Dopo la morte corporale l’anima che si salva ritorna al Padre in Gesù Cristo risorto, nell’attesa della risurrezione del corpo trasformato per la vita eterna.

Ella si troverà in perenne stato di contemplazione perché vedrà Dio “faccia a faccia”.

Una persona terrena abituata a pensare che ci si realizza solo nel “fare” qualcosa, potrebbe immaginare che questa pura contemplazione rischia di diventare noiosa.

Ma si sbaglia: in Paradiso non c’è più la dimensione spazio-temporale in cui siamo immersi sulla terra. La creatività divina è infinita e ognuno scoprirà sempre cose nuove di meraviglia in meraviglia.

La maestà di Dio che il salvato contempla è così grande che nulla più lo turba. Egli si sente avvolto dalla sua amorevole grazia e non avvertirà alcun affaticamento e nessuna sorte di sofferenza o dolore fisico e spirituale.

È in continua estasi lucida, contempla l’infinita Misericordia che Dio ha avuto per il genere umano, comunica contemporaneamente e senza mediazioni con tutte le altre anime celesti e gli angeli, glorificando Dio per sempre.

Nell’aldilà, quindi, raggiunta la pienezza, si è simili a Dio in Cristo, per cui pensiero e azione coincideranno uniformati alla piena e libera volontà divina.

Rispetto a quello che davvero saremo, però, queste parole umane descrivono un lontanissimo barlume della realtà celeste.