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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

XXXII Dom. T. O. anno B – 2018

L’amore in perdita, senza calcoli, della vedova povera

Marco 12, 38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Commento di p.Ermes

Il brano è costruito come una contrapposizione tra gli scribi, i teologi ufficiali potenti e temuti, e una donna senza nome, vedova e povera, senza difese e senza parole, che però detta la melodia del vivere, maestra di fede. Donna nel bisogno, e per questo porta di Dio, breccia per il suo intervento. Nella Bibbia, vedove, orfani e stranieri, compongono la triade dei senza difesa. E allora è Dio che interviene prendendo le loro difese, entrando negli interstizi del dolore.

Gesù ha sempre mostrato una predilezione particolare per le donne sole. Al tempio, questa maestra senza parole, che non ha titolo per insegnare, che ha solo la fede e la sapienza del vivere che sa di pane e di lacrime, raccolta tra le pieghe dolenti della vita, scalza dal pulpito i sacerdoti, dalla cattedra i teologi, per una lezione fondamentale: abitare il mondo non secondo il criterio della quantità, ma del cuore.

Venuta una vedova, povera, gettò in offerta due spiccioli. Gesù se n’è accorto, unico; osserva e nota i due centesimi: sono due, è importante notarlo, poteva tenersene uno e dare l’altro. Gesù vede che la donna dà tutto, osserva il suo gesto totale. Allora chiama a sé i discepoli, per un insegnamento non morale ma rivelativo. Accade qualcosa d’importante: Questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Lo stupore per quel gesto nasce dall’aver intuito un di più, uno scialo, uno sciupìo di cuore, un eccesso che esce dal calcolo e dalla logica.
Lo stupore scombina il circolo della polemica, suggerendo che c’è anche dell’altro da guardare, molto altro oltre le ricche offerte dei ricchi. Lo sguardo di Gesù mette a fuoco i dettagli: il divino si cela in un gesto di donna, l’annuncio si nasconde nel dettaglio di due centesimi. Piccole cose che non annullano il duro scontro in atto, ma indicano la possibilità, la strada di una religione dove non tutto sia calcolo, che suggeriscono una possibilità: si può amare senza misura, amare per primi, amare in perdita, amare senza contraccambio.

Il Vangelo ama l’economia della piccolezza: non è la quantità che conta, ma l’investimento di vita che metti in ciò che fai. Le parole originarie di Marco qui sono bellissime: gettò intera la sua vita. Che risultati concreti portano i due centesimi della vedova? Nessun risultato, nessun effetto per le belle pietre e le grandi costruzioni del tempio. Ma quella donna ha messo in circuito nelle vene del mondo molto cuore e molta vita.
La santità? Piccoli gesti pieni di cuore. Ed è così, perché ogni gesto umano compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio. Ogni atto umano “totale” contiene in sé e consegna qualcosa di divino.

(Letture: 1 Re 17,10-16; Salmo 145; Ebrei 9,24-28; Marco 12, 38-44).

Commento al Vangelo 11 novembre – p.Ermes – L’amore in perdita

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-amore-in-perdita-senza-calcoli-della-vedova-povera

Gesù non bada alla quantità di denaro.

Anzi afferma che l’evidenza della quantità è solo illusione.

Conta

quanto peso di vita c’è dentro,

quanto cuore, quanto di lacrime, di speranza, di fede

è dentro due spiccioli.

(Ermes Ronchi -XXXII Dom. T. O. anno B – 2015)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/gli-spiccioli-della-vedova-e-il-tesoro-in-cielo_20151105

 

XXIX domenica

Luca 18,1-8

 

 

Disse una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. E a noi pare una missione impossibile ‘sempre e mai’. Quante volte mi sono stancato!

Ma capiamo bene: pregare non è dire preghiere; pregare sempre non significa moltiplicare rosari e novene per tutto il giorno e non smettere mai.

Gesù l’ha chiarito quando ha detto: quando pregate non moltiplicate parole. Non fate come i pagani che credono di essere esauditi a forza di parole (cfr. Mt 6,7).

E anche nel vangelo le preghiere brevi sono le più comuni: Signore, abbi pietà; kyrie eleison; se vuoi, puoi guarirmi; ricordati di me; mio Signore e mio Dio… Gesù prega ripetendo talvolta una sola parola: Abbà, Padre. Così era per gli antichi Padri del deserto; così è ancora oggi la formula della «preghiera del cuore». Così suonavano le semplici giaculatorie di tanta fede popolare.

 

Io amo le preghiere brevi. Mi sono sempre sentito inadeguato di fronte alle preghiere che durano tanto. E anche un pochino colpevole. Per la stanchezza e le distrazioni che aumentano in proporzione alla lunghezza. Finché mi sono imbattuto in un padre del deserto, un grande monaco Evagrio il Pontico che dice: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano».

