Messaggero Veneto», 11 giugno 1983.

113 Natale Zaccuri, Un gioioso frammento il film sul millenario su «Il Piccolo», 15 giugno 1983.

114 Roberto Iacovissi, “Dalla liberazione dell’uomo alla liberazione dei popoli”, cit. pag. 64.

115 Op. cit., pag. 65.

116 Mario Quargnolo, Udine terza (e definitiva) capitale, cit.

117 Ibidem.

118 Ibidem.