Ali d’aquila e polvere  (p.Ermes Ronchi)

Nei campi è ormai tempo di mietiture: il grano ha raggiunto il colore del pane.
La messe è molta. Io invece credevo che i campi della vita fossero aridi e i tempi cattivi, con tanto da arare e da faticare, con scarse prospettive di raccolto.
C’è troppo sudore da mescolare alla semente, una rete da gettare per tutta la notte, e forse per non prendere nulla, come per Pietro il pescatore. Invece Gesù ci sorprende: il raccolto è abbondante.
E ci fa capire che la campagna è sua, la semente la mette lui, il mondo lo fa crescere lui. C’è tanto da raccogliere perché il terreno è buono, e la storia sale, positiva, verso un’estate colma di frutti, e non verso un deserto sterile. Dall’alto Qualcuno guarda e vede che il mondo è ancora cosa buona, come all’origine; ha fede ancora nella bontà comune, perfino nella mia.
Ma chi ammasserà i raccolti della pace, della giustizia, della fiducia, della gioia? «Pregate il signore perché mandi operai nella sua messe», che non è un invito a pregare per le vocazioni.
Gesù rende i suoi discepoli operai di un lavoro che descrive con i verbi: predicate, guarite, sanate, liberate e donate; ma non saranno solo i discepoli a convertirsi in apostoli. Anche tu sei chiamato ad aggiungerti all’elenco dei dodici, ognuno è il tredicesimo apostolo, ognuno scrive il suo quinto vangelo, con la stessa missione dei dodici: annunciate il regno, che è vicino.
Gesù mi chiede di offrirmi a Dio come operaio della compassione, come lavoratore della pietà per mangiare pane di pianto con chi piange, per bere il calice del dolore con chi soffre. Per offrire le mie mani a sorreggere, accarezzare, dare forza. Per raccontare così Dio.
Dio è vicino; Dio è con noi, nell’amore e nella cura. Sentilo tu quando, non sai perché, ti avvampa il cuore (Rilke).
La messe è abbondante. Lo sguardo positivo del Signore spiazza ancora il nostro pessimismo di messe scarsa, di chiese vuote. Ma lui sorride, e vede altro. Vede molto grano che cresce e matura, vede che il seme è buono; buoni il terreno e la stagione, e l’uomo.
Ma non esiste alcuna scuola che insegni a diventare apostoli, perché non sono le parole che contano, ma quanta convinzione, quanta passione e stupore contengono.
Come farai a dichiarare che Dio è vicino, a sentirlo tu per primo avvampare dentro di te? Dio non si dimostra, si mostra. Con gesti di pietà e di cura: guarite, risuscitate, sanate, date…
L’inviato è povero: un bastone per appoggiarvi la stanchezza, i sandali per andare e ancora andare. Non ha borsa né danaro, ma la pace che gli illumina gli occhi è forza che gli regge le mani. Ha delle ali d’aquila, dice la prima lettura; un supplemento, una strada verso il cielo, una parola capace di rapire il cuore.
Ognuno di noi, con lui, è crocevia di finito e d’infinito, di piedi impolverati e di ali d’aquila.

 

29 Avvenire domenica XI

mt 9,36-10,8

“Gesù, vedendo le folle ne sentì compassione”. Tutto ciò che segue è generato dalla compassione, termine di una carica e intensità infinite: il Maestro prova dolore per il dolore del mondo, il molto dolore dell’uomo. Gesù è la compassione, il pianto di Dio fatto carne. Piangere è amare con gli occhi.
“La messe è molta…” Ciò che il suo occhio guarda non è lo sterminato accampamento umano dove ha piantato la sua tenda, vede invece molti raccolti di dolore, tante messi di paure, e greggi di pecore sfinite perché non hanno pastore. La sua risposta è un dolore che lo prende alle viscere. E chiama i dodici e lo affida loro: dovranno preservare, custodire, salvare la compassione, il con-patire, il meno zuccheroso dei sentimenti. Salvarlo e seminarlo nel mondo, attraverso sei azioni: predicate, guarite, risuscitate, sanate, liberate e donate.
La missione è duplice: predicare e guarire la vita, o almeno prendersene cura. E il rapporto è sbilanciato, uno a cinque. Cinque opere per guarire, una per narrare. Per proclamare che “Dio è così, si prende cura e guarisce. Dio è vicino a te, con amore”.
Forse ci saremmo aspettati una risposta più risolutiva al dolore delle folle, un soccorso più efficiente: ‘perché il Signore soccorre la fragilità dell’uomo con la fragilità di altri uomini, anziché con la sua onnipotenza? Perché Lui interviene per i suoi figli, attraverso gli altri suoi figli. La risposta di Gesù alla sofferenza del mondo sono io. “Dio salva attraverso persone” (R. Guardini).
“Pregate il Signore della messe perché mandi operai”… e capisco: ‘manda me, Signore, come operaio della compassione, raccoglitore di dolore. Manda me come lavoratore della pietà, mietitore di sofferenza; manda me, a mangiare pane di pianto con chi piange, a bere calici di lacrime con chi soffre, a lottare con tutti contro il male. Manda me, Signore, con mani che sostengono e accarezzano, con parole che fasciano il cuore’.
La compassione di Dio spezza lo schema buoni/cattivi, meritevoli o no. Posa due binari sui quali andare oltre i deserti aridi del paradigma buono/cattivo: sono le mani della pietà e le labbra della preghiera, che rendono l’amore cristiano ciò che deve essere, un amore sempre meno selettivo. Ogni figlio di Dio che ha bevuto alla Fonte Amorosa della vita, merita di bere un sorso al mio piccolo ruscello.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Scandalo e bellezza: Dio non aspetta di essere riamato, intanto ama; non attende di essere ricambiato, intanto dona. Gesù è il racconto di questo Dio inedito, passione di compassione, annuncio che solo un amore senza condizioni può generare amanti senza condizioni.