Il numero delle preghiere è come un velo sul cuore. Ma quando una frase, una parola, un’intuizione, un’emozione sorprendono l’anima, fanno trasalire il cuore, allora lì bisogna fermarsi, sostare, agganciarsi a quella intuizione, far cessare le parole, assaporare lo Spirito che si è posato lì dentro, pronunciare anche una sola parola, ma nell’intimità.

Pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che sussurra all’orecchio: io ti amo, io ti amo, io ti amo. E rispondere.

Perché pregare è come voler bene. Infatti c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami sempre. Basta anche solo evocare il nome e il volto di una persona cui vuoi bene e da te parte qualcosa che si mette in viaggio verso quel volto. Così è con Dio: pensi a lui, con il cuore, e da te qualcosa si mette in viaggio all’indirizzo dell’eterno.

Pregare sempre allora è spiegato da Sant’Agostino così: “il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre”.

Pregare è come voler bene. C’è sempre tempo per voler bene, qualsiasi cosa tu stia facendo.

Quando uno ha Dio dentro, non occorre che stia sempre a pensarci. La donna incinta, anche se non pensa in continuazione alla creatura che vive in lei, diventa sempre più madre ad ogni battito del cuore.

Davanti a Dio non conta la quantità, ma la verità. E mille anni sono come un giorno. L’obolo della vedova conta più delle molte offerte dei ricchi (cfr. Mc 12,41-44). Perché dentro c’è la totalità e l’intensità del suo dolore e della sua speranza.

 

Il vangelo ci porta a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, che non si arrende, fragile e indomita al tempo stesso. Ha subito ingiustizia e non abbassa la testa di fronte al sopruso. Lei traduce bene la parola di Gesù: senza stancarsi mai. Che vuol dire, letteralmente: senza arrendersi; certo che ci si stanca, che pregare stanca, che Dio stanca. Ma tu non cedere, non deporre le armi.

C’era un giudice corrotto. E una vedova si recava ogni giorno da lui e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario!

Gesù lungo tutto il vangelo ha una predilezione particolare per le donne sole, perché rappresentano l’intera categoria biblica dei senza difesa, vedove orfani forestieri, i difesi da Dio.

Una donna che non si lascia schiacciare ci rivela che la preghiera è un ‘no’ gridato al ‘così vanno le cose’, è come il primo vagito di una storia nuova che nasce e che cambia.

Perché pregare? È come chiedere: perché respirare? Per vivere. La preghiera è il respiro della fede. Come un canale aperto in cui scorre l’ossigeno dell’infinito, un riattaccare continuamente la terra al cielo. Come per due che si amano, il respiro del loro amore.

Forse tutti ci siamo qualche volta stancati di pregare.

Non ho più dimenticato un dialogo di 25 anni con un monaco trappista dell’abbazia di Orval in Belgio. Gli chiesi questo: «Ma quando ci si stanca di Dio, cosa dobbiamo fare?». Pensavo, temevo che mi avrebbe demolito, dicendomi: quanto sei indietro nella fede! Come si fa a stancarsi di Dio?… Mi guardò con occhi profondi e dolci e mi racconto che san Bernardo diceva si monaci questo: « noi siamo come nel giorno dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, siamo in quel corteo che accompagna Gesù giù dal monte degli ulivi. C’è chi canta, chi stende i mantelli, chi è in testa al corteo, chi in coda, chi ha rami di palma in mano, chi è più vicino a Gesù. Ma poi, poi c’è uno che fa più fatica di tutti, è l’asino, che porta Gesù: sente tutto il peso di quella strada ripida, di quel Dio su di sè, eppure è proprio lui il più vicino a Cristo. Così per noi» disse il monaco «quando sentiamo fatica e stanchezza, o il peso di Dio, forse siamo come l’asino del corteo, i più vicini a Cristo: stiamo portando il suo peso. L’importante è continuare, perché appena dopo c’è Gerusalemme».

Appena dopo. E Dio non farà prontamente giustizia a quelli che lo invocano? Invece noi ci siamo stancati proprio per la non prontezza di Dio. Le preghiere si alzavano in volo dal cuore come colombe dall’arca del diluvio, ma nessuna tornava indietro a portare una risposta. E mi sono chiesto, e mi hanno chiesto, tante volte: ma Dio esaudisce le nostre preghiere, si o no? La risposta di un grande credente, il martire Bonhoeffer è questa: “Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse”. E il vangelo ne è pieno: non vi lascerò orfani, sarò con voi, tutti i giorni, fino alla fine del tempo.

Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il mio cuore. Non si prega per ottenere, ma per essere trasformati. Contemplando il Signore veniamo trasformati in quella stessa immagine (cfr 2 Corinzi 3,18). Contemplare, trasforma. Uno diventa ciò che contempla con gli occhi del cuore. Uno diventa ciò che prega. Uno diventa ciò che ama.

Ottenere Dio da Dio, questo è il primo miracolo della preghiera. E sentire il suo respiro intrecciato per sempre con il mio respiro.

Io amo le preghiere brevi, le formule lampeggianti, lucciole nella notte, un morso di luce sul cuore. Preghiere leggere come fili di seta che lancio oltre il muro; non possenti come una fune su cui arrampicarmi, ma così numerose da creare una trama su cui posa il piede di Dio, che viene sempre a cingere in un abbraccio i suoi figli malati di solitudine.

Il nostro compito non è interrogarci sul ritardo, ma forzare l’aurora della giustizia, come la piccola vedova. Come p. Turoldo, quando scriveva: sulla mia tomba mettete ha cercato soltanto cieli nuovi e terra nuova. Senza stancarsi mai.

 

p. Ermes Ronchi

 

 


Il Vangelo – Ermes Ronchi
XXIX^ Domenica   –  T.  O.   Anno C
16 ottobre 2016

***********
O Dio, che per le mani alzate del tuo servo Mosè
hai dato la vittoria al tuo popolo,
guarda la Chiesa raccolta in preghiera;
fa’ che il nuovo Israele cresca nel servizio del bene
e vinca il male che minaccia il mondo,
nell’attesa dell’ora
in cui farai giustizia ai tuoi eletti,
che gridano giorno e notte verso di te.
(II Colletta)

La lezione di preghiera della vedova che non si arrende

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Disse una parabola sulla necessità di pregare sempre. E a noi pare un obiettivo impossibile da raggiungere. Ma il pregare sempre non va confuso con il recitare preghiere senza interruzione, Gesù stesso l’ha detto: quando pregate non moltiplicate parole. Vale più un istante nell’intimità che mille salmi nella lontananza (Evagrio il Pontico).
Perché pregare è come voler bene. Infatti c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami sempre. Così è con Dio: «il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (S. Agostino).

Il Vangelo ci porta a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, che non si arrende, fragile e indomita al tempo stesso. Ha subito ingiustizia e non abbassa la testa.
C’era un giudice corrotto. E una vedova si recava ogni giorno da lui e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario!

Gesù lungo tutto il Vangelo ha una predilezione particolare per le donne sole, perché rappresentano l’intera categoria biblica dei senza difesa, vedove orfani forestieri, i difesi da Dio.
Una donna che non si lascia schiacciare ci rivela che la preghiera è un “no” gridato al “così vanno le cose”, è come il primo vagito di una storia nuova che nasce.
Perché pregare? È come chiedere: perché respirare? Per vivere. La preghiera è il respiro della fede. Come un canale aperto in cui scorre l’ossigeno dell’infinito, un riattaccare continuamente la terra al cielo. Come per due che si amano, il respiro del loro amore.

Forse tutti ci siamo qualche volta stancati di pregare. Le preghiere si alzavano in volo dal cuore come colombe dall’arca del diluvio, ma nessuna tornava indietro a portare una risposta. E mi sono chiesto, e mi hanno chiesto, tante volte: ma Dio esaudisce le nostre preghiere, si o no? La risposta di un grande credente, il martire Bonhoeffer è questa: «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse». E il Vangelo ne è pieno: non vi lascerò orfani, sarò con voi, tutti i giorni, fino alla fine del tempo.

Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il cuore dell’uomo. Non si prega per ottenere, ma per essere trasformati. Contemplando il Signore veniamo trasformati in quella stessa immagine (cfr 2 Corinzi 3,18). Contemplare, trasforma. Uno diventa ciò che contempla con gli occhi del cuore. Uno diventa ciò che prega. Uno diventa ciò che ama.

Infatti, dicono i maestri dello spirito «Dio non può dare nulla di meno di se stesso, ma dandoci se stesso ci dà tutto» (Santa Caterina da Siena). Ottenere Dio da Dio, questo è il primo miracolo della preghiera. E sentire il suo respiro intrecciato per sempre con il mio respiro.

(Letture: Esodo 17,8-13; Salmo 120; 2 Timoteo 3,14-4,2; Luca 18,1-8).
http://www.sancarloalcorso.it/scc/showPage.jsp?wi_number=35890&wmenuid=

http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Il%20Vangelo/La%20lezione%20di%20preghiera%20della%20vedova%20che%20non%20si%20arrende_20161013.aspx?rubrica=Il%20Vangelo

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

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1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

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IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

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6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

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21 Novembre 2001

Artisti Friulani

